TAZEBAO.....a cura dell'ufficio stampa

 

 03.05.2012

JUVE – LECCE 1 a 1: IL BRUTTO DEL CALCIO

  di Luigi Farina   

Si dice che il bello del calcio sia proprio questo: è uno di quei pochi sport in cui può capitare più spesso che una squadra inferiore possa fare risultato con una di molto superiore. Le dimensioni del campo, il numero di atleti, l’entità dell’evento gol che crea la differenza, l’incidenza dell’organizzazione di insieme e delle condizioni psico fisiche degli atleti fanno si che spesso le squadre come la Fiorentina quintultima vinca con il Milan primo in classifica, o come il Chievo o il Siena abbiano fatto punti contro una Juve lanciatissima, che ha solitamente annichilito le grandi.

Forse eravamo anche in debito con la fortuna, o va considerato che i grandi numeri dicono che non puoi vincere tutte le partite o non perdere mai. Sta di fatto che il risultato di mercoledì sera tra la Juventus ed il Lecce terzultimo e prossimo a retrocedere in serie B è stato di quelli imprevedibili; e più ancora è stato clamoroso il modo in cui i giallorossi hanno segnato: un errore assurdo di Buffon in disimpegno, che di fatto ha passato la palla a due leccesi che lo aggredivano in pressing a pochi metri dalla porta, regalando il gol. E tanto per non farsi mancare niente, il Lecce era anche in dieci uomini.

In realtà si tratta di un risultato ampiamente bugiardo, considerato che mai gli uomini di Cosmi avevano tirato in porta, e che invece gli uomini di Conte hanno sciupato troppe occasioni da gol, sia nel primo che nel secondo tempo.

Di certo il risultato negativo ci porta a fare qualche critica sulle scelte di Conte e la sua gestione della gara. A me per esempio non è piaciuta la scelta di optare per un esterno di sinistra difensivo (De Ceglie) invece di uno più offensivo come Estigarribia o l’ottimo Giaccherini visto a Novara; errore in cui si è perseverato con l’ingresso di Caceres dopo l’infortunio di De Ceglie. E’ vero che il Lecce da quella parte schierava Cuadrado, ma in ogni caso non mi sembrava il caso di snaturare il gioco di attacco, in un una partita da vincere, mettendo un centrale o terzino destro, per giunta sulla fascia sbagliata; le imprecisioni dell’uruguaiano in fase attacco sono state tantissime e le sue difficoltà si sono viste quando tentava di stoppare di destro palle che dovevano essere stoppate di sinistro, perdendole; ed inoltre non arriva mai sul fondo.

Anche la gestione dei cambi degli attaccanti è stata sbagliata. L’ingresso di Del Piero come terza sostituzione è sembrato più un tributo al capitano ed un accontentare i tifosi, che qualcosa di utile, dal momento che Vidal negli ultimi quindici minuti era stanchissimo e non ha toccato palla. Si doveva sostituire Vucinic con Matri o Del Piero, lasciare Quagliarella ed inserire Giaccherini o Padoin a presidiare il centrocampo.

Ora resta il vantaggio di un punto, che garantisce lo scudetto in caso di doppia vittoria, ma c’è un duro scoglio psicologico da superare: quello di non potere più sbagliare e di avere il fiato sul collo di un avversario che non ha nulla da perdere e lo sa, come attestano le dichiarazioni quasi irrisorie di Allegri nel dopo partita.

Di fatto siamo caduti sul nostro difetto di stagione: il non riuscire a vincere con le piccole, il non chiudere le partite, il non segnare in relazione alle occasioni avute.

Ma tant’è. Questo scudetto lo possiamo perdere solo noi, e credo che, pur soffrendo ancora, non lo perderemo.    

 

 

 01.05.2012

NOVARA – JUVE 0 a 4. UNITI DA UN SOGNO

  di Luigi Farina   

L’immagine della nettissima vittoria di domenica pomeriggio a Novara non sono i 4 gol segnati, o gli altrettanti falliti, le azioni di Elia in attacco o il dato sconcertante dei 23 gol fatti contro uno subito in otto partite vinte consecutivamente.

No. L’immagine di quella partita e del nostro momento, di noi tifosi che abbiamo ancora il pudore di non pronunciare la parola scudetto, sta nella nottata di venerdì 27 aprile, quando era già passata la mezzanotte, ma centinaia di persone, adulti e bambini, erano fuori l’albergo che avrebbe ospitato la Juve; e poiché l’albergo è al centro della città, tutti i balconi dei palazzi circostanti la piazza erano affollati di gente che aspettava per tributare l’applauso a questa Juve, fortissima di suo, ma che più che di ogni altra cosa, si appresta a mettere fine ad un periodo triste della sua storia.

Era Novara la città di Platini e Boniperti, ma sarebbe stato lo stesso in qualunque parte di Italia. Ed è la testimonianza di una passione trasversale che facciamo fatica a contenere.

Mancano tre partite alla fine, ed a noi mancano sei punti, nella ipotesi che il Milan le vinca tutte, per avere la matematica certezza dello scudetto. La prossima è il Lecce, squadra motivata e bisognosa di punti, in quanto in lotta con il Genoa per la salvezza; è una squadra che di solito gioca, e questo la rende pericolosa visto che con il suo gioco, ed alcuni suoi giocatori tecnicamente dotati, ha recuperato terreno in maniera insperata. Ma a parere del sottoscritto, noi abbiamo da temere qualcosa più dalle squadre che non giocano, che si chiudono in difesa ad oltranza, come hanno di recente fatto la Lazio ed il Cesena; piuttosto mi chiedo se quel volpone antijuventino di Cosmi non pensi a raccogliere il punticino chiudendosi in difesa e snaturandosi, sarebbe senza dubbio per noi peggio. Intanto la novità di questa quart’ultima giornata di campionato trascorsa, sta nella conferma in fase realizzativa di Borriello e Vucinic, che presumibilmente guideranno l’attacco anche mercoledì sera: contro la difesa schierata può essere fondamentale avere il centravanti di peso che impegna la difesa con i cross dalle fasce. Peraltro è apparso in ottima condizione ed ha fatto benissimo Giaccherini a sinistra al posto di De Ceglie: più tecnico ed incisivo il primo, più potente ed energico il valdostano, a conferma che Conte in ogni occasione può (ma soprattutto sa farlo) optare per le soluzioni adatte alla partita. E continua a vincere. Apprestiamoci a vivere questi ultimi dieci giorni emozionanti, perché credo che il Milan ce la metterà tutta fino alla fine, ma noi lo stesso.

Oggi, con questa squadra fantastica ed ammirata anche dagli avversari, noi juventini temiamo solo la legge dei grandi numeri (tutti che ci vogliono battere) o la legge del calcio che significa sorprese inattese, che noi abbiamo pagato a Perugia nel 2000 e di cui abbiamo beneficiato il 5 maggio 2002. Certo, essere stati in testa per 30 domeniche su 35, la dice lunga su chi meriti di vincere questo scudetto.   

 

 

 26.04.2012

CESENA - JUVE 0 a 1: MALEDETTE PICCOLE!!!

  di Luigi Farina   

Mercoledì 25 aprile ad altissima intensità emotiva per noi tifosi della Juve, che affrontava il Cesena di Mario Beretta ultimo in classifica, e che malgrado i 49 punti di differenza in classifica ci ha tenuti in scacco fino al minuto 80, quando Marco Borriello, subentrato a Matri, e su assist di testa ancora una volta di Mirko Vucinic, ha insaccato con un sinistro al volo il gol della vittoria. E’ esploso lo stadio Dino Manuzzi, pieno come un uovo, con una presenza impressionante di tifosi della Juve, emotivamente coinvolti a spingere con la propria passione la squadra verso il traguardo.

L’altissima intensità emotiva c’è stata perché la Juve dei 18 gol in sei partite vinte consecutivamente, non riusciva a segnare, malgrado il rigore del 7° minuto del primo tempo, che ha sbagliato Pirlo, e malgrado un assedio che ha comunque generato occasioni da gol, in parte neutralizzate da un attento Antonioli, in parte sbagliate dai nostri giocatori, e spesso rimpallate da una barriera umana di uomini in bianco.

Sarà stato il caldo, sarà stato il campo sintetico, saranno state le troppe partite ravvicinate, sarà stato l’assetto tattico del Cesena (un 5-4-1 con Rennella che di fatto non è nemmeno una punta di ruolo) tutto schierato dietro la linea della palla, in ogni caso la squadra ha sofferto ed è andata un poco in affanno, con Pirlo e Vidal autori di notevoli imprecisioni in fase di passaggio, un Matri spaesato, ed un Vucinic che nel secondo tempo si è visto pochissimo, salvo poi servire a Borriello il pallone del gol.

Hanno inciso in maniera determinante le sostituzioni di Conte, parse oggettivamente un poco tardive visti gli effetti che poi hanno avuto anche in termini di ampiezza e produttività del gioco, ma forse comprensibili per il fatto che giocare sul campo sintetico è più faticoso e favorisce i crampi. Non a caso anche le due sostituzioni del Cesena del secondo tempo, precedenti a quelle di Conte, erano dovute a stanchezza, e molti erano i calciatori romagnoli con i crampi. Prima è entrato Giaccherini, che ha iniziato ad imperversare con maggiore pericolosità sulla fascia sinistra, dove De Ceglie aveva operato più in presidio che in arrembaggio; sia lui, sia Caceres a destra non sono mai arrivati a crossare dal fondo, contro una difesa schierata e munita di saltatori, che hanno facilmente ingabbiato Matri, apparso un poco fuori fase. Poi sono entrati Del Piero che ha ovviamente elevato il tasso tecnico e la pericolosità dell’attacco, e Borriello che ha cambiato la partita segnando il gol della vittoria, che avvicina di una giornata di campionato il traguardo: mancano quattro partite e servono tre vittorie, nel caso il Milan le vincesse tutte. Intanto però si continua a battere il ferro: domenica, dopo soli quattro giorni, e sempre sul sintetico c’è il Novara, altra squadra virtualmente retrocessa, che niente concederà allo spettacolo, e che come il Cesena sembra anche in buona condizione fisica, tanto da avere battuto mercoledì la motivata ma scalcagnata Lazio di Reja. Consigli a Conte oggi non ne può dare nessuno, ma considerato che Barzagli, Bonucci e Chiellini sono inamovibili al pari di Vidal, Marchisio e Pirlo, e che i centrocampisti sembrano avere un po’ di acido lattico nelle gambe, sarebbe bene avere in campo qualche elemento più fresco: Estigarribia per De Ceglie, Quagliarella per Vucinic, Licht per Caceres, e forse Borriello al centro dell’attacco. Imponendo così il nostro ritmo, potremo mettere un’altra bandierina in avanti, ed affrontare le prossime sfide, con Lecce e Cagliari, nella medesima condizione attuale. A quel punto con l’Atalanta ci sarebbe la passerella.

 

 

 23.04.2012

JUVE – ROMA 4 a 0: TUTTO IN MEZZ’ORA

  di Luigi Farina   

Il tema del pomeriggio tra gli opinionisti televisivi, dopo il pareggio del Milan, era il seguente: la Juve ha un match ball (e noi a fare gli scongiuri), ma la Roma che è stata vicina a battere la Juve all’andata, ha la possibilità di fare un grande passo avanti nella corsa al terzo posto per la Champions vincendo a Torino. E trattandosi di una squadra che oltre a perdere tante volte, si era resa protagonista di un buon calcio e di un progetto innovativo, questa opportunità era, secondo loro, realistica.

Di più, l’allenatore spagnolo della Roma aveva dichiarato venerdì che la sua  squadra sarebbe stata la prima a battere la Juve; e per finire, un giornalista di fede romanista, il noto Carlo Zampa, aveva dichiarato che la Roma era stata l’unica squadra ad avere già violato lo Juventus Stadium, nella finale di Coppa Italia Primavera.

Queste le chiacchiere. Quando è iniziata la partita sono finite le chiacchiere, ed è successo che la Juventus, quella del match ball, quella della imbattibilità dopo 32 partite di campionato e 4 di Coppa Italia, quella della difesa meno battuta del torneo e del terzo migliore attacco, quella che ha dominato gli scontri diretti con le avversarie meno lontane in classifica, che ha vinto le ultime 6 partite consecutive segnando 14 gol e subendone 1, ha chiarito che era interessata al discorso del match ball. Ed ha letteralmente annichilito gli avversari, di fatto chiudendo la partita al 28’ del primo tempo, con un 3 a 0 perentorio, che ha fatto temere agli avversari un umiliante cappotto.  La Roma ha infatti smesso di provare ad infastidire l’inoperoso Buffon già dall’inizio del secondo tempo, facendo capire che loro non volevano essere annichiliti, e che noi potevamo anche riposarci in vista del match successivo a Cesena, la prima delle cinque finali che, se vinte, porteranno questa Juve, tra le migliori della sua storia in termini di rendimento e gioco, sul gradino più alto del podio, allo scudetto. Ad esserci precisi di vittorie ne basterebbero quattro, ma mai come in questa stagione si può essere ottimisti.

Domenica sera è stata la serata dei centrocampisti con Vidal autore della doppietta ammazza partita, due gol di fattura eccelsa in quattro minuti, un piazzato di sinistro ed un missile di destro, una standing ovation da parte di uno Stadium in visibilio; ma avrebbe potuto fare la tripletta, essendo un rigorista. Ed ancora in gol poi Pirlo e Marchisio, tutti serviti da un Vucinic sempre abulico in zona gol ma dispensatore di assist a iosa; è piaciuto molto De Ceglie, un vero stantuffo sulla fascia sinistra ed una delle migliori sorprese di quest’anno, ed ottimo è stato anche Lichtsteiner a destra, anche lui costantemente a martellare sulla fascia di sua competenza.

Mercoledì si rigioca a Cesena il recupero della 33esima giornata rinviata per la morte del povero Piermario Morosini, e lì rivedremo Matri per Quagliarella squalificato, e forse Pepe e Caceres, in un 4-3-3 che ha fatto faville in altre occasioni. Di certo, con una squadra che ha raccolto 48 punti in meno, i tre punti sono d’obbligo; il cammino verso lo scudetto non può più subire impreviste e inesorabilmente dannose limitazioni dalle squadre piccole.

Sarebbe una tragedia, dopo quanto fatto fino ad ora.

 

 

 12.04.2012

JUVE – LAZIO 2 a 1: QUASI UNA BEFFA

  di Luigi Farina   

Fino a quando Del Piero non ha inventato il colpo del campione a 10 minuti dal termine della gara, credo che il 90% dei dodici milioni di tifosi della Juve abbia pensato che la buona sorte ci aveva voltato le spalle, per premiare il Milan che soffrendo tra molte difficoltà, novella Cenerentola, aveva rosicchiato una vittoria importantissima con il Chievo. La legge del calcio è chiara a tutti: la partita dura novanta minuti, è lunghissima, può essere decisa da episodi, e se non la chiudi, pur dominandola, rischi di perderla, o di non vincerla. La summa di questa filosofia è l’assunto “gol mangiato, gol subito”, che si avvera spesso.

Noi ieri sera di gol ce ne siamo mangiati una vagonata, soprattutto nel primo tempo, e spesso in maniera incredibile, mentre la Lazio è stata capace di non creare una occasione da rete, oltre al gol, viziato peraltro da qualche errore di piazzamento dei difensori in area, che hanno consentito a Mauri di colpire di testa libero da centro area, mirando peraltro all’incrocio dei pali di Buffon, totalmente incolpevole per il 18esimo gol subito in 32 partite. Tra il primo ed il secondo tempo le cose sono un poco cambiate, peraltro in peggio, dal momento che la squadra che nel primo tempo aveva mostrato un gioco spettacolare che onestamente lascia stupefatti anche quelli di noi che hanno la bocca buona per i ricordi del recente passato, nel secondo tempo pur attaccando si è innervosita, lasciando prevalere la carica agonistica nervosa rispetto al gioco arioso e ragionato. Tutto mentre la Lazio continuava a non superare mai la metà campo, rimanendo in 10 dietro la linea della palla. D’altra parte a Reja andava bene così. I tifosi del Napoli me lo avevano anticipato, ricordandomi che la Lazio pareggiò a Napoli 0 a 0 con in catenaccio mostruoso, salvata da Marchetti in più occasioni e senza mai rendersi pericolosi.

E’ viva tra i tifosi ed i commentatori la discussione sull’attacco della Juve, e sul fatto che se ci fosse un Trezeguet in campo, avrebbe fatto gol a grappoli. Io personalmente credo che questa scarsa lucidità in zona gol, sia conseguenza del gioco della Juve, che domina anche per la partecipazione al gioco degli attaccanti. Non è un caso che Conte faccia giocare sempre Vucinic, che è un attaccante atipico, e che ieri, quando nel primo tempo la Juve ha dominato oltre ogni immaginazione, giocasse Quagliarella, mobile e tecnico, piuttosto che Matri o Borriello, più ruvidi e statici. E non è un caso che i alcune delle occasioni da gol siano state fallite da Pepe, Lichtsteiner e Chiellini, e non dagli attaccanti. Mi resta il onestamente il dubbio sul fatto che Conte punti sempre e sistematicamente su Vucinic, che troppe volte macchia la sua indubbie qualità tecniche con errori marchiani ed iniziative sconcertanti. E’ chiaro che il mister spera che il buon Mirko tiri fuori improvvisamente il coniglio dal cilindro, ma è altrettanto vero che è facile che questo lo possa fare anche Quagliarella, anche lui dotato di buona tecnica, e soprattutto Del Piero, del quale non bastano gli aggettivi per descriverne le qualità, ed al quale non difetta il furore agonistico, che anche ieri si è visto nei venti minuti disputati.     

A Cesena, domenica pomeriggio, bisognerà continuare a vincere, ed anche stavolta dopo aver saputo il risultato del Milan, che gioca sabato con il pericolante Genoa. Dai, Malesani!

 

 

 08.04.2012

PALERMO – JUVE 0 a 2. IL RIBALTONE DI AMAURI E LA BICICLETTA DI CONTE

  di Luigi Farina   

In fondo siamo stati in testa dalla prima giornata di campionato fino al 6 febbraio, ci siamo laureati campioni di inverno, e solo qualche pareggio di troppo, favorito da qualche decisione arbitrale sfavorevole e dall’accavallarsi di partite rimandate e da recuperare, ha consentito al Milan di superarci e portarsi a + 4; distanza che sembrava incolmabile, considerata la facilità con cui i rossoneri dominavano le partite con le squadre piccole e medie, quelle con cui la Juve soffriva.

Invece eccoci qua, alla domenica di Pasqua – a proposito auguri a tutti, dal presidente Agnelli in giù – nuovamente primi, a sette giornate da quello che è il sogno che accarezziamo da quando abbiamo avuto la consapevolezza che la Juve di Conte è veramente forte. Conta l’imbattibilità oramai da record, conta la difesa meno battuta d’Europa, conta l’imbattibilità di Buffon da 530 minuti; ma contano soprattutto le vittorie, quattro di fila con dodici gol segnati e zero subiti, che hanno consentito di sfruttare al massimo gli stop del Milan a Catania e soprattutto quello in casa con la derelitta Fiorentina, in crisi fino a ieri. Che bel segnale quello che arriva dalla sorte, che all’ennesimo rigore generoso concesso al Milan per andare in vantaggio, ha offerto in cambio il gol della sconfitta alla fine, e siglato dal nostro ex, poco amato, Amauri Carvalho de Oliveira, che sembrava non sapere più segnare, tanto da finire in panchina pure nella viola. Grazie al brasiliano dunque, che ha consentito il ribaltone, ma grazie ai nostri, che anche a Palermo sono andati a giocare la ennesima partita dominando dall’inizio alla fine la squadra di casa. Ancora una volta Antonio Conte ha ritenuto innestare nell’undici titolare tre novità, dando così modo a tutti di partecipare emotivamente al progetto, oltre ad essere sempre pronti e freschi all’occorrenza: dentro Caceres, Estigarribia e Quagliarella, che hanno dato a loro modo il contributo, in una partita che iniziava a rendersi insidiosa, con il Palermo, indebolito da squalifiche ed infortuni, che si era arroccato in difesa affollando oltremodo gli spazi. Tante le occasioni, alcune clamorose con Quagliarella e Caceres, tanti i tiri, ma senza mai la certezza di poter fare la goleada: è forse l’unico limite di questa Juve; poi da calcio piazzato, come con l’Inter ed il Napoli, Bonucci ha insaccato di testa, per la felicità dei numerosi tifosi presenti come sempre da tutta Italia.E per la gioia dei compagni che poi hanno preso a ripartire con più facilità, tanto che Quagliarella ha raddoppiato con un tiro dei suoi, ed Alex, subentrato a Fabio, ha mancato di poco il terzo gol. Il tutto mentre Marchisio ha tirato troppe volte alto e Buffon non ha praticamente parato.  

E mercoledì arriva allo Juventus Stadium la Lazio di Reja, squadra ostica, un poco fortunata, che comunque è la terza in classifica e rappresenta uno degli ostacoli più pericolosi nel cammino verso il sogno. E’ una scalata in bicicletta, come ha detto Conte, ed a questo punto bisogna solo pedalare, perché il traguardo è alla nostra portata e ce la possiamo fare.

 

 

 02.04.2012

JUVE – NAPOLI  3 a 0. E’ QUI LA FESTA

  di Luigi Farina   

E’ la nostra partita, Juve – Napoli, il DERBY, quella che non si può perdere, e che quando la vinci come la hanno vinta i ragazzi di Conte ieri sera, stai bene anche se hai le coliche renali. Scrivere di questa meravigliosa vittoria con il Napoli a 24 ore di distanza dal mancato gol del 4 a 0 da parte del Maestro, mi ha tolto molte possibilità di sbizzarrirmi nel festeggiare con voi juventini della Campania, sbeffeggiando gli avversari secondo alcuni dei temi emersi dal match. I napoletani che parlavano di pesce d’aprile come grimaldello per scalfire la imbattibilità della Juventus e del suo stadio; altri che mi dicevano che per loro era meglio che vincesse il Milan; un amico juventino che stamattina mi ha suggerito che i tre tenori avevano la laringite; Quagliarella che appena entrato stava per fare il gol di Maradona di 30 anni fa; insomma c’era molto da dire.

Ma se avessi avuto la forza di staccarmi dalla tv e di sentire le celebrazioni dell’evento, e dunque scrivere di getto questo articolo, sarei partito dal coro de O’ Surdato nnammurato che due volte lo Juventus Stadium ha intonato, sancendo con ironia ed orgoglio, l’entità del risultato, che ha inequivocabilmente detto della forza della Juventus, e dell’umiliazione dell’avversario, rivelatosi baldanzoso solo nelle parole dei suoi tifosi, in primis i giornalisti.

E invece ho visto già stamattina come la cosa aveva colpito tanti e riempito il web; e mentre i commentatori neutrali lo avevano trovato un ironico sfottò, con cui la tifoseria bianconera aveva voluto sbeffeggiare simpaticamente gli avversari sopraffatti, i napoletani hanno iniziato a rosicare di brutto; segno che anche questo colpo era andato a segno.

Gli altri colpi, ieri sera li ha messi a segno Conte, con le sue scelte di gara, ed in generale con la prestazione eccezionale che i suoi ragazzi hanno fornito. Ripetersi sui numeri e sui record di questa Juve può essere noioso. Meglio notare invece come dopo la assurda prestazione di Genova, con la squadra che dopo avere dominato e colpito tre pali, era tornata a casa con un incredibile 0 a 0 (anche per errate valutazioni della terna arbitrale), la Juve abbia inanellato un tris di vittorie con ben dieci reti segnate, al termine di partite dominate. E se della derelitta Fiorentina si può immaginare, meno scontate erano le devastanti vittorie con l’Inter e soprattutto il Napoli, ambizioso aspirante al titolo all’inizio della stagione. E’ incredibile come ieri sera la squadra dei tre tenori in avanti, secondo miglior attacco del campionato, non abbia mai tirato in porta, e come Buffon non abbia mai fatto una parata; è incredibile come la spinta di De Ceglie e di Lichtsteiner/Caceres sulle fasce sia stata martellante; ed è altrettanto incredibile come Vidal sia stato capace di emergere da un trio sublime di centrocampo con Pirlo e Marchisio, andando a realizzare un gol da antologia.

Di certo a questo punto del campionato è un delitto non provarci fino in fondo. Se è vero che non dobbiamo illuderci per non rimanerci male, oggi a otto giornate dalla fine, le percentuali scudetto sono al massimo 60% al Milan e 40% alla Juve, e solo perché hanno due punti di vantaggio ed un calendario più agevole.

E se la squadra continua così, può vincerle veramente tutte. A quel punto …

 

 

 27.03.2012

JUVE – INTER 2 a 0: NEL SEGNO DEI CAMPIONI

  di Luigi Farina   

A questa stagione calcistica che ci sta regalando soddisfazioni e sensazioni di cui avevamo dimenticato il sapore, non poteva mancare la ciliegina sulla torta: la vittoria con l’Inter, contro la squadra che oltre misura ed oltre il dovuto ha beneficiato della distruzione della Juventus del 2006. Argomento che il sottoscritto non ha mai affrontato in questo sito, ma sul quale potrebbe scrivere capitoli interi.

Una grande vittoria dunque, netta, caratterizzata dal protagonismo di due grandi campioni, uno dei quali oramai a pieno titolo nella storia gloriosa della Juventus: Gigi Buffon ed Alex Del Piero. Il primo ha mantenuto inviolata la sua porta quando nella prima parte di gara l’Inter non solo ha imbrigliato il gioco della Juventus, ma si è resa protagonista di almeno quattro pericolose conclusioni a rete; il secondo ha segnato un gol bellissimo, dopo essere entrato nel secondo tempo cambiando l’inerzia del match in attacco. Un gol bellissimo, una azione bellissima, con la freddezza e la precisione del campione che ha fatto da contraltare ad un gesto assurdo di Vucinic di pochi istanti prima, che solo davanti alla porta, senza avversari avanti ed a ridosso, lanciato da Alex, ha buttato al vento la possibilità di raddoppiare con un tiro incomprensibile, fiacco e centrale.

La vittoria con l’Inter, che poteva poi essere più rotonda, ha in realtà molti padri e molti protagonisti: Conte in primis che ha cambiato improvvisamente la partita con una scelta tanto repentina, quanto geniale. Ha tolto due uomini di attacco, ma che erano un poco in ombra, come Matri e Pepe, ed inserito Del Piero ed un difensore come Bonucci, cambiando modulo e di fatto valorizzando due uomini tra i più in forma in quel momento, cioè De Ceglie e Caceres che hanno martellato sulle fasce come fabbri, creando la superiorità numerica a centrocampo, che di fatto è stata superiorità assoluta. La Juve ha divorato due reti fatte e poteva dilagare, l’Inter non ha più tirato in porta, di fatto ringraziando l’arbitro e la sorte quando ha concluso il match.

Detto che un altro atleta sopra le righe è stato Vidal, ed a seguire Chiellini e Marchisio, va fatta qualche considerazione sui moduli e sulla capacità camaleontica dei nostri ragazzi di cambiare in corsa. Il 4-4-2 con Pirlo in campo non te lo puoi permettere, ma allo stesso modo non ti puoi permettere di non farlo giocare, quindi va pensato solo in assenza di Andrea. Il 4-3-3 è più offensivo, ma di fatto con Krasic ed Elia fuori dai giochi non ci sono alternative a Vucinic a sinistra e Pepe a destra, e soprattutto, se gli avversari marcano a uomo Pirlo a centrocampo, la squadra ne risente ed è spesso in inferiorità quando costruisce il gioco contro squadre arroccate in difesa. Il 3-5-2 di domenica sera è sembrata la chiave magica, con i tre centrali difensivi, i tre di centrocampo, i due treni sulle fasce; resta il problema delle punte, che devono fare ben altro in termini di pericolosità, ma che fino ad oggi sono forse la risposta ovvia ai 14 pareggi che ci impediscono di essere i potenziali vincitori del titolo di Campioni d’Italia.

E i commentatori del dopo partita hanno posto un quesito che pende come una spada sulla testa di Antonio Conte: non è che se Del Piero avesse avuto più chances avremmo fatto qualche gol in più? La mia risposta è: come dar loro torto? Mi sa che avremo altri gol del capitano in queste ultime partite.

 

 21.03.2012

FIORENTINA - JUVE 0 a 5. JUVENTUS – MILAN 2 a 2: EFFETTO VUCINIC

  di Luigi Farina   

Scrivo a caldo, a pochi minuti dalla bellissima partita di Coppa Italia disputata allo Juventus Stadium, che h visto protagonista la Juventus di Antonio Conte, ed ottenere il pass per la finale di Coppa Italia dopo ben 17 anni.

Devo dire che malgrado i miei 46 anni ed i campioni che ho visto giocare con la maglia bianconera – e penso a Platini, a Zidane, a Del Piero, a Vieri, e tantissimi altri – non mi ricordo a breve un gol tanto bello quanto quello segnato stasera da Mirko Vucinic, croce e delizia di questa Juve. Anche perché se ne era mangiati altri.

Ho conosciuto in montagna a febbraio dei tifosi della Roma, che mi dicevano che Vucinic è un giocatore strano, perché sbaglia cose facili, ma poi fa con facilità cose straordinarie, e devo dire che al momento non c’è una definizione migliore; e la cosa ci fa piacere, perché la parte brutta ed irritante l’abbiamo già vista, ora sembra arrivare quella delle giocate entusiasmanti. A Firenze ha praticamente vinto da solo, partendo subito con un clamoroso palo, tanto per farci soffrire ancora un poco dopo i due di Genova, poi ha segnato e fatto segnare tre dei quattro successivi gol. Il resto lo ha fatto la squadra, apparsa ancora una volta compatta e dominante nel gruppo ed in alcuni singoli, come Marchisio e Vidal, favorita ovviamente dalla superiorità numerica, dato del quale non dobbiamo dimenticarci. Ma allo stesso modo dobbiamo rimarcare come la paventata stanchezza di una squadra che ha tirato la carretta a grandi ritmi per sette mesi, risultando imbattuta per 29 partite consecutive, non si è vista a Genova, non si è vista a Firenze, e non si è vista contro il Milan.

E veniamo all’incontro che ad oggi è tra i più importanti della stagione, che ha stabilito che in quattro scontri diretti la Juventus ha colto 8 punti, il Milan solo 2 e fa dunque rabbia essere secondi in campionato a quattro lunghezze dai rossoneri, anche se a dieci giornate dalla fine. La partita finita 2 a 2 dopo i supplementari e 120 minuti a sprazzi bellissimi, poteva e doveva essere vinta ai punti dalla Juve, che ha sfiancato anche fisicamente gli avversari, apparsi stremati ed acciaccati già all’inizio dei supplementari, quando un assalto furibondo dei ragazzi di Conte ha prodotto quattro occasioni di gol in cinque minuti, fino all’eurogol di Vucinic, che anche in seguito avrebbe potuto chiudere il match con il ko. Una Juve al solito ben messa, compatta, con un centrocampo di quantità e qualità, dove Pirlo Marchisio e Vidal hanno giganteggiato, dove Giaccherini ha fatto la sua parte mangiandosi due gol, e dove il solo Pepe ha un poco steccato, regalando letteralmente il gol del pareggio al Milan ad inizio ripresa. Eccellente Del Piero, bene tutti, anche i difensori che si sono fatti sorprendere da un pericoloso Maxi Lopez, che è oggettivamente bravo ed ha impegnato la nostra retroguardia più di Ibra. Tra due mesi ci sarà dunque la finale a Roma, e speriamo che in questo frangente si riduca il vantaggio tra Milan e Juve, per arrivare ad uno sprint scudetto, dove questi ragazzi non hanno niente da perdere e niente di meno dal Milan, visto quanto avvenuto negli scontri diretti, e qualche torto arbitrale di troppo. 

 

 20.03.2012

ALESSANDRO DEL PIERO ALE’!!!!

   di Giuseppe Gagliardi

E’ proprio vero, certe cose risapute da tempo, finché non diventano effettive, sembrano non sfiorarti, sembrano scivolarti addosso. Siamo a 3/4 dell’annata calcistica, e quel fottuto momento sta per arrivare. Stasera tu, Alessandro Del Piero, giocherai quella che in Italia, da quando seguo il calcio, è la vera sfida delle sfide, PER L’ULTIMA VOLTA CON LA MAGLIA BIANCONERA……Questa cosa mi mette una tristezza infinita, sarà perché mi rendo conto di quanto il tempo voli inesorabile (dal ’93 ad oggi ne è passato di tempo, e pure tutti questi trofei, sembra quasi di averli vinti poco tempo fa, tutti insieme, in un sol colpo), sarà perché guardando i numeri della tua carriera, questi ultimi dicono che sotto i nostri occhi, tra una magia e l’altra, sei diventato LA JUVENTUS!!! Sei diventato colui che, in una squadra tra le più titolate AL MONDO, ha fatto MEGLIO DI TUTTI!!! Non nell’Atalanta, non nel Cagliari, non nel Brescia….e, senza offesa per queste squadre che ho citato,  non esiste termine di paragone. Forse sarò triste perché lo sarò finché non vedrò realizzata la scena che mi assilla da quel fottuto 2006, (vederti alzare un trofeo) quando, invece di andare a far soldi in qualche altro lido, sei sceso con noi negli inferi della serie B…..li hai fatti parlare, gli hai fatto dire che il capocannoniere lo potevi fare solo in serie B ormai….e l’anno dopo sei tornato in serie A, ed hai fatto il capocannoniere anche lì (nonostante tu fossi una seconda punta). Cosa che le persone si dimenticano, tanto per far capire ai pirla che parlano nei bar e che scrivono sui giornali, che la realtà è diversa da quel che può sentenziare un becero cervello antijuventino, fornito casualmente di una penna per scrivere su giornali di calibro nazionale, o semplicemente forniti di una bocca per sparare cazzate!!! Forse sarò triste perché non ti potremo dire più che “di te non ci stanchiamo”, “saremo sempre al tuo fianco perché sei la cosa + bella che c’è….ALESSANDRO DEL PIERO ALE’!!!!!”.

Un piccolo tributo, da un tuo grandissimo fan, e immenso fan della Juventus.

 

 09.03.2012

Non è tempo di smoking bianco

   di Domenico Quarracino

La società bianconera si è sempre distinta storicamente per il suo stile, per la classe e signorilità con cui ha replicato negli anni ad accuse infamanti e pretestuose polemiche. Eh già, il famoso “Stile Juve”. Le famose ed argute battute dell’Avvocato zittivano i ragli astiosi provenienti dagli avversari, provocando negli stessi senso di inferiorità e di interdizione nel cercare di comprenderne il senso raffinato. Purtroppo con gli anni i tempi sono cambiati, le polemiche e recriminazioni non sono più racchiuse nei bar sport o riportate sulle pagine dei giornali, ma vengono alimentate nonché ampliate a dismisura dal bombardamento mediatico via tv, internet,ecc… La frustrazione si sa, è il parto dei perdenti e la Juve lungo il suo glorioso percorso ne ha mietuti tanti. E’ caratteristica tipica italiana quella di giustificare la propria inferiorità, non con la bravura altrui, ma con la raccomandazione o l’imbroglio da parte di chi vince. Poiché la Juve (per fortuna) ha spesso vinto nella sua storia, ecco spiegato il perché di tanti nemici, storici od occasionali che essi siano. Di conseguenza la Juve “ha rubato” lungo tutto lo stivale, spargendo semi di piagnistei, rancore ed odio su tutti i terreni italiani. La Juve per il (purtroppo) numeroso popolino antijuventino ruba,ruba,ruba. Tanto si sa, nel corso di una stagione prima o poi un rigore,un goal-non goal, un fuorigioco,persino una fallo o una rimessa laterale dubbia a cui attaccarsi si trovano sempre. Ecco, è in quel momento che finalmente il piccolo popolino può sfogare la sua frustrazione ed urlare “Ladri, ladri!”. Non conta nulla se nello stesso campionato la Juve ha avuto numerosi torti, perché no, quelli sono solo giustizia divina (come la provvida pioggia di Perugia), sono la compensazione ai numerosi furti perpetrati nel corso degli anni, anzi dei decenni!La Juve deve solo stare zitta, perché se vince ruba, se perde è giusto perché offre un palliativo alla frustrazione del popolino perdente. E su via con il sotterramento mediatico di qualsiasi episodio a sfavore della Juve, mentre si ricerca minuziosamente, fino all’inventarlo, l’episodio probante la Juve ladrona, dove una carezza, un contatto inesistente nell’area bianconera diventa un rigore negato, mentre un rigore netto per la Juve o si oscura o al massimo è dubbio, l’importante è diffondere il dogma della Juve che ruba, che questa diventi e resti la vox populi.
La Juve non può richiedere nemmeno una parità di trattamento, perché ha avuto talmente tanti favori che cosa vuoi che siano un pò di torti arbitrali ai suoi danni, ma perché mai dovrebbe avere dei rigori netti, ma perché mai le sue concorrenti non dovrebbero avere continui vantaggi per starne al passo, ma come si permette la Juve di essere competitiva?Ma se deve ringraziare se è in serie A, dopo tutto quello che ha rubato,ci sono pure le sentenze!
Già, le sentenze…quelle che il popolino ignorante, crede di conoscere, che è convinto che ovviamente siano di condanna, di conferma delle favole degli aedi da bar sport, dove la Juve è la strega cattiva che finalmente viene messa al rogo dal Tribunale dell’inquisizione sportiva.In questo pentolone di odio atavico, viscerale, i mass media faziosi, o perché figli di uno che si crede un dio in terra, o perché strumento di avversari frustrati, continuano a gettare ingredienti scaduti, nonché di pessima qualità. Ma quando ormai il popolino credeva di aver bruciato la strega cattiva, che non l’avrebbe vista mai più o al massimo che sarebbe tornata nella forma di un piccolo insetto e tale sarebbe rimasta, ecco che la strega d’improvviso è tornata trasformata in un drago enorme, rabbioso e soprattutto molto, molto affamato. Un drago che sputa un fuoco ben più forte di quello che alimenta il pentolone del popolino, un drago che con la sua zampa può schiacciarlo, con il suo battito d’ali spazzarlo via. Sì, perché i tifosi juventini sono stanchi di sentirsi ripetere sempre le medesime, ripetitive e soprattutto infondate accuse, non hanno più voglia di impugnare solo gli scudi per difendersi e stare fermi senza arretrare. No, i veri tifosi juventini ora hanno voglia di sguainare le spade, di attaccare, di sporcarsi del fango delle polemiche pretestuose dei rivali e reagire, controbattere colpo su colpo, di combattere e vincere la crociata dell’equità, di fare in modo che la storia che viene scritta sia vera e giusta, non figlia dei fili mossi da oscuri marionettisti dietro le quinte. La Juve è la storia del calcio italiano, la Juve è la madre che ha partorito 4 titoli mondiali dell’Italia, la Juve è la classe che si sposa con l’umiltà, la Juve è una Signora che non possiamo non amare, che non possiamo abbandonare, che non possiamo non difendere anche a costo di lottare nel fango, anche a costo di essere soli contro tutti, l’inferno è stato superato e ci ha lasciato in dote tanta rabbia, tanta voglia di non mollare di un solo centimetro sia in campo sportivo che in altre sedi, perché la nostra Signora va accompagnata nel suo percorso e per ottenere il rispetto che merita, per ottenere giustizia, non è più tempo di indossare uno smoking bianco.

 

 08.03.2012

GENOA – JUVE 0 a 0.  LE MANI NEI CAPELLI

   di Luigi Farina   

Un sortilegio sembra oggi avere colpito la Juve. Credevamo di essere in credito con la fortuna, per le tante partite dominate e pareggiate, ma non avevamo ancora visto niente.

Il pomeriggio di domenica 11 marzo 2012 poteva essere peggiore solo con un autogol nel finale a favore del Genoa, a macchiare un dominio assoluto in termini di gioco ed occasioni da gol con tre pali, arricchito da un rigore solare negato a metà del primo tempo e da un gol regolare annullato a metà del secondo tempo. Non ci siamo fatti mancare nulla, mentre vediamo il Milan scappare a più quattro, ed il Napoli, quinto in classifica, puntarci a meno sette. Certo, la squadra vista oggi sembra in salute, ma non sappiamo quanto dipenda dal Genoa, che si è fatto soffocare dal nostro gioco, ma ha avuto anche le sue occasioni da gol, e quanto dipenda da noi.

La partita presentava delle insidie: il Genoa che in casa ha un buon rendimento, anche se prende gol, si presentava con i suoi uomini di punta presenti e recuperati, ed ha preparato la partita per la intera settimana; la Juve che manca della sua difesa titolare, cioè Chiellini, Barzagli e Bonucci, ha pure giocato mercoledì pomeriggio, ed aveva quindi un bel po’ di fatica in più nelle gambe. Ed anche psicologicamente le circostanze non erano delle migliori, avendo la squadra lasciato per la prima volta la prima posizione in classifica.Maledette le sospensioni per neve!!!

In realtà, pur avendo avuto il Genoa almeno tre palle gol importanti con Palacio, Gilardino e Kaladze, la Juve ha dominato il gioco in pieno, schiacciando i rossoblu nella loro metà campo in maniera quasi imbarazzante, ed avendo occasioni da gol sia nel primo tempo, sia soprattutto nel secondo, con i tre pali nel giro di quindici minuti.

Come esiste un oggettivo valore nell’avere la migliore difesa del torneo e nell’imbattibilità, esiste oggettivamente un problema attacco: la squadra sta letteralmente buttando a mare la possibilità di vincere lo scudetto, per la sua incapacità di finalizzare in rete la mole di gioco creata. Quando gioca Borriello ti chiedi perché lo preferisca a Matri, perché non tira mai in porta e non impegna le difese; ma quando gioca Alessandro, ti rendi conto che è la stessa cosa. Vucinic è una vera croce, perché è ottimo nel disimpegnarsi, ma è impreciso nel passaggio e peggio ancora nel tiro, mentre Pepe e Giaccherini oggi sono stati capaci di non segnare a due metri dalla porta. In realtà il gioco un poco lezioso, ti porta ad attaccare le difese schierate, e con questi uomini lo si paga.

Ottimo è stato il comportamento di Vidal e Caceres in difesa, così come quello di De Ceglie che mostra tempismo ed una bella corsa, ma è chiaro che ora Conte dovrà tirare fuori dal cilindro qualcosa che sparigli il mazzo, tenendo conto che i giocatori per incidere devono anche avere minuti nelle gambe. Di certo l’Elia visto nei 25 minuti di questo pomeriggio sembra essere spaesato e non comprendere quello che deve fare; ma se è forte – e la nazionale olandese non è proprio l’ultimo dei riferimenti – bisogna dargli fiducia e minuti. Perché bisogna tornare ai tre punti, per provare a raggiungere il Milan, ma per tenere a bada gli avversari nella corsa alla Champions. Di certo le occasioni buttate sono diventate molte, e non si può più sbagliare.

 

 09.03.2012

Non è tempo di smoking bianco

   di Domenico Quarracino

La società bianconera si è sempre distinta storicamente per il suo stile, per la classe e signorilità con cui ha replicato negli anni ad accuse infamanti e pretestuose polemiche. Eh già, il famoso “Stile Juve”. Le famose ed argute battute dell’Avvocato zittivano i ragli astiosi provenienti dagli avversari, provocando negli stessi senso di inferiorità e di interdizione nel cercare di comprenderne il senso raffinato. Purtroppo con gli anni i tempi sono cambiati, le polemiche e recriminazioni non sono più racchiuse nei bar sport o riportate sulle pagine dei giornali, ma vengono alimentate nonché ampliate a dismisura dal bombardamento mediatico via tv, internet,ecc… La frustrazione si sa, è il parto dei perdenti e la Juve lungo il suo glorioso percorso ne ha mietuti tanti. E’ caratteristica tipica italiana quella di giustificare la propria inferiorità, non con la bravura altrui, ma con la raccomandazione o l’imbroglio da parte di chi vince. Poiché la Juve (per fortuna) ha spesso vinto nella sua storia, ecco spiegato il perché di tanti nemici, storici od occasionali che essi siano. Di conseguenza la Juve “ha rubato” lungo tutto lo stivale, spargendo semi di piagnistei, rancore ed odio su tutti i terreni italiani. La Juve per il (purtroppo) numeroso popolino antijuventino ruba,ruba,ruba. Tanto si sa, nel corso di una stagione prima o poi un rigore,un goal-non goal, un fuorigioco,persino una fallo o una rimessa laterale dubbia a cui attaccarsi si trovano sempre. Ecco, è in quel momento che finalmente il piccolo popolino può sfogare la sua frustrazione ed urlare “Ladri, ladri!”. Non conta nulla se nello stesso campionato la Juve ha avuto numerosi torti, perché no, quelli sono solo giustizia divina (come la provvida pioggia di Perugia), sono la compensazione ai numerosi furti perpetrati nel corso degli anni, anzi dei decenni!La Juve deve solo stare zitta, perché se vince ruba, se perde è giusto perché offre un palliativo alla frustrazione del popolino perdente. E su via con il sotterramento mediatico di qualsiasi episodio a sfavore della Juve, mentre si ricerca minuziosamente, fino all’inventarlo, l’episodio probante la Juve ladrona, dove una carezza, un contatto inesistente nell’area bianconera diventa un rigore negato, mentre un rigore netto per la Juve o si oscura o al massimo è dubbio, l’importante è diffondere il dogma della Juve che ruba, che questa diventi e resti la vox populi.
La Juve non può richiedere nemmeno una parità di trattamento, perché ha avuto talmente tanti favori che cosa vuoi che siano un pò di torti arbitrali ai suoi danni, ma perché mai dovrebbe avere dei rigori netti, ma perché mai le sue concorrenti non dovrebbero avere continui vantaggi per starne al passo, ma come si permette la Juve di essere competitiva?Ma se deve ringraziare se è in serie A, dopo tutto quello che ha rubato,ci sono pure le sentenze!
Già, le sentenze…quelle che il popolino ignorante, crede di conoscere, che è convinto che ovviamente siano di condanna, di conferma delle favole degli aedi da bar sport, dove la Juve è la strega cattiva che finalmente viene messa al rogo dal Tribunale dell’inquisizione sportiva.In questo pentolone di odio atavico, viscerale, i mass media faziosi, o perché figli di uno che si crede un dio in terra, o perché strumento di avversari frustrati, continuano a gettare ingredienti scaduti, nonché di pessima qualità. Ma quando ormai il popolino credeva di aver bruciato la strega cattiva, che non l’avrebbe vista mai più o al massimo che sarebbe tornata nella forma di un piccolo insetto e tale sarebbe rimasta, ecco che la strega d’improvviso è tornata trasformata in un drago enorme, rabbioso e soprattutto molto, molto affamato. Un drago che sputa un fuoco ben più forte di quello che alimenta il pentolone del popolino, un drago che con la sua zampa può schiacciarlo, con il suo battito d’ali spazzarlo via. Sì, perché i tifosi juventini sono stanchi di sentirsi ripetere sempre le medesime, ripetitive e soprattutto infondate accuse, non hanno più voglia di impugnare solo gli scudi per difendersi e stare fermi senza arretrare. No, i veri tifosi juventini ora hanno voglia di sguainare le spade, di attaccare, di sporcarsi del fango delle polemiche pretestuose dei rivali e reagire, controbattere colpo su colpo, di combattere e vincere la crociata dell’equità, di fare in modo che la storia che viene scritta sia vera e giusta, non figlia dei fili mossi da oscuri marionettisti dietro le quinte. La Juve è la storia del calcio italiano, la Juve è la madre che ha partorito 4 titoli mondiali dell’Italia, la Juve è la classe che si sposa con l’umiltà, la Juve è una Signora che non possiamo non amare, che non possiamo abbandonare, che non possiamo non difendere anche a costo di lottare nel fango, anche a costo di essere soli contro tutti, l’inferno è stato superato e ci ha lasciato in dote tanta rabbia, tanta voglia di non mollare di un solo centimetro sia in campo sportivo che in altre sedi, perché la nostra Signora va accompagnata nel suo percorso e per ottenere il rispetto che merita, per ottenere giustizia, non è più tempo di indossare uno smoking bianco.

 

 08.03.2012

JUVE – CHIEVO 1 a 1; BOLOGNA - JUVE 1 a 1: ANCORA IMBATTUTI, MA QUANTI ERRORI!

   di Luigi Farina   

Non si vince da quattro turni, peraltro giocati con squadre di seconda fascia tranne il Milan, ed eccoci secondi, dietro ai rossoneri. C’è rammarico, è inutile nasconderlo, perché fermarsi con Chievo, Parma, Siena e Bologna è troppo, per le ambizioni di una squadra da primi posti, come la Juventus; che ha comunque la terza a quattro punti e la quarta a sei, che comunque camminano, mentre i nostri stanno offrendo brutti segnali, che ci auguriamo essere temporanei.

Anche perché stanno venendo al pettine alcuni nodi preoccupanti, che riguardano la gestione tecnica, dunque Conte e Marotta. Partiamo dal secondo, e dunque dal mercato: i nostri top player, almeno per il costo ed i sacrifici compiuti, dovrebbero essere Elia,  Krasic, Quagliarella e non solo Vucinic; i primi tre sono assolutamente emarginati dal progetto tecnico, il montenegrino sta rendendo molto al di sotto delle attese. Del mercato di gennaio si può e deve salvare l’ottimo Caceres, ma grida vendetta l’aver ceduto Pazienza, ora titolare nell’Udinese nostra concorrente, preferendogli l’ennesimo esterno, Padoin, non titolare nell’Atalanta. Oggi, con Marchisio, Vidal ed anche Pirlo appannati da una presenza costante in campo, sarebbe servito un giocatore più tecnico, e non un incursore. Dell’arrivo di Borriello, e la sua ipotesi di riscatto ovviamente nessuno ci ha capito nulla. Ed anche Sorensen, seduto sistematicamente sulla panca del Bologna, avrebbe fatto comodo tenerlo sulla nostra.

E veniamo ora al mister. L’ostracismo sistematico a Del Piero, con una squadra stitica in fase offensiva e con l’unico giocatore tecnico che è Vucinic, che cazzeggia con la palla al piede, senza essere mai pericoloso, sembra un suicidio; molto più della rinuncia a Krasic ed Elia. Non si capisce perché fa i cambi in attacco intorno al 75° minuto, quanto chi entra, non è in partita, soprattutto perché non gioca quasi mai (Quagliarella); ed è ovvio che ora che le squadre avversarie – in particolare le meno forti, che il Milan asfalta regolarmente – hanno preso le contromisure, c’è bisogno di soluzioni alternative, soprattutto in quelle zone del campo in cui ci sono più risorse: tra gli esterni ed in attacco.

Guardando quello che è accaduto al Milan ed all’Inter quest’anno, ed a noi gli scorsi anni, sembra che le rose ampie servano solo per gestire le crisi per infortuni, e non per gestire bene il turn over. Conte non fa eccezione: meglio Marchisio, Pirlo, Vidal e Pepe stanchi, che Pazienza, Elia, Krasic e Giaccherini; ma i risultati sono ora questi. Mancano ancora tredici partite e sono tante: sia per contendere lo scudetto al Milan, sia per essere insidiati da Lazio, Udinese e Napoli. Serve una svolta dunque, e meno errori da parte di giocatori, tecnico, dirigenza.

 

 27.02.2012

MILAN - JUVE 1 a 1: SUPERATO UNO SCOGLIO

   di Luigi Farina   

Le fortissime polemiche del post partita, legate prevalentemente all’episodio gol/non gol di Muntari, e scatenate dai milanisti prevalentemente contro la Juventus, piuttosto che contro i reali destinatari, cioè gli arbitri, rischiano di far passare in secondo piano gli aspetti tecnici della partita, ed il valore del risultato.

E’ bene subito chiarire, come hanno ammesso anche Conte ed i nostri giocatori dopo la partita, che il Milan ha giocato meglio di noi per due terzi di gara; e la cosa è tanto più importante in quanto i rossoneri presentavano numerose assenze, del tipo le nostre degli anni passati; indubbiamente Ibra, Boateng, Nesta, Aquilani, Seedorf non si regalano facilmente a nessuno, quanto meno per la possibilità di effettuare dei cambi in corso. Però, detto questo, bisogna dire che la superiorità tecnico tattica dimostrata dal Milan si è manifestata più nel non far giocare la Juve, di solito dominatrice per quasi l’intero arco della gara, che non nel creare le occasioni da gol, con cui si vincono le partite. Infatti, oltre ad un tiro di Van Bommel che ha sfiorato il palo, la squadra di Allegri ha tirato nello specchio della porta due sole volte: la prima in occasione del gol, causato dalla deviazione assolutamente influente di Bonucci, la seconda in occasione dell’episodio incriminato, quando Muntari ha oggettivamente segnato; poi niente altro. Di contro, la Juve tanto criticata, anche da noi tifosi e dagli opinionisti del web, si è presentata al tiro pericolosamente già con Estigarribia nel primo tempo, ma poi ha avuto un’occasionissima con Quagliarella, prima dei due gol di Matri. La lettura complessiva del match è che il risultato può andare benissimo alla Juve, che ha saltato il secondo ostacolo importante del girone di ritorno, senza dubbio il più temuto, impedendo all’avversaria diretta di provare a distanziarla.

Ovviamente la prestazione non eccellente dei nostri merita qualche approfondimento, anche perché bisogna sfruttare l’abbrivio del risultato favorevole già domenica in casa con il Chievo.

Quello che mi ha colpito moltissimo è stato l’effetto sulle fasce del cambio in corsa di modulo, dal 3-5-2 al 4-3-3. Nel primo caso un timido Estigarribia che non ha provato mai a saltare l’uomo ed uno spaesato Lichtsteiner, che è un terzino e non un centrocampista, non sono riusciti mai ad impensierire la difesa del Milan, lasciando in balia degli avversari sia i centrocampisti, sia gli spaesati Borriello e Quagliarella, usciti sconfitti dal match. Nel secondo caso, oltre allo svizzero che dialogava con Pepe, si è potuto sfruttare un arrembante Chiellini, che ha tra le altre cose messo lo stabiese a tu per tu con Abbiati, per la prima ghiotta occasione per il pareggio.

Per cui ben venga la disponibilità e l’attitudine della squadra a trasformarsi a seconda delle esigenze dell’allenatore e degli uomini a disposizione, ma Conte stia però attento ad effettuare le scelte giuste, perché è evidente, che a questo punto, ce la dobbiamo giocare fino in fondo. E checché se ne dica su questa superiorità tecnica del Milan, a due terzi del campionato, con imbattibilità e miglior difesa del torneo, lo scudetto è alla nostra portata. 

 

 19.02.2012

JUVE – CATANIA  3 a 1.  SI SEGNA E SI VINCE

   di Luigi Farina   

Dopo le polemiche scatenatesi per le dichiarazioni forti di Conte nel dopo partita di Parma, avallate dalla società con un comunicato ufficiale di giovedì scorso, arrivava sabato sera, e dopo solo 48 ore, una nuova sfida importante, contro il Catania di Montella, squadra veloce e tecnica, piena di interessanti sudamericani, e reduce da una confortante vittoria casalinga con il Genoa. L’ennesimo banco di prova per la Juve, che da ora fino alla fine, per lo scudetto o la seconda piazza per la Champions deve disputare tante finali, cercando di vincerle però; e dunque cercando di segnare con continuità, visti i troppi 0 a 0, che ne stanno condizionando la stagione.

La breve distanza tra la gara con il Parma, a fronte della freschezza del Catania che ha preparato la partita per l’intera settimana, hanno indotto mister Conte ad un robusto turnover: dentro dal primo minuto Padoin, De Ceglie, Borriello, Quagliarella, Giaccherini, lasciando inalterata la linea di difesa e l’ossatura del centrocampo, con Pirlo che si rivelerà il genio della lampada.

La partita si è messa subito in salita, con Marchisio che si è mangiato il primo gol dopo pochi secondi, ed il Catania che ha tirato tre volte in porta nei primi 4 minuti, arrivando subito al gol con Barrientos, poco ostacolato da Bonucci prima del tiro. Da quel momento è incominciato l’ennesimo assalto al fortino avversario, con rimpalli, respinte, mischie nell’area del Catania, fino al gol su punizione di Pirlo, che ha beneficiato anche di una barriera mal piazzata da parte del portiere etneo Rosicky, ed ha segnato il suo primo gol con la maglia della Juve. Dopo le traverse di Quagliarella e Bergessio nel primo tempo, la svolta della partita, in pieno assedio, si è avuta al metà della ripresa: prima con le assurde entrate di Motta che si è fatto cacciare per doppia ammonizione, ed immediatamente dopo con una paratissiama di Buffon su Almiron lanciato a rete. Da quel momento l’assedio è ripreso ed è fruttato l’uno-due di Chiellini e Quagliarella che ha chiuso la partita, dominata dalla regia di Pirlo.

Con la mente già proiettata a sabato per la sfida a con il Milan a San Siro, ha destato al sottoscritto una favorevole impressione l’attacco composto da Quagliarella e Borriello, con il primo mobile come Vucinic ma più incisivo al tiro, ed il secondo combattivo come Matri, ma meglio predisposto a colpire in zona gol; credo che abbiano entrambi bisogno di continuità, ma possono risolvere il problema del gol che ha limitato la Juve fino ad ora.

Con Lichtsteiner a riposo precauzionale in quanto diffidato, non si è capita la rinuncia a Caceres sulla corsia destra, con Padoin che è sembrato fuori ruolo ed ha sofferto Gomez, mentre appare sempre molto incisivo De Ceglie, che come quinto a sinistra del centrocampo spinge che è un piacere, e crossa bene. Insomma ci sono risposte positive da tutti i giocatori, e sta a Conte mettere in campo la formazione migliore. Certo, Barzagli, Pirlo, Chiellini e Buffon sembrano insostituibili, mentre Marchisio sembra un poco in affanno, e gli esiti di questa stanchezza si vedono, soprattutto in zona. Da lui e dal rientrante Pepe serve ancora qualche gol. 

 

 16.02.2012

PARMA - JUVE 0 a 0: STIAMO REGALANDO LO SCUDETTO AL MILAN

   di Luigi Farina   

E’ evidente oramai che a prescindere dalle schermaglie verbali tra Conte ed Allegri su chi sia il reale favorito per lo scudetto, ci sono allo stato attuale due sole squadre che se lo contendono: il Milan che godeva dei favori della vigilia, e la nostra Juve, prima per oltre 20 partite e peraltro fantasticamente imbattuta, unica in Europa. E’ altrettanto evidente, con quello che si è visto fino ad ora, con le eccellenti prestazioni della squadra, con il suo gioco aggressivo, con la difesa di gran lunga migliore del campionato, con la bellissima cavalcata in Coppa Italia, che le potenzialità per vincere lo scudetto ci sono tutte: il non vincerlo (facciamo corna), ci lascerebbe l’amaro in bocca.

Se quanto ho scritto è condiviso da chi ci legge, è evidente che in queste fasi del campionato la Juventus rischia di regalare lo scudetto al Milan, per proprio demerito, prima ancora che per merito dei rossoneri. I pareggi con Cagliari, Siena e Parma – i primi due in casa e gli ultimi due addirittura per 0 a 0 -  sono da considerarsi delle vere battute di arresto, che possono pesare molto più di una pur sgradevole sconfitta. E’ vero, ci sono gli episodi dei rigori non concessi e la incredibile circostanza di un solo rigore ricevuto malgrado la mole del gioco d’attacco sviluppato, ma quello che più preoccupa è la sterilità in zona gol, da valutare sia in relazione alla mole di gioco sviluppata, sia in termini assoluti. Infatti, con sole 33 reti realizzate, siamo il peggiore attacco fra le prime sette grandi, insieme al Palermo ed a due gol dal Genoa, che ne ha fatte 31.

C’è qualcosa che non va negli uomini di attacco, e Conte stesso non riesce a trovare la quadratura del cerchio, pur preferendo a tutti Matri e Vucinic, che sono però gli artefici di questa sterilità offensiva, soprattutto ora che non stanno segnando i centrocampisti. Il recupero di mercoledì sera con il Parma è stato emblematico: la Juve ha dominato il gioco in maniera totale nel primo tempo  e per gran parte del secondo tempo, non ha corso praticamente rischi, ma ha sciupato palle gol nitide, e mai ha trovato colpi di genio da parte dei suoi giocatori. Matri a mio parere non impegna a sufficienza le difese, nel senso che è facilmente controllabile da un qualunque difensore di medio livello; Vucinic invece, che ha indubbiamente una buona tecnica ed è potenzialmente pericoloso ed imprevedibile, è assolutamente carente nel tiro a rete, che viene spesso lento e sbilenco, e non è mai pronto nemmeno di testa. Resta in piedi l’equivoco di Fabio Quagliarella, che ad oggi non ha praticamente mai giocato da titolare e spesso si vede per non più di venti minuti; ieri peraltro ha svariato troppo distante dalla porta, ma ne ricordiamo (anche se non lo vediamo da molto) un calcio molto forte e preciso che sembra qualcosa che manca ai due di cui sopra. Anche Borriello, di cui si ricordano gli oltre 20 con la maglia al Genoa, dovrebbe essere messo in condizione di giocarsi le sua chances, nell’interesse della Juve. Se poi Conte li ritiene inferiori a questi Matri e Vucinic, così poco prolifici con dodici gol in due, c’è il rischio reale che lo scudetto resti un sogno. Attenzione però, perché su Del Piero ci si può sempre contare, non dobbiamo dimenticarlo mai; e più di noi Conte.

 

 30.01.2012

JUVE – UDINESE 2 a 1: AVANTI TUTTA

   di Luigi Farina   

E adesso vediamo quali e quante saranno le squadre che riusciranno a battere l’Udinese, che seppure non sia molto prolifica fuori casa, resta meritatamente la terza forza del campionato, quella che ha vinto con l’Inter ed ha pareggiato con il Milan, in entrambi i casi a San Siro,  che di solito in casa batte tutti. Tranne la Juve ovviamente.

La partita di sabato sera ha caratterizzato ancora di più questa splendida stagione della Juventus, dal momento che la vittoria si è concretizzata contro una avversaria forte, ed in condizioni ambientali particolari, sotto una fitta nevicata, inusuale anche per una città come Torino; la rabbiosa reazione al pareggio dell’Udinese, e la veemenza che la squadra ha espresso durante tutti i novanta minuti, in quella situazione ambientale, hanno conferito alla partita e dunque alla vittoria un qualcosa di epico.

La realtà, come hanno detto oramai in molti, è che la Juve è forte, gioca bene, ha buoni interpreti in tutti i ruoli, e sta iniziando a fornire intercambiabilità negli uomini in tutte le zone del campo: dall’attacco dove c’è l’imbarazzo della scelta, al centrocampo dove Estigarribia e Giaccherini non fanno rimpiangere Marchisio e Pepe, alla difesa dove De Ceglie lasciato in panchina è un vero peccato per come sta giocando, e dove si attende con entusiasmo il ritorno di Caceres. E poi colpisce tutti questa intercambiabilità del modulo di partenza, che cambia senza mai produrre effetti collaterali: siamo passati dal 4-2-4 al 4-3-3 al 4-5-1 fino all’ultimo 3-5-2 che ha esaltato le incursioni di Estigarribia, al quale manca la stoccata vincente ma non certo la velocità e la tecnica: ricorda il primo Krasic, immarcabile nella corsa. E che dire poi della doppietta di Matri, che silenziosamente è arrivato a segnare nove reti, tutte da vero centroavanti di area, di opportunismo e di potenza; o delle paratissime di Buffon nel primo tempo, o della sicurezza mostrata dalla linea difensiva, lasciata peraltro un poco scoperta dal centrocampo nelle ripartenze fulminee dei friulani. Tutto eccellente, e chiave di lettura per capire come ad oggi la Juve mantenga distanze importanti di sicurezza dai piazzamenti per le coppe, e sia oramai l’unica antagonista del Milan nella corsa scudetto. Oggettivamente dispiace che una parte di campionato così esaltante, nei numeri e nel gioco, non abbia trovato riscontro in una maggiore distanza in classifica dai rossoneri, che tengono il passo con regolarità e che danno la sensazione di essere pronti a superarci al minimo passo falso, che non possiamo dunque permetterci. Martedì sera, nel turno infrasettimanale al gelo, ci sarà una bella prova di appello, visto che sia la Juve (con il Parma) che il Milan (con la Lazio mercoledì) sono impegnate in trasferta, in partite dove può succedere di tutto, ma dove solo la vittoria darà la garanzia di non avere sciupato una occasione, soprattutto in caso di pareggio dell’avversaria. Il Tardini lo scorso anno ha visto la fine di una stagione tribolata, con una sconfitta sancita da una giocata di Giovinco, che affila ancora le armi; ma questa è un’altra Juve, un’altra squadra, che ha dimostrato di non avere da temere nessuno, magari riprendendo il discorso sospeso con i quattro gol rifilati al Parma nella prima partita allo Juventus Stadium .

 

 22.01.2012

ATALANTA  – JUVE 0 a 2. CAMPIONI D’INVERNO  

   di Luigi Farina   

Con la vittoria di sabato sera allo stadio “Azzurri d’Italia” di Bergamo, la Juventus si è aggiudicata il titolo di Campione di Inverno, terminando al comando della classifica il girone di andata con 41 punti. Si tratta di un titolo assolutamente simbolico, ma è il giusto riconoscimento ad una prima parte di campionato eccellente disputato dalla squadra di Conte, iniziato con una bellissima partita in casa con il Parma vinta 4 a 1 (oltre ad un gol regolare annullato ed un palo clamoroso di Matri), caratterizzato da prestazioni esaltanti contro Milan, Inter, Lazio, Roma e Napoli, e terminato con questa partita con l’Atalanta stravinta al di la del punteggio di 2 a 0, perché dominata nel gioco e nelle occasioni da gol. Senza dimenticare che la Juve è imbattuta, e la cosa costituisce un record nella nostra storia visto che stiamo oramai a 19 partite, ed ha la migliore difesa del campionato con soli 12 gol subiti, di cui tre tutti insieme dal Napoli e due dal Genoa, in partite pareggiate.

La partita vinta con l’Atalanta ha offerto tantissimi spunti positivi, oltre la bellissima vittoria, che già da sola ci rende sereno il weekend nella attesa dei risultati delle avversarie che potrebbero riservarci delle sorprese. Innanzitutto sono state fugate le preoccupazioni in ordine alla presunta stanchezza della squadra, apparsa non molto brillante nelle prime due uscite del 2012 con Lecce e Cagliari: la squadra è stata tonica, aggressiva, ed ha sviluppato un gioco dominante che ha prodotto due pali e tante occasioni da gol, che in realtà dovrebbero concretizzarsi con maggiore facilità.

La difesa, che pure in qualche occasione è stata leziosa nei disimpegni, ed era impegnata da un attaccante forte come Denis, ha presentato un Chiellini eccellente ed insuperabile, insieme al solito Barzagli. I due terzini poi rappresentano in maniera diversa due ulteriori positività, dal momento che De Ceglie si è comportato benissimo sulla sinistra sfruttando una maggiore freschezza atletica e forma fisica; lo svizzero di destra, il nostro Forrest Gump, dopo avere percorso la sua fascia senza sosta, ha poi aperto le marcature con un gol sottomisura, a cinque metri dalla porta avversaria, dopo un lancio illuminante di Pirlo, apparso più tonico anche lui.

Ma quello che veramente va accolto con favore, entusiasmo ed ottimismo, sono stati gli effetti dei cambi – seppure forzati – effettuati da Conte, con Giaccherini che al posto di un non freschissimo Marchisio, ha reso ancora più incisiva la Juve nella sua fase di attacco e nelle ripartenze; e con il giovanissimo Marrone che nei venti minuti in cui è stato in campo ha fatto vedere ottime cose. Entrambi hanno confezionato con tocchi pregevoli il secondo gol, che ha di fatto chiuso la gara. E partendo da questo aspetto, ritorno a quanto detto nell’articolo scritto in occasione del passo falso con il Cagliari: possibile che questi giocatori – e con loro anche Pazienza e De Ceglie – non possano giocare per far tirare un poco il fiato a Pirlo, Marchisio, Vidal e Pepe? Se arrivano i rinforzi, soprattutto a centrocampo, che tali siano, e che elevino di molto il tasso tecnico. Altrimenti meglio valorizzare quelli che ci sono, che non hanno peraltro necessità di adattarsi agli schemi ed ai sistemi di lavoro di Conte. E pensare che ancora stiamo aspettando Elia.

 

 18.01.2012

JUVE – CAGLIARI 1 a 1: UN POCO IN AFFANNO

   di Luigi Farina   

Niente da fare. Le perplessità comparse dopo la partita di Lecce, con una vittoria troppo striminzita e sofferta per la differenza di caratura tra la prima e l’ultima in classifica, non sono state fugate dalla successiva partita con il Cagliari nel penultimo turno del girone di andata, che sembrava dovesse essere favorevole ai ragazzi di Conte. Né il mister ci conforta quando dice che non siamo in presenza di appannamento dopo il lavoro di ripresa della preparazione svolto a Dubai: secondo lui non è stata una nuova preparazione, dunque niente carichi di lavoro super. Allora vuol dire che il momento di appannamento della squadra è dovuto ad oggettiva stanchezza di molti dei suoi primattori, ed è necessario dunque prendere dei provvedimenti, che in questo frangente il mister sembra non aver voluto o saputo prendere. La partita ha palesato una condizione non brillante degli interpreti del centrocampo, con l’aggiunta di Simone Pepe, ed in parte di Lichtsteiner, propositivo nella spinta, ma autore di numerosi elementari errori di palleggio; il centrocampo soprattutto ha subito il pressing e la velocità di un Cagliari non rinunciatario, e che dopo aver subito il gol, si è reso pericoloso fino al pareggio. Non è un caso che quando Ballardini ha tolto Larrivey e la squadra si è chiusa ed è mancata la birra ai centrocampisti cagliaritani per continuare a pressare, siamo riusciti a creare le occasioni da gol più ghiotte, ma solo nei dieci minuti finali. Sufficiente forse per vincere (che errori Del Piero e Krasic), ma sicuramente troppo poco per confermare la forza di leader reale del torneo, per avere la certezza di arrivare fino in fondo.

E qui veniamo alle scelte di Conte, che dispone di una rosa ampia, anche se un poco squilibrata per l’avvenuto cambio di modulo: possibile che giocatori come Pepe e Vidal, che pure hanno fatto tantissimo in questa cavalcata da primi in classifica, siano insostituibili anche quando sono stanchi? Possibile che in certe occasioni della partita o in alcune gare non si possa concedere un poco di riposo a Pirlo, che ha commesso in alcuni frangenti errori madornali (rigore a Napoli, gol della Roma, ed anche domenica parla persa in area nostra inspiegabilmente) dovuti a poca lucidità? Se su Pazienza, titolare l’anno scorso in una squadra che ha fatto faville, non ci si può contare, vuol dire che la squadra deve essere assolutamente rinforzata, dal momento che non si può continuare a giocare sempre con gli stessi giocatori, che scoppieranno nella fase cruciale della stagione.

Eppure, paradossalmente, con i risultati della giornata, in cui hanno gioito solo Inter e Lazio, la Juve si ritrova prima da sola, ed ha la migliore difesa del campionato, malgrado le critiche a Bonucci, che si è fatto maldestramente scappare Ibarbo in occasione del pareggio del Cagliari. Anche se a parere del sottoscritto, il pareggio casalingo della Juve, al pari di quello del Napoli, vale in negativo più delle sconfitte di Milan e Udinese. E purtroppo c’è in vista il ritorno dell’Inter, ora a meno 6 dalla vetta ed a meno 3 dalla zona Champions League. A Bergamo, sabato sera, servono i tre punti.

 09.01.2012

LECCE  – JUVE 0 a 1. TROPPA SOFFERENZA CON L’ULTIMA IN CLASSIFICA

   di Luigi Farina   

A due turni dalla fine del girone di andata e con i risultati del turno di ripresa del campionato dopo la sosta natalizia, la classifica si è spaccata in due, indicando le squadre che si contenderanno lo scudetto e gli accessi alle due coppe europee. Infatti tra la Roma ed il Napoli entrambe seste con 27 punti ed il Catania ottavo con 22 punti, si è tracciato il solco naturale tra le squadre medie e quelle che all’inizio del campionato erano accreditate delle prime posizioni; fanno eccezione l’Udinese e la Fiorentina, passate ad occupare l’una la posizione dell’altra. Ed i risultati della giornata hanno di fatto confermato questa tendenza, con vittorie importanti e sonanti delle squadre più forti contro quelle che occupano posizioni di rincalzo:  rilevante la vittoria del Napoli a Palermo, esplosive quelle di Inter ed Udinese, netta e spumeggiante quella della Roma, più sofferta quella del Milan contro la forte Atalanta, risicata e non entusiasmante quella della Juve a Lecce, ultima in classifica con soli 9 punti. Solo la Lazio ha perso, e molto nettamente a Siena.

Veniamo a noi dunque, con la Juve che è passata dal caldo di Dubai al freddo ventoso della Puglia, nella terra di Antonio Conte a Lecce, alla presenza di un numero impressionante di tifosi bianconeri entusiasti. La formazione in campo era quella tipo, con il solo Quagliarella al posto di Matri al centro dell’attacco, che ha ben presto ripreso la sua posizione a seguito dell’infortunio dello sfortunato ed infortunato Fabio, peraltro tornando al gol, il suo settimo sigillo stagionale, pochino rispetto alle 12 realizzazioni dei capocannonieri del campionato. La vittoria è stata meritata ma sofferta, utile ma insoddisfacente; ciò perché non si è visto il gioco intenso ed aggressivo dei mesi scorsi, si sono viste poche azioni pericolose e non si è chiusa la partita, anche con il Lecce che si è spinto in avanti alla ricerca del pareggio e si è reso assai pericoloso in almeno due occasioni. Diciamo pure che la Juve non ha fatto la figura della prima della classe, quale è rimasta grazie ai tre punti ottenuti in Salento alla pari con il Milan, ma anzi ha presentato alcuni giocatori chiaramente involuti e poco risolutivi: penso a Marchisio e Pirlo a centrocampo, Chiellini e Bonucci in difesa, Pepe in attacco, dove invece hanno mostrato buone cose sia Matri, sia soprattutto Vucinic, al quale manca la prolificità in zona gol, ma non difetta certo la tecnica e la buona disciplina tattica. Adesso bisogna tenere alta la guardia in queste due ultime giornate del girone di andata con il Cagliari a Torino e l’Atalanta fuori, anche perché domenica c’è il derby di Milano, per il quale, in caso di nostra attesa vittoria, qualunque risultato è buono, in danno del Milan, o dell’Inter o di entrambe in caso di pareggio.

Una chiosa sul caso Borriello. Continuo a non capire cosa serve prendere ora in prestito un centravanti che lascia problemi di spogliatoio per scarso utilizzo, visto che anche a Torino sarà così, e con Iaquinta o Toni in grado di poter stare in un quintetto con Alex, Quaglia, Matri e Vucinic; ma è evidente che se lo hanno preso, è inutile contestarlo platealmente come fatto ieri a Lecce: anche i suoi gol, se arriveranno, saranno utili al progetto. 

 

 23.12.2011

UDINESE - JUVE 0 a 0: VORREI, MA NON POSSO

   di Luigi Farina   

A freddo, sia scrivendo l’articolo, sia commentando tra tifosi, non è possibile non considerare tutti gli aspetti positivi che la Juve di quest’anno ha offerto e che la partita di mercoledì sera a Udine ha di fatto confermato: primo posto in classifica, imbattibilità da 16 partite, solidità della difesa, tendenza a dominare il gioco.

Ma diciamoci la verità, approcciandoci da tifosi alla gara, avevamo tutti assaporato il gusto di una vittoria che avrebbe costituito la reale dimostrazione di forza al campionato, ed in particolare al Milan, che pure sta vincendo con una regolarità impressionante. Vincere avrebbe significato violare lo stadio di Udine, avrebbe consentito di allontanare di ben 5 lunghezze la terza in classifica, e soprattutto di stare avanti ai rossoneri, che con la vittoria a Cagliari hanno di fatto coronato una rincorsa iniziata dopo la sconfitta allo Juventus Stadium. E va detto che la Juve ci ha provato, e che peraltro c’erano anche i presupposti, visto che i friulani hanno patito un poco la stanchezza per avere giocato anche il turno di Europa League, senza avere una rosa tanto ricca da consentire un turnover razionale. La nostra squadra, soprattutto nel primo tempo ha dominato nel possesso palla, ma non si è resa troppo pericolosa con azioni tali da impensierire seriamente Handanovic e la difesa friulana, la prima in campionato con sole 9 reti subite; nel secondo tempo, pur in presenza di un predominio meno evidente, ci sono state occasioni da gol più limpide, ma anche ripartenze dell’Udinese, perché anche i nostri erano un poco stanchi.

E qui – fatte salve le premesse - credo che si possano muovere alcune critiche alle scelte del nostro allenatore. Non si è capito come mai le sostituzioni avvengano tutte nel seconda parte del secondo tempo, ed addirittura alla fine, quando in sostanza non servono a niente, perché coloro che subentrano non sempre riescono ad entrare in partita; con l’Udinese, per vincere, bisognava intervenire prima di tutto sul centrocampo, con tutti gli uomini stanchi, rimodulando lo schieramento, magari con Giaccherini o anche Pazienza, oltre le punte. Infatti, e qui siamo al secondo punto, è evidente che non ci sono i presupposti affinché Matri possa fare l’unica punta contro difese schierate, perché la presenza di esterni non esclusivamente offensivi, come lo è stato Estigarribia o è lo stesso Giaccherini - che non vede la porta – non impegna a fondo la difesa, lasciando il buon Alessandro, che non è Ibraimovich, in chiara difficoltà. Non è un caso che nel finale Del Piero e Quagliarella insieme siano stati più pericolosi, pur con un centrocampo meno lucido e propositivo, e con pochi minuti a disposizione.Per cui, malgrado la mole di gioco, la buona volontà, la ottima prova della difesa, ed un buon predominio territoriale, la squadra ha dato la sensazione di non essere in grado di sconfiggere i bianconeri friulani, seppure palesemente stanchi.

Ora la finestra di mercato dovrà essere ben sfruttata, sia in uscita, per monetizzare, sia in entrata, per migliorare; se non arriva il top player, bisogna prendere elementi in grado di essere alla pari dei titolari, in modo da avere sempre gente fresca, per non pagare poi a fine stagione un prezzo inatteso al grande furore agonistico ed alla mole di gioco, che ci hanno lasciato però qualche pareggio di troppo.

Auguri a tutti.

 

 19.12.2011

JUVE – NOVARA 2 a 0: ALTRA VITTORIA, BASTA LAMENTARSI!!!

   di Luigi Farina   

Vado controcorrente e commetto pure idolatria, contraddicendo il totem Antonio Conte, che si è lamentato pure lui per la non elevata prolificità della squadra in relazione alle azioni sviluppate ed alle azioni da gol mancate. E prima e dopo di Conte sono tanti i tifosi ed i commentatori che hanno evidenziato questa circostanza dopo la vittoria per 2 a 0 contro il Novara, solo 2 a 0 visto che poteva invece esserci una goleada; in molti poi hanno anche detto che questa improduttività in zona gol ci porta ad aggredire costantemente l’avversario, di fatto stancandoci oltre il dovuto, considerando il modo aggressivo con il quale la Juve affronta la partita.

Quest’ultimo concetto è forse parzialmente condivisibile, ma per il resto credo che non ci si debba lamentare assolutamente, quando una squadra dinanzi al proprio pubblico schianta sistematicamente gli avversari, crea gioco, spettacolo, e vince alla grande, contro le piccole ma anche contro le grandi squadre. Ma le abbiamo viste le avversarie? Cosa ha fatto vedere di più e meglio il blasonatissimo Milan, che ha vinto 2 a 0 con il Siena, ma grazie ad un’autorete ed un rigore inventato (il quarto di seguito e di cinque complessivi), con i toscani che hanno avuto la palla del vantaggio sullo 0 a 0  ed hanno giocato alla pari per più di un tempo?

Oggi vanno invece messi in evidenza ulteriori aspetti che ampliano il ventaglio della speranza di raggiungere gli obiettivi prefissati della zona Champions League, e di qualcosa di più ambito come lo scudetto. La classifica dice che per la zona Champions se la giocano in quattro, con il possibile rientro dell’Inter, comunque a – 6 dalla Lazio, attualmente quarta; sembrano già fuori da questi giochi sia il Napoli che la Roma, anche se sono squadre pericolose da affrontare per tutti. Per lo scudetto dovrebbe essere una lotta tra Juve e Milan, visto che l’Udinese non sembra avere una rosa in grado di arrivare fresca fino in fondo.

Si continua intanto ad essere imbattuti e primi in classifica, ininterrottamente dalla prima giornata, e questo è un fatto che avviene oramai da quindici partite; gli ultimi risultati sono venuti malgrado in campo non ci fossero solo gli undici inamovibili del 4-3-3 di Antonio Conte, ma con una presenza più costante di Pazienza, Giaccherini, Estigarribia e Quagliarella, che hanno detto la loro senza far rimpiangere i compagni, ma offrendo la certezza ad Antonio Conte, che anche solo in caso di appannamento di alcuni dei titolari, si può contare in pieno su di loro, senza pericolosi effetti di stravolgimento. E poi, seconda miglior difesa, secondo miglior attacco, grandi prestazioni di Buffon, di Barzagli, di Marchisio, di Pirlo: insomma una serenata, che sembra possa non smettere di suonare.

Mercoledì sera ad Udine la prova del nove, non prima di avere conosciuto il risultato del Milan che gioca a Cagliari, che sicuramente inciderà nelle scelte strategiche delle due squadre in campo: una graditissima non vittoria dei rossoneri contro i rossoblu, potrebbe invitare le due squadre a darsi battaglia per cogliere l’occasione di distaccarli.

 

 13.12.2011

ROMA - JUVE 1 a 1: NON SI PUO’ SEMPRE VINCERE, MA …

   di Luigi Farina   

Confesso che non ho potuto vedere la partita; ma ho visto gli highlights e letto i commenti di opinionisti e tifosi di entrambe le pari, sufficienti a farmi una idea della gara e delle sue molte sfaccettature. Devo dire che dalle immagini dei servizi sembra che la Juve abbia giocato quasi ad una porta, con numerose occasioni da gol ed in generale con molte più azioni di quante ne abbia fatte la Roma. Dai commenti di parte romanista si è evinta una unanime soddisfazione per il pari ottenuto (leggi mancata sconfitta), evidenziando come questo pareggio sia stato ottenuto contro una delle squadre più forti del torneo, candidata alla vittoria finale; e questo non può che farci piacere.

I commenti di parte nostra sono equamente divisi tra il bicchiere mezzo vuoto e quello mezzo pieno: i primi hanno parlato anche di squadra un poco stanca, oltre che sciupona, i secondi hanno continuato a rimarcare la imbattibilità dopo 14 gare ed il piglio con cui si è affrontata questa ennesima gara in trasferta, che si è dominata. Oggettivamente, e qui parlo per me, non si deve trascurare il fatto che la Roma fosse sull’orlo di una crisi tecnica e piuttosto rimaneggiata, e che dunque siamo in presenza di una occasione persa, soprattutto per allungare sul temutissimo Milan, ma anche per tenere lontane la Lazio prima ed il Napoli poi, che sembrano essere le avversarie per contenderci un posto in Champions League. Dell’incredibile Udinese onestamente non si sa più che dire, se non che bisognerà batterla mercoledì prossimo, prima della sosta natalizia. Si tratta questa di una scadenza alla quale bisognerà arrivare preferibilmente primi, perché alla ripresa, con la riapertura del mercato, ci saranno movimenti che potranno essere decisivi e che riguarderanno più di una squadra: non è una novità che il Milan con Cassano e Van Bommel l’anno scorso mise le fondamenta per arrivare al titolo, mentre la Samp, cedendo Cassano e Pazzini, abbia di fatto decretato la retrocessione in B.

Alla Juve servono un centrocampista ed un difensore centrale, eventualmente duttile per giocare a destra per dare anche il cambio a Lichtsteiner; ed è evidente che non può trattarsi di prestiti o saldi di fine stagione, ma di giocatori di prima fascia, che possano inserirsi in un contesto di squadra già proiettato alla stagione futura, quando con le coppe europee – speriamo quella con le grandi orecchie – dovranno disputarsi molte gare in più di quest’anno. Il colpaccio per il centrocampo non può che essere Riccardo Montolivo, che non deve sfuggirci; in alternativa potrebbe andare bene Palombo. In difesa si sta facendo con insistenza il nome di Martin Caceres, che sarebbe a mio parere un graditissimo ritorno. E poi questa estate, ad obiettivo raggiunto, puntare al grande attaccante, ed al ritorno di Giovinco.    

E’ evidente che bisogna però vincere domenica con il Novara.

 

 05.12.2011

JUVE – CESENA 3 a 0: INIZIANO LE DIFFICOLTA’, SI VINCE LO STESSO

   di Luigi Farina   

Sembrava che si stesse configurando la classica macchia della giornata calcistica: la Juve prima ed imbattuta, con uno degli incontri più facili a disposizione contro l’ultima in classifica, fino al 70° minuto della gara era sullo zero a zero. Ed in più quando il buon Conte ha visto che malgrado il gran gioco di attacco la squadra non riusciva a rendersi pericolosa ha fatto la prima sostituzione tra Matri e Quagliarella, ecco che nel giro dei successivi dieci minuti si sono infortunati prima Vucinic e poi il suo sostituto Del Piero, lasciando quindi la squadra con un solo attaccante di ruolo.

Sembrava dunque che la contraerea di gufate e malocchi messa su da tutti gli avversari della squadra capolista che viaggia a nove lunghezze dalla quinta e la sesta in classifica e dodici dal limite minimo per entrare in Europa dalla porta secondaria, stesse sparando bordate ben piazzate. Ed invece, uscendo maestosamente dalle difficoltà, e rendendo proficuo il suo gioco arrembante che si è quantificato con un possesso palla finale di oltre il 70%, è arrivata per la Juve la rete scaccia incubo di Claudio Marchisio, la sesta in questo scorcio di stagione fantastica, seguita dal rigore di Vidal, che è stata la degna chiusura di un arrembaggio che non si è fermato se non al novantesimo. Si è vinto dunque anche senza Pirlo, e con un ottimo Pazienza al suo posto, e pure in presenza di un Matri appannato e di Vucinic e Del Piero infortunati. E così vengono a fugarsi anche i dubbi che possono esserci sulla squadra che fino ad ora è stata quasi sempre la stessa, che ora in presenza di obbligatori cambi o ritocchi al modulo, ottiene comunque risultati positivi e soprattutto domina in lungo ed in largo la partita.

E’ interessante guardare la classifica, e notare come essa si stia sfaldando proprio verso l’alto, lasciando indietro alcune delle prevedibili protagoniste (nell’ordine Napoli, Roma ed Inter) con distanze non irrilevanti e con situazioni di squadra tuttaltro che rosee; solo il Napoli dà la sensazione di potere rientrare in corsa per scudetto e Champions, ma non può permettersi di sbagliare ancora.

In pratica sembra che questi due traguardi ce li giocheremo con Milan, Udinese e Lazio, ed onestamente, a meno di paradossali eventi, il vero avversario dovrebbe essere il solo Milan, per blasone e per organico. E’ impressionante la facilità con cui i rossoneri stanno vincendo le partite e facendo gol, e solo la costanza di rendimento e le ultime vittorie della nostra squadra ci tengono ancora in vetta.

E’ curioso invece notare la anomalia proposta dal calendario, che vede il Milan giocare le sue partite con le squadre di prima fascia praticamente tutte all’inizio del girone di andata e del girone di ritorno, con la sola eccezione del derby con l’Inter; così come allo stesso modo la Juventus, che ha concentrati gli scontri diretti a metà stagione, li giocherà tutti in casa, ad eccezione di quello con il Milan. Sono fattori che possono incidere molto, se vediamo come il Milan ha recuperato punti a tutti vincendo sei partite su sette, partendo dalla sconfitta a Torino, ultima delle partite veramente difficili. E sono cose delle quali ci dobbiamo ricordare per il futuro.

Sotto con la Roma, allora, altro ostacolo verso la stagione di successi che aspettiamo da troppo tempo. E che la domenica seguente, contro il Novara, si continui a cantare: “salutate la capolista”.

 

 30.11.2011

NAPOLI - JUVE 3 a 3: ANCORA PRIMI, ANCORA IMBATTUTI

   di Luigi Farina   

Il pareggio è una non vittoria o una non sconfitta: dipende dal punto di vista. Dunque l’analisi corretta della partita e del risultato, non può prevedere solo elementi positivi o solo quelli negativi. E’ evidente che il pareggio di martedì sera a Napoli, in rimonta sul doppio svantaggio per ben due volte, ha lasciato l’amaro in bocca al Napoli, ed ha invece entusiasmato noi tifosi della Juve, che vedevamo lo spettro di un’altra tripletta malefica, con conseguente sconfitta.

Ed a questo fattore emozionale, vanno sommati tanti aspetti positivi. La squadra è infatti prima in classifica, è ancora imbattuta dopo dodici partite, ha conquistato ben 10 punti su 12 negli scontri diretti con Milan, Inter, Lazio e Napoli, di cui tre giocati fuori casa, continua a segnare con molti giocatori, ha dato prova di carattere e orgoglio, non ha mai mollato anche dopo il terzo gol dimostrando tenuta mentale e consapevolezza della propria forza e, cosa non da poco, ha dominato il secondo tempo.

Ci sono però anche degli aspetti negativi da considerare, che non possono e non devono essere sottaciuti. Innanzitutto sono stati presi tre gol insieme in un sola partita, e questo non può più succedere ad una squadra con ambizioni; allo stesso modo siamo stati dominati dal Napoli nel primo tempo ed abbiamo commesso numerosi errori, spesso per la loro aggressività ed altre volte gratuitamente (il rigore causato da Pirlo è stato inutilissimo); resta il dubbio se il pareggio finale, peraltro giusto, non sia stato dovuto alla stanchezza prevista del Napoli, piuttosto che alla sola forza della Juve.

In realtà a Napoli abbiamo visto per la prima volta una squadra che ha dovuto forzatamente rinunciare ad uno dei suoi uomini migliori, cioè Claudio Marchisio ed il cui tecnico ha deciso di inventarsi una soluzione troppo originale per non presentare difficoltà: presentare un inedito 3 – 5 – 2, pur di non proporre lo stesso modulo vincente degli ultimi tempi, con Pazienza al posto di Marchisio. E’ andato bene Estigarribia a sinistra, ma non è andato tanto bene Pepe al centrocampo, dove ha perso troppi palloni e non ha ben supportato un Pirlo che in certi frangenti è parso stanco: sono tutti poi saliti in cattedra con il Napoli in fase di calo. Esce fuori quindi quello che oggi è l’unico grande dubbio sulla forza della squadra di Conte, che continua ad utilizzare sempre gli stessi uomini, lasciando pochissimo spazio ad altri giocatori che pure sono di livello pari a quelli preferiti, e che quindi non hanno la partita nelle gambe: cosa succederà quando tra squalifiche, influenza ed infortuni, mancheranno tre o quattro titolari? Gli altri saranno pronti, o si troveranno spaesati? Speriamo in bene.

Una ultima considerazione sulle scelte di Conte, ed in particolare sulle poche sostituzioni che sta effettuando in corso di gara. Ieri sera, tra i ventidue in campo, l’unico che sembrava non fermarsi mai è stato Estigarribia, il più fresco di tutti. E se è vero, come è vero, che la maggiore freschezza della Juve ha determinato la grande rimonta, è evidente che l’ingresso in campo di giocatori freschi nel finale, poteva incidere in maniera devastante; è onestamente incomprensibile fare entrare Del Piero e Quagliarella al minuto 88 ed al minuto 90, ledendo peraltro la loro suscettibilità. Attento grande mister, la forza del gruppo conta più di ogni altra cosa, non lasciarti adulare dai troppi complimenti sul tuo decisionismo.  E ora sotto con il Cesena.  

 

 27.11.2011

LAZIO – JUVE 0 a 1. QUANDO BUFFON CHIUDE LA PORTA …

   di Luigi Farina   

Dopo una vittoria come quella di sabato sera con la Lazio, ritorna d’attualità un tema solito: una squadra che subisce pochi gol, vince il campionato o arriva molto in alto, con più certezza di quella che ne segna molti. E Udinese, Lazio e Juventus con la loro posizione in classifica sono qui a dimostrarlo. Esordiamo così in questo articolo, perché nelle due vittorie con Palermo e Lazio c’è stato l’evidente zampino di Gianluigi Buffon, tornato a livelli di forma ottimali e autore di alcune parate strepitose, tra cui quella su Rocchi nel primo tempo e sullo zero a zero, cui poco dopo è seguito il gol di Pepe. Ed è evidente che quando anche il portiere integra la compattezza del reparto, che già da solo si sta comportando bene, le possibilità di rimanere imbattuti restano alte; ed è questo oggettivamente uno degli elementi più positivi di questo primo terzo di campionato della Juve, peraltro prima in classifica.

La vittoria con la Lazio, viziata da qualche patema di troppo in alcuni frangenti del primo tempo e nei primi venticinque minuti del secondo (il palo di Hernanes il clou), è stata l’ennesima dimostrazione di forza e compattezza e soprattutto si è caratterizzata anche per le numerose occasioni da gol fallite proprio da noi: prima Marchisio su incursione di Licthsteiner ha colpito di testa fuori a due metri dalla porta, poi proprio lo svizzero di piede sottoporta dopo la maledetta di Pirlo, ancora Pepe due volte prima e dopo il gol, ed infine nel secondo tempo Giaccherini e Matri che non sono riusciti a raddoppiare. Non è affatto poco, considerando che la Lazio ha una delle migliori difese ed è in ogni caso una squadra di prima fascia, che puntava alla vittoria per consolidare le sue ambizioni.

La realtà è che la Juve ha affrontato la gara cercando di imporre il proprio gioco, e ci è riuscita benissimo nel primo tempo, e soprattutto nella seconda parte del secondo, quando i bianco celesti, pur obbligati a cercare il pareggio, non hanno mai tirato in porta. Ottima la difesa abbiamo detto, con solo svarione di Bonucci in occasione del mani di Barzagli, sontuoso al solito il centrocampo, che con gli interpreti attuali può dirsi il migliore del campionato, e bene l’attacco, dove si sta vedendo un ottimo Matri, sempre pericoloso e allo stesso tempo utile per i compagni di reparto e per le incursioni dei centrocampisti. Mi chiedo come sarebbe l’attacco, con Quagliarella o Del Piero come seconda punta, essendo molto più dinamici e nel vivo del gioco del montenegrino, che comunque regala giocate di classe, come nella ripartenza del gol di Pepe.

Ci aspetta ora la trasferta di Napoli, diventata inesplicabilmente ostica negli ultimi anni, e che affronteremo senza Marchisio, squalificato, e con al suo posto l’ex Pazienza; è una gara difficile per la forza del Napoli, ma più ancora è una gara importante, in cui non abbiamo nulla da perdere, ma tutto da guadagnare in caso di risultato positivo, poiché lasceremo indietro tutti, aumentando di uno o tre punti il vantaggio sugli inseguitori. E poi per noi juventini della Campania sarebbe una festa doppia.

 

 23.11.2011

JUVE–PALERMO 3 a 0: SI CONTINUA A VINCERE E CONVINCERE

   di Luigi Farina   

Il tema della settimana era: come reagirà la Juve di Conte ad una sosta forzata di 22 giorni? Darà continuità ai risultati positivi ed alle prestazioni monstre contro Fiorentina ed Inter, o perderà la concentrazione e la carica agonistica? Per il sottoscritto c’era pure un altro elemento di perplessità, e cioè la presenza dell’arbitro Bergonzi, vero arbitro maledetto nelle scelte e discretamente porta sfortuna per noi, che sembrava messo apposta nella scia delle polemiche di Petrucci ed Abete alle azioni legali della Juve.

Ed invece, come al solito di questi tempi, la squadra di Conte ha messo tutti d’accordo, sistemando ogni cosa con una nuova prestazione super, caratterizzata da vittoria, tre gol, tanto gioco e tanta aggressività nei confronti dell’avversario, che al pari di altri è stato schiantato alla distanza. Come con il Parma, la Juve ha annichilito gli avversari proprio nel secondo tempo quando avrebbe dovuto essere più stanca per l’aggressività del primo tempo, quando i rosanero hanno avuto tre buone occasioni per segnare, compensando dunque le nostre, incluso il palo di Pirlo con un tiro piazzato in corsa, da mille e una notte. Sarebbe bello sentire anche l’ostico Zamparini, ma i commentatori tecnici della domenica e lunedì hanno ammesso la forza e la spettacolarità del gioco della Juve, evidenziando la equivalenza tra il bel gioco ed i risultati, e la capacità dei singoli con il gioco di squadra.

Al sottoscritto piace evidenziare come i tre gol al Palermo, così come quelli contro l’Inter o il Parma o in altre occasioni, siano spesso frutto di trame di gioco eccellenti, con azioni costruite con tre o quattro passaggi che mandano in gol l’uomo, che poi è spesso Marchisio (con Palermo, Inter, Milan, Parma), con le sue perentorie incursioni centrali: ieri due passaggi da Vidal a Vucinic a Matri che ha fatto velo con il principino che con calma ha potuto stoppare ed appoggiare in rete. Una goduria per il palato.

Bisogna poi spezzare una lancia a favore di Buffon, che una volta entrato in forma, sta iniziando a dare il suo contributo; due le sue parate importanti nel primo tempo con il Palermo che poteva pareggiare, ma più di tutto è stata determinante la sua uscita fuori area su Ilicic, con un tempismo che ha consentito di sfruttare la impercettibile  indecisione dello sloveno ed impedirgli di andare verso la porta scoperta.

Oggi i numeri parlano chiaro: la squadra è imbattuta, ha la seconda miglior difesa, il secondo miglior attacco, è prima, ed ha affrontato con profitto anche le squadre di prima fascia, non solo quelle più scarse; ora le trasferte con Lazio, Napoli e Roma, inframezzate dal turno casalingo con il Cesena, ci daranno la dimensione giusta della forza di questa squadra, che nel girone di ritorno poi affronterà tutte le dirette concorrenti, tranne il Milan, allo Juventus Stadium, che sta diventando finalmente un bunker inespugnabile, una bolgia di tifo e passione, il dodicesimo uomo in campo.

 

 30.10.2011

INTER – JUVE 1 a 2. E ORA???

   di Luigi Farina   

Tranne la sciocchezza detta da Ranieri, secondo cui la Juve ha fatto gol nelle uniche occasioni avute (sic!), ieri abbiamo ascoltato unanimi commenti, che oltre a decretare una vittoria meritata della Juve, hanno anche detto che l’Inter aveva giocato una buona partita, una delle migliori della stagione. E questo, se è vero, credo sia il dato più importante che deve essere valutato in questa grandissima vittoria dei ragazzi di Conte, che hanno avuto più di cinque nitide palle gol per segnare il 2 a 0 o il 3 a 1, oltre all’assurdo rigore non concesso per il fallo di Castellazzi su Marchisio. Vincere tanto nettamente contro una squadra ancora accreditata come tra le migliori, è una risposta importante a quanti come noi si chiedono dove arriverà questa Juve. Io valuterei positivamente anche la circostanza che due clamorosi errori arbitrali in nostro danno (il fallo di ieri ed il gol annullato a Matri) non abbiano avuto conseguenze: è un buon segno, perché quando si è forti non c’è errore che tenga.

La vittoria della Juve con l’Inter è stata in realtà emozionante ed esaltante allo stesso tempo, perché ci sono state, come con la Fiorentina, trame di gioco che in alcuni momenti sono state eccellenti, soprattutto per gli inserimenti centrali di Marchisio ed il martellamento sulla fascia di Lichtsteiner, che non a caso hanno caratterizzato il risultato. E non da poco è la circostanza che nel secondo tempo i ragazzi non abbiano consentito una sola azione pericolosa all’Inter, con Buffon che non ha mai parato; bravi tutti, e bravo Chiellini, cresciuto nel secondo tempo dopo avere sofferto Maicon nel primo. L’assetto di squadra definito da Conte, dopo diversi tentativi che hanno comunque contribuito a tenerci ininterrottamente primi, è oramai definito ed è cucito perfettamente sugli attuali interpreti in campo; non si può rinunciare ad una seconda punta, avendone cinque disponibili e sette in rosa, e non si può rinunciare a tenere due incursori vicino a Pirlo, che ha manifestato ieri alcuni segnali di stanchezza.

Ecco perché nel titolo mi sono posto la domanda: e ora?. Volevo dire: dove possiamo arrivare? Abbiamo paura di scottarci e diciamo che il Milan, l’Inter ed il Napoli sarebbero più forti; ma da quello che si è visto fino ad oggi, questa squadra, così come è, può arrivare fino in fondo. La dobbiamo però valutare quando inizieranno a mancare per squalifica ed infortuni Marchisio, Vidal, Pirlo, Barzagli, Bonucci, Lichtsteiner e vedere come Conte ovvierà all’inconveniente, considerando che l’alternativa ai centrocampisti è solo Pazienza, oltre al giovane Marrone, che per fortuna non è andato fuori a farsi le ossa; e per la difesa le alternative sono Sorensen e Motta, non proprio il massimo, considerando che vanno sempre in tribuna. Forse non è un caso che il pareggio con il Genoa si avvenuto con Vidal assente per infortunio.Per il resto gli attaccanti e gli esterni sono perfettamente intercambiabili, e l’entusiasmo di tutti noi e che la squadra tocca con mano ovunque vada in trasferta ed allo Juventus Stadium, se ben veicolato, può fare la differenza.

 

 23.10.2011

JUVE – GENOA  2 a 2. RICOMINCIAMO !?!

   di Luigi Farina   

Ho scelto un titolo che si può leggere da due punti di vista opposti: uno ottimistico, l’altro pessimistico. Con il primo punto di vista, il verbo ricominciamo può essere letto come una esortazione a tornare a vincere, a convincere, a dare la sensazione che nel gioco dello scudetto e delle primissime posizioni ci può stare anche la Juve. Dunque massima fiducia ed entusiasmo per la prossima partita di martedì contro la Fiorentina, prima di affrontare la doppia trasferta con Inter e Napoli, che molto dirà sulle reali ambizioni della Juve.

Con il secondo punto di vista, quello pessimistico, il verbo ricominciamo esprime la preoccupazione che si stia riproponendo la falsariga dello scorso anno, con il lasciare troppi punti in casa a squadre di seconda e terza fascia, pagandone poi un prezzo salatissimo con la classifica finale. Purtroppo la partita di ieri non può non essere letta in questo modo; se dopo il pareggio di Chievo, si era parlato comunque di punto ottenuto su un campo difficile, la partita in casa con il Genoa doveva essere vinta, considerando che i grifoni erano segnalati in crisi dopo il pareggio casalingo con il Lecce, e la sconfitta di Chievo. E la cosa grave è che al pareggio del Genoa non è seguita una reazione rabbiosa  della squadra per i successivi 11 minuti, ma si è invece visto un crollo fisico e psicologico, con il Genoa che ha avuto due occasioni per fare gol e vincere.Molti sono stati i punti di ombra sabato sera. Innanzitutto la prestazione della difesa intera, con Chiellini e Storari su tutti: ma mentre il portiere paga la ruggine della panchina, ed ha regalato il secondo gol a Caracciolo, il buon Giorgio è stato battuto nell’uno contro uno di testa dal diretto avversario in entrambi i gol, e si trattava di avversari che gli rendevano 20 cm in altezza. Non eccellente poi il contributo degli esterni, sia quelli difensivi, sia quelli di attacco, che quasi mai hanno attaccato la profondità con cross dal fondo per gli attaccanti, ed hanno contribuito a fare sì insieme ai centrocampisti che spesso il Genoa ha potuto condurre il gioco. Ed infine al sottoscritto non sta piacendo affatto Vucinic, abulico, pasticcione, mai pericoloso sotto porta e mai utile per favorire gli inserimenti dei compagni, tranne che nell’occasione del secondo gol: doveva essere sostituito da Del Piero, solitamente più presente anche nella fase difensiva, oltre che assai motivato. E’ evidente che sempre più la Juve dipende da Pirlo, l’unico che salta l’uomo ed è dotato di classe, e che sta avendo poco dalla batteria di esterni su cui ha puntato molto; Estigarribia ha dato idea di disciplina e sostanza, ma non di genialità e classe; chissà come sarà Elia allora, perché servirebbe un po’ di imprevedibilità in attacco, mentre è stato impressionante l’impatto negativo di Krasic sulla partita: sembrava totalmente confuso ed ha regalato ai genoani la palla da cui è partita l’azione del pareggio, oltre a sbagliare tutto il resto. L’unico dato certo è che non si può rinunciare alle due punte ed alla capacità di Matri di fare gol, ed è così che si dovrà giocare contro la Fiorentina in crisi e senza Montolivo, magari inserendo Vidal per Marchisio, ieri un poco stanco, facendo riposare Vucinic per Del Piero o Quagliarella, rilanciando De Ceglie e dando un poco di riposo a Chiellini.

E poi, ricominciamo a vincere.

 

 18.10.2011

CHIEVO-JUVE 0 a 0: MA PER VINCERE BISOGNA TIRARE IN PORTA

   di Luigi Farina   

Può sembrare forse infantile fare delle critiche ad una squadra che da sei domeniche di fila è prima in classifica, ha subito solo sei reti, è imbattuta, conduce la gara per quasi tutti i 90 minuti; e non tenere conto che alcune delle cosiddette provinciali – Atalanta, Cagliari, Chievo e Catania – stanno andando benissimo, segnale d una buona condizione fisica e di una altrettanto buona organizzazione di gioco. Ciò nonostante non possiamo non prendere atto che il pareggio per 0 a 0 al Bentegodi di Verona contro il Chievo ha lasciato a tutti la sensazione che si sia persa una occasione per creare un mini distacco, ed acquisire la consapevolezza che la Juve possa essere una delle squadre da battere anche per il risultato finale. Invece dopo il pari a Chievo vediamo racchiuse in quattro recuperabilissimi punti tutte le squadre che puntano ai posti alti della classifica, incluse le delusioni iniziali di stagione Roma e Milan, che sembrano avere tutti i numeri per ripartire; per non parlare della Lazio e del Napoli che distano uno e due punti.Ieri non si è vinto perché si è tirato poco in porta: mai nel primo tempo, e tre volte nel secondo, quando è entrato Del Piero a vivacizzare la manovra d’attacco. A mio parere questo modulo 4-1-4-1, così ricco di centrocampisti e povero di punte, non è assolutamente compatibile con la necessità di affrontare difese schierate e squadre corte e compatte a cui basta non perdere. Qualunque sia l’attività degli esterni (ieri in ombra in Krasic e Pepe), essi non hanno grandi spazi da infilare, si limitano ai cross dalla fascia, che però sono preda sistematica dei difensori, poco impegnati da una sola punta, peraltro di movimento, come Vucinic. Allo stesso modo le percussioni centrali dei centrocampisti incursori come Marchisio e Vidal, restano velleitarie contro due linee compatte, anche tenendo conto che i centrocampisti non hanno la stoccata perentoria e mortifera di un goleador.

Sembra che il mister abbia oggi difficoltà a rinunciare all’apporto dei due migliori bianconeri in termini di dinamismo, e cioè Marchisio e Vidal, e che tenda a costruire la squadra intorno a loro. Il risultato di questa impostazione è stato positivo contro il Milan, squadra aperta al gioco e surclassata dalle geometrie e dal dinamismo del centrocampo bianconero, ma ha portato risultati insoddisfacenti a Catania ed a Chievo, dove peraltro anche gli avversari hanno avuto nel finale l’occasione per vincere.  Oggi Conte ha molte opzioni di gioco e molte scelte in termini di uomini, sta a lui saper scegliere, prendendo atto che finora gli attaccanti di ruolo hanno segnato pochissimo, e che proprio per questo ci manca qualche punto.

 

 03.10.2011

JUVE – MILAN 2 a 0: SQUADRA MAESTOSA

   di Luigi Farina   

A meno di ventiquattro ore dalla partita di ieri sera, è difficile trovare gli aggettivi più originali per sintetizzare, ma giustamente esaltandola, la prestazione della Juventus, che ha asfaltato il Milan sul piano del gioco e dell’intensità, prima ancora che del risultato, che però conta, eccome. Il risultato di 2 a 0, classico e rotondo anche se ottenuto solo alla fine, rende il giusto merito alla squadra che non poteva lasciare ancora punti in casa, anche se giocando con una grande; oggi così la classifica sorride, sia per la prima posizione, sia per gli interessanti distacchi che si sono configurati con tutti, ma in particolare con Milan ed Inter (6 e 7 punti). Ed anche il tenere dietro il Napoli non può che fare piacere, ora che inizieremo ad incontrare avversari più insidiosi, con il culmine con la doppia trasferta del 29 ottobre e del 6 novembre con Inter e Napoli.

Oggi i numeri parlano per la Juve e per questo suo nuovo allenatore tutta grinta e passione: squadra prima, imbattuta al pari dell’Udinese, soli tre gol subiti, nove gol fatti, versatile e camaleontica nei cambi di modulo e nella gestione degli uomini, con una rosa ricca, ed allo stato non soggetta ad infortuni; ed inoltre con la tendenza a condurre il pallino del gioco ed a comandare la gara.

L’entusiasmo dei tifosi ed i complimenti dei commentatori e degli addetti ai lavori, stanno creando aspettative importanti, che a mio parere fanno morale e infondono fiducia in tutti gli atleti. La gara era stata preparata bene, e si è visto. Ieri sera il dominio a centrocampo è stato devastante, con i 4+1 della Juve freschi ed aggressivi, rinforzati dagli irrefrenabili terzini Chiellini e Lichtsteiner, contro i 3+1 del Milan, troppo compassati e lenti in Seedorf e Van Bommel, che cercavano di abbassare il ritmo e giocare la palla verso Ibra e Cassano, ma venivano letteralmente travolti dalle folate dei nostri. Marchisio e Vidal se continueranno ad avere birra nelle gambe, faranno impazzire chiunque, ed allo stesso modo Pepe, su cui molti si stanno ricredendo. Dispiace lo stato vagamente confusionale di Krasic, che a mio parere resta un incursore fortissimo, come ha dimostrato nel secondo tempo di Catania, e va dunque recuperato, pur se nel contesto di squadra e nei suoi meccanismi. D’altra parte Conte dovrà provare a capire cosa possono dare i due oggetti per ora misteriosi Estigarribia ed Elia, su cui si è molto puntato in fase di mercato, e provare a dare chances agli attaccanti, che oggi con il modulo ad una punta sono oggettivamente penalizzati nel minutaggio.Benissimo la difesa, che ha tenuto a bada i brutti clienti Ibra, Cassano e Boateng, ed un plauso a Buffon, che a mio giudizio ha effettuato una paratona su Boateng; anche perché, diciamocela tutta, tutti noi temevamo che dai piedi buoni di qualcuno degli attaccanti avversari, potesse arrivare la beffa, anche se con il senno di poi ci sembra ora impossibile.

La sosta di campionato per la nazionale, ora stempererà il nostro entusiasmo a mille, portando via un po’ di giocatori per una decina di giorni, ma permetterà a Conte di lavorare su chi ha giocato di meno, sperando che non si crei un partito degli scontenti, sempre deleterio in un gruppo vincente.

 

 28.09.2011

CATANIA - JUVE 1 a 1: SIAMO PRIMI, MA …

   di Luigi Farina   

Dopo due vittorie di fila, ecco due pareggi di seguito, con otto punti totali che significano primo posto in classifica con l’Udinese. Come per le due vittorie – roboante la prima contro un Parma che sembra oggi inconsistente, sofferta la seconda contro un Siena solido – anche i due pareggi vanno letti in maniera diversa. Infatti il punticino rimediato in casa con il Bologna, sia per la scarsezza dei felsinei, oggi penultimi, sia per la scempiaggine di Vucinic che si è fatto espellere stupidamente, sia per le numerose occasioni da gol sprecate, grida vendetta ed è stata una occasione persa; invece il pareggio di ieri a Catania ci poteva stare, considerando la partita aggressiva ed intensa degli uomini di Montella, che nel finale hanno sciupato buone occasioni per vincere.

Di buono c’è da dire che tra le grandi siamo l’unica squadra imbattuta, mentre non deve essere trascurato che l’avvio di campionato è stato tale da non farci disputare alcuna partita impegnativa, che avremo ora a cominciare da domenica, quando allo Juventus Stadium arriverà il Milan.

Può dirsi allora che la Juve è ancora un cantiere, intenta a inserire gli ultimi arrivati ed a rigenerare i vecchi, reduci da due brutte stagioni. E da questo cantiere si vedono luci ed ombre. Piace molto a tutti, parlando di luci, la grinta e la voglia di vincere che la squadra mostra in molti frangenti: il secondo tempo nel quale abbiamo dominato il Bologna che pure giocava in superiorità numerica è stato entusiasmante, per quantità e qualità; ed anche quello di ieri a Catania, è stato bello, con la squadra alla ricerca quasi forsennata del gol vittoria. Ma ieri a Catania si sono visti anche segnali allarmanti, primo fra tutti, gli effetti sul nostro gioco quando gli avversari decidono di bloccare Pirlo: nel primo tempo non abbiamo quasi mai tirato in porta, anche perché gli altri quattro centrocampisti non riuscivano a sfruttare né le zone centrali né le ali, e Matri era abbandonato a se stesso.

Allo stesso modo è evidente che ieri abbiamo pagato un prezzo alla necessità di Conte di iniziare a dare spazio ai nuovi, in particolare a Elia, apparso ancora spaesato e non incisivo, ed a Vidal, più concreto e battagliero, oltre che a Krasic, quest’ultimo già oggetto di critiche sul web. Ed ancora lascia perplessi l’imbarazzante rendimento di Chiellini, responsabile dei due gol di Portanova e Bergessio, e prodigo ieri di un regalone a Suazo fermato poi da una bella uscita di Buffon praticamente a fine gara. E’ evidente ora, che la disastrosa stagione scorsa della nostra difesa, può essere letta anche in quest’ottica, lasciando più di un dubbio su quello che debba essere il ruolo di Giorgio in questa difesa.     

Domenica sera, con il Milan reduce anche dalla trasferta di coppa, che recupera però alcuni dei suoi infortunati, ci sarà un bel banco di prova, per continuare a tastare le ambizioni di alta classifica di questa Juve.

Anche perché c’è pure Inter – Napoli, mentre l’Udinese ospita il Bologna.

 

 20.09.2011

SIENA - JUVE 0 a 1: DISCRETA LA SECONDA

   di Luigi Farina   

Due partite e due vittorie, sei punti e primato in classifica, e ben cinque lunghezze avanti all’acciaccato Milan, alla strana Roma ed alla derelitta Inter.Sono tutti buoni segnali di inizio stagione, ma è troppo presto per qualsiasi analisi. Ricordiamoci della Juve di Ferrara, che vinse le prime quattro di fila, poi andò a Genova a dominare, meritando la quinta vittoria, che non venne anche per colpa di ben due reti annullate seppur regolari. Finì 2 a 2, e da lì con infortuni e perdita di fiducia della squadra, iniziò un periodo nero, terminato con l’esonero di Ciro.

Niente proclami dunque, e teniamo gli occhi aperti anche su quello che ancora non va.

E’ evidente che siamo passati dall’esordio spumeggiante contro il Parma, schiacciato da 4 reti e tante occasioni, ad una vittoria risicata con il Siena, non sofferta nella fase difensiva, ma abbastanza scialba nella fase offensiva. Solo fra qualche mese sapremo se è scarso il Parma – l’hanno detto in molti – se è forte il Siena o se se tutto è dipeso da noi. Certo la squadra non è cambiata di molto tra una partita e l’altra, ma si giocava fuori casa, e mancava Del Piero. Sembra strano ma credo che questa non sia una chiave di lettura errata, perché se allo statico Matri, che è un classico finalizzatore, viene affiancato un abulico Vucinic, che poco ha dato alla manovra, è evidente che il gioco dei centrocampisti si fa più complesso. Pensiamo invece che la scorsa domenica, nella bolgia dello Juventus Stadium, il capitano ha messo prima Matri e poi Pepe soli davanti a Mirante in dieci minuti, con il risultato di un palo clamoroso ed un gol fondamentale per la vittoria.Va anche detto che però la squadra ha dato prova di solidità e forza, ed ha un potenziale di crescita non indifferente, considerando che allo stato sono stati temporaneamente sacrificati sull’altare dell’applicazione della tattica di Conte, i giocatori sui quali si è fatto il mercato, e cioè Vidal, Elia, Estigarribia, oltre a Krasic e Quagliarella che sembrano in leggero ritardo di condizione. Tre o quattro di loro dovrebbero essere i titolari, in una formazione ideale, e dunque credo che ci sia solo da aspettare, visto che Conte, con l’abbondanza di atleti a disposizione, darà sempre la precedenza a che non ha problemi fisici, né di organizzazione, né di ambientamento. Anche stavolta, la possibilità di fare il turn over può fare la differenza nei momenti topici della stagione.

E non mi si venga a dire che la sconfitta del Milan ieri sera a Napoli è solo merito di Cavani e non è stata invece dovuta all’assenza – con tre partite difficili giocate in 8 giorni – di ben 8 titolari: altro che Aquilani, Nocerino, Cassano, Antonini e Seedorf che non ha nemmeno provato a rincorrere, a metà primo tempo, Gargano che andava verso il secondo gol.    La partita con il Bologna, per la quale sono necessari i tre punti, ci darà un altro segnale per arricchire la nostra analisi e capire fino a dove possiamo arrivare.

 

 12.09.2011

JUVE – PARMA 4 a 1: BUONA LA PRIMA

   di Luigi Farina   

Un clamoroso palo, un altrettanto clamoroso rigore negato, un gol ingiustamente annullato, tutti a Matri, sarebbero un bicchiere mezzo vuoto di giuste recriminazioni per gli errori arbitrali in danno della Juve, se non ci fossero stati quattro fantastici gol a bagnare l’esordio casalingo della signora nel campionato 2011-2012, la prima ufficiale anche nello Juventus Stadium, la nostra casa.E’ stato l’esordio che tutti avrebbero voluto, con bel gioco di squadra impostato da Conte e ben interpretato dai giocatori, colpi di genio dei fuoriclasse Pirlo, Del Piero, Marchisio, buone risposte sia dai nuovi Lichtsteiner e Vidal sia dai vecchi Pepe e Barzagli, ed in fin dei conti anche un avversario remissivo, che non ha avuto proprio la forza di provare a rovinarci la festa. Ed è stata proprio una festa, con 36.000 cuori pulsanti di entusiasmo, che attendevano questa prima nel nuovo stadio con una emozione ed una intensità non comune per una prima di campionato con il Parma di questi tempi. Gente come al solito giunta da tutta Italia, che circolava per Torino già da sabato, tra cui c’erano anche 16 rappresentanti del nostro club, oserei dire fortunati, per questo emozionante esordio coi botti, sotto un caldo torrido.

La Juve è piaciuta a tutti, non si discute, partendo dal suo allenatore, uno che sembra avere le idee chiare; non ci ha pensato due volte a lasciare fuori quasi tutti i nuovi, che pure erano attesi dal pubblico, visto che non erano ancora ben integrati nello schema di gioco. Ha colpito in particolare la fiducia concessa a Giaccherini, che seppure non particolarmente incisivo, deve avere soddisfatto il mister nell’applicazione degli schemi; ed allo stesso modo è piaciuto il modo in cui appena segnato il secondo gol ha rimodulato la squadra con una sola punta, Vucinic, due ali e tre centrali di centrocampo, una sorta di 4-5-1 o 4-3-3, di fatto un poco coprendola. La cosa veramente interessante è che la squadra ha però continuato a gestire il gioco e ad attaccare, facendo altri due gol e terminando con un possesso palla del 62% che è la fotografia di quello che dovrebbe essere la Juve di Antonio Conte.  Eccezionale la regìa di Andrea Pirlo, il play maker che mancava dai tempi di Emerson, e che ha poi permesso soprattutto a Marchisio di mostrare il suo valore nel suo ruolo naturale di interno di centrocampo; è piaciuta l’applicazione della difesa, detta di molti il punto debole della squadra, ed in particolare è piaciuto Barzagli, giustamente preferito all’involuto Bonucci, ed il tosto Lichtsteiner. Non hanno segnato gli attaccanti, anche se Del Piero ha deliziato la platea con lanci illuminanti e Matri ha fatto la sua parte come detto all’inizio, ma credo che se avremo la pazienza di aspettare Quagliarella, di dare qualche chance a Toni e Iaquinta, faremo veramente molti gol.

Parlando degli avversari, si hanno buone notizie dall’Inter, che credo abbia iniziato una parabola discendente molto gustosa per noi, mentre continua la buona sorte del Napoli, che ha vinto a Cesena in superiorità numerica per tutto il secondo tempo. Ed a proposito di fortuna: domenica sera ospiterà il Milan, orfano di un Ibra appena infortunato.

 

 07.09.2011

 JUVE: SI RICOMINCIA

   di Luigi Farina   

Sta per partire la nuova avventura calcistica della Juve nel campionato 2011-2012, ed è arrivato il momento di ricominciare a parlarne anche dal nostro club. Si ricomincia dunque: con una nuova squadra, con un nuovo allenatore per il terzo anno di fila, con rinnovate ambizioni, con il nuovo stadio, e con il solito entusiasmo di inizio stagione, quando il riscontro al parlare non sono ancora i risultati, ma le opinioni di noi tifosi.Si ricomincia però anche senza una coppa europea, con il mancato arrivo dei top players promessi, con una parziale rifondazione puntata su alcune scommesse o investimenti, che fanno sudare freddo se si pensa alla passata stagione ed al valore dei giocatori presi e poi risultati non adatti. Io da tifoso sono moderatamente insoddisfatto. E questa solo parziale insoddisfazione fonda su un elemento del quale dobbiamo prendere atto, pur se proprio noi juventini, che siamo di bocca buona, non siamo pronti ad accettarlo: oggi una qualunque squadra italiana non può permettersi un top player.Ve li immaginate Tevez, Dzeko, Aguero, Rooney, Messi e molti di quelli del Barcellona, Cristiano Ronaldo e molti suoi colleghi del Real Madrid, che vengono in Italia rinunciando agli ingaggi faraonici che hanno, sentendosi parlare di tetto ingaggi? E ancora più che vengono alla Juve che quest’anno non fa nemmeno la Europa League?

Oggettivamente non ci sono i presupposti, e dunque la questione si sposta sulla capacità del settore tecnico di una società di comprare bene, in prospettiva, e di assemblare un collettivo affiatato, funzionale, che contribuisca anche a valorizzare atleti che presi da soli possono valere meno di quando stanno in squadra. E’ da lì che si deve ripartire, è da lì che sta ripartendo anche la Roma degli americani, è questa la chiave di lettura che ha visto salire agli onori delle cronache squadre come il Napoli, l’Udinese, il Palermo.E noi dunque come siamo messi? Certo, dopo quello che abbiamo visto lo scorso anno con Marotta, c’è poco da stare allegri. Fanno specie in termini di stranezze i 7 attaccanti, di cui tre strapagati, quattro anzianotti, e dunque forse non era il caso di prendere per 15 milioni il pur buon Vucinic.  Così come fa specie il non essere riusciti ad intervenire in maniera decisa sulla difesa, dove oggi sta per lasciarci perché non adatto al modulo, anche uno dei nuovi arrivati, Ziegler, che va in Turchia al Fenherbace, proprio perché lì giocano la Champions League.  Poi a mio giudizio sono troppi anche cinque esterni (Pepe, Krasic, Elia, Giaccherini ed Estigarribia) per due posti. Ma entriamo nel dettaglio e vediamo anche le cose positive.

Portieri: Buffon, Storari e Manninger costituiscono un pool affidabile. La speranza è che non si infortuni ancora Buffon, la cui ripresa obbligata ci è costata molto lo scorso anno.

Difesa: si dice che quando una difesa fa acqua, la colpa è anche del resto della squadra; si è detto anche che Del Neri era un allenatore con una cura maniacale per la difesa. Sappiamo tutti come è andata a finire l’anno scorso, con la quasi certezza che Bonucci e Chiellini insieme non sappiano fare reparto. Con il solo Lichtsteiner ci siamo rinforzati poco; i milioni spesi per Vucinic andavano spesi per il portoghese Rolando, centrale del Porto.

Centrocampo: è praticamente una squadra di 9 elementi, con i 4 centrali e i 5 esterni, su quattro posti disponibili. La tenuta di Pirlo, la gestione di Krasic e la scoperta di Vidal ed Elia lo renderanno buono, forte o fortissimo; gli altri cinque sono comunque all’altezza, anche se Pazienza e Marchisio non sostituiscono Pirlo.

Attacco: un poco vecchiotto, ma pieno di risorse per quantità, qualità e varietà, e se la squadra è votata all’attacco, esso farà la sua parte; certo 7 attaccanti sono troppi, e Toni, Iaquinta ed Amauri rischiano di vedere il campo solo se gli altri si infortunano.

Allenatore: Antonio Conte è la chiave dell’acqua; se riesce a formare una squadra a sua immagine, può trasformare la Juve in protagonista assoluta. Sappiamo tutti che la gestione di un gruppo con prime donne è costata la carriera a Ferrara e Del Neri che non la avevano mai fatta, ma pare che il vecchio capitano abbia carattere da vendere. Gode dell’appoggio di Marotta e della intera tifoseria.

Pronti per il Parma dunque. Lo scorso anno, alle 12.30 questa partita sancì l’inizio della fine dei nostri sogni. Domenica 11 settembre, alle 12.30 ripartiremo da lì, ma per tornare a vincere.

 

 28.02.2011

JUVE – BOLOGNA  0 a 2. ANGOSCIA E IMPOTENZA

   di Luigi Farina   

Vi ricordate l’Inter prima di calciopoli, che perdeva sistematicamente, e si rendeva ridicola nei proclami, nelle scelte degli uomini, nei piagnistei? Questi siamo diventati noi oggi, a cinque anni da quel tragico 2006 in cui pochi stupidi hanno pensato che la sottomissione ed il sorriso potessero essere le chiavi per il futuro. Allo stato il futuro presenta una sola certezza: il nuovo stadio e i proventi economici che potrà garantire, ma poi dal punto di vista tecnico il nero è come la pece, impenetrabile. Alzi la mano chi ha creduto alla possibilità avanzata dal presidente Agnelli di riscattare Lecce con dodici vittorie di fila, per agganciare la Champions League: pochi inguaribili ottimisti forse, perché i numeri sono impietosi, e danno purtroppo il dato reale di questa squadra. La Juve ha ottenuto 11 punti in undici partite, e dunque con 33 punti disponibili, ha la difesa più battuta in casa di tutto il campionato (dunque più del derelitto Bari), non segna più come prima, è fuori da Coppa Italia e Europa League, è ottava o forse nona in classifica, dunque come mai era accaduto nemmeno lo scorso anno.  A questo punto, come ricordava con serietà e acume Marocchi nel dopo partita di SKY, bisogna capire se i giocatori della Juve, o molti di essi, sono realmente forti e non stanno rendendo al meglio, o se invece non sono all’altezza per competere a grandi livelli in Italia ed in Europa Nel primo caso il problema è ovviamente Del Neri, lo spogliatoio, la preparazione atletica e come attenuante gli infortuni; nel secondo caso il problema è Marotta ed in generale la società ed i suoi limiti di budget. La partita con il Bologna, emblematica al pari di quella di Lecce, mostra ovviamente che si tratta di entrambi i fattori: la inadeguatezza di Martinez, di Toni, di Iaquinta (finito oramai il suo ciclo alla Juve) di Motta, di tutti i terzini incluso il giovane Sorensen, si sommano ai forti dubbi che insistono oramai anche su Aquilani, Sissoko, Melo e Bonucci. Di contro è evidente che in difesa Del Neri non riesce a trovare la quadratura del cerchio, pur cambiando sistematicamente i terzini e da un poco anche i centrali. I movimenti sono pazzeschi, e portano gli attaccanti avversari a tagliare la difesa con facilità: a Lecce, come prima a Chievo e contro il Parma, Sorensen si è fatto facilmente sopravanzare dall’attaccante che poi ha fatto gol, e il mister giustamente non lo ripropone; ieri Bonucci sul secondo gol non ha raddoppiato subito sul lato di Di Vaio e Meggiorini, consentendo al secondo di prendere facilmente la palla sul colpo di tacco del primo; e potremmo parlare dei gol del Napoli, del Cagliari, del secondo gol del Lecce, preso a difesa schierata su palla inattiva, eccetera, eccetera.

Non riesco a pensare come potrà ripartire questa Juve sbadata e fragile, con trasferte ostiche come Roma, Lazio e Fiorentina, e la partita in casa di sabato sera con il Milan. Il rischio è di finire più in basso dello scorso anno; ed è altissimo. La Champions credo non sia più alla nostra portata, ma credo che si debba trovare prima di tutto un grande allenatore per il prossimo anno.

 

 21.02.2011

LECCE  – JUVE 2 a 0. L’INADEGUATEZZA DI DEL NERI

   di Luigi Farina   

La inattesa ed incredibile sconfitta della Juve per due a zero a Lecce pone in evidenza con chiarezza le grosse responsabilità di Luigi Del Neri nella sua veste di allenatore, e pone forti dubbi sulla possibilità che in futuro possa essere lui l’allenatore della Juve; la Juve che deve tornare alla vittoria.

E’ pazzesco quanto è successo oggi all’ora di pranzo: era l’occasione per dare continuità ai primi risultati buoni dall’inizio dell’anno, con una partita in casa di una formazione di bassa classifica e per giunta con assenze importanti: bisognava vincere e convincere. Ed invece abbiamo visto in campo una squadra di turisti, con i titolati giocatori della Juve che sembravano essere rimasti in albergo; la concentrazione era al minimo, ed in dieci minuti sono state concesse al Lecce due occasioni da gol, fino alla pazzesca occasione che ha portato alla espulsione di Buffon, altro disattento tanto da non rendersi conto di essere fuori area e parare tanto da essere espulso, rovinando poi tutta la partita. La cosa assurda è che ciò malgrado, i difensori hanno continuato a commettere sciocchezze, regalando il primo gol al Lecce, e addirittura il secondo, concedendo un colpo di testa a Di Michele su palla da fermo, a difesa schierata. Si tratta di una debacle che non ha giustificazioni, che evidenza però la debolezza del tecnico, la sua incapacità di caricare la squadra, darle quella grinta e quella forza, oltre che gli stimoli, per avere la giusta concentrazione sempre, e soprattutto nelle occasioni che contano. Errate poi le scelte dopo la sostituzione obbligata, che hanno visto la rinuncia ad un giocatore di movimento come Krasic a favore di un giocatore come Toni, statico ed inconcludente come il peggiore Amauri. Una squadra in inferiorità numerica, ancora sul risultato di parità, ha bisogno di gioco in velocità e con dinamismo  per ribaltare il gioco in rimessa, ma Del Neri ha provato ben altro, con il risultato di subire gol, non tirare mai in porta, anche quando per qualche minuto anche il Lecce si è trovato in dieci uomini. Un disastro, oramai quasi irreparabile, in termini di obbiettivo Champions League, del quale Del Neri dovrà pagarne le conseguenze.Agnelli, con Marotta, si impegnino a trovare un grande allenatore, poi si farà la squadra che lui indicherà.

 

 18.02.2011

JUVE – INTER  1 a 0. UN PIZZICO DI FORTUNA NON GUASTA

   di Luigi Farina   

Sono in controtendenza rispetto agli articoli entusiastici apparsi in questi giorni sul web e sui giornali che hanno giustamente esaltato la grande vittoria di domenica sera, ma l’occasione fallita da Eto’o a porta vuota allo scadere della gara, non può essere considerato un episodio normale durante una partita di calcio; capita una volta ogni molti anni. E’ onesto dunque da parte nostra vedere la partita anche da questo punto di vista, anche perché eravamo ampiamente in credito con la buona sorte, avendo pagato un prezzo altissimo in termini di infortuni, di clamorosi errori arbitrali a sfavore, di sfortunati rimpalli sotto rete; il tutto in un momento cruciale della stagione, che ci ha visti retrocedere all’ottavo posto in classifica, insieme alla eliminazione dalla Coppa Italia, contro una Roma non trascendentale.

Le due vittorie con Cagliari ed Inter, insieme alle buone prestazioni squadra, danno la sensazione che sia avvenuta l’inversione di tendenza tanto attesa e che la Juve sia ripartita verso l’alta classifica e verso l’obbiettivo primario della stagione, la qualificazione alla Champions League per il prossimo anno. Dopo la sbornia di reti subite (siamo la peggior difesa in assoluto in casa), si sta assestando il reparto arretrato, con  Buffon che acquista la migliore condizione giocando e con la nuova organizzazione del reparto, che in termini di statura è poderosa, seppur non molto agile; Del Neri ha infatti spostato Chiellini sull’out sinistro, messo Barzagli e Bonucci al centro, e riproposto Sorensen sulla fascia opposta, dopo l’ennesimo fallimento di Grygera e Motta.  

A centrocampo giganteggia Marchisio, ma è evidente la poca freschezza di Krasic, del quale mancano le scorribande devastanti sulla fascia: emblematico come con l’Inter che ha rincorso dalla mezzora del primo tempo, la squadra non sia riuscita a piazzare un contropiede tra le maglie allargate dei nerazzurri; Pepe e Martinez dovranno giocarsi le loro chances pur con qualche certezza in meno di essere sistematicamente in campo. L’attacco invece si è trasformato riprendendo a segnare, e con Matri pare avere superato lo shock dell’infortunio a Quagliarella, a partire dal quale sono incominciate le sconfitte in serie. Va detto dunque che la campagna di rafforzamento di gennaio ha sorriso a Marotta, piuttosto criticato per i risultati ottenuti finora, causati a detta della critica, dalla scelta di formare una squadra con molti giocatori normali, che oggettivamente si stanno rivelando inadatti alla Juve (Martinez e Motta su tutti). Infatti Matri e Barzagli si stanno mostrando utilissimi ora, ma sembrano poterlo essere anche nella Juve del futuro, quella che dovrà puntare allo scudetto. Personalmente nutro qualche perplessità su Toni, che per l’età che ha e quanto ha prodotto nelle ultime stagioni, può al massimo rappresentare una alternativa ad Amauri, del quale ricorda molto la controfigura, in termini di pericolosità sotto porta; ma per ora ci basta che sia sano, e possa costituire una alternativa a Iaquinta e Del Piero.

A Lecce prima e con il Bologna poi, si deve incominciare a vincere con continuità, perché la Lazio ed il Napoli tengono il passo, e non sarà facile rincorrere con il calendario che non ci sorride (Roma, Fiorentina e Lazio tutte fuori).

 

 06.02.2011

CAGLIARI – JUVE 1 a 3. UN POCO DI LUCE FRA TANTE OMBRE

   di Luigi Farina   

Confesso che le tre sconfitte di fila subite da Roma, Udinese e Palermo mi hanno tanto sconfortato tanto da farmi passare la voglia di scrivere il consueto articolo a commento del campionato. Troppe le cose negative da analizzare, che per giunta si sono ripetute in tutte le partite, lasciando un senso di impotenza e sconcerto che solo un risultato favorevole poteva scacciare: errori arbitrali clamorosi ed ingiustificabili, episodi e circostanze sfortunate, sterilità offensiva e soprattutto una fase difensiva davvero sconcertante, che peraltro si è riproposta anche a Cagliari.

La vittoria contro i rossoblu isolani è stata in realtà meritata, ed era necessaria per mantenersi legati al gruppo delle prime otto, che al momento chiudiamo proprio noi, tenendo però conto che non ci possiamo più permettere altri passi falsi, visto che le altre corrono; ed è stata forse il toccasana per dare avvio a quella ripartenza necessaria per scalare la classifica, come avevamo fatto fino all’infausto pareggio con il Chievo dello scorso dicembre.

Ieri come già prima col Palermo, si è visto come può cambiare il gioco della Juventus con la presenza in attacco di un giocatore di ruolo ed in forma: Matri è stato devastante negli esiti, ma soprattutto ha impegnato la difesa, così come a Palermo, consentendo alla squadra di non subire molto il gioco degli avversari, come invece era accaduto a Napoli, con la Roma e con l’Udinese; ed in questo modo ha diminuito la pressione degli avversari sulla difesa, oggi il vero mistero di questa squadra, dal momento che essa è quasi sempre al completo, soprattutto nei due centrali, ma non riesce quadrare il cerchio sui terzini soprattutto a destra. Si parte da un disastroso Buffon che ha praticamente offerto i due gol al Palermo, con  Storari ha fatto lo stesso con la Roma in coppa Italia (tiri lenti  malgrado le prodezze balistiche di Vucinic e Taddei); Chiellini ha commesso errori sui gol del Palermo e del Cagliari, Bonucci su quelli dell’Udinese, e dei terzini è meglio non parlarne. Ma la cosa ancora da rilevare è che ieri sera la difesa della Juve si è fatta uccellare da Cossu e Conti sul risultato di 1 a 1 con uno schema su punizione, ed ha fatto colpire libero a centro area Nenè per il gol del possibile pareggio, come aveva fatto fare i gol a Cavani nel primo tempo, cioè in maniera inspiegabile; un centravanti non può colpire la palla libero su palla inattiva, con la difesa schierata.

L’arrivo di Barzagli dovrebbe ulteriormente rinforzarla questa difesa; il ragazzo ha giocato bene sia a Cagliari che a Palermo, è un difensore esperto e tuttaltro che vecchio e può dare una mano anche sulla fascia o consentire a Chiellini di agire da terzino, e dare sfogo al suo grande dinamismo. Oltre i quattro di difesa ieri si è visto un centrocampo ed attacco insolitamente camaleontico, con un 4-3-3 di partenza invece del solito 4-4-2, che si è trasformato dopo il pareggio del Cagliari in 4-3-1-2 con il grande capitano dietro le punte Toni e Matri, con il risultato di segnare due gol in venti minuti. Staremo a vedere cosa ci presenterà per domenica contro l’Inter mister Del Neri: si partirà forse con lo stesso undici di Cagliari, ma la coppia Matri – Toni, con Krasic a destra e Chiellini e Marchisio a sinistra sembra affatto interessante.

 

 24.01.2011

SAMP - JUVE  0 a 0. SEMPRE INCOMPIUTI

   di Luigi Farina   

Zero a zero ieri a Marassi tra la Samp e la Juventus. Un altro risultato inutile, dopo un’altra partita che avrebbe potuto avere ben altro epilogo, se alcune delle limpide palle gol prodotte, soprattutto nel secondo tempo, fossero entrate in rete. Ed invece siamo ancora una volta a rammaricarci per l’ennesimo pareggio, che smuove troppo poco la classifica e lascia solo la consolazione che non si è perso. Ed è indubbiamente troppo poco per una squadra che prima della sosta natalizia parlava di scudetto, rammaricandosi anche in quel caso di punti persi con pareggi in casa (Roma e Fiorentina) o fuori con avversari abbordabili (Brescia, Bologna e Chievo).

La cosa che secondo me è più rilevante in questo momento, è che è caduto anche l’alibi del migliore attacco del campionato, che tendeva a compensare la circostanza da molti evidenziata che il parco attaccanti, con la sola novità di Quagliarella in più ma con Diego in meno, fosse rimasto quello dello scorso anno e stia lasciando molto a desiderare; infatti nelle quattro partite di campionato giocate nel mese di gennaio, sono state segnate solo tre reti, di cui una inutile con il Parma, e questo si è ovviamente riscontrato nella classifica, con la miseria di soli quattro punti. A Genova con la Sampdoria che ha tirato in porta una volta sola, impoverita oramai dalla partenza di Cassano, un attaccante inspirato avrebbe finalizzato più volte verso la porta il volume di gioco creato; venti minuti con Del Piero si sono visti eccome, rispetto a quelli con il solo brasiliano da crociera. Esiste purtroppo un caso Amauri, involutosi oltre ogni aspettativa, ed in crisi di identità prima ancora che di forma, anche perché non più supportato dalla critica e dai tifosi; fanno bene Marotta e Del Neri comunque a proteggerlo, anche perché ora va solo recuperato, anche per averlo in futuro come pedina di scambio. Va detto comunque che il buon Pazzini ieri non ha visto palla, al pari di Amauri, e potrebbe non essere lui il salvatore della patria.

Tra le note positive della partita con la Samp può essere considerata sia la nuova verve di Sissoko, che sembra recuperato sia fisicamente che mentalmente, e la cui presenza si fa ben sentire a centrocampo; ed inoltre la circostanza che per la prima volta da molte gare, la squadra non ha subito reti, né ha corso molti rischi, tanto che Buffon non ha dovuto quasi mai parare. Questo aspetto è un buon viatico per il prossimo filotto di partite, che oltre alla Roma per i quarti di finale di Coppa Italia, vedrà i nostri affrontare prima l’Udinese in formissima di questo momento, poi due trasferte con Palermo e Cagliari, infine il match clou con l’Inter in casa il 13 febbraio, quando sapremo forse quale sarà la destinazione ultima del nostro cammino in questa stagione 2010 – 2011.

 

 17.01.2011

JUVE – BARI 2 a 1. INIEZIONE DI FIDUCIA

   di Luigi Farina   

Che sofferenza questo pomeriggio nel vedere la Juve vincere con il derelitto Bari, con praticamente due soli tiri nello specchio della porta, e soffrendo la velocità degli uomini con l’attacco più sterile della serie A ad impensierirci fino alla fine. Servivano i tre punti, e sono venuti, in questo inizio 2011 terribile, in cui la squadra che abbiamo ammirato tra i mesi di ottobre e dicembre, imbattuta per diciotto partite di seguito, sembra essersi involuta in maniera inspiegabile. C’è una evidente crisi di gioco, prima ancora che di risultati, e l’emergenza infortuni non può esserne la sola causa: infatti se per un verso l’attacco vive una paradossale quanto grottesca situazione con l’infortunio sistematico di quattro dei suoi attuali elementi (Quagliarella, Iaquinta, Amauri e Toni, che era sanissimo prima di venire da noi), di contro la difesa ed il centrocampo presentavano oggi assenze che non le hanno sostanzialmente indeboliti, vista la rosa ampia a disposizione. Una linea a quattro con Krasic, Sissoko, Aquilani e Pepe non è molto diversa da una con Marchisio o Melo; ed anche la difesa, con i due centrali titolari, può schierare uno qualunque dei numerosi terzini – incluso Sorensen – di cui oggi dispone la squadra: manca Grosso, gioca Traorè, manca Grygera e gioca Motta o Sorensen, non c’è grande differenza.

Quello che è evidente invece è che manca il gioco in fase offensiva, gli schemi e le idee latitano, le giocate con palla a terra sono inesistenti, ed i giocatori avversari veloci creano troppi pericoli e gol ad una difesa che si taglia come il burro. Esiste un evidente problema sul lato destro della squadra, da dove per la scarsa attitudine di Krasic in copertura e la inesperienza di Sorensen, abbiamo subito le azioni di quasi tutti i gol delle ultime quattro partite; ed anche al centro ci sono evidentissimi problemi di piazzamento dei centrali, di cui il primo gol di Cavani con il Napoli è solo l’esempio più lampante. Il senso di questa analisi è che ora, dato il materiale umano disponibile e che presumibilmente resterà lo stesso, tutto è nelle mani di Del Neri e nella sua capacità di riorganizzare il gioco e ridare fiducia alla squadra, chiaramente in difficoltà in questo periodo, anche perché la classifica è ancora corta e la rosa della Juve non è inferiore a quella di Napoli, Lazio e Palermo.

Esiste poi un oggettivo problema in attacco, dove la scelta di prendere Toni, ridicolizzata dal suo attuale infortunio, sembra essere stata fatta per integrare il gruppo delle prime punte e non per sostituire Quagliarella; allora come seconda punta giocherà sempre Del Piero o sarà utilizzato Martinez o sarà fatto un altro acquisto occasionale, del valore temporale di sei mesi? La realtà è che ci vorrebbe un intervento sul mercato importante, ma è anche vero che oggi chi ha il grande giocatore non se ne priva; per questo le squadre si costruiscono a luglio, e non al mercato di riparazione. 

 

 10.01.2011

NAPOLI - JUVE  3 a 0. ANNICHILITI

   di Luigi Farina   

Noi tifosi campani della Juve ci apprestiamo a subire questo day after della sconfitta durissima subita domenica sera Napoli, assolutamente sconcertati ed annichiliti per gli esiti della gara. Il confine tra il consolarsi pensando che il Napoli ha giocato molto bene o la Juve ha giocato molto male, è assai sottile e non riesce a distoglierci dai terribili dubbi che ci assalgono: abbiamo fallito anche quest’anno? Partendo dalla partita di ieri ed in generale dalle tre partite che hanno seguito la esaltante vittoria con la Lazio, l’analisi ha molti spunti da sviluppare: vogliamo parlare degli 8 gol subiti contro due fatti, in tre partite? Della posizione in classifica (sesti con due punti in meno della sciagurata gestione Ferrara)? Del fatto che due giocatore di quelli da epurare nell’ottica del rinnovamento (Grygera e Grosso) giocano perché preferiti ai nuovi acquisti (Motta e Traorè)? Del fatto che senza i due portatori di acqua Melo e Sissoko (quest’ultimo dato per partente) il centrocampo con Aquilani e Marchisio è inguardabile? O vogliamo parlare della facilità con cui ha segnato i primi due gol Cavani, non marcato da quei due babbei di Bonucci e Chiellini? Di Amauri, Iaquinta e Del Piero è invece meglio non parlare proprio. In realtà su questi temi si stanno scatenando tanti commentatori, ed è superfluo andare oltre, per aggiungere benzina sul fuoco.

La situazione è molto delicata, ed è il momento di ricompattarsi, per evitare che la squadra accentui le sue debolezze con la perdita di fiducia, come avvenuto lo scorso anno; ma bisogna provare ad intervenire sul mercato i maniera sostanziale. Avevo detto la scorsa settimana che per sostituire Quagliarella bisognava iniziare già da ora a prendere una pedina importante, e mi auguro che entro il 30 gennaio questo avvenga, visto che Toni non è il sostituto di Fabio e forse è la pedina per fare andare via Amauri. Ma se sugli esterni abbiamo problemi, se servono centrali difensivi, se occorre un altro centrocampista, non bisogna fare scambi alla pari tra giocatori non più graditi alle società di appartenenza per problemi caratteriali o per scelte tecniche: bisogna andarli a prendere puntando sul sicuro. Questo perché una pedina importante è il tassello che non solo ti permette di iniziare a completare la squadra, ma ti dà maggiore sicurezza anche dei risultati sportivi che sono importantissimi da raggiungere anche quest’anno.

Uno scambio Sissoko – Cigarini non serve a nessuno: scartato dal Napoli, come può essere decisivo per la Juve, dovendosi pure ambientare in un nuovo contesto di squadra? Allo stesso modo in attacco non serve Bojinov (riserva di Crespo) o Mutu (persona allo sbando): faranno i 4 o 5 gol che faranno pure Toni o Amauri, da qui alla fine del torneo, per poi andare via. Invece servono atleti come Giuseppe Rossi, Fernando Torres, Karim Benzema, Rakitic, Ivanov, Bale, Carlos Tevez, Wayne Rooney, ed al massimo Gerrard o Lampard; anche uno solo di questi da innestare nella rosa attuale, ma che sia gente cioè che cambi qualitativamente il target della squadra, e che naturalmente servirà anche per il prossimo anno, quando la stessa dovrà essere completata per puntare allo scudetto.

Attenzione infine: c’è a mio giudizio un evidente caso Del Piero, relegato a panchinaro sistematicamente, che non deve essere trascurato.

 

 7.01.2011

JUVE – PARMA  1 a 4. CORNUTI E MAZZIATI

   di Luigi Farina   

Incominciamo l’anno così come avevamo finito il 2010, con la sensazione che la Juve di quest’anno continui ad essere una bella incompiuta, sulla quale noi tifosi stiamo riponendo grandi speranze, ma ci ritroviamo spesso con l’amaro in bocca. E questo avviene non solo per potenziali o oggettive debolezze della squadra, forse inferiore ad alcune concorrenti per i primi posti, ma anche per una serie di episodi sfavorevoli e sfortunati che oggettivamente ci penalizzano più del lecito.Valeva per la partita pareggiata assurdamente a Chievo, ma anche la partita di oggi credo possa essere fotografata ampiamente dalla premessa di sopra. Mentre ci apprestavamo già a polemizzare con i napoletani per la partita clou di domenica sera, davamo per scontato che con il Parma si dovevano fare i tre punti e che ciò sarebbe avvenuto, malgrado qualche difficoltà legata a trovare il partner in attacco per Quagliarella, stante l’ennesimo ed inatteso infortunio di Iaquinta, e la precaria condizione di Del Piero ed Amauri. Ed invece in pochi minuti è successa un’ecatombe: infortunio grave a Fabio Quagliarella, nostra punta più in forma e più prolifica, espulsione di Felipe Melo dopo dieci minuti, e intera partita da giocare in inferiorità numerica. E’ ovvio che associato all’ecatombe non può mancare anche il pessimo arbitro De Marco, che ha commesso una serie di errori di valutazione, partendo dal possibile rigore su Krasic, passando per non considerare la provocazione del parmense Paci su Melo, fino a non espellere come ultimo uomo il difensore del Parma che ha fermato con un fallo di mano la palombella di Amauri lanciato a rete; e chi sa se in parità numerica, pure se sullo 0-2, non si poteva rimettere in sesto la gara.

Detto questo però, va detto che prendere quattro reti dal Parma, squadra di media classifica, pur in inferiorità numerica per settantacinque minuti è onestamente molto, e non può non essere associato al fatto che in nove partite giocate all’Olimpico di Torino i punti raccolti dalla Juve sono stati troppo pochi per una squadra ambiziosa (15 su 27) e le reti subite tantissime (16)  per una squadra che ha in campo i due centrali della nazionale italiana. Senza dimenticare ovviamente la mortificante eliminazione dalla Europa League.

Con il risultato di domenica sera a Napoli e la fine del girone di andata si potrà tirare una linea e fare un primo bilancio di stagione: capire se qualche vittoria entusiasmante e la voglia di tornare ad essere protagonisti, non ha illuso oltremisura noi tifosi che abbiamo riposto troppe speranza su una squadra forse ancora non completa per ambire ai massimi traguardi, ma che alla qualificazione in Champions League deve arrivare assolutamente.

L’infortunio a Quagliarella, sommato a quello di Iaquinta, impone un intervento sul mercato: a parere del sottoscritto è inutile puntare su un ripiego, su un riempi rosa e scalda panchina da sbolognare a fine stagione, ma iniziare, ora per il domani, a mettere un tassello di qualità, per comporre la formazione che arriverà alla terza stella. Anche perché diversamente la scalata alla Champions diventa ardua, ed il potenziamento della rosa ancora più lento. 

 

 20.12.2010

CHIEVO - JUVE  1 a 1. CI E’ ANDATO DI TRAVERSO IL PANDORO. AL 94°

   di Luigi Farina   

Ad un minuto dalla fine della partita con il Chievo eravamo meritatamente in vantaggio 1 a 0, ancor più meritatamente eravamo a tre punti dal Milan e dunque dalla vetta della classifica, con il Napoli che stava pareggiando 0-0 in casa con il Lecce: una situazione ottimale, il degno coronamento di una rincorsa iniziata alla quinta giornata di campionato, a partire dalla quale la Juve non ha mai più perso. Poi è successa un’ecatombe: il Lecce si è mangiato il gol del vantaggio, il Chievo ha pareggiato ed il Napoli per la sesta volta ha vinto la partita in pieno recupero. E tutto è cambiato, con la Juve quarta in classifica, a recriminare per l’ennesimo pareggio immeritato e subito in rimonta da avversari inferiori.

Anche stavolta ci sono le attenuanti, e sono molte, ma anche stavolta parla il campo, parlano i numeri, che ci penalizzano, anche perché al nostro rallentare segue il rientro della Roma e presumibilmente dell’Inter, rendendo dura la lotta per i posti Champions. E’ paradossale il fatto che ieri avevamo la piena disponibilità dei difensori, che riempivano la panchina oltre Salihamidzic, mentre mancavano praticamente tutti i centrocampisti, gli esterni offensivi e gli attaccanti; con le conseguenze di aver lasciato i tre punti a Verona. E questo non solo perché il giovane Giandonato sembra essere ancora acerbo per le grandi ribalte, ma soprattutto perché i cambi fatti da Del Neri – speriamo dovuti a estrema stanchezza o infortuni degli atleti usciti e non a gravi errori – hanno mandato in confusione la squadra. Infatti Legrottaglie e Traorè, appena entrati e vaganti come anime perse a centrocampo in posizioni non loro, hanno perso tutti i pochi palloni che si dovevano giocare, incluso quello che ha fatto segnare l’ottimo Pellissier, che aveva capito come mettere in difficoltà Sorensen ormai da venti minuti, da quando cioè era andato a fare l’uomo di sinistra del tridente, con Granoche al centro e Moscardelli a destra.  Ancora a secco è rimasto Iaquinta, che si è divorato il gol del raddoppio, e a partire dal quale continua a prendere forza il dibattito su come rinforzare ancora l’attacco, che manca del grande bomber; e che forse sarà orfano di Amauri fino alla fine della stagione, per imprevisti problemi al ginocchio.E stavolta tra le attenuanti alla squadra e la recriminazione per la mancata vittoria c’è da considerare anche l’effetto Bergonzi, arbitro nefasto per i nostri colori, che ha optato per la sanzione più drastica sia nel caso del rigore (viziato per altro da fuorigioco in partenza), sia soprattutto sulla espulsione di Giandonato, che sembrava avere interrotto una azione ben lontana da essere da gol. Mi sa che iniziamo ad essere in credito con la fortuna. Chissà cosa ne pensano a Napoli.

 

 13.12.2010

JUVE – LAZIO 2 a 1. SIAMO SECONDI IN CLASSIFICA

   di Luigi Farina   

C’eravamo anche noi del club Gaetano Scirea di S. Maria C. V. sugli spalti dell’Olimpico domenica sera ad accompagnare la Juve in una gara che poteva dare concretezza alle rinnovate ambizioni, dopo la tripletta rifilata al Catania. Dieci ore di autobus all’andata e nove al ritorno, per ventisei appassionati: dai vecchi Pino ed Enrico, ai giovanissimi Antonio e Simmaco, ma quei secondi finali e la gioia per la vittoria ottenuta all’ultimo minuto, hanno reso la fatica e la seguente stanchezza assolutamente accettabile, rendendo la trasferta nella lontana e freddissima Torino una piacevole gita.Una vittoria importantissima e meritata, è stata. Una vittoria legittimata da una supremazia territoriale in certi momenti schiacciante e da un numero di occasioni da gol tale da mangiarsi le mani, e da far ripetere la solita storia, quasi paradossale: quella della squadra con il maggior numero di reti fatte, ma che non ha un attaccante da venti gol a stagione.In realtà nella partita di ieri hanno giganteggiato i centrocampisti. Su tutti Milos Krasic e Felipe Melo: il serbo ha schiantato il laziale Cavanda (definito velocissimo dal suo allenatore Reja) in quasi tutte le occasioni in cui lo ha attaccato sulla velocità, è stato una spina nel fianco sinistro della Lazio, ha creato occasioni per i compagni e per se, arrivando poi a segnare il gol, forse fortunoso, ma seguente ad una percussione impressionante, dopo 90 minuti di corsa. Il secondo, il brasiliano, è stato onnipresente, non ha gettato mai palloni superficialmente, ha supportato Aquilani nell’organizzare il gioco, ed è stato il solito leone per dinamismo e tenacia. Bene anche Aquilani, migliorato rispetto alle precedenti esibizioni, che peraltro sta provando con pericolosità il suo ottimo tiro, ed in due occasioni nel primo tempo è stato fermato prima da Muslera, poi dalla traversa. Meno incisivo ma sempre ordinato Marchisio, mentre hanno inciso sul risultato i due cambi di Del Neri, sempre a centrocampo: Pepe, più attaccante e pericoloso di Marchisio, e Momo Sissoko, che con la sua freschezza ha inventato il passaggio filtrante che ha portato al gol di Krasic.Ottimo anche il lavoro di Chiellini e Bonucci, ma soprattutto di Sorensen, che ha tenuto benissimo il pericolosissimo Zarate quando svariava sulla sua fascia, malgrado l’evidente potenziale gap in termini fisici; meno bene invece Grosso, che come difensore se l’è cavata bene, ma come fluidificante lascia ampiamente a desiderare; chissà che non si debba provare con Traorè, anche se squadra vincente non si tocca.Mancano tre turni alla fine del girone di andata: due partite sono fuori casa, una in casa; nell’ordine Chievo, Parma e poi a Napoli, che arriverà allo scontro diretto dopo aver giocato a Milano con una Inter quasi all’ultima spiaggia. Per rosicchiare qualche punto al Milan, che corre inesorabile, ci vorrebbe l’enplein, oppure accontentarsi di non farsi distaccare, per aspettarli in primavera, quando gli impegni di Champions potrebbero favorirci. Ovviamente aspettando che Lazio e Napoli rallentino la corsa, lasciandoci al secondo posto, primo vero obiettivo stagionale.

 

 29.11.2010

CATANIA – JUVE 1 a 3. UN PRONTO RISCATTO

   di Luigi Farina   

Le vittorie di Milan e Lazio, più che la sconfitta dell’Inter ed il pareggio della Roma, obbligavano la Juve a muovere con forza la classifica vincendo a Catania, per evitare che i distacchi dai primi due posti diventassero abissali. E c’era da riscattare la conseguenza della mancata vittoria a Poznan, la eliminazione al primo turno della Europa League: una figuraccia di notevole entità, sommata alla presa d’atto che all’estero la squadra è parecchio disabituata a giocare, o è addirittura non idonea ed inesperta.La squadra ha dunque risposto bene, domenica sera a Catania, battendo i rosso azzurri di casa per tre reti ad una, mancandone altrettanti, resistendo agli attacchi che in certi momenti della gara erano veementi e pericolosi. All’inizio la formazione di Del Neri ha sofferto molto la velocità dei padroni di casa e del gioco sulle fasce; per buoni venticinque minuti gli esterni di difesa, ed in particolare il roccioso Sorensen, sono stati tambureggiati da Martinho e Gomez da una parte e da Ledesma dall’altra, favoriti dall’abulica presenza di Aquilani che ha sbagliato giocate e passaggi in continuazione, non favorendo le ripartenze. Poi con il passare del tempo sia Krasic e Pepe sulle ali, sia Iaquinta che ha attaccato la profondità, hanno iniziato a mettere sotto pressione la difesa del Catania (un solo gol subito in sette partite), arrivando a realizzare tre gol negli ultimi quindici minuti del primo tempo. Si è visto il gioco d’attacco da manuale, con gli esterni sempre attivi, e le due punte a muoversi con sapienza ed autorità, il tutto caratterizzato da splendide esecuzioni da parte di Pepe e Quagliarella; l’azione del gol non gol è stata da manuale, e stupisce che il guardalinee non la abbia vista, dal momento che il telecronista di Sky ha segnalato con certezza la rete già in diretta. La furia della Juve è continuata anche nei primi 20 minuti del secondo tempo, con il super gol di Fabio Quagliarella, e la prima grande occasione mancata da Krasic; poi il ritorno del Catania ed una Juve pericolosa nelle ripartenze: le due squadre potevano segnare almeno tre gol per parte. La vittoria è stata oggettivamente esaltante e la lettura della gara da parte di Del Neri è stata ineccepibile, anche quando ha tolto Aquilani, che ha sofferto moltissimo la velocità iniziale del Catania, e poi ha inserito Del Piero e Salihamidzic nel finale, che erano perfettamente in palla, ed hanno confezionato insieme due limpide occasioni da gol. Coraggiosa è stata anche la scelta di Sorensen in luogo di Motta, anche se il danesino sembra più un centrale, arcigno e forte di testa, che un terzino, visto che ha spinto quasi per niente, soffrendo molto la velocità degli attaccanti esterni del Catania. Infatti non va trascurato che per almeno quarantacinque minuti abbiamo sofferto molto i catanesi, che hanno avuto troppe occasioni da gol, seppure non sfruttate; e questo è il sintomo di una non eccelsa forza, che ci ha fatto perdere punti a Bologna ed a Brescia, e con la Fiorentina in casa.

Ora che siamo stabilmente terzi dobbiamo puntare a salire ancora più in alto, iniziando domenica sera con la Lazio (sciopero permettendo), ma non trascurando poi il match con il Chievo prima di Natale: sei punti per tirare le somme, e vedere se serve realmente rinforzare la squadra, o addirittura sfoltire un poco la rosa.   

 

 29.11.2010

FIORENTINA E LECH POZNAN. DELUSIONI E SPERANZE

   di Luigi Farina   

A tre giorni dalla partita con la Fiorentina, mi è parso più giusto proporre qualcosa di diverso dalla sola analisi della gara, che è stata ampiamente analizzata e vivisezionata nei particolari dai tifosi, oltre che dagli opinionisti.

E’ in arrivo la gara di Europa League, ed i due eventi possono essere visti insieme, costituendo la partita in Polonia la occasione per il riscatto dopo un sabato in chiaro scuro. Ci aspettavamo tutti e doveva arrivare una vittoria, perché l’avversario era non trascendentale sia per la sua posizione in classifica, sia perché era anche rimaneggiata per i non pochi infortuni subiti; ed ovviamente perché si trattava di un avversario odioso, la Fiorentina rappresentato ieri dagli Zeffirelli che hanno sputato sempre fuoco sulla Juve, ed oggi da un tal Renzi, peraltro sindaco della città gigliata, che ci ha impunemente definiti una squadretta. E cosa ancora più importante, bisognava vincere perché il Milan aveva pareggiato e si poteva accorciare a meno quattro in classifica, per presentarci e sentirci come i veri antagonisti dei rossoneri per lo scudetto, una ambizione mai sopita tra noi tifosi.

Ed invece c’è stato un pareggio sofferto, acciuffato quasi in extremis, con molte ombre soprattutto nel gioco: male Aquilani, maluccio Krasic e Del Piero, in panne Motta, anche perché non protetto da Krasic sulla fascia di competenza e dunque sovrastato da Pasqual e Vargas, oltre che sfortunato nell’autogol. La domanda di tutti è: quando spiccheremo dunque il volo? Siamo nelle condizioni di farlo? La partita di Europa League ci dirà subito qualcosa, perché al pari della gara con i viola, è una gara da vincere a tutti i costi. E’ inconcepibile aver partecipato ai preliminari di Europa League a luglio, e poi essere eliminati in un girone con Lech Poznan e Salisburgo, oltre al Manchester City non devastante di questi tempi. Sono squadre alla portata della Juve, ma soprattutto è il torneo che deve essere affrontato con impegno dalla squadra, per capire realmente le proprie potenzialità, oltre che per rendere viva una rosa ricca di atleti, seppure spesso infortunati, che diversamente a gennaio sarà sfoltita e non certo rinforzata.

Certo, come per la gara con il Salisburgo a Torino, la formazione è rimaneggiata, e la comitiva viaggia con ben otto atleti della Primavera al seguito, senza peraltro il danesino Sorensen, e con gli attaccanti contati, essendo Quagliarella non in lista, ed Amauri indisponibile. Ma è altrettanto vero che gli undici in campo non possono temere una squadra di media fascia del campionato polacco. E’ presumibile che la linea di centrocampo, in mancanza di Aquilani e del suo acume geometrico presenti due mastini di centrocampo in Marchisio e Melo, con i due esterni di attacco Pepe e Krasic ad aggirare la difesa avversaria ed in sostanza a fare il gioco che pensavamo dovessero fare i quattro esterni acquistati (con loro anche Martinez e Lanzafame) e che in realtà non abbiamo quasi mai visti insieme. Sarà della partita anche Traorè, altro oggetto misterioso, a cui per ora si preferisce l’anziano e vituperato Grosso. Una mancata vittoria sancirà una matematica eliminazione, ed il contraccolpo psicologico potrebbe incidere di più, rispetto al vantaggio di non avere troppe partite nella stagione.

 

 23.11.2010

GENOA – JUVE 0 a 2. PRANZO INDIGESTO PER I GENOANI: C’E’ LA SIGNORA D’ACCIAIO

   di Luigi Farina   

E’ una fregatura avere un campionato equilibrato: ottieni vittorie esaltanti, vorresti volare e sognare, ma poi vincono anche gli altri e ti trovi ancora quarto in classifica; fai un pareggio a Brescia – dove hanno perso la Roma ed il Palermo – e poi con la Roma reduce da quattro vittorie in cinque partite, e sembra che hai vanificato una striscia senza sconfitte di nove partite, ma con troppi pareggi. Ed hai pure il migliore attacco della serie A con 25 reti, ed una difesa che ha subito sette dei tredici gol complessivi nelle prime quattro partite, e solo sei nelle nove successive.

Comunque abbiamo poco da lamentarci, cari tifosi della Juve, lo sappiamo bene tutti. Anche sostenere che ci manca un grande attaccante per essere al top è in parte vero, visto che consideriamo Amauri quasi un ex calciatore della Juve, sempre infortunato e praticamente mai decisivo quest’anno; ma è altrettanto vero che 25 gol li ha fatti la squadra, con Quagliarella, Del Piero, Iaquinta e Krasic, in pratica l’attacco della Juve.

A Genova abbiamo visto una squadra quasi perfetta. Innanzitutto granitica in difesa, dove la coppia centrale Bonucci – Chiellini non ha presentato sbavature, pur in presenza di un signor centravanti quale è Toni, che si è battuto come un leone, senza però mai essere pericoloso; buoni anche Grosso e Motta, ma soprattutto il giovane Soerensen, che è sembrato in qualche frangente insuperabile e dotato anche di un buon calcio lungo. Alla fine le due traverse del Genoa sono state colpite con tiri da fuori e solo il giovane Destro con Kharja, interessanti ed insidiosi, hanno creato un poco di apprensione nel finale della gara. Il centrocampo della Juve, rinforzato dal rientro di Krasic per 60 minuti dopo un mese di assenza, ha giganteggiato in maniera esaltante, soprattutto nel primo tempo, quando ha avuto un possesso palla continuo, con un grande Aquilani, ed ha dato la sensazione di potere affondare a piacimento; al primo gol fortunoso è seguito un secondo gol bellissimo, ed una occasione clamorosa per Iaquinta che ha sfiorato il palo di un niente. Nel secondo tempo si poteva sfruttare di più lo spazio conseguente al tentativo di arrembaggio del Genoa a trazione anteriore; solo che Del Neri ha preferito corazzare la squadra con Sissoko, piuttosto che inserire un esterno incisivo come Lanzafame, di fatto togliendo profondità alla squadra, che aveva Iaquinta e Quagliarella un poco spompati, dopo un gran correre, che li ha visti poco lucidi in fase conclusiva. Ripeto, sembra un paradosso giudicare l’attacco come il reparto meno attrezzato, quando la Juve è la squadra più prolifica del torneo; e forse lo è. Ci tocca una buona Fiorentina, in crescita, sabato prossimo, e poi la ripresa della Europa League, alla quale credo che bisogna prepararsi bene per andare a vincere in Polonia; una rosa ricca come quella della Juve, malgrado tanti infortunati, potrebbe essere sovrabbondante con il solo campionato; e soprattutto non bisogna perdere il contatto con il calcio europeo, oggi spina nel fianco per tutte le italiane, per essere pronti da subito per la Champions.

 

 15.11.2010

JUVE - ROMA 1 a 1. ALTRI DUE PUNTI PERSI

   di Luigi Farina   

Una partita dai due volti quella vista sabato tra Roma e Juventus, anche se con un denominatore comune, la supremazia in materia di occasioni da gol della Juve. Si è visto un primo tempo dove la Roma ha cercato di fare la partita, con maggiore possesso palla e gestione del centrocampo, due azioni pericolose e la fortunosa azione del rigore; con la Juve che ha sfiorato due volte la rete con Quagliarella e Iaquinta, prima del gol di Vincenzone. Nel secondo tempo la Roma si è vista di meno a centrocampo e non ha mai impegnato Storari, mentre noi abbiamo avuto nitide occasioni con Marchisio, Quagliarella e soprattutto Aquilani, a completamento di una partita giocata spesso all’attacco. Una nota tecnica mi sembra debba essere rilevata: la sostituzione di Iaquinta con Del Piero non mi è sembrata azzeccata, sia perché Alex non ha giocato bene, sia perché il calabrese, per quanto confusionario, impegna a fondo le difese avversarie, creando spazi sia per la seconda punta che per i centrocampisti.

Fa parte della storia del campionato il dato che il torneo giocato appena dopo i mondiali riserva sempre sorprese, per la presenza di numerosi protagonisti del torneo iridato, che si ritrovano un po’ scarichi dal punto di vista fisico e psicologico. Questa circostanza si somma al fatto che in Italia quest’anno l’Inter, dopo anni di successi, culminati con la tripletta di vittorie di Scudetto, Coppa Italia e Champions, dovuti anche alla mancanza di avversari, oltre che ad una rosa molto ricca di giocatori di spessore per una disponibilità quasi illimitata di denaro, si ritrovi in affanno, forse sazia, forse vecchia, forse in debito con la fortuna per gli scorsi tornei, comunque non invincibile.

Per questi presupposti, quest’anno il campionato italiano di serie A sembra molto più equilibrato al vertice, e sono più di una le squadre che acquisiscono la consapevolezza di tale equilibrio per fare un pensierino alla vittoria finale. E la Juventus non può che essere tra questi, anche e soprattutto con l’autorevolezza con cui ha affrontato a San Siro prima l’Inter, poi il Milan. Per questo dobbiamo vedere il pareggio di sabato a Torino con la Roma come due punti persi, peraltro in casa, che vanno a sommarsi a quelli di Brescia, per non parlare di quelli di Bologna. E’ vero che i giallorossi di Ranieri sono una squadra in forma ed in crescita, con un mister dal dente avvelenato, così come è vero che gli assenti illustri sono ancora troppi, tanto da costringere Del Neri a riproporre il primavera Sorensen, l’epurato Grosso e l’esordiente Traorè, ma è altrettanto vero che su sedici partite ufficiali tra campionato e gironi di Europa League, lo score di due sconfitte, cinque vittorie e ben nove pareggi, non può essere il ruolino di marcia di una squadra che ha ambizioni. Peraltro continuando così si uscirebbe subito dalla coppa europea, tanto da chiedersi che senso aveva fare la squadra di fretta per giocare i preliminari. Bisogna dunque iniziare a vincere.

 

 11.11.2010

BRESCIA - JUVE  1 a 1. IL PAREGGIO E’ GIUSTO. PURTROPPO

   di Luigi Farina   

Ci eravamo tutti illusi che il gol di Fabio Quagliarella a 20 minuti dal termine della partita giocata al Rigamonti contro le rondinelle bresciane, potesse essere l’ennesimo segnale positivo per caratterizzare una stagione che avrebbe visto la Juve protagonista in campionato oltre le più rosee aspettative. E si trattava di speranza tutt’altro che vana, considerando che il Brescia aveva giocato a mille per tutti i precedenti settanta minuti, e sembrava iniziare a sentire la stanchezza, rendendosi meno pericolosa che nel primo tempo. Purtroppo il Dio del calcio ha ritenuto, al pari di molti commentatori, che in fondo il risultato era ingiusto visto quello che si era visto in campo, con le numerose occasioni da gol limpide delle rondinelle, con Caracciolo ed Eder su tutti; e dunque ha consentito che Diamanti realizzasse un gol tanto bello, quanto fortunoso, dal momento che la palla calciata dal fantasista bresciano è passata tra il piede di Motta, il ginocchio di Sissoko, la testa di Chiellini, la mano di Storari, finendo sulla faccia interna del palo, prima di andare in rete, seguendo una traiettoria liftata per giunta. E pareggio è stato, malgrado una occasione nel finale di Quagliarella, l’unico dei bianconeri a tirare in porta con pericolosità: suo anche il colpo di testa nel primo tempo parato dal portiere miracolosamente, il palo nel secondo tempo, ed il gol ovviamente.

Ed in questa chiosa sulla pericolosità di Quagliarella c’è in parte la lettura delle prestazioni della Juve nelle ultime cinque o sei gare, coppa compresa. Alla Juve, più di ogni altro reparto, mancano gli attaccanti, mancano quei giocatori che creano occasioni per loro classe, prima ancora che per il gioco della squadra e dunque impegnano costantemente ed impensieriscono i difensori avversari, anche impedendo loro di partecipare alla fase offensiva, per il timore di essere colti impreparati ed uccellati. Del Piero è sembrato ieri sera assolutamente poco lucido, e certamente ciò può essere dovuto alle 4 partite giocate in 9 giorni, che stroncherebbero chiunque; e dunque serve il contributo di Iaquinta ed Amauri, pur con oggettivi loro limiti attuali: confusione, sterilità sotto porta, scarsa condizione. Bisogna poi salutare con ottimismo il rientro nei ranghi di Lanzafame e Traorè, due giovani che in termini di freschezza e dinamismo possono dare molto alla squadra, oltre che di Melo, assente nelle ultime due gare, e quindi più fresco di un Marchisio che non si è mai fermato, e ieri sera si è visto. Con la Roma pimpante vista nel derby e con la Fiorentina, e con i suoi giocatori molto tecnici, è necessario essere al massimo fisicamente per conservare anche le energie mentali fino alla fine; la nostra è una squadra che punta molto sul modulo e gli schemi, più che sulla classe e la tecnica, e dunque tutti dovrebbero essere in grado di interpretare il proprio ruolo in qualunque momento. Così fino ad ora abbiamo raccolto i buoni risultati che ci vedono in ogni caso a quattro punti dalla vetta, anche se quinti. E non dimentichiamo che le squadre che ci sono davanti si incrociano fra loro domenica: una vittoria contro gli uomini di Ranieri ci avvantaggerà in ogni caso.

 

 08.11.2010

JUVE – CESENA  3 a 1. AVANTI MALGRADO LE DIFFICOLTA’

   di Luigi Farina   

Dopo la super vittoria a Milano e la stanca e scialba prestazione di giovedì in Europa League con il Salisburgo, la Juve era chiamata ad una conferma nella partita casalinga con il Cesena. Una partita facile, da vincere a tutti i costi, considerando anche il pareggio dell’Inter in casa con il Brescia ed il derby di Roma, che avrebbe fermato in qualche modo due avversarie, una da raggiungere e l’altra da tenere lontana; partita facile, se non fosse per la paurosa emergenza infortuni, che lascia a Del Neri un parco giocatori limitato e poche possibilità di turnover, dopo un ciclo di partite ravvicinate.

La Juve la partita comunque la ha vinta, favorita certo dalla giusta espulsione del cesenate Pellegrino già nel primo tempo e dalla modestia di un avversario pericoloso solo nei primi venti minuti, ma esprimendo gioco, intensità, attenzione nei movimenti, e buone prestazioni dei singoli, a cominciare dal migliore in campo, Aquilani (insieme a Del Piero ovviamente), finendo al giovane difensore della Primavera, il danese Sorensen, che potremmo vedere ancora in campo nelle prossime settimane, quando inizierà ad acquisire maggiore sicurezza in fase di possesso palla, cosa per la quale i vichinghi di Danimarca solitamente non hanno naturale attitudine. Peccato per il gol subito, dovuto ad una indecisione di Marchisio che si è lasciato scappare Schelotto, ma poi il Cesena non ha mai impensierito Storari, che di fatto non ha mai dovuto parare, grazie alla buona prova di tutto il reparto; buono dunque il rientro di Motta, ma soprattutto quello di Grosso, che in questa fase è utile come il pane, così come impressiona la sicurezza ed il carattere di Bonucci, praticamente sempre in campo da molte domeniche.

E’ importante in ogni caso prendere atto come la Juve continui ad essere la squadra più prolifica in zona gol, e come le vittorie con Milan e Cesena, siano state caratterizzate da cinque reti realizzate da tre attaccanti, Del Piero, Iaquinta e Quagliarella, che compongono il reparto meno convincente della squadra, soprattutto se rapportato a quelli di Milan, Inter e Roma; e questo ancora più per la inspiegabile inutilità di Amauri, che quando gioca sembra non offrire niente né in termini di profondità, né come uomo boa, né soprattutto come pericolosità sotto rete. Speriamo che sia una latitanza dovuta a problemi fisici, visto che ha continui problemi alla caviglia, altrimenti si renderà necessario provvedere ad un cambio nel mercato di gennaio: ognuna delle punte deve garantire almeno quindici reti tra campionato e coppe, per non vanificare quanto di buono si sta vedendo, e mantenere obiettivi ambiziosi. D’altra parte le prestazioni non esaltanti in coppa sono viziate da una carenza di reti preoccupante, considerato il livello non eccelso degli avversari, soprattutto gli austriaci del Salisburgo.

Adesso ci aspettano due partite in sei giorni: ci prepariamo ad affrontare Brescia e Roma, due squadre che sembrano in salute e con il morale alto come il nostro. L’obiettivo è continuare a vincere: con sei punti in saccoccia, ci si troverà ben oltre il quarto posto.

 

 03.11.2010

MILAN - JUVE  1 a 2. ED ORA AVANTI COSI’

   di Luigi Farina   

Sabato sera l’orgoglio dei tifosi della Juve è tornato ad andare a mille, nel vedere una squadra tosta, combattiva, precisa, tatticamente attenta, e letale nelle occasioni da gol, battere il Milan, la squadra da molti indicata come la favorita per lo scudetto, grazie ad alcuni suoi giocatori superiori alla media, in particolare Ibraimovich. E’ stata una vittoria perfetta, tipica della squadra che gioca in trasferta, che all’inizio subisce la squadra di casa, ma che poi è stata insidiosa di rimessa, compatta e combattiva fino alla fine. Eccellente è stato il comportamento di alcuni giocatori: su tutti ovviamente Felipe Melo, per quantità e qualità, ma soprattutto per costanza di rendimento; infatti contende a Krasic la palma di miglior giocatore di questo inizio campionato. Ma anche di Marchisio, Bonucci, Quagliarella, ed un poco al di sotto di Aquilani, Pepe, Storari e Legrottaglie, fino al leggendario Del Piero, un campione che se avesse solo cinque anni in meno, farebbe venti gol. E’ chiaro comunque che se il Milan pareggiava non rubava niente, così come è chiaro che la Juve è tornata da Bologna con due punti in meno, ed il Milan è tornato da Napoli con due punti in più. Insomma le cose spesso si compensano, anche se con l’animosità dei tifosi, facciamo finta di non accorgercene.

La forza della Juve è oggi Del Neri, senza dubbio alcuno, per come ha saputo creare il gruppo, per come lo ha saputo plasmare negli schemi di gioco che propone, e per come sta supplendo ad una situazione infortuni che è oggi catastrofica, come e più dell’anno scorso. La Juve è oggi quarta in classifica dopo una partenza ad handicap (due sconfitte in quattro gare), ed ha battuto il Milan a San Siro con un portiere disponibile su tre, un terzino disponibile, Motta, su quattro, due difensori centrali disponibili su quattro, due esterni disponibili su quattro, e con Amauri e Iaquinta in attacco più acciaccati che sani.Questo aspetto, compensato in parte dall’entusiasmo degli ultimi risultati, è oggi un grande problema, perché avere i giocatori contati con due competizioni da affrontare da protagonisti non è facile, ed anzi può danneggiare i calciatori non infortunati se soggetti a troppo stress fisico. E’ dell’ultima ora la notizia che De Ceglie e Martinez si sono addirittura fratturati rispettivamente la rotula del ginocchio ed un metatarso del piede, e che mancheranno per alcuni mesi. Ed a questo punto non si capisce come farà la squadra il mister giovedì con il Salisburgo, quando mancheranno anche Aquilani e Quagliarella, e servono maledettamente i tre punti.Io credo che sulla scorta dello stato di salute dei lungodegenti Grygera, Traorè e Lanzafame, che solo lo staff tecnico conosce, e considerando che il mercato di riparazione ripartirà tra due mesi (ed almeno dodici incontri da giocare nel frattempo), bisognerà valutare il reintegro in rosa di Grosso e Brazzo Salihamidzic, considerando che soprattutto il secondo è giocatore esperto e dunque utilissimo.

 

 26.10.2010

BOLOGNA – JUVE 0 a 0. L’ATTACCO PIANGE

   di Luigi Farina   

Un pareggio che lascia l’amaro in bocca, quello di domenica pomeriggio al Dall’Ara di Bologna, insieme ad uno strascico di polemiche che poco bene faranno alla nostra Juve. Inspiegabilmente lo stadio felsineo si è trasformato in questi ultimi anni in uno dei posti più ostici ed avversi per la Juve, grazie alle prese di posizione di Gazzoni Frascara soprattutto, ma anche della presidente Menarini, ed oggi di Malesani, che ha ricordato il Parma - Juve del 2000 con il gol di Cannavaro annullato, anche se poi lo scudetto fu consegnato da Collina alla Lazio.  E quindi le partite, pur se giocate contro un avversario palesemente inferiore, presentano toni agonistici e nervosismo ingiustificato, facendo risaltare oltre il dovuto episodi come quello di Krasic; episodio che poi in fin dei conti ci ha molto danneggiato. E’ paradossale dirlo, ma a seguito del rigore oggettivamente simulato dal biondo Milos, e dal conseguente errore di Iaquinta, la squadra è calata di intensità nel gioco e nei singoli, tanto che il mister ha dovuto sostituire Krasic, praticamente spentosi subito dopo l’episodio; e soprattutto, dopo un primo tempo dove si sono visti spunti e tre buone occasioni da gol, la squadra non ha creato più pericoli per Viviano, pareggiando una partita che si poteva e doveva vincere. A questo si deve aggiungere che il serbo sarà squalificato, ed in generale che dopo una così evidente simulazione subirà un pregiudizio mediatico ed arbitrale che durerà nel tempo. Una vera frittata insomma.

A questo si deve aggiungere qualche considerazione su quello che oggi è il vero handicap della squadra, cioè l’attacco. Sembra paradossale dirlo, visto che la Juve è la squadra che ha segnato più di tutte, ma gli attaccanti della Juve sono oggettivamente poco incisivi, come confermano i numeri di reti di Del Piero (1), Quagliarella (3), Iaquinta (2), Amauri (0), ed il fatto che su otto partite abbiamo avuto tre gare senza segnare. Preoccupano oggettivamente Amauri e Iaquinta, troppo spesso infortunati e, vista la stazza fisica, con tempi lunghi di recupero della forma, che in queste condizioni non riescono nemmeno ad impensierire le difese avversarie. Possono essere, loro due ma nell’insieme l’intero attacco, l’oggettivo limite al raggiungimento dei traguardi più ambiti dalla squadra. Speriamo in Martinez allora, che adesso avrà più spazio, visto che ci aspettano Milan e Manchester City, oltre che Cesena e Salisburgo.

 

 18.10.2010

JUVE – LECCE 4 a 0. UN ALTRO BEL SEGNALE

   di Luigi Farina     

Nella domenica in cui tutte le grandi hanno vinto, anche la Juventus ha detto la sua, battendo il Lecce con un risultato netto ed una prestazione convincente, impreziosita dall’ennesimo traguardo raggiunto da Alessandro Del Piero, che con 178 reti segnate si appaia a Giampiero Boniperti tra i top scorer della Juve in partite di campionato. Un bel segnale, questa vittoria, per la facilità con cui si è manifestata, e soprattutto per la conferma che la porta di Storari inizia ad essere inviolata con regolarità, condizione necessaria per muovere sempre la classifica, e soprattutto caratteristica tipica della grande squadra, quella che può ambire ai massimi traguardi. E questo anche grazie al portiere, che sul risultato di 1 a 0 ha effettuato un intervento miracoloso su Corvia, che avrebbe potuto cambiare il corso della gara. In realtà è stato questo l’unico sussulto che ha procurato patemi d’animo a noi tifosi della Juve, perché poi mai il Lecce ha impensierito più del dovuto la squadra di Del Neri, che avrebbe anche potuto rimpinguare il bottino.

Buone notizie dalla difesa dunque, ma ottime notizie soprattutto dal centrocampo, dove Krasic sembra devastante sulla fascia destra quando con le sue percussioni crea scompiglio nella difesa, sia se marcato da un difensore, sia se raddoppiato; dove Aquilani sta acquisendo sicurezza e visione di gioco, dando geometria e pulizia al gioco della squadra; dove Felipe Melo sembra il fratello sveglio di quello sciagurato che giocava e combinava casini lo scorso anno. Buone poi anche le strategie di Del Neri. Pur di non limitare la pericolosità in attacco di Krasic, che ha spiccate attitudini offensive, ha sacrificato un terzino offensivo come Motta, con Grygera, molto più difensivo. All’opposto, a sinistra invece, utilizza De Ceglie più offensivo, ma meglio coperto da Marchisio o da Pepe, ed aiutato anche da Quagliarella o Del Piero sempre su quel lato. Nella gara con il Lecce, soprattutto nel secondo tempo, è stato interessante notare come spesso la squadra si concentrava sulla parte sinistra del campo, lasciando così Krasic quasi sempre contro un solo difensore, e che veniva così servito da lanci trasversali dei tre centrocampisti.

Qualche perplessità mostra ancora l’attacco, malgrado la Juve sia la squadra che ha maggiormente segnato fino ad ora. Quagliarella sembra un poco confusionario e poco incisivo nei 20 metri, anche se è molto partecipe al gioco e con ottima tecnica individuale. Preoccupa soprattutto Amauri, che come l’anno scorso lotta senza mai impensierire gli avversari e senza mai vedere la porta, con Iaquinta troppo spesso fermo ai box; speriamo che come al solito non sia il trentaseienne capitano ad essere il miglior marcatore della squadra (a meno che non segni 15 gol ovviamente). 

 

 05.10.2010

  INTER – JUVE 0 a 0. UN BUON PAREGGIO

   di Luigi Farina     

C’è soddisfazione fra i tifosi ed i commentatori di fede bianconera dei vari forum e siti internet, per gli esiti di questo tris di incontri con Cagliari, Manchester City e Inter, seguenti alla sconvolgente sconfitta casalinga con il Palermo; e tanto considerando che dei tre incontri, due erano in trasferta con squadre di primo piano. Una vittoria e due pareggi, tre reti subite e cinque realizzate. E’ evidente che tutti avremmo sperato in almeno un’altra vittoria, in qualche gol fatto in più e qualcuno in meno subito, ma è evidente che la squadra è in crescita ed è peraltro cresciuta proprio in questo trittico, arrivando a giocarsi una signora partita con l’Inter, che resta la squadra da battere in Italia, mostrandosi pericolosa fino alla fine, pur dopo aver giocato la partita di Europa League a Manchester solo tre giorni prima.

E’ interessante come mister Del Neri sta gestendo le risorse a disposizione, con un turnover abbastanza corposo, che prevede la sostituzione anche di cinque o sei calciatori per volta, e con la scelta di soluzioni tattiche diverse. Ciò avviene spesso nelle zone nevralgiche come il centrocampo, dove sembra non esserci una accoppiata titolare, anche per l’ottimo rendimento che i quattro centrali stanno offrendo: valga per tutti la partita assolutamente positiva di Sissoko a Manchester e la scelta di utlizzarne tre contemporaneamente nella gara con l’Inter, con Marchisio a sinistra per limitare Maicon. Ed anche le punte si interscambiano spesso sul terreno di gioco. La partita di domenica sera con l’Inter ha mostrato diversi aspetti positivi. In linea generale è piaciuto l’atteggiamento della squadra che ha giocato a viso aperto fino alla fine, rischiando qualcosa contro un Eto’o veramente scatenato, ma terminando per la seconda volta nella stagione una partita a reti inviolate. La difesa è sembrata più compatta in Chiellini e Bonucci, Grygera e De Ceglie, con quest’ultimo chiamato ad offrire una maggiore spinta per la mancanza di un esterno di attacco sul lato sinistro. A centrocampo sono piaciute le geometrie di Aquilani (meglio comunque contro il Cagliari) e soprattutto la puntualità ed il dinamismo di Felipe Melo, che sembra oramai un giocatore ritrovato, che a breve inizierà anche a segnare; di Krasic non c’è molto da dire, se non che bisognerà dosarne maggiormente le forze, per conservarlo al massimo nelle partite clou della stagione. Certo non sarà facile sostituire un calciatore così propositivo e concreto, in certi frangenti determinante, ma è altrettanto vero che il calo che ha avuto nel secondo tempo nella gara con l’Inter è un segnale da non trascurare. D’altra parte gli esterni quest’anno non mancano, e Lanzafame e Martinez scalpitano per avere qualche chance in più. Per quanto la Juve abbia realizzato il maggior numero di reti in queste sei giornate, è invece proprio l’attacco che è meno entusiasmante; vedere la classe di Eto’o e la pericolosità di Milito, oppure la potenza di Ibrahimovic, o la velocità di Lavezzi – Cavani – Hamsik, rapportata alla confusionaria generosità di Iaquinta e Amauri, o alla per ora molle tecnica individuale di Quagliarella, o alla generosità egoista del trentaseienne capitano che cerca sempre la soluzione personale, offre una sensazione di inferiorità difficile da colmare.

Del Neri sta lavorando bene dunque, merita fiducia ed ispira anche simpatia; credo che a breve godrà anche dell’affetto dei tifosi. Bisogna però iniziare a vincere con continuità, per rimpinguare il bottino che è ancora troppo misero.

 

 28.09.2010

JUVE - CAGLIARI  4 a 2. TRE PUNTI IMPORTANTI

   di Luigi Farina     

E’ stata una vittoria importante quella della Juventus con il Cagliari nel posticipo di domenica sera. E ciò non tanto per il rotondo risultato, quanto per i tre punti conquistati, dopo avere sciupato un incontro casalingo con il Palermo, e in una giornata in cui le squadre più forti hanno incominciato a vincere, iniziando a muovere la classifica dal basso. Pensate un poco cosa sarebbe stata la classifica della Juve in caso di solo pareggio: penultimi, come ora la Roma, e per giunta alla vigilia della partita con l’Inter. Da brividi. Per fortuna – termine non casuale visto che i due gol del secondo tempo sono stati rocamboleschi – abbiamo ricominciato a segnare, compensando così la brutta abitudine che abbiamo preso nel subire gol facili. Va detto in tal senso che il comportamento della difesa è assolutamente sconcertante, e non deve assolutamente confortarci il fatto che facciamo molti gol (primo attacco in campionato); infatti non credo ci sia un rapporto di causa ed effetto tra i due fattori, poiché i gol che prendiamo sono troppo spesso dovuti ad amnesie difensive, piuttosto che contropiedi o ripartenze con la squadra sbilanciata. Inoltre non è un caso che con questo score tra gol fatti e gol subiti siamo a metà classifica, abbiamo fatto la metà dei punti disponibili, abbiamo perso già due volte su cinque. Come dire, se questa è la strada, non si va molto avanti. Preoccupano onestamente Bonucci e Chiellini, ma anche tutti i compagni della elementare linea a quattro, con Motta capocordata.  Evitando di parlare di Krasic, vero uovo di Colombo della Juve di questa prima parte di stagione, che non dovrebbe però essere oltremodo spremuto senza concedergli un poco di riposo, mi ha colpito molto favorevolmente l’esordio di Aquilani a centrocampo: testa alta, buon controllo di palla, passaggi di prima, tiro da fuori, perfettamente complementare a Felipe Melo, ma secondo me anche a Sissoko. Ciò a conferma che la squadra, pur senza fuoriclasse, nella sua interezza è sostanzialmente equilibrata ed interscambiabile, ed una volta oliati i meccanismi di gioco, potrà affrontare con fiducia ogni gara con qualunque undici Del Neri metta in campo. Resta, questa logica del turn over, la vera chiave di volta di una stagione, che dovrebbe a mio parere essere la carta che fa sparigliare il mazzo, tra le squadre che hanno le coppe europee (ed in questa fase sono sette), e che consente di tenere il passo di squadre come il Genoa o la Lazio e la stessa Fiorentina, che si sono rinforzate e che senza gli impegni infrasettimanali sono chiaramente più insidiose. Pur senza stravolgere il corpo della squadra composto da sette o otto persone, Del Neri deve provare a cambiare almeno quattro elementi tra una partita di domenicale ed una infrasettimanale; ed ha la possibilità di farlo, avendo giocatori di pari livello, in numero di due per ogni ruolo, e con meccanismi di gioco che tendono a perfezionarsi con il passare del tempo. Ci aspettano Inter e Manchester City ora, entrambe in trasferta: si traccerà una linea sui primi tre mesi di lavoro, oltre la quale a partire dalla metà di ottobre non si potrà più sbagliare.

 

 24.09.2010

JUVE - PALERMO  1 a 3. CHE TONFO, RAGAZZI!

   di Luigi Farina     

Dopo la vittoria di Udine, ci siamo lasciati con il dubbio che la sonante vittoria con i friulani potesse in qualche modo essere dovuta non solo alla nostra ritrovata forza, ma anche alla debolezza dell’avversario. La sconfitta della Juventus di ieri sera con il Palermo, netta anche se con il risultato oltremodo penalizzante, ci ha indirettamente dato la risposta: la nostra forza non è purtroppo tale e meno che mai ritrovata, e c’è il reale rischio di doversi ridimensionare. Intervistato nel dopo partita da Sky, il Direttore Generale della Juve ha dichiarato che 4 punti in quattro partite sono pochi per il blasone della Juve, ma possono starci per una squadra ancora in rodaggio come la nostra. Io credo che sia il caso di dire basta, perché questo concetto oramai sta diventando un alibi. 4 punti in 4 partite sono in assoluto pochi per una squadra di alta classifica (tale è chi punta al piazzamento Champions); 2 sconfitte su 4 partite sono comunque troppe, anche per il morale della squadra; 7 reti subite in 4 partite, o 10 in 5 gare se pensiamo al Lech Poznan, sono una cifra enorme, da squadra di media fascia, ed è bene prenderne atto con la dovuta durezza, soprattutto per gli errori dei singoli e di reparto, che li generano. E’ vero, c’è stata anche sfortuna ieri sera: le ribattute in rete sui primi due gol, di cui il secondo di rimbalzo, la papera di Storari sul terzo gol, la caduta di Motta sul palo di Pastore, la traversa ed il rigore di Del Piero, e numerosi tiri e parate di Sirigu. Ma è altrettanto vero che il Palermo di ieri, buono soprattutto nel primo tempo, aveva fatto solo 1 punto prima, ha come titolari 4 scarti della Juve (Cassani, Balzaretti, Miccoli e Nocerino), ha ceduto i due pezzi migliori dello scorso anno, Cavani e Kjaer e dunque è in rodaggio come noi, ma soprattutto ha messo in campo alcuni giocatori di venti anni e ventuno anni, una età per la quale se fossero nella Juve sarebbero considerati riserve e confinati nella Primavera. Nessun Real Madrid dunque, e quindi solo palese debolezza nostra. Grosse le colpe di Del Neri, che ci ha capito poco. Niente turn over, per motivi psicologici a suo dire, perché una squadra entusiasta trova le energie dovunque; ed invece la squadra era sfasata in Marchisio, in Pepe, in Motta, in Bonucci. Considerato che Motta e Grygera non hanno cambio, non sarebbe stato meglio far giocare Legrottaglie in difesa, Aquilani per Marchisio a centrocampo, Lanzafame per Pepe a sinistra e Iaquinta per Del Piero in attacco? Poi ha sbagliato completamente i cambi, nel tempo e nei modi; ha tolto Pepe di fatto riducendo ancora più il già scarso gioco sulla fascia sinistra, senza sostituirlo con un esterno, ma mettendo Iaquinta che invece anarchicamente si è accentrato sommandosi ad Amauri, lasciando solo Grygera a provare ad attaccare su quel lato. Ha di conseguenza tolto poi Del Piero e messo Aquilani, componendo un centrocampo senza logica e senza idee, che non ha niente a che vedere con una organizzazione di squadra che con il 4-4-2 deve interscambiare i giocatori ed avere un gioco regolare e ripetuto a memoria da chiunque giochi. Ci sono grossi problemi dunque: ed il terrore di aver preso un allenatore e molti giocatori da provinciale ci fa rabbrividire, anche perché stanno per arrivare le partite con gli avversari veri, non quelli resi grandi dalla nostra debolezza.

 

 20.09.2010

UDINESE  – JUVENTUS  0 a 4. E’ VERA GLORIA?

   di Luigi Farina     

Mi rendo conto che dopo la prima e sonante vittoria di questo campionato, il titolo di apertura dovrebbe essere più entusiastico, ma il divario enorme visto tra la Juve e l’Udinese lascia pensare che lo zero in classifica dei friulani possa non essere occasionale, e che la vittoria netta possa non essere solo merito della Juve. E ciò a maggior ragione se pensiamo che i nostri atleti hanno giocato anche giovedì sera, mentre gli udinesi hanno potuto preparare con attenzione la gara. Fatta questa onesta premessa, resta però palese la ottima prestazione della squadra, che specialmente nel primo tempo ha dominato in lungo ed in largo, ha mostrato gioco offensivo, ha avuto numerose occasioni da gol, concedendo ai friulani solo un tiro di Sanchez ed un pericoloso contropiede, che ha scatenato le polemiche degli avversari per un presunto rigore con conseguente espulsione di Chiellini.

Colpisce molto favorevolmente per gli esiti che produce in attacco, il famoso gioco sugli esterni di cui si è tanto parlato durante questa estate e che ha portato al sacrificio di Giovinco prima e Diego poi; stanno andando molto bene sia Pepe a sinistra, sia soprattutto Krasic a destra, che mostra doti di percussore non comuni, che oggi hanno letteralmente annichilito l’Udinese nel primo tempo. Il serbo sembra avere corsa, passaggio e cross, oltre ad una buona dose di altruismo e disciplina tattica, che iniziano a renderlo insostituibile nello scacchiere bianconero; forse dovrebbe garantire maggiore copertura in difesa, visto i grossi problemi avuti fino ad ora da Motta sulla destra, ed in generale dal reparto che ha subito ben sette reti consecutive da Bari, Sampdoria e Lech Poznan; ma in ogni caso si parla di un elemento assolutamente positivo. Dall’altra parte Pepe ha attaccato di meno e coperto di più, ma la squadra non ne ha risentito, visto il numero di conclusioni a rete effettuato, ed anche lui sembra in crescita dopo il brutto mondiale ed il non eccellente avvio di stagione.

Ottimi sono poi stati Marchisio e Melo (a me comunque non ispira molta fiducia), tanto che l’atteso ingresso di Aquilani sembra debba essere rimandato, insieme all’inossidabile capitano ed a Fabio Quagliarella, che conferisce incisività all’attacco, ed ha mostrato una buona intesa anche con Iaquinta. Diciamo che il buon Del Neri, con il recupero della condizione di Amauri ed il rientro di Martinez dovrà iniziare a gestire bene il turn over (tecnico e psicologico) per affrontare al massimo tutte le competizioni. E’ infatti evidente che prima della vittoria di oggi, i risultati della Juve non sono stati molto lusinghieri; primo fra tutti il pareggio in Europa League con il Lech Poznan per 3 a 3, che ha messo in salita il percorso nel girone, soprattutto perché la partita successiva è a Manchester con il City di Mancini, già vittorioso, che è già gara che non può essere persa, per il contraccolpo psicologico che può indurre. In più, essa va ad inserirsi in un trittico di gare che vedrà la Juve giocare in casa con Palermo e Cagliari, dove ovviamente bisognerà fare sei punti, per poi andare a Milano a far visita all’Inter, nella prima grande sfida della stagione in campionato. Si tratta dunque di due grandi verifiche, per vedere se la squadra è veramente competitiva per affrontare la stagione da protagonista, magari sin dall’inizio.

 

 14.09.2010

JUVE – SAMP 3 a 3. ANCORA NON VA BENE

   di Luigi Farina     

Sembra una maledizione, soprattutto dopo il radicale cambio tecnico e dirigenziale avvenuto alla Juve, ma l’inizio di questa stagione pare essere la perfetta continuazione di quella chiusasi a giugno scorso con una delle peggiori performance della Juve nell’ultimo mezzo secolo. Anche oggi stiamo a parlare di un ennesimo record negativo, quello di avere un solo punto dopo due giornate di campionato, un evento accaduto l’ultima volta quarantotto anni fa. Ma soprattutto parliamo di una Juve che si evidenzia come una delle peggiori difese del campionato, becca tre gol in casa, dopo aver rischiato di prenderne altre tre; una cosa da squadra oratoriana, pur se si stava giocando con una squadra forte e soprattutto affiatata e collaudata come la Sampdoria di questo periodo. Se pensiamo poi agli evidenti errori tattici della linea difensiva e personali dei singoli giocatori – Motta e Bonucci su tutti, ma anche Marchisio a Bari sul gol di Donati – si capisce che sulla fase difensiva c’è molto da lavorare, anche perché è matematico che per ambire a grandi traguardi, la prima cosa da fare è chiudere a quattro mandate la porta, e poi segnare, come insegnano la Juve di Capello e Lippi, ed all’inverso le squadre dello sciagurato Zeman e dei suoi discepoli.

Tornano a galla i dubbi sulla affidabilità di Bonucci, sul non eccelso passato di Motta, e sui rincalzi Rinaudo e Grygera; è poi di oggi la notizia dell’infortunio muscolare occorso a Traorè, con un mese di prognosi, e dunque il poco convincente De Ceglie avrà il compito di presidiare la fascia sinistra per otto partite di fila in trentasei giorni, salvo complicazioni. Vedrete che rivedremo in campo pure Grosso. E dunque si ritorna sul refrain che ha caratterizzato il nostro precampionato, quello di una Juve di medio livello, senza qualità e senza campioni, che di conseguenza non può avere ambizioni di scudetto, da secondo o addirittura da terzo posto.

Sul punto destano stupore e preoccupazione nel sottoscritto le dichiarazioni di Del Neri e Marotta circa le potenzialità della Juventus; onestamente i proclami fragorosi dello scorso anno seguiti dai risultati negativi realmente ottenuti possono aver insegnato all’ambiente della squadra e della società ad andarci con i piedi di piombo; ma altrettanto credo debba essere considerato che all’inizio della stagione, ed in mancanza di risultati, la squadra con tanti giovani e tanti giocatori nuovi debba avere le giuste iniezioni di fiducia prima di tutto dai suoi dirigenti e dalla sua guida. Poi verrà di conseguenza che gli ipercritici attuali diventeranno sirene strombazzanti alla prima serie di risultati utili.

Io sono uno che ha grande fiducia in questa squadra, ed agli scettici ricordo: ma siamo sicuri che la difesa ed il centrocampo del Milan siano realmente da scudetto, su una stagione lunga e con Champions? E che l’innesto di Borriello possa certamente rendere la Roma pronta per lo scudetto? Calciopoli dovrebbe avere insegnato bene a noi juventini che la distruzione della Juve, ed il ridimensionamento del Milan, ha reso invincibile l’Inter oltre i propri realistici limiti, ma contestualmente ha proposto una Roma semi fallita, con una squadra sempre uguale, unica antagonista naturale dei morattiani. Io le aspetterei entrambe al guado, ma sono convinto che sulla riva del fiume ci sarà anche la Juve ad attenderle. Ed affondarle.

 

 30.08.2010

BARI – JUVE 1 a 0. DISCONTINUITA’? TUTTO COME PRIMA

di Luigi Farina

Iniziava ieri per la Juventus la stagione del rilancio, quella di Andrea Agnelli presidente, di Marotta Direttore Generale, della lunga serie di giocatori indesiderati perché vecchi ed imbolsiti, della Juve dei giovani motivati e preferibilmente italiani. La stagione del riscatto senza dubbio, e nel segno della discontinuità con il penoso passato recente, quello della stagione 2009-2010 per intenderci. Eppure, ironia della sorte, alla verifica del campo, questa discontinuità si è sciolta come neve al sole, perché abbiamo visto un film che speravamo poter a breve dimenticare: sconfitta netta ma inattesa, squadra sconclusionata e senza gioco, messa a nudo di potenziali errori di costruzione, ma soprattutto l’ennesimo record negativo infranto, la vera croce della scorsa stagione. A Bari la Juventus ha perso dopo ben ventotto anni la prima partita di campionato. Il come ciò è avvenuto – superiorità tecnico e tattica palese del Bari e sconfitta meritata per noi – ha ovviamente raggelato quanti di noi erano soddisfatti delle scelte effettuate dalla nuova dirigenza, e dato fiato sia ai nostri amici tifosi meno convinti delle scelte, sia soprattutto ai commentatori e critici di professione, che hanno esplicitamente bocciato il lavoro fatto da Marotta e Paratici, parlando di una Juve priva di campioni, e dunque modesta rispetto alla sua gloriosa storia. Una sorta di squadra di seconda fascia, tipo la Sampdoria, per intenderci; e questa sarà la spada di Damocle sulla testa di Marotta e Del Neri, in caso di campionato non di vertice..

La Juve vista ieri ha indubbiamente evidenziato una incapacità a stare in campo, che ha addirittura forse amplificato i meriti del Bari. Ha evidenziato come una squadra di spessore e che punta ad un campionato ambizioso, non può essere rivoltata come un calzino e poi completata negli ultimi giorni di mercato, approfittando o subendo circostanze estemporanee e casuali, che ti possono portare Benzema o Borriello a secondo che si infortuni un giocatore del Real Madrid o del Milan. Ha evidenziato infine come una squadra che ha scelto di puntare sugli automatismi e sugli schemi, piuttosto che sull’estro e sulla tecnica dei singoli, non può schierare atleti come Quagliarella e Krasic arrivati solo qualche giorno prima, sperando che non vengano esposti al pubblico ludibrio. A Bari abbiamo in realtà pagato, sperando di aver finito, un prezzo molto caro alla rivoluzione tecnica, che doveva affiancare agli acquisti di giocatori giovani e di prospettive rosee per più anni, le difficili cessioni di atleti come Zebina, Camoranesi, Trezeguet, Grosso, Brazzo, Tiago, Poulsen, la vecchia guardia insomma, gravata dell’età e da stipendi milionari.

Oggi bisogna avere fiducia in Del Neri e nella sua capacità di insegnare e produrre gioco. Mancano i campioni ed i fuoriclasse, ed in parte è vero, ma la squadra è estremamente equilibrata nei reparti, con cambi di eguale valore in tutti i ruoli; e questo può solo dire che se la macchina parte ed ingrana, pur cambiando gli interpreti, i risultati si avranno e saranno buoni, perché gli interpreti sono tutti di buon livello. Questa è la vera differenza tra una grande squadra e quelle di seconda fascia, quali Sampdoria, Palermo, Bari, Genoa, Napoli, che con qualche infortunio e/o qualche partita in più, sono costrette a fermarsi. Attendiamo la fine di settembre allora. Senza dimenticarci di salutare un grande campione, David Trezeguet.

 

COMUNICATO

 Con il presente comunicato lo Juventus Club Doc di S. Maria C. V. (CE) intende porre in essere una iniziativa volta a migliorare il dialogo e  le relazioni tra il Centro Coordinamento ed i club periferici, quali il nostro, che pagano alla distanza da Torino un prezzo troppo alto, in termini di considerazione e disservizi. L’iniziativa nasce in conseguenza di un episodio a noi assai sgradito, ma non vuole assumere toni polemici, bensì attivare una discussione costruttiva tra i club che la pensano come noi ed il centro coordinamento. Come noto, nel 2009 il nostro club ha intrapreso un’iniziativa unica nel suo genere. Ha bandito il concorso letterario “Un racconto in bianconero”, che ha avuto riscontro positivo in termini di partecipanti da tutta Italia, tanto che è stata pubblicata in tal senso anche la antologia che raccoglie 32 racconti selezionati. Hanno vinto peraltro scrittori in erba non campani, che riceveranno un premio in denaro da noi offerto con il ricavato delle vendite e dalla nostra cassa. Il nostro club ha chiesto preliminarmente un contributo economico ufficiale alla società ed al Centro Coordinamento, senza avere alcuna risposta. Poi, a concorso terminato, ha chiesto una partecipazione ufficiale di persone della famiglia Juventus per la premiazione a S. Maria C. V. o in alternativa una premiazione durante un walk about pre partita, con possibilità per i vincitori di vedere la medesima, ospiti della società. In entrambi i casi risposte prima evasive e poi negative. Si è preferito organizzare l’incontro con i propri tifosi presso un altro club in nome di una presunta maggiore vicinanza dell’albergo a Napoli presso il quale giocatori e dirigenti erano alloggiati. Dovrebbe essere evidente ai responsabili del Centro Coordinamento, che uno scrittore juventino, che scrive sulla Juve, preferisce essere premiato da un personaggio juventino, e non dall’assessore provinciale alla cultura o allo sport di Caserta, o dell’omologo sammaritano. Se a questo episodio sommiamo le enormi difficoltà per avere un numero di biglietti che ci permetta di organizzare qualche trasferta durante l’anno, il quadro dei problemi è completo. La passione dei tifosi non si misura con i chilometri e di questo il Centro Coordinamento è consapevole, tanto che la quota ed i numeri per l’affiliazione è la stessa per i club di tutte le regioni, quelle vicine e quelle lontanissime, ed i servizi dovrebbero essere potenzialmente gli stessi. E’ evidente che la distanza che molti club hanno da Torino è un elemento oggettivo ed immutabile, ma che il Centro Coordinamento rende discriminante per i differenti servizi che offre ai club più vicini, che acquistano più abbonamenti. E questo non è giusto, anche perché i club periferici per sopravvivere e rispettare i minimi per la affiliazione devono a loro volta offrire ai tifosi della propria zona qualche servizio che li possa caratterizzare come club doc.Noi non cerchiamo favoritismi, non ci rendiamo fautori di scissioni o distacchi, cerchiamo di migliorare una situazione che lo necessita. Partiamo da questo aspetto ed iniziamo a ragionare su proposte condivise, che in questa sede solo elenchiamo e poi discuteremo:

1.     Individuazione di persone immagine ( i Furino, gli Anastasi, i Brio, i Rampulla,  ed altri come loro) che lavorino per partecipare alle iniziative dei club.

2.     Creazione di coordinamenti regionali o territoriali, che possano gestire eventi sul territorio, che siano a loro volta ben organizzati e non dispersivi, ai quali partecipino i suddetti ex campioni, o i dirigenti attuali in occasione delle partite della Juve nelle zone di interesse.

3.     Gestione territoriale dei biglietti per tutte le partite in casa e fuori, con destinazione di una quota minima a ciascun coordinamento regionale, con limiti di tempo in caso di ridotto utilizzo e messa a disposizione dei club più vicini all’evento e/o più attrezzati.

Altri aspetti potranno poi essere elencati e sviluppati. Speriamo nella partecipazione di tutti e soprattutto del Centro Coordinamento, fino ad ora poco attento o forse sotto strutturato rispetto all’impegnativo compito da svolgere.

 Il Consiglio Direttivo

 

 05.05.2010

CATANIA - JUVE  1 a 1. VERSO LA FINE DI UN INCUBO

   di Luigi Farina     

Scrivo a due giorni dalla partita giocata al mitico “Cibali” di Catania, e dunque con una ampia letteratura già sviluppata a commento della partita. Si va dalla ironia per avere evitato la ennesima sconfitta in campionato e per avere consentito anche a Silvestre di segnare per la prima volta in serie A, alla constatazione che la illusione di raggiungere il quarto posto in campionato per l’accesso alla Champions League tramite i preliminari è svanita, alla preoccupazione che classificandosi settima, dietro al Napoli, la Juventus sarà obbligata a disputare il turno preliminare di Europa League già a metà luglio, con il rischio di compromettere la lunga stagione 2010-2011. Tutte cose vere, peraltro. Intanto due parole sulla partita. Qualche occasione da gol la Juve l’ha avuta nel primo tempo, in particolare con Del Piero, apparso particolarmente imbolsito ultimamente, tanto da essere sostituito da Zaccheroni con l’inconsistente Amauri, che concorre con Diego, Melo e Ferrara al poco ambito riconoscimento di delusione dell’anno. Nel secondo tempo, pur avendo la Juve mostrato maggiore supremazia territoriale, non è mai stata pericolosa, oltre al gol ovviamente; basta pensare che è stata mostrata come occasione da gol una punizione alta di Diego, che sarebbe stato meglio invece occultare, tanto era penosa. Il Catania, dal canto suo, ha avuto le sue occasioni, sia nel primo tempo, sia nel secondo, tanto che si può dire ampiamente che il risultato non può affatto fare rammaricare la nostra squadra. Insomma, una partita in chiaro scuro, in linea con questa stagione, che si spera sia irripetibile, o almeno lo sia per i prossimi 20 o 30 anni.  Guardiamo al futuro, dunque. La proprietà, responsabile con calciopoli delle conseguenze che oggi paghiamo noi tifosi, ha preso atto del fallimento del suo progetto strategico e sportivo e punta al cambiamento. Della operazione simpatia ovviamente non c’è traccia né riscontro; di risultati sportivi nemmeno a parlarne; di scelte lungimiranti in termini di uomini in campo e nel management, altrettanto, visto che i giocatori presi si sono rivelati tutti indistintamente inadeguati, i campioni del 2006 sono irrimediabilmente invecchiati, e i dirigenti (Blanc, Fassone, Secco, Cobolli), hanno fallito ciascuno nel loro settore. E la storia dello stadio, unico elemento che questa dirigenza sta spendendo come risultato positivo, era un progetto di Giraudo, che Blanc sta solo conducendo in porto, sperando che ci riesca. John Elkann, eletto presidente anche della FIAT, ha trovato l’occasione per uscire dall’agone mascherando il fallimento della sua linea con i nuovi impegni industriali; lascerà il timone di comando al cugino Andrea Agnelli, apparso vicino alla triade durante la estate del 2006, e ben lontano dall’approvare il tradimento volgare ed insulso del giovane cugino che ha portato alla retrocessione della Juve in serie B. In questo senso Andrea Agnelli è ben visto dalla tifoseria, con la sola eccezione di quanti gli contestano il fatto di non aver preso una esplicita posizione di opposizione alla linea del cugino. Nell’ottica di un necessario cambiamento, richiesto da tutti, credo non si potesse iniziare con un personaggio migliore di Andrea Agnelli; dopo di lui i Marotta, i Benitez, gli Spalletti, o chiunque altro verrà, sarà una conseguenza logica e razionale di scelte lungimiranti, che l’ultimo erede maschio dal cognome Agnelli sembra in grado di fare al timone della Juventus, da lui amata come da noi tifosi. Certo, John Elkann gli lascia in dote una zavorra di nome Blanc … In bocca al lupo, presidente.

 

 19.04.2010

INTER – JUVE 2 a 0. SCONFITTA ANNUNCIATA

   di Luigi Farina     

Tanti tifosi bianconeri avevano la speranzella di fare il colpaccio con l’Inter, e quell’avvio incisivo ed intraprendente della Juve sembrava dar loro ragione; l’Inter poi poteva essere distratta dal Barcellona, dai rumors di Calciopoli, mentre la Juve poteva trovare le motivazioni e gli stimoli giusti, tali da permetterle di sentirsi finalmente grande, come era stata pronosticata da tutti. Parole, parole, solo parole. E’ venuta una sconfitta netta, schiacciante e con la sola attenuante della espulsione di Sissoko, a cui si sono contrapposte troppe occasioni da gol. L’Inter è più forte, si è dimostrata tale, e molti dei nostri sono scarsi e/o fuori condizione, e si sono dimostrati tali. E’ chiaro come il sole che la espulsione di Sissoko ha favorito gli avversari nerazzurri, ma è innegabile che hanno avuto molte clamorose occasioni per segnare e per raddoppiare, mentre noi abbiamo provato solo a contenere le folate dell’Inter senza mai essere pericolosi; i cambi di Zaccheroni poi hanno lasciato più di qualche dubbio. Qualcuno si ricorda come l’Inter ha giocato l’intero derby con il Milan in inferiorità numerica, e lo stesso con la Sampdoria, senza però che i rossoneri ed i blucerchiati tirassero mai in porta? Nella partita di sabato tantissime sono state le ripartenze dell’Inter su errori di passaggio dei nostri centrocampisti, Melo e Sissoko su tutti, ed evanescente come sempre è stata l’azione di Diego, indubbiamente bravo con la palla al piede, ma assolutamente incapace di inventare un passaggio filtrante, un assist, e meno che mai un tiro forte verso la porta. La punizione battuta nel finale, nostra unica occasione per pareggiare, è stata patetica: Julio Cesar la ha parata a due mani. Scrivo dopo i risultati domenicali, a noi tutti sfavorevoli, che hanno allontanato in maniera definitiva il quarto posto e ci hanno posto ai margini della Europa League. Mi chiedo quanti punti faremo nelle prossime quattro partite, con questa squadra psicologicamente a pezzi e oramai demotivata, e se anche il Genoa, inferiore come rosa, ma motivato e pimpante, non ci supererà a breve facendoci scendere all’ottavo posto. Oggi è mortificante per il nostro orgoglio guardare ai risultati di Ranieri, allenatore che tanto bistrattavamo noi tifosi e che ora si mostra come lo stratega che per cambiare la faccia al derby con la Lazio ha avuto gli attributi di sostituire i due giocatori simbolo della Roma, Totti e De Rossi; per tacere della fantastica rimonta che ha condotto da quando è subentrato fino ad oggi. A noi è toccato invece lo sfigatissimo Zaccheroni, che a questo punto, dopo questo ennesimo fallimento concluderà la sua carriera da allenatore, e che non è riuscito in alcun modo ad raddrizzare una barca, che pur essendosi ritrovata con falle inaspettate, andava governata sicuramente con ben altro piglio. A questo punto l’unica cosa da fare è tirare una linea e ripartire daccapo. La preoccupazione di tutti i tifosi sta però nell’individuare la persona che deve tirare la linea: Blanc?, Secco? John Elkann? Bettega (che delusione anche lui)? Ci vuole ben altro, ma soprattutto nessuno di loro.

 

 12.04.2010

JUVE – CAGLIARI 1 a 0. UNA VITTORIA PER CONTINUARE A SPERARE

   di Luigi Farina     

Hanno vinto tutte le squadre che ambiscono a conquistare l’ultimo posto utile per l’accesso alla Champions League, tranne il Napoli, che si è praticamente suicidato perdendo in casa 3 a 2 con il Parma. Erano tutti incontri da giocare in casa, ma si è trattato di un turno favorevole alla Sampdoria, che disputava il derby della Lanterna con un agguerrito Genoa, peraltro in serie favorevole proprio nella stracittadina. Anche la Juve ha vinto, finalmente, con uno striminzito 1 a 0 al Cagliari che rispecchia l’andamento della gara, non tanto per il numero di gol ed occasioni, quanto per l’immagine di equilibrio che risultato manifesta, dato che il Cagliari nel primo tempo ha avuto due ghiotte occasioni per passare, prima del gol di Chiellini. Come ha detto anche il mister, la Juve è andata meglio nel secondo tempo, cosa che costituisce una novità di questi tempi, dato il più volte richiamato gap di condizione di molti giocatori reduci da infortuni,primo fra tutti Iaquinta, che in un paio di occasioni non è riuscito a fermare facili palloni per tirare in porta. In generale onestamente non si è visto niente di esaltante. Tanti gli errori a centrocampo nella costruzione del gioco, affidato spesso a Camoranesi che ha alternato belle giocate a momenti di totale appannamento; buono invece il dinamismo espresso da De Ceglie, Felipe Melo, Marchisio, apparso particolarmente in palla. Quello che colpisce, contemporaneamente in positivo ed in negativo, è la prestazione di Chiellini: il migliore in campo. In difesa è una roccia, puntuale e deciso, ma ancora meglio è in attacco, essendo il realizzatore del gol, di un altro vanificato dalla estrema voglia di gol di Iaquinta, e addirittura di un mezza rovesciata dal limite dell’area. L’aspetto negativo della vicenda ovviamente non è Giorgione, ma i suoi colleghi di attacco: possibile che uno dei nostri più attivi e continui goleador sia uno stopper, per quanto bravo? Amauri non tira in porta mai, e soprattutto non impensierisce affatto i difensori; anche Ariaudo ieri lo ha tenuto senza grandi problemi. Intanto venerdì si gioca con l’Inter: per la gloria ed il sentimento di rivalsa, ma anche per i punti che sono importanti in questa fase; se una fra Fiorentina ed Udinese va in finale di Coppa Italia, bisognerà lottare con i denti non solo per il quarto posto, ma anche per il quinto ed il sesto, visto che siamo in quattro squadre per tre posti. A questo punto bisogna turarsi il naso e non scartare niente, ponendo le basi per la prossima stagione.

 

 06.04.2010

UDINESE  – JUVE 3 a 0. UNA SQUADRA ALLO SBANDO

   di Luigi Farina     

Anche l’Udinese calpesta le ceneri di una Juve allo sbando, vincendo con un netto 3 a 0, risultato classico per una squadra forte che in casa affronta una squadra di media o bassa classifica. Solo che l’Udinese era quart’ultima e la Juve settima, e quindi gli esiti sarebbero dovuto essere diversi. Ha fallito anche Zaccheroni, non c’è dubbio. Ci aveva detto – ed io lo sostenevo al pari di lui in molti dei precedenti articoli – che con la squadra che lavorava per la intera settimana senza partite ogni tre giorni, avremmo visto una Juve diversa. E invece il risultato prima e la prestazione poi sono stati sconcertanti, ed in linea con le precedenti. Ha fallito perché non è riuscito a dare un gioco, non è riuscito a dare continuità, non è riuscito a correggere quel vistoso gap fisico che oggi vediamo in confronto a quasi tutte le squadre che incontriamo. Ieri sera ha sbagliato la formazione, cedendo alla tentazione di fare giocare tre centrocampisti di mediana come Melo, Sissoko, e Marchisio, ma non in un 4-3-1-2, bensì in un 4-4-2, con il risultato che non si è capito chi doveva fare gioco; ci hanno provato il solito anarchico Camoranesi a destra ed un insolito Del Piero a sinistra, creando più che altro confusione, e con il risultato di essere come al solito assolutamente non pericolosi sotto porta. Amauri come sempre non ha mai provato a tirare in porta. Ed ha fallito, Zaccheroni, per non essere stato capace di cementare il gruppo, pur nelle oggettive difficoltà. Mancano spesso la concentrazione e l’attenzione dei singoli, che si tramutano in errori a vantaggio degli avversari. Ieri per esempio De Ceglie con errori di posizione ed attenzione ha superato persino Melo e Zebina, contribuendo ai primi due gol della Udinese.Ma ben più grave è il clima di bellicosità in campo tra giocatori, con Melo e Sissoko protagonisti di continui rimproveri ai compagni, in particolare Marchisio e De Ceglie, sintomo di un malessere che non si riesce più a contenere. E’ chiaro che oggi sostituire Zaccheroni, traghettatore dal futuro già definito, sarebbe inutile, prima ancora che deleterio, perché è evidente che non esistono in giro allenatori in grado di dare una svolta ad un gruppo informe tatticamente, demotivato moralmente e forse devastato da conflittualità interne. Non credo si possa più ambire al quarto posto per la Champions, considerando il calendario difficile, e considerando che davanti a noi ci sono tre squadre, che seppure non eccelse, hanno birra in corpo, velocità e forti motivazioni, con tecnici che hanno la squadra in pugno, ben diversamente da come avviene per Zaccheroni. Continui la contestazione a Torino dunque, senza botte e lanci di oggetti, ma dura e decisa, perché l’obiettivo di essa deve essere la rifondazione totale. Io penso che con gli esiti di quanto sta avvenendo al processo di Napoli, che stanno evidenziando tra le altre cose anche il tradimento degli Elkan, la rifondazione possa essere totale, partendo dalla epurazione familiare del pallido ingegnere.

 

 29.03.2010

JUVE – ATALANTA 2 a 1. RANIERI, ZEBINA E LA CONTESTAZIONE

   di Luigi Farina     

Poche parole su una partita squallida: la Juve ha vinto, in casa, di misura, tirando pochissimo in porta, subendo il gioco di una squadra quasi retrocessa; tutto secondo il copione di quest’anno. L’unica novità di rilievo è che ha vinto finalmente imponendosi nel finale, con una specie di forcing, mentre ultimamente abbiamo subito debacle clamorose nel secondo tempo e nel finale; chissà che Zaccheroni non ci offra qualcosa di buono, senza più tre partite a settimana. E’ paradossale però che tutti vogliono andare in Europa, ma poi si lamentano degli effetti dei turni infrasettimanali. E’ interessante invece avanzare qualche commento sui fatti oggetto di discussione fra gli juventini in questi giorni: la rivincita di Ranieri, la contestazione dei tifosi anche alla squadra, degenerata con il buffetto dato da un tifoso esagitato a Zebina. I due fatti non sono consequenziali, assolutamente; ma hanno a mio parere un filo conduttore comune, che sta proprio in alcuni giocatori, tra cui credo anche Zebina. Partiamo da Ranieri. Sta facendo oggettivamente un lavoro egregio alla Roma, perché ha preso una squadra a zero punti dopo tre giornate ed in crisi, con una società in grave difficoltà economica che praticamente non ha fatto il mercato estivo. Con lavoro, sagacia e abnegazione, dopo un mese di risultati altalenanti ha riavviato la squadra, fino a portarla in semifinale di Coppa Italia, e al secondo posto in classifica, ad un punto dall’Inter, battuta sabato scorso. Molti giornalisti e molti di noi tifosi lo abbiamo spesso deriso – lo chiamavamo il cantante con riferimento al ben noto Massimo Ranieri – lo criticavamo per la carriera - non è vincente - e gli imputavamo le scelte di mercato errate, una su tutti la scelta di Poulsen invece di Xavi Alonso. E dunque abbiamo approvato il suo esonero dello scorso anno, perché credevamo necessario un nuovo ciclo vincente, con un allenatore vincente. Oggi abbiamo capito, oltre alle qualità che non abbiamo apprezzato di Ranieri, che la striscia di risultati negativi che ha portato al suo esonero è legata prevalentemente ai calciatori, egoisti e personalistici, che lo hanno avversato tanto da rischiare di perdere i due posti diretti per la Champions League. Oggi, nel vedere una squadra imbolsita, senza grinta, senza cuore, con la testa fra le nuvole e le gambe molli, che viene spesso soverchiata da avversari di seconda fascia, riconosciamo gli stessi difetti dello scorso anno, con gli stessi uomini, gli stessi senatori: Zebina, Camoranesi, Trezeguet, anche Del Piero e Buffon e Nedved, forti personalità spesso ingovernabili. E’ dunque giusta la contestazione anche alla squadra e non solo alla ridicola dirigenza. Giusta la protesta annunciata di disertare la partita, giusta la protesta anche fuori l’albergo; oggi dopo risultati tanto schifosi e con la consapevolezza che c’è il rischio di fare anche peggio se non si serrano i ranghi e non si fa gruppo, è giusto che i tifosi facciano sentire la propria voce arrabbiata e di protesta, che richieda il rispetto per la maglia ed il blasone. Senza botte e senza lanci di oggetti, è ovvio, perché così poi si passa dalla ragione al torto. E soprattutto senza passare per razzisti.

 

 26.03.2010

NAPOLI - JUVE  3 a 1. QUANDO FINIRA’?

   di Luigi Farina     

E siamo a undici. Abbiamo risvegliato i morti (Quagliarella, Lavezzi, il Napoli che non vinceva da due mesi), ma per fortuna non abbiamo interrotto una altra serie negativa, come con Del Neri domenica che in 15 partite non aveva mai vinto. No, con il Napoli a Napoli oramai si perde sistematicamente da tre anni, e sempre dopo essere passati in vantaggio. Almeno questa soddisfazione non ce la toglie nessuno. Anche perchè di meglio proprio non c’è. Il famoso fondo del pozzo che immancabilmente richiamiamo da molti mesi a questa parte sembra non finire mai, e credo che parlare di grinta, determinazione, vittorie per arrivare al quarto posto, sia diventata una utopia, per quanto si dica che i tre punti di distacco da Samp e Palermo siano pochi, a otto giornate dal termine. Ma la abbiamo vista la differenza tra noi ed il Napoli ieri, tra noi e la Samp, tra noi ed il Palermo? Per non parlare delle ultime penose prestazioni con Siena e Fulham. Ma come le faremo mai queste vittorie, se Zebina gioca praticamente contro, e ieri ha regalato anche un rigore inutile; se i portieri parano solo l’ordinario e regalano almeno un gol a partita agli avversari; se la difesa di colossi prende gol sistematici di testa da giocatori bassi; se il centrocampo, l’unico reparto giovane con Melo, Marchisio, Candreva, si fa schiacciare in maniera inequivocabile senza possibilità di fare un poco di gioco, qualche ripartenza; se gli attaccanti non vedono mai la porta e dunque non tirano in porta. Il calcio non è una scienza esatta: hanno fallito fior di manager, imprenditori, allenatori e calciatori. Una buona programmazione e l’esperienza sono condizione necessaria ma non sufficiente per riuscire a fare i risultati. Noi stiamo fallendo anche nei rimedi escogitati per correggere i patetici errori estivi. Parliamo ad esempio di Zaccheroni: il Palermo con Delio Rossi, la Roma con Ranieri, il Catania con Mihailovic, anche il Siena con Malesani, ed ancora il Bologna con Colomba, il Napoli con Mazzarri, hanno cambiato positivamente il corso del loro campionato, che si era avviato male con il precedente allenatore. Noi invece, con Zac dopo nove partite con 12 punti ottenuti, abbiamo peggiorato, perché Ferrara ne aveva fatti di più, pur nel suo periodo nero. Nessun rimpianto per Ferrara, per carità, che in qualche modo ha contribuito a comporre la rosa, ma il dato è che la Juventus ha sbagliato anche con il cambio dell’allenatore. Parliamo poi di Bettega, al timone del settore tecnico oramai da quattro mesi: il suo compito era quello di fungere da collante tra la dirigenza e la squadra, e porre la sua figura di uomo di calcio esperto e vincente all’interno del gruppo, apparso troppo spaesato e disunito. Oggi possiamo tranquillamente dire che anche Bettega sta fallendo o ha fallito: la squadra non ha né capo e né coda, non è concentrata né determinata, non si aiuta, ed è allo sbando come gruppo, prima ancora che per fattori tecnici. Viviamo, cari tifosi juventini che ci leggete, una situazione sportivamente drammatica, che terminerà presumibilmente solo alla fine del campionato, con esiti che temo saranno diversi da quelli di cui si parla oggi. Poi bisognerà rifondare. Di questo ne riparleremo in seguito.  

 

 19.03.2010

SAMP - JUVE  1 a 0. NESSUNA ATTENUANTE

   di Luigi Farina     

Siamo arrivati alla decima sconfitta in campionato, ma non è detto che sia finita qui. Un numero di sconfitte che una grande squadra, ed in particolare la grande Juve di Lippi e di Capello, collezionava in due o anche tre campionati, ma che in questa annata maledetta dei record negativi si somma a non pochi altri dispiaceri per noi tifosi. Anche Del Neri, che nelle precedenti 14 partite non aveva mai vinto contro la Juventus, ha sfatato il tabù, come tanti altri prima di lui. E’ peraltro una sconfitta quasi annunciata, ma senza attenuanti. E’ vero che il gol subito, prima ancora che essere una cassanata, è una papera di Chimenti, terzo portiere quarantenne e per giunta leggermente claudicante; nel senso che in un certo senso pure te la aspetti. Ma è altrettanto vero che uno dei pochi giocatori bianconeri ad essersi disimpegnato bene – insieme a Cannavaro, Legrottaglie, Marchisio e Poulsen – è stato proprio il buon Antonio Chimenti, che ha limitato i danni, con buoni interventi sia nel primo tempo, sia nel secondo. Sono proprio questi gli aspetti che hanno legittimato la vittoria della Sampdoria, che ha segnato dopo avere avuto delle occasioni e dopo aver tirato in porta più volte, cose che la Juve non ha fatto praticamente mai, se non in una occasione con Iaquinta. Anche ieri siamo crollati, anche ieri avevamo in campo una squadra con una media di età altissima, anche ieri la confusione ha prevalso sulla organizzazione di gioco. Ci è stato risparmiato Felipe Melo, ma abbiamo visto ancora Diego, Zebina, Grosso, che sono l’immagine allegorica del fallimento di questa stagione, per la quale si parla ora di obiettivo quarto posto, ma che è niente affatto facile da raggiungere. Fa bene Zaccheroni a dichiarare che lui ci crede, che la squadra ha delle potenzialità ben maggiori di quello che si vede in campo adesso, che gli infortuni hanno inciso molto su quello che sta succedendo e sui cali di condizione dei giocatori del secondo tempo. Ma le squadre che oggi competono con la Juve hanno la forza, la grinta, il coraggio ed anche la disciplina tattica e l’abnegazione per rispettare le regole di gioco imposte dall’allenatore, che la Juve non ha. Troppi senatori, troppe stelle incomprese e capricciose, e troppe distrazioni. Quella di ieri di Chimenti sul gol, l’ultima di una lunga serie che ha coinvolto tanti, è stata una distrazione, una disattenzione, prima ancora che una papera. Ora, dopo il Palermo e la Samp, ci aspetta bramosa di risultati la terza antagonista per la corsa al quarto posto, il Napoli che ieri ha fatto una gran bella figura a San Siro con il Milan. Ed onestamente, alzi la mano chi crede (e non spera o prega in tal senso) in una vittoria della Juve.

 

 19.03.2010

FULHAM  – JUVE 4 a 1. A QUESTO PUNTO MEGLIO RITIRARSI

   di Luigi Farina     

Certo, scrivere l’articolo a caldo dopo un’ora dalla ennesima prestazione mortificante e patetica della Juve di quest’anno, è diverso che non farlo con calma, obiettività e pacatezza. Modi e forme di espressione non possono non risentire dell’avvilimento che si prova dopo lo squallore visto stasera, dopo soli quattro giorni da un’altra prestazione indecente ed indecorosa, quella con il Siena. E’ altrettanto evidente che l’idea di ritirarsi, espressa nel titolo, è una provocazione o un paradosso, a seconda di come si vede la cosa.Ma d’altra parte, non è altrettanto paradossale che la difesa della nazionale campione del mondo abbia come insostituibili elementi Cannavaro e Grosso?O ancora, non è pazzesco che sette undicesimi (la squadra di partenza) o nove quattordicesimi (compresi i cambi) degli juventini in campo abbia una età media prossima ai 35 anni? Un dato è certo ed incontrovertibile: il giocattolo si è rotto, forse irreparabilmente, e con esso è svanita l’illusione di disputare una seconda parte di stagione onorevole e di puntare ad obiettivi che consentano di ripartire l’anno prossimo con traguardi di prestigio europei.  E sono purtroppo quelli che fungono da volano per avere in squadra nuovi giocatori di livello elevato ed un allenatore di prima fascia, tali cioè da cambiare il volto a questo gruppo indegno di figuranti in casacca bianconera, la gran parte dei quali dovrebbe andare a casa. La partita di stasera è stata devastante. Siamo stati surclassati da una squadra inglese da metà classifica, pur avendo un evidente vantaggio offerto dal 3 – 1dell’andata arricchito dal gol di Trezeguet di inizio gara. Da quel momento, come dopo i primi dieci minuti con il Siena, è iniziato lo show degli avversari, il modesto e semisconosciuto Fulham. Sono fioccate le occasioni dei bianconeri di casa, con due pali, quattro reti, buone parate di Chimenti, sprazzi di gioco spumeggiante sulle fasce e grande entusiasmo del pubblico: una festa insomma. Di contro noi abbiamo opposto un paio di corbellerie d’altri tempi di un ex Pallone d’Oro, costateci in pratica la qualificazione, tante ammonizioni, e non un solo tiro in porta in 88 minuti seguenti al gol, di cui 60 giocati con un uomo in meno. Senza voler scomodare personaggi come Liedholm che sostenevano che a volte giocare in dieci contro undici può essere un vantaggio, bisogna dire che nemmeno in serie C la inferiorità numerica è certezza di prendere una carrettata di gol, a maggior ragione se si deve difendere un risultato. Noi invece siamo stati schiantati, e se ne avessimo presi sei di reti, non ci sarebbe stato niente da dire.Volendo fare delle valutazioni sui singoli, sconcerta senza dubbio vedere che giocatori che sono stati così a lungo rimpianti, quali Camoranesi e Sissoko, non hanno contribuito ad imbastire una trama di gioco: uno indolente, l’altro pasticcione, e zero palle agli attaccanti, zero pericoli per il Fulham. Di Cannavaro e Grosso si è già detto, di Trezeguet si sa che deve essere servito in area altrimenti non fa gioco, da Zebina e Grygera non ti aspetti niente, pessimo ed inutile Diego, indecente ed inaccettabile Melo, per il quale sarebbero necessarie iniziative disciplinari da parte della società. Si tratta di un giocatore che alla assoluta incapacità di contribuire alla crescita della squadra, abbina un campionario di atteggiamenti negativi e strafottenti, che danneggiano il gruppo intero. Mi pare evidente che, dopo Ferrara, nemmeno Zacccheroni stia riuscendo a gestirlo, e sarebbe dunque il momento di lasciargli sbollire la rabbia in tribuna, prima ancora che in panchina. Oramai ci sono solo dieci partite da giocare, e di lui così come di Cannavaro, Grosso, Grygera, Diego, e di qualche altro non ce n’è più bisogno, visti i risultati.

 

 15.03.2010

JUVE – SIENA  3 a 3. IL PREZZO TROPPO ALTO DA PAGARE ALLA COPPA

   di Luigi Farina     

Come con il Palermo, la partita di campionato giocata dopo poco più di quarantotto ore dall’incontro di Europa League, si rivela disastrosa: pessimo il risultato, patetico l’andamento, avvilente il comportamento di gran parte dei giocatori, limitati dal totale scollamento del gioco di squadra. Il tutto peggiorato – o confortato, a secondo dei punti di vista - dal fatto che nella prima parte della gara la squadra ha  fatto bene, in entrambe le occasioni.I tre gol in dieci minuti al Siena sono stati perfetti, entusiasmanti, frutto di belle trame di gioco; ed in tanti abbiamo pensato a quanto era bella la Juve senza Diego, a Del Piero goleador, con un Candreva forte e dinamico nelle verticalizzazioni. Poi con il passare dei minuti il nostro centrocampo muscolare composto da Melo, Sissoko e Marchisio si è fatto disorientare da un Siena pimpante, veloce ed organizzato, non creando più alcuna occasione nei trentacinque minuti seguenti del tempo; e soprattutto è iniziata la sagra degli errori dello sciagurato Grygera, protagonista assurdo e colpevole dei tre gol Siena. Palla regalata a Maccarone lanciato a rete sul primo gol (con Cannavaro e Chimenti ampiamente complici); difesa allegra e distante su Maccarone in occasione del secondo gol: in pratica come Cannavaro nel primo gol, ha marcato Maccarone a tre metri di distanza, permettendogli di tirare forte e preciso; ed infine fallo da rigore goffo e gratuito sull’indemoniato Maccarone, con conseguente pareggio di Ghezzal. Nel frattempo il Siena ha anche colpito un clamoroso palo nel secondo tempo, ed avuto due grosse occasioni nel primo tempo; noi una sola con Del Piero, che ha fallito a colpo sicuro di testa il gol del 4 a 2. In realtà, a prescindere dai meriti del Siena, la squadra è crollata: pessimo Melo, male Sissoko, De Ceglie, Camoranesi, Salihamidzic, impalpabile Trezeguet che se non è servito in area è inutile più del peggiore Amauri; calati vistosamente Del Piero e Candreva, i migliori all’inizio, mentre Cannavaro ha mantenuto in piedi la difesa nel finale. E non è apparso immune da colpe Zaccheroni, con i cambi: l’asse di destra Camoranesi – Brazzo, è stato attaccato e travolto spesso da Maccarone nel secondo tempo, dal momento che il bosniaco non è un terzino di ruolo e tendeva ad attaccare ed a non coprire; meglio Grosso a quel punto, seppure a terzino destro. E soprattutto l’ingresso negli ultimi venti minuti di Diego che si è posizionato a centrocampo, e per giunta al posto di Del Piero, una punta, è stata una sconcezza, visto che bisognava cercare di segnare; se si voleva togliere uno stanco Del Piero, bisognava mettere Iaquinta; oppure, se si voleva puntare su Diego, bisognava togliere uno stanco Candreva o uno dei pessimi e confusionari Sissoko e Felipe Melo, peraltro non impiegati con il Fulham, e potenzialmente lucidi. Ora bisogna rimboccarsi le maniche e ripartire, consapevoli che i risultati erano tutti favorevoli a noi, in caso di vittoria e che abbiamo perso una grande occasione per prendere il quarto posto ed avvicinarsi al terzo. Resta comunque il malumore per l’ennesima ridicola figura (il Siena aveva sempre perso a Torino), e per il rischio oggettivo che partite come queste siano il segnale di una debolezza oggettiva della squadra, i cui effetti si vedranno anche in seguito. Intanto sotto con due trasferte con Sampdoria e Napoli, e prima ancora a Londra. Si rischia grosso.

 

 13.03.2010

JUVE – FULHAM  3 a 1. BENE ANCHE IN COPPA

   di Luigi Farina     

Un altro buon risultato per la Juve, che si aggiudica la partita di andata degli ottavi di finale della Europa League, con un lusinghiero 3 a 1 casalingo contro il Fulham. Una vittoria meritata, abbastanza rassicurante nel punteggio in vista del ritorno, con buoni spunti per essere ottimisti per questi ultimi tre mesi di stagione prima dei mondiali. Innanzitutto ci sono i risultati positivi, che fanno morale e che attestano inequivocabilmente che la squadra è in crescita, e che tale crescita offre spunti per poter continuare monotonamente ad aumentare, grazie al rientro dei giocatori infortunati, e grazie alla organizzazione di gioco, che migliora oggettivamente di partita in partita. Della partita di ieri si ricordano senz’altro i tre gol nei primi 45 minuti, il supergol di Zebina, l’istinto del cobra di Trezeguet nella sua carambola; ma insieme a questo si è notata anche l’idea di insistere con il possesso palla,caratterizzato da molti passaggi, anche orizzontali o all’indietro, ma senza mai buttare la palla, che di fatto porta ad un controllo della gara, se ben attuato. SI vede la mano di Zaccheroni, non c’è niente da dire; è a mio parere eccellente a gestione degli uomini durante la gara e partita dopo partita; favorito da qualche squalifica degli indisciplinati Melo e Sissoko, e dalla forma precaria degli infortunati, sta ruotando i giocatori, ed in particolare gli esterni ed i centrocampisti, ottenendo il massimo possibile in termini di rendimento. E colpisce con favore anche l’atteggiamento tuttaltro che trionfante del mister, che non nasconde gli aspetti negativi, prima ancora di evidenziare quelli positivi. Oggi la Juve ed il suo futuro in campionato ed in coppa sono nelle sue mani, e domenica con il Siena lo si capirà ancora meglio, valutando nuovamente gli effetti della partita del giovedì su quella della domenica seguente, ma potendo gestire i giocatori tra quelli che sono stati in campo in coppa, quelli che erano assenti, e quelli che stanno aumentando la forma un poco alla volta. E’ possibile che Malesani ed i suoi, facendo esperienza dalla partita con il Palermo, ci aspettino facendoci sfogare per colpirci alla fine, con la squadra più stanca; ma se avremo in campo Del Piero per Diego, Iaquinta per Trezeguet, Grygera per Zebina, Melo e Sissoko per Marchisio e Poulsen, oltre a Camoranesi e Brazzo, saremo competitivi, freschi, e pronti poi per affrontare il ritorno a Londra. D’altra parte d’ora in avanti, se proseguiremo in coppa, siamo l’unica squadra tra quelle che lottano in campionato per l’Europa, a dover giocare tre partite a settimana, e non possiamo permetterci di rallentare: ci aspettano la Samp e il Napoli con le quali conteranno anche gli scontri diretti.

 

 07.03.2010

FIORENTINA – JUVE 1 a 2. UNA VITTORIA IMPORTANTE

   di Luigi Farina     

C’è da essere soddisfatti per la vittoria che ieri sera al “Franchi” di Firenze ha ottenuto la Juventus. Innanzitutto è stata una vittoria importante per il risultato. I tre punti sono stati ottenuti fuori casa, contro una avversaria ostica perché forte tecnicamente, e assai motivata anche per la storica rivalità oltre che per gli obiettivi da raggiungere in campionato. E valgono ancora di più perché ottenuti in un turno di campionato in cui il Palermo, al quarto posto con due punti in più della Juve, ha una partita indubbiamente più facile in casa con il Livorno, con il rischio che si potesse allontanare di quattro o cinque punti; ed il Napoli è impegnato a Bologna, in una gara abbordabile, dove è possibile che almeno un punto lo strapperà. Oggi pomeriggio invece gufiamo il Palermo ed il Napoli, sperando di avere buone notizie, e guadagnare qualcosa, aspettando il Siena nel prossimo turno a Torino. Poi è stata una vittoria importante per il morale e per conservare la consapevolezza che si deve puntare al quarto posto, mantenendo intatta l’ambizione di proseguire in coppa. Molti tifosi, insieme ad autorevoli commentatori, si sono preoccupati del fatto che la sconfitta in casa con il Palermo, unita al modesto pareggio con l’Ajax, fosse l’epilogo dell’abbrivio positivo dato dal cambio in panchina dell’allenatore. Che fosse finito insomma l’effetto Zac. Invece la vittoria di ieri, peraltro meritata senza ombra di dubbio, ha mostrato una squadra che ha saputo compattarsi al momento opportuno, ha subito gli avversari per una mezzora, quando questi naturalmente cercavano il pareggio, ha subito un gol su proprio errore (speriamo finiscano prima o poi); ma di contro ha segnato due bellissimi gol, ha avuto occasioni per farne altri, ha lottato con un agonismo che non ricordavamo da un poco. Provate a ricordare i gol subiti da Roma, Cagliari e Inter per non avere protetto la palla su calcio da fermo battuto a sorpresa (vero Marchisio?) e contrapponetela alla occasione in cui è stato ammonito Sissoko, quando Zanetti ha provato a battere una punizione da metà campo in fretta, ma aveva tre dei nostri aggressivi e sulla palla. Proprio un bel vedere. Insomma, questo allenatore si sta guadagnando sul campo la fiducia della squadra e la stima del nostro pubblico, e chissà che con la possibilità di gestire una rosa più ampia non ci faccia finalmente gioire. Adesso si riparte con le partite ogni tre giorni, e la chiave di tutto sta nella corretta gestione dei calciatori, più o meno in forma, più o meno stanchi, più o meno infortunati o a rischio di ricaduta. La partita con il Palermo ci insegna che riproporre gli undici di ieri anche con il Fulham e poi ancora con il Siena, solo perché hanno fatto bene, rischia di farci più danni che altro. Per andare avanti in coppa e puntare alla Champions bisognerà vincere quasi sempre, senza se e senza ma, e per questo ci vogliono forze sempre fresche. Zaccheroni abbia il coraggio di fare giocare anche un giovane motivato, se il calciatore più famoso è fuori forma o fuori ruolo (ad esempio il Trezeguet di ieri sera), ci riproponga anche Giovinco quando guarisce, gestisca i centrocampisti di cui ora dispone, ma soprattutto gestisca bene la fase difensiva, visto che ha perso Chiellini per un mese. Se raggiungerà il quarto posto ed arriverà in fondo alla Europa League, credo sarà il candidato ideale a condurre la Juve nelle prossime stagioni.

 

 02.03.2010

JUVE – PALERMO  0 a 2.   DIEGO E L’INCUBO ZAVAROV

   di Luigi Farina     

Tutti eravamo consapevoli che gli effetti della partita di giovedì con l’Ajax si sarebbero sentiti, soprattutto nel secondo tempo, e così è stato. Con buona pace dei telecronistidi SKY che parlavano del Palermo che ha giocato da grandissima squadra, che ha disputato la partita perfetta, la realtà delle cose ha mostrato una Juve che nel primo tempo, pur con i suoi limiti in attacco di cui parleremo poi, ha dominato, e che nel secondo tempo è stata annichilita da una squadra fresca e veloce, il Palermo appunto, che tagliava a fette un collettivo che aveva gambe e testa fuori fase. Ed è così terminato anche il mini ciclo positivo di Alberto Zaccheroni, che al pari di Ferrara inizia a soffrire in maniera preoccupante gli effetti degli infortuni, e la incapacità a gestire una squadra di senatori e prime donne, senza avere nemmeno la possibilità di puntare su qualche giovane promessa. Zaccheroni ha praticamente schierato la stessa squadra di domenica scorsa a Bologna e soprattutto di giovedì sera, con la eccezione di Candreva per Marchisio e Cannavaro per Legrottaglie. Il previsto rientro di Salihamidzic, che in ogni caso avrebbe giocato al posto di Candreva, è stato impedito dall’ennesimo devastante infortunio, che non ha consentito al mister di provare ad inventarsi qualcosa sia per cambiare l’inerzia della gara, sia per schierare il maggior numero di forze fresche. Onestamente non so se almeno Zebina per Grygera poteva aggiungere qualcosa in termini di lucidità e freschezza, a prescindere dall’errore finale del ceko, ma in ogni caso è impensabile che una squadra con ambizioni come la Juve possa presentare un attacco con Del Piero e Trezeguet, che non hanno mai tirato in porta e sono stati completamente schiacciati dai difensori avversari; stasera, come con l’Ajax. Quando un tifoso come me scrive di calcio, può essere tacciato di incompenza da chi è del mestiere; ma resto sempre dell’idea che nell’ottica dell’economia di squadra, un giocatore o più giocatori che non hanno gambe toniche e riflessi limpidi, per quanto campioni o esperti siano, debbano essere  assolutamente sostituiti da giocatori freschi, seppur meno forti o inesperti; anche per preservarli. Possibile che Paolucci non possa sostituire un Del Piero o un Amauri o un Trezeguet in condizioni penosedi forma come quelle attuali, a Bologna o con l’Ajax? O un Marrone non possa subentrare stasera a Candreva che in quella zona destra del campo ha fatto pochissimo? O ancora che Candreva non possa far rifiatare Diego, vero grande problema di questa Juve? E veniamo proprio a lui, e cioè Diego. Innanzitutto gioca oramai in maniera dinamica solo il primo tempo, perché non ha mai saltato una partita da quando è rientrato dall’infortunio, ed è tra quelli che dovrebbe riposarsi. Ma soprattutto, anche quando ad inizio partita è fresco, non incide in alcun modo nell’economia del gioco e della squadra. Non c’è una verticalizzazione palla al piede che termini con esito positivo con un passaggio smarcante; non c’è una verticalizzazione profonda a smarcare un esterno o un attaccante; ma soprattutto non sa tirare in porta, non ha il calcio a rete. Da qualunque posizione ci provi, i tiri sono sempre sbilenchi, mai forti e secchi, e precisi. Sarà una banalità, ma se per Melo diciamo che deve essere forte per forza, visto che gioca nel Brasile, viene da se che Diego, che non è assolutamente considerato dalla Selecao, evidentemente non è il campione che crediamo che sia. A me ricorda Zavarov, il bidone degli anni ottanta, che lasciata la Dinamo Kiev da cui cui proveniva, era il lontano parente della star ammirata nella allora nazionale della Unione Sovietica; si impegnava, era atteso da tutti per i problemi di ambientamento che sembravano non finire mai, ma alla fine dopo aver lasciato la Juve rimase il bidone che avevamo visto a Torino. Non era colpa della Juve; era lui scarso. Io non so più se Diego meriti la fiducia che finora il pubblico e l’allenatore gli hanno concesso. Se poi deve giocare per forza perché rappresenta un investimento costoso della società, o perché Candreva e gli altri sono ancora più scarsi, vuol dire che quest’anno i dispiaceri non finiranno mai. E stasera ce ne siamo accorti.

 

 26.02.2010

JUVE - AJAX  0 a 0.  SOLIDA LA JUVE, O INCONSISTENTE L’AJAX?

   di Luigi Farina     

Si allunga la serie positiva della Juve di Zaccheroni, che pur pareggiando in casa con l’Ajax, supera il turno di Europa League accedendo agli ottavi, dove incontrerà la squadra londinese del Fulham. E ciò che più colpisce è che dopo 12 gare in cui la squadra ha sempre subito reti, finalmente abbiamo visto una partita terminare con la porta bianconera inviolata. Si tratta di un aspetto importante, e che per una grande squadra, quale la Juve ambisce ad essere, deve essere la regola e non una eccezione: con una difesa impenetrabile sono stati costruiti i grandi successi di tutte le più importanti squadre, inclusa la Juve di Lippi prima e di Capello poi. Che sia l’alba di una nuova stagione di successi, o soltanto uno sporadico squarcio di luce, lo verificheremo presto, anche perché la partita con l’Ajax, non ha dato la sensazione di essere un banco di prova probante, per quello che la Juve ha offerto, e per le limitate risorse che gli olandesi hanno mostrato. L’Ajax dei giovanissimi soprattutto nel secondo tempo è stato padrone del campo, pur senza mai essere pericoloso, a testimonianza che una squadra più quadrata ed esperta, a parità di organizzazione, avrebbe potuto fare danni maggiori. Si tratta di un campanello di allarme che Zaccheroni dovrebbe non trascurare: siamo passati da un primo tempo dove abbiamo comunque avuto delle occasioni nitide per segnare, anche se su palla inattiva, ad un secondo tempo dove non siamo stati in condizione di sviluppare una azione corale, una ripartenza ragionata e tatticamente concepita. Si sono visti i lanci lunghi verso un Trezeguet fuori forma e sistematicamente in fuori gioco, ed una montagna di palle perse. I nostri in generale non hanno brillato: non penso che si possa dare più di 5 a Del Piero e Sissoko, più di 4,5 a Diego e Trezeguet, più di 5,5 a Marchisio e Felipe Melo; solo i difensori, con un ottimo Chiellini, e i terzini, con prevalenza di un buon De Ceglie su Grygera, sono stati superiori alla sufficienza. La prima cosa che viene da pensare è che la squadra possa pagare fisicamente la partita ogni quattro giorni: e la ripresa degli infortuni muscolari sembra confermarlo. La sensazione che io invece avuto, non è tanto quella di una squadra con il fiato corto e ferma sulle gambe, ma di una squadra invece sfilacciata, che non metteva o riusciva a mettere in atto gli schemi di gioco proposti dall’allenatore, per la carenza di alcuni singoli, che non possono reggere questo ritmo: mi riferisco agli anziani, come Del Piero, o a quelli che non hanno mai tirato il fiato, come Diego ed Amauri. Avanti con il turn over, allora: con il rientro di Brazzo e Camoranesi, alterniamo gli esterni, alterniamo Grosso e De Ceglie, Grygera e Zebina, in attesa di Caceres; alterniamo poi Sissoko, Marchisio e Melo, in attesa di Poulsen, dentro Candreva per Diego, ed in attesa di Iaquinta si punti anche su Paolucci e Giovinco, se Del Piero e gli altri attaccanti sono stanchi come è parso ieri sera. Nel calcio moderno un team può permettersi di aspettare la giocata di classe da un solo giocatore, che fisicamente è stanco o in ritardo; nel frattempo gli altri devono correre anche per lui. Se invece in campo hai quattro senatori contemporaneamente e non al 100% della forma, chiunque ti può mettere sotto. E noi quest’anno lo sappiamo bene. 

 

 22.02.2010

BOLOGNA - JUVE  1 a 2. BRAVO ZACCHERONI

   di Luigi Farina     

Non sbaglia chi asserisce che comunque non abbiamo battuto il Real Madrid o le grandi di Italia e di Europa; che le vittorie ed i pareggi ottenuti sono stati in ogni caso tutt’altro che esaltanti, quanto piuttosto sofferti; che continuiamo in maniera imbarazzante a prendere goal sistematicamente in ogni gara, offrendo anche chiare occasioni per segnare ad avversari potenzialmente inferiori. Che abbiamo avuto anche un poco di fortuna, per qualche palo e un paio di rigori a favore. E’ tutto vero. Ma non possiamo negare che le cinque partite consecutive senza sconfitta, di cui le ultime tre addirittura vittoriose e due fuori casa, sono un dato estremamente positivo, che peraltro ci rimette in una posizione consona di classifica, e che in più ci offre la possibilità concreta di avanzare in Europa League. La Juve ha ripreso consapevolezza della propria forza e del proprio blasone, e a mio parere non è utopistico guardare avanti, e non solo dietro; se la Roma ci ha raggiunto e strasorpassati in poche partite, non è detto che non si possa noi fare altrettanto. Si deve solo continuare a vincere, ovviamente. Merito ovviamente del lavoro di Zaccheroni, oltre che della svolta psicologica che solitamente avviene con il cambio dell’allenatore; forse ha inciso positivamente anche il calendario non particolarmente ostico, che però inizia ad inerpicarsi con incontri difficili, iniziando da quello di domenica con il Palermo. Però anche gli aspetti tecnici e tattici ci fanno vedere i miglioramenti e su uno in particolare mi vorrei concentrare: i cambi in corso di gara. Con Ranieri prima, e poi con Ferrara, abbiamo sempre patito la scelta dell’allenatore di non eseguire cambi strategici in corso di gara. Invece Zaccheroni sembra fatto di ben altra pasta; ieri la partita è cambiata con le due sostituzioni di Sissoko per Marchisio, e Candreva per Diego, e non solo perché il romano ha fatto gol. Noi sia alla fine del primo tempo, sia nella parte iniziale della ripresa eravamo in chiaro affanno e non riuscivamo né a contenere, né a contrattaccare; non riuscivamo a fare una ripartenza veloce, ed ogni qual volta recuperavamo la palla, sembra dovesse avviarsi un trattore: lento e macchinoso. Dopo i cambi, siamo stati pericolosi anche in attacco, arrivando a segnare con il bellissimo gol innescato da Del Piero, ma anche con il gol annullato fiscalmente a Melo, e con la azione di fallita da Candreva; il tutto non dimenticando che dopo il palo di Gimenez, sul risultato di 1 a 1, il Bologna non è stato troppo pericoloso. E’ fondamentale dunque che l’allenatore disponga e gestisca gli uomini disponibili con scientifica conoscenza dello stato di salute e di forma, per averli al meglio. Diego non ha saltato una partita da alcuni mesi, ed il fatto che non sia quasi mai brillante, può essere anche ascritto a ciò. Chissà che questo non possa valere anche per Grosso e Cannavaro, che a breve rivedremo in campo, alternandosi con i compagni di reparto; e così per tutti gli altri, inclusi i fondamentali Del Piero, Chiellini, Sissoko. Un turn over ben gestito è una risorsa fondamentale per una Juve che vuole proseguire in un cammino vincente ed avvincente in campionato e coppa, due competizioni che a breve inizieranno a proporre avversari più forti di quelli visti negli ultimi tempi. E questo, Alberto Zaccheroni, sembra saperlo fare. 

 

 19.02.2010

AJAX - JUVE  1 a 2. DOPPIO AMAURI … E LA JUVE VA

   di Luigi Farina     

Nuova bella vittoria della Juve ieri sera all’Amsterdam Arena. Un ulteriore segnale positivo, per quanti come noi sperano in una svolta di questa stagione disgraziata, con una seconda parte diversa, fino ad essere esaltante. Certo è ancora presto per dirlo: la difesa continua a prendere gol evitabili, l’Ajax non avrebbe rubato nulla se avesse pareggiato, visto il palo di De Jong ed il rigore non concesso per fallo di Chiellini su Suarez, Buffon prende gol strani ed evitabili, alcuni nostri giocatori non riescono ad avere continuità, come Diego, Zebina, Melo. Però ci sono anche molti aspetti positivi, e di questi dobbiamo fare tesoro. La squadra ancora una volta ha rimontato, e dunque ha mostrato carattere, ma soprattutto si è resa pericolosa in attacco, rispondendo sempre colpo su colpo alle iniziative di una squadra blasonata, giovane e brillante, e molto organizzata; una miscela questa ultima che nella prima parte della stagione ci ha massacrati, in Italia ed in Europa. Buono il gioco della Juve sulla fascia sinistra, grazie ad un incisivo De Ceglie, robusto il centrocampo, anche se Sissoko e Melo sono stati un poco confusionari, e spumeggiante in certi frangenti l’attacco, con Amauri goleador, ma grazie ad un Del Piero in grande spolvero. Ai detrattori del capitano, fissati da anni con il problema della età, la risposta puntuale è sempre quella: bastano tre o quattro partite per prendere confidenza con i ritmi di gara, ed Alex diventa essenziale: scatto, tiro, dribbling, assist, reti, e di conseguenza vittorie. Quella di ieri infatti è la seconda di seguito, ma dà fiducia, perché apre le porte ad un prosieguo nel cammino europeo.E poi diamo giusto valore a questa Europa League, ed a quanto possa essere utile per la nostra Juve. Ci sono le squadre arrivate terze nei gironi di Champions League ed altre arrivate dalla fase a gironi della stessa coppa; ma sono tutte squadre abituate al palcoscenico europeo, con tradizione sportiva, esperienza, stadi importanti e pubblici caldi: Liverpool, Atletico Madrid, Standard Liegi, Panathinaikos, Werder Brema. E questo significa partite importanti, prestigiose e tutt’altro che facili da vincere; e dunque grossi stimoli per i giocatori.  A noi serve proprio questo, ovviamente avanzando nella competizione con convincenti prestazioni, per recuperare la autostima e la consapevolezza di essere forti, per riprendere la corsa anche in campionato. A parere del sottoscritto, non deve essere un problema poi che andando avanti si hanno troppe partite da giocare. Se è vero che l’infermeria si sta svuotando e sperando che non si abbiano ancora infortuni gravi, la rosa della Juventus è in grado di affrontare due competizioni, che inoltre consentono di far trovare spazio a tutti i giocatori, evitando malumori e polemiche fra quelli che stazionerebbero troppo in panchina. In questo poi Zaccheroni ci sta mettendo del suo. Buona la idea di far riposare Candreva e Caceres (leggermente affaticato) che hanno speso molto in questo mese; ottima anche la sostituzione di Zebina con Grygera, due giocatori equivalenti, dove se uno non è in partita, è giusto venga sostituito dall’altro; buona la sostituzione di Amauri con un centrocampista eclettico come Salihamidzic, finalizzata a portare a casa il risultato, ed il rientro graduale degli infortunati (Marchisio e Brazzo domenica, Trezeguet ieri).Insomma il mister sembra avere le idee chiare, e di tanto ne ha beneficiato sia il gioco, con più azioni da gol, sia i singoli atleti, sia ovviamente i risultati. Attendiamo riscontri già da domenica, ma Amauri e Del Piero, Legrottaglie e De Ceglie, sono giocatori che hanno già beneficiato del lavoro di Zac; e speriamo che gli effetti si vedano in bene anche su Grosso, Giovinco, Trezeguet, Melo e soprattutto Diego, che a mio parere resta un oggetto misterioso, e dovrebbe in qualche maniera anche fare qualche turno di riposo. Sotto con il Bologna dunque, per allungare la striscia positiva. Pardon, di vittorie.

 

15.02.2010

 JUVE – GENOA 3 a 2. FINALMENTE UN PASSO AVANTI

di Luigi Farina       

E’ tornata la vittoria, finalmente. Sofferta come è logico di questi tempi, ma di peso e sostanza, per dare una spinta alla nuova gestione di mister Zaccheroni. E con la vittoria è tornato un gol di Amauri, si sono visti sprazzi di bel gioco, sono state sfruttate meglio le fasce in attacco col positivissimo Caceres, e soprattutto è ritornato Del Piero, quello che in partite come queste ha fatto e continua a fare la differenza. Due gol e grinta da vendere, con un secondo tempo meglio del primo, a testimonianza anche di una buona condizione fisica. Certo, una analisi critica non può mancare di evidenziare le deficienze, che anche ieri sono state evidenti e che si spera vadano anche gradualmente a ridursi. Sono gli effetti devastanti della gestione Ferrara che si è voluta protrarre oltre ogni logico limite, che ha portato giocatori di primo livello a commettere errori tattici, prima ancora che tecnici, incomprensibili, segni di un evidente problema psicologico. Quando vediamo una squadra, anche di quelle di seconda fascia, che gioca contro la Juve, ci colpisce innanzitutto l’organizzazione di gioco, che noi non abbiamo: anche ieri il Genoa del primo tempo ha presentato meccanismi di gioco efficaci e leggibili anche da occhi inesperti. I due gol di Rossi sono in fotocopia: azione sulla fascia, cross sul primo palo, ed inserimento del centrocampista di destra sottomisura; è il modo elementare di attaccare una difesa a tre, che non ha terzini a presidiare sistematicamente le parti estreme del campo. Una cosa studiata a cui i nostri non hanno mostrato contromisure. E poi ci sono gli errori: ma l’avete visto il movimento di Chiellini sul primo gol, che prima fa entrare Acquafresca sbagliando l’anticipo, e poi scopre la difesa sull’inserimento di Rossi? E secondo voi Buffon non ha sbagliato a buttarsi a destra immotivatamente, prendendo a tutti gli effetti un gollonzo, non diverso da quello che ha regalato al Genoa nel secondo tempo? Insomma, c’è tanto ancora da lavorare, e vedremo quanto vale il nuovo mister, ora che i centrocampisti stanno tornando arruolabili: per giovedì e domenica avremo a disposizione Sissoko (ieri pasticcione), Melo (meglio fuori), Marchisio (ottimo l’impatto sulla gara appena entrato), Candreva (in crescita), Salihamidzic (sempre utile, anche se falloso) e forse Camoranesi, che però creerà i problemi di coesistenza con Diego, in un centrocampo troppo tecnico e poco di contenimento. Ed infine una ultima considerazione: per quanto importante sia il raggiungimento della zona Champions, è evidente che la Juve debba essere per la prossima stagione ampiamente rinnovata, considerando partenti o senza dubbio non centrali nel progetto i vari Cannavaro, Grosso, Zebina, Legrottaglie, Camoranesi, Del Piero, Trezeguet, Salihamidzic, tutti ultratrentenni. Senza considerare poi le perplessità che si possono legittimamente avere per Diego, Melo, Amauri. E dunque il rinnovamento, con i limiti di budget ovviamente proporzionato al quasi radicale cambiamento della squadra, non può escludere dal valutare il reale valore dei giovani: De Ceglie e soprattutto Giovinco, oggi oramai oggetto misterioso, che in nessun modo può stare a Torino alle condizioni di quest’anno ed in parte anche dell’altro con Ranieri. Per il suo bene ed anche della Juve, che per non cederlo all’Udinese in cambio di D’Agostino, ha buttato via 25 milioni per prendere successivamente Melo.                                   

 

15.02.2010

 Al Viareggio Immobile altro show, trionfo Juve!

Dal sito Juventus.com

Viareggio è ancora più bianconera. Il feeling che lega la Juventus e la Viareggio Cup è ancora più saldo. La Primavera vince ancora la Coppa Carnevale, battendo l’Empoli in finale per 4-2 grazie alla tripletta di Immobile e al gol di Yago. Bissato il trionfo di un anno fa, ma anche quinto successo nelle ultime otto edizioni. Dopo le vittorie del 1961, 1994, 2003, 2004, 2005 e 2009, ecco il settimo sigillo! È l’ennesima grande impresa per la squadra allenata da Luciano Bruni che continua il suo cammino finora strepitoso. Con la 62ª Viareggio Cup già in bacheca, resta la testa del girone di campionato e la semifinale di Coppa Italia. Per l’atto finale, Luciano Bruni dà ancora fiducia a gran parte della squadra che ha giocato gran parte del torneo. Rispetto alla semifinale con l’Atalanta, ritorna anche capitan Marrone. Con Secco, Castagnini e Pessotto in tribuna, in campo va una squadra con Pinsoglio in porta, retroguardia con Bamba e Crivello sulle fasce, De Paola e Alcibiade in mezzo. Davanti alla difesa, la diga formata da Marrone e Giandonato. Il trio Esposito, Yago e Belcastro confermati alle spalle del bomber Ciro Immobile. I bianconeri provano a partire forte e intorno al 10’ creano tre palle gol in pochi secondi con Esposito, Immobile e Marrone. L’Empoli c’è e dimostra di meritare la finale. Guitto colpisce un clamoroso palo e, poco dopo, Pinsoglio deve uscire per fermare Domitru lanciato a rete. Dopo tante emozioni arriva anche il gol. Al 19’, Yago riprende una corta respinta del portiere empolese Addario che è costretto a metterlo giù: rigore che lo specialista Immobile insacca con freddezza, prima di esultare mostrando una maglia dedicata ad Alessio Ferramosca e Riccardo Neri. È la rete che sblocca la sfida e che decide anche il primo tempo. I toscani ci provano ma sono poco incisivi e la squadra di Bruni si limita a controllare. Ripresa. Per evitare rischi, la Juventus decidere di chiudere la pratica a inizio ripresa. Già all’8’ arriva il raddoppio. Esposito fugge a destra e crossa, Addario ancora una volta non è preciso nell’uscita e Immobile lo punisce ancora: 2-0 e gara in discesa. L’Empoli paga pesantemente il colpo e i bianconeri ne approfittano. Al 13’ Yago pennella un gran sinistro su punizione e insacca il tris. Ma non è finita. Al 20’ ancora Immobile rapace sotto porta: 4-0 e 10° centro per il bomber che fa mambassa di premi personali vincendo il titolo di capocannoniere e soprattutto di miglior giocatore della manifestazione. Bruni inizia il giro dei cambi e toglie Esposito e Immobile per Boniperti e Fischnaller. La tensione scema e l’Empoli ne approfitta trovando un improvviso uno-due con Tognarelli e Tonelli, su altrettante azioni da fermo: 4-2 a un quarto d’ora dalla fine. Un quarto d’ora a questo punto ancora da vivere con la giusta concentrazione. Senza sbavature, i bianconeri portano il risultato fino alla fine. Un anno dopo, Viareggio è ancora bianconera. La Juventus vince la quinta Coppa Carnevale negli ultimi sette anni. Otto è invece il numero di titoli conquistati nella manifestazione. Il Settore Giovanile continua a ottenere grandi risultati.

 

10.02.2010

 Super Immobile, Primavera ai quarti

Dal sito Juventus.com

i pensa ancora Ciro Immobile. Tripletta del bomber e Primavera ai quarti della 62ª Viareggio Cup. Dopo Legia Varsavia, Vicenza e Livorno, la squadra di Bruni supera anche il Cesena: 3-1.

La vittoria di San Giuliano Terme ha valore doppio, trattandosi della prima gara a eliminazione diretta. Chiuso il primo tempo in vantaggio di un gol, i bianconeri sono stati raggiunti a inizio ripresa, prima nuova della doppia prodezza di Immobile (il terzo gol su rigore), sempre più protagonista e ora a quota sei nella classifica marcatori.

La Juventus vola quindi ai quarti di finale e se la vedrà con il Sassuolo, che ha battuto il Npoli. In caso di successo, i bianconeri troverebbero in semifinale contro la vincente dello scontro tra Palermo e Atalanta. Nell’altra parte del tabellone, i due quarti sono: Fiorentina-Empoli e Torino-Rappresentativa di Serie D.

62ª Viareggio Cup – Ottavi di finale
San Giuliano Terme (PI), stadio “Giovanni Bui”
Martedì 9 febbraio

JUVENTUS-CESENA 3-1 (1-0)
RETI: 38’ pt, 15’ st e 26’ st rig. Immobile, 4’ st Tabanelli.
JUVENTUS: Pinsoglio; Bamba, Alcibiade, De Paola, Serino; Giandonato, Marrone; Esposito (31’ st Boniperti), Yago (37’ st Fischnaller), Belcastro; Immobile (41’ st Libertazzi). A disposizione: Kirev, Romano, Silvestri, Ferrero, Crivello, Giuseppe Giovinco. All. Bruni.
CESENA: Teodorani; Vesi, Fabbri, Caidi, Petti; Dieng, Djuric (dal 27' st Fall), Rossetti; Turchetta, Gavoci (30’ st Ferri), Tabanelli. A disposizione: Grandi, Fonte, Scarponi, Del Pivo, Mezza, Gregorio, Savelli. All. Protti.
Arbitro: Monaco di Tivoli.

 

05.02.2010

 Viareggio, avanti col percorso netto

Dal sito Juventus.com

Inizia al meglio la due giorni dedicata alle sfide tra Juventus e Livorno. In attesa dell’anticipo di Serie A di sabato sera, la Primavera bianconera compie a pieno il proprio dovere e supera quella amaranto alla Viareggio Cup. Vittoria importante quella ottenuta a Pistoia dai ragazzi di Bruni (4-0, doppietta di Fischnaller e gol Libertazzi e Belcastro), che superano alla grande la prima fase con tre vittorie in tre gare e uno score di undici gol fatti e zero subiti. Ma anche a livello statistico essendo la numero 100 ottenuta alla Coppa Carnevale. I campioni in carica vanno in scioltezza agli ottavi di finale, come seconda migliore prima tra le squadre del Gruppo A (per differenza reti dietro solo all’Empoli) e dovranno attendere sabato sera per conoscere il nome della prossima avversaria da affrontare martedì. Intanto mister Bruni può essere soddisfatto per la prova offerta dalla squadra, nonostante i tantissimi cambi e la pioggia caduta per quasi tutto il tempo.

62ª Viareggio Cup – Girone A, 3ª Giornata
Pistoia, stadio Melani
Venerdì 5 febbraio

JUVENTUS-LIVORNO 4-0 (1-0)
RETI: 40’ pt e 36’ st Fischnaller, 31’ st Libertazzi, 37'st Belcastro.
JUVENTUS: Kirev; Romano, Silvestri, Ferrero, Crivello (28’ st Serino); Pirrotta, Alcibiade, Boniperti; Fischnaller, Libertazzi, Giuseppe Giovinco (25' st Belcastro. A disposizione: Piccolo, Bamba, De Paola, Esposito, Yago, Immobile, Terrazzino. All. Bruni.
LIVORNO: Conti; Ceccherini (10’ st Filippo Moscati), Romeo, Remedi; Modica, Oussou, Prutsch, Monti; Lignani (30’ pt Gorelli)(23’ st Nuzzi), Simeoni; Randi. A disposizione: Barbetta, Malasoma, Manzella, Marco Moscati, Nencini, Del Poggetto. All. Miani.
ESPULSI: al 37’ st Pirrotta per somma d’ammonizioni.

 

02.01.2010

 Viareggio, partenza con il tris

Dal sito Juventus.com

Con una prova degna da squadra campione uscente, la Juventus entra subito rumorosamente nella 62ª edizione della Viareggio Cup. Legia Varsavia battuto 3-0 al termine di una gara comunque combattuta e vinta nonostante quasi un tempo giocato in inferiorità numerica (espulso Marrone) e un rigore parato da Pinsoglio a fine primo tempo, sull’1-0. La prima vittoria porta la doppia firma di Ciro Immobile, a segno di testa dopo un minuto e su rigore a fine primo tempo. Sigillo finale di Alcibiade, sempre più a suo agio nel ruolo di difensore con il vizio del gol. Subito tre punti in cascina, gli stessi del Vicenza che vince 4-2 con il Livorno e mercoledì attenderà i bianconeri in una sfida già decisiva per il successo nel Girone A. Per la gara d’esordio nel campo centrale di Viareggio, Luciano Bruni può contare su quasi tutti i titolari. Assente il solo Fausto Rossi, fermo precauzionalmente, il tecnico manda in campo la squadra con una sorta di 4-3-3. Davanti a Pinsoglio, difesa con De Paola e Alcibiade centrali, Bamba a destra e Serino a sinistra. A centrocampo Marrone, Belcastro e Giandonato, davanti spazio alla fantasia di Yago ed Esposito e alla concretezza di Immobile. Il bomber napoletano autore di una doppietta nella finale dello scorso anno con la Sampdoria, riparte con la stessa musica. Esposito lo pesca alla perfezione in mezzo all’area: testa e 1-0. I primi 40 minuti sono tutti di marca bianconera. Esposito e Yago inventano a ripetizione, Marrone detta i giusti tempi e i polacchi non riescono quasi mai a raccapezzarsi. Solo un po’ di imprecisione sotto porta impedisce alla gara di chiudersi. Due volte Esposito, Yago e De Paola non riescono a piazzare il colpo vincente. Il Legia si fa vedere una sola volta e per poco non piazza la beffa. De Paola è costretto a mettere già l’attaccante avversario: Rocchi vede il fallo, ammonisce il centrale e concede il rigore. Ci pensa Pinsoglio, con una gran parata sul tiro del capitano Zbozien, a mantenere il risultato. Risultato che cambia al 43’. Fa tutto Immobile che viene fermato irregolarmente in area. Questa volta la massima punizione è per i bianconeri e l’attaccante non sbaglia firmando la doppietta del 2-0 che chiude il primo tempo. Ripresa. La squadra di Bruni parte ancora forte ma all’8’ subisce un episodio che potrebbe cambiare la partita. Marrone commette fallo fuori area su un giocatore del Legia lanciato a rete. Rocchi fischia ed espelle il capitano. Subito la contromossa: esce Yago ed entra Boniperti in una Juve che cambia modulo con un 4-4-1 più coperto per affrontare i 35 ancora da giocare. I polacchi iniziano a credere e sola la traversa salva Pinsoglio su una punizione da lunga distanza. Immobile si conferma attaccante di razza e al primo pallone toccato nella ripresa sfiora in tris con una girata di destro. Ancora più vicino al gol Esposito al 220 con tocco di destro che finisce sul palo a portiere battuto. Intorno alla mezz’ora, Bruni fa rifiatare Immobile: al suo posto Libertazzi. Boniperti sfiora il tris con un tocco di esterno destro che il portiere mette in angolo. Ma dal corner arriva il gol con Alcibiade, ancora di testa e su assist di Esposito. Per il difensore è il terzo in gol in poche settimane e per la Juve è il 3-0 che chiude la gara. Entra anche Giuseppe Giovinco al posto di Esposito.
La gara è chiusa e i bianconeri possono iniziare a pensare alla gara di mercoledì con il Vicenza. Alla luce del successo dei veneti sul Livorno, la sfida in programma a Pontedera (ore 17.30) diventa già decisiva per il passaggio del turno.

62ª Viareggio Cup – Girone A, 1ª Giornata
Viareggio, stadio Bresciani
Lunedì 1 Febbraio

JUVENTUS-LEGIA VARSAVIA 3-0 (2-0)
RETI: 2’ pt e 42’ pt rig. Immobile, 36’ st Alcibiade.
JUVENTUS: Pinsoglio; Bamba, Alcibiade, De Paola, Serino; Giandonato, Marrone, Belcastro; Esposito ( 37’ st Giuseppe Giovinco), Immobile (29’ st Libertazzi), Yago (9’ st Boniperti). A disposizione: Kirev, Silvestri, Romano, Rossi, Pirrotta, Fischnaller. All. Bruni.
LEGIA VARSAVIA: Osuch; Zbozien, Wasikowski, Lisowski, Lisiecki; Koziara (1’ st Michal Kopczynski), Furman (12' st Efir), Wolski (25’ st Rajczak), Banasiak; Kosecki, Górski. A disposizione: Szumski, Chrostowski, Widejko, Cichocki, Bochenek, Augustyniak, Starek, Kaminski, Lukasik. All. Banasik.
ARBITRO: Rocchi di Firenze.
ESPULSI: 8' st Marrone per fallo da ultimo uomo.
AMMONITI: 39’ pt Bamba, 39’ pt De Paola, 21’ st Wolski.
NOTE: al 39’ pt Pinsoglio ha parato un rigore a Zbozien.

 

 01.02.2010

JUVE – LAZIO 1 a 1.       IL BICCHIERE E’ MEZZO PIENO O MEZZO VUOTO?

   di Luigi Farina     

Sembra una interrogazione retorica, quella che leggiamo nel titolo, che cioè prevede una risposta scontata: il bicchiere non può che essere mezzo vuoto. Abbiamo pareggiato in casa con una squadra che lotta per non retrocedere, in crisi di gioco e risultati come la Juve, contestata dai tifosi come la Juve, con un rischioso corto circuito tra società, tifosi e allenatore, proprio come la Juve. E dunque malgrado il cambio di allenatore, nessuna buona notizia arriva per noi tifosi, dalla partita di domenica sera. Certo, considerati i tempi grami, si può dire che non abbiamo perso, che abbiamo avuto in mano il pallino del gioco per buona parte dell’incontro, che abbiamo avuto anche un poco di fortuna in occasione del rigore, e che da questi aspetti si può ripartire, sperando negli effetti positivi che deve produrre il cambio di allenatore. In effetti ci sono stati sprazzi di gioco all’inizio della partita e per una ventina di minuti, ed altrettanti momenti positivi ci sono stati prima del rigore di Del Piero; c’è stato il palo di Diego, alcune sgroppate interessanti di De Ceglie e di Candreva, un Felipe Melo meno dannoso del solito, un Cannavaro puntuale e deciso, e tanti tiri rimpallati malamente. Ma alcuni aspetti negativi che si stanno cronicizzando destano preoccupazione. Quello che colpisce molto negativamente è la confusione nel gioco a centrocampo, visto anche ieri; questo maledetto rombo sembra così difficile da applicare, che non si capisce chi fa e che cosa, che non si capisce cosa deve fare Diego, che non si capisce perché si fanno centinaia di passaggi senza andare in profondità o sulle fasce, per creare tiri in porta ed occasioni da gol, che nella Juve di oggi sono miraggi. Vi ricordate forse un tiro di Amauri? Ed il voglioso e smanioso Diego, quando ci farà vedere un bel tiro secco in angolino o all’incrocio dei pali da fuori area? E soprattutto, saprà farli, visto che in sei mesi abbiamo visto solo tiri sbertucciati, sbilenchi, o alla meglio piazzati? L’attacco è sterile, per questo si segna poco, e non si vince. E per concludere una considerazione su Bettega, giustamente oggi al pari del nuovo allenatore, risparmiato dalle critiche dei tifosi, e depositario di una fiducia quasi illimitata. E’ arrivato alla Juve a Natale del 2009, dovendo fornire un contributo in termini di competenza tecnica, agli inesperti ed incapaci Blanc e Secco, con ampi poteri, a quanto ci è stato detto. Ad oggi, dopo oltre un mese – peraltro cruciale perché è quello del mercato di riparazione – possiamo tracciare questo bilancio: ha ritardato a cambiare l’allenatore; non ha preso un grande sostituto di Ferrara, ma un traghettatore sul quale lo scetticismo di tutti impera; ha ceduto due giocatori (Tiago e Molinaro), ne ha presi altri due in prestito, uno dei quali, il Paolucci, non gode della fiducia di nessuno, visto che viene considerato la riserva anche di questo inguardabile Amauri. In sostanza, cabeza blanca al pari di Zaccheroni che viene da una lunga inattività, mi sembra abbastanza arrugginito; ma soprattutto, avrà pure ampi poteri, ma sembra non disporre di un euro, per fare qualcosa di veramente determinante e cambiare il corso di questa stagione disastrosa.

 

 25.01.2010

JUVENTUS-ROMA 1-2: ABBIAMO UN GROSSO PROBLEMA

   di Luigi Farina   

Diciamoci la verità. Quando i due telecronisti di SKY hanno detto che Ranieri non aveva mai battuto la Juventus nella sua carriera, e dopo ben 15 partite, abbiamo tutti pensato al peggio. Che al Napoli, al Catania, al Chievo, e a tutti quelli che hanno potuto infrangere record e tabù in questa miserrima stagione, si poteva aggiungere anche Ranieri, era un timore che nemmeno il gol del capitano ha del tutto fugato. E puntualmente abbiamo constatato che al peggio – che pensavamo fosse la partita con il Chievo – non c’è purtroppo fine. La Juventus ha perso la sua settima partita su otto consecutive, con la espulsione di Buffon e un gol al 93mo minuto, al termine di una partita scialba, con le solite poche occasioni da gol, alcuni errori tattici gravissimi e sconcertanti, e molti giocatori come al solito inguardabili. Un lampo nel buio il gol di Del Piero, l’unico a cui forse possiamo affidarci, ora che sta entrando in condizione. Onestamente la somma delle situazioni disgraziate e sfortunate che abbiamo visto quest’anno non le ricordo così concentrate in poco tempo, ed avrei anche difficoltà di spazio e tempo per elencarle. E Ferrara le sta subendo praticamente tutte. Ma il tempo delle attenuanti è oramai scaduto, ed il cambio di allenatore è l’unica arma che abbiamo ancora a disposizione per dare una svolta in positivo al nostro campionato. Resto onestamente basito quando leggo o ascolto autorevoli commentatori che dicono che non bisogna sostituire Ciro Ferrara perché non è l’unico colpevole di quanto sta accadendo: c’è la società di incompetenti (e siamo d’accordo), ci sono gli infortuni, c’è una oggettiva sfortuna, ci sono i giocatori che non stanno rendendo al massimo. E’ tutto vero. Mi permetto di osservare però, che quando una squadra non ha gioco, quando una squadra costruita per lottare per lo scudetto perde otto volte, di cui quattro in casa dopo 21 partite di campionato, viene eliminata dal girone di champions league, retrocede al sesto posto e rischia di essere estromessa dalle coppe europee per la stagione successiva, essa ha sicuramente un problema con l’allenatore. Non è un caso che oggi chi ci ha raggiunto e superato – il Napoli, la Roma, il Palermo – hanno cambiato volto e risultati con il cambio dell’allenatore. E per provare a risolvere immediatamente un problema come quello della Juve attuale, l’unica cosa da fare è cambiare l’allenatore. Oggi un investimento economico su un allenatore come Hiddink o altri come lui, piuttosto che su Kolarov, Cassano, o altri giocatori, è necessario. Per quanto rischi di essere tardivo. La venuta di Bettega, che abbiamo tutti salutato speranzosi come un fatto positivo, ed in generale una modifica anche sostanziale dello staff dirigenziale, non ha sortito effetti positivi, perché non poteva farlo in tempi brevi. Solo un nuovo allenatore, che sia un traghettatore o un uomo su cui puntare per nuovo progetto, può dare la svolta, anche prendendo decisioni difficili su alcuni calciatori. Qualche parola vorrei proporvi in tal senso sul presunto progetto Lippi, che farebbe il Direttore Generale l’anno prossimo, e che avrebbe in sostanza già indirizzato le scelte di questo anno. Se è vero, esso va assolutamente abbandonato, essendo una delle cause di questa stagione disgraziata. Un giocatore scartato prima dall’Inter e poi dal Lione come Fabio Grosso, fa il titolare inamovibile in questa Juve, offrendo prestazioni penose in difesa (ah, Molinaro) come in attacco; e ieri sera ha regalato il rigore alla Roma. Su Cannavaro, altro titolare inamovibile insieme a Legrottaglie, abbiamo avuto, o meglio hanno avuto Lippi, o Secco, o Ferrara o Blanc, una lezione di calcio dal caro Aurelio De Laurentis, che ne ha bocciato l’acquisto in estate, per gli stessi motivi per cui avremmo dovuto farlo noi: la impossibilità di un atleta 34enne di essere un titolare inamovibile in qualsiasi squadra. Pensate a quanti difensori dovremo comprare l’anno prossimo, considerata l’età ed il comportamento anche di Legrottaglie? Ancora più grave, in questo marasma, è il depauperamento tecnico e la involuzione dei nostri giovani: ma state vedendo Marchisio, De Ceglie, Giovinco? E poi Melo, Diego, Amauri, Grygera, Zebina. Possibile che l’anno prossimo tra scarti e giocatori anziani, dobbiamo rifare la squadra per 12 uomini su venti? Bisogna recuperare il recuperabile dunque. E lo si può fare solo partendo dalla sostituzione di Ferrara. Al quale ricordo che Rocky, dopo tutti i cazzottoni che ha preso, ha poi sempre vinto. 

 

 18.01.2010

LA JUVENTUS DEI RECORD … NEGATIVI

   di Luigi Farina   

Oggi, sui giornali e nel web, si sprecano gli articoli sull’ennesima prestazione mortificante della Juventus, sconfitta domenica pomeriggio a Chievo per 1-0, senza avere mai creato una occasione da gol. Ed ovviamente gli argomenti proposti ed i punti di vista sono differenti: la colpa è di Blanc, di Secco, di Ferrara, dei giocatori, degli infortuni, della sfortuna, di tutti questi argomenti insieme, o di qualcuno accoppiato ad altri. Ed in ogni caso c’è un fondo di verità e condivisibilità in quasi tutti. Quello che risalta agli occhi sono però i numeri devastanti che ci vengono alla mente, mano a mano che passano le giornate, dai quali possiamo con terrore prendere atto che al peggio non c’è fine. Ed è su questo che mi voglio soffermare, anche se mi scuso in anticipo di qualche elemento errato, visto che non ho il mestiere e la memoria enciclopedica del rimpianto Giorgio Tosatti. Sei sconfitte (più quella con il Bayern) nelle ultime dieci partite del campionato di serie A, non le ha subite nessuno, ad eccezione del derelitto Siena (sette su dieci, ma ultimo posto). Diciotto reti subite in queste dieci partite, sono inferiori solo alle 26 subite dal Siena; gli altri sono meglio di noi. Il Napoli non ci batteva a Torino da 20 anni; il Catania da 46 anni, il Bari da non so quanto tempo, il Chievo non ci aveva mai battuto.

Nemmeno la ridicola Juve di Maifredi – che fu eliminata in semifinale di Coppa delle Coppe dal Barcellona – all’inizio del girone di ritorno era nelle condizioni attuali. Il vero pericolo è che questa squadra possa continuare a scendere a picco, mentre ai piani alti continuano a brancolare nel buio, pensando di rinforzare la squadra con dei giocatori, ex primavera della Juventus, ma che non hanno mai giocato in prima squadra perché non ritenuti idonei. Ieri la prestazione di Paolucci, inguardabile al pari degli altri suoi compagni, ci fa capire come non sono queste le scelte che possono fare cambiare la rotta. Urge a questo punto cambiare l’allenatore, contro il quale ci sono numeri e prospettive devastanti. E’ necessario un cambio di rotta, imposto da un personaggio di spessore e carismatico, per fare sì che le rimanenti 18 partite, con i relativi 54 punti, portino alla causa sia dei risultati, ancora oggi possibili, sia una più chiara comprensione di quello che vale questa squadra, con i suoi giovani (valgono o no?), ed i suoi veterani (chi può ancora dare, visto che rimpiangiamo Nedved?)Tutto ciò non può avvenire cambiando su due piedi Blanc o Secco, che in ogni caso poi dovrebbero lasciare la gestione ed il mercato ad altri uomini di calcio, ma nell’immediato solo l’allenatore. Io credo che peggio di quanto stiamo vedendo ora, un allenatore esperto e carismatico, non potrà fare, anche recuperando alcuni degli infortunati. E dunque abbiamo tutto da guadagnare. Ferrara avrà altre occasioni, se le meriterà.

 

14.01.2010

 CHI BEN COMINCIA... JUVENTUS – NAPOLI: 3 - 0

di Luigi Farina                                   Cari amici juventini ed in particolare tutti voi che seguite da vicino lo Juventus Club “Gaetano Scirea” di S. Maria C. V., sono stato invitato dal Consiglio Direttivo e dal Presidente, di riprendere la nostra consuetudine di commentare con un articolo da postare nel nostro sito, le partite della juventus. Quello sfaticato di Lucio Girardi per qualche tempo ha sospeso quello che era un suo compito, ed ora mi tocca sostituirlo. Ma per l’affetto che io, e con me tutti voi che lo conoscete, gli vogliamo, lo farò con immenso piacere. Mi troverete con un articolo dopo ogni partita, con uno stile e con dei contenuti, che andremo migliorando di volta in volta, anche grazie ai vostri consigli. Io in genere, preferisco il commento o una analisi, piuttosto che la cronaca della partita, che tutti poi abbiamo visto.Due parole su di me: per quanto sia un quarantaquattrenne assennato, ligio al dovere, dedito alla famiglia, sono in realtà uno di quelli juventini duri e puri, con tante partite viste in tutti gli stadi d’Italia, che non ha visto un minuto di calcio durante la serie B, che è un convinto assertore già dal 2006 della teoria del tradimento e del suicidio della nostra amata juve, imposto da quell’omuncolo pallido che di fatto ne è proprietario, per il tramite di quegli zerbini che sono stati e sono ancora Blanc, Secco, Cobolli Gigli ed il mitico Zaccone. E che oggi soffre, inebetito da quanto stiamo vedendo, e dai record negativi che in questi ultimi due mesi aggiorniamo costantemente al ribasso. Però, come tutti gli innamorati che si sciolgono al sorriso della propria bella, le tre zeppoline che abbiamo rifilato al napolicchio mi hanno messo di ottimo umore, e scrivo questo articolo con il cuore nello zucchero. Molti juventini oggi, temendo una ulteriore umiliante sconfitta, ne valutavano gli aspetti positivi, con il conseguente esonero di Ferrara, ed un cambio di guida tecnica, che se ben fatto e valutato anche in prospettiva futura, avrebbe dato una svolta a questa situazione incredibile. Onestamente non io ci sto capendo niente, perché Ferrara non può essere l’imbelle che sembra essere nel guidare una squadra inguardabile, sfilacciata, impaurita, imballata, che commette errori oratoriani. Ed i giocatori che c’erano e che abbiamo preso a giugno, ci hanno entusiasmato in campagna acquisti, e non possono essere dei sistematici brocchi. Intanto stasera la Juve, pur con le sue memorabili assenze per infortunio e con le gambe inizialmente molli per il timore di un’altra serata grama, ha fatto una bella partita: tosta, con sprazzi di gioco, con pochi errori grossolani, ha creato occasioni da gol, e soprattutto ha presentato il suo capitano, quello che non tradisce mai e che per quanto in tanti non lo capiscano, è ancora forte, e ci è mancato. Tutta la squadra oggi in realtà ha fatto la sua figura: se escludiamo il solito monumentale Chiellini (voto 8 perché è insostituibile) ed i sempre positivi Brazzo, Caceres, Manninger (6.5 a tutti, anche se il portiere non è mai stato seriamente impegnato), oggi abbiamo visto anche un Melo senza sbavature e molto presente davanti alla difesa (6.5 anche per lui), un Legrottaglie attento (voto 6 per l’atleta di Dio, così come per il diligente Grygera), un De Ceglie arrembante (voto 6.5 che sarebbe stato 7.5 se avesse anche segnato) ed un Diego ispirato (voto 7 anche per il c…o avuto in occasione del primo gol). Solo Amauri e Grosso non danno segni di vita, ed anche questo, per quanto li vogliamo maledire,è inspiegabile, con Amauri che sembra un pezzo di legno e Grosso uno che porta il cane a fare pipì. E dulcis in fundo, abbiamo visto anche il famoso rombo, croce e delizia di questa stagione, che ci ha portati ad un interessante e meritatissimo 3-0. Due parole sulla partita e poi vi lascio.

Primo tempo. Abbiamo visto all’inizio una Juve impaurita e fischiata dai nostri e dai tifosi avversari, che piano piano però ha preso campo ed ha avuto le occasioni per segnare: Amauri prima di testa, con salvataggio sulla linea di Campagnaro; Grosso poi che sparacchiato in curva a otto metri dalla porta; Del Piero che ha mancato il raddoppio facile, in una occasione simile al gol di Giovinco proprio con il Napoli, su liscio del difensore. Non è da escludere che il capitano, che è un genio, lo abbia fatto apposta, visto come è andata l’altra volta; ed ha ovviamente avuto ragione. Nel frattempo aveva segnato Diego Ribas da Cunha, con un tiro rimbalzato da dentro l’area, dopo una bella azione di De Ceglie e Brazzo.

Secondo tempo. Dopo una buona partenza nostra con Del Piero che si è mangiato un altro gol davanti alla porta, il Napoli ha iniziato a spingere, e noi abbiamo sofferto, tanto che nei primi venti minuti, il possesso palla (51% a 49% per noi alla fine del primo tempo ) è passato prepotentemente al Napoli, che ha attaccato molto, ma non ha creato grandi occasioni. La Juve si è ricompattata ed ha iniziato a ripartire in contropiede, tagliando come il burro il centrocampo e la difesa avversaria, prima con De Ceglie a cui si opposto Iezzo e Del Piero ha fallito il tap in; poi con il palo di Diego, poi con il gol di Alex, dopo una bella azione sulla destra di Brazzo e Caceres, ed infine con l’azione di Diego che si è infilato dal centro verso la porta, ed è stato buttato giù da Contini: rigore, espulsione e gol. Grande Diego, che ha consegnato la palla ad Alex, per fargli fare la doppietta.

Grande vittoria, dunque. Non ci sono dubbi. Ed ora che si fa? Si rinforza la squadra senz’altro, ma con Ferrara o con un altro? Io stesso non so cosa augurarmi. Sarebbe stato meglio cambiare dopo il Catania, con 15 giorni per riorganizzarsi. Oggi spero sempre che Ferrara prenda in pugno la situazione e torni a farci vedere una Juve degna del suo nome e della tradizione vincente. Anche perché i dirigenti, per quanto asini, hanno chiaramente dimostrato di voler provare a vincere. Speriamo in bene. A proposito, e il Napoli? Beh, fatevelo spiegare da qualche tifoso vostro amico o parente; purtroppo ne abbiamo tutti. Vi diranno indistintamente che avevano schierato le riserve, che Datolo non stava facendo una sceneggiata, che Hamsik ha fatto un bel tiro ed ha preso la traversa sul risultato i 1-0, che se segnava la partita la vincevano loro, che ora puntano alla Champions, che tanto l’Inter ci batterà ai quarti (tocco ferro ovviamente). Cosa vi aspettereste di diverso? Non pensate mica che tanti anni di serie B e serie C li abbiano cambiati?                          

P. S. con questo primo articolo, che spero leggiate in molti e farete leggere agli amici, devo fare dei saluti doverosi:

A mio figlio Antonio, 8 anni e juventino, che dice che quando guardo la Juve sono pericoloso. A mio fratello Salvatore, che non viene più al club per colpa di Sky (pigrizia). A Lucio Girardi, l’unico che riconosco mio superiore in juventinità, anche se sulle vicende del 2006 non siamo stati d’accordo. A Mimì Rufino, che deve tornare ad essere operativo, perché sebbene brontoli sempre, tutti gli vogliono bene. A Gino Russo, Pasquale Russo, Gaetano Arzillo, Antonio Ferraro, Vincenzo Mazzone, che devono tornare a vedere la partita con noi al club. Ad Antonio Mazzone, che ho conosciuto prima di tutti voi, ed il cui datore di lavoro, ha chiuso l’attività, dopo la sua scomparsa. 

 

05.10.2009

 Palermo 2  - Antijuve 0

Ormai siamo sicuri: quella che è scesa in campo contro il Palermo non era la Juve, era il suo opposto!!!!!!!!!!! Come alla materia corrisponde l’antimateria, come all’Universo si accoppia il multiverso, alla Juve, in una dimensione ectoplasmatica e da incubo si accoppia l’Antijuve. Già l’anno scorso, varie volte, il fenomeno aveva sgomentato falangi di tifosi bianconeri… Quest’anno dopo avvisaglie (Juve Bologna e Genoa Juve) la manifestazione dell’aliena Juve si concretata in Palermo Juve. E’ stato quello tra rosanero ed immagine opposta bianconera, un incontro del terzo tipo… Siamo stati trattati bene da Palermo e dai suoi caldi tifosi… Accolti alla grande e mandati a casa con le pive nel sacco, anzi con due palloni nel medesimo…Prendiamola così questa preoccupante sconfitta, esorcizziamo i demoni della notte e cerchiamo di rimboccarci per benino le maniche: quindici giorni di stop da utilizzare al meglio, riflettendo, analizzando… cambiando quanto è possibile… Una cosa è certa: così non si va da nessuna parte…Una difesa malissimo impostata ha permesso al folletto Miccoli ed al suo compare Cavani di seminare il terrore per tutta la partita… Zebina fuori dal suo compito di difensore, Grosso latitante, Legrottaglie incerto, la difesa si è avvalsa del Chiellini per far vedere che pur si muoveva…Centrocampo: individualmente poco male, la coralità e lo spessore assolutamente assenti per un attacco slegato, pretenzioso, inefficace, ridicolo a volte. Amauri, al minimo storico in  maglia bianconera e Iaquinta hanno fatto una figura barbina ed anche Diego non ha esaltato…Questa la sintesi tecnica di una notte da brividi... La juve alla “halloween” ieri sera ci ha fatto paura…Possibile che Ferrara lui che era un centrale insuperabile non abbia insegnato a ‘sti ragazzi come si marca ad uomo? Si perché ieri Miccoli e Cavani andavano annullati alla fonte ed, invece, si è concesso loro lo spazio necessario per piroettare, appostarsi, dribblare, mirare e sparare…Juve te ne preghiamo, non farci mai più scherzetti come questi…Ora c’è la Nazionale, ci sono sette juventini convocati… Ragazzi non facciamo scherzi: noi in Sud Africa vogliamo esserci… Uomini avvisati… 

Palermo batte Juventus 2-0 (2-0).
Palermo(3-5-2): Sirigu 6,5, Bovo 6, Kjaer 7, Migliaccio 6,5, Cassani 6,5, Bresciano 6,5 (dal 29' st Nocerino sv), Simplicio 7, Balzaretti 6, Pastore 6,5 (dal 39' st Budan sv), Miccoli 8, Cavani 7 (dal 33' st Goian). (83 Rubinho, 14 Bertolo, 88 Blasi, 99 Mchedlidze). All.: Zenga 7.
Juventus (4-3-1-2): Buffon 6, Zebina 5 (dal 30' st Grygera sv), Chiellini 6, Legrottaglie 5,5, Grosso 6, Felipe Melo 5, Poulsen 6, Camoranesi 6.5 (dal 25' Trezeguet sv), Diego 5 (dal 18' st De Ceglie 5), Iaquinta 5, Amauri 4,5 (13 Manninger, 5 Cannavaro, 20 Giovinco, 39 Marrone). All.: Ferrara 5.
Arbitro: Orsato di Schio 6.
Reti: nel pt al 37' Cavani, al 42' Simplicio.
Angoli: 8 a 3 per il Palermo.
Recupero: 2' e 4'.
Ammoniti: Camoranesi, Cassani, Zebina, Pastore e Legrottaglie per gioco falloso.
Spettatori: 31.606 per un incasso di 926.844 euro.
 

 

 

01.10.2009

 Juve, non fare più l'Inter di Herrera!

Questo verrebbe da ricordare ai bianconeri dopo il pareggio senza reti di ieri sera a Monaco di Baviera contro il Bayern. Infatti, nel primo tempo la Juve, asserragliata nella propria metà campo non riusciva  a pareggiare il ritmo avversario nel gioco e, quindi, si limitava alla pura interdizione, talvolta affannosa. E, in contropiede (oggi si dice con “ripartenze”), ha cercato talvolta di punzecchiare. Molte le occasioni gol per i tedeschi... Diciamo che per tiri in porta il primo tempo si chiude sull’ 8 a 3: Difesa bassa della Juve, palla avanti e sperare in Diego. Proprio come faceva la “grande” (?) Inter herreriana degli anni '60...Secondo tempo: cambia la musica: il Bayern sembra stanco, Ribery, iradiddio nel primo tempo, “cazzeggia” più che giocare, esce un ottimo Robben per infortunio, Muller e Schweinsteiger si afflosciano ed il Bayern non è più come prima. E la Juve? Ci saremmo aspettati la riscossa, la punizione, la vittoria. Macchè, la Juve forse incredula ed un po' timorosa stenta nel gioco, non raccorda i reparti come caso avrebbe voluto e resta attenta ed in attesa di altri, ormai improbabili attacchi del Bayern che, a questo punto, ringrazia della stima e non rischia nulla. Finisce, quindi, senza reti un incontro che avrebbe dovuto regalare un po' di più alla platea dell'Allianz Arena, colmo per l'occasione anche per la copiosissima presenza italiana. Nella Juve buone prove di Legrottaglie, Camoranesi, Chiellini e Melo. Volitivo Trezeguet ed un Diego in netto progresso rispetto alla partita di domenica. Non è molto ma contentiamoci. Poteva finire molto presto e molto peggio... Prospettive in Champions più o meno intatte ma, d'ora in poi, bisogna sempre e solo vincere. Niente catenacci please sia in casa che fuori. Alla prossima a Dio piacendo. Formazioni e pagelle:

Bayern:Butt (6) Van Buyten (6), Lahm (6,5), Braafheid (6,5), Ribery (7,5), schweinsteiger (6,5), Muller (7), Badstuber (5,5), Ottl (6), Klose (6), Robben (7), Olic (sost, Klose) (6), Gomez (sost. Robben) (6)

Juventus: Buffon (6), Grosso (6), Chiellini (7), Grygera (6), Legrottaglie (7), Camoranesi (7), Diego (6), Melo (7), Marchisio (5,5), Trezeguet (6,5), Iaquinta (5), Tiago (sost. Camoranesi) n.g., Poulsen (sost. Diego) (6), Amauri (sost, Trezeguet) (6).                  Arbitro 6

 

 

28.9.2009

 JUVENTUS - BOLOGNA 1-1

“Siamo stati ingenui...” Asserisce Mister Ferrara al fischio finale. Ma, per la verità, quest'affare di farsi raggiungere allo scadere dell'ultra time, è cosa assai seccante e spiacevole per come si concretizza, sempre da uno svarione per disattenzione. Per sufficienza, non per ingenuità. Ieri si è pareggiata (in casa) una partita già vinta (ma non stravinta...) dopo che Trezeguet, aveva dato maggior corpo alla sua “rinascita” con un tap dei suoi e dopo che, a turno, egli stesso, Amauri ed altri, fino al palo di Camoranesi, avevano graziato il Bologna. A questo punto i felsinei ci hanno provato per davvero, provocando a Buffon più di un pericolo. Sembrava comunque fatta quando, al terzo dei quattro minuti di recupero, il Bologna per fallo di un buon Melo, calciava velocemente sulla fascia sinistra, cross dalla stessa fascia  e rete dell'immancabile Adailton appostato sul palo alla sinistra di Buffon. Vano il tentativo di quest'ultimo di salvare alla disperata una situazione compromessa. Al pareggio di Genova, si aggiunge quello di questa sera, Comincia a dar fastidio questa “pareggite”. Eppure la prova corale della squadra era stata di buon livello. E' mancata un po' di risolutezza sotto rete anche per una prova non certo eccezionale di Amauri e, giustificato dall'assenza per infortunio, l'apporto totale di un Diego ancora convalescente. Fra le poche note positive annotiamo il rientro di Del Piero, anche se per i sette minuti finali (e fatali...). E' inutile pensarci, qui bisogna subito dimenticare tutto. Qui occorre una Juve al massimo... Mercoledì incombe la Champions... La Juve affronta la partita più difficile del girone. Va a Monaco di Baviera... Lì c'è l' “october fest” riusciremo a tracannare in pace qualche boccale anche noi? Ce lo auguriamo tutti di cuore. Forza Juve perciò, come al solito...

JUVENTUS-BOLOGNA 1-1 (primo tempo 1-0)

MARCATORI: Trezeguet (J) al 24' p.t.; Adailton (B) al 48' s.t.

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon; Zebina (22' s.t. Caceres), Legrottaglie, Chiellini, Molinaro; Camoranesi, Felipe Melo, Marchisio; Diego (14's.t. Giovinco); Amauri (38's.t. Del Piero), Trezeguet. (Manninger, De Ceglie, Poulsen, Iaquinta). All. Ferrara.

BOLOGNA (4-4-2): Viviano; Raggi, Britos, Portanova, Lanna; Vigiani (16' s.t. Osvaldo), Mingazzini, Guana, Valiani (10's.t. Tedesco); Di Vaio (22's.t. Adailton), Zalayeta. (Colombo, Santos, Mudingayi, Zenoni). All. Papadopulo.

ARBITRO: Russo.

NOTE: spettatori 18.000 circa. Ammoniti Viviano, Raggi. Recupero: 1' p.t.; 4' s.t..   

 

26.9.2009

 BUON CAMPIONATO A TUTTI (TRANNE CHE ALL'INTER...)

 Riprendiamo, dopo la pausa estiva, a commentare le gesta dei nostri “eroi”. Questo primo articolo lo pubblichiamo in questo spazio di solito riservato alle comunicazioni ai nostri soci; i prossimi troveranno il loro spazio abituale in “Tazebao”.

Rieccoci amici, con un po' di ritardo... Ma la colpa è del torneo che è iniziato un po' presto... almeno per le mie abitudini... Ciò non ha impedito, però, al “Pronti? Via!” di comprendere quale sia lo spessore di una Juve finalmente all'altezza dei “desiderata” dei suoi tifosi. Siamo come i piccoli a cui vengono fatti vedere splendidi giocattoli e poi non gliene regaliamo neanche uno... Quest'anno i gioca(ttoli)tori sono fra quelli più costosi in  vetrina e forte è la composizioni dei medesimi, a formare un insieme che non ha mancato di farci restare ad occhi spalancati, davanti alle piroette di Diego, al marciare irruente e sicuro di Melo, alla già nota vis realizzativa di Vincenzone Jaquinta, alle magiche parate di Gigi Buffon e davanti a tanto altro ben di dio. Quattro vittorie ed un pareggio, finora, primo posto in condominio con una certa Inter... Inter che non ha mancato di far vedere quanto siano forti i propri giocatori ma anche quanto sia barbino e poco gradevole “special one” Mourinho. Dei dirigenti non parliamo per carità di patria. Dunque dicevamo, la Juve: ne ha dato uno al Chievo, tre alla Roma, due alla Lazio, due al Livorno e Genoa per un totale di 10 reti contro 3 subiti, migliore difesa del campionato e terzo migliore attacco (ma solo perché a noi i goal regolari li annullano, agli altri le reti in fuorigioco le convalidano). Prendete la partita di Genova: due reti fatte, due passate solo in tv e non nella testa dell'arbitro, altre occasioni. La Juve poteva farne sei o sette... Lancia in resta, quindi, e sotto a chi tocca. La Juve è lì, attende a piè fermo... Mentre noi siamo già in volo, verso le usate gioie...In Coppa Campioni è appena iniziato il solito magone con un pareggio interno, con il Bordeaux, ma incombe già la partita col Bayern. Certamente la Juve non mancherà di farci vivere una serata da ricordare...

 

 

23.5.2009

 CONVENTION PROVINCIALE BIANCONERA AL CLUB

Un'antica tradizione del Club vuole che, periodicamente, i confratelli bianconeri facciano in modo di riunirsi per riflettere, tutti insieme sulle questioni che li accomunano e che sono tante passando dalla difficoltà ad intrattenere dialoghi continui e stretti con i vertici della Juve, alla necessità di rimpinguare, ogni tanto, il patrimonio dei ricordi attraverso le visite di personaggi cari alla storia passata e presente dei bianconeri. Visite che, però non devono rimanere l'unica possibilità di condivisione per programmazioni che contemplano numerose altre attività ludiche ma anche culturali ed a sfondo più sociale. Altra questione comune fondamentale per la vita dei Clubs è la necessità di rendere continua la partecipazione dei Club alle competizioni nazionali ed internazionali in cui la Juve gareggia a livelli sempre più alti. Si parlerà, quindi, fittamente anche del problema “trasferte” che i club devono prefigurarsi alla luce delle forti novità poste dalla regolamentazione che, in tal senso, il Coordinamento torinese impone in modo non sempre condivisibile.Tant'è che il prossimo 31 maggio il Club sarà presente alla “Convention” che vedrà i Clubs DOC di tutta Italia riuniti a Torino per discutere di tutto ciò. Anche per questa coincidenza, il giorno 28 maggio, il Club chiama a raccolta i Clubs “non DOC” della Provincia secondo un calendario di discussioni che vedrà i partecipanti proporre e concertare attività nei sensi accennati. L'incontro si terrà alle 20 presso la sede del Club in Via Appia, Palazzo Edilvenere a Santa Maria Capua Vetere. Intanto si sono raccolte le adesioni dei seguenti sodalizi:Juventus Club Recale, Juventus Club Maddaloni, Juventus Club S. Arpino, Juventus Club Cancello ed Arnone, Juventus Club Castelvolturno, Juventus Club Calvi Risorta, Juventus Cub Casagiove, Juventus Club Casal di Principe.

Chi ci leggesse da questo sito e facesse parte di sodalizi non ancora raggiunti direttamente per carenza di riferimenti, è pregato di partecipare. Sarà un vero piacere aggiungere amici agli amici, nel segno della sportività, cordialità e signorilità che contraddistingue il nostro blasone di bianconeri.     

 

19.5.2009

 JUVE - ATALANTA  2 - 2

 RANIERI VIA, DENTRO FERRARA

Alle ore 18 di oggi 19 maggio 2009, dopo quasi due anni di collaborazione, Caudio Ranieri è stato esonerato dalla Juve. Un annuncio abbastanza laconico del D.G. Blanc, ha chiuso una parentesi nella quale è sembrato che tutta la Società abbia patito il dopo calciopoli, più che per risultati non pienamente soddisfacenti, per imposti criteri di contenimento dei costi e per l'obiettiva inesperienza dei massimi dirigenti della Juve fra i quali un tenero giovinetto (Secco) impegnato nella gabbia dei leoni dei vari procuratori ha fatto incetta di “parametri zero” che hanno portato alla Juve “Zeru tituli” per dirla alla clown Mou. Ranieri ci ha messo del suo a confondere la tifoseria che si era affezionate la scorsa estate a nomi altisonanti (Xabi Alonso ed altri...) e poi accontentata (si fa per dire...) con i vari Poulsen oltre che con i Mellberg e Salhiamidzic del caso. Tanti giovani (Molinaro, De Ceglie, Giovinco, Ariaudo, Rossi, Marchisio) che mentre lasciano ben sperare per il futuro, non sono, al momento garanzia di primissimi posti in Italia ed in Europa. La Juve ha poi altri campioni come Del Piero, Camoranesi, Trezeguet e Nedved su tutti che avrebbero meritato un po' di rispetto allorquando le sgangherate idee tattiche di Ranieri ne avrebbero preteso il sacrificio tattico. La mancanza di un vero progetto di centrocampo fatto di soli cursori, ha messo in crisi le attitudini naturali di tali campioni. Una squadra di lottatori che Ranieri ha avuto solo quando l'avversario era di livello, capace di suscitare in tutti i giocatori (campioni per primi...) il sacro fuoco dell'orgoglio. Quante e partite vinte in questo modo... Poi contro le piccole e le medie squadre il fallimento di una ideazione. E poi una settantina di infortuni che lo staff medico voluto da Ranieri ha in parte provocato, ha fatto il resto. Prima Zanetti, Buffon Camoranesi poi Chiellini, Legrottaglie, Sissoko Marchisio e tanti altri, hanno costretto la Juve a girandole da capogiro. Quella con 'Atalanta è stata la partita simbolo ove la vera Juve è venuta fuori nelle sue magagne difensive, nella sua mediocre capacità attentiva, nella smisurata voglia di riscatto nei momenti difficili della partita. Ancora un 2 a 2, una nemesi dopo altri 2 a 2 altrettanto clamorosi contro squadre come il Lecce, la Reggina eccetera. La Juve ora riparte con difficoltà. La Champions è già guadagnata ma l'obbligo dei preliminari che scatterebbe nel caso di un quarto posto finale, scompaginerebbe molti programmi bianconeri. Ed allora? Allora forza Juve, come sempre e forza Ciruzzo Ferrara. Noi tifosi abbiamo bisogno di andare in vacanza tranquilli con la consapevolezza di una st6agione nuova da vivere finalmente ai massimi livelli con un parco giocatori finalmente degno di una prima della classe, quello che la Juve è sempre stata. Anche in B.                      

 

15.5.2009

 TORNEREMO A VEDER LE STELLE?

Se la Juve infligge alla tifoseria colpi come quelli messi insieme in poco più di un mese, allora in qualche sensibilità (come quella del vostro scrivano...) intervengono fattori che ne prosciugano la vena (anche solo cronistica). Si resta basiti, senza capacità di proferire parola... Come in un brutto sogno. Dunque ricordiamo insieme: Dopo il pareggio interno con l'Inter (fine di un sogno...) la Juve perde con la Lazio (fuori dalla Coppa Italia, pareggia a Reggio Calabria 2 a 2 e replica in casa con il Lecce, stesso risultato.Sembra essere stato un incantesimo. La Juve non ha raggranellato nelle partite predette neanche una vittoria. Una cosa da pazzi... Ma come, ci siamo detti, non doveva essere un marzo ed un aprile decisivi? Risposta: “Certo ma essere fuori da tutto...” Incredibile. Una difesa annaspante, un centrocampo inesistente, incapace di produrre gioco, stanco, lieve nell'interdizione. Avversari che scendono sulle fasce od al centro con irrisoria facilità. Squadre di bassa classifica che “due tiri due gol”. Ma che è successo?  E vabbè che sapevamo dall'inizio che Poulsen non è Xabi Alonso, e vabbè che Marchisio non è ancora Tardelli. E passi pure che Legrottaglie, Molinari e Grygera non sono Thuram, Cabrini e Gentile. Ma a tutto c'è in limite! In società sono successe cose da pazzi, nello spogliatoio qualcuno è arrivato al tentativo di ammutinamento, l'allenatore che coinvolge la Società, la Società che non rimanda al mittente (perchè veramente colpevole o per signorilità?).

Abbiamo perso il secondo posto, abbiamo messo a repentaglio il terzo. Si è pensato ad un esonero immediato dell'allenatore e della sua clinica da record di infortuni. Si è pensato all'addio di Gigi Buffon che continuava, nell'intervallo fra i due tempi della partita con il Lecce, a borbottare “Basta, basta, non ce la faccio più, abbiamo fatto proprio schifo...”. Il tutto mentre noi assistevamo inermi allo sgretolarsi, all'evaporare di una squadra... Poi arriva la partita col Milan... Apriti cielo, da giocare a Milano... con la Fiorentina vicina al quarto posto, col Genoa non distante... Mamma mia che brividi...Ma ecco, la serata è quella giusta per i miracoli. La Juve risorge in battaglia. La Juve sfodera una prestazione maiuscola, persino i reparti più criticati giocano alla grande. Un solo errore e, come al solito, il gol di Seedorf (ma quando smette?).Grande Camo che imbecca un gradissimo Vincenzone Iaquinta per il pari finale. Non sarà molto come risultato ma intanto possiamo essere certi che stasera in campo non c'era l'ectoplasma della juve ma la Juve. Quella vera. Non Bellissima ma Forte, di grande tempra con sprazzi d'arte calcistica.

E domenica c'è l'Atalanta... Per scaramanzia non parliamone, ma chi di noi non sogna di uscire definitivamente da questo strano, prolungato tunnel... In settimana il vituperato Ranieri ha ripreso quota. La Società inaugura la campagna acquisti con un personaggio a sensazione che risponde al nome di Diego (noi avremmo preferito che si chiamasse in un altro modo...). E come diceva il tanto compianto ed indimenticato Nino Manfredi: “Fusse che fusse la vorta bona?”. Alla Dante Alighieri ciascuno di noi, alla fine di questo tragitto fatto di inferno (Reggio, Lazio, Lecce) e di purgatorio (Milan) si augura di “tornar a veder le stelle...”                            

 

14.5.2009

 LA RISPOSTA A ROBERTO IL MILANISTA

Caro Roberto, milanista sì ma sportivo dentro, le questioni da te poste si appartengono per intero al “Mistero Buffo” per il quale, nello spazio di pochi mesi (da novembre a giugno, se ricordo bene..) un presidente (la “p” minuscola è intenzionale...) fu convinto da una persona sua collusa a non lasciare la presidenza di una squadra perdente per definizione, in attesa delle “clamorose” ed “onestissime” intercettazioni che portarono certi personaggi noti alle cronache anche per fatti molto più gravi (Tavaroli, Tronchetti e & C.) agli onori di certa cronaca nazionale che, sulla questione intercettazioni, ha, con insindacabile ed esclusiva decisione, mandato all'inferno mediatico il tal malcapitato ed in paradiso il tal santificato. Una vera vergogna, un assalto alla libertà dei privati. Ciò che manca ancora oggi oggi di regolamentazione, ciò che, al momento opportuno fu possibile sfruttare in modo fraudolento, fu sfruttato per la resurrezione del caro presidente e della sua strapagata armata brancaleone, con tutto il rispetto per il simpatico cavaliere delle famose crociate. Ricordiamo il grande allenatore dell'Onesteam (ormai solo così bisogna appellare certe società...) preannunciare (con un vaticinio degno di un biblico profeta) la disfatta di certa squadra in bianco e nero e di altre ancora, disfatta da consumare nelle aule di tribunale, mai sui campi di calcio, dove, evidentemente il povero perdente continuava ineluttabilmente ad inanellare figuracce a fronte di spese folli e di imbrogli da codice penale. Ricordiamo il caso Recoba (come quello Cafù... Ricordate?). Quali erano le squadre che avevano il primato calcistico in Italia in quel momento? Sul piano nazionale era la Juve, su quello europeo, il Milan...

La farsa di calciopoli tendeva a giustiziare ambedue le squadre, perchè scomparissero dal firmamento dello sport più amato dagli italiani. La Roma per l'onesteam non era poi tanto pericolosa ed era controllabile con qualche arbitraggio onesto. La potenza delle presidenze e delle famiglie alla guida delle due squadre accusate, limitò, per quanto possibile in quell'inferno, i danni. La Juve in B il Milan in A pesantemente penalizzato. Sentenze già scritte avrebbero voluto il Milan in B e fuori dall'Europa e la Juve in C2.

Le domande che provocatoriamente ha posto a noi il caro amico Roberto, non hanno risposta se non nella macchinazione nella fraudolenta opera di impossessarsi di ciò che è bello ma che è di altri. Il presidente in questione (mi fa senso anche scriverne il nome, già malfamato di suo...) evidenziando le grandi doti di sportivo completò con i suoi complici la macchinazione affidando ad un tal neutralissimo componente il cda dell'onesteam. Il compito di guidare l'operazione di appropriazione indebita di due scudetti e di rilancio per a vittoria di almeno altri due in seguito. Il gioco è fatto. Le accuse vaghe con le quali 6 articoli “1” divengono, nell'aritmetica sgangherata del nostro presidente e della sua banda bassotti, uguali ad un articolo “3”, divengono motivo di sentenze altrettanto sgangherate, fatte passare da certi soloni per esempio di giustizia sportiva, giustizia che mancava... giustizia divina...

Ricordiamo tutti gli expolit della Cazzetta, con la “C” intenzionale, e dell'ineffabile Cannavò (Dio lo perdoni...), per non parlare di tanti altri (residenti dalle parti di Roma, ad esempio...)che vedevano, attraverso la breccia aperta da una sciagurata congiura, la possibilità di un minimo di insperata visibilità...

Questi ultimi signori (si fa per dire...) avrebbero poi, immediatamente dovuto far marcia indietro per l'onesta azione di un presidente (sempre lui) e di un pelato moralizzatore del calcio che portò quattro giovanissimi arbitri telecomandati sui campi di tutta Italia a consentire all'Onesteam di mettere a segno la seconda parte del nutrito saccheggio del calcio. In tutto ciò il presidente non mancò di spargere al vento migliaia di banconote (sottratte al pubblico attraverso il comico conferimento alle sue aziende dei finanziamenti del CIP6) per dissennati acquisti serviti con fare convulso, ad approntare una super squadra imbattibile, a concludere affari come quello di Quaresma, di Vieira e altri bidoni del genere.

Caro Roberto non facciamoci troppe domande. Noi non sappiamo se poi, in un lonatno futuro ciò che non è emerso oggi, potrà essere dimostrato domani. Abbiamo la certezza che il modo di fare inaugurato con calciopoli, invece di apportare moralità ad un mondo che, in verità, ne ha persa tanta, ha aggiunto un imbroglio grave a comportamenti che, per quanto discutibili eticamente, non avevano mai portato alla rapina di campionati interi, all'instaurazione di un regime del terrore arbitrale fatto pagare sempre ai soliti o disseminato scientificamente a produrre effetti solo per l'Onesteam. Sarà un parlare generico e non riferito a singoli fatti ma è inutile aprire la casistica degli ultimi anni. Le prove di tutto ciò sarebbero tantissime. Ricordiamo lo scudetto sottratto dall'onesteam all'amica Roma (amica sua...), ricordiamo l'infinità di partite nelle quali a nessun arbitro onesto è venuta voglia di fischiare un rigore contro l'onesteam. Ricordiamo la balzana applicazione di semplici regole del calcio, adattando le decisioni ai colori delle maglie, ricordiamo i rigori non fatti mancare (soprattutto quelli fischiati al momento giusto...) ai cari onesti. Ma ricordiamo anche la solenne bocciatura che gli onesti hanno avuto finora in campo europeo. Attenzione però. La voglia del pargoletto di casa di una famiglia di antichi imbroglioni, oggi non se ne frega più tanto dell'Italia. Ora vuole l'Europa. Ricordando l'adorato padre cosa combinò nientepopodimeno che al Real Madrid e ad altre grandi dell'epoca, allorquando inaugurava l'acquisto in grande stile di arbitri russi e non russi per avere ragione di tutti, occorre concludere che ora l'Europa è avvisata.....                      

 

20.4.2009

 JUVENTUS - INTER  1-1

 Forza tecnica = Forza morale

Nel titolo si condensano i significati sportivi dello scontro dell’anno fra Juve ed Inter. L’Inter scesa in campo a Torino, nel complesso ha dimostrato che 10 punti di distacco fra le due squadre non sono un pura casualità dovuta, peraltro, anche a qualche arbitraggio pro Inter e qualcuno contro la Juve. La verità è che le due squadre si differenziano per qualità centrocampo ed in difesa. Poi questo gap può essere colmato, talvolta, con grandi prove di carattere. Ecco, il carattere: la migliore arma bianconera. Le squadre si sono fronteggiate costantemente evidenziando questa differenza. Alla fine è stato salomonico pareggio. Al sornione atteggiamento dell’Inter fatto come fa il gatto col topo, risponde la Juve ben determinata ma poco o nulla lucida. Ed è così che ad un primo tempo di marca bianconera non corrisponde un meritato vantaggio. Clamoroso il gol mancato da Marchionni preceduto in uscita da Julio Cesar. Nell’occasione splendida l’imbeccata di Tiago… Altre azioni si sono infrante contro un invalicabile muro difensivo dell’Inter fatto da gente come Samuel, Chivu, Cordoba & C. L’Inter sfiora il gol a seguito di un errore difensivo bianconero… Evita il peggio Tiago che rinvia a pochi centimetri dalla linea, un tiro solo smorzato da Gigi nazionale. Nel secondo tempo la musica riprende più o meno con lo stesso ritmo del primo tempo. L’Inter produce poco (per calcolo?). La Juve pure. Ed allora? Ci pensa l’arbitro: corner per la juve, respinta della difesa, Chivu stende Chiellini (ottimo contro Ibra…), contropiede velocissimo, quattro contro due e rete del Bullottelli Mario (vi piace l’appellativo?) che non crede ai suoi occhi quando, solo soletto, insacca alle spalle di un incolpevole Buffon. Ecco, tutto sembra compiuto. Ma non basta perché dopo qualche minuto, Tiago fa fallo su Muntari e poi, a seguire, stende Bullottelli. Non l’avesse mai fatto… Farina si è letteralmente avventato su Tiago e lo ha potuto così espellere. Tutto in un’ottica perfettamente neutrale, ovviamente… Peccato che Bullottelli abbia potuto imperversare a suo piacimento con falli, fallacci e brutti gesti dall’inizio fino a che Special One non ne ha prudentemente deciso il rientro negli spogliatoi. Tiago, al primo è stato espulso… Poi qualcuno ha detto: “tanto è cambiato poco…” Pareri personali, ovviamente.La Juve, però, non ha mollato e, in 10 contro 11, è riuscita finalmente a pareggiare al 92’: ennesimo corner a favore, Giovinco (subentrato a Del Piero) taglia un cross su misura per la testa di Grygera (che partita la sua…) che sorprende di testa uno Julio Cesar statua di sale nell’occasione. Uno a uno ed i giochi sono veramente fatti. Per la partita e, ahimè, per il campionato che è saldamente (e definitivamente) nelle mani dei nerazzurri. Ora ci aspetta la Lazio nel ritorno di semifinale di Coppa TIM. Speriamo di vincerla: sarà poco ma chi si contenta gode…  

JUVENTUS-INTER 1-1

JUVENTUS (4-4-2): Buffon 7; Grygera 6,5 Legrottaglie 6 Chiellini 6,5 Molinaro 6 (18' st De Ceglie 6); Mar­chionni 5,5 (29' st Trezeguet sv) Poulsen 5,5 Tiago 5 Nedved 6; Del Piero 5,5 (35'st Giovinco 6,5) Iaquin­ta 5,5. A disp: Chimenti, Mellberg, Knezevic, Zebina. All: Ranieri 6 Falli commessi: 16 Fuorigioco fatti: 1

INTER (4-1-2-3): Julio Cesar 6,5; J. Zanetti 6,5 Cordoba 6 Samuel 6,5 Chivu 6,5; Cambiasso 6,5; Stanko­vic 6,5 Muntari 6,5 (33' st Burdisso sv); Figo 5,5 (42' st Cruz sv) Ibrahi­movic 6 Balotelli 7 (32' st Vieira sv). A disp: Toldo, Materazzi, Santon, Maxwell. All: Mourinho 6 Falli commessi: 23 Fuorigioco fatti: 0

ARBITRO: Farina di Novi Lig. 6,5 Guardalinee: Stagnoli e Copelli Quarto uomo: Stefanini

MARCATORI: 19' st Balotelli (I), 47' st Grygera (J) ASSIST: Muntari (I) ESPULSI: 32' st Tiago (J) per gioco violento AMMONITI: Figo (I), Legrottaglie (J), Poulsen(J), Balotelli(I).  

 

 

13.4.2009

 GENOA - JUVENTUS  3-2

 Grandissimo Thiago, ma non è quello della Juve...

CSaperlo... La Juve avrebbe comprato il Thiago giusto, quello Motta, tanto per capirci in tema di dolci Pasquali...Ed invece il nostro Tiago non è neanche stato schierato in campo. Ritenuto da Ranieri un po' tenero per contenere il centrocampo rossoblu che, invece..., con Poulsen e Marchisio è andato a nozze...Ecco sono questi i problemi della Juve: un centrocampo tutto forza che, poi, invece, soccombe per mancanza di forza... “Gli è tutto sbagliato... Gli è tutto da rifare” per dirla alla Ginettaccio Bartali. Difesa in sofferenza continua sulle fasce ed al centro, ancora tre gol e tutti a casa. Facciamoci Pasquetta che tra poco ci tocca pure l'Inter... Povera Juve... Dopo il pareggio interno con il Chievo, ora questa sconfitta ci emargina al limite del terzo posto col Diavolo rossonero che ci attende all'inferno di casa sua. Tutto è perduto, tranne la dignità.  Già perchè, ad un paio di minuti dalla fne la Juve, dieci contro undici aveva siglato il 2 a 2 (inutile per il primo posto ma buono per il secondo...). Dopo il gol iniziale di Thiago Motta fischiato dall'arbitro secondo una sorta di sua ridicola premonizione, ci aveva pensato Del Piero a profittare del regalo dello stesso ridicolo arbitro, trasformando un calcio di rigore gentilmente concesso. Ma Thiago allo scadere del primo tempo, su colossale errore della difesa, ripristina le distanze con un colpo di testa a Buffon fulminato. Secondo tempo come il primo con l'aggravante di perdere Camoranesi (in vena stasera...) fattosi espellere per tentativo di fallaccio su un avversario. Grande pathos fino al 2 a 2 di Iaquinta al 39'. Sembra pareggio ma il Genoa, grazie ad un nuovo grave errore difensivo con fuorigioco sbagliato, con Rafe' Palladino dal dente avvelenato, sigla il 3 a 2. E' stata dura la Pasqua quest'anno per noi tifosi. Speriamo di non aspettare Natale per riprenderci....                               

TABELLINO 

GENOA ( 3- 4- 3) JUVENTUS (4-4-2)

MARCATORI: pt 29’ Thiago Motta, 45’ Del Piero rig., 48’ Thiago  Motta; st 39’ Ia­quinta, 42’ Palladino
JUVENTUS
Buffon 6.5; Zebina 5 (28’ st Grygera 5), Legrottaglie 6 (28’ st Marchionni 5), Chiellini 5.5, Molinaro 5.5; Camoranesi 4.5, Marchisio 5, Poulsen 4, Nedved 6; Del Piero 6.5, Iaquinta 7. A disp. Chimenti, Mellberg, Tiago, Giovinco, Trezeguet

ESPULSI: Camoranesi (19’ st) per gioco violento AMMONITI: Zebina, Grygera e Marchisio per gioco falloso
ALLENATORE: Ranieri 5

GENOA

Rubinho 6; Biava 6.5, Ferrari 5.5, Bocchetti 5.5; Mesto 7 ( 43’ pt Rossi 6.5), Juric 7, Thiago Mot­ta 8, Criscito 7; Sculli 7 ( 35’ st Papastathopoulos ng), Jankovic 6 ( 35’ st Olivera ng), Palladino 7.5. A disp. Lamanna, Vanden Borre, Polli, Mode­sto

ESPULSI: nessuno
AMMONITI: Bocchetti e Ferrari per proteste
ALLENATORE: Gasperini 8
ARBITRO: Rocchi di Firenze 4.5.
 

 

 

06.4.2009

 JUVENTUS - CHIEVO  3-3

 INFRANTO UN SOGNO?

 

Chi lo avrebbe detto, la Juve ha tradito proprio nel momento meno opportuno, concedendo ad un Chievo attento, disciplinato ed intraprendente il giusto, di portare via dall’Olimpico un punto ma anche l’illusione di milioni di tifosi juventini di accorciare la distanze dall’Onesteam o, quanto meno, di non perdere ulteriore terreno. Ed invece, il pareggio con gli ospiti veneti combinato con l’ennesimo scippo che la banda degli onesti ha perpetrato in serata in danno di un’incolpevole Udinese, ha allargato ulteriormente il distacco fra la capolista e la seconda nel modo che quest’ultima (ahimé…) veda ridotte al lumicino le residue speranze di un riaggancio…Cos’è accaduto? Semplicemente che la Juve ha concesso al pur bravo Pellissier di sciorinare una tripletta alla quale non sono bastati altrettanti gol per protrarre i sogni bianconeri. Pellissier sembrava appena aver vinto la medaglia d’oro dei 100 piani all’Olimpiade…Primo gol: imbarazzo in marcatura fra Chiellini e Mellberg, centravanti che beve tutti e due ed infila in diagonale un Buffon discutibile nell’occasione. Pari di Chiellini alla sua maniera, con un gol da King Kong su suggerimento di Camo (che rientro!!). Si va ancora un po’ avanti e bis di Pellissier, ancora una volta perso sulla fascia da Mellberg e Chiellini. Altra rete in diagonale con Buffon ancora beffato. Sembra chiusa la partita. La Juve, però, da pari suo, rientra per il secondo tempo ed azzanna l’avversario soverchiandolo col suo ritmo, con la rabbia… Due a due su pasticcio difensivo dei gialloblu su cross corto al centro del solito Camo e 3 a 2 di Vincenzone Iaquinta che insacca imparabilmente di testa su cross proveniente dalla destra sempre di Camoranesi. Siamo al 35’ della ripresa: è fatta? Macchè, ci pensa un irriconoscibile Mellberg, allo scadere ad offrire gentilmente all’avversario sulla fascia ove, anziché liberarsi del pallone incespica in un tentativo di drbbling sciocco ed inutile. Palla a Langella, che, solo soletto scende sulla fascia, crossa da sinistra al centro. Difesa in bambola e Pellissier che, incredulo per tanta grazia, sigla il terzo gol per il 3 a 3 finale. Che rabbia… Mellberg è stata la causa fisica di due delle tre segnature del Chievo ma la Juve oggi era già in vacanze Pasquali. Che uovo ha regalato al Chievo e che sorpresa! Noi tifosi, oggi ci aggrappiamo a poco altro per sperare nell’impossibile… Bisognerà, comunque, inguaiare la Santa Pasqua al Genoa ed ai suoi tifosi!! Speriamo bene… Ma se la squadra continua a fare regali… Nella lettura delle pagelle, la sintesi di una giornata scura della Juve.                                   PAGELLE

JUVENTUS
7Camoranesi -
entra per Salihamidzic ed è un’iradiddio… per il Chievo
6,5 Iaquinta –
Buon onomastico Vincenzone, che partita…

6 Chiellini – Avremmo rinunciato al suo gol in cambio di una prestazione che non ne causasse a favore degli avversari.
6 Marchisio – Il ragazzo merita fiducia ma oggi non era il solito…-.
6 Giovinco
– idem come Marchisio.
6 Zebina –
Buon rientro ma ha colpe sul terzo gol, corresponsabile con Mellberg.
6 Trezeguet –
Per pochissimo non festeggia il suo rientro con un suo gol. Sarebbe stato il 4 a 2 per noi e buona notte al secchio

5,5 Buffon – Non è il solito impenetrabile baluardo. Auguri comunque per le 300 gare, immortale Gigi
5,5 Grygera –
Poco o nulla il suo apporto oggi; viene giustamente sostituito.
5,5 Tiago –
Tanto lavoro, tanti, troppi errori….
5,5 Ranieri ( all) –
Se la juve si è fatta infilare per ben tre volte la colpa non è sua… Ma all’inizio che pena… Azzeccate le sostituzioni.
5 Molinaro –
E’ giù di forma. Sempre in ritardo, non scende perde palla sbaglia in marcatura… Male, proprio male.
5 Del Piero –
Brutta partita la sua al punto che la sostituzione è apparsa sacrosanta

4,5
Mellberg – Ha subito fatto dimenticare la gara contro il Bologna. Una controprestazione la sua…..
CHIEVO

9 Pellissier - 7 Luciano -
7 Di Carlo ( all) - 6,5 Sorrentino - 6,5 Rigoni - 6,5 Langella -6 Morero -
6 Yepes - 6 Mandelli - 6 Marcolini - 6 Bogdani - 5,5 Mantovani - 5,5 Sardo - 5,5 Pinzi - Esposito – n.c. L’arbitro  Mazzoleni 6

 

23.3.2009

 ROMA - JUVENTUS  1 - 4

 LA JUVE STRARIPA A ROMA

Dopo un interminabile periodo di piogge, quest'anno, a Roma, anziché straripare il Tevere, straripa la Juve. Il Campo dell'Olimpico, ancorché essere stato ulteriormente innaffiato (ma perchè?...) poco prima della partita, ha subito l'onda di piena dell'attacco juventino, onda che ha investito e travolto la rete romanista ma anche buona parte degli spalti ove, i malcapitati tifosi, a stento, alla fine, hanno guadagnato l'uscita... Accidenti che batosta!!! Eppure nella vigilia, nonostante le lamentate assenze multiple nella squadra giallorossa, le emittenti, i giornali (compresi giornalisti e giornalai...) avevano confidato (credendoci sinceramente...) nel grande “core de Roma nostra” per superare un gap tecnico che, secondo loro, in nessun altro modo poteva essere superato... Noi non crediamo che il gap tecnico fosse così vistoso. Innanzitutto perchè anche la Juve lamentava numerosissime assenze di rilievo (Camo, Legrottaglie, Amauri, Zanetti, Sissoko, tanto per gradire...) e poi anche perchè, a ben leggere, la formazione della Roma non era poi tanto farcita di riserve e di giovani, anzi... Ma che ci volete fare, Roma non è poi tanto distante da Napoli e piangere preventivamente per aumentare il peso di certe eventuali  vittorie, può servire all'immagine ed a diminuire il significato delle vittorie degli avversari. Ma chi se ne frega?.... Grande juve dopo un inizio un po' guardingo, una Juve capace di impedire alla Roma di giocare come sa e cioè con ripartenze ad ondate e conclusioni micidiali dei Vucinic vari... La Juve ha saputo prima aspettare l'avversario (senza catenacci sconsiderati...) e quindi affondare al centro o dalle fasce per colpire a più riprese un avversario assolutamente sottomesso allo strapotere bianconero... E' finita con una goleada con magnifici gol di Iaquinta (splendido il primo, d'autore il secondo...), con un Mellberg svettante in area romanista ad ulteriormente offendere l'integrità di una difesa in bambola e con il solito grande, grandissimo Nedved che, da fuori, ha trafitto un Doni incolpevole con un tiro di quelli che ti ricordi per sempre... Giù il cappello a questa grandissima Juve, più forte dei pronostici, più forte di qualche dissidio interno (Amauri ma che dici?... Trezeguet ricordati che devi ancora segnare quest'anno...), più forte delle grandi aspettative di qualche telecronista sportivo (A' Care' o sapemo che sei d'a Roma...), più forte della tensione dell'inseguimento agli Onesti... Grande Poulsen, buon Tiago, di nuovo grande Buffon, grandissimo Iaquinta. Immenso Nedved. Ora si riposa, poi il Chievo. Sotto a chi tocca....

 MARCATORI: 34' pt e 10' st Iaquinta (J); 3' Loria (R), 23' Mellberg (J), 29' st Nedved (J).

ROMA (4-2-3-1): Doni (6); Panucci (6), Mexes (5), Loria (17'st Montella) (6), Riise (5.5); Brighi (6), Filipe (5.5); Tonetto (5), Baptista (4), Menez (37'st D'Alessandro n.c.); Vucinic (5) (47'st Stojan). (Artur, Crescenzi, Malomo, Brosco). All. Spalletti (5).

JUVENTUS (4-4-2): Buffon (7); Grygera (6.5), Mellberg (7), Chiellini(8), Molinaro (6,5); Salihamidzic (7), Tiago (6,5) (25'st Nedved, 7), Poulsen (7), Giovinco (7) (27'st Marchionni, 6,5); Del Piero (6), Iaquinta.(9)

(Chimenti, Zebina, Knezevic, Castiglia, Trezeguet). All. Ranieri.

ARBITRO: Rocchi di Firenze.

NOTE: serata serena e abbastanza fredda, terreno in buone condizioni. Spettatori 50 mila circa. Angoli 8-6 per la Roma. Ammoniti Loria (R), Tiago (J), Mexes (R), Riise (R), Molinaro (J), Menez (R). Recupero: 2' pt, 2'st.

 

16.3.2009

 JUVENTUS - BOLOGNA  4-1

 Gio....vince la Juve

Perentoria vittoria della Juve contro i felsinei in rossoblu. La Juve, dopo la delusione di Coppa Campioni, con la rosa ridotta ai minimi termini da ben undici infortunati, ha dato una prova di se molto ma molto convincente, venendo a capo di una partita molto delicata. Aveva, peraltro cominciato malissimo... Mutarelli, imbeccato da un ottimo Di Vaio (che ex...) aveva trafitto un Buffon non al meglio, portando in vantaggio il Bologna. Bologna che veniva da una striscia positiva portata avanti dopo l'arrivo del nuovo trainer Sinisa Mihailovivich. Ma la juve stasera è apparsa indomita e, come punta dalla tarantola, ha calato un poker al quale l'avversario non ha potuto opporre che un tris (Mudingay – Mutarelli – Di Vaio). Il poker porta la firma di un campionissimo coe Alex Del Piero che ha siglato una gran doppietta (bellissimo il primo dei suoi gol...), di Salihamidzic (impagabile il suo ostinato impegno sul campo, grande il suo colpo di testa per il momentaneo pareggio...) e, nel contesto di una prestazione maiuscola, da Seba Giovinco. Anzi è proprio il campione tascabile della Juve ad aver giocato il ruolo determinante nella serata del suo primo impiego a “tempo pieno” accordato da Mister Ranieri. Sebastiano Giovinco ha orchestrato il gioco in un modo talvolta spettacolare, altre volte con una semplicità da consumato play e non rinunciando alle conclusioni, tra le quale quella letale del tre ad uno. La Juve ha trovato un grande campione costruito in casa... Che dire di Alex, ancora e sempre lui, per classe, per determinazione per rettitudine d'atleta.... E il Bologna? Dopo un primo tempo buono, si è prima liquefatto e poi svaporato, lasciando l'Olimpico con rinnovate preoccupazioni per la permanenza in A.

Ora si va  Roma... Ultimamente le polemiche fatte nascere dal tragicomico atteggiamento di Mou, hanno avvicinato i conducator delle due squadre. Ma chi mai potrebbe pensare che questo avvicinamento porti a ragionamenti strani fra le squadre? La Juve è la Juve e la Roma è pur sempre la Roma, vecchia, incorruttibile ostinata avversaria di mille battaglie. Battaglie che ha, simpaticamente, spesso perso... Speriamo che continui... Se la Juve supera la Roma, i delicati sistemi nervosi dell'Onesteam potrebbe non reggere il confronto.... D'altra parte l'Inter è abituata ad essere superata in extremis.... Forza Juve e avanti!!!

 

12.3.2009

 JUVENTUS CHELSEA 2 a 2

 Infranto un sogno

Aspettavamo da tanto tempo… Alla fine il grande giorno è arrivato. La Juve però, non è riuscita nell’intento di sbarazzarsi degli albionici in bleu. A nulla sono serviti i grandi cori dello stadio, le scenografie, le volontà di quattordici milioni di tifosi bianconeri…Il Chelsea, freddo e concreto, fortunato fino all’inverosimile ha avuto ragione della Juve, regolata dopo 180’ di vera battaglia. Battaglia combattuta, persino, ad armi impari per numero di infortunati e per l’espulsione di un grande Chiellini, allontanato dal campo per doppio giallo nel secondo tempo di una gara tirata allo spasimo…Era cominciata alla grande: nonostante l’infortunio a Nedved, sostituito da Salihamidzic, dopo un quarto d’ora la juve con una grande azione orchestrata fra Trezeguet e Iaquinta che insacca alle spalle di Cech, per un 1 a 0 che rimetteva in equilibrio il risultato aggregato. La Juve, insiste per un po’ poi comincia ad arretrare. Fino alla fine del primo tempo. Anzi sembrava che si andasse al riposo sul vantaggio realizzato da Vincenzone. Macchè, due punizioni (la prima assolutamente inesistente per fallo di mani di Tiago) per il Chelsea: un palo e, alla seconda occasione, il gol… Buffon aveva respinto, ma sui piedi di Essien. 1 a 1 e doccia gelata sullo stadio e nei cuori di tutti i bianconeri.Ripresa, la Juve non è più la stessa del primo tempo. Attacca ma con meno impeto e con rari tiri in porta. Al 25’ la partita sembra chiusa… Chiellini, al secondo giallo viene espulso. La gara già sbilanciata per i valori diversi in campo determinati dagli innumerevoli infortuni della Juve, viene acciuffata dai ragazzi bianconeri con la veemenza dei testardi. Entra Giovinco per Iaquinta, crea scompiglio. Punizione dal vertice sinistro nella tre quarti in area del Chelsea. Tira Del Piero, Belletti compie un intervento da pallavolista… Rigore che Del Piero pone sulla destra di Cech, tuffatosi dalla parte opposta. Incredibile: Juve 2 Chelsea 1, nonostante l’inferiorità numerica…Dopo palpitanti minuti in cui la juve getta il cuore oltre l’ostacolo, al 38’ Drogba, al volo, insacca su cross dalla destra dell’attacco inglese. Nel finale la juve rischia perfino il 2  a 3. E’ finita. Dispiace per la Juve, per Nedved che non avrà altra possibilità per realizzare il suo sogno europeo. Comunque grazie, questo il sentimento di tutti che gli sportivi che hanno compreso il grande sforzo che la squadra ha compiuto (nonostante tutte le avversità) per mettere sotto gli inglesi… Grazie lo stesso ma, per il prossimo futuro, la juve dovrà attrezzarsi un po’ meglio per non dover temere più di squadre come il Chelsea che, comunque, non è che si sia dimostrata tanto superiore alla Juve… Sarà per il prossimo anno.

 

09.3.2009

 TORINO-JUVENTUS 0 a 1

 Il Toro matato dal torero Giorgio Chiellini

 Certo che la Mole Antonelliana, conteso emblema fra altri due emblemi cittadini come il Toro e la Juve, si sarà ulteriormente inclinata dalla parte della Juve dopo il tiro alla fune (scusate alla torre...) di ieri sera- La Juve l'ha vinta di forza, di potenza, di volontà perchè i ragazzi hanno fatto realmente squadra. Più volte, nella partita, il Toro, nonostante cercasse di imporre il proprio ritmo, è stato sul punto di cedere... Un grande Sereni ha negato almeno tre volte il gol, specialmente ad un grande Jaquinta che prima si vede negare un gol certo in seguito ad una sua conclusione al volo, di destro al centro dell'area di rigore e, poi, al 26', Giovinco (bravo il folletto bianconero...) crossa , Iaquinta gira di testa al volo, violento a schiacciare sulla destra di Sereni, si grida al gol. Ma poi si scopre che il novello Banks (parata si Pelè in un Inghilterra Brasile del 1970...) fa il miracolo di bloccare la palla sulla linea prima che sia entrata... Alla fine del tempo ci prova anche Claudio Marchisio, ma senza esito...Nel secondo tempo il tiro alla fune (alla partita...) continua. Il Toro porta palla ma la Juve è più essenziale. Le sue punte sono un'ira di Dio... Tocca ad Amauri che in diagonale impegna seriamente Sereni che non può trattenere, irrompe Salihamidzic che, al volo, centra il palo alla sinistra di Sereni che, in tutto ciò trova il tempo di deviare proprio sul palo... Dopo una punizione fuori di poco, Giovinco lascia il posto alla furia ceca Pavel Nedved, è il colpo di grazia per un Toro già colpito dalle banderilleras dei toreri Juventini. Il biondo di Cheb, esegue sull'arena dell'Olimpico alcune olè per attirare il toro, che schiuma rabbia ma non incorna. Su calcio di punizione dello stesso biondo, al 33' del secondo tempo, Chiellini, sbuca in mischia ed infila un Sereni sbigottito. Uno a zero per la Juve, Toro matato e tutti a casa. Pare che, intanto, la Mole si sia spostata ancora di più verso Corso Galileo Ferraris... punto dal quale già se ne scorge l'imponenza.Ranieri ha vinto il derby, risparmiato energie di giocatori come Del Piero, Sissoko (solo pochi minuti finali...) , Trezeguet, lo stesso Nedved e Tiago.Martedì il Chelsea non avrà vita facile, questo è certo... Se poi la Juve dovesse vedersi compensata da una sorte non proprio favorevole all'andata, chissà che.... Non o diciamo, porta male...Agli amici del Club che vanno a Torino per l'impegno dell'anno chiediamo il massimo apporto alla squadra e tanti scongiuri rivolti a chi gufa in casacca nerazzurra o un altre casacche. Sciò, sciò cicciuvè'..

 

03.3.2009

 LAZIO - JUVENTUS 2 a 1

 Arrivederci Roma…

.Il motivo di Renato Rascel ha certamente accompagnato la fantasia di Pavel Nedved alla vigilia e durante la partita di semifinale di TIM CUP al pari della Juve, che, per motivi diversi si cimentavano nel gorgheggio. Dunque: la Juve dopo un primo tempo di grande forza, ha fatto seguire una ripresa languida e contemplativa delle meraviglie (si fa per dire…) della Capitale, qui impersonate dai players in maglia biancazzurra. Pavel Nedved, all’ultimo appuntamento romano con la sua ex squadra, sembra abbia dedicato ai souvenirs d’Italia collezionati a Roma Eterna, le ottime giocate che sporadicamente hanno contrassegnato la sua serata, languida, peraltro, come per la Vecchia Signora. E’ un mistero… La Juve a Roma sembra essere preda di qualche oscuro arcano. Sfodera ottime prestazioni che spesso finiscono male nel gioco e nel risultato… E’ finita 2 a 1 perché al primo tempo tambureggiante dei bianconeri è seguito il buio assoluto del gioco nella ripresa. Dopo un inizio molto scoppiettante, la Juve è passata con Marchionni al 33’, dopo che un certo Tagliavento vestito di rosso (forse voluto da amici di Mou…) aveva annullato un gol regolarissimo di Vincenzone Jaquinta. Il pubblico ha subito capito che il barone rosso avendo a mente la polemica mourinhana, ha profittato della prima occasione per far vedere a tutti che lui il condizionamento non ce l’ha, lui no!!! Quindi niente gol e tutti avanti. Nell’intervallo deve essere successo qualcosa alla juve perché nel secondo tempo dopo l’uscita di Sissoko, la juve non ci ha capito più niente era attenta solo alla monumentale Roma. La Lazio ne ha approfittato e due affondi le hanno procurato prima il pareggio e poi il vantaggio. Chi l’avrebbe detto dopo il primo tempo. Reti di Pandev e Rocchi e tutti a casa. Poco male, a Torino, se la Coppa Italia sarà ancora un obiettivo appetibile per le due squadre (specie per la Juve) ci sarà di che divertirsi. In fondo anche Torino è bella e monumentale…(Nell'articolo completo anche "i numeri" della partita)

MARCATORI: pt 34’ Marchionni; st 20’ Pandev, 33’ Rocchi

LAZIO (4-4-2)

 Muslera 6; Lichtsteiner 6 (34’ st De Silvestri ng), Sivi­glia
6, Cribari 6, Kolarov 6.5; Foggia 7 (41’ st Brocchi
ng), Ledesma 6, Matuzalem 7, Manfredini 6 ( 8’ st Mauri 6.5); Pandev 6.5, Rocchi 7. A disp. Carrizo, Rozehnal, Radu, Inzaghi
ALLENATORE: Rossi 7 ESPULSI: nessuno .AMMONITI: Matuzalem per gioco falloso; Rocchi per comportamento non regolamentare


JUVENTUS (4-4-2)
Manninger 6.5; Grygera 5.5, Mellberg 6, Chiellini 5.5,
Molinaro 6; Marchionni 6.5, Sissoko 6 (15’ st Marchi­sio
5), Tiago 6.5 (25’ st Poulsen ng), Nedved 6; Ia­quinta
6.5, Amauri 5.5 (35’ st Trezeguet ng). A disp. Chimenti, Salihamidzic, Giovinco, Ariaudo
ALLENATORE: Ranieri 5.5 ESPULSI: nessuno
AMMONITI: Sissoko, Iaquinta, Grygera, Chiellini e Marchisio per gioco falloso


ANGOLI: 6 POSSESSO PALLA: 52% ANGOLI: 8 POSSSESSO PALLA 48%

 

03.3.2009

 JUVENTUS - NAPOLI  1 -0

 La voglia di vincere bianconera

.Dopo le fatiche di Coppa Campioni, la Juve affronta una spigolosissima partita contro un Napoli in crisi di risultato e sull'orlo del fallimento dei propri programmi annuali. In campo la Juve schiera una formazione che, rispetto alla gara di Champions presenta ben sei novità. Si punta soprattutto su Giovinco che sostituisce Nedved (annunciato il suo ritiro a fine campionato...) e su Trezeguet, al posto di Amauri. L'inizio è assoluto appannaggio dei bianconeri, pressione e tiri a ripetizione. Miracolo di Navarro su tiro di Trezeguet, e mancato gol di Giovinco sulla respinta. Punizione quasi gol di Alex Del Piero e, quindi, un Marchisio in continua crescita, con un tiro da fuori area deviato da un partenopeo, infila alla sinistra  di un esterrefatto Navarro.

Vantaggio meritato e tutti nello spogliatoio. Secondo tempo scialbo con un Napoli che porta palla con la Juve che non riparte bene e che, tra un fallo e l'altro volge al termie senza veri sussulti se si eccettua un gol di Lavezzi viziato da almeno due falli: un fuorigioco di Cannavaro ed un suo fallo di mano.

Una partita al di sotto delle attese con la Juve ancora mentalmente a Londra ed un Napoli fortemente impacciato ed avvolto come le capriole da circo equestre del suo Lavezzi. Supervalutato talento argentino. Supervalutato come Datolo, Navarro  Denis. Una colonia argentina che, in verità, non sembra essere casuale nel Napoli. In un Napoli che non riesce ancora a dimenticare (e sarebbe ora...) un Maradona ancora incipiente sulle sue sorti... Contenti loro...

La Juve può fare di più e l'occasione è vicina: martedì si gioca la semifinale d'andata di Coppa Italia, a Roma, contro una Lazio altrettanto vogliosa di superare il turno. In bocca al lupo bianconeri!!!

 

03.3.2009

 CHELSEA - JUVENTUS  1 -0

 Champions: non buona la prima

.La nuova Juve, quella del dopo calciopoli, quella del mezzo miracolo dalla B al terzo posto in A” ha steccato (o quasi) la prima della tanto attesa partita degli ottavi di finale contro il Chelsea. L'attrattiva della gara era soprattutto incentrata sul gran numero di campioni in campo: Cech, Terry, Drogba, Anelka, Lampard per i Chelsea e Nedved, Buffon, Del Piero, Amauri, Trezeguet, Camoranesi  per la Juve, più altri grandi del calcio europeo comunque schierati allo Stamford Bridge nell'occasione. Parte lenta la Juve e, su errore di Camoranesi a centro campo il Chelsea fa subito gol con Drogba. Il gol gela il gran tifo che la Juve ha comunque per se in una porzione di curva dello stadio, ove circa tremila fans biancoeri, reggono il confronto con i tifosi inglesi, presenti in grande numero a completare la capienza disponibile. La Juve, a questo punto si risveglia e, prima che scada il primo tempo va vicinissima al pareggio con un diagonale di Alex Del Piero, deviato in extremis dal fortissimo Cech disteso in tuffo sulla sua destra. Il secondo tempo mostra una Juve vogliosa del pareggio ma ben attenta a non subire il secondo gol che avrebbe pesato troppo sul prosieguo del cammino in Champions. Ed allora con grande applicazione i bianconeri imbastiscono buone azioni, culminate con una grande occasione finale su tiro di Nedved che esce di millimetri alla sinistra di Cech salvato in extremis dalla fortuna. Però il risultato è sembrato giusto, soprattutto per il timore reverenziale che la Juve ha posto nella sua rincorsa ad un Chelsea ben determinato alla vittoria. Finisce 1 a 0 per gli albionici. A Torino sarà tutt'altra cosa...

 

22.2.2009

 E' MORTO CANDIDO CANNAVO'

.E' morto a Milano Candido Cannavò, Direttore della Gazzetta dello Sport dal 1983 al 2002, icona del giornalismo sportivo italiano ed internazionale. Da sportivi lo ricorderemo per il suo fare giornalismo e per la pregnanza letteraria dei suoi interventi. Non possiamo, però dimenticare la sua posizione, assolutamente partigiana, assunta nella vicenda di calciopoli, vicenda nella quale il grande Candido sviò le tifoserie dimenticando, in modo imperdonabile, gli aspetti che avrebbero trascinato nei tribunali sportivi anche l'Inter e, che, contribuirono, in ogni caso, all'aggressione mediatica della Juve. Addio Candido, peccato che tu abbia lasciato l'amaro in bocca a 14 milioni di Italiani Juventini e l'idea (ahimè...) di un servizio macchiato dall'appartenenza sportiva (e speriamo solo sportiva) all'Onesti Team la cui fama rimonta ad un certo Angelo Moratti (ah Bulgarelli quante ne avrebbe raccontate...) fino all'attuale figlioletto... Una tradizione alla quale Candidò aderì senza troppo pudore professionale...

 

22.2.2009

 PALERMO - JUVENTUS  0-2

 Duello rusticano a Palermo

.Ieri sera al Barbera è andata in scena una partita che definirei “verista” da duello rusticano, duello al quale la Juve ha partecipato da attrice principale, in uno con un Palermo che, alla “Compare Turiddu” lancia la sfida  all'arma bianca, coraggiosamente e repentinamente per restare, però, trafitto da due stilettate da scena madre... Come definire altrimenti il grandissimo gol di Momo Sissoko che, in verticale, velocemente incalza e tocca al cuore la difesa rosanero per un gol di straordinaria bellezza atletica e tecnica, quale quello che ha trasformato in dramma tecnico la voglia smisurata del Palermo di aver ragione della Juve? E come definire il gol che David Trezeguet ha segnato a mo' di colpo di grazia inferto ad un Palermo ormai boccheggiante? Il dramma palermitano si consuma su una scena ove anche l'ex del cuore dei tifosi palermitani, Amauri, porge al killer David l'arma della disfatta sicula...

Grandi Buffon (di nuovo saracinesca), Momo Sissoko, ottimi Tiago, Chiellini e buon Camoranesi.  Tutti gli altri pienamente sufficienti tranne Grygera estremamente impreciso nell'impostazione del gioco e nei rarissimi cross.

La Juve, con una prova corale di grande forza, ha così risposto al nuovo successo (si fa per dire...) dell'Onesti team, rilanciati da un nuovo colpo di mano del ridondante loro centravanti, definito attraverso un gol su liscio generale che ha ingannato un portiere felsineo certo non all'altezza della situazione. Rideva il Presidente dell'Onesti Team. Ridi, ridi pagliaccio (ancora reminiscenze veriste...) ma il tuo sorriso tradisce tutto il peso dell'inganno di un periodo di aiuti ed aiutini che finirà presto. Scudetto o non scudetto....

 

16.2.2009

 JUVENTUS - SAMPDORIA 1 -1

 Inter una “mano” sullo scudetto

La Juve lascia sui pali delle porte di casa, molti dei sogni di scudetto di quest'anno. Anche se le vicende di questa domenica lasciano capire che tra Juve ed Onestiteam, oltre che differenze ancora esistenti nella caratura tecnica delle squadre, esistono altre differenze sul piano dell'imponderabile, ostinatamente favorevole ai Perdazzurri Onestoni, e, diciamola tutta, nella disponibilità di qualche fischietto d'oro a non farsi udire quando di mezzo ci sono i predetti Onestoni... Ieri la juve aveva condotto una gara, invero, molto gagliarda con occasioni a ripetizione con buone prove dei singoli giocatori e con grande dedizione del collettivo sulla strada della rincorsa al primo posto. Ma non è bastato...Quattro “legni” (clamoroso quello di Ale su punizione...) hanno detto no alla meritatissima vittoria bianconera. Altre occasioni si sono perse per le parate di un buon Castellazzi. E, alla fine, è stato pareggio. Alle rete di Pazzini, sfuggito alla trappola del fuorigioco, ha fatto seguito una grande rete di Amauri, servito da un gran cross di un buon Giovinco. Strano arbitraggio ove i falli fischiati contro chi ha attaccato hanno superato di tantissimo quelli fischiati alla squadra in difesa... Boh... Stranissimo arbitraggio serale con Rosetti superstar che non “vede” il mani dell'Onesto che ha segnato il primo gol e non vede almeno due rigori a favore degli avversari degli Onesti. E poi si dice Moggi... 

 

13.2.2009

 Festeggiato al Club il 19° anno di vita

.Secondo previsione, il Club, al termine della gara vinta al 91' dalla Juve sul campo del Catania, ha festeggiato con la nutritissima partecipazione di Soci vecchi e nuovi, il proprio 19° genetliaco. E' stata buona l'occasione per consegnare agli intervenuti la tessera per la stagione 2008/2009 di aderente al Club DOC, direttamente consegnata dalla Juventus al Presidente per la distribuzione ai circa 170 soci. In più la Juve ha regalato a ciascun Socio una maglietta recante sul petto lo stemma sociale.La cerimonia, semplice e snella, ha avuto momenti toccanti per le considerazioni che il Presidente ha voluto esprimere sulla giornata, anche avvalendosi dello scritto che, in proposito, un socio ha inviato sul sito, uno scritto denso di ricordi e di flash particolarmente significativi inerenti aspetti e persone che hanno frequentato e collaborato fattivamente con il Club. Evidente l'emozione, la quale, però si è tramutata in viva allegria nel momento del taglio delle varie torte artistiche approntate alla bisogna da impareggiabili sostenitrici e dal pasteggio a champagne finale.

Auguri quindi per tutti e prepariamo la festa per il ventennio dell'anno prossimo... Il Direttivo già affila le armi organizzative... Chi vivrà vedrà!

 

 

13.2.2009

 CATANIA - JUVENTUS 1 - 2

 Ranieri in paradiso

.Diciamo la verità: quando ieri al 38' del secondo tempo, Mister Ranieri ha fatto uscire un Tiago da 7 in pagella con Poulsen, molti, memori dell'infinita polemica sul suo acquisto, hanno pensato che Ranieri stesse per combinarne un'altra delle sue. Del Piero era stato fatto scaldare inutilmente ed il Mister gli stava preferendo il danese. Apriti cielo!!! Tutti pronti all'estremo attacco al Mister, alla sua mania difensivista (ma col Cagliari non avevamo perso per troppa prosopopea offensivista?), si sarebbe a mala pena raccattato un pari ma per quale scopo?

Il Mister che fino a quel punto aveva potuto,con soddisfazione,  annotare i grandi progressi che l'algido Tiago aveva compiuto, fino ad illuminare con i suoi lanci un gioco juventino reso asfittico dall'espulsione di Cenzino Iaquinta e da certe congenite tendenze al macchinoso tran tran del centrocampo, il Mister, appunto decide per una mossa “controcorrente”: fuori Tiago e dentro Poulsen.

Il gioco, improvvisamente, ripropone una Juve micidiale in fase di palla inattiva, corner del biondo angelo ceko, tocco di Amauri, clamoroso liscio di Terlizzi e stoccata vincente dell'altro biondo (un po' meno angelo...), quello “sbagliato”, Poulsen, per un pomeriggio eletto “mister partita”, per dirla con Oreggia di Tuttosport.

Nella Juve grande Amauri, grande Buffon, buon Camoranesi al rientro dopo un prolungato periodo d'assenza per infortunio ed ottimo Tiago (finalmente...), nel Catania grande buona volontà ma la qualità, tranne un po' Mascara, dov'è?

I giochi al vertice sono ufficialmente riaperti, il secondo posto riagguantato, dopo l'ondivago comportamento del Milan (pari casalingo con la Reggina) ed in attesa di domenica prossima.

Alla Juve spetta affrontare in casa la spigolosa Sampdoria, ma all'Inter il compito di evitare il pericolosissimo Milan, particolarmente eccitato dalla grande possibilità di accorciare dai cugini e di vendicare la disastrosa gara del girone d'andata. 

“Entrino Signori, venghino a vedere il nuovo episodio della storia calcistica infinita, entrino, avanti c'è posto...”

 

6.2.2009

 JUVE NAPOLI  4 – 3 d.c.r. (coppa Italia)

 Juve, semifinale di rigore

La gara fra Juve e Napoli di ieri sera è sembrata come certe “batterie” pirotecniche con un inizio appena udibile fatto di crepitii e di scoppiettii e con dei finali deflagranti assordanti, di assoluto pathos. Ai crepitii della Juve e del suo ruminare gioco esteso a tutto il primo tempo, ha corrisposto una ripresa in lento crescendo con qualche sprazzo di bel gioco della Juve. Troppo poco per incidere. Il Napoli, appiattito su uno stolido modulo 3-5-2 passa al 4-3-1-2, e più voglia di osare, con Hamsik dietro le punte. Con un Lavezzi che la smette di fare il clown acrobata alla ricerca furba della giocata che inganni l'arbitro e che  inizia a giocare seriamente,  il Napoli confeziona alla fine del secondo tempo grandi occasioni con Gargano lanciato a rete e bloccato in extremis da Melberg, con Hamsik che offre a Zalayeta Panteron un comodo pallone da spedire in gol, clamorosamente fallito da quest'ultimo, con Bogliacino che divora letteralmente un gol quasi fatto. Finisce 0 a 0 ai tempi regolamentari.

Ed eccoci nei tempi supplementari. Altri crepitii (con gol regolare al 95', di Trezeguet , subentrato a Iaquinta, annulato da un ineffabile Ayroldi) e poi il gran finale della Juve.Solo sfiorato il vantaggio con Trezeguet  per un superlativo Navarro. Annullato un secondo gol a Del Piero per un discutibilissimo mani del capitano bianconero prima della conclusione. E, verso la fine due occasionissime con Nedved, con respinta di Navarro, ma soprattutto con Del Piero che raccoglie la respinta corta del portiere ed a porta vuota si vede negato il gol da una stoppata disperata di Cannavaro.

Si va ai rigori: Per la Juve sbagliano Nedved e Momo Sissoko ma per il Napoli sbagliano in tre Lavezzi, Gargano e, fatalmente, Contini. Per la Juve avevano realizzato: Del Piero, Trezeguet, Marchionni, Legrottaglie. Risultato Finale 4 a 3 e Napoli fuori dalla Coppa. Semifinale fra Lazio e Juve.

Tutto è bene quel che finisce bene...

Nella Juve buone prove di Legrottaglie, Manninger e Sissoko, rivedibili tutti gli altri... 

 

1.2.2009

 Udinese Juve 2 a 1 e Juve Cagliari 2 a 3

 La Juve stecca il “paso doble”

Come Carolina Kostner, la Juve leggiadra e piroettante, sul più bello, ha steccato il paso doble delle partite con Udinese e Cagliari. Ieri sera, quando Biondini del Cagliari ha trafitto per la prima volta Buffon, un amico al telefono ha capito che aveva segnato Nedved (il biondino)... Avrebbe segnato dopo con Momo, ma non sarebbe servito ad evitare una dura sconfitta casalinga contro un Cagliari strabiliante.

E' la seconda in pochi giorni, dopo la partita persa in terra “furlana”contro altri bianconeri (2 ad 1, gol di Quagliarella, Di Natale ed inutile rigore dell'ex Iaquinta), la tripletta dei sardi che con il su citato Biondini, con un imprendibile Jeda e con Matri, ha realizzato il miracolo di vincere in casa Juve, dopo ben 41 anni.

Ad Udine Madama perse perchè, si fa per dire, neanche scese neanche in campo, preferendo restare al calduccio di uno spogliatoio reso accogliente da qualche buon grappino da vitigno friulano doc, all'Olimpico, invece, a tratti si è vista una Madama vestita da sera, scivolare durante il giro di ballo al quale il Cagliari l'ha invitata. Troppo veloce il ritmo e troppo rischiosi alcuni passaggi. E' finita con un rovinoso “casquet”.

Che dire, il calcio è veramente imprevedibile, dopo il meticoloso, ossessivo girone d'andata fatto di tanti risultati quanti ne bastavano per avvicinare ad un'incollatura gli Onesti Intetristi, ecco, inopinato, incredibile il doppio scivolone.

Ora che si fa? Ma si riparte, ovviamente... E come? Quale migliore occasione della partita di mercoledì sera contro il Napoli valida per l'accesso alla semifinale della Coppa Italia?

Una Coppa Italia che sarà pure una competizione di secondo profilo nella stagione del campionato d'alta classifica e della Champions da giocare con il Chelsea, ma che al momento diviene obiettivo da non fallire, visti i tempi che corrono...

 

12.1.2009

 JUVENTUS - FIORENTINA 1-0

Passato, presente e futuro, è sempre grande Juve

C'era tanta storia nel gol della Juve di ieri sera all'Olimpico. Quella dell'ultimo periodo, ancora presente e quella futura. Quando il Grande Capitano Alex ha sciorinato un assist beffardo filtrato fra quattro avversari viola uccellati e sbigottiti, è sembrato che all'ppuntamento non ci potesse essere che lui il campione del futuro, la tradizione che si rinnova, la reincarnazione di uno straordinario Campione del Passato... La reincarnazione di Marco Tardelli, Claudio Marchisio. Sì, lui proprio lui... Non c'era Sissoko scientificamente ammonito contro la Lazio insieme a Molinaro, anch'egli squalificato, ed ecco lui, la Juve che, senza polemiche reagisce sul campo, concede a Claudio la licenza della vendetta. Ed eccolo il nostro, abbracciato, folle di gioia a ricordare a tutti noi (se ce ne fosse bisogno...) che la Juve è sempre la Juve e si fa rispettare. Grande partita quella di ieri sera, partita vissuta sul filo delle emozioni, grande Juve anche se rimaneggiata grande Fiorentina sul campo. Perde ma con onore, è l'avversaria di sempre... Poi l'arbitro ne combina qualcuna delle solite, rigore non rigore per fallo di Malberg su Jovetic (che bel giocatore...), fuorigioco dubbio sul gol di Gilardino, annulato sa Saccani a negare il pareggio ai viola. Poi atnta Juve, tantissimi gol falliti di poco, gran calcio, grande Marchionni, grandissimo Buffon che, appena al rientro, nega il pareggio ai viola con almeno una parata prodigiosa.

Finisce con il riaggancio (almeno provvisorio...) degli Onesti Intetristi al comando della classifica...

La Fiorentina, fiera e battagliera sul campo, si rifugia, attraverso il Presidente, a tempo scaduto, in una polemica di retroguardia sulla classe aribitrale, polemica che certo farebbe bene ad evitare proprio contro la Juve che, finora, come sempre, sul campo e fuori ha dettato i diritti della classe, della sua stessa storia, fatta di vittorie, di gloria sportiva e morale.

Mercoledì altra sfida da prendere con le molle. Contro l'Udinese, buona squadra, che però ha reso meno di ciò che vale. Speriamo che non si ricordi proprio contro di noi di avere in squadra campioni del tipo di Di Natale e Quagliarella.

Niente paura però, la Juve non molla e tira avanti...


  

 

 

 

19.1.2009

 LAZIO - JUVENTUS 1-1

 La Juve recupera in boa

  La corazzata bianconera al termine del lato di bolina della regata dello scudetto, spiega le vele ammainando il genua ed innalzando lo spinnaker di una rimonta ormai quasi conclusa ai danni della corazzata nerazzurra che ha clamorosamente sbagliato la virata.Ed ora avanti col vento in poppa per il lato conclusivo…Sembra proprio una gara di Coppa America questa sfida a due fra Juve ed Inter, guai per chi molla… E la Juve non ha mollato, anzi ha ulteriormente accorciato su un’Inter in preda ai problemi.

A Roma si è vista una Juve matura, sorniona capace di far risultato anche in condizioni difficili. Mancavano Buffon, Grygera e Chiellini (ma anche Zebina, Salihamidzic e Knezevic) e ciò nonostante la Juve ha fatto risultato contro una Lazio che non ha regalato nulla ed alla quale invece, la Juve ha regalato un vantaggio per la rete che Ledesma ha siglato per una sciagurata uscita di Manninger. Poiché, invero il tiro da fermo (per dubbia punizione) non sembrava avere alcuna possibilità di impensierire la difesa bianconera.La quale è stata la vera protagonista della gara. Mellberg che, con il primo gol in Italia, ha pareggiato le sorti dell’incontro sbilanciate al 24’ del primo tempo dal gol di Ledesma. Era il 30’ quando su angolo, Olof Melberg ha inzuccato infilando in diagonale sotto la traversa un gran gol imprendibile anche per il buon Carrizo. Legrottaglie, migliore in campo in assoluto, ha sfiorato il gol colpendo il palo alla sinistra dello stesso Carrizo a pochi minuti dalla fine

. Lorenzo Ariaudo (detto Lulù) all’esordio in A ha letteralmente annichilito i sogni di gloria di un Rocchi abbastanza spento, chiudendo spesso anche su Pandev (anch’egli in ombra) e dimostrando una maturità maggiore della giovane età. Buon lavoro di Molinaro. In attacco qualche difficoltà soprattutto per la giornata non felice del grande Alex. Sufficienti le prove di Nedved ed Amauri. Così così Marchionni. Un discorso a parte merita l’arbitraggio. In tempi di calciopoli si sarebbe detto che il Sig. Morganti aveva arbitrato con scientifica prevenzione contro la Juve. Ed infatti ha fischiato a senso unico, negato un probabilissimo rigore alla Juve (Amauri affondato in area), ha negato qualche punizione da buona posizione (per la Juve sono quasi rigori con Alex…), ha continuato lo show ammonendo a proposito ed sproposito Del Piero, Molinaro e Sissoko i quali ultimi due, già diffidati, dovranno saltare la gara con la Fiorentina. Ma questa è solo un’impressione, vero Presidente Moratti?

 

16.1.2009

 JUVENTUS - CATANIA 3-0 (COPPA ITALIA)

 E la Juve va...

.Un vero show calcistico la gara con la quale la Juve ha eliminato il malcapitato Catania dalla Coppa Italia. A dire il vero, dopo la scialba prova di domenica scorsa si temeva una juve ancora non in salute.Macchè… In modo perentorio ed assistita da un gioco di alto livello spettacolare, i bianconeri hanno sistemato la questione con tre bei gol a firma del ritrovato Marchionni,  di  un grande Giovinco e di un divino Del Piero.

Mai in discussione il risultato, la Juve avrebbe potuto vincere di goleada ma un palo, una traversa e numerose parate del portiere etneo, hanno evitato al Catania una debacle di larghissime proporzioni.

Tutto bene, anche le prove dei rientranti Buffon e Zanetti e convincenti prove del centrale Ariaudo e dell’esterno Esposito, anch’essi gravitanti ai margini della prima squadra.Grande Juve, ma ora il gioco si fa duro…. A Roma, domenica sera c’è Lazio Juventus…

 

12.1.2009

 JUVENTUS - SIENA 1-0

La Juve si fa sotto, ora viene il bello...

.Le vacanze natalizie, le sue leccornie ed i suoi brindisi, hanno prodotto un effetto troppo rilassante. Almeno sui giocatori della Juve, più che su quelli del Siena, avversaria di turno all'Olimpico. L'incontro della ripresa del campionato, disputato in casa con il Siena è, si, finito bene, però che tensione...La juve, nel primo tempo, scesa in campo con una formazione ancora rimaneggiata per le note assenze ed in più con quella di Chiellini, ha stentato non poco ad ingranare. Non si sono toccati i vertici negativi della crisi di inizio campionato, però la squadra è apparsa legata, involuta, meno cattiva del solito. C'è voluto il solito enorme pezzo di bravura di Alex Del Piero per sbloccare lo stallo del risultato e lanciare la Juve verso l'agognata vittoria. La gara che non ha avuto grande storia, ha consumato il proprio tempo fra fraseggi a centro campo e poche occasioni degne di questo nome, anche perchè con Brandao e Portanova in mezzo, la difesa toscana sbaglia pochissimo.

La squadra di Giampaolo è invece assai carente in attacco, ove eccettuato un valido Frick, ha problemi in Calaiò ed il resto degli attaccanti. Nella Juve grande prova di Amauri che ha fatto reparto da solo (o quasi...) incoraggiante ritorno di Cristiano Zanetti, ottimo Manninger e poco altro...Dopo un sabato sera che ha regalato il mezzo passo falso dei rivali rubascudetti (sapete di chi parliamo...), la Juve ha, in ogni modo, profittato per accorciare le distanze in classifica da meno sei a meno quattro.

E se il buon anno si vede dal primo turno...

Domenica prossima però, la Juve va a Roma contro la Lazio, una gara difficile quanto si vuole ma  una gara  da vincere...

 

7.1.2009

 

Festa dell'epifania 2009

Dopo l'assalto vandalico descritto il giorno 4 gennaio, i dirigenti del Club, dopo le denunce (circostanziate...) del caso, alacremente si sono impegnati per recuperare il decoro del Club e per consentire che, secondo programma, il giorno 5 sera si potesse tenere normalmente la programmata tombolata della Befana, protrattasi dalle 21 alle due del mattino presso la recuperata sede del Club.

Per la circostanza i numerosi intervenuti, in un clima di cordialità ed amicizia, hanno dato vita ad una spassosissima gara da di Karaoke, nella quale si è distinta l'inaspettata verve canora del presidente D'Agostino, seguito a ruota da altri provetti cantori. Meno clamorosa l'esibizione del trio Rufino, Girardi, Parisi, contraddistintosi, più che altro per la buona volontà nonostante i risultati invero esigui. I tre si sono, invece, proposti per un corposo coro da stadio con tutti i presenti che, però, garbatamente hanno dato segno di non gradire.

Si sono consumati dolci natalizi e champagne prima dell'agognata tombolata che ha visto l'affermazione dei soliti fortunati. A tarda ora, il commiato, gli auguri ed i saluti.

Tutto bene, come volevasi dimostrare... D'altro canto, l'incontro organizzato in uno con gli amici del “Gladiator” Calcio a 5, non è altro che il prosieguo di una tradizione, ormai consolidata del clima di amicizia fra i due sodalizi, clima che trova la sintesi nella presenza in essi di persone come Michele Viglione e signora, Mimmo Rufino ed altri seriamente intenzionati ad arricchire la catena delle iniziative comuni attraverso l'organizzazione di tornei, serate ed incontri, delle quali prossimamente sarà fornito il calendario. A cominciare dal prossimo Carnevale...

Buon divertimento a tutti... Ed ancora: BUON ANNO

 

 

 

4.1.2009

 ATTI VANDALICI AL CLUB
Anno nuovo vecchi problemi

L'anno auspicato come quello della ripresa economica, del riscatto da certi malaffari della politica, l'anno della probabile palme dell'Oscar al film Gomorra, è partito, nel piccolo (ma sintomatico) ambito sociale sammaritano nel peggiore dei modi possibili.

Nel frattempo il Club Juve Scirea augurava a tutti, juventini e non, buone feste con auspici di rinnovata necessità di aggregare la gente, ecco che, i soliti ignoti (o forse noti...) insudiciano di se i muri dell'ingresso e la porta d'accesso al Club.

Ciò che è scritto va nel senso della precisa e puntuale riprova dell'imbecillità degli autori che, nel noto stile gomorriano (sgrammaticato e scurrile), esaltano la potenza (anzi l'impotenza) della propria vigliaccheria.

Ci risiamo, la Sede è stata più volte oggetto di atti vandalici, talvolta subiti anche personalmente da aderenti al Club. Stavolta, profittando (da vigliacchi, appunto...) del periodo festivo, il raid ha aggiunto danni ad altri danni già prodotti per rottura della vetrata, per scardinamento del portabandiera e della bandiera del Club, per sparo di razzo di segnalazione dalla strada all'interno del Club, per telefonate minacciose ed altre attenzioni di questo genere.

Finora il Club ha sempre risposto con senso di responsabilità alle provocazioni che sono portate avanti da uno sparutissimo gruppetto di imbecilli, sedicenti tifosi partenopei ai quali, però sembra  giunto il momento di dare una risposta, se non per cambiarne la dubbia moralità, almeno per emarginarne le motivazioni e le azioni.

E' per questo che il nuovo Presidente, raccogliendo ed affiancando una iniziatva già intrapresa dal  Presidente uscente, insieme a quest'ultimo si fanno promotori di un'azione di sensibilizzazione degli altri sodalizi fratelli della Città di Santa Maria Capua Vetere ed, eventualmente di altri sodalizi extracittadini, per rappresentare tutti uniti il primato delle finalità dello sport e della passione sportiva rispetto a quelli che gli esiti di un malcostume e di una sottocultura imperante, per cui gli antieroi di Gomorra trovano similitudine con questi nanerottoli sudici provenienti  dalla peggiore tradizione che si onorano di un'appartenenza a fedi di cui ignorano completamente le vocazioni e le finalità.

Forse, tutti insieme, si potrà riuscire a fare qualcosa, ad allontanare l'amaro calice della violenza dal culto per lo sport.

Tutti insieme, Forze dell'Ordine, alle quali non mancano elementi per raggiungere la meta fisica dei responsabili.

 

 

22.12.2008

  ATALANTA JUVENTUS 1-3

Dopo un sabato sera che ha anticipato all’Inter una non meritata (e fosca…) vittoria sul malcapitato (suo malgrado) Siena, la Juventus, per nulla impressionata dalla vicenda che, nelle mire dell’Inter doveva significare ulteriore distacco dalle inseguitrice bianconera, ha letteralmente annichilito l’indomita pattuglia nerazzurra (forse è nemesi…) con un perentorio 3 ad 1. La solita partenza di studio della Juve ed, a seguire, dopo un gol annullato a Chiellini per giusto fuorigioco, una sorta di crescendo rossiniano con ouverture di Alessandro Del Piero che ha finalizzato al meglio uno scatto e cross

dal fondo di un positivissimo Marchionni e gran finale di Nicola Legrottaglie, che, su calcio d’angolo, di testa ha spedito un missile sotto la traversa di un incolpevole Coppola

Primo tempo 2 a 0! Finita? Macchè, inizia il secondo tempo e l’Atalanta non ci sta, attacca, sale stringe i tempi e, orchestrata bene dai De Ascentiis, (subentrato a Talamonti) Doni lancia verso la rete i suoi arieti Floccari ed il mai tramontato Bobo Vieri, che, al 3’ riapre i giochi. Cross dal calcio d’angolo, malaccortamente trascurato in area dai difensori, insacca con una testata da caprone a mezz’altezza, sulla destra di un pietrificato Manninger.

Il risultato resta in bilico, l’Atalanta ci crede ma non ha fatto i conti con i fuoriclasse della Juve.

La partita si avvia a vive re i sussulti finali quando, su punizione dalla tre quarti in area atalantina, il pallone spiove teso in area. E chi se non lui, si eleva in cielo per battere per la terza volta Coppola. Certo è proprio lui, il Mocio Amauri, altra prodezza, undicesimo gol. E buona sera a tutti. Atalantini ed interisti speranzosi di un risultato a loro vantaggio. Giustizia è fatta.

Ora i tifosi bianconeri possono felicemente festeggiare il Natale e sognare, per il 2009, di agganciare e superare una presuntuosa, fortunata ed aiutata Inter.

 

15.12.2008

  DA SANTA MARIA A TORINO: ALL’INFERNO ROSSONERO E RITORNO VITTORIOSO

Sabato 13 dicembre, ore 20,30, il club Juve è pronto per una nuova, avvincente avventura. Sbarcare all’Olimpico di Torino, aggiungere la propria passione a quella dei tantissimi Club fratelli ed aiutare a sospingere la Signora in bianconero oltre l’ostacolo…

Questa volta c’è da sostenere il confronto addirittura con il diavolo Rossonero.

Detto e fatto, 4 a 2 e tutti a casa con un Augurio festoso e fervido di Buone Vacanze Natalizie.

Ma tutta la trasferta, corposamente partecipata da nuovi e vecchi Soci, è stata un’occasione per stare insieme. Il viaggio durato tutta notte, è stato piacevolmente vissuto fra lazzi e frizzi fra amici, riposando beatamente in un comodissimo e caldo pullman fino a Torino piazza Castello.

        

Da li la comitiva lasciata libera di girovagare, si è divisa in gruppi dei quali il più corposo ha visitato lo Juventus store della bella e romantica Via Garibaldi, dove i più hanno fratto incetta di gadgets bianconeri da dedicare ad amici, fidanzate e parenti. Lo stesso gruppo, riunitosi di nuovo ha visitato la Real Chiesa di S. Lorenzo e, a seguire, si è diretto alla Mole Antonelliana per una gustosa visita al monumento ed al Museo del Cinema. Qui ciascuno ha effettuato il proprio personalissimo viaggio fantastico nel fantastico mondo del cinema. Certo una bella emozione…

Nulla se si pensa che lo stesso gruppo, recatosi a pranzo da Vittorio Urbani in Via Saluzzo, ha avuto un’ulteriore grossa sorpresa di incontrare a pranzo l’A.D.  Jean Claude Blanc che,m tra l’italiano, il francese e l’inglese ha comunicato la propria soddisfazione di vedere a Torino amici tifosi del club DOC G. Scirea di Santa Maria Capua Vetere, distante oltre novecento chilometri. Il colloquio, protrattosi sulle vicende della Juve si è concluso con un saluto inviato da Blanc a tutti i tifosi juventini della Campania, cosa che, ovviamente, ha inorgoglito ed impreziosito il viaggio a Torino.

Sotto una pioggia battente ed un freddo pungente (ma chi lo ha sentito…) la comitiva si diretta allo Stadio, commozione per Ale Ferramosca e Ricky Neri, angeli dipartiti due anni fa dal nido bianconero, migliaia di bandierine dorate (come le loro aureole) al cielo e battimani sincopato in loro memoria. Altro momento di commozione vissuto per Stefano Borgonovo e per tutti i sofferenti della sua malattia, tutti uniti per la ricerca per debellare la terribile SLA.

   

Dopo di che, grande vittoria sul Milan e nella comprensibile euforia del momento si è conclusa una giornata davvero fantastica.

Ritornati stamani a Santa Maria, i partecipanti hanno sollecitato nuove iniziative del genere, cosa che, nella mente del Presidente e della parte di Direttivo partecipante è stato come fare gol  a porta vuota. Si  è certi non solo di ripetere numerose volte l’esperienza ma di arricchirla sempre più con occasioni come quelle presentatasi ieri… Grazie a tutti i partecipanti

 

15.12.2008

  LA JUVENTUS  E’ L’ANTI INTER

JUVENTUS - MILAN 4-2

E’ durato lo spazio di una manciata di minuti l’illusione rossonera di fare risultato a Torino, sul campo della Juve. Alla Juve mancano i vari Legrottaglie, Trezeguet, Buffon, Camoranesi, Zebina. Al Milan è venuto meno Kakà, oltre che Gattuso e Flamini ma le squadre sono intenzionate a darsi battaglia comunque.E battaglia è. Apre Del Piero su rigore per fallo di Jankuloski sullo stesso Alex. Al 16’ 1 a 0 per la Juve. Reagisce il Milan, Ambrosini divora un gol da due metri, Manninger fa il miracolo su punizione del maestro Pirlo, ma non sbaglia Pato su cross da sinistra di Ronaldinho. 1 a 1.

Ma la Juve sembra essere stata punta dalla tarantola la Juventus reagisce in modo veemente e perentorio e prima che scad il primo tempo è 3 ad 1. Prima Chiellini su incornata imprendibile su calcio d’angolo e poi un grande Amauri non perdona Abbiati con un gol fotopia di quello di Lecce: cross di un imprendibile De Ceglie (subentrato a Furia Ceca infortunato…) e colpo di testa dall’alto verso il basso del fenomeno ormai quasi definitivamente italiano (arriva il suo passaporto…). Abbiati è battuto per la terza volta.

Nella ripresa Ancelotti le prova tutte: dentro Shevchenko per Emerson (apparso ormai sul viale del tramonto, fischiatissimo dal popolo bianconero…) e, più avanti un inutile Inzaghi per un Pato molto evanescente ed il giovane Antonini per Ambrosini. E’ proprio quest’ultimo che, dopo un veemente inizio Bianoconero che aveva siglato (fortunosamente) il 2 a 3 per il Milan. Ma, dopo una meritata espulsione del “traditore” Zambrotta per doppio giallo, al 22’ la juve ristabilisce le sorti con un altro gol capolavoro di Amauri: duetto con Sissoko al limite,  smarcamento e tiro di Amauri sulla destra di Abbiati. 4 a 2. Segue un palo di Del Piero e, dopo qualche altra bella azione della Juve, tutti in delirio per il meriutato trionfo bianconero, marcato da una grande prova dei giovani Marchisio e De Ceglie

Attenti tutti, la Juve è tornata, sono dolori (non per i tifosi bianconeri, ovviamente…)

 

09.12.2008

   INAUGURATO IL SITO INTERNET DEL CLUB 

Ieri pomeriggio al Club Juve la gioia per la vittoria della Juve sul Lecce, ha avuto un prosieguo corposo per l'annunciata presentazione del sito del Club che, in questo modo, entra a far parte del firmamento di Internet.

Tutti quelli che lo vorranno,  potranno accedere all'area comune nella quale, in modo sobrio, agevole e interfacciabile con tutti gli “internauti”, la Juve perverrà a tutti attraverso la preziosa mediazione del Club.

Pure sobria è risultata la cerimonia nella quale, un espertissimo e gentilissimo Fabio Zenari ha spiegato agli intervenuti i meccanismi (semplicissimi, peraltro) che permetteranno a Soci e non  una circostanziata visita al sito. Degne di nota le Gallery (ancora non pronta) ed il prodotto in output che l'Ufficio stampa produrrà sulle vicende della Juve e su tutte le attività del Club. Applauditissimo il Presidente D'Agostino che nel suo intervento ha fatto pervenire a tutti il forte senso di rilancio del Club che vive il suo diciannovesimo anno di attività. Nella stessa linea il breve intervento dell'ex Presidente Lucio Girardi.

Al termine gli intervenuti hanno alzato al cielo, insieme al direttivo, il calice di un ottimo spumante a suggello di una giornata che il Club Juve e gli intervenuti ricorderanno sempre con piacere.

Di seguito alcune foto della cerimonia svoltasi nella sede del Club:

 

 

09.12.2008

  LA JUVENTUS ORA ASPETTA A PIE' FERMO IL MILAN 

La juve ha sbancato lo Stadio di Via del Mare di Lecce. Stavolta, la squadra, priva dei molti suoi campioni (Alex in testa...) ha comunque sfoggiato tutta la sua capacità di produrre comunque reti (più che gioco...) attraverso i suoi numerosi gioielli di casa. Stavolta è toccato al piccolo (di statura fisica) ma già grande (per classe e dedizione alla causa) Seba Giovinco. Il giovanotto ha fatto vedere a tutta l'Italia (e forse oltre...) di cosa è capace. Quando riparte la squadra egli è un vero fulmine di guerra e nell'ultimo quarto di campo è, addirittura irresistibile. Bravissimo anche nel finalizzare, ha messo a segno una rete su palla inattiva (una punizione) dal vertice sinistro dell'area di rigore del Lecce. La battuta tesa, potente e precisa, ha spedito il pallone giusto nel sette destro della porta salentina. Inutile il tentativo del portiere di fare qualcosa.  Tutti hanno notato la somiglianza del gol con i tantissimi da quella posizione di un certo Alex Del Piero.

Il Lecce ha reagito e qualche inatteso imbarazzo difensivo ha permesso al bravissimo Cacìa di mettere a segno un gran gol per la provvisoria parità.

A questo punto la juve, con la grinta e la determinazione di chi ha subito un'ingiustizia, è ripartita, lancia in resta per la vittoria finale siglata dal grande Mocio Amauri su imbeccata di De Ceglie, appena entrato in sostituzione di uno spento Marchionni.

Una grande vittoria per classe e grinta dimostrata nei 90' dalla juve. Ed ora tutti all'Olimpico, ci aspetta il Milan. Il Club ci sarà...

 

01.12.2008

 TUTTI IN PIEDI 

Sono 250! Duecentocinquanta goal con la maglia bianconera. Una maglia che ormai non hai più, perché le strisce bianconere le hai tatuate sulla pelle, caro, infinito Alex. Sin da quel 19 settembre 1993, quando scendesti in campo contro la Reggiana e per la prima volta la rete si gonfiò del tuo nome.

Da quel momento, per noi juventini niente è stato più lo stesso. Ogni partita l’abbiamo vissuta guardando le tue magie, ammirando le tue parabole, trattenendo il respiro mentre la palla volteggia verso la porta, vedendoti esultare con le braccia alzate, la linguaccia, il pugno levato al cielo, o sdraiato a terra, pronto ad essere sommerso dagli abbracci dei tuoi compagni, in una sorta di amplesso orgiastico. E noi abbiamo sempre goduto con te, forse più di te. Poveri quelli che non tifano! E soprattutto quelli che non tifano Juve. Non sanno cosa significa gioire per una rete che prende la forma della palla, una coppa alzata al cielo, un goal al 95°. E non sanno cosa significa piangere perché perdi 5 a 1 in una Supercoppa; o giocare un anno intero in una serie che non è la tua, dove una “giustizia” infame ti ha condannato a vivere. E tu, capitano, insieme a noi, hai gioito e sofferto, ti sei caricato sulle tue spalle 110 anni di storia e hai continuato a zittire tutti. Quanti, miopi o in malafede, dicevano che ormai eri l’Altafini degli ultimi minuti, che ormai eri da pensione, che bisognava trovare il tuo erede? E invece il bianconero ti veste ancora, per il sedicesimo anno, e chissà per quanti altri ancora. Con i tuoi colpi di tacco e le tue punizioni, il tuo sorriso e la tua gioia. Ed è bello vedere la tua emozione quando mostri al mondo intero la maglia dell’indimenticabile Gaetano o infili al braccio la fascia di capitano del Presidente Boniperti. E’ l’emozione di tutti noi, per un amore che non ha confini e non ha età. Un amore che ci spinge a fare migliaia di chilometri, a dormire ventiquattro ore in pullman, a battere i denti per il freddo e la trepidazione. E tu tutto questo lo sai, perché tifoso lo sei anche tu, e sai che quando il pallone oltrepassa la linea di porta, milioni di cuori battono più forte, una tachicardia collettiva che smuove la Terra. Oggi le tue reti sono 250, aspettiamo il goal n° 300. E saremo ancora qui a raccontare il tuo essere grande, ne siamo certi. Pinturicchio ti definì l’indimenticato Avvocato, ma tu per noi sei Prevert, sei Pablo Neruda, sei Garcia Lorca. Grazie, magnifico Alex, incommensurabile poeta del calcio italiano.