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TAZEBAO.....a
cura dell'ufficio stampa |
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JUVE – LECCE 1 a 1: IL BRUTTO DEL CALCIO
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di Luigi Farina
Si dice che il bello del calcio sia proprio questo:
è uno di quei pochi sport in cui può capitare più
spesso che una squadra inferiore possa fare
risultato con una di molto superiore. Le dimensioni
del campo, il numero di atleti, l’entità dell’evento
gol che crea la differenza, l’incidenza
dell’organizzazione di insieme e delle condizioni
psico fisiche degli atleti fanno si che spesso le
squadre come la Fiorentina quintultima vinca con il
Milan primo in classifica, o come il Chievo o il
Siena abbiano fatto punti contro una Juve
lanciatissima, che ha solitamente annichilito le
grandi.
Forse eravamo anche in debito con la fortuna, o va
considerato che i grandi numeri dicono che non puoi
vincere tutte le partite o non perdere mai. Sta di
fatto che il risultato di mercoledì sera tra la
Juventus ed il Lecce terzultimo e prossimo a
retrocedere in serie B è stato di quelli
imprevedibili; e più ancora è stato clamoroso il
modo in cui i giallorossi hanno segnato: un errore
assurdo di Buffon in disimpegno, che di fatto ha
passato la palla a due leccesi che lo aggredivano in
pressing a pochi metri dalla porta, regalando il
gol. E tanto per non farsi mancare niente, il Lecce
era anche in dieci uomini.
In realtà si tratta di un risultato ampiamente
bugiardo, considerato che mai gli uomini di Cosmi
avevano tirato in porta, e che invece gli uomini di
Conte hanno sciupato troppe occasioni da gol, sia
nel primo che nel secondo tempo.
Di certo il risultato negativo ci porta a fare
qualche critica sulle scelte di Conte e la sua
gestione della gara. A me per esempio non è piaciuta
la scelta di optare per un esterno di sinistra
difensivo (De Ceglie) invece di uno più offensivo
come Estigarribia o l’ottimo Giaccherini visto a
Novara; errore in cui si è perseverato con
l’ingresso di Caceres dopo l’infortunio di De Ceglie.
E’ vero che il Lecce da quella parte schierava
Cuadrado, ma in ogni caso non mi sembrava il caso di
snaturare il gioco di attacco, in un una partita da
vincere, mettendo un centrale o terzino destro, per
giunta sulla fascia sbagliata; le imprecisioni
dell’uruguaiano in fase attacco sono state
tantissime e le sue difficoltà si sono viste quando
tentava di stoppare di destro palle che dovevano
essere stoppate di sinistro, perdendole; ed inoltre
non arriva mai sul fondo.
Anche la gestione dei cambi degli attaccanti è stata
sbagliata. L’ingresso di Del Piero come terza
sostituzione è sembrato più un tributo al capitano
ed un accontentare i tifosi, che qualcosa di utile,
dal momento che Vidal negli ultimi quindici minuti
era stanchissimo e non ha toccato palla. Si doveva
sostituire Vucinic con Matri o Del Piero, lasciare
Quagliarella ed inserire Giaccherini o Padoin a
presidiare il centrocampo.
Ora resta il vantaggio di un punto, che garantisce
lo scudetto in caso di doppia vittoria, ma c’è un
duro scoglio psicologico da superare: quello di non
potere più sbagliare e di avere il fiato sul collo
di un avversario che non ha nulla da perdere e lo
sa, come attestano le dichiarazioni quasi irrisorie
di Allegri nel dopo partita.
Di fatto siamo caduti sul nostro difetto di
stagione: il non riuscire a vincere con le piccole,
il non chiudere le partite, il non segnare in
relazione alle occasioni avute.
Ma tant’è. Questo scudetto lo possiamo perdere solo
noi, e credo che, pur soffrendo ancora, non lo
perderemo.
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NOVARA – JUVE 0 a 4. UNITI DA UN SOGNO
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di Luigi Farina
L’immagine della nettissima vittoria di domenica
pomeriggio a Novara non sono i 4 gol segnati, o gli
altrettanti falliti, le azioni di Elia in attacco o
il dato sconcertante dei 23 gol fatti contro uno
subito in otto partite vinte consecutivamente.
No.
L’immagine di quella partita e del nostro momento,
di noi tifosi che abbiamo ancora il pudore di non
pronunciare la parola scudetto, sta nella nottata di
venerdì 27 aprile, quando era già passata la
mezzanotte, ma centinaia di persone, adulti e
bambini, erano fuori l’albergo che avrebbe ospitato
la Juve; e poiché l’albergo è al centro della città,
tutti i balconi dei palazzi circostanti la piazza
erano affollati di gente che aspettava per tributare
l’applauso a questa Juve, fortissima di suo, ma che
più che di ogni altra cosa, si appresta a mettere
fine ad un periodo triste della sua storia.
Era
Novara la città di Platini e Boniperti, ma sarebbe
stato lo stesso in qualunque parte di Italia. Ed è
la testimonianza di una passione trasversale che
facciamo fatica a contenere.
Mancano tre partite alla fine, ed a noi mancano sei
punti, nella ipotesi che il Milan le vinca tutte,
per avere la matematica certezza dello scudetto. La
prossima è il Lecce, squadra motivata e bisognosa di
punti, in quanto in lotta con il Genoa per la
salvezza; è una squadra che di solito gioca, e
questo la rende pericolosa visto che con il suo
gioco, ed alcuni suoi giocatori tecnicamente dotati,
ha recuperato terreno in maniera insperata. Ma a
parere del sottoscritto, noi abbiamo da temere
qualcosa più dalle squadre che non giocano, che si
chiudono in difesa ad oltranza, come hanno di
recente fatto la Lazio ed il Cesena; piuttosto mi
chiedo se quel volpone antijuventino di Cosmi non
pensi a raccogliere il punticino chiudendosi in
difesa e snaturandosi, sarebbe senza dubbio per noi
peggio. Intanto la novità di questa quart’ultima
giornata di campionato trascorsa, sta nella conferma
in fase realizzativa di Borriello e Vucinic, che
presumibilmente guideranno l’attacco anche mercoledì
sera: contro la difesa schierata può essere
fondamentale avere il centravanti di peso che
impegna la difesa con i cross dalle fasce. Peraltro
è apparso in ottima condizione ed ha fatto benissimo
Giaccherini a sinistra al posto di De Ceglie: più
tecnico ed incisivo il primo, più potente ed
energico il valdostano, a conferma che Conte in ogni
occasione può (ma soprattutto sa farlo) optare per
le soluzioni adatte alla partita. E continua a
vincere. Apprestiamoci a vivere questi ultimi dieci
giorni emozionanti, perché credo che il Milan ce la
metterà tutta fino alla fine, ma noi lo stesso.
Oggi, con questa squadra fantastica ed ammirata
anche dagli avversari, noi juventini temiamo solo la
legge dei grandi numeri (tutti che ci vogliono
battere) o la legge del calcio che significa
sorprese inattese, che noi abbiamo pagato a Perugia
nel 2000 e di cui abbiamo beneficiato il 5 maggio
2002. Certo, essere stati in testa per 30 domeniche
su 35, la dice lunga su chi meriti di vincere questo
scudetto.
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CESENA - JUVE 0 a 1: MALEDETTE PICCOLE!!!
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di Luigi Farina
Mercoledì 25 aprile ad altissima intensità emotiva
per noi tifosi della Juve, che affrontava il Cesena
di Mario Beretta ultimo in classifica, e che
malgrado i 49 punti di differenza in classifica ci
ha tenuti in scacco fino al minuto 80, quando Marco
Borriello, subentrato a Matri, e su assist di testa
ancora una volta di Mirko Vucinic, ha insaccato con
un sinistro al volo il gol della vittoria. E’
esploso lo stadio Dino Manuzzi, pieno come un uovo,
con una presenza impressionante di tifosi della
Juve, emotivamente coinvolti a spingere con la
propria passione la squadra verso il traguardo.
L’altissima intensità emotiva c’è stata perché la
Juve dei 18 gol in sei partite vinte
consecutivamente, non riusciva a segnare, malgrado
il rigore del 7° minuto del primo tempo, che ha
sbagliato Pirlo, e malgrado un assedio che ha
comunque generato occasioni da gol, in parte
neutralizzate da un attento Antonioli, in parte
sbagliate dai nostri giocatori, e spesso rimpallate
da una barriera umana di uomini in bianco.
Sarà stato il caldo, sarà stato il campo sintetico,
saranno state le troppe partite ravvicinate, sarà
stato l’assetto tattico del Cesena (un 5-4-1 con
Rennella che di fatto non è nemmeno una punta di
ruolo) tutto schierato dietro la linea della palla,
in ogni caso la squadra ha sofferto ed è andata un
poco in affanno, con Pirlo e Vidal autori di
notevoli imprecisioni in fase di passaggio, un Matri
spaesato, ed un Vucinic che nel secondo tempo si è
visto pochissimo, salvo poi servire a Borriello il
pallone del gol.
Hanno inciso in maniera determinante le sostituzioni
di Conte, parse oggettivamente un poco tardive visti
gli effetti che poi hanno avuto anche in termini di
ampiezza e produttività del gioco, ma forse
comprensibili per il fatto che giocare sul campo
sintetico è più faticoso e favorisce i crampi. Non a
caso anche le due sostituzioni del Cesena del
secondo tempo, precedenti a quelle di Conte, erano
dovute a stanchezza, e molti erano i calciatori
romagnoli con i crampi. Prima è entrato Giaccherini,
che ha iniziato ad imperversare con maggiore
pericolosità sulla fascia sinistra, dove De Ceglie
aveva operato più in presidio che in arrembaggio;
sia lui, sia Caceres a destra non sono mai arrivati
a crossare dal fondo, contro una difesa schierata e
munita di saltatori, che hanno facilmente ingabbiato
Matri, apparso un poco fuori fase. Poi sono entrati
Del Piero che ha ovviamente elevato il tasso tecnico
e la pericolosità dell’attacco, e Borriello che ha
cambiato la partita segnando il gol della vittoria,
che avvicina di una giornata di campionato il
traguardo: mancano quattro partite e servono tre
vittorie, nel caso il Milan le vincesse tutte.
Intanto però si continua a battere il ferro:
domenica, dopo soli quattro giorni, e sempre sul
sintetico c’è il Novara, altra squadra virtualmente
retrocessa, che niente concederà allo spettacolo, e
che come il Cesena sembra anche in buona condizione
fisica, tanto da avere battuto mercoledì la motivata
ma scalcagnata Lazio di Reja. Consigli a Conte oggi
non ne può dare nessuno, ma considerato che Barzagli,
Bonucci e Chiellini sono inamovibili al pari di
Vidal, Marchisio e Pirlo, e che i centrocampisti
sembrano avere un po’ di acido lattico nelle gambe,
sarebbe bene avere in campo qualche elemento più
fresco: Estigarribia per De Ceglie, Quagliarella per
Vucinic, Licht per Caceres, e forse Borriello al
centro dell’attacco. Imponendo così il nostro ritmo,
potremo mettere un’altra bandierina in avanti, ed
affrontare le prossime sfide, con Lecce e Cagliari,
nella medesima condizione attuale. A quel punto con
l’Atalanta ci sarebbe la passerella.
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JUVE – ROMA 4 a 0: TUTTO IN MEZZ’ORA
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di Luigi Farina
Il tema del pomeriggio tra gli opinionisti
televisivi, dopo il pareggio del Milan, era il
seguente: la Juve ha un match ball (e noi a
fare gli scongiuri), ma la Roma che è stata vicina a
battere la Juve all’andata, ha la possibilità di
fare un grande passo avanti nella corsa al terzo
posto per la Champions vincendo a Torino. E
trattandosi di una squadra che oltre a perdere tante
volte, si era resa protagonista di un buon calcio e
di un progetto innovativo, questa opportunità era,
secondo loro, realistica.
Di più, l’allenatore spagnolo della Roma aveva
dichiarato venerdì che la sua squadra sarebbe stata
la prima a battere la Juve; e per finire, un
giornalista di fede romanista, il noto Carlo Zampa,
aveva dichiarato che la Roma era stata l’unica
squadra ad avere già violato lo Juventus Stadium,
nella finale di Coppa Italia Primavera.
Queste le chiacchiere. Quando è iniziata la partita
sono finite le chiacchiere, ed è successo che la
Juventus, quella del match ball, quella della
imbattibilità dopo 32 partite di campionato e 4 di
Coppa Italia, quella della difesa meno battuta del
torneo e del terzo migliore attacco, quella che ha
dominato gli scontri diretti con le avversarie meno
lontane in classifica, che ha vinto le ultime 6
partite consecutive segnando 14 gol e subendone 1,
ha chiarito che era interessata al discorso del
match ball. Ed ha letteralmente annichilito gli
avversari, di fatto chiudendo la partita al 28’ del
primo tempo, con un 3 a 0 perentorio, che ha fatto
temere agli avversari un umiliante cappotto. La
Roma ha infatti smesso di provare ad infastidire
l’inoperoso Buffon già dall’inizio del secondo
tempo, facendo capire che loro non volevano essere
annichiliti, e che noi potevamo anche riposarci in
vista del match successivo a Cesena, la prima delle
cinque finali che, se vinte, porteranno questa Juve,
tra le migliori della sua storia in termini di
rendimento e gioco, sul gradino più alto del podio,
allo scudetto. Ad esserci precisi di vittorie ne
basterebbero quattro, ma mai come in questa stagione
si può essere ottimisti.
Domenica sera è stata la serata dei centrocampisti
con Vidal autore della doppietta ammazza partita,
due gol di fattura eccelsa in quattro minuti, un
piazzato di sinistro ed un missile di destro, una
standing ovation da parte di uno Stadium in
visibilio; ma avrebbe potuto fare la tripletta,
essendo un rigorista. Ed ancora in gol poi Pirlo e
Marchisio, tutti serviti da un Vucinic sempre
abulico in zona gol ma dispensatore di assist a
iosa; è piaciuto molto De Ceglie, un vero stantuffo
sulla fascia sinistra ed una delle migliori sorprese
di quest’anno, ed ottimo è stato anche Lichtsteiner
a destra, anche lui costantemente a martellare sulla
fascia di sua competenza.
Mercoledì si rigioca a Cesena il recupero della
33esima giornata rinviata per la morte del povero
Piermario Morosini, e lì rivedremo Matri per
Quagliarella squalificato, e forse Pepe e Caceres,
in un 4-3-3 che ha fatto faville in altre occasioni.
Di certo, con una squadra che ha raccolto 48 punti
in meno, i tre punti sono d’obbligo; il cammino
verso lo scudetto non può più subire impreviste e
inesorabilmente dannose limitazioni dalle squadre
piccole.
Sarebbe una tragedia, dopo quanto fatto fino ad ora.
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JUVE – LAZIO 2 a 1: QUASI UNA BEFFA
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di Luigi Farina
Fino a quando Del Piero non ha inventato il colpo
del campione a 10 minuti dal termine della gara,
credo che il 90% dei dodici milioni di tifosi della
Juve abbia pensato che la buona sorte ci aveva
voltato le spalle, per premiare il Milan che
soffrendo tra molte difficoltà, novella Cenerentola,
aveva rosicchiato una vittoria importantissima con
il Chievo. La legge del calcio è chiara a tutti: la
partita dura novanta minuti, è lunghissima, può
essere decisa da episodi, e se non la chiudi, pur
dominandola, rischi di perderla, o di non vincerla.
La summa di questa filosofia è l’assunto “gol
mangiato, gol subito”, che si avvera spesso.
Noi ieri sera di gol ce ne siamo mangiati una
vagonata, soprattutto nel primo tempo, e spesso in
maniera incredibile, mentre la Lazio è stata capace
di non creare una occasione da rete, oltre al gol,
viziato peraltro da qualche errore di piazzamento
dei difensori in area, che hanno consentito a Mauri
di colpire di testa libero da centro area, mirando
peraltro all’incrocio dei pali di Buffon, totalmente
incolpevole per il 18esimo gol subito in 32 partite.
Tra il primo ed il secondo tempo le cose sono un
poco cambiate, peraltro in peggio, dal momento che
la squadra che nel primo tempo aveva mostrato un
gioco spettacolare che onestamente lascia stupefatti
anche quelli di noi che hanno la bocca buona per i
ricordi del recente passato, nel secondo tempo pur
attaccando si è innervosita, lasciando prevalere la
carica agonistica nervosa rispetto al gioco arioso e
ragionato. Tutto mentre la Lazio continuava a non
superare mai la metà campo, rimanendo in 10 dietro
la linea della palla. D’altra parte a Reja andava
bene così. I tifosi del Napoli me lo avevano
anticipato, ricordandomi che la Lazio pareggiò a
Napoli 0 a 0 con in catenaccio mostruoso, salvata da
Marchetti in più occasioni e senza mai rendersi
pericolosi.
E’ viva tra i tifosi ed i commentatori la
discussione sull’attacco della Juve, e sul fatto che
se ci fosse un Trezeguet in campo, avrebbe fatto gol
a grappoli. Io personalmente credo che questa scarsa
lucidità in zona gol, sia conseguenza del gioco
della Juve, che domina anche per la partecipazione
al gioco degli attaccanti. Non è un caso che Conte
faccia giocare sempre Vucinic, che è un attaccante
atipico, e che ieri, quando nel primo tempo la Juve
ha dominato oltre ogni immaginazione, giocasse
Quagliarella, mobile e tecnico, piuttosto che Matri
o Borriello, più ruvidi e statici. E non è un caso
che i alcune delle occasioni da gol siano state
fallite da Pepe, Lichtsteiner e Chiellini, e non
dagli attaccanti. Mi resta il onestamente il dubbio
sul fatto che Conte punti sempre e sistematicamente
su Vucinic, che troppe volte macchia la sua indubbie
qualità tecniche con errori marchiani ed iniziative
sconcertanti. E’ chiaro che il mister spera che il
buon Mirko tiri fuori improvvisamente il coniglio
dal cilindro, ma è altrettanto vero che è facile che
questo lo possa fare anche Quagliarella, anche lui
dotato di buona tecnica, e soprattutto Del Piero,
del quale non bastano gli aggettivi per descriverne
le qualità, ed al quale non difetta il furore
agonistico, che anche ieri si è visto nei venti
minuti disputati.
A Cesena, domenica pomeriggio, bisognerà continuare
a vincere, ed anche stavolta dopo aver saputo il
risultato del Milan, che gioca sabato con il
pericolante Genoa. Dai, Malesani!
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PALERMO – JUVE 0 a 2. IL RIBALTONE DI AMAURI E
LA BICICLETTA DI CONTE
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di Luigi Farina
In
fondo siamo stati in testa dalla prima giornata di
campionato fino al 6 febbraio, ci siamo laureati
campioni di inverno, e solo qualche pareggio di
troppo, favorito da qualche decisione arbitrale
sfavorevole e dall’accavallarsi di partite rimandate
e da recuperare, ha consentito al Milan di superarci
e portarsi a + 4; distanza che sembrava incolmabile,
considerata la facilità con cui i rossoneri
dominavano le partite con le squadre piccole e
medie, quelle con cui la Juve soffriva.
Invece eccoci qua, alla domenica di Pasqua – a
proposito auguri a tutti, dal presidente Agnelli in
giù – nuovamente primi, a sette giornate da quello
che è il sogno che accarezziamo da quando abbiamo
avuto la consapevolezza che la Juve di Conte è
veramente forte. Conta l’imbattibilità oramai da
record, conta la difesa meno battuta d’Europa, conta
l’imbattibilità di Buffon da 530 minuti; ma contano
soprattutto le vittorie, quattro di fila con dodici
gol segnati e zero subiti, che hanno consentito di
sfruttare al massimo gli stop del Milan a Catania e
soprattutto quello in casa con la derelitta
Fiorentina, in crisi fino a ieri. Che bel segnale
quello che arriva dalla sorte, che all’ennesimo
rigore generoso concesso al Milan per andare in
vantaggio, ha offerto in cambio il gol della
sconfitta alla fine, e siglato dal nostro ex, poco
amato, Amauri Carvalho de Oliveira, che sembrava non
sapere più segnare, tanto da finire in panchina pure
nella viola. Grazie al brasiliano dunque, che ha
consentito il ribaltone, ma grazie ai nostri, che
anche a Palermo sono andati a giocare la ennesima
partita dominando dall’inizio alla fine la squadra
di casa. Ancora una volta Antonio Conte ha ritenuto
innestare nell’undici titolare tre novità, dando
così modo a tutti di partecipare emotivamente al
progetto, oltre ad essere sempre pronti e freschi
all’occorrenza: dentro Caceres, Estigarribia e
Quagliarella, che hanno dato a loro modo il
contributo, in una partita che iniziava a rendersi
insidiosa, con il Palermo, indebolito da squalifiche
ed infortuni, che si era arroccato in difesa
affollando oltremodo gli spazi. Tante le occasioni,
alcune clamorose con Quagliarella e Caceres, tanti i
tiri, ma senza mai la certezza di poter fare la
goleada: è forse l’unico limite di questa Juve; poi
da calcio piazzato, come con l’Inter ed il Napoli,
Bonucci ha insaccato di testa, per la felicità dei
numerosi tifosi presenti come sempre da tutta
Italia.E per la gioia dei compagni che poi hanno
preso a ripartire con più facilità, tanto che
Quagliarella ha raddoppiato con un tiro dei suoi, ed
Alex, subentrato a Fabio, ha mancato di poco il
terzo gol. Il tutto mentre Marchisio ha tirato
troppe volte alto e Buffon non ha praticamente
parato.
E
mercoledì arriva allo Juventus Stadium la Lazio di
Reja, squadra ostica, un poco fortunata, che
comunque è la terza in classifica e rappresenta uno
degli ostacoli più pericolosi nel cammino verso il
sogno. E’ una scalata in bicicletta, come ha detto
Conte, ed a questo punto bisogna solo pedalare,
perché il traguardo è alla nostra portata e ce la
possiamo fare.
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JUVE – NAPOLI 3 a 0. E’ QUI LA FESTA
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di Luigi Farina
E’
la nostra partita, Juve – Napoli, il DERBY, quella
che non si può perdere, e che quando la vinci come
la hanno vinta i ragazzi di Conte ieri sera, stai
bene anche se hai le coliche renali. Scrivere di
questa meravigliosa vittoria con il Napoli a 24 ore
di distanza dal mancato gol del 4 a 0 da parte del
Maestro, mi ha tolto molte possibilità di
sbizzarrirmi nel festeggiare con voi juventini della
Campania, sbeffeggiando gli avversari secondo alcuni
dei temi emersi dal match. I napoletani che
parlavano di pesce d’aprile come grimaldello per
scalfire la imbattibilità della Juventus e del suo
stadio; altri che mi dicevano che per loro era
meglio che vincesse il Milan; un amico juventino che
stamattina mi ha suggerito che i tre tenori avevano
la laringite; Quagliarella che appena entrato stava
per fare il gol di Maradona di 30 anni fa; insomma
c’era molto da dire.
Ma
se avessi avuto la forza di staccarmi dalla tv e di
sentire le celebrazioni dell’evento, e dunque
scrivere di getto questo articolo, sarei partito dal
coro de O’ Surdato nnammurato che due volte
lo Juventus Stadium ha intonato, sancendo con ironia
ed orgoglio, l’entità del risultato, che ha
inequivocabilmente detto della forza della Juventus,
e dell’umiliazione dell’avversario, rivelatosi
baldanzoso solo nelle parole dei suoi tifosi, in
primis i giornalisti.
E
invece ho visto già stamattina come la cosa aveva
colpito tanti e riempito il web; e mentre i
commentatori neutrali lo avevano trovato un ironico
sfottò, con cui la tifoseria bianconera aveva voluto
sbeffeggiare simpaticamente gli avversari
sopraffatti, i napoletani hanno iniziato a rosicare
di brutto; segno che anche questo colpo era andato a
segno.
Gli
altri colpi, ieri sera li ha messi a segno Conte,
con le sue scelte di gara, ed in generale con la
prestazione eccezionale che i suoi ragazzi hanno
fornito. Ripetersi sui numeri e sui record di questa
Juve può essere noioso. Meglio notare invece come
dopo la assurda prestazione di Genova, con la
squadra che dopo avere dominato e colpito tre pali,
era tornata a casa con un incredibile 0 a 0 (anche
per errate valutazioni della terna arbitrale), la
Juve abbia inanellato un tris di vittorie con ben
dieci reti segnate, al termine di partite dominate.
E se della derelitta Fiorentina si può immaginare,
meno scontate erano le devastanti vittorie con
l’Inter e soprattutto il Napoli, ambizioso aspirante
al titolo all’inizio della stagione. E’ incredibile
come ieri sera la squadra dei tre tenori in avanti,
secondo miglior attacco del campionato, non abbia
mai tirato in porta, e come Buffon non abbia mai
fatto una parata; è incredibile come la spinta di De
Ceglie e di Lichtsteiner/Caceres sulle fasce sia
stata martellante; ed è altrettanto incredibile come
Vidal sia stato capace di emergere da un trio
sublime di centrocampo con Pirlo e Marchisio,
andando a realizzare un gol da antologia.
Di
certo a questo punto del campionato è un delitto non
provarci fino in fondo. Se è vero che non dobbiamo
illuderci per non rimanerci male, oggi a otto
giornate dalla fine, le percentuali scudetto sono al
massimo 60% al Milan e 40% alla Juve, e solo perché
hanno due punti di vantaggio ed un calendario più
agevole.
E
se la squadra continua così, può vincerle veramente
tutte. A quel punto …
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JUVE – INTER 2 a 0: NEL SEGNO DEI CAMPIONI
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di Luigi Farina
A questa stagione calcistica che ci sta regalando
soddisfazioni e sensazioni di cui avevamo
dimenticato il sapore, non poteva mancare la
ciliegina sulla torta: la vittoria con l’Inter,
contro la squadra che oltre misura ed oltre il
dovuto ha beneficiato della distruzione della
Juventus del 2006. Argomento che il sottoscritto non
ha mai affrontato in questo sito, ma sul quale
potrebbe scrivere capitoli interi.
Una grande vittoria dunque, netta, caratterizzata
dal protagonismo di due grandi campioni, uno dei
quali oramai a pieno titolo nella storia gloriosa
della Juventus: Gigi Buffon ed Alex Del Piero. Il
primo ha mantenuto inviolata la sua porta quando
nella prima parte di gara l’Inter non solo ha
imbrigliato il gioco della Juventus, ma si è resa
protagonista di almeno quattro pericolose
conclusioni a rete; il secondo ha segnato un gol
bellissimo, dopo essere entrato nel secondo tempo
cambiando l’inerzia del match in attacco. Un gol
bellissimo, una azione bellissima, con la freddezza
e la precisione del campione che ha fatto da
contraltare ad un gesto assurdo di Vucinic di pochi
istanti prima, che solo davanti alla porta, senza
avversari avanti ed a ridosso, lanciato da Alex, ha
buttato al vento la possibilità di raddoppiare con
un tiro incomprensibile, fiacco e centrale.
La vittoria con l’Inter, che poteva poi essere più
rotonda, ha in realtà molti padri e molti
protagonisti: Conte in primis che ha cambiato
improvvisamente la partita con una scelta tanto
repentina, quanto geniale. Ha tolto due uomini di
attacco, ma che erano un poco in ombra, come Matri e
Pepe, ed inserito Del Piero ed un difensore come
Bonucci, cambiando modulo e di fatto valorizzando
due uomini tra i più in forma in quel momento, cioè
De Ceglie e Caceres che hanno martellato sulle fasce
come fabbri, creando la superiorità numerica a
centrocampo, che di fatto è stata superiorità
assoluta. La Juve ha divorato due reti fatte e
poteva dilagare, l’Inter non ha più tirato in porta,
di fatto ringraziando l’arbitro e la sorte quando ha
concluso il match.
Detto che un altro atleta sopra le righe è stato
Vidal, ed a seguire Chiellini e Marchisio, va fatta
qualche considerazione sui moduli e sulla capacità
camaleontica dei nostri ragazzi di cambiare in
corsa. Il 4-4-2 con Pirlo in campo non te lo puoi
permettere, ma allo stesso modo non ti puoi
permettere di non farlo giocare, quindi va pensato
solo in assenza di Andrea. Il 4-3-3 è più offensivo,
ma di fatto con Krasic ed Elia fuori dai giochi non
ci sono alternative a Vucinic a sinistra e Pepe a
destra, e soprattutto, se gli avversari marcano a
uomo Pirlo a centrocampo, la squadra ne risente ed è
spesso in inferiorità quando costruisce il gioco
contro squadre arroccate in difesa. Il 3-5-2 di
domenica sera è sembrata la chiave magica, con i tre
centrali difensivi, i tre di centrocampo, i due
treni sulle fasce; resta il problema delle punte,
che devono fare ben altro in termini di
pericolosità, ma che fino ad oggi sono forse la
risposta ovvia ai 14 pareggi che ci impediscono di
essere i potenziali vincitori del titolo di Campioni
d’Italia.
E i commentatori del dopo partita hanno posto un
quesito che pende come una spada sulla testa di
Antonio Conte: non è che se Del Piero avesse avuto
più chances avremmo fatto qualche gol in più?
La mia risposta è: come dar loro torto? Mi sa che
avremo altri gol del capitano in queste ultime
partite. |
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FIORENTINA - JUVE 0 a 5. JUVENTUS – MILAN 2 a 2:
EFFETTO VUCINIC
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di Luigi Farina
Scrivo a caldo, a pochi minuti dalla bellissima
partita di Coppa Italia disputata allo Juventus
Stadium, che h visto protagonista la Juventus di
Antonio Conte, ed ottenere il pass per la finale di
Coppa Italia dopo ben 17 anni.
Devo dire che malgrado i miei 46 anni ed i campioni
che ho visto giocare con la maglia bianconera – e
penso a Platini, a Zidane, a Del Piero, a Vieri, e
tantissimi altri – non mi ricordo a breve un gol
tanto bello quanto quello segnato stasera da Mirko
Vucinic, croce e delizia di questa Juve. Anche
perché se ne era mangiati altri.
Ho conosciuto in montagna a febbraio dei tifosi
della Roma, che mi dicevano che Vucinic è un
giocatore strano, perché sbaglia cose facili, ma poi
fa con facilità cose straordinarie, e devo dire che
al momento non c’è una definizione migliore; e la
cosa ci fa piacere, perché la parte brutta ed
irritante l’abbiamo già vista, ora sembra arrivare
quella delle giocate entusiasmanti. A Firenze ha
praticamente vinto da solo, partendo subito con un
clamoroso palo, tanto per farci soffrire ancora un
poco dopo i due di Genova, poi ha segnato e fatto
segnare tre dei quattro successivi gol. Il resto lo
ha fatto la squadra, apparsa ancora una volta
compatta e dominante nel gruppo ed in alcuni
singoli, come Marchisio e Vidal, favorita ovviamente
dalla superiorità numerica, dato del quale non
dobbiamo dimenticarci. Ma allo stesso modo dobbiamo
rimarcare come la paventata stanchezza di una
squadra che ha tirato la carretta a grandi ritmi per
sette mesi, risultando imbattuta per 29 partite
consecutive, non si è vista a Genova, non si è vista
a Firenze, e non si è vista contro il Milan.
E veniamo all’incontro che ad oggi è tra i più
importanti della stagione, che ha stabilito che in
quattro scontri diretti la Juventus ha colto 8
punti, il Milan solo 2 e fa dunque rabbia essere
secondi in campionato a quattro lunghezze dai
rossoneri, anche se a dieci giornate dalla fine. La
partita finita 2 a 2 dopo i supplementari e 120
minuti a sprazzi bellissimi, poteva e doveva essere
vinta ai punti dalla Juve, che ha sfiancato anche
fisicamente gli avversari, apparsi stremati ed
acciaccati già all’inizio dei supplementari, quando
un assalto furibondo dei ragazzi di Conte ha
prodotto quattro occasioni di gol in cinque minuti,
fino all’eurogol di Vucinic, che anche in seguito
avrebbe potuto chiudere il match con il ko. Una Juve
al solito ben messa, compatta, con un centrocampo di
quantità e qualità, dove Pirlo Marchisio e Vidal
hanno giganteggiato, dove Giaccherini ha fatto la
sua parte mangiandosi due gol, e dove il solo Pepe
ha un poco steccato, regalando letteralmente il gol
del pareggio al Milan ad inizio ripresa. Eccellente
Del Piero, bene tutti, anche i difensori che si sono
fatti sorprendere da un pericoloso Maxi Lopez, che è
oggettivamente bravo ed ha impegnato la nostra
retroguardia più di Ibra. Tra due mesi ci sarà
dunque la finale a Roma, e speriamo che in questo
frangente si riduca il vantaggio tra Milan e Juve,
per arrivare ad uno sprint scudetto, dove questi
ragazzi non hanno niente da perdere e niente di meno
dal Milan, visto quanto avvenuto negli scontri
diretti, e qualche torto arbitrale di troppo. |
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ALESSANDRO DEL PIERO ALE’!!!!
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di Giuseppe Gagliardi
E’ proprio vero,
certe cose risapute da tempo, finché non diventano
effettive, sembrano non sfiorarti, sembrano
scivolarti addosso. Siamo a 3/4 dell’annata
calcistica, e quel fottuto momento sta per arrivare.
Stasera tu, Alessandro Del Piero, giocherai quella
che in Italia, da quando seguo il calcio, è la vera
sfida delle sfide, PER L’ULTIMA VOLTA CON LA MAGLIA
BIANCONERA……Questa cosa mi mette una tristezza
infinita, sarà perché mi rendo conto di quanto il
tempo voli inesorabile (dal ’93 ad oggi ne è passato
di tempo, e pure tutti questi trofei, sembra quasi
di averli vinti poco tempo fa, tutti insieme, in un
sol colpo), sarà perché guardando i numeri della tua
carriera, questi ultimi dicono che sotto i nostri
occhi, tra una magia e l’altra, sei diventato LA
JUVENTUS!!! Sei diventato colui che, in una squadra
tra le più titolate AL MONDO, ha fatto MEGLIO DI
TUTTI!!! Non nell’Atalanta, non nel Cagliari, non
nel Brescia….e, senza offesa per queste squadre che
ho citato, non esiste termine di paragone. Forse
sarò triste perché lo sarò finché non vedrò
realizzata la scena che mi assilla da quel fottuto
2006, (vederti alzare un trofeo) quando, invece di
andare a far soldi in qualche altro lido, sei sceso
con noi negli inferi della serie B…..li hai fatti
parlare, gli hai fatto dire che il capocannoniere lo
potevi fare solo in serie B ormai….e l’anno dopo sei
tornato in serie A, ed hai fatto il capocannoniere
anche lì (nonostante tu fossi una seconda punta).
Cosa che le persone si dimenticano, tanto per far
capire ai pirla che parlano nei bar e che scrivono
sui giornali, che la realtà è diversa da quel che
può sentenziare un becero cervello antijuventino,
fornito casualmente di una penna per scrivere su
giornali di calibro nazionale, o semplicemente
forniti di una bocca per sparare cazzate!!! Forse
sarò triste perché non ti potremo dire più che “di
te non ci stanchiamo”, “saremo sempre al tuo fianco
perché sei la cosa + bella che c’è….ALESSANDRO DEL
PIERO ALE’!!!!!”.
Un piccolo tributo, da
un tuo grandissimo fan, e immenso fan della
Juventus. |
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Non è tempo di smoking bianco
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di Domenico Quarracino
La società bianconera si è sempre distinta
storicamente per il suo stile, per la classe e
signorilità con cui ha replicato negli anni ad
accuse infamanti e pretestuose polemiche. Eh già, il
famoso “Stile Juve”. Le famose ed argute battute
dell’Avvocato zittivano i ragli astiosi provenienti
dagli avversari, provocando negli stessi senso di
inferiorità e di interdizione nel cercare di
comprenderne il senso raffinato. Purtroppo con gli
anni i tempi sono cambiati, le polemiche e
recriminazioni non sono più racchiuse nei bar sport
o riportate sulle pagine dei giornali, ma vengono
alimentate nonché ampliate a dismisura dal
bombardamento mediatico via tv, internet,ecc… La
frustrazione si sa, è il parto dei perdenti e la
Juve lungo il suo glorioso percorso ne ha mietuti
tanti. E’ caratteristica tipica italiana quella di
giustificare la propria inferiorità, non con la
bravura altrui, ma con la raccomandazione o
l’imbroglio da parte di chi vince. Poiché la Juve
(per fortuna) ha spesso vinto nella sua storia, ecco
spiegato il perché di tanti nemici, storici od
occasionali che essi siano. Di conseguenza la Juve
“ha rubato” lungo tutto lo stivale, spargendo semi
di piagnistei, rancore ed odio su tutti i terreni
italiani. La Juve per il (purtroppo) numeroso
popolino antijuventino ruba,ruba,ruba. Tanto si sa,
nel corso di una stagione prima o poi un rigore,un
goal-non goal, un fuorigioco,persino una fallo o una
rimessa laterale dubbia a cui attaccarsi si trovano
sempre. Ecco, è in quel momento che finalmente il
piccolo popolino può sfogare la sua frustrazione ed
urlare “Ladri, ladri!”. Non conta nulla se nello
stesso campionato la Juve ha avuto numerosi torti,
perché no, quelli sono solo giustizia divina (come
la provvida pioggia di Perugia), sono la
compensazione ai numerosi furti perpetrati nel corso
degli anni, anzi dei decenni!La Juve deve solo stare
zitta, perché se vince ruba, se perde è giusto
perché offre un palliativo alla frustrazione del
popolino perdente. E su via con il sotterramento
mediatico di qualsiasi episodio a sfavore della
Juve, mentre si ricerca minuziosamente, fino
all’inventarlo, l’episodio probante la Juve ladrona,
dove una carezza, un contatto inesistente nell’area
bianconera diventa un rigore negato, mentre un
rigore netto per la Juve o si oscura o al massimo è
dubbio, l’importante è diffondere il dogma della
Juve che ruba, che questa diventi e resti la vox
populi.
La Juve non può
richiedere nemmeno una parità di trattamento, perché
ha avuto talmente tanti favori che cosa vuoi che
siano un pò di torti arbitrali ai suoi danni, ma
perché mai dovrebbe avere dei rigori netti, ma
perché mai le sue concorrenti non dovrebbero avere
continui vantaggi per starne al passo, ma come si
permette la Juve di essere competitiva?Ma se deve
ringraziare se è in serie A, dopo tutto quello che
ha rubato,ci sono pure le sentenze!
Già, le sentenze…quelle che il
popolino ignorante, crede di conoscere, che è
convinto che ovviamente siano di condanna, di
conferma delle favole degli aedi da bar sport, dove
la Juve è la strega cattiva che finalmente viene
messa al rogo dal Tribunale dell’inquisizione
sportiva.In questo pentolone di odio atavico,
viscerale, i mass media faziosi, o perché figli di
uno che si crede un dio in terra, o perché strumento
di avversari frustrati, continuano a gettare
ingredienti scaduti, nonché di pessima qualità. Ma
quando ormai il popolino credeva di aver bruciato la
strega cattiva, che non l’avrebbe vista mai più o al
massimo che sarebbe tornata nella forma di un
piccolo insetto e tale sarebbe rimasta, ecco che la
strega d’improvviso è tornata trasformata in un
drago enorme, rabbioso e soprattutto molto, molto
affamato. Un drago che sputa un fuoco ben più forte
di quello che alimenta il pentolone del popolino, un
drago che con la sua zampa può schiacciarlo, con il
suo battito d’ali spazzarlo via. Sì, perché i tifosi
juventini sono stanchi di sentirsi ripetere sempre
le medesime, ripetitive e soprattutto infondate
accuse, non hanno più voglia di impugnare solo gli
scudi per difendersi e stare fermi senza arretrare.
No, i veri tifosi juventini ora hanno voglia di
sguainare le spade, di attaccare, di sporcarsi del
fango delle polemiche pretestuose dei rivali e
reagire, controbattere colpo su colpo, di combattere
e vincere la crociata dell’equità, di fare in modo
che la storia che viene scritta sia vera e giusta,
non figlia dei fili mossi da oscuri marionettisti
dietro le quinte. La Juve è la storia del calcio
italiano, la Juve è la madre che ha partorito 4
titoli mondiali dell’Italia, la Juve è la classe che
si sposa con l’umiltà, la Juve è una Signora che non
possiamo non amare, che non possiamo abbandonare,
che non possiamo non difendere anche a costo di
lottare nel fango, anche a costo di essere soli
contro tutti, l’inferno è stato superato e ci ha
lasciato in dote tanta rabbia, tanta voglia di non
mollare di un solo centimetro sia in campo sportivo
che in altre sedi, perché la nostra Signora va
accompagnata nel suo percorso e per ottenere il
rispetto che merita, per ottenere giustizia, non è
più tempo di indossare uno smoking bianco.
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GENOA – JUVE 0 a 0. LE MANI NEI CAPELLI
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di Luigi Farina
Un
sortilegio sembra oggi avere colpito la Juve.
Credevamo di essere in credito con la fortuna, per
le tante partite dominate e pareggiate, ma non
avevamo ancora visto niente.
Il
pomeriggio di domenica 11 marzo 2012 poteva essere
peggiore solo con un autogol nel finale a favore del
Genoa, a macchiare un dominio assoluto in termini di
gioco ed occasioni da gol con tre pali, arricchito
da un rigore solare negato a metà del primo tempo e
da un gol regolare annullato a metà del secondo
tempo. Non ci siamo fatti mancare nulla, mentre
vediamo il Milan scappare a più quattro, ed il
Napoli, quinto in classifica, puntarci a meno sette.
Certo, la squadra vista oggi sembra in salute, ma
non sappiamo quanto dipenda dal Genoa, che si è
fatto soffocare dal nostro gioco, ma ha avuto anche
le sue occasioni da gol, e quanto dipenda da noi.
La
partita presentava delle insidie: il Genoa che in
casa ha un buon rendimento, anche se prende gol, si
presentava con i suoi uomini di punta presenti e
recuperati, ed ha preparato la partita per la intera
settimana; la Juve che manca della sua difesa
titolare, cioè Chiellini, Barzagli e Bonucci, ha
pure giocato mercoledì pomeriggio, ed aveva quindi
un bel po’ di fatica in più nelle gambe. Ed anche
psicologicamente le circostanze non erano delle
migliori, avendo la squadra lasciato per la prima
volta la prima posizione in classifica.Maledette le
sospensioni per neve!!!
In
realtà, pur avendo avuto il Genoa almeno tre palle
gol importanti con Palacio, Gilardino e Kaladze, la
Juve ha dominato il gioco in pieno, schiacciando i
rossoblu nella loro metà campo in maniera quasi
imbarazzante, ed avendo occasioni da gol sia nel
primo tempo, sia soprattutto nel secondo, con i tre
pali nel giro di quindici minuti.
Come esiste un oggettivo valore nell’avere la
migliore difesa del torneo e nell’imbattibilità,
esiste oggettivamente un problema attacco: la
squadra sta letteralmente buttando a mare la
possibilità di vincere lo scudetto, per la sua
incapacità di finalizzare in rete la mole di gioco
creata. Quando gioca Borriello ti chiedi perché lo
preferisca a Matri, perché non tira mai in porta e
non impegna le difese; ma quando gioca Alessandro,
ti rendi conto che è la stessa cosa. Vucinic è una
vera croce, perché è ottimo nel disimpegnarsi, ma è
impreciso nel passaggio e peggio ancora nel tiro,
mentre Pepe e Giaccherini oggi sono stati capaci di
non segnare a due metri dalla porta. In realtà il
gioco un poco lezioso, ti porta ad attaccare le
difese schierate, e con questi uomini lo si paga.
Ottimo è stato il comportamento di Vidal e Caceres
in difesa, così come quello di De Ceglie che mostra
tempismo ed una bella corsa, ma è chiaro che ora
Conte dovrà tirare fuori dal cilindro qualcosa che
sparigli il mazzo, tenendo conto che i giocatori per
incidere devono anche avere minuti nelle gambe. Di
certo l’Elia visto nei 25 minuti di questo
pomeriggio sembra essere spaesato e non comprendere
quello che deve fare; ma se è forte – e la nazionale
olandese non è proprio l’ultimo dei riferimenti –
bisogna dargli fiducia e minuti. Perché bisogna
tornare ai tre punti, per provare a raggiungere il
Milan, ma per tenere a bada gli avversari nella
corsa alla Champions. Di certo le occasioni buttate
sono diventate molte, e non si può più sbagliare. |
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Non è tempo di smoking bianco
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di Domenico Quarracino
La società bianconera si è sempre distinta
storicamente per il suo stile, per la classe e
signorilità con cui ha replicato negli anni ad
accuse infamanti e pretestuose polemiche. Eh già, il
famoso “Stile Juve”. Le famose ed argute battute
dell’Avvocato zittivano i ragli astiosi provenienti
dagli avversari, provocando negli stessi senso di
inferiorità e di interdizione nel cercare di
comprenderne il senso raffinato. Purtroppo con gli
anni i tempi sono cambiati, le polemiche e
recriminazioni non sono più racchiuse nei bar sport
o riportate sulle pagine dei giornali, ma vengono
alimentate nonché ampliate a dismisura dal
bombardamento mediatico via tv, internet,ecc… La
frustrazione si sa, è il parto dei perdenti e la
Juve lungo il suo glorioso percorso ne ha mietuti
tanti. E’ caratteristica tipica italiana quella di
giustificare la propria inferiorità, non con la
bravura altrui, ma con la raccomandazione o
l’imbroglio da parte di chi vince. Poiché la Juve
(per fortuna) ha spesso vinto nella sua storia, ecco
spiegato il perché di tanti nemici, storici od
occasionali che essi siano. Di conseguenza la Juve
“ha rubato” lungo tutto lo stivale, spargendo semi
di piagnistei, rancore ed odio su tutti i terreni
italiani. La Juve per il (purtroppo) numeroso
popolino antijuventino ruba,ruba,ruba. Tanto si sa,
nel corso di una stagione prima o poi un rigore,un
goal-non goal, un fuorigioco,persino una fallo o una
rimessa laterale dubbia a cui attaccarsi si trovano
sempre. Ecco, è in quel momento che finalmente il
piccolo popolino può sfogare la sua frustrazione ed
urlare “Ladri, ladri!”. Non conta nulla se nello
stesso campionato la Juve ha avuto numerosi torti,
perché no, quelli sono solo giustizia divina (come
la provvida pioggia di Perugia), sono la
compensazione ai numerosi furti perpetrati nel corso
degli anni, anzi dei decenni!La Juve deve solo stare
zitta, perché se vince ruba, se perde è giusto
perché offre un palliativo alla frustrazione del
popolino perdente. E su via con il sotterramento
mediatico di qualsiasi episodio a sfavore della
Juve, mentre si ricerca minuziosamente, fino
all’inventarlo, l’episodio probante la Juve ladrona,
dove una carezza, un contatto inesistente nell’area
bianconera diventa un rigore negato, mentre un
rigore netto per la Juve o si oscura o al massimo è
dubbio, l’importante è diffondere il dogma della
Juve che ruba, che questa diventi e resti la vox
populi.
La Juve non può
richiedere nemmeno una parità di trattamento, perché
ha avuto talmente tanti favori che cosa vuoi che
siano un pò di torti arbitrali ai suoi danni, ma
perché mai dovrebbe avere dei rigori netti, ma
perché mai le sue concorrenti non dovrebbero avere
continui vantaggi per starne al passo, ma come si
permette la Juve di essere competitiva?Ma se deve
ringraziare se è in serie A, dopo tutto quello che
ha rubato,ci sono pure le sentenze!
Già, le sentenze…quelle
che il popolino ignorante, crede di conoscere, che è
convinto che ovviamente siano di condanna, di
conferma delle favole degli aedi da bar sport, dove
la Juve è la strega cattiva che finalmente viene
messa al rogo dal Tribunale dell’inquisizione
sportiva.In questo pentolone di odio atavico,
viscerale, i mass media faziosi, o perché figli di
uno che si crede un dio in terra, o perché strumento
di avversari frustrati, continuano a gettare
ingredienti scaduti, nonché di pessima qualità. Ma
quando ormai il popolino credeva di aver bruciato la
strega cattiva, che non l’avrebbe vista mai più o al
massimo che sarebbe tornata nella forma di un
piccolo insetto e tale sarebbe rimasta, ecco che la
strega d’improvviso è tornata trasformata in un
drago enorme, rabbioso e soprattutto molto, molto
affamato. Un drago che sputa un fuoco ben più forte
di quello che alimenta il pentolone del popolino, un
drago che con la sua zampa può schiacciarlo, con il
suo battito d’ali spazzarlo via. Sì, perché i tifosi
juventini sono stanchi di sentirsi ripetere sempre
le medesime, ripetitive e soprattutto infondate
accuse, non hanno più voglia di impugnare solo gli
scudi per difendersi e stare fermi senza arretrare.
No, i veri tifosi juventini ora hanno voglia di
sguainare le spade, di attaccare, di sporcarsi del
fango delle polemiche pretestuose dei rivali e
reagire, controbattere colpo su colpo, di combattere
e vincere la crociata dell’equità, di fare in modo
che la storia che viene scritta sia vera e giusta,
non figlia dei fili mossi da oscuri marionettisti
dietro le quinte. La Juve è la storia del calcio
italiano, la Juve è la madre che ha partorito 4
titoli mondiali dell’Italia, la Juve è la classe che
si sposa con l’umiltà, la Juve è una Signora che non
possiamo non amare, che non possiamo abbandonare,
che non possiamo non difendere anche a costo di
lottare nel fango, anche a costo di essere soli
contro tutti, l’inferno è stato superato e ci ha
lasciato in dote tanta rabbia, tanta voglia di non
mollare di un solo centimetro sia in campo sportivo
che in altre sedi, perché la nostra Signora va
accompagnata nel suo percorso e per ottenere il
rispetto che merita, per ottenere giustizia, non è
più tempo di indossare uno smoking bianco.
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JUVE – CHIEVO 1 a 1; BOLOGNA - JUVE 1 a 1:
ANCORA IMBATTUTI, MA QUANTI ERRORI!
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di Luigi Farina
Non si vince da quattro turni, peraltro giocati con
squadre di seconda fascia tranne il Milan, ed eccoci
secondi, dietro ai rossoneri. C’è rammarico, è
inutile nasconderlo, perché fermarsi con Chievo,
Parma, Siena e Bologna è troppo, per le ambizioni di
una squadra da primi posti, come la Juventus; che ha
comunque la terza a quattro punti e la quarta a sei,
che comunque camminano, mentre i nostri stanno
offrendo brutti segnali, che ci auguriamo essere
temporanei.
Anche perché stanno venendo al pettine alcuni nodi
preoccupanti, che riguardano la gestione tecnica,
dunque Conte e Marotta. Partiamo dal secondo, e
dunque dal mercato: i nostri top player, almeno per
il costo ed i sacrifici compiuti, dovrebbero essere
Elia, Krasic, Quagliarella e non solo Vucinic; i
primi tre sono assolutamente emarginati dal progetto
tecnico, il montenegrino sta rendendo molto al di
sotto delle attese. Del mercato di gennaio si può e
deve salvare l’ottimo Caceres, ma grida vendetta
l’aver ceduto Pazienza, ora titolare nell’Udinese
nostra concorrente, preferendogli l’ennesimo
esterno, Padoin, non titolare nell’Atalanta. Oggi,
con Marchisio, Vidal ed anche Pirlo appannati da una
presenza costante in campo, sarebbe servito un
giocatore più tecnico, e non un incursore.
Dell’arrivo di Borriello, e la sua ipotesi di
riscatto ovviamente nessuno ci ha capito nulla. Ed
anche Sorensen, seduto sistematicamente sulla panca
del Bologna, avrebbe fatto comodo tenerlo sulla
nostra.
E veniamo ora al mister. L’ostracismo sistematico a
Del Piero, con una squadra stitica in fase offensiva
e con l’unico giocatore tecnico che è Vucinic, che
cazzeggia con la palla al piede, senza essere mai
pericoloso, sembra un suicidio; molto più della
rinuncia a Krasic ed Elia. Non si capisce perché fa
i cambi in attacco intorno al 75° minuto, quanto chi
entra, non è in partita, soprattutto perché non
gioca quasi mai (Quagliarella); ed è ovvio che ora
che le squadre avversarie – in particolare le meno
forti, che il Milan asfalta regolarmente – hanno
preso le contromisure, c’è bisogno di soluzioni
alternative, soprattutto in quelle zone del campo in
cui ci sono più risorse: tra gli esterni ed in
attacco.
Guardando quello che è accaduto al Milan ed
all’Inter quest’anno, ed a noi gli scorsi anni,
sembra che le rose ampie servano solo per gestire le
crisi per infortuni, e non per gestire bene il turn
over. Conte non fa eccezione: meglio Marchisio,
Pirlo, Vidal e Pepe stanchi, che Pazienza, Elia,
Krasic e Giaccherini; ma i risultati sono ora
questi. Mancano ancora tredici partite e sono tante:
sia per contendere lo scudetto al Milan, sia per
essere insidiati da Lazio, Udinese e Napoli. Serve
una svolta dunque, e meno errori da parte di
giocatori, tecnico, dirigenza. |
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MILAN - JUVE 1 a 1: SUPERATO UNO SCOGLIO
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di Luigi Farina
Le fortissime polemiche del post partita, legate
prevalentemente all’episodio gol/non gol di Muntari,
e scatenate dai milanisti prevalentemente contro la
Juventus, piuttosto che contro i reali destinatari,
cioè gli arbitri, rischiano di far passare in
secondo piano gli aspetti tecnici della partita, ed
il valore del risultato.
E’ bene subito chiarire, come hanno ammesso anche
Conte ed i nostri giocatori dopo la partita, che il
Milan ha giocato meglio di noi per due terzi di
gara; e la cosa è tanto più importante in quanto i
rossoneri presentavano numerose assenze, del tipo le
nostre degli anni passati; indubbiamente Ibra,
Boateng, Nesta, Aquilani, Seedorf non si regalano
facilmente a nessuno, quanto meno per la possibilità
di effettuare dei cambi in corso. Però, detto
questo, bisogna dire che la superiorità tecnico
tattica dimostrata dal Milan si è manifestata più
nel non far giocare la Juve, di solito dominatrice
per quasi l’intero arco della gara, che non nel
creare le occasioni da gol, con cui si vincono le
partite. Infatti, oltre ad un tiro di Van Bommel che
ha sfiorato il palo, la squadra di Allegri ha tirato
nello specchio della porta due sole volte: la prima
in occasione del gol, causato dalla deviazione
assolutamente influente di Bonucci, la seconda in
occasione dell’episodio incriminato, quando Muntari
ha oggettivamente segnato; poi niente altro. Di
contro, la Juve tanto criticata, anche da noi tifosi
e dagli opinionisti del web, si è presentata al tiro
pericolosamente già con Estigarribia nel primo
tempo, ma poi ha avuto un’occasionissima con
Quagliarella, prima dei due gol di Matri. La lettura
complessiva del match è che il risultato può andare
benissimo alla Juve, che ha saltato il secondo
ostacolo importante del girone di ritorno, senza
dubbio il più temuto, impedendo all’avversaria
diretta di provare a distanziarla.
Ovviamente la prestazione non eccellente dei nostri
merita qualche approfondimento, anche perché bisogna
sfruttare l’abbrivio del risultato favorevole già
domenica in casa con il Chievo.
Quello che mi ha colpito moltissimo è stato
l’effetto sulle fasce del cambio in corsa di modulo,
dal 3-5-2 al 4-3-3. Nel primo caso un timido
Estigarribia che non ha provato mai a saltare l’uomo
ed uno spaesato Lichtsteiner, che è un terzino e non
un centrocampista, non sono riusciti mai ad
impensierire la difesa del Milan, lasciando in balia
degli avversari sia i centrocampisti, sia gli
spaesati Borriello e Quagliarella, usciti sconfitti
dal match. Nel secondo caso, oltre allo svizzero che
dialogava con Pepe, si è potuto sfruttare un
arrembante Chiellini, che ha tra le altre cose messo
lo stabiese a tu per tu con Abbiati, per la prima
ghiotta occasione per il pareggio.
Per cui ben venga la disponibilità e l’attitudine
della squadra a trasformarsi a seconda delle
esigenze dell’allenatore e degli uomini a
disposizione, ma Conte stia però attento ad
effettuare le scelte giuste, perché è evidente, che
a questo punto, ce la dobbiamo giocare fino in
fondo. E checché se ne dica su questa superiorità
tecnica del Milan, a due terzi del campionato, con
imbattibilità e miglior difesa del torneo, lo
scudetto è alla nostra portata. |
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JUVE – CATANIA 3 a 1. SI SEGNA E SI VINCE
|
|
di Luigi Farina
Dopo le polemiche scatenatesi per le dichiarazioni
forti di Conte nel dopo partita di Parma, avallate
dalla società con un comunicato ufficiale di giovedì
scorso, arrivava sabato sera, e dopo solo 48 ore,
una nuova sfida importante, contro il Catania di
Montella, squadra veloce e tecnica, piena di
interessanti sudamericani, e reduce da una
confortante vittoria casalinga con il Genoa.
L’ennesimo banco di prova per la Juve, che da ora
fino alla fine, per lo scudetto o la seconda piazza
per la Champions deve disputare tante finali,
cercando di vincerle però; e dunque cercando di
segnare con continuità, visti i troppi 0 a 0, che ne
stanno condizionando la stagione.
La
breve distanza tra la gara con il Parma, a fronte
della freschezza del Catania che ha preparato la
partita per l’intera settimana, hanno indotto mister
Conte ad un robusto turnover: dentro dal primo
minuto Padoin, De Ceglie, Borriello, Quagliarella,
Giaccherini, lasciando inalterata la linea di difesa
e l’ossatura del centrocampo, con Pirlo che si
rivelerà il genio della lampada.
La
partita si è messa subito in salita, con Marchisio
che si è mangiato il primo gol dopo pochi secondi,
ed il Catania che ha tirato tre volte in porta nei
primi 4 minuti, arrivando subito al gol con
Barrientos, poco ostacolato da Bonucci prima del
tiro. Da quel momento è incominciato l’ennesimo
assalto al fortino avversario, con rimpalli,
respinte, mischie nell’area del Catania, fino al gol
su punizione di Pirlo, che ha beneficiato anche di
una barriera mal piazzata da parte del portiere
etneo Rosicky, ed ha segnato il suo primo gol con la
maglia della Juve. Dopo le traverse di Quagliarella
e Bergessio nel primo tempo, la svolta della
partita, in pieno assedio, si è avuta al metà della
ripresa: prima con le assurde entrate di Motta che
si è fatto cacciare per doppia ammonizione, ed
immediatamente dopo con una paratissiama di Buffon
su Almiron lanciato a rete. Da quel momento
l’assedio è ripreso ed è fruttato l’uno-due di
Chiellini e Quagliarella che ha chiuso la partita,
dominata dalla regia di Pirlo.
Con
la mente già proiettata a sabato per la sfida a con
il Milan a San Siro, ha destato al sottoscritto una
favorevole impressione l’attacco composto da
Quagliarella e Borriello, con il primo mobile come
Vucinic ma più incisivo al tiro, ed il secondo
combattivo come Matri, ma meglio predisposto a
colpire in zona gol; credo che abbiano entrambi
bisogno di continuità, ma possono risolvere il
problema del gol che ha limitato la Juve fino ad
ora.
Con
Lichtsteiner a riposo precauzionale in quanto
diffidato, non si è capita la rinuncia a Caceres
sulla corsia destra, con Padoin che è sembrato fuori
ruolo ed ha sofferto Gomez, mentre appare sempre
molto incisivo De Ceglie, che come quinto a sinistra
del centrocampo spinge che è un piacere, e crossa
bene. Insomma ci sono risposte positive da tutti i
giocatori, e sta a Conte mettere in campo la
formazione migliore. Certo, Barzagli, Pirlo,
Chiellini e Buffon sembrano insostituibili, mentre
Marchisio sembra un poco in affanno, e gli esiti di
questa stanchezza si vedono, soprattutto in zona. Da
lui e dal rientrante Pepe serve ancora qualche gol. |
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PARMA - JUVE 0 a 0: STIAMO REGALANDO LO SCUDETTO
AL MILAN
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|
di Luigi Farina
E’ evidente oramai che a prescindere dalle
schermaglie verbali tra Conte ed Allegri su chi sia
il reale favorito per lo scudetto, ci sono allo
stato attuale due sole squadre che se lo contendono:
il Milan che godeva dei favori della vigilia, e la
nostra Juve, prima per oltre 20 partite e peraltro
fantasticamente imbattuta, unica in Europa. E’
altrettanto evidente, con quello che si è visto fino
ad ora, con le eccellenti prestazioni della squadra,
con il suo gioco aggressivo, con la difesa di gran
lunga migliore del campionato, con la bellissima
cavalcata in Coppa Italia, che le potenzialità per
vincere lo scudetto ci sono tutte: il non vincerlo
(facciamo corna), ci lascerebbe l’amaro in bocca.
Se quanto ho scritto è condiviso da chi ci legge, è
evidente che in queste fasi del campionato la
Juventus rischia di regalare lo scudetto al Milan,
per proprio demerito, prima ancora che per merito
dei rossoneri. I pareggi con Cagliari, Siena e Parma
– i primi due in casa e gli ultimi due addirittura
per 0 a 0 - sono da considerarsi delle vere battute
di arresto, che possono pesare molto più di una pur
sgradevole sconfitta. E’ vero, ci sono gli episodi
dei rigori non concessi e la incredibile circostanza
di un solo rigore ricevuto malgrado la mole del
gioco d’attacco sviluppato, ma quello che più
preoccupa è la sterilità in zona gol, da valutare
sia in relazione alla mole di gioco sviluppata, sia
in termini assoluti. Infatti, con sole 33 reti
realizzate, siamo il peggiore attacco fra le prime
sette grandi, insieme al Palermo ed a due gol dal
Genoa, che ne ha fatte 31.
C’è qualcosa che non va negli uomini di attacco, e
Conte stesso non riesce a trovare la quadratura del
cerchio, pur preferendo a tutti Matri e Vucinic, che
sono però gli artefici di questa sterilità
offensiva, soprattutto ora che non stanno segnando i
centrocampisti. Il recupero di mercoledì sera con il
Parma è stato emblematico: la Juve ha dominato il
gioco in maniera totale nel primo tempo e per gran
parte del secondo tempo, non ha corso praticamente
rischi, ma ha sciupato palle gol nitide, e mai ha
trovato colpi di genio da parte dei suoi giocatori.
Matri a mio parere non impegna a sufficienza le
difese, nel senso che è facilmente controllabile da
un qualunque difensore di medio livello; Vucinic
invece, che ha indubbiamente una buona tecnica ed è
potenzialmente pericoloso ed imprevedibile, è
assolutamente carente nel tiro a rete, che viene
spesso lento e sbilenco, e non è mai pronto nemmeno
di testa. Resta in piedi l’equivoco di Fabio
Quagliarella, che ad oggi non ha praticamente mai
giocato da titolare e spesso si vede per non più di
venti minuti; ieri peraltro ha svariato troppo
distante dalla porta, ma ne ricordiamo (anche se non
lo vediamo da molto) un calcio molto forte e preciso
che sembra qualcosa che manca ai due di cui sopra.
Anche Borriello, di cui si ricordano gli oltre 20
con la maglia al Genoa, dovrebbe essere messo in
condizione di giocarsi le sua chances,
nell’interesse della Juve. Se poi Conte li ritiene
inferiori a questi Matri e Vucinic, così poco
prolifici con dodici gol in due, c’è il rischio
reale che lo scudetto resti un sogno. Attenzione
però, perché su Del Piero ci si può sempre contare,
non dobbiamo dimenticarlo mai; e più di noi Conte. |
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JUVE – UDINESE 2 a 1: AVANTI TUTTA
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di Luigi Farina
E adesso vediamo quali e quante saranno le squadre
che riusciranno a battere l’Udinese, che seppure non
sia molto prolifica fuori casa, resta meritatamente
la terza forza del campionato, quella che ha vinto
con l’Inter ed ha pareggiato con il Milan, in
entrambi i casi a San Siro, che di solito in casa
batte tutti. Tranne la Juve ovviamente.
La partita di sabato sera ha caratterizzato ancora
di più questa splendida stagione della Juventus, dal
momento che la vittoria si è concretizzata contro
una avversaria forte, ed in condizioni ambientali
particolari, sotto una fitta nevicata, inusuale
anche per una città come Torino; la rabbiosa
reazione al pareggio dell’Udinese, e la veemenza che
la squadra ha espresso durante tutti i novanta
minuti, in quella situazione ambientale, hanno
conferito alla partita e dunque alla vittoria un
qualcosa di epico.
La realtà, come hanno detto oramai in molti, è che
la Juve è forte, gioca bene, ha buoni interpreti in
tutti i ruoli, e sta iniziando a fornire
intercambiabilità negli uomini in tutte le zone del
campo: dall’attacco dove c’è l’imbarazzo della
scelta, al centrocampo dove Estigarribia e
Giaccherini non fanno rimpiangere Marchisio e Pepe,
alla difesa dove De Ceglie lasciato in panchina è un
vero peccato per come sta giocando, e dove si
attende con entusiasmo il ritorno di Caceres. E poi
colpisce tutti questa intercambiabilità del modulo
di partenza, che cambia senza mai produrre effetti
collaterali: siamo passati dal 4-2-4 al 4-3-3 al
4-5-1 fino all’ultimo 3-5-2 che ha esaltato le
incursioni di Estigarribia, al quale manca la
stoccata vincente ma non certo la velocità e la
tecnica: ricorda il primo Krasic, immarcabile nella
corsa. E che dire poi della doppietta di Matri, che
silenziosamente è arrivato a segnare nove reti,
tutte da vero centroavanti di area, di opportunismo
e di potenza; o delle paratissime di Buffon nel
primo tempo, o della sicurezza mostrata dalla linea
difensiva, lasciata peraltro un poco scoperta dal
centrocampo nelle ripartenze fulminee dei friulani.
Tutto eccellente, e chiave di lettura per capire
come ad oggi la Juve mantenga distanze importanti di
sicurezza dai piazzamenti per le coppe, e sia oramai
l’unica antagonista del Milan nella corsa scudetto.
Oggettivamente dispiace che una parte di campionato
così esaltante, nei numeri e nel gioco, non abbia
trovato riscontro in una maggiore distanza in
classifica dai rossoneri, che tengono il passo con
regolarità e che danno la sensazione di essere
pronti a superarci al minimo passo falso, che non
possiamo dunque permetterci. Martedì sera, nel turno
infrasettimanale al gelo, ci sarà una bella prova di
appello, visto che sia la Juve (con il Parma) che il
Milan (con la Lazio mercoledì) sono impegnate in
trasferta, in partite dove può succedere di tutto,
ma dove solo la vittoria darà la garanzia di non
avere sciupato una occasione, soprattutto in caso di
pareggio dell’avversaria. Il Tardini lo scorso anno
ha visto la fine di una stagione tribolata, con una
sconfitta sancita da una giocata di Giovinco, che
affila ancora le armi; ma questa è un’altra Juve,
un’altra squadra, che ha dimostrato di non avere da
temere nessuno, magari riprendendo il discorso
sospeso con i quattro gol rifilati al Parma nella
prima partita allo Juventus Stadium . |
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ATALANTA – JUVE 0 a 2. CAMPIONI D’INVERNO
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di Luigi Farina
Con
la vittoria di sabato sera allo stadio “Azzurri
d’Italia” di Bergamo, la Juventus si è aggiudicata
il titolo di Campione di Inverno, terminando al
comando della classifica il girone di andata con 41
punti. Si tratta di un titolo assolutamente
simbolico, ma è il giusto riconoscimento ad una
prima parte di campionato eccellente disputato dalla
squadra di Conte, iniziato con una bellissima
partita in casa con il Parma vinta 4 a 1 (oltre ad
un gol regolare annullato ed un palo clamoroso di
Matri), caratterizzato da prestazioni esaltanti
contro Milan, Inter, Lazio, Roma e Napoli, e
terminato con questa partita con l’Atalanta
stravinta al di la del punteggio di 2 a 0, perché
dominata nel gioco e nelle occasioni da gol. Senza
dimenticare che la Juve è imbattuta, e la cosa
costituisce un record nella nostra storia visto che
stiamo oramai a 19 partite, ed ha la migliore difesa
del campionato con soli 12 gol subiti, di cui tre
tutti insieme dal Napoli e due dal Genoa, in partite
pareggiate.
La
partita vinta con l’Atalanta ha offerto tantissimi
spunti positivi, oltre la bellissima vittoria, che
già da sola ci rende sereno il weekend nella attesa
dei risultati delle avversarie che potrebbero
riservarci delle sorprese. Innanzitutto sono state
fugate le preoccupazioni in ordine alla presunta
stanchezza della squadra, apparsa non molto
brillante nelle prime due uscite del 2012 con Lecce
e Cagliari: la squadra è stata tonica, aggressiva,
ed ha sviluppato un gioco dominante che ha prodotto
due pali e tante occasioni da gol, che in realtà
dovrebbero concretizzarsi con maggiore facilità.
La
difesa, che pure in qualche occasione è stata
leziosa nei disimpegni, ed era impegnata da un
attaccante forte come Denis, ha presentato un
Chiellini eccellente ed insuperabile, insieme al
solito Barzagli. I due terzini poi rappresentano in
maniera diversa due ulteriori positività, dal
momento che De Ceglie si è comportato benissimo
sulla sinistra sfruttando una maggiore freschezza
atletica e forma fisica; lo svizzero di destra, il
nostro Forrest Gump, dopo avere percorso la sua
fascia senza sosta, ha poi aperto le marcature con
un gol sottomisura, a cinque metri dalla porta
avversaria, dopo un lancio illuminante di Pirlo,
apparso più tonico anche lui.
Ma
quello che veramente va accolto con favore,
entusiasmo ed ottimismo, sono stati gli effetti dei
cambi – seppure forzati – effettuati da Conte, con
Giaccherini che al posto di un non freschissimo
Marchisio, ha reso ancora più incisiva la Juve nella
sua fase di attacco e nelle ripartenze; e con il
giovanissimo Marrone che nei venti minuti in cui è
stato in campo ha fatto vedere ottime cose. Entrambi
hanno confezionato con tocchi pregevoli il secondo
gol, che ha di fatto chiuso la gara. E partendo da
questo aspetto, ritorno a quanto detto nell’articolo
scritto in occasione del passo falso con il
Cagliari: possibile che questi giocatori – e con
loro anche Pazienza e De Ceglie – non possano
giocare per far tirare un poco il fiato a Pirlo,
Marchisio, Vidal e Pepe? Se arrivano i rinforzi,
soprattutto a centrocampo, che tali siano, e che
elevino di molto il tasso tecnico. Altrimenti meglio
valorizzare quelli che ci sono, che non hanno
peraltro necessità di adattarsi agli schemi ed ai
sistemi di lavoro di Conte. E pensare che ancora
stiamo aspettando Elia. |
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JUVE – CAGLIARI 1 a 1: UN POCO IN AFFANNO
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di Luigi Farina
Niente da fare. Le perplessità comparse dopo la
partita di Lecce, con una vittoria troppo
striminzita e sofferta per la differenza di caratura
tra la prima e l’ultima in classifica, non sono
state fugate dalla successiva partita con il
Cagliari nel penultimo turno del girone di andata,
che sembrava dovesse essere favorevole ai ragazzi di
Conte. Né il mister ci conforta quando dice che non
siamo in presenza di appannamento dopo il lavoro di
ripresa della preparazione svolto a Dubai: secondo
lui non è stata una nuova preparazione, dunque
niente carichi di lavoro super. Allora vuol dire che
il momento di appannamento della squadra è dovuto ad
oggettiva stanchezza di molti dei suoi primattori,
ed è necessario dunque prendere dei provvedimenti,
che in questo frangente il mister sembra non aver
voluto o saputo prendere. La partita ha palesato una
condizione non brillante degli interpreti del
centrocampo, con l’aggiunta di Simone Pepe, ed in
parte di Lichtsteiner, propositivo nella spinta, ma
autore di numerosi elementari errori di palleggio;
il centrocampo soprattutto ha subito il pressing e
la velocità di un Cagliari non rinunciatario, e che
dopo aver subito il gol, si è reso pericoloso fino
al pareggio. Non è un caso che quando Ballardini ha
tolto Larrivey e la squadra si è chiusa ed è mancata
la birra ai centrocampisti cagliaritani per
continuare a pressare, siamo riusciti a creare le
occasioni da gol più ghiotte, ma solo nei dieci
minuti finali. Sufficiente forse per vincere (che
errori Del Piero e Krasic), ma sicuramente troppo
poco per confermare la forza di leader reale del
torneo, per avere la certezza di arrivare fino in
fondo.
E qui veniamo alle scelte di Conte, che dispone di
una rosa ampia, anche se un poco squilibrata per
l’avvenuto cambio di modulo: possibile che giocatori
come Pepe e Vidal, che pure hanno fatto tantissimo
in questa cavalcata da primi in classifica, siano
insostituibili anche quando sono stanchi? Possibile
che in certe occasioni della partita o in alcune
gare non si possa concedere un poco di riposo a
Pirlo, che ha commesso in alcuni frangenti errori
madornali (rigore a Napoli, gol della Roma, ed anche
domenica parla persa in area nostra
inspiegabilmente) dovuti a poca lucidità? Se su
Pazienza, titolare l’anno scorso in una squadra che
ha fatto faville, non ci si può contare, vuol dire
che la squadra deve essere assolutamente rinforzata,
dal momento che non si può continuare a giocare
sempre con gli stessi giocatori, che scoppieranno
nella fase cruciale della stagione.
Eppure, paradossalmente, con i risultati della
giornata, in cui hanno gioito solo Inter e Lazio, la
Juve si ritrova prima da sola, ed ha la migliore
difesa del campionato, malgrado le critiche a
Bonucci, che si è fatto maldestramente scappare
Ibarbo in occasione del pareggio del Cagliari. Anche
se a parere del sottoscritto, il pareggio casalingo
della Juve, al pari di quello del Napoli, vale in
negativo più delle sconfitte di Milan e Udinese. E
purtroppo c’è in vista il ritorno dell’Inter, ora a
meno 6 dalla vetta ed a meno 3 dalla zona Champions
League. A Bergamo, sabato sera, servono i tre punti.
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LECCE – JUVE 0 a 1. TROPPA SOFFERENZA CON
L’ULTIMA IN CLASSIFICA
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di Luigi Farina
A
due turni dalla fine del girone di andata e con i
risultati del turno di ripresa del campionato dopo
la sosta natalizia, la classifica si è spaccata in
due, indicando le squadre che si contenderanno lo
scudetto e gli accessi alle due coppe europee.
Infatti tra la Roma ed il Napoli entrambe seste con
27 punti ed il Catania ottavo con 22 punti, si è
tracciato il solco naturale tra le squadre medie e
quelle che all’inizio del campionato erano
accreditate delle prime posizioni; fanno eccezione
l’Udinese e la Fiorentina, passate ad occupare l’una
la posizione dell’altra. Ed i risultati della
giornata hanno di fatto confermato questa tendenza,
con vittorie importanti e sonanti delle squadre più
forti contro quelle che occupano posizioni di
rincalzo: rilevante la vittoria del Napoli a
Palermo, esplosive quelle di Inter ed Udinese, netta
e spumeggiante quella della Roma, più sofferta
quella del Milan contro la forte Atalanta, risicata
e non entusiasmante quella della Juve a Lecce,
ultima in classifica con soli 9 punti. Solo la Lazio
ha perso, e molto nettamente a Siena.
Veniamo a noi dunque, con la Juve che è passata dal
caldo di Dubai al freddo ventoso della Puglia, nella
terra di Antonio Conte a Lecce, alla presenza di un
numero impressionante di tifosi bianconeri
entusiasti. La formazione in campo era quella tipo,
con il solo Quagliarella al posto di Matri al centro
dell’attacco, che ha ben presto ripreso la sua
posizione a seguito dell’infortunio dello sfortunato
ed infortunato Fabio, peraltro tornando al gol, il
suo settimo sigillo stagionale, pochino rispetto
alle 12 realizzazioni dei capocannonieri del
campionato. La vittoria è stata meritata ma
sofferta, utile ma insoddisfacente; ciò perché non
si è visto il gioco intenso ed aggressivo dei mesi
scorsi, si sono viste poche azioni pericolose e non
si è chiusa la partita, anche con il Lecce che si è
spinto in avanti alla ricerca del pareggio e si è
reso assai pericoloso in almeno due occasioni.
Diciamo pure che la Juve non ha fatto la figura
della prima della classe, quale è rimasta grazie ai
tre punti ottenuti in Salento alla pari con il
Milan, ma anzi ha presentato alcuni giocatori
chiaramente involuti e poco risolutivi: penso a
Marchisio e Pirlo a centrocampo, Chiellini e Bonucci
in difesa, Pepe in attacco, dove invece hanno
mostrato buone cose sia Matri, sia soprattutto
Vucinic, al quale manca la prolificità in zona gol,
ma non difetta certo la tecnica e la buona
disciplina tattica. Adesso bisogna tenere alta la
guardia in queste due ultime giornate del girone di
andata con il Cagliari a Torino e l’Atalanta fuori,
anche perché domenica c’è il derby di Milano, per il
quale, in caso di nostra attesa vittoria, qualunque
risultato è buono, in danno del Milan, o dell’Inter
o di entrambe in caso di pareggio.
Una
chiosa sul caso Borriello. Continuo a non capire
cosa serve prendere ora in prestito un centravanti
che lascia problemi di spogliatoio per scarso
utilizzo, visto che anche a Torino sarà così, e con
Iaquinta o Toni in grado di poter stare in un
quintetto con Alex, Quaglia, Matri e Vucinic; ma è
evidente che se lo hanno preso, è inutile
contestarlo platealmente come fatto ieri a Lecce:
anche i suoi gol, se arriveranno, saranno utili al
progetto. |
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UDINESE - JUVE
0 a 0: VORREI, MA NON POSSO
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di Luigi Farina
A freddo, sia scrivendo l’articolo, sia commentando
tra tifosi, non è possibile non considerare tutti
gli aspetti positivi che la Juve di quest’anno ha
offerto e che la partita di mercoledì sera a Udine
ha di fatto confermato: primo posto in classifica,
imbattibilità da 16 partite, solidità della difesa,
tendenza a dominare il gioco.
Ma diciamoci la verità, approcciandoci da tifosi
alla gara, avevamo tutti assaporato il gusto di una
vittoria che avrebbe costituito la reale
dimostrazione di forza al campionato, ed in
particolare al Milan, che pure sta vincendo con una
regolarità impressionante. Vincere avrebbe
significato violare lo stadio di Udine, avrebbe
consentito di allontanare di ben 5 lunghezze la
terza in classifica, e soprattutto di stare avanti
ai rossoneri, che con la vittoria a Cagliari hanno
di fatto coronato una rincorsa iniziata dopo la
sconfitta allo Juventus Stadium. E va detto che la
Juve ci ha provato, e che peraltro c’erano anche i
presupposti, visto che i friulani hanno patito un
poco la stanchezza per avere giocato anche il turno
di Europa League, senza avere una rosa tanto ricca
da consentire un turnover razionale. La nostra
squadra, soprattutto nel primo tempo ha dominato nel
possesso palla, ma non si è resa troppo pericolosa
con azioni tali da impensierire seriamente
Handanovic e la difesa friulana, la prima in
campionato con sole 9 reti subite; nel secondo
tempo, pur in presenza di un predominio meno
evidente, ci sono state occasioni da gol più
limpide, ma anche ripartenze dell’Udinese, perché
anche i nostri erano un poco stanchi.
E qui – fatte salve le premesse - credo che si
possano muovere alcune critiche alle scelte del
nostro allenatore. Non si è capito come mai le
sostituzioni avvengano tutte nel seconda parte del
secondo tempo, ed addirittura alla fine, quando in
sostanza non servono a niente, perché coloro che
subentrano non sempre riescono ad entrare in
partita; con l’Udinese, per vincere, bisognava
intervenire prima di tutto sul centrocampo, con
tutti gli uomini stanchi, rimodulando lo
schieramento, magari con Giaccherini o anche
Pazienza, oltre le punte. Infatti, e qui siamo al
secondo punto, è evidente che non ci sono i
presupposti affinché Matri possa fare l’unica punta
contro difese schierate, perché la presenza di
esterni non esclusivamente offensivi, come lo è
stato Estigarribia o è lo stesso Giaccherini - che
non vede la porta – non impegna a fondo la difesa,
lasciando il buon Alessandro, che non è Ibraimovich,
in chiara difficoltà. Non è un caso che nel finale
Del Piero e Quagliarella insieme siano stati più
pericolosi, pur con un centrocampo meno lucido e
propositivo, e con pochi minuti a disposizione.Per
cui, malgrado la mole di gioco, la buona volontà, la
ottima prova della difesa, ed un buon predominio
territoriale, la squadra ha dato la sensazione di
non essere in grado di sconfiggere i bianconeri
friulani, seppure palesemente stanchi.
Ora la finestra di mercato dovrà essere ben
sfruttata, sia in uscita, per monetizzare, sia in
entrata, per migliorare; se non arriva il top
player, bisogna prendere elementi in grado di essere
alla pari dei titolari, in modo da avere sempre
gente fresca, per non pagare poi a fine stagione un
prezzo inatteso al grande furore agonistico ed alla
mole di gioco, che ci hanno lasciato però qualche
pareggio di troppo.
Auguri a tutti. |
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JUVE – NOVARA 2 a 0: ALTRA VITTORIA, BASTA
LAMENTARSI!!!
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di Luigi Farina
Vado controcorrente e commetto pure idolatria,
contraddicendo il totem Antonio Conte, che si è
lamentato pure lui per la non elevata prolificità
della squadra in relazione alle azioni sviluppate ed
alle azioni da gol mancate. E prima e dopo di Conte
sono tanti i tifosi ed i commentatori che hanno
evidenziato questa circostanza dopo la vittoria per
2 a 0 contro il Novara, solo 2 a 0 visto che poteva
invece esserci una goleada; in molti poi hanno anche
detto che questa improduttività in zona gol ci porta
ad aggredire costantemente l’avversario, di fatto
stancandoci oltre il dovuto, considerando il modo
aggressivo con il quale la Juve affronta la partita.
Quest’ultimo concetto è forse parzialmente
condivisibile, ma per il resto credo che non ci si
debba lamentare assolutamente, quando una squadra
dinanzi al proprio pubblico schianta
sistematicamente gli avversari, crea gioco,
spettacolo, e vince alla grande, contro le piccole
ma anche contro le grandi squadre. Ma le abbiamo
viste le avversarie? Cosa ha fatto vedere di più e
meglio il blasonatissimo Milan, che ha vinto 2 a 0
con il Siena, ma grazie ad un’autorete ed un rigore
inventato (il quarto di seguito e di cinque
complessivi), con i toscani che hanno avuto la palla
del vantaggio sullo 0 a 0 ed hanno giocato alla
pari per più di un tempo?
Oggi vanno invece messi in evidenza ulteriori
aspetti che ampliano il ventaglio della speranza di
raggiungere gli obiettivi prefissati della zona
Champions League, e di qualcosa di più ambito come
lo scudetto. La classifica dice che per la zona
Champions se la giocano in quattro, con il possibile
rientro dell’Inter, comunque a – 6 dalla Lazio,
attualmente quarta; sembrano già fuori da questi
giochi sia il Napoli che la Roma, anche se sono
squadre pericolose da affrontare per tutti. Per lo
scudetto dovrebbe essere una lotta tra Juve e Milan,
visto che l’Udinese non sembra avere una rosa in
grado di arrivare fresca fino in fondo.
Si continua intanto ad essere imbattuti e primi in
classifica, ininterrottamente dalla prima giornata,
e questo è un fatto che avviene oramai da quindici
partite; gli ultimi risultati sono venuti malgrado
in campo non ci fossero solo gli undici inamovibili
del 4-3-3 di Antonio Conte, ma con una presenza più
costante di Pazienza, Giaccherini, Estigarribia e
Quagliarella, che hanno detto la loro senza far
rimpiangere i compagni, ma offrendo la certezza ad
Antonio Conte, che anche solo in caso di
appannamento di alcuni dei titolari, si può contare
in pieno su di loro, senza pericolosi effetti di
stravolgimento. E poi, seconda miglior difesa,
secondo miglior attacco, grandi prestazioni di
Buffon, di Barzagli, di Marchisio, di Pirlo: insomma
una serenata, che sembra possa non smettere di
suonare.
Mercoledì sera ad Udine la prova del nove, non prima
di avere conosciuto il risultato del Milan che gioca
a Cagliari, che sicuramente inciderà nelle scelte
strategiche delle due squadre in campo: una
graditissima non vittoria dei rossoneri contro i
rossoblu, potrebbe invitare le due squadre a darsi
battaglia per cogliere l’occasione di distaccarli. |
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ROMA - JUVE 1 a 1: NON SI PUO’ SEMPRE VINCERE,
MA …
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di Luigi Farina
Confesso che non ho potuto vedere la partita; ma ho
visto gli highlights e letto i commenti di
opinionisti e tifosi di entrambe le pari,
sufficienti a farmi una idea della gara e delle sue
molte sfaccettature. Devo dire che dalle immagini
dei servizi sembra che la Juve abbia giocato quasi
ad una porta, con numerose occasioni da gol ed in
generale con molte più azioni di quante ne abbia
fatte la Roma. Dai commenti di parte romanista si è
evinta una unanime soddisfazione per il pari
ottenuto (leggi mancata sconfitta), evidenziando
come questo pareggio sia stato ottenuto contro una
delle squadre più forti del torneo, candidata alla
vittoria finale; e questo non può che farci piacere.
I commenti di parte nostra sono equamente divisi tra
il bicchiere mezzo vuoto e quello mezzo pieno: i
primi hanno parlato anche di squadra un poco stanca,
oltre che sciupona, i secondi hanno continuato a
rimarcare la imbattibilità dopo 14 gare ed il piglio
con cui si è affrontata questa ennesima gara in
trasferta, che si è dominata. Oggettivamente, e qui
parlo per me, non si deve trascurare il fatto che la
Roma fosse sull’orlo di una crisi tecnica e
piuttosto rimaneggiata, e che dunque siamo in
presenza di una occasione persa, soprattutto per
allungare sul temutissimo Milan, ma anche per tenere
lontane la Lazio prima ed il Napoli poi, che
sembrano essere le avversarie per contenderci un
posto in Champions League. Dell’incredibile Udinese
onestamente non si sa più che dire, se non che
bisognerà batterla mercoledì prossimo, prima della
sosta natalizia. Si tratta questa di una scadenza
alla quale bisognerà arrivare preferibilmente primi,
perché alla ripresa, con la riapertura del mercato,
ci saranno movimenti che potranno essere decisivi e
che riguarderanno più di una squadra: non è una
novità che il Milan con Cassano e Van Bommel l’anno
scorso mise le fondamenta per arrivare al titolo,
mentre la Samp, cedendo Cassano e Pazzini, abbia di
fatto decretato la retrocessione in B.
Alla Juve servono un centrocampista ed un difensore
centrale, eventualmente duttile per giocare a destra
per dare anche il cambio a Lichtsteiner; ed è
evidente che non può trattarsi di prestiti o saldi
di fine stagione, ma di giocatori di prima fascia,
che possano inserirsi in un contesto di squadra già
proiettato alla stagione futura, quando con le coppe
europee – speriamo quella con le grandi orecchie –
dovranno disputarsi molte gare in più di quest’anno.
Il colpaccio per il centrocampo non può che essere
Riccardo Montolivo, che non deve sfuggirci; in
alternativa potrebbe andare bene Palombo. In difesa
si sta facendo con insistenza il nome di Martin
Caceres, che sarebbe a mio parere un graditissimo
ritorno. E poi questa estate, ad obiettivo
raggiunto, puntare al grande attaccante, ed al
ritorno di Giovinco.
E’ evidente che bisogna però vincere domenica con il
Novara. |
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JUVE – CESENA 3
a 0: INIZIANO LE DIFFICOLTA’, SI VINCE LO STESSO
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di Luigi Farina
Sembrava che si stesse configurando la classica
macchia della giornata calcistica: la Juve prima
ed imbattuta, con uno degli incontri più facili a
disposizione contro l’ultima in classifica, fino al
70° minuto della gara era sullo zero a zero. Ed in
più quando il buon Conte ha visto che malgrado il
gran gioco di attacco la squadra non riusciva a
rendersi pericolosa ha fatto la prima sostituzione
tra Matri e Quagliarella, ecco che nel giro dei
successivi dieci minuti si sono infortunati prima
Vucinic e poi il suo sostituto Del Piero, lasciando
quindi la squadra con un solo attaccante di ruolo.
Sembrava dunque che la contraerea di gufate e
malocchi messa su da tutti gli avversari della
squadra capolista che viaggia a nove lunghezze dalla
quinta e la sesta in classifica e dodici dal limite
minimo per entrare in Europa dalla porta secondaria,
stesse sparando bordate ben piazzate. Ed invece,
uscendo maestosamente dalle difficoltà, e rendendo
proficuo il suo gioco arrembante che si è
quantificato con un possesso palla finale di oltre
il 70%, è arrivata per la Juve la rete scaccia
incubo di Claudio Marchisio, la sesta in questo
scorcio di stagione fantastica, seguita dal rigore
di Vidal, che è stata la degna chiusura di un
arrembaggio che non si è fermato se non al
novantesimo. Si è vinto dunque anche senza Pirlo, e
con un ottimo Pazienza al suo posto, e pure in
presenza di un Matri appannato e di Vucinic e Del
Piero infortunati. E così vengono a fugarsi anche i
dubbi che possono esserci sulla squadra che fino ad
ora è stata quasi sempre la stessa, che ora in
presenza di obbligatori cambi o ritocchi al modulo,
ottiene comunque risultati positivi e soprattutto
domina in lungo ed in largo la partita.
E’ interessante guardare la classifica, e notare
come essa si stia sfaldando proprio verso l’alto,
lasciando indietro alcune delle prevedibili
protagoniste (nell’ordine Napoli, Roma ed Inter) con
distanze non irrilevanti e con situazioni di squadra
tuttaltro che rosee; solo il Napoli dà la sensazione
di potere rientrare in corsa per scudetto e
Champions, ma non può permettersi di sbagliare
ancora.
In pratica sembra che questi due traguardi ce li
giocheremo con Milan, Udinese e Lazio, ed
onestamente, a meno di paradossali eventi, il vero
avversario dovrebbe essere il solo Milan, per
blasone e per organico. E’ impressionante la
facilità con cui i rossoneri stanno vincendo le
partite e facendo gol, e solo la costanza di
rendimento e le ultime vittorie della nostra squadra
ci tengono ancora in vetta.
E’ curioso invece notare la anomalia proposta dal
calendario, che vede il Milan giocare le sue partite
con le squadre di prima fascia praticamente tutte
all’inizio del girone di andata e del girone di
ritorno, con la sola eccezione del derby con
l’Inter; così come allo stesso modo la Juventus, che
ha concentrati gli scontri diretti a metà stagione,
li giocherà tutti in casa, ad eccezione di quello
con il Milan. Sono fattori che possono incidere
molto, se vediamo come il Milan ha recuperato punti
a tutti vincendo sei partite su sette, partendo
dalla sconfitta a Torino, ultima delle partite
veramente difficili. E sono cose delle quali ci
dobbiamo ricordare per il futuro.
Sotto con la Roma, allora, altro ostacolo verso la
stagione di successi che aspettiamo da troppo tempo.
E che la domenica seguente, contro il Novara, si
continui a cantare: “salutate la capolista”.
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NAPOLI - JUVE 3 a 3: ANCORA PRIMI, ANCORA
IMBATTUTI
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di Luigi Farina
Il pareggio è una non vittoria o una non sconfitta:
dipende dal punto di vista. Dunque l’analisi
corretta della partita e del risultato, non può
prevedere solo elementi positivi o solo quelli
negativi. E’ evidente che il pareggio di martedì
sera a Napoli, in rimonta sul doppio svantaggio per
ben due volte, ha lasciato l’amaro in bocca al
Napoli, ed ha invece entusiasmato noi tifosi della
Juve, che vedevamo lo spettro di un’altra tripletta
malefica, con conseguente sconfitta.
Ed a questo fattore emozionale, vanno sommati tanti
aspetti positivi. La squadra è infatti prima in
classifica, è ancora imbattuta dopo dodici partite,
ha conquistato ben 10 punti su 12 negli scontri
diretti con Milan, Inter, Lazio e Napoli, di cui tre
giocati fuori casa, continua a segnare con molti
giocatori, ha dato prova di carattere e orgoglio,
non ha mai mollato anche dopo il terzo gol
dimostrando tenuta mentale e consapevolezza della
propria forza e, cosa non da poco, ha dominato il
secondo tempo.
Ci sono però anche degli aspetti negativi da
considerare, che non possono e non devono essere
sottaciuti. Innanzitutto sono stati presi tre gol
insieme in un sola partita, e questo non può più
succedere ad una squadra con ambizioni; allo stesso
modo siamo stati dominati dal Napoli nel primo tempo
ed abbiamo commesso numerosi errori, spesso per la
loro aggressività ed altre volte gratuitamente (il
rigore causato da Pirlo è stato inutilissimo); resta
il dubbio se il pareggio finale, peraltro giusto,
non sia stato dovuto alla stanchezza prevista del
Napoli, piuttosto che alla sola forza della Juve.
In realtà a Napoli abbiamo visto per la prima volta
una squadra che ha dovuto forzatamente rinunciare ad
uno dei suoi uomini migliori, cioè Claudio Marchisio
ed il cui tecnico ha deciso di inventarsi una
soluzione troppo originale per non presentare
difficoltà: presentare un inedito 3 – 5 – 2, pur di
non proporre lo stesso modulo vincente degli ultimi
tempi, con Pazienza al posto di Marchisio. E’ andato
bene Estigarribia a sinistra, ma non è andato tanto
bene Pepe al centrocampo, dove ha perso troppi
palloni e non ha ben supportato un Pirlo che in
certi frangenti è parso stanco: sono tutti poi
saliti in cattedra con il Napoli in fase di calo.
Esce fuori quindi quello che oggi è l’unico grande
dubbio sulla forza della squadra di Conte, che
continua ad utilizzare sempre gli stessi uomini,
lasciando pochissimo spazio ad altri giocatori che
pure sono di livello pari a quelli preferiti, e che
quindi non hanno la partita nelle gambe: cosa
succederà quando tra squalifiche, influenza ed
infortuni, mancheranno tre o quattro titolari? Gli
altri saranno pronti, o si troveranno spaesati?
Speriamo in bene.
Una ultima considerazione sulle scelte di Conte, ed
in particolare sulle poche sostituzioni che sta
effettuando in corso di gara. Ieri sera, tra i
ventidue in campo, l’unico che sembrava non fermarsi
mai è stato Estigarribia, il più fresco di tutti. E
se è vero, come è vero, che la maggiore freschezza
della Juve ha determinato la grande rimonta, è
evidente che l’ingresso in campo di giocatori
freschi nel finale, poteva incidere in maniera
devastante; è onestamente incomprensibile fare
entrare Del Piero e Quagliarella al minuto 88 ed al
minuto 90, ledendo peraltro la loro suscettibilità.
Attento grande mister, la forza del gruppo conta più
di ogni altra cosa, non lasciarti adulare dai troppi
complimenti sul tuo decisionismo. E ora sotto con
il Cesena. |
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LAZIO – JUVE 0 a 1. QUANDO BUFFON CHIUDE LA
PORTA …
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di Luigi Farina
Dopo una vittoria come quella di sabato sera con la
Lazio, ritorna d’attualità un tema solito: una
squadra che subisce pochi gol, vince il campionato o
arriva molto in alto, con più certezza di quella che
ne segna molti. E Udinese, Lazio e Juventus con la
loro posizione in classifica sono qui a dimostrarlo.
Esordiamo così in questo articolo, perché nelle due
vittorie con Palermo e Lazio c’è stato l’evidente
zampino di Gianluigi Buffon, tornato a livelli di
forma ottimali e autore di alcune parate strepitose,
tra cui quella su Rocchi nel primo tempo e sullo
zero a zero, cui poco dopo è seguito il gol di Pepe.
Ed è evidente che quando anche il portiere integra
la compattezza del reparto, che già da solo si sta
comportando bene, le possibilità di rimanere
imbattuti restano alte; ed è questo oggettivamente
uno degli elementi più positivi di questo primo
terzo di campionato della Juve, peraltro prima in
classifica.
La
vittoria con la Lazio, viziata da qualche patema di
troppo in alcuni frangenti del primo tempo e nei
primi venticinque minuti del secondo (il palo di
Hernanes il clou), è stata l’ennesima dimostrazione
di forza e compattezza e soprattutto si è
caratterizzata anche per le numerose occasioni da
gol fallite proprio da noi: prima Marchisio su
incursione di Licthsteiner ha colpito di testa fuori
a due metri dalla porta, poi proprio lo svizzero di
piede sottoporta dopo la maledetta di Pirlo,
ancora Pepe due volte prima e dopo il gol, ed infine
nel secondo tempo Giaccherini e Matri che non sono
riusciti a raddoppiare. Non è affatto poco,
considerando che la Lazio ha una delle migliori
difese ed è in ogni caso una squadra di prima
fascia, che puntava alla vittoria per consolidare le
sue ambizioni.
La
realtà è che la Juve ha affrontato la gara cercando
di imporre il proprio gioco, e ci è riuscita
benissimo nel primo tempo, e soprattutto nella
seconda parte del secondo, quando i bianco celesti,
pur obbligati a cercare il pareggio, non hanno mai
tirato in porta. Ottima la difesa abbiamo detto, con
solo svarione di Bonucci in occasione del mani di
Barzagli, sontuoso al solito il centrocampo, che con
gli interpreti attuali può dirsi il migliore del
campionato, e bene l’attacco, dove si sta vedendo un
ottimo Matri, sempre pericoloso e allo stesso tempo
utile per i compagni di reparto e per le incursioni
dei centrocampisti. Mi chiedo come sarebbe
l’attacco, con Quagliarella o Del Piero come seconda
punta, essendo molto più dinamici e nel vivo del
gioco del montenegrino, che comunque regala giocate
di classe, come nella ripartenza del gol di Pepe.
Ci
aspetta ora la trasferta di Napoli, diventata
inesplicabilmente ostica negli ultimi anni, e che
affronteremo senza Marchisio, squalificato, e con al
suo posto l’ex Pazienza; è una gara difficile per la
forza del Napoli, ma più ancora è una gara
importante, in cui non abbiamo nulla da perdere, ma
tutto da guadagnare in caso di risultato positivo,
poiché lasceremo indietro tutti, aumentando di uno o
tre punti il vantaggio sugli inseguitori. E poi per
noi juventini della Campania sarebbe una festa
doppia. |
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JUVE–PALERMO 3
a 0: SI CONTINUA A VINCERE E CONVINCERE
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di Luigi Farina
Il tema della settimana era: come reagirà la Juve di
Conte ad una sosta forzata di 22 giorni? Darà
continuità ai risultati positivi ed alle prestazioni
monstre contro Fiorentina ed Inter, o perderà
la concentrazione e la carica agonistica? Per il
sottoscritto c’era pure un altro elemento di
perplessità, e cioè la presenza dell’arbitro
Bergonzi, vero arbitro maledetto nelle scelte e
discretamente porta sfortuna per noi, che sembrava
messo apposta nella scia delle polemiche di Petrucci
ed Abete alle azioni legali della Juve.
Ed invece, come al solito di questi tempi, la
squadra di Conte ha messo tutti d’accordo,
sistemando ogni cosa con una nuova prestazione
super, caratterizzata da vittoria, tre gol, tanto
gioco e tanta aggressività nei confronti
dell’avversario, che al pari di altri è stato
schiantato alla distanza. Come con il Parma, la Juve
ha annichilito gli avversari proprio nel secondo
tempo quando avrebbe dovuto essere più stanca per
l’aggressività del primo tempo, quando i rosanero
hanno avuto tre buone occasioni per segnare,
compensando dunque le nostre, incluso il palo di
Pirlo con un tiro piazzato in corsa, da mille e una
notte. Sarebbe bello sentire anche l’ostico
Zamparini, ma i commentatori tecnici della domenica
e lunedì hanno ammesso la forza e la spettacolarità
del gioco della Juve, evidenziando la equivalenza
tra il bel gioco ed i risultati, e la capacità dei
singoli con il gioco di squadra.
Al sottoscritto piace evidenziare come i tre gol al
Palermo, così come quelli contro l’Inter o il Parma
o in altre occasioni, siano spesso frutto di trame
di gioco eccellenti, con azioni costruite con tre o
quattro passaggi che mandano in gol l’uomo, che poi
è spesso Marchisio (con Palermo, Inter, Milan,
Parma), con le sue perentorie incursioni centrali:
ieri due passaggi da Vidal a Vucinic a Matri che ha
fatto velo con il principino che con calma ha potuto
stoppare ed appoggiare in rete. Una goduria per il
palato.
Bisogna poi spezzare una lancia a favore di Buffon,
che una volta entrato in forma, sta iniziando a dare
il suo contributo; due le sue parate importanti nel
primo tempo con il Palermo che poteva pareggiare, ma
più di tutto è stata determinante la sua uscita
fuori area su Ilicic, con un tempismo che ha
consentito di sfruttare la impercettibile
indecisione dello sloveno ed impedirgli di andare
verso la porta scoperta.
Oggi i numeri parlano chiaro: la squadra è
imbattuta, ha la seconda miglior difesa, il secondo
miglior attacco, è prima, ed ha affrontato con
profitto anche le squadre di prima fascia, non solo
quelle più scarse; ora le trasferte con Lazio,
Napoli e Roma, inframezzate dal turno casalingo con
il Cesena, ci daranno la dimensione giusta della
forza di questa squadra, che nel girone di ritorno
poi affronterà tutte le dirette concorrenti, tranne
il Milan, allo Juventus Stadium, che sta diventando
finalmente un bunker inespugnabile, una bolgia di
tifo e passione, il dodicesimo uomo in campo.
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INTER – JUVE 1 a 2. E ORA???
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di Luigi Farina
Tranne la sciocchezza detta da Ranieri, secondo cui
la Juve ha fatto gol nelle uniche occasioni avute
(sic!), ieri abbiamo ascoltato unanimi commenti, che
oltre a decretare una vittoria meritata della Juve,
hanno anche detto che l’Inter aveva giocato una
buona partita, una delle migliori della stagione. E
questo, se è vero, credo sia il dato più importante
che deve essere valutato in questa grandissima
vittoria dei ragazzi di Conte, che hanno avuto più
di cinque nitide palle gol per segnare il 2 a 0 o il
3 a 1, oltre all’assurdo rigore non concesso per il
fallo di Castellazzi su Marchisio. Vincere tanto
nettamente contro una squadra ancora accreditata
come tra le migliori, è una risposta importante a
quanti come noi si chiedono dove arriverà questa
Juve. Io valuterei positivamente anche la
circostanza che due clamorosi errori arbitrali in
nostro danno (il fallo di ieri ed il gol annullato a
Matri) non abbiano avuto conseguenze: è un buon
segno, perché quando si è forti non c’è errore che
tenga.
La
vittoria della Juve con l’Inter è stata in realtà
emozionante ed esaltante allo stesso tempo, perché
ci sono state, come con la Fiorentina, trame di
gioco che in alcuni momenti sono state eccellenti,
soprattutto per gli inserimenti centrali di
Marchisio ed il martellamento sulla fascia di
Lichtsteiner, che non a caso hanno caratterizzato il
risultato. E non da poco è la circostanza che nel
secondo tempo i ragazzi non abbiano consentito una
sola azione pericolosa all’Inter, con Buffon che non
ha mai parato; bravi tutti, e bravo Chiellini,
cresciuto nel secondo tempo dopo avere sofferto
Maicon nel primo. L’assetto di squadra definito da
Conte, dopo diversi tentativi che hanno comunque
contribuito a tenerci ininterrottamente primi, è
oramai definito ed è cucito perfettamente sugli
attuali interpreti in campo; non si può rinunciare
ad una seconda punta, avendone cinque disponibili e
sette in rosa, e non si può rinunciare a tenere due
incursori vicino a Pirlo, che ha manifestato ieri
alcuni segnali di stanchezza.
Ecco perché nel titolo mi sono posto la domanda: e
ora?. Volevo dire: dove possiamo arrivare? Abbiamo
paura di scottarci e diciamo che il Milan, l’Inter
ed il Napoli sarebbero più forti; ma da quello che
si è visto fino ad oggi, questa squadra, così come
è, può arrivare fino in fondo. La dobbiamo però
valutare quando inizieranno a mancare per squalifica
ed infortuni Marchisio, Vidal, Pirlo, Barzagli,
Bonucci, Lichtsteiner e vedere come Conte ovvierà
all’inconveniente, considerando che l’alternativa ai
centrocampisti è solo Pazienza, oltre al giovane
Marrone, che per fortuna non è andato fuori a farsi
le ossa; e per la difesa le alternative sono
Sorensen e Motta, non proprio il massimo,
considerando che vanno sempre in tribuna. Forse non
è un caso che il pareggio con il Genoa si avvenuto
con Vidal assente per infortunio.Per il resto gli
attaccanti e gli esterni sono perfettamente
intercambiabili, e l’entusiasmo di tutti noi e che
la squadra tocca con mano ovunque vada in trasferta
ed allo Juventus Stadium, se ben veicolato, può fare
la differenza.
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JUVE – GENOA 2 a 2. RICOMINCIAMO !?!
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di Luigi Farina
Ho
scelto un titolo che si può leggere da due punti di
vista opposti: uno ottimistico, l’altro
pessimistico. Con il primo punto di vista, il verbo
ricominciamo può essere letto come una
esortazione a tornare a vincere, a convincere, a
dare la sensazione che nel gioco dello scudetto e
delle primissime posizioni ci può stare anche la
Juve. Dunque massima fiducia ed entusiasmo per la
prossima partita di martedì contro la Fiorentina,
prima di affrontare la doppia trasferta con Inter e
Napoli, che molto dirà sulle reali ambizioni della
Juve.
Con
il secondo punto di vista, quello pessimistico, il
verbo ricominciamo esprime la preoccupazione
che si stia riproponendo la falsariga dello scorso
anno, con il lasciare troppi punti in casa a squadre
di seconda e terza fascia, pagandone poi un prezzo
salatissimo con la classifica finale. Purtroppo la
partita di ieri non può non essere letta in questo
modo; se dopo il pareggio di Chievo, si era parlato
comunque di punto ottenuto su un campo difficile, la
partita in casa con il Genoa doveva essere vinta,
considerando che i grifoni erano segnalati in crisi
dopo il pareggio casalingo con il Lecce, e la
sconfitta di Chievo. E la cosa grave è che al
pareggio del Genoa non è seguita una reazione
rabbiosa della squadra per i successivi 11 minuti,
ma si è invece visto un crollo fisico e psicologico,
con il Genoa che ha avuto due occasioni per fare gol
e vincere.Molti sono stati i punti di ombra sabato
sera. Innanzitutto la prestazione della difesa
intera, con Chiellini e Storari su tutti: ma mentre
il portiere paga la ruggine della panchina, ed ha
regalato il secondo gol a Caracciolo, il buon
Giorgio è stato battuto nell’uno contro uno di testa
dal diretto avversario in entrambi i gol, e si
trattava di avversari che gli rendevano 20 cm in
altezza. Non eccellente poi il contributo degli
esterni, sia quelli difensivi, sia quelli di
attacco, che quasi mai hanno attaccato la profondità
con cross dal fondo per gli attaccanti, ed hanno
contribuito a fare sì insieme ai centrocampisti che
spesso il Genoa ha potuto condurre il gioco. Ed
infine al sottoscritto non sta piacendo affatto
Vucinic, abulico, pasticcione, mai pericoloso sotto
porta e mai utile per favorire gli inserimenti dei
compagni, tranne che nell’occasione del secondo gol:
doveva essere sostituito da Del Piero, solitamente
più presente anche nella fase difensiva, oltre che
assai motivato. E’ evidente che sempre più la Juve
dipende da Pirlo, l’unico che salta l’uomo ed è
dotato di classe, e che sta avendo poco dalla
batteria di esterni su cui ha puntato molto;
Estigarribia ha dato idea di disciplina e sostanza,
ma non di genialità e classe; chissà come sarà Elia
allora, perché servirebbe un po’ di imprevedibilità
in attacco, mentre è stato impressionante l’impatto
negativo di Krasic sulla partita: sembrava
totalmente confuso ed ha regalato ai genoani la
palla da cui è partita l’azione del pareggio, oltre
a sbagliare tutto il resto. L’unico dato certo è che
non si può rinunciare alle due punte ed alla
capacità di Matri di fare gol, ed è così che si
dovrà giocare contro la Fiorentina in crisi e senza
Montolivo, magari inserendo Vidal per Marchisio,
ieri un poco stanco, facendo riposare Vucinic per
Del Piero o Quagliarella, rilanciando De Ceglie e
dando un poco di riposo a Chiellini.
E
poi, ricominciamo a vincere.
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CHIEVO-JUVE 0 a 0: MA PER VINCERE BISOGNA TIRARE
IN PORTA
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di Luigi Farina
Può sembrare forse infantile fare delle critiche ad
una squadra che da sei domeniche di fila è prima in
classifica, ha subito solo sei reti, è imbattuta,
conduce la gara per quasi tutti i 90 minuti; e non
tenere conto che alcune delle cosiddette provinciali
– Atalanta, Cagliari, Chievo e Catania – stanno
andando benissimo, segnale d una buona condizione
fisica e di una altrettanto buona organizzazione di
gioco. Ciò nonostante non possiamo non prendere atto
che il pareggio per 0 a 0 al Bentegodi di Verona
contro il Chievo ha lasciato a tutti la sensazione
che si sia persa una occasione per creare un mini
distacco, ed acquisire la consapevolezza che la Juve
possa essere una delle squadre da battere anche per
il risultato finale. Invece dopo il pari a Chievo
vediamo racchiuse in quattro recuperabilissimi punti
tutte le squadre che puntano ai posti alti della
classifica, incluse le delusioni iniziali di
stagione Roma e Milan, che sembrano avere tutti i
numeri per ripartire; per non parlare della Lazio e
del Napoli che distano uno e due punti.Ieri non si è
vinto perché si è tirato poco in porta: mai nel
primo tempo, e tre volte nel secondo, quando è
entrato Del Piero a vivacizzare la manovra
d’attacco. A mio parere questo modulo 4-1-4-1, così
ricco di centrocampisti e povero di punte, non è
assolutamente compatibile con la necessità di
affrontare difese schierate e squadre corte e
compatte a cui basta non perdere. Qualunque sia
l’attività degli esterni (ieri in ombra in Krasic e
Pepe), essi non hanno grandi spazi da infilare, si
limitano ai cross dalla fascia, che però sono preda
sistematica dei difensori, poco impegnati da una
sola punta, peraltro di movimento, come Vucinic.
Allo stesso modo le percussioni centrali dei
centrocampisti incursori come Marchisio e Vidal,
restano velleitarie contro due linee compatte, anche
tenendo conto che i centrocampisti non hanno la
stoccata perentoria e mortifera di un goleador.
Sembra che il mister abbia oggi difficoltà a
rinunciare all’apporto dei due migliori bianconeri
in termini di dinamismo, e cioè Marchisio e Vidal, e
che tenda a costruire la squadra intorno a loro. Il
risultato di questa impostazione è stato positivo
contro il Milan, squadra aperta al gioco e
surclassata dalle geometrie e dal dinamismo del
centrocampo bianconero, ma ha portato risultati
insoddisfacenti a Catania ed a Chievo, dove peraltro
anche gli avversari hanno avuto nel finale
l’occasione per vincere. Oggi Conte ha molte
opzioni di gioco e molte scelte in termini di
uomini, sta a lui saper scegliere, prendendo atto
che finora gli attaccanti di ruolo hanno segnato
pochissimo, e che proprio per questo ci manca
qualche punto. |
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JUVE – MILAN 2 a 0: SQUADRA MAESTOSA
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di Luigi Farina
A meno di ventiquattro ore dalla partita di ieri
sera, è difficile trovare gli aggettivi più
originali per sintetizzare, ma giustamente
esaltandola, la prestazione della Juventus, che ha
asfaltato il Milan sul piano del gioco e
dell’intensità, prima ancora che del risultato, che
però conta, eccome. Il risultato di 2 a 0, classico
e rotondo anche se ottenuto solo alla fine, rende il
giusto merito alla squadra che non poteva lasciare
ancora punti in casa, anche se giocando con una
grande; oggi così la classifica sorride, sia per la
prima posizione, sia per gli interessanti distacchi
che si sono configurati con tutti, ma in particolare
con Milan ed Inter (6 e 7 punti). Ed anche il tenere
dietro il Napoli non può che fare piacere, ora che
inizieremo ad incontrare avversari più insidiosi,
con il culmine con la doppia trasferta del 29
ottobre e del 6 novembre con Inter e Napoli.
Oggi i numeri parlano per la Juve e per questo suo
nuovo allenatore tutta grinta e passione: squadra
prima, imbattuta al pari dell’Udinese, soli tre gol
subiti, nove gol fatti, versatile e camaleontica nei
cambi di modulo e nella gestione degli uomini, con
una rosa ricca, ed allo stato non soggetta ad
infortuni; ed inoltre con la tendenza a condurre il
pallino del gioco ed a comandare la gara.
L’entusiasmo dei tifosi ed i complimenti dei
commentatori e degli addetti ai lavori, stanno
creando aspettative importanti, che a mio parere
fanno morale e infondono fiducia in tutti gli
atleti. La gara era stata preparata bene, e si è
visto. Ieri sera il dominio a centrocampo è stato
devastante, con i 4+1 della Juve freschi ed
aggressivi, rinforzati dagli irrefrenabili terzini
Chiellini e Lichtsteiner, contro i 3+1 del Milan,
troppo compassati e lenti in Seedorf e Van Bommel,
che cercavano di abbassare il ritmo e giocare la
palla verso Ibra e Cassano, ma venivano
letteralmente travolti dalle folate dei nostri.
Marchisio e Vidal se continueranno ad avere birra
nelle gambe, faranno impazzire chiunque, ed allo
stesso modo Pepe, su cui molti si stanno ricredendo.
Dispiace lo stato vagamente confusionale di Krasic,
che a mio parere resta un incursore fortissimo, come
ha dimostrato nel secondo tempo di Catania, e va
dunque recuperato, pur se nel contesto di squadra e
nei suoi meccanismi. D’altra parte Conte dovrà
provare a capire cosa possono dare i due oggetti per
ora misteriosi Estigarribia ed Elia, su cui si è
molto puntato in fase di mercato, e provare a dare
chances agli attaccanti, che oggi con il modulo ad
una punta sono oggettivamente penalizzati nel
minutaggio.Benissimo la difesa, che ha tenuto a bada
i brutti clienti Ibra, Cassano e Boateng, ed un
plauso a Buffon, che a mio giudizio ha effettuato
una paratona su Boateng; anche perché, diciamocela
tutta, tutti noi temevamo che dai piedi buoni di
qualcuno degli attaccanti avversari, potesse
arrivare la beffa, anche se con il senno di poi ci
sembra ora impossibile.
La sosta di campionato per la nazionale, ora
stempererà il nostro entusiasmo a mille, portando
via un po’ di giocatori per una decina di giorni, ma
permetterà a Conte di lavorare su chi ha giocato di
meno, sperando che non si crei un partito degli
scontenti, sempre deleterio in un gruppo vincente.
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CATANIA - JUVE 1 a 1: SIAMO PRIMI, MA …
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di Luigi Farina
Dopo due vittorie di fila, ecco due pareggi di
seguito, con otto punti totali che significano primo
posto in classifica con l’Udinese. Come per le due
vittorie – roboante la prima contro un Parma che
sembra oggi inconsistente, sofferta la seconda
contro un Siena solido – anche i due pareggi vanno
letti in maniera diversa. Infatti il punticino
rimediato in casa con il Bologna, sia per la
scarsezza dei felsinei, oggi penultimi, sia per la
scempiaggine di Vucinic che si è fatto espellere
stupidamente, sia per le numerose occasioni da gol
sprecate, grida vendetta ed è stata una occasione
persa; invece il pareggio di ieri a Catania ci
poteva stare, considerando la partita aggressiva ed
intensa degli uomini di Montella, che nel finale
hanno sciupato buone occasioni per vincere.
Di buono c’è da dire che tra le grandi siamo l’unica
squadra imbattuta, mentre non deve essere trascurato
che l’avvio di campionato è stato tale da non farci
disputare alcuna partita impegnativa, che avremo ora
a cominciare da domenica, quando allo Juventus
Stadium arriverà il Milan.
Può dirsi allora che la Juve è ancora un cantiere,
intenta a inserire gli ultimi arrivati ed a
rigenerare i vecchi, reduci da due brutte stagioni.
E da questo cantiere si vedono luci ed ombre. Piace
molto a tutti, parlando di luci, la grinta e la
voglia di vincere che la squadra mostra in molti
frangenti: il secondo tempo nel quale abbiamo
dominato il Bologna che pure giocava in superiorità
numerica è stato entusiasmante, per quantità e
qualità; ed anche quello di ieri a Catania, è stato
bello, con la squadra alla ricerca quasi forsennata
del gol vittoria. Ma ieri a Catania si sono visti
anche segnali allarmanti, primo fra tutti, gli
effetti sul nostro gioco quando gli avversari
decidono di bloccare Pirlo: nel primo tempo non
abbiamo quasi mai tirato in porta, anche perché gli
altri quattro centrocampisti non riuscivano a
sfruttare né le zone centrali né le ali, e Matri era
abbandonato a se stesso.
Allo stesso modo è evidente che ieri abbiamo pagato
un prezzo alla necessità di Conte di iniziare a dare
spazio ai nuovi, in particolare a Elia, apparso
ancora spaesato e non incisivo, ed a Vidal, più
concreto e battagliero, oltre che a Krasic,
quest’ultimo già oggetto di critiche sul web. Ed
ancora lascia perplessi l’imbarazzante rendimento di
Chiellini, responsabile dei due gol di Portanova e
Bergessio, e prodigo ieri di un regalone a Suazo
fermato poi da una bella uscita di Buffon
praticamente a fine gara. E’ evidente ora, che la
disastrosa stagione scorsa della nostra difesa, può
essere letta anche in quest’ottica, lasciando più di
un dubbio su quello che debba essere il ruolo di
Giorgio in questa difesa.
Domenica sera, con il Milan reduce anche dalla
trasferta di coppa, che recupera però alcuni dei
suoi infortunati, ci sarà un bel banco di prova, per
continuare a tastare le ambizioni di alta classifica
di questa Juve.
Anche perché c’è pure Inter – Napoli, mentre
l’Udinese ospita il Bologna. |
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SIENA - JUVE 0
a 1: DISCRETA LA SECONDA
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di Luigi Farina
Due partite e due vittorie, sei punti e primato in
classifica, e ben cinque lunghezze avanti
all’acciaccato Milan, alla strana Roma ed alla
derelitta Inter.Sono tutti buoni segnali di inizio
stagione, ma è troppo presto per qualsiasi analisi.
Ricordiamoci della Juve di Ferrara, che vinse le
prime quattro di fila, poi andò a Genova a dominare,
meritando la quinta vittoria, che non venne anche
per colpa di ben due reti annullate seppur regolari.
Finì 2 a 2, e da lì con infortuni e perdita di
fiducia della squadra, iniziò un periodo nero,
terminato con l’esonero di Ciro.
Niente proclami dunque, e teniamo gli occhi aperti
anche su quello che ancora non va.
E’ evidente che siamo passati dall’esordio
spumeggiante contro il Parma, schiacciato da 4 reti
e tante occasioni, ad una vittoria risicata con il
Siena, non sofferta nella fase difensiva, ma
abbastanza scialba nella fase offensiva. Solo fra
qualche mese sapremo se è scarso il Parma – l’hanno
detto in molti – se è forte il Siena o se se tutto è
dipeso da noi. Certo la squadra non è cambiata di
molto tra una partita e l’altra, ma si giocava fuori
casa, e mancava Del Piero. Sembra strano ma credo
che questa non sia una chiave di lettura errata,
perché se allo statico Matri, che è un classico
finalizzatore, viene affiancato un abulico Vucinic,
che poco ha dato alla manovra, è evidente che il
gioco dei centrocampisti si fa più complesso.
Pensiamo invece che la scorsa domenica, nella bolgia
dello Juventus Stadium, il capitano ha messo prima
Matri e poi Pepe soli davanti a Mirante in dieci
minuti, con il risultato di un palo clamoroso ed un
gol fondamentale per la vittoria.Va anche detto che
però la squadra ha dato prova di solidità e forza,
ed ha un potenziale di crescita non indifferente,
considerando che allo stato sono stati
temporaneamente sacrificati sull’altare
dell’applicazione della tattica di Conte, i
giocatori sui quali si è fatto il mercato, e cioè
Vidal, Elia, Estigarribia, oltre a Krasic e
Quagliarella che sembrano in leggero ritardo di
condizione. Tre o quattro di loro dovrebbero essere
i titolari, in una formazione ideale, e dunque credo
che ci sia solo da aspettare, visto che Conte, con
l’abbondanza di atleti a disposizione, darà sempre
la precedenza a che non ha problemi fisici, né di
organizzazione, né di ambientamento. Anche stavolta,
la possibilità di fare il turn over può fare la
differenza nei momenti topici della stagione.
E non mi si venga a dire che la sconfitta del Milan
ieri sera a Napoli è solo merito di Cavani e non è
stata invece dovuta all’assenza – con tre partite
difficili giocate in 8 giorni – di ben 8 titolari:
altro che Aquilani, Nocerino, Cassano, Antonini e
Seedorf che non ha nemmeno provato a rincorrere, a
metà primo tempo, Gargano che andava verso il
secondo gol. La partita con il Bologna, per la
quale sono necessari i tre punti, ci darà un altro
segnale per arricchire la nostra analisi e capire
fino a dove possiamo arrivare. |
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JUVE – PARMA 4
a 1: BUONA LA PRIMA
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di Luigi Farina
Un clamoroso palo, un altrettanto clamoroso rigore
negato, un gol ingiustamente annullato, tutti a
Matri, sarebbero un bicchiere mezzo vuoto di giuste
recriminazioni per gli errori arbitrali in danno
della Juve, se non ci fossero stati quattro
fantastici gol a bagnare l’esordio casalingo della
signora nel campionato 2011-2012, la prima ufficiale
anche nello Juventus Stadium, la nostra casa.E’
stato l’esordio che tutti avrebbero voluto, con bel
gioco di squadra impostato da Conte e ben
interpretato dai giocatori, colpi di genio dei
fuoriclasse Pirlo, Del Piero, Marchisio, buone
risposte sia dai nuovi Lichtsteiner e Vidal sia dai
vecchi Pepe e Barzagli, ed in fin dei conti anche un
avversario remissivo, che non ha avuto proprio la
forza di provare a rovinarci la festa. Ed è stata
proprio una festa, con 36.000 cuori pulsanti di
entusiasmo, che attendevano questa prima nel nuovo
stadio con una emozione ed una intensità non comune
per una prima di campionato con il Parma di questi
tempi. Gente come al solito giunta da tutta Italia,
che circolava per Torino già da sabato, tra cui
c’erano anche 16 rappresentanti del nostro club,
oserei dire fortunati, per questo emozionante
esordio coi botti, sotto un caldo torrido.
La Juve è piaciuta a tutti, non si discute, partendo
dal suo allenatore, uno che sembra avere le idee
chiare; non ci ha pensato due volte a lasciare fuori
quasi tutti i nuovi, che pure erano attesi dal
pubblico, visto che non erano ancora ben integrati
nello schema di gioco. Ha colpito in particolare la
fiducia concessa a Giaccherini, che seppure non
particolarmente incisivo, deve avere soddisfatto il
mister nell’applicazione degli schemi; ed allo
stesso modo è piaciuto il modo in cui appena segnato
il secondo gol ha rimodulato la squadra con una sola
punta, Vucinic, due ali e tre centrali di
centrocampo, una sorta di 4-5-1 o 4-3-3, di fatto un
poco coprendola. La cosa veramente interessante è
che la squadra ha però continuato a gestire il gioco
e ad attaccare, facendo altri due gol e terminando
con un possesso palla del 62% che è la fotografia di
quello che dovrebbe essere la Juve di Antonio
Conte. Eccezionale la regìa di Andrea Pirlo, il
play maker che mancava dai tempi di Emerson, e che
ha poi permesso soprattutto a Marchisio di mostrare
il suo valore nel suo ruolo naturale di interno di
centrocampo; è piaciuta l’applicazione della difesa,
detta di molti il punto debole della squadra, ed in
particolare è piaciuto Barzagli, giustamente
preferito all’involuto Bonucci, ed il tosto
Lichtsteiner. Non hanno segnato gli attaccanti,
anche se Del Piero ha deliziato la platea con lanci
illuminanti e Matri ha fatto la sua parte come detto
all’inizio, ma credo che se avremo la pazienza di
aspettare Quagliarella, di dare qualche chance a
Toni e Iaquinta, faremo veramente molti gol.
Parlando degli avversari, si hanno buone notizie
dall’Inter, che credo abbia iniziato una parabola
discendente molto gustosa per noi, mentre continua
la buona sorte del Napoli, che ha vinto a Cesena in
superiorità numerica per tutto il secondo tempo. Ed
a proposito di fortuna: domenica sera ospiterà il
Milan, orfano di un Ibra appena infortunato. |
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di Luigi Farina
Sta per partire la
nuova avventura calcistica della Juve nel campionato
2011-2012, ed è arrivato il momento di ricominciare
a parlarne anche dal nostro club. Si ricomincia
dunque: con una nuova squadra, con un nuovo
allenatore per il terzo anno di fila, con rinnovate
ambizioni, con il nuovo stadio, e con il solito
entusiasmo di inizio stagione, quando il riscontro
al parlare non sono ancora i risultati, ma le
opinioni di noi tifosi.Si ricomincia però anche
senza una coppa europea, con il mancato arrivo dei
top players promessi, con una parziale rifondazione
puntata su alcune scommesse o investimenti, che
fanno sudare freddo se si pensa alla passata
stagione ed al valore dei giocatori presi e poi
risultati non adatti.
Io da tifoso sono
moderatamente insoddisfatto.
E questa solo parziale insoddisfazione fonda su un
elemento del quale dobbiamo prendere atto, pur se
proprio noi juventini, che siamo di bocca buona, non
siamo pronti ad accettarlo: oggi una qualunque
squadra italiana non può permettersi un top
player.Ve li immaginate Tevez, Dzeko, Aguero, Rooney,
Messi e molti di quelli del Barcellona, Cristiano
Ronaldo e molti suoi colleghi del Real Madrid, che
vengono in Italia rinunciando agli ingaggi faraonici
che hanno, sentendosi parlare di tetto ingaggi? E
ancora più che vengono alla Juve che quest’anno non
fa nemmeno la Europa League?
Oggettivamente non ci
sono i presupposti, e dunque la questione si sposta
sulla capacità del settore tecnico di una società di
comprare bene, in prospettiva, e di assemblare un
collettivo affiatato, funzionale, che contribuisca
anche a valorizzare atleti che presi da soli possono
valere meno di quando stanno in squadra. E’ da lì
che si deve ripartire, è da lì che sta ripartendo
anche la Roma degli americani, è questa la chiave di
lettura che ha visto salire agli onori delle
cronache squadre come il Napoli, l’Udinese, il
Palermo.E noi dunque come siamo messi? Certo, dopo
quello che abbiamo visto lo scorso anno con Marotta,
c’è poco da stare allegri. Fanno specie in termini
di stranezze i 7 attaccanti, di cui tre strapagati,
quattro anzianotti, e dunque forse non era il caso
di prendere per 15 milioni il pur buon Vucinic.
Così come fa specie il non essere riusciti ad
intervenire in maniera decisa sulla difesa, dove
oggi sta per lasciarci perché non adatto al modulo,
anche uno dei nuovi arrivati, Ziegler, che va in
Turchia al Fenherbace, proprio perché lì giocano la
Champions League. Poi a mio giudizio sono troppi
anche cinque esterni (Pepe, Krasic, Elia,
Giaccherini ed Estigarribia) per due posti. Ma
entriamo nel dettaglio e vediamo anche le cose
positive.
Portieri:
Buffon, Storari e Manninger costituiscono un pool
affidabile. La speranza è che non si infortuni
ancora Buffon, la cui ripresa obbligata ci è costata
molto lo scorso anno.
Difesa:
si dice che quando una difesa fa acqua, la colpa è
anche del resto della squadra; si è detto anche che
Del Neri era un allenatore con una cura maniacale
per la difesa. Sappiamo tutti come è andata a finire
l’anno scorso, con la quasi certezza che Bonucci e
Chiellini insieme non sappiano fare reparto. Con il
solo Lichtsteiner ci siamo rinforzati poco; i
milioni spesi per Vucinic andavano spesi per il
portoghese Rolando, centrale del Porto.
Centrocampo:
è praticamente una squadra di 9 elementi, con i 4
centrali e i 5 esterni, su quattro posti
disponibili. La tenuta di Pirlo, la gestione di
Krasic e la scoperta di Vidal ed Elia lo renderanno
buono, forte o fortissimo; gli altri cinque sono
comunque all’altezza, anche se Pazienza e Marchisio
non sostituiscono Pirlo.
Attacco:
un poco vecchiotto, ma pieno di risorse per
quantità, qualità e varietà, e se la squadra è
votata all’attacco, esso farà la sua parte; certo 7
attaccanti sono troppi, e Toni, Iaquinta ed Amauri
rischiano di vedere il campo solo se gli altri si
infortunano.
Allenatore:
Antonio Conte è la chiave dell’acqua; se riesce a
formare una squadra a sua immagine, può trasformare
la Juve in protagonista assoluta. Sappiamo tutti che
la gestione di un gruppo con prime donne è costata
la carriera a Ferrara e Del Neri che non la avevano
mai fatta, ma pare che il vecchio capitano abbia
carattere da vendere. Gode dell’appoggio di Marotta
e della intera tifoseria.
Pronti per il Parma
dunque. Lo scorso anno, alle 12.30 questa partita
sancì l’inizio della fine dei nostri sogni. Domenica
11 settembre, alle 12.30 ripartiremo da lì, ma per
tornare a vincere. |
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JUVE – BOLOGNA 0 a 2. ANGOSCIA E IMPOTENZA
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di Luigi Farina
Vi
ricordate l’Inter prima di calciopoli, che perdeva
sistematicamente, e si rendeva ridicola nei
proclami, nelle scelte degli uomini, nei piagnistei?
Questi siamo diventati noi oggi, a cinque anni da
quel tragico 2006 in cui pochi stupidi hanno pensato
che la sottomissione ed il sorriso potessero essere
le chiavi per il futuro. Allo stato il futuro
presenta una sola certezza: il nuovo stadio e i
proventi economici che potrà garantire, ma poi dal
punto di vista tecnico il nero è come la pece,
impenetrabile. Alzi la mano chi ha creduto alla
possibilità avanzata dal presidente Agnelli di
riscattare Lecce con dodici vittorie di fila, per
agganciare la Champions League: pochi inguaribili
ottimisti forse, perché i numeri sono impietosi, e
danno purtroppo il dato reale di questa squadra. La
Juve ha ottenuto 11 punti in undici partite, e
dunque con 33 punti disponibili, ha la difesa più
battuta in casa di tutto il campionato (dunque più
del derelitto Bari), non segna più come prima, è
fuori da Coppa Italia e Europa League, è ottava o
forse nona in classifica, dunque come mai era
accaduto nemmeno lo scorso anno. A questo punto,
come ricordava con serietà e acume Marocchi nel dopo
partita di SKY, bisogna capire se i giocatori della
Juve, o molti di essi, sono realmente forti e non
stanno rendendo al meglio, o se invece non sono
all’altezza per competere a grandi livelli in Italia
ed in Europa Nel primo caso il problema è ovviamente
Del Neri, lo spogliatoio, la preparazione atletica e
come attenuante gli infortuni; nel secondo caso il
problema è Marotta ed in generale la società ed i
suoi limiti di budget. La partita con il Bologna,
emblematica al pari di quella di Lecce, mostra
ovviamente che si tratta di entrambi i fattori: la
inadeguatezza di Martinez, di Toni, di Iaquinta
(finito oramai il suo ciclo alla Juve) di Motta, di
tutti i terzini incluso il giovane Sorensen, si
sommano ai forti dubbi che insistono oramai anche su
Aquilani, Sissoko, Melo e Bonucci. Di contro è
evidente che in difesa Del Neri non riesce a trovare
la quadratura del cerchio, pur cambiando
sistematicamente i terzini e da un poco anche i
centrali. I movimenti sono pazzeschi, e portano gli
attaccanti avversari a tagliare la difesa con
facilità: a Lecce, come prima a Chievo e contro il
Parma, Sorensen si è fatto facilmente sopravanzare
dall’attaccante che poi ha fatto gol, e il mister
giustamente non lo ripropone; ieri Bonucci sul
secondo gol non ha raddoppiato subito sul lato di Di
Vaio e Meggiorini, consentendo al secondo di
prendere facilmente la palla sul colpo di tacco del
primo; e potremmo parlare dei gol del Napoli, del
Cagliari, del secondo gol del Lecce, preso a difesa
schierata su palla inattiva, eccetera, eccetera.
Non
riesco a pensare come potrà ripartire questa Juve
sbadata e fragile, con trasferte ostiche come Roma,
Lazio e Fiorentina, e la partita in casa di sabato
sera con il Milan. Il rischio è di finire più in
basso dello scorso anno; ed è altissimo. La
Champions credo non sia più alla nostra portata, ma
credo che si debba trovare prima di tutto un grande
allenatore per il prossimo anno. |
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LECCE – JUVE 2 a 0. L’INADEGUATEZZA DI DEL NERI
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di Luigi Farina
La
inattesa ed incredibile sconfitta della Juve per due
a zero a Lecce pone in evidenza con chiarezza le
grosse responsabilità di Luigi Del Neri nella sua
veste di allenatore, e pone forti dubbi sulla
possibilità che in futuro possa essere lui
l’allenatore della Juve; la Juve che deve tornare
alla vittoria.
E’
pazzesco quanto è successo oggi all’ora di pranzo:
era l’occasione per dare continuità ai primi
risultati buoni dall’inizio dell’anno, con una
partita in casa di una formazione di bassa
classifica e per giunta con assenze importanti:
bisognava vincere e convincere. Ed invece abbiamo
visto in campo una squadra di turisti, con i
titolati giocatori della Juve che sembravano essere
rimasti in albergo; la concentrazione era al minimo,
ed in dieci minuti sono state concesse al Lecce due
occasioni da gol, fino alla pazzesca occasione che
ha portato alla espulsione di Buffon, altro
disattento tanto da non rendersi conto di essere
fuori area e parare tanto da essere espulso,
rovinando poi tutta la partita. La cosa assurda è
che ciò malgrado, i difensori hanno continuato a
commettere sciocchezze, regalando il primo gol al
Lecce, e addirittura il secondo, concedendo un colpo
di testa a Di Michele su palla da fermo, a difesa
schierata. Si tratta di una debacle che non ha
giustificazioni, che evidenza però la debolezza del
tecnico, la sua incapacità di caricare la squadra,
darle quella grinta e quella forza, oltre che gli
stimoli, per avere la giusta concentrazione sempre,
e soprattutto nelle occasioni che contano. Errate
poi le scelte dopo la sostituzione obbligata, che
hanno visto la rinuncia ad un giocatore di movimento
come Krasic a favore di un giocatore come Toni,
statico ed inconcludente come il peggiore Amauri.
Una squadra in inferiorità numerica, ancora sul
risultato di parità, ha bisogno di gioco in velocità
e con dinamismo per ribaltare il gioco in rimessa,
ma Del Neri ha provato ben altro, con il risultato
di subire gol, non tirare mai in porta, anche quando
per qualche minuto anche il Lecce si è trovato in
dieci uomini. Un disastro, oramai quasi
irreparabile, in termini di obbiettivo Champions
League, del quale Del Neri dovrà pagarne le
conseguenze.Agnelli, con Marotta, si impegnino a
trovare un grande allenatore, poi si farà la squadra
che lui indicherà. |
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JUVE – INTER 1 a 0. UN PIZZICO DI FORTUNA NON
GUASTA
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di Luigi Farina
Sono in controtendenza rispetto agli articoli
entusiastici apparsi in questi giorni sul web e sui
giornali che hanno giustamente esaltato la grande
vittoria di domenica sera, ma l’occasione fallita da
Eto’o a porta vuota allo scadere della gara, non può
essere considerato un episodio normale durante una
partita di calcio; capita una volta ogni molti anni.
E’ onesto dunque da parte nostra vedere la partita
anche da questo punto di vista, anche perché eravamo
ampiamente in credito con la buona sorte, avendo
pagato un prezzo altissimo in termini di infortuni,
di clamorosi errori arbitrali a sfavore, di
sfortunati rimpalli sotto rete; il tutto in un
momento cruciale della stagione, che ci ha visti
retrocedere all’ottavo posto in classifica, insieme
alla eliminazione dalla Coppa Italia, contro una
Roma non trascendentale.
Le
due vittorie con Cagliari ed Inter, insieme alle
buone prestazioni squadra, danno la sensazione che
sia avvenuta l’inversione di tendenza tanto attesa e
che la Juve sia ripartita verso l’alta classifica e
verso l’obbiettivo primario della stagione, la
qualificazione alla Champions League per il prossimo
anno. Dopo la sbornia di reti subite (siamo la
peggior difesa in assoluto in casa), si sta
assestando il reparto arretrato, con Buffon che
acquista la migliore condizione giocando e con la
nuova organizzazione del reparto, che in termini di
statura è poderosa, seppur non molto agile; Del Neri
ha infatti spostato Chiellini sull’out sinistro,
messo Barzagli e Bonucci al centro, e riproposto
Sorensen sulla fascia opposta, dopo l’ennesimo
fallimento di Grygera e Motta.
A
centrocampo giganteggia Marchisio, ma è evidente la
poca freschezza di Krasic, del quale mancano le
scorribande devastanti sulla fascia: emblematico
come con l’Inter che ha rincorso dalla mezzora del
primo tempo, la squadra non sia riuscita a piazzare
un contropiede tra le maglie allargate dei
nerazzurri; Pepe e Martinez dovranno giocarsi le
loro chances pur con qualche certezza in meno di
essere sistematicamente in campo. L’attacco invece
si è trasformato riprendendo a segnare, e con Matri
pare avere superato lo shock dell’infortunio a
Quagliarella, a partire dal quale sono incominciate
le sconfitte in serie. Va detto dunque che la
campagna di rafforzamento di gennaio ha sorriso a
Marotta, piuttosto criticato per i risultati
ottenuti finora, causati a detta della critica,
dalla scelta di formare una squadra con molti
giocatori normali, che oggettivamente si stanno
rivelando inadatti alla Juve (Martinez e Motta su
tutti). Infatti Matri e Barzagli si stanno mostrando
utilissimi ora, ma sembrano poterlo essere anche
nella Juve del futuro, quella che dovrà puntare allo
scudetto. Personalmente nutro qualche perplessità su
Toni, che per l’età che ha e quanto ha prodotto
nelle ultime stagioni, può al massimo rappresentare
una alternativa ad Amauri, del quale ricorda molto
la controfigura, in termini di pericolosità sotto
porta; ma per ora ci basta che sia sano, e possa
costituire una alternativa a Iaquinta e Del Piero.
A
Lecce prima e con il Bologna poi, si deve
incominciare a vincere con continuità, perché la
Lazio ed il Napoli tengono il passo, e non sarà
facile rincorrere con il calendario che non ci
sorride (Roma, Fiorentina e Lazio tutte fuori). |
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CAGLIARI – JUVE 1 a 3. UN POCO DI LUCE FRA TANTE
OMBRE
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di Luigi Farina
Confesso che le tre sconfitte di fila subite da
Roma, Udinese e Palermo mi hanno tanto sconfortato
tanto da farmi passare la voglia di scrivere il
consueto articolo a commento del campionato. Troppe
le cose negative da analizzare, che per giunta si
sono ripetute in tutte le partite, lasciando un
senso di impotenza e sconcerto che solo un risultato
favorevole poteva scacciare: errori arbitrali
clamorosi ed ingiustificabili, episodi e circostanze
sfortunate, sterilità offensiva e soprattutto una
fase difensiva davvero sconcertante, che peraltro si
è riproposta anche a Cagliari.
La
vittoria contro i rossoblu isolani è stata in realtà
meritata, ed era necessaria per mantenersi legati al
gruppo delle prime otto, che al momento chiudiamo
proprio noi, tenendo però conto che non ci possiamo
più permettere altri passi falsi, visto che le altre
corrono; ed è stata forse il toccasana per dare
avvio a quella ripartenza necessaria per scalare la
classifica, come avevamo fatto fino all’infausto
pareggio con il Chievo dello scorso dicembre.
Ieri come già prima col Palermo, si è visto come può
cambiare il gioco della Juventus con la presenza in
attacco di un giocatore di ruolo ed in forma: Matri
è stato devastante negli esiti, ma soprattutto ha
impegnato la difesa, così come a Palermo,
consentendo alla squadra di non subire molto il
gioco degli avversari, come invece era accaduto a
Napoli, con la Roma e con l’Udinese; ed in questo
modo ha diminuito la pressione degli avversari sulla
difesa, oggi il vero mistero di questa squadra, dal
momento che essa è quasi sempre al completo,
soprattutto nei due centrali, ma non riesce quadrare
il cerchio sui terzini soprattutto a destra. Si
parte da un disastroso Buffon che ha praticamente
offerto i due gol al Palermo, con Storari ha fatto
lo stesso con la Roma in coppa Italia (tiri lenti
malgrado le prodezze balistiche di Vucinic e Taddei);
Chiellini ha commesso errori sui gol del Palermo e
del Cagliari, Bonucci su quelli dell’Udinese, e dei
terzini è meglio non parlarne. Ma la cosa ancora da
rilevare è che ieri sera la difesa della Juve si è
fatta uccellare da Cossu e Conti sul risultato di 1
a 1 con uno schema su punizione, ed ha fatto colpire
libero a centro area Nenè per il gol del possibile
pareggio, come aveva fatto fare i gol a Cavani nel
primo tempo, cioè in maniera inspiegabile; un
centravanti non può colpire la palla libero su palla
inattiva, con la difesa schierata.
L’arrivo di Barzagli dovrebbe ulteriormente
rinforzarla questa difesa; il ragazzo ha giocato
bene sia a Cagliari che a Palermo, è un difensore
esperto e tuttaltro che vecchio e può dare una mano
anche sulla fascia o consentire a Chiellini di agire
da terzino, e dare sfogo al suo grande dinamismo.
Oltre i quattro di difesa ieri si è visto un
centrocampo ed attacco insolitamente camaleontico,
con un 4-3-3 di partenza invece del solito 4-4-2,
che si è trasformato dopo il pareggio del Cagliari
in 4-3-1-2 con il grande capitano dietro le punte
Toni e Matri, con il risultato di segnare due gol in
venti minuti. Staremo a vedere cosa ci presenterà
per domenica contro l’Inter mister Del Neri: si
partirà forse con lo stesso undici di Cagliari, ma
la coppia Matri – Toni, con Krasic a destra e
Chiellini e Marchisio a sinistra sembra affatto
interessante. |
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SAMP - JUVE 0 a 0. SEMPRE INCOMPIUTI
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di Luigi Farina
Zero a zero ieri a
Marassi tra la Samp e la Juventus. Un altro
risultato inutile, dopo un’altra partita che avrebbe
potuto avere ben altro epilogo, se alcune delle
limpide palle gol prodotte, soprattutto nel secondo
tempo, fossero entrate in rete. Ed invece siamo
ancora una volta a rammaricarci per l’ennesimo
pareggio, che smuove troppo poco la classifica e
lascia solo la consolazione che non si è perso. Ed è
indubbiamente troppo poco per una squadra che prima
della sosta natalizia parlava di scudetto,
rammaricandosi anche in quel caso di punti persi con
pareggi in casa (Roma e Fiorentina) o fuori con
avversari abbordabili (Brescia, Bologna e Chievo).
La cosa che secondo
me è più rilevante in questo momento, è che è caduto
anche l’alibi del migliore attacco del campionato,
che tendeva a compensare la circostanza da molti
evidenziata che il parco attaccanti, con la sola
novità di Quagliarella in più ma con Diego in meno,
fosse rimasto quello dello scorso anno e stia
lasciando molto a desiderare; infatti nelle quattro
partite di campionato giocate nel mese di gennaio,
sono state segnate solo tre reti, di cui una inutile
con il Parma, e questo si è ovviamente riscontrato
nella classifica, con la miseria di soli quattro
punti. A Genova con la Sampdoria che ha tirato in
porta una volta sola, impoverita oramai dalla
partenza di Cassano, un attaccante inspirato avrebbe
finalizzato più volte verso la porta il volume di
gioco creato; venti minuti con Del Piero si sono
visti eccome, rispetto a quelli con il solo
brasiliano da crociera. Esiste purtroppo un caso
Amauri, involutosi oltre ogni aspettativa, ed in
crisi di identità prima ancora che di forma, anche
perché non più supportato dalla critica e dai
tifosi; fanno bene Marotta e Del Neri comunque a
proteggerlo, anche perché ora va solo recuperato,
anche per averlo in futuro come pedina di scambio.
Va detto comunque che il buon Pazzini ieri non ha
visto palla, al pari di Amauri, e potrebbe non
essere lui il salvatore della patria.
Tra le note positive
della partita con la Samp può essere considerata sia
la nuova verve di Sissoko, che sembra recuperato sia
fisicamente che mentalmente, e la cui presenza si fa
ben sentire a centrocampo; ed inoltre la circostanza
che per la prima volta da molte gare, la squadra non
ha subito reti, né ha corso molti rischi, tanto che
Buffon non ha dovuto quasi mai parare. Questo
aspetto è un buon viatico per il prossimo filotto di
partite, che oltre alla Roma per i quarti di finale
di Coppa Italia, vedrà i nostri affrontare prima
l’Udinese in formissima di questo momento, poi due
trasferte con Palermo e Cagliari, infine il match
clou con l’Inter in casa il 13 febbraio, quando
sapremo forse quale sarà la destinazione ultima del
nostro cammino in questa stagione 2010 – 2011.
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JUVE – BARI 2 a 1. INIEZIONE DI FIDUCIA
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di Luigi Farina
Che
sofferenza questo pomeriggio nel vedere la Juve
vincere con il derelitto Bari, con praticamente due
soli tiri nello specchio della porta, e soffrendo la
velocità degli uomini con l’attacco più sterile
della serie A ad impensierirci fino alla fine.
Servivano i tre punti, e sono venuti, in questo
inizio 2011 terribile, in cui la squadra che abbiamo
ammirato tra i mesi di ottobre e dicembre, imbattuta
per diciotto partite di seguito, sembra essersi
involuta in maniera inspiegabile. C’è una evidente
crisi di gioco, prima ancora che di risultati, e
l’emergenza infortuni non può esserne la sola causa:
infatti se per un verso l’attacco vive una
paradossale quanto grottesca situazione con
l’infortunio sistematico di quattro dei suoi attuali
elementi (Quagliarella, Iaquinta, Amauri e Toni, che
era sanissimo prima di venire da noi), di contro la
difesa ed il centrocampo presentavano oggi assenze
che non le hanno sostanzialmente indeboliti, vista
la rosa ampia a disposizione. Una linea a quattro
con Krasic, Sissoko, Aquilani e Pepe non è molto
diversa da una con Marchisio o Melo; ed anche la
difesa, con i due centrali titolari, può schierare
uno qualunque dei numerosi terzini – incluso
Sorensen – di cui oggi dispone la squadra: manca
Grosso, gioca Traorè, manca Grygera e gioca Motta o
Sorensen, non c’è grande differenza.
Quello che è evidente invece è che manca il gioco in
fase offensiva, gli schemi e le idee latitano, le
giocate con palla a terra sono inesistenti, ed i
giocatori avversari veloci creano troppi pericoli e
gol ad una difesa che si taglia come il burro.
Esiste un evidente problema sul lato destro della
squadra, da dove per la scarsa attitudine di Krasic
in copertura e la inesperienza di Sorensen, abbiamo
subito le azioni di quasi tutti i gol delle ultime
quattro partite; ed anche al centro ci sono
evidentissimi problemi di piazzamento dei centrali,
di cui il primo gol di Cavani con il Napoli è solo
l’esempio più lampante. Il senso di questa analisi è
che ora, dato il materiale umano disponibile e che
presumibilmente resterà lo stesso, tutto è nelle
mani di Del Neri e nella sua capacità di
riorganizzare il gioco e ridare fiducia alla
squadra, chiaramente in difficoltà in questo
periodo, anche perché la classifica è ancora corta e
la rosa della Juve non è inferiore a quella di
Napoli, Lazio e Palermo.
Esiste poi un oggettivo problema in attacco, dove la
scelta di prendere Toni, ridicolizzata dal suo
attuale infortunio, sembra essere stata fatta per
integrare il gruppo delle prime punte e non per
sostituire Quagliarella; allora come seconda punta
giocherà sempre Del Piero o sarà utilizzato Martinez
o sarà fatto un altro acquisto occasionale, del
valore temporale di sei mesi? La realtà è che ci
vorrebbe un intervento sul mercato importante, ma è
anche vero che oggi chi ha il grande giocatore non
se ne priva; per questo le squadre si costruiscono a
luglio, e non al mercato di riparazione. |
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NAPOLI - JUVE 3 a 0. ANNICHILITI
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di Luigi Farina
Noi tifosi campani della Juve ci
apprestiamo a subire questo day after della
sconfitta durissima subita domenica sera Napoli,
assolutamente sconcertati ed annichiliti per gli
esiti della gara. Il confine tra il consolarsi
pensando che il Napoli ha giocato molto bene o la
Juve ha giocato molto male, è assai sottile e non
riesce a distoglierci dai terribili dubbi che ci
assalgono: abbiamo fallito anche quest’anno?
Partendo dalla partita di ieri ed in generale dalle
tre partite che hanno seguito la esaltante vittoria
con la Lazio, l’analisi ha molti spunti da
sviluppare: vogliamo parlare degli 8 gol subiti
contro due fatti, in tre partite? Della posizione in
classifica (sesti con due punti in meno della
sciagurata gestione Ferrara)? Del fatto che due
giocatore di quelli da epurare nell’ottica del
rinnovamento (Grygera e Grosso) giocano perché
preferiti ai nuovi acquisti (Motta e Traorè)? Del
fatto che senza i due portatori di acqua Melo e
Sissoko (quest’ultimo dato per partente) il
centrocampo con Aquilani e Marchisio è inguardabile?
O vogliamo parlare della facilità con cui ha segnato
i primi due gol Cavani, non marcato da quei due
babbei di Bonucci e Chiellini? Di Amauri, Iaquinta e
Del Piero è invece meglio non parlare proprio. In
realtà su questi temi si stanno scatenando tanti
commentatori, ed è superfluo andare oltre, per
aggiungere benzina sul fuoco.
La situazione è molto delicata, ed è il
momento di ricompattarsi, per evitare che la squadra
accentui le sue debolezze con la perdita di fiducia,
come avvenuto lo scorso anno; ma bisogna provare ad
intervenire sul mercato i maniera sostanziale. Avevo
detto la scorsa settimana che per sostituire
Quagliarella bisognava iniziare già da ora a
prendere una pedina importante, e mi auguro che
entro il 30 gennaio questo avvenga, visto che Toni
non è il sostituto di Fabio e forse è la pedina per
fare andare via Amauri. Ma se sugli esterni abbiamo
problemi, se servono centrali difensivi, se occorre
un altro centrocampista, non bisogna fare scambi
alla pari tra giocatori non più graditi alle società
di appartenenza per problemi caratteriali o per
scelte tecniche: bisogna andarli a prendere puntando
sul sicuro. Questo perché una pedina importante è il
tassello che non solo ti permette di iniziare a
completare la squadra, ma ti dà maggiore sicurezza
anche dei risultati sportivi che sono
importantissimi da raggiungere anche quest’anno.
Uno scambio Sissoko – Cigarini non serve a
nessuno: scartato dal Napoli, come può essere
decisivo per la Juve, dovendosi pure ambientare in
un nuovo contesto di squadra? Allo stesso modo in
attacco non serve Bojinov (riserva di Crespo) o Mutu
(persona allo sbando): faranno i 4 o 5 gol che
faranno pure Toni o Amauri, da qui alla fine del
torneo, per poi andare via. Invece servono atleti
come Giuseppe Rossi, Fernando Torres, Karim Benzema,
Rakitic, Ivanov, Bale, Carlos Tevez, Wayne Rooney,
ed al massimo Gerrard o Lampard; anche uno solo di
questi da innestare nella rosa attuale, ma che sia
gente cioè che cambi qualitativamente il target
della squadra, e che naturalmente servirà anche per
il prossimo anno, quando la stessa dovrà essere
completata per puntare allo scudetto.
Attenzione infine: c’è a mio giudizio un
evidente caso Del Piero, relegato a panchinaro
sistematicamente, che non deve essere trascurato. |
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JUVE – PARMA 1 a 4. CORNUTI E MAZZIATI
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di Luigi Farina
Incominciamo l’anno così come avevamo finito il
2010, con la sensazione che la Juve di quest’anno
continui ad essere una bella incompiuta, sulla quale
noi tifosi stiamo riponendo grandi speranze, ma ci
ritroviamo spesso con l’amaro in bocca. E questo
avviene non solo per potenziali o oggettive
debolezze della squadra, forse inferiore ad alcune
concorrenti per i primi posti, ma anche per una
serie di episodi sfavorevoli e sfortunati che
oggettivamente ci penalizzano più del lecito.Valeva
per la partita pareggiata assurdamente a Chievo, ma
anche la partita di oggi credo possa essere
fotografata ampiamente dalla premessa di sopra.
Mentre ci apprestavamo già a polemizzare con i
napoletani per la partita clou di domenica sera,
davamo per scontato che con il Parma si dovevano
fare i tre punti e che ciò sarebbe avvenuto,
malgrado qualche difficoltà legata a trovare il
partner in attacco per Quagliarella, stante
l’ennesimo ed inatteso infortunio di Iaquinta, e la
precaria condizione di Del Piero ed Amauri. Ed
invece in pochi minuti è successa un’ecatombe:
infortunio grave a Fabio Quagliarella, nostra punta
più in forma e più prolifica, espulsione di Felipe
Melo dopo dieci minuti, e intera partita da giocare
in inferiorità numerica. E’ ovvio che associato
all’ecatombe non può mancare anche il pessimo
arbitro De Marco, che ha commesso una serie di
errori di valutazione, partendo dal possibile rigore
su Krasic, passando per non considerare la
provocazione del parmense Paci su Melo, fino a non
espellere come ultimo uomo il difensore del Parma
che ha fermato con un fallo di mano la palombella di
Amauri lanciato a rete; e chi sa se in parità
numerica, pure se sullo 0-2, non si poteva rimettere
in sesto la gara.
Detto questo però, va detto che prendere quattro
reti dal Parma, squadra di media classifica, pur in
inferiorità numerica per settantacinque minuti è
onestamente molto, e non può non essere associato al
fatto che in nove partite giocate all’Olimpico di
Torino i punti raccolti dalla Juve sono stati troppo
pochi per una squadra ambiziosa (15 su 27) e le reti
subite tantissime (16) per una squadra che ha in
campo i due centrali della nazionale italiana. Senza
dimenticare ovviamente la mortificante eliminazione
dalla Europa League.
Con
il risultato di domenica sera a Napoli e la fine del
girone di andata si potrà tirare una linea e fare un
primo bilancio di stagione: capire se qualche
vittoria entusiasmante e la voglia di tornare ad
essere protagonisti, non ha illuso oltremisura noi
tifosi che abbiamo riposto troppe speranza su una
squadra forse ancora non completa per ambire ai
massimi traguardi, ma che alla qualificazione in
Champions League deve arrivare assolutamente.
L’infortunio a Quagliarella, sommato a quello di
Iaquinta, impone un intervento sul mercato: a parere
del sottoscritto è inutile puntare su un ripiego, su
un riempi rosa e scalda panchina da sbolognare a
fine stagione, ma iniziare, ora per il domani, a
mettere un tassello di qualità, per comporre la
formazione che arriverà alla terza stella. Anche
perché diversamente la scalata alla Champions
diventa ardua, ed il potenziamento della rosa ancora
più lento. |
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CHIEVO - JUVE 1
a 1. CI E’ ANDATO DI TRAVERSO IL PANDORO. AL 94°
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di Luigi Farina
Ad
un minuto dalla fine della partita con il Chievo
eravamo meritatamente in vantaggio 1 a 0, ancor più
meritatamente eravamo a tre punti dal Milan e dunque
dalla vetta della classifica, con il Napoli che
stava pareggiando 0-0 in casa con il Lecce: una
situazione ottimale, il degno coronamento di una
rincorsa iniziata alla quinta giornata di
campionato, a partire dalla quale la Juve non ha mai
più perso. Poi è successa un’ecatombe: il Lecce si è
mangiato il gol del vantaggio, il Chievo ha
pareggiato ed il Napoli per la sesta volta ha vinto
la partita in pieno recupero. E tutto è cambiato,
con la Juve quarta in classifica, a recriminare per
l’ennesimo pareggio immeritato e subito in rimonta
da avversari inferiori.
Anche stavolta ci sono le attenuanti, e sono molte,
ma anche stavolta parla il campo, parlano i numeri,
che ci penalizzano, anche perché al nostro
rallentare segue il rientro della Roma e
presumibilmente dell’Inter, rendendo dura la lotta
per i posti Champions. E’ paradossale il fatto che
ieri avevamo la piena disponibilità dei difensori,
che riempivano la panchina oltre Salihamidzic,
mentre mancavano praticamente tutti i
centrocampisti, gli esterni offensivi e gli
attaccanti; con le conseguenze di aver lasciato i
tre punti a Verona. E questo non solo perché il
giovane Giandonato sembra essere ancora acerbo per
le grandi ribalte, ma soprattutto perché i cambi
fatti da Del Neri – speriamo dovuti a estrema
stanchezza o infortuni degli atleti usciti e non a
gravi errori – hanno mandato in confusione la
squadra. Infatti Legrottaglie e Traorè, appena
entrati e vaganti come anime perse a centrocampo in
posizioni non loro, hanno perso tutti i pochi
palloni che si dovevano giocare, incluso quello che
ha fatto segnare l’ottimo Pellissier, che aveva
capito come mettere in difficoltà Sorensen ormai da
venti minuti, da quando cioè era andato a fare
l’uomo di sinistra del tridente, con Granoche al
centro e Moscardelli a destra. Ancora a secco è
rimasto Iaquinta, che si è divorato il gol del
raddoppio, e a partire dal quale continua a prendere
forza il dibattito su come rinforzare ancora
l’attacco, che manca del grande bomber; e che forse
sarà orfano di Amauri fino alla fine della stagione,
per imprevisti problemi al ginocchio.E stavolta tra
le attenuanti alla squadra e la recriminazione per
la mancata vittoria c’è da considerare anche
l’effetto Bergonzi, arbitro nefasto per i nostri
colori, che ha optato per la sanzione più drastica
sia nel caso del rigore (viziato per altro da
fuorigioco in partenza), sia soprattutto sulla
espulsione di Giandonato, che sembrava avere
interrotto una azione ben lontana da essere da gol.
Mi sa che iniziamo ad essere in credito con la
fortuna. Chissà cosa ne pensano a Napoli.
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JUVE – LAZIO 2 a 1. SIAMO SECONDI IN CLASSIFICA
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di Luigi Farina
C’eravamo anche noi del club Gaetano Scirea di S.
Maria C. V. sugli spalti dell’Olimpico domenica sera
ad accompagnare la Juve in una gara che poteva dare
concretezza alle rinnovate ambizioni, dopo la
tripletta rifilata al Catania. Dieci ore di autobus
all’andata e nove al ritorno, per ventisei
appassionati: dai vecchi Pino ed Enrico, ai
giovanissimi Antonio e Simmaco, ma quei secondi
finali e la gioia per la vittoria ottenuta
all’ultimo minuto, hanno reso la fatica e la
seguente stanchezza assolutamente accettabile,
rendendo la trasferta nella lontana e freddissima
Torino una piacevole gita.Una vittoria
importantissima e meritata, è stata. Una vittoria
legittimata da una supremazia territoriale in certi
momenti schiacciante e da un numero di occasioni da
gol tale da mangiarsi le mani, e da far ripetere la
solita storia, quasi paradossale: quella della
squadra con il maggior numero di reti fatte, ma che
non ha un attaccante da venti gol a stagione.In
realtà nella partita di ieri hanno giganteggiato i
centrocampisti. Su tutti Milos Krasic e Felipe Melo:
il serbo ha schiantato il laziale Cavanda (definito
velocissimo dal suo allenatore Reja) in quasi tutte
le occasioni in cui lo ha attaccato sulla velocità,
è stato una spina nel fianco sinistro della Lazio,
ha creato occasioni per i compagni e per se,
arrivando poi a segnare il gol, forse fortunoso, ma
seguente ad una percussione impressionante, dopo 90
minuti di corsa. Il secondo, il brasiliano, è stato
onnipresente, non ha gettato mai palloni
superficialmente, ha supportato Aquilani
nell’organizzare il gioco, ed è stato il solito
leone per dinamismo e tenacia. Bene anche Aquilani,
migliorato rispetto alle precedenti esibizioni, che
peraltro sta provando con pericolosità il suo ottimo
tiro, ed in due occasioni nel primo tempo è stato
fermato prima da Muslera, poi dalla traversa. Meno
incisivo ma sempre ordinato Marchisio, mentre hanno
inciso sul risultato i due cambi di Del Neri, sempre
a centrocampo: Pepe, più attaccante e pericoloso di
Marchisio, e Momo Sissoko, che con la sua freschezza
ha inventato il passaggio filtrante che ha portato
al gol di Krasic.Ottimo anche il lavoro di Chiellini
e Bonucci, ma soprattutto di Sorensen, che ha tenuto
benissimo il pericolosissimo Zarate quando svariava
sulla sua fascia, malgrado l’evidente potenziale gap
in termini fisici; meno bene invece Grosso, che come
difensore se l’è cavata bene, ma come fluidificante
lascia ampiamente a desiderare; chissà che non si
debba provare con Traorè, anche se squadra vincente
non si tocca.Mancano tre turni alla fine del girone
di andata: due partite sono fuori casa, una in casa;
nell’ordine Chievo, Parma e poi a Napoli, che
arriverà allo scontro diretto dopo aver giocato a
Milano con una Inter quasi all’ultima spiaggia. Per
rosicchiare qualche punto al Milan, che corre
inesorabile, ci vorrebbe l’enplein, oppure
accontentarsi di non farsi distaccare, per
aspettarli in primavera, quando gli impegni di
Champions potrebbero favorirci. Ovviamente
aspettando che Lazio e Napoli rallentino la corsa,
lasciandoci al secondo posto, primo vero obiettivo
stagionale. |
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CATANIA – JUVE 1 a 3. UN PRONTO RISCATTO
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di Luigi Farina
Le
vittorie di Milan e Lazio, più che la sconfitta
dell’Inter ed il pareggio della Roma, obbligavano la
Juve a muovere con forza la classifica vincendo a
Catania, per evitare che i distacchi dai primi due
posti diventassero abissali. E c’era da riscattare
la conseguenza della mancata vittoria a Poznan, la
eliminazione al primo turno della Europa League: una
figuraccia di notevole entità, sommata alla presa
d’atto che all’estero la squadra è parecchio
disabituata a giocare, o è addirittura non idonea ed
inesperta.La squadra ha dunque risposto bene,
domenica sera a Catania, battendo i rosso azzurri di
casa per tre reti ad una, mancandone altrettanti,
resistendo agli attacchi che in certi momenti della
gara erano veementi e pericolosi. All’inizio la
formazione di Del Neri ha sofferto molto la velocità
dei padroni di casa e del gioco sulle fasce; per
buoni venticinque minuti gli esterni di difesa, ed
in particolare il roccioso Sorensen, sono stati
tambureggiati da Martinho e Gomez da una parte e da
Ledesma dall’altra, favoriti dall’abulica presenza
di Aquilani che ha sbagliato giocate e passaggi in
continuazione, non favorendo le ripartenze. Poi con
il passare del tempo sia Krasic e Pepe sulle ali,
sia Iaquinta che ha attaccato la profondità, hanno
iniziato a mettere sotto pressione la difesa del
Catania (un solo gol subito in sette partite),
arrivando a realizzare tre gol negli ultimi quindici
minuti del primo tempo. Si è visto il gioco
d’attacco da manuale, con gli esterni sempre attivi,
e le due punte a muoversi con sapienza ed autorità,
il tutto caratterizzato da splendide esecuzioni da
parte di Pepe e Quagliarella; l’azione del gol non
gol è stata da manuale, e stupisce che il
guardalinee non la abbia vista, dal momento che il
telecronista di Sky ha segnalato con certezza la
rete già in diretta. La furia della Juve è
continuata anche nei primi 20 minuti del secondo
tempo, con il super gol di Fabio Quagliarella, e la
prima grande occasione mancata da Krasic; poi il
ritorno del Catania ed una Juve pericolosa nelle
ripartenze: le due squadre potevano segnare almeno
tre gol per parte. La vittoria è stata
oggettivamente esaltante e la lettura della gara da
parte di Del Neri è stata ineccepibile, anche quando
ha tolto Aquilani, che ha sofferto moltissimo la
velocità iniziale del Catania, e poi ha inserito Del
Piero e Salihamidzic nel finale, che erano
perfettamente in palla, ed hanno confezionato
insieme due limpide occasioni da gol. Coraggiosa è
stata anche la scelta di Sorensen in luogo di Motta,
anche se il danesino sembra più un centrale, arcigno
e forte di testa, che un terzino, visto che ha
spinto quasi per niente, soffrendo molto la velocità
degli attaccanti esterni del Catania. Infatti non va
trascurato che per almeno quarantacinque minuti
abbiamo sofferto molto i catanesi, che hanno avuto
troppe occasioni da gol, seppure non sfruttate; e
questo è il sintomo di una non eccelsa forza, che ci
ha fatto perdere punti a Bologna ed a Brescia, e con
la Fiorentina in casa.
Ora
che siamo stabilmente terzi dobbiamo puntare a
salire ancora più in alto, iniziando domenica sera
con la Lazio (sciopero permettendo), ma non
trascurando poi il match con il Chievo prima di
Natale: sei punti per tirare le somme, e vedere se
serve realmente rinforzare la squadra, o addirittura
sfoltire un poco la rosa. |
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FIORENTINA E LECH
POZNAN. DELUSIONI E SPERANZE
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di Luigi Farina
A tre giorni dalla
partita con la Fiorentina, mi è parso più giusto
proporre qualcosa di diverso dalla sola analisi
della gara, che è stata ampiamente analizzata e
vivisezionata nei particolari dai tifosi, oltre che
dagli opinionisti.
E’ in arrivo la gara
di Europa League, ed i due eventi possono essere
visti insieme, costituendo la partita in Polonia la
occasione per il riscatto dopo un sabato in chiaro
scuro. Ci aspettavamo tutti e doveva arrivare una
vittoria, perché l’avversario era non trascendentale
sia per la sua posizione in classifica, sia perché
era anche rimaneggiata per i non pochi infortuni
subiti; ed ovviamente perché si trattava di un
avversario odioso, la Fiorentina rappresentato ieri
dagli Zeffirelli che hanno sputato sempre fuoco
sulla Juve, ed oggi da un tal Renzi, peraltro
sindaco della città gigliata, che ci ha impunemente
definiti una squadretta. E cosa ancora più
importante, bisognava vincere perché il Milan aveva
pareggiato e si poteva accorciare a meno quattro in
classifica, per presentarci e sentirci come i veri
antagonisti dei rossoneri per lo scudetto, una
ambizione mai sopita tra noi tifosi.
Ed invece c’è stato un
pareggio sofferto, acciuffato quasi in extremis, con
molte ombre soprattutto nel gioco: male Aquilani,
maluccio Krasic e Del Piero, in panne Motta, anche
perché non protetto da Krasic sulla fascia di
competenza e dunque sovrastato da Pasqual e Vargas,
oltre che sfortunato nell’autogol. La domanda di
tutti è: quando spiccheremo dunque il volo? Siamo
nelle condizioni di farlo? La partita di Europa
League ci dirà subito qualcosa, perché al pari della
gara con i viola, è una gara da vincere a tutti i
costi. E’ inconcepibile aver partecipato ai
preliminari di Europa League a luglio, e poi essere
eliminati in un girone con Lech Poznan e Salisburgo,
oltre al Manchester City non devastante di questi
tempi. Sono squadre alla portata della Juve, ma
soprattutto è il torneo che deve essere affrontato
con impegno dalla squadra, per capire realmente le
proprie potenzialità, oltre che per rendere viva una
rosa ricca di atleti, seppure spesso infortunati,
che diversamente a gennaio sarà sfoltita e non certo
rinforzata.
Certo, come per la
gara con il Salisburgo a Torino, la formazione è
rimaneggiata, e la comitiva viaggia con ben otto
atleti della Primavera al seguito, senza peraltro il
danesino Sorensen, e con gli attaccanti contati,
essendo Quagliarella non in lista, ed Amauri
indisponibile. Ma è altrettanto vero che gli undici
in campo non possono temere una squadra di media
fascia del campionato polacco. E’ presumibile che la
linea di centrocampo, in mancanza di Aquilani e del
suo acume geometrico presenti due mastini di
centrocampo in Marchisio e Melo, con i due esterni
di attacco Pepe e Krasic ad aggirare la difesa
avversaria ed in sostanza a fare il gioco che
pensavamo dovessero fare i quattro esterni
acquistati (con loro anche Martinez e Lanzafame) e
che in realtà non abbiamo quasi mai visti insieme.
Sarà della partita anche Traorè, altro oggetto
misterioso, a cui per ora si preferisce l’anziano e
vituperato Grosso. Una mancata vittoria sancirà una
matematica eliminazione, ed il contraccolpo
psicologico potrebbe incidere di più, rispetto al
vantaggio di non avere troppe partite nella
stagione. |
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GENOA – JUVE 0 a 2. PRANZO INDIGESTO PER I
GENOANI: C’E’ LA SIGNORA D’ACCIAIO
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di Luigi Farina
E’
una fregatura avere un campionato equilibrato:
ottieni vittorie esaltanti, vorresti volare e
sognare, ma poi vincono anche gli altri e ti trovi
ancora quarto in classifica; fai un pareggio a
Brescia – dove hanno perso la Roma ed il Palermo – e
poi con la Roma reduce da quattro vittorie in cinque
partite, e sembra che hai vanificato una striscia
senza sconfitte di nove partite, ma con troppi
pareggi. Ed hai pure il migliore attacco della serie
A con 25 reti, ed una difesa che ha subito sette dei
tredici gol complessivi nelle prime quattro partite,
e solo sei nelle nove successive.
Comunque abbiamo poco da lamentarci, cari tifosi
della Juve, lo sappiamo bene tutti. Anche sostenere
che ci manca un grande attaccante per essere al top
è in parte vero, visto che consideriamo Amauri quasi
un ex calciatore della Juve, sempre infortunato e
praticamente mai decisivo quest’anno; ma è
altrettanto vero che 25 gol li ha fatti la squadra,
con Quagliarella, Del Piero, Iaquinta e Krasic, in
pratica l’attacco della Juve.
A
Genova abbiamo visto una squadra quasi perfetta.
Innanzitutto granitica in difesa, dove la coppia
centrale Bonucci – Chiellini non ha presentato
sbavature, pur in presenza di un signor centravanti
quale è Toni, che si è battuto come un leone, senza
però mai essere pericoloso; buoni anche Grosso e
Motta, ma soprattutto il giovane Soerensen, che è
sembrato in qualche frangente insuperabile e dotato
anche di un buon calcio lungo. Alla fine le due
traverse del Genoa sono state colpite con tiri da
fuori e solo il giovane Destro con Kharja,
interessanti ed insidiosi, hanno creato un poco di
apprensione nel finale della gara. Il centrocampo
della Juve, rinforzato dal rientro di Krasic per 60
minuti dopo un mese di assenza, ha giganteggiato in
maniera esaltante, soprattutto nel primo tempo,
quando ha avuto un possesso palla continuo, con un
grande Aquilani, ed ha dato la sensazione di potere
affondare a piacimento; al primo gol fortunoso è
seguito un secondo gol bellissimo, ed una occasione
clamorosa per Iaquinta che ha sfiorato il palo di un
niente. Nel secondo tempo si poteva sfruttare di più
lo spazio conseguente al tentativo di arrembaggio
del Genoa a trazione anteriore; solo che Del Neri ha
preferito corazzare la squadra con Sissoko,
piuttosto che inserire un esterno incisivo come
Lanzafame, di fatto togliendo profondità alla
squadra, che aveva Iaquinta e Quagliarella un poco
spompati, dopo un gran correre, che li ha visti poco
lucidi in fase conclusiva. Ripeto, sembra un
paradosso giudicare l’attacco come il reparto meno
attrezzato, quando la Juve è la squadra più
prolifica del torneo; e forse lo è. Ci tocca una
buona Fiorentina, in crescita, sabato prossimo, e
poi la ripresa della Europa League, alla quale credo
che bisogna prepararsi bene per andare a vincere in
Polonia; una rosa ricca come quella della Juve,
malgrado tanti infortunati, potrebbe essere
sovrabbondante con il solo campionato; e soprattutto
non bisogna perdere il contatto con il calcio
europeo, oggi spina nel fianco per tutte le
italiane, per essere pronti da subito per la
Champions. |
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JUVE - ROMA 1 a
1. ALTRI DUE PUNTI PERSI
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di Luigi Farina
Una partita dai due
volti quella vista sabato tra Roma e Juventus, anche
se con un denominatore comune, la supremazia in
materia di occasioni da gol della Juve. Si è visto
un primo tempo dove la Roma ha cercato di fare la
partita, con maggiore possesso palla e gestione del
centrocampo, due azioni pericolose e la fortunosa
azione del rigore; con la Juve che ha sfiorato due
volte la rete con Quagliarella e Iaquinta, prima del
gol di Vincenzone. Nel secondo tempo la Roma si è
vista di meno a centrocampo e non ha mai impegnato
Storari, mentre noi abbiamo avuto nitide occasioni
con Marchisio, Quagliarella e soprattutto Aquilani,
a completamento di una partita giocata spesso
all’attacco. Una nota tecnica mi sembra debba essere
rilevata: la sostituzione di Iaquinta con Del Piero
non mi è sembrata azzeccata, sia perché Alex non ha
giocato bene, sia perché il calabrese, per quanto
confusionario, impegna a fondo le difese avversarie,
creando spazi sia per la seconda punta che per i
centrocampisti.
Fa parte della storia
del campionato il dato che il torneo giocato appena
dopo i mondiali riserva sempre sorprese, per la
presenza di numerosi protagonisti del torneo
iridato, che si ritrovano un po’ scarichi dal punto
di vista fisico e psicologico. Questa circostanza si
somma al fatto che in Italia quest’anno l’Inter,
dopo anni di successi, culminati con la tripletta di
vittorie di Scudetto, Coppa Italia e Champions,
dovuti anche alla mancanza di avversari, oltre che
ad una rosa molto ricca di giocatori di spessore per
una disponibilità quasi illimitata di denaro, si
ritrovi in affanno, forse sazia, forse vecchia,
forse in debito con la fortuna per gli scorsi
tornei, comunque non invincibile.
Per questi
presupposti, quest’anno il campionato italiano di
serie A sembra molto più equilibrato al vertice, e
sono più di una le squadre che acquisiscono la
consapevolezza di tale equilibrio per fare un
pensierino alla vittoria finale. E la Juventus non
può che essere tra questi, anche e soprattutto con
l’autorevolezza con cui ha affrontato a San Siro
prima l’Inter, poi il Milan. Per questo dobbiamo
vedere il pareggio di sabato a Torino con la Roma
come due punti persi, peraltro in casa, che
vanno a sommarsi a quelli di Brescia, per non
parlare di quelli di Bologna. E’ vero che i
giallorossi di Ranieri sono una squadra in forma ed
in crescita, con un mister dal dente avvelenato,
così come è vero che gli assenti illustri sono
ancora troppi, tanto da costringere Del Neri a
riproporre il primavera Sorensen, l’epurato Grosso e
l’esordiente Traorè, ma è altrettanto vero che su
sedici partite ufficiali tra campionato e gironi di
Europa League, lo score di due sconfitte, cinque
vittorie e ben nove pareggi, non può essere il
ruolino di marcia di una squadra che ha ambizioni.
Peraltro continuando così si uscirebbe subito dalla
coppa europea, tanto da chiedersi che senso aveva
fare la squadra di fretta per giocare i preliminari.
Bisogna dunque iniziare a vincere. |
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BRESCIA - JUVE 1 a 1. IL PAREGGIO E’ GIUSTO.
PURTROPPO
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di Luigi Farina
Ci eravamo tutti
illusi che il gol di Fabio Quagliarella a 20 minuti
dal termine della partita giocata al Rigamonti
contro le rondinelle bresciane, potesse essere
l’ennesimo segnale positivo per caratterizzare una
stagione che avrebbe visto la Juve protagonista in
campionato oltre le più rosee aspettative. E si
trattava di speranza tutt’altro che vana,
considerando che il Brescia aveva giocato a mille
per tutti i precedenti settanta minuti, e sembrava
iniziare a sentire la stanchezza, rendendosi meno
pericolosa che nel primo tempo. Purtroppo il Dio del
calcio ha ritenuto, al pari di molti commentatori,
che in fondo il risultato era ingiusto visto quello
che si era visto in campo, con le numerose occasioni
da gol limpide delle rondinelle, con Caracciolo ed
Eder su tutti; e dunque ha consentito che Diamanti
realizzasse un gol tanto bello, quanto fortunoso,
dal momento che la palla calciata dal fantasista
bresciano è passata tra il piede di Motta, il
ginocchio di Sissoko, la testa di Chiellini, la mano
di Storari, finendo sulla faccia interna del palo,
prima di andare in rete, seguendo una traiettoria
liftata per giunta. E pareggio è stato, malgrado una
occasione nel finale di Quagliarella, l’unico dei
bianconeri a tirare in porta con pericolosità: suo
anche il colpo di testa nel primo tempo parato dal
portiere miracolosamente, il palo nel secondo tempo,
ed il gol ovviamente.
Ed in questa chiosa
sulla pericolosità di Quagliarella c’è in parte la
lettura delle prestazioni della Juve nelle ultime
cinque o sei gare, coppa compresa. Alla Juve, più di
ogni altro reparto, mancano gli attaccanti, mancano
quei giocatori che creano occasioni per loro classe,
prima ancora che per il gioco della squadra e dunque
impegnano costantemente ed impensieriscono i
difensori avversari, anche impedendo loro di
partecipare alla fase offensiva, per il timore di
essere colti impreparati ed uccellati. Del Piero è
sembrato ieri sera assolutamente poco lucido, e
certamente ciò può essere dovuto alle 4 partite
giocate in 9 giorni, che stroncherebbero chiunque; e
dunque serve il contributo di Iaquinta ed Amauri,
pur con oggettivi loro limiti attuali: confusione,
sterilità sotto porta, scarsa condizione. Bisogna
poi salutare con ottimismo il rientro nei ranghi di
Lanzafame e Traorè, due giovani che in termini di
freschezza e dinamismo possono dare molto alla
squadra, oltre che di Melo, assente nelle ultime due
gare, e quindi più fresco di un Marchisio che non si
è mai fermato, e ieri sera si è visto. Con la Roma
pimpante vista nel derby e con la Fiorentina, e con
i suoi giocatori molto tecnici, è necessario essere
al massimo fisicamente per conservare anche le
energie mentali fino alla fine; la nostra è una
squadra che punta molto sul modulo e gli schemi, più
che sulla classe e la tecnica, e dunque tutti
dovrebbero essere in grado di interpretare il
proprio ruolo in qualunque momento. Così fino ad ora
abbiamo raccolto i buoni risultati che ci vedono in
ogni caso a quattro punti dalla vetta, anche se
quinti. E non dimentichiamo che le squadre che ci
sono davanti si incrociano fra loro domenica: una
vittoria contro gli uomini di Ranieri ci
avvantaggerà in ogni caso. |
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JUVE – CESENA 3 a 1. AVANTI MALGRADO LE
DIFFICOLTA’
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di Luigi Farina
Dopo la super vittoria a Milano e la stanca e
scialba prestazione di giovedì in Europa League con
il Salisburgo, la Juve era chiamata ad una conferma
nella partita casalinga con il Cesena. Una partita
facile, da vincere a tutti i costi, considerando
anche il pareggio dell’Inter in casa con il Brescia
ed il derby di Roma, che avrebbe fermato in qualche
modo due avversarie, una da raggiungere e l’altra da
tenere lontana; partita facile, se non fosse per la
paurosa emergenza infortuni, che lascia a Del Neri
un parco giocatori limitato e poche possibilità di
turnover, dopo un ciclo di partite ravvicinate.
La
Juve la partita comunque la ha vinta, favorita certo
dalla giusta espulsione del cesenate Pellegrino già
nel primo tempo e dalla modestia di un avversario
pericoloso solo nei primi venti minuti, ma
esprimendo gioco, intensità, attenzione nei
movimenti, e buone prestazioni dei singoli, a
cominciare dal migliore in campo, Aquilani (insieme
a Del Piero ovviamente), finendo al giovane
difensore della Primavera, il danese Sorensen, che
potremmo vedere ancora in campo nelle prossime
settimane, quando inizierà ad acquisire maggiore
sicurezza in fase di possesso palla, cosa per la
quale i vichinghi di Danimarca solitamente non hanno
naturale attitudine. Peccato per il gol subito,
dovuto ad una indecisione di Marchisio che si è
lasciato scappare Schelotto, ma poi il Cesena non ha
mai impensierito Storari, che di fatto non ha mai
dovuto parare, grazie alla buona prova di tutto il
reparto; buono dunque il rientro di Motta, ma
soprattutto quello di Grosso, che in questa fase è
utile come il pane, così come impressiona la
sicurezza ed il carattere di Bonucci, praticamente
sempre in campo da molte domeniche.
E’
importante in ogni caso prendere atto come la Juve
continui ad essere la squadra più prolifica in zona
gol, e come le vittorie con Milan e Cesena, siano
state caratterizzate da cinque reti realizzate da
tre attaccanti, Del Piero, Iaquinta e Quagliarella,
che compongono il reparto meno convincente della
squadra, soprattutto se rapportato a quelli di
Milan, Inter e Roma; e questo ancora più per la
inspiegabile inutilità di Amauri, che quando gioca
sembra non offrire niente né in termini di
profondità, né come uomo boa, né soprattutto come
pericolosità sotto rete. Speriamo che sia una
latitanza dovuta a problemi fisici, visto che ha
continui problemi alla caviglia, altrimenti si
renderà necessario provvedere ad un cambio nel
mercato di gennaio: ognuna delle punte deve
garantire almeno quindici reti tra campionato e
coppe, per non vanificare quanto di buono si sta
vedendo, e mantenere obiettivi ambiziosi. D’altra
parte le prestazioni non esaltanti in coppa sono
viziate da una carenza di reti preoccupante,
considerato il livello non eccelso degli avversari,
soprattutto gli austriaci del Salisburgo.
Adesso ci aspettano due partite in sei giorni: ci
prepariamo ad affrontare Brescia e Roma, due squadre
che sembrano in salute e con il morale alto come il
nostro. L’obiettivo è continuare a vincere: con sei
punti in saccoccia, ci si troverà ben oltre il
quarto posto. |
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MILAN - JUVE 1 a
2. ED ORA AVANTI COSI’
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di Luigi Farina
Sabato sera l’orgoglio dei tifosi della Juve è
tornato ad andare a mille, nel vedere una squadra
tosta, combattiva, precisa, tatticamente attenta, e
letale nelle occasioni da gol, battere il Milan, la
squadra da molti indicata come la favorita per lo
scudetto, grazie ad alcuni suoi giocatori superiori
alla media, in particolare Ibraimovich. E’ stata una
vittoria perfetta, tipica della squadra che gioca in
trasferta, che all’inizio subisce la squadra di
casa, ma che poi è stata insidiosa di rimessa,
compatta e combattiva fino alla fine. Eccellente è
stato il comportamento di alcuni giocatori: su tutti
ovviamente Felipe Melo, per quantità e qualità, ma
soprattutto per costanza di rendimento; infatti
contende a Krasic la palma di miglior giocatore di
questo inizio campionato. Ma anche di Marchisio,
Bonucci, Quagliarella, ed un poco al di sotto di
Aquilani, Pepe, Storari e Legrottaglie, fino al
leggendario Del Piero, un campione che se avesse
solo cinque anni in meno, farebbe venti gol. E’
chiaro comunque che se il Milan pareggiava non
rubava niente, così come è chiaro che la Juve è
tornata da Bologna con due punti in meno, ed il
Milan è tornato da Napoli con due punti in più.
Insomma le cose spesso si compensano, anche se con
l’animosità dei tifosi, facciamo finta di non
accorgercene.
La
forza della Juve è oggi Del Neri, senza dubbio
alcuno, per come ha saputo creare il gruppo, per
come lo ha saputo plasmare negli schemi di gioco che
propone, e per come sta supplendo ad una situazione
infortuni che è oggi catastrofica, come e più
dell’anno scorso. La Juve è oggi quarta in
classifica dopo una partenza ad handicap (due
sconfitte in quattro gare), ed ha battuto il Milan a
San Siro con un portiere disponibile su tre, un
terzino disponibile, Motta, su quattro, due
difensori centrali disponibili su quattro, due
esterni disponibili su quattro, e con Amauri e
Iaquinta in attacco più acciaccati che sani.Questo
aspetto, compensato in parte dall’entusiasmo degli
ultimi risultati, è oggi un grande problema, perché
avere i giocatori contati con due competizioni da
affrontare da protagonisti non è facile, ed anzi può
danneggiare i calciatori non infortunati se soggetti
a troppo stress fisico. E’ dell’ultima ora la
notizia che De Ceglie e Martinez si sono addirittura
fratturati rispettivamente la rotula del ginocchio
ed un metatarso del piede, e che mancheranno per
alcuni mesi. Ed a questo punto non si capisce come
farà la squadra il mister giovedì con il Salisburgo,
quando mancheranno anche Aquilani e Quagliarella, e
servono maledettamente i tre punti.Io credo che
sulla scorta dello stato di salute dei lungodegenti
Grygera, Traorè e Lanzafame, che solo lo staff
tecnico conosce, e considerando che il mercato di
riparazione ripartirà tra due mesi (ed almeno dodici
incontri da giocare nel frattempo), bisognerà
valutare il reintegro in rosa di Grosso e Brazzo
Salihamidzic, considerando che soprattutto il
secondo è giocatore esperto e dunque utilissimo.
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BOLOGNA – JUVE 0
a 0. L’ATTACCO PIANGE
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di Luigi Farina
Un
pareggio che lascia l’amaro in bocca, quello di
domenica pomeriggio al Dall’Ara di Bologna, insieme
ad uno strascico di polemiche che poco bene faranno
alla nostra Juve. Inspiegabilmente lo stadio
felsineo si è trasformato in questi ultimi anni in
uno dei posti più ostici ed avversi per la Juve,
grazie alle prese di posizione di Gazzoni Frascara
soprattutto, ma anche della presidente Menarini, ed
oggi di Malesani, che ha ricordato il Parma - Juve
del 2000 con il gol di Cannavaro annullato, anche se
poi lo scudetto fu consegnato da Collina alla Lazio.
E quindi le partite, pur se giocate contro un
avversario palesemente inferiore, presentano toni
agonistici e nervosismo ingiustificato, facendo
risaltare oltre il dovuto episodi come quello di
Krasic; episodio che poi in fin dei conti ci ha
molto danneggiato. E’ paradossale dirlo, ma a
seguito del rigore oggettivamente simulato dal
biondo Milos, e dal conseguente errore di Iaquinta,
la squadra è calata di intensità nel gioco e nei
singoli, tanto che il mister ha dovuto sostituire
Krasic, praticamente spentosi subito dopo
l’episodio; e soprattutto, dopo un primo tempo dove
si sono visti spunti e tre buone occasioni da gol,
la squadra non ha creato più pericoli per Viviano,
pareggiando una partita che si poteva e doveva
vincere. A questo si deve aggiungere che il serbo
sarà squalificato, ed in generale che dopo una così
evidente simulazione subirà un pregiudizio mediatico
ed arbitrale che durerà nel tempo. Una vera frittata
insomma.
A
questo si deve aggiungere qualche considerazione su
quello che oggi è il vero handicap della squadra,
cioè l’attacco. Sembra paradossale dirlo, visto che
la Juve è la squadra che ha segnato più di tutte, ma
gli attaccanti della Juve sono oggettivamente poco
incisivi, come confermano i numeri di reti di Del
Piero (1), Quagliarella (3), Iaquinta (2), Amauri
(0), ed il fatto che su otto partite abbiamo avuto
tre gare senza segnare. Preoccupano oggettivamente
Amauri e Iaquinta, troppo spesso infortunati e,
vista la stazza fisica, con tempi lunghi di recupero
della forma, che in queste condizioni non riescono
nemmeno ad impensierire le difese avversarie.
Possono essere, loro due ma nell’insieme l’intero
attacco, l’oggettivo limite al raggiungimento dei
traguardi più ambiti dalla squadra. Speriamo in
Martinez allora, che adesso avrà più spazio, visto
che ci aspettano Milan e Manchester City, oltre che
Cesena e Salisburgo. |
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JUVE – LECCE 4 a
0. UN ALTRO BEL SEGNALE
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di Luigi Farina
Nella domenica in cui
tutte le grandi hanno vinto, anche la Juventus ha
detto la sua, battendo il Lecce con un risultato
netto ed una prestazione convincente, impreziosita
dall’ennesimo traguardo raggiunto da Alessandro Del
Piero, che con 178 reti segnate si appaia a
Giampiero Boniperti tra i top scorer della Juve in
partite di campionato. Un bel segnale, questa
vittoria, per la facilità con cui si è manifestata,
e soprattutto per la conferma che la porta di
Storari inizia ad essere inviolata con regolarità,
condizione necessaria per muovere sempre la
classifica, e soprattutto caratteristica tipica
della grande squadra, quella che può ambire ai
massimi traguardi. E questo anche grazie al
portiere, che sul risultato di 1 a 0 ha effettuato
un intervento miracoloso su Corvia, che avrebbe
potuto cambiare il corso della gara. In realtà è
stato questo l’unico sussulto che ha procurato
patemi d’animo a noi tifosi della Juve, perché poi
mai il Lecce ha impensierito più del dovuto la
squadra di Del Neri, che avrebbe anche potuto
rimpinguare il bottino.
Buone notizie dalla
difesa dunque, ma ottime notizie soprattutto dal
centrocampo, dove Krasic sembra devastante sulla
fascia destra quando con le sue percussioni crea
scompiglio nella difesa, sia se marcato da un
difensore, sia se raddoppiato; dove Aquilani sta
acquisendo sicurezza e visione di gioco, dando
geometria e pulizia al gioco della squadra; dove
Felipe Melo sembra il fratello sveglio di quello
sciagurato che giocava e combinava casini lo scorso
anno. Buone poi anche le strategie di Del Neri. Pur
di non limitare la pericolosità in attacco di Krasic,
che ha spiccate attitudini offensive, ha sacrificato
un terzino offensivo come Motta, con Grygera, molto
più difensivo. All’opposto, a sinistra invece,
utilizza De Ceglie più offensivo, ma meglio coperto
da Marchisio o da Pepe, ed aiutato anche da
Quagliarella o Del Piero sempre su quel lato. Nella
gara con il Lecce, soprattutto nel secondo tempo, è
stato interessante notare come spesso la squadra si
concentrava sulla parte sinistra del campo,
lasciando così Krasic quasi sempre contro un solo
difensore, e che veniva così servito da lanci
trasversali dei tre centrocampisti.
Qualche perplessità
mostra ancora l’attacco, malgrado la Juve sia la
squadra che ha maggiormente segnato fino ad ora.
Quagliarella sembra un poco confusionario e poco
incisivo nei 20 metri, anche se è molto partecipe al
gioco e con ottima tecnica individuale. Preoccupa
soprattutto Amauri, che come l’anno scorso lotta
senza mai impensierire gli avversari e senza mai
vedere la porta, con Iaquinta troppo spesso fermo ai
box; speriamo che come al solito non sia il
trentaseienne capitano ad essere il miglior
marcatore della squadra (a meno che non segni 15 gol
ovviamente). |
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INTER – JUVE 0 a 0. UN BUON PAREGGIO
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di Luigi Farina
C’è
soddisfazione fra i tifosi ed i commentatori di fede
bianconera dei vari forum e siti internet, per gli
esiti di questo tris di incontri con Cagliari,
Manchester City e Inter, seguenti alla sconvolgente
sconfitta casalinga con il Palermo; e tanto
considerando che dei tre incontri, due erano in
trasferta con squadre di primo piano. Una vittoria e
due pareggi, tre reti subite e cinque realizzate. E’
evidente che tutti avremmo sperato in almeno
un’altra vittoria, in qualche gol fatto in più e
qualcuno in meno subito, ma è evidente che la
squadra è in crescita ed è peraltro cresciuta
proprio in questo trittico, arrivando a giocarsi una
signora partita con l’Inter, che resta la squadra da
battere in Italia, mostrandosi pericolosa fino alla
fine, pur dopo aver giocato la partita di Europa
League a Manchester solo tre giorni prima.
E’
interessante come mister Del Neri sta gestendo le
risorse a disposizione, con un turnover abbastanza
corposo, che prevede la sostituzione anche di cinque
o sei calciatori per volta, e con la scelta di
soluzioni tattiche diverse. Ciò avviene spesso nelle
zone nevralgiche come il centrocampo, dove sembra
non esserci una accoppiata titolare, anche per
l’ottimo rendimento che i quattro centrali stanno
offrendo: valga per tutti la partita assolutamente
positiva di Sissoko a Manchester e la scelta di
utlizzarne tre contemporaneamente nella gara con
l’Inter, con Marchisio a sinistra per limitare
Maicon. Ed anche le punte si interscambiano spesso
sul terreno di gioco. La partita di domenica sera
con l’Inter ha mostrato diversi aspetti positivi. In
linea generale è piaciuto l’atteggiamento della
squadra che ha giocato a viso aperto fino alla fine,
rischiando qualcosa contro un Eto’o veramente
scatenato, ma terminando per la seconda volta nella
stagione una partita a reti inviolate. La difesa è
sembrata più compatta in Chiellini e Bonucci,
Grygera e De Ceglie, con quest’ultimo chiamato ad
offrire una maggiore spinta per la mancanza di un
esterno di attacco sul lato sinistro. A centrocampo
sono piaciute le geometrie di Aquilani (meglio
comunque contro il Cagliari) e soprattutto la
puntualità ed il dinamismo di Felipe Melo, che
sembra oramai un giocatore ritrovato, che a breve
inizierà anche a segnare; di Krasic non c’è molto da
dire, se non che bisognerà dosarne maggiormente le
forze, per conservarlo al massimo nelle partite clou
della stagione. Certo non sarà facile sostituire un
calciatore così propositivo e concreto, in certi
frangenti determinante, ma è altrettanto vero che il
calo che ha avuto nel secondo tempo nella gara con
l’Inter è un segnale da non trascurare. D’altra
parte gli esterni quest’anno non mancano, e
Lanzafame e Martinez scalpitano per avere qualche
chance in più. Per quanto la Juve abbia realizzato
il maggior numero di reti in queste sei giornate, è
invece proprio l’attacco che è meno entusiasmante;
vedere la classe di Eto’o e la pericolosità di
Milito, oppure la potenza di Ibrahimovic, o la
velocità di Lavezzi – Cavani – Hamsik, rapportata
alla confusionaria generosità di Iaquinta e Amauri,
o alla per ora molle tecnica individuale di
Quagliarella, o alla generosità egoista del
trentaseienne capitano che cerca sempre la soluzione
personale, offre una sensazione di inferiorità
difficile da colmare.
Del
Neri sta lavorando bene dunque, merita fiducia ed
ispira anche simpatia; credo che a breve godrà anche
dell’affetto dei tifosi. Bisogna però iniziare a
vincere con continuità, per rimpinguare il bottino
che è ancora troppo misero. |
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JUVE
- CAGLIARI 4 a 2. TRE PUNTI IMPORTANTI
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di Luigi Farina
E’ stata una vittoria
importante quella della Juventus con il Cagliari nel
posticipo di domenica sera. E ciò non tanto per il
rotondo risultato, quanto per i tre punti
conquistati, dopo avere sciupato un incontro
casalingo con il Palermo, e in una giornata in cui
le squadre più forti hanno incominciato a vincere,
iniziando a muovere la classifica dal basso. Pensate
un poco cosa sarebbe stata la classifica della Juve
in caso di solo pareggio: penultimi, come ora la
Roma, e per giunta alla vigilia della partita con
l’Inter. Da brividi. Per fortuna – termine non
casuale visto che i due gol del secondo tempo sono
stati rocamboleschi – abbiamo ricominciato a
segnare, compensando così la brutta abitudine che
abbiamo preso nel subire gol facili. Va detto in tal
senso che il comportamento della difesa è
assolutamente sconcertante, e non deve assolutamente
confortarci il fatto che facciamo molti gol (primo
attacco in campionato); infatti non credo ci sia un
rapporto di causa ed effetto tra i due fattori,
poiché i gol che prendiamo sono troppo spesso dovuti
ad amnesie difensive, piuttosto che contropiedi o
ripartenze con la squadra sbilanciata. Inoltre non è
un caso che con questo score tra gol fatti e gol
subiti siamo a metà classifica, abbiamo fatto la
metà dei punti disponibili, abbiamo perso già due
volte su cinque. Come dire, se questa è la strada,
non si va molto avanti. Preoccupano onestamente
Bonucci e Chiellini, ma anche tutti i compagni della
elementare linea a quattro, con Motta capocordata.
Evitando di parlare di Krasic, vero uovo di Colombo
della Juve di questa prima parte di stagione, che
non dovrebbe però essere oltremodo spremuto senza
concedergli un poco di riposo, mi ha colpito molto
favorevolmente l’esordio di Aquilani a centrocampo:
testa alta, buon controllo di palla, passaggi di
prima, tiro da fuori, perfettamente complementare a
Felipe Melo, ma secondo me anche a Sissoko. Ciò a
conferma che la squadra, pur senza fuoriclasse,
nella sua interezza è sostanzialmente equilibrata ed
interscambiabile, ed una volta oliati i meccanismi
di gioco, potrà affrontare con fiducia ogni gara con
qualunque undici Del Neri metta in campo. Resta,
questa logica del turn over, la vera chiave di volta
di una stagione, che dovrebbe a mio parere essere la
carta che fa sparigliare il mazzo, tra le squadre
che hanno le coppe europee (ed in questa fase sono
sette), e che consente di tenere il passo di squadre
come il Genoa o la Lazio e la stessa Fiorentina, che
si sono rinforzate e che senza gli impegni
infrasettimanali sono chiaramente più insidiose. Pur
senza stravolgere il corpo della squadra composto da
sette o otto persone, Del Neri deve provare a
cambiare almeno quattro elementi tra una partita di
domenicale ed una infrasettimanale; ed ha la
possibilità di farlo, avendo giocatori di pari
livello, in numero di due per ogni ruolo, e con
meccanismi di gioco che tendono a perfezionarsi con
il passare del tempo. Ci aspettano Inter e
Manchester City ora, entrambe in trasferta: si
traccerà una linea sui primi tre mesi di lavoro,
oltre la quale a partire dalla metà di ottobre non
si potrà più sbagliare. |
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JUVE - PALERMO 1
a 3. CHE TONFO, RAGAZZI!
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di Luigi Farina
Dopo la vittoria di Udine, ci siamo lasciati con il
dubbio che la sonante vittoria con i friulani
potesse in qualche modo essere dovuta non solo alla
nostra ritrovata forza, ma anche alla debolezza
dell’avversario. La sconfitta della Juventus di ieri
sera con il Palermo, netta anche se con il risultato
oltremodo penalizzante, ci ha indirettamente dato la
risposta: la nostra forza non è purtroppo tale e
meno che mai ritrovata, e c’è il reale rischio di
doversi ridimensionare. Intervistato nel dopo
partita da Sky, il Direttore Generale della Juve ha
dichiarato che 4 punti in quattro partite sono pochi
per il blasone della Juve, ma possono starci per una
squadra ancora in rodaggio come la nostra. Io
credo che sia il caso di dire basta, perché questo
concetto oramai sta diventando un alibi. 4 punti
in 4 partite sono in assoluto pochi per una squadra
di alta classifica (tale è chi punta al piazzamento
Champions); 2 sconfitte su 4 partite sono comunque
troppe, anche per il morale della squadra; 7 reti
subite in 4 partite, o 10 in 5 gare se pensiamo al
Lech Poznan, sono una cifra enorme, da squadra di
media fascia, ed è bene prenderne atto con la dovuta
durezza, soprattutto per gli errori dei singoli e di
reparto, che li generano. E’ vero, c’è stata anche
sfortuna ieri sera: le ribattute in rete sui primi
due gol, di cui il secondo di rimbalzo, la papera di
Storari sul terzo gol, la caduta di Motta sul palo
di Pastore, la traversa ed il rigore di Del Piero, e
numerosi tiri e parate di Sirigu. Ma è altrettanto
vero che il Palermo di ieri, buono soprattutto nel
primo tempo, aveva fatto solo 1 punto prima, ha come
titolari 4 scarti della Juve (Cassani, Balzaretti,
Miccoli e Nocerino), ha ceduto i due pezzi migliori
dello scorso anno, Cavani e Kjaer e dunque è in
rodaggio come noi, ma soprattutto ha messo in campo
alcuni giocatori di venti anni e ventuno anni, una
età per la quale se fossero nella Juve sarebbero
considerati riserve e confinati nella Primavera.
Nessun Real Madrid dunque, e quindi solo palese
debolezza nostra. Grosse le colpe di Del Neri, che
ci ha capito poco. Niente turn over, per motivi
psicologici a suo dire, perché una squadra
entusiasta trova le energie dovunque; ed invece la
squadra era sfasata in Marchisio, in Pepe, in Motta,
in Bonucci. Considerato che Motta e Grygera non
hanno cambio, non sarebbe stato meglio far giocare
Legrottaglie in difesa, Aquilani per Marchisio a
centrocampo, Lanzafame per Pepe a sinistra e
Iaquinta per Del Piero in attacco? Poi ha sbagliato
completamente i cambi, nel tempo e nei modi; ha
tolto Pepe di fatto riducendo ancora più il già
scarso gioco sulla fascia sinistra, senza
sostituirlo con un esterno, ma mettendo Iaquinta che
invece anarchicamente si è accentrato sommandosi ad
Amauri, lasciando solo Grygera a provare ad
attaccare su quel lato. Ha di conseguenza tolto poi
Del Piero e messo Aquilani, componendo un
centrocampo senza logica e senza idee, che non ha
niente a che vedere con una organizzazione di
squadra che con il 4-4-2 deve interscambiare i
giocatori ed avere un gioco regolare e ripetuto a
memoria da chiunque giochi. Ci sono grossi problemi
dunque: ed il terrore di aver preso un allenatore e
molti giocatori da provinciale ci fa rabbrividire,
anche perché stanno per arrivare le partite con gli
avversari veri, non quelli resi grandi dalla nostra
debolezza. |
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UDINESE – JUVENTUS 0 a 4. E’ VERA GLORIA?
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di Luigi Farina
Mi
rendo conto che dopo la prima e sonante vittoria di
questo campionato, il titolo di apertura dovrebbe
essere più entusiastico, ma il divario enorme visto
tra la Juve e l’Udinese lascia pensare che lo zero
in classifica dei friulani possa non essere
occasionale, e che la vittoria netta possa non
essere solo merito della Juve. E ciò a maggior
ragione se pensiamo che i nostri atleti hanno
giocato anche giovedì sera, mentre gli udinesi hanno
potuto preparare con attenzione la gara.
Fatta questa onesta premessa, resta
però palese la ottima prestazione della squadra, che
specialmente nel primo tempo ha dominato in lungo ed
in largo, ha mostrato gioco offensivo, ha avuto
numerose occasioni da gol, concedendo ai friulani
solo un tiro di Sanchez ed un pericoloso
contropiede, che ha scatenato le polemiche degli
avversari per un presunto rigore con conseguente
espulsione di Chiellini.
Colpisce molto favorevolmente per gli esiti che
produce in attacco, il famoso gioco sugli esterni di
cui si è tanto parlato durante questa estate e che
ha portato al sacrificio di Giovinco prima e Diego
poi; stanno andando molto bene sia Pepe a sinistra,
sia soprattutto Krasic a destra, che mostra doti di
percussore non comuni, che oggi hanno letteralmente
annichilito l’Udinese nel primo tempo. Il serbo
sembra avere corsa, passaggio e cross, oltre ad una
buona dose di altruismo e disciplina tattica, che
iniziano a renderlo insostituibile nello scacchiere
bianconero; forse dovrebbe garantire maggiore
copertura in difesa, visto i grossi problemi avuti
fino ad ora da Motta sulla destra, ed in generale
dal reparto che ha subito ben sette reti consecutive
da Bari, Sampdoria e Lech Poznan; ma in ogni caso si
parla di un elemento assolutamente positivo.
Dall’altra parte Pepe ha attaccato di meno e coperto
di più, ma la squadra non ne ha risentito, visto il
numero di conclusioni a rete effettuato, ed anche
lui sembra in crescita dopo il brutto mondiale ed il
non eccellente avvio di stagione.
Ottimi sono poi stati Marchisio e Melo (a me
comunque non ispira molta fiducia), tanto che
l’atteso ingresso di Aquilani sembra debba essere
rimandato, insieme all’inossidabile capitano ed a
Fabio Quagliarella, che conferisce incisività
all’attacco, ed ha mostrato una buona intesa anche
con Iaquinta. Diciamo che il buon Del Neri, con il
recupero della condizione di Amauri ed il rientro di
Martinez dovrà iniziare a gestire bene il turn over
(tecnico e psicologico) per affrontare al massimo
tutte le competizioni.
E’
infatti evidente che prima della vittoria di oggi, i
risultati della Juve non sono stati molto
lusinghieri; primo fra tutti il pareggio in Europa
League con il Lech Poznan per 3 a 3, che ha messo in
salita il percorso nel girone, soprattutto perché la
partita successiva è a Manchester con il City di
Mancini, già vittorioso, che è già gara che non può
essere persa, per il contraccolpo psicologico che
può indurre. In più, essa va ad inserirsi in un
trittico di gare che vedrà la Juve giocare in casa
con Palermo e Cagliari, dove ovviamente bisognerà
fare sei punti, per poi andare a Milano a far visita
all’Inter, nella prima grande sfida della stagione
in campionato. Si tratta dunque di due grandi
verifiche, per vedere se la squadra è veramente
competitiva per affrontare la stagione da
protagonista, magari sin dall’inizio. |
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JUVE – SAMP 3 a 3. ANCORA NON VA BENE
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di Luigi Farina
Sembra una maledizione, soprattutto dopo il radicale
cambio tecnico e dirigenziale avvenuto alla Juve, ma
l’inizio di questa stagione pare essere la perfetta
continuazione di quella chiusasi a giugno scorso con
una delle peggiori performance della Juve
nell’ultimo mezzo secolo. Anche oggi stiamo a
parlare di un ennesimo record negativo, quello di
avere un solo punto dopo due giornate di campionato,
un evento accaduto l’ultima volta quarantotto anni
fa. Ma soprattutto parliamo di una Juve che si
evidenzia come una delle peggiori difese del
campionato, becca tre gol in casa, dopo aver
rischiato di prenderne altre tre; una cosa da
squadra oratoriana, pur se si stava giocando con una
squadra forte e soprattutto affiatata e collaudata
come la Sampdoria di questo periodo. Se pensiamo poi
agli evidenti errori tattici della linea difensiva e
personali dei singoli giocatori – Motta e Bonucci su
tutti, ma anche Marchisio a Bari sul gol di Donati –
si capisce che sulla fase difensiva c’è molto da
lavorare, anche perché è matematico che per ambire a
grandi traguardi, la prima cosa da fare è chiudere a
quattro mandate la porta, e poi segnare, come
insegnano la Juve di Capello e Lippi, ed all’inverso
le squadre dello sciagurato Zeman e dei suoi
discepoli.
Tornano a galla i dubbi sulla affidabilità di
Bonucci, sul non eccelso passato di Motta, e sui
rincalzi Rinaudo e Grygera; è poi di oggi la notizia
dell’infortunio muscolare occorso a Traorè, con un
mese di prognosi, e dunque il poco convincente De
Ceglie avrà il compito di presidiare la fascia
sinistra per otto partite di fila in trentasei
giorni, salvo complicazioni. Vedrete che rivedremo
in campo pure Grosso. E dunque si ritorna sul
refrain che ha caratterizzato il nostro
precampionato, quello di una Juve di medio livello,
senza qualità e senza campioni, che di conseguenza
non può avere ambizioni di scudetto, da secondo o
addirittura da terzo posto.
Sul
punto destano stupore e preoccupazione nel
sottoscritto le dichiarazioni di Del Neri e Marotta
circa le potenzialità della Juventus; onestamente i
proclami fragorosi dello scorso anno seguiti dai
risultati negativi realmente ottenuti possono aver
insegnato all’ambiente della squadra e della società
ad andarci con i piedi di piombo; ma altrettanto
credo debba essere considerato che all’inizio della
stagione, ed in mancanza di risultati, la squadra
con tanti giovani e tanti giocatori nuovi debba
avere le giuste iniezioni di fiducia prima di tutto
dai suoi dirigenti e dalla sua guida. Poi verrà di
conseguenza che gli ipercritici attuali diventeranno
sirene strombazzanti alla prima serie di risultati
utili.
Io
sono uno che ha grande fiducia in questa squadra, ed
agli scettici ricordo: ma siamo sicuri che la difesa
ed il centrocampo del Milan siano realmente da
scudetto, su una stagione lunga e con Champions? E
che l’innesto di Borriello possa certamente rendere
la Roma pronta per lo scudetto? Calciopoli dovrebbe
avere insegnato bene a noi juventini che la
distruzione della Juve, ed il ridimensionamento del
Milan, ha reso invincibile l’Inter oltre i propri
realistici limiti, ma contestualmente ha proposto
una Roma semi fallita, con una squadra sempre
uguale, unica antagonista naturale dei morattiani.
Io le aspetterei entrambe al guado, ma sono convinto
che sulla riva del fiume ci sarà anche la Juve ad
attenderle. Ed affondarle. |
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BARI – JUVE 1 a 0. DISCONTINUITA’? TUTTO COME
PRIMA
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| di Luigi Farina Iniziava ieri per la
Juventus la stagione del rilancio, quella di Andrea
Agnelli presidente, di Marotta Direttore Generale,
della lunga serie di giocatori indesiderati perché
vecchi ed imbolsiti, della Juve dei giovani motivati
e preferibilmente italiani. La stagione del riscatto
senza dubbio, e nel segno della discontinuità con il
penoso passato recente, quello della stagione
2009-2010 per intenderci. Eppure, ironia della
sorte, alla verifica del campo, questa discontinuità
si è sciolta come neve al sole, perché abbiamo visto
un film che speravamo poter a breve dimenticare:
sconfitta netta ma inattesa, squadra sconclusionata
e senza gioco, messa a nudo di potenziali errori di
costruzione, ma soprattutto l’ennesimo record
negativo infranto, la vera croce della scorsa
stagione. A Bari la Juventus ha perso dopo ben
ventotto anni la prima partita di campionato. Il
come ciò è avvenuto – superiorità tecnico e tattica
palese del Bari e sconfitta meritata per noi – ha
ovviamente raggelato quanti di noi erano soddisfatti
delle scelte effettuate dalla nuova dirigenza, e
dato fiato sia ai nostri amici tifosi meno convinti
delle scelte, sia soprattutto ai commentatori e
critici di professione, che hanno esplicitamente
bocciato il lavoro fatto da Marotta e Paratici,
parlando di una Juve priva di campioni, e dunque
modesta rispetto alla sua gloriosa storia. Una sorta
di squadra di seconda fascia, tipo la Sampdoria, per
intenderci; e questa sarà la spada di Damocle sulla
testa di Marotta e Del Neri, in caso di campionato
non di vertice..
La Juve vista ieri
ha indubbiamente evidenziato una incapacità a stare
in campo, che ha addirittura forse amplificato i
meriti del Bari. Ha evidenziato come una squadra di
spessore e che punta ad un campionato ambizioso, non
può essere rivoltata come un calzino e poi
completata negli ultimi giorni di mercato,
approfittando o subendo circostanze estemporanee e
casuali, che ti possono portare Benzema o Borriello
a secondo che si infortuni un giocatore del Real
Madrid o del Milan. Ha evidenziato infine come una
squadra che ha scelto di puntare sugli automatismi e
sugli schemi, piuttosto che sull’estro e sulla
tecnica dei singoli, non può schierare atleti come
Quagliarella e Krasic arrivati solo qualche giorno
prima, sperando che non vengano esposti al pubblico
ludibrio. A Bari abbiamo in realtà pagato, sperando
di aver finito, un prezzo molto caro alla
rivoluzione tecnica, che doveva affiancare agli
acquisti di giocatori giovani e di prospettive rosee
per più anni, le difficili cessioni di atleti come
Zebina, Camoranesi, Trezeguet, Grosso, Brazzo,
Tiago, Poulsen, la vecchia guardia insomma, gravata
dell’età e da stipendi milionari.
Oggi bisogna avere
fiducia in Del Neri e nella sua capacità di
insegnare e produrre gioco. Mancano i campioni ed i
fuoriclasse, ed in parte è vero, ma la squadra è
estremamente equilibrata nei reparti, con cambi di
eguale valore in tutti i ruoli; e questo può solo
dire che se la macchina parte ed ingrana, pur
cambiando gli interpreti, i risultati si avranno e
saranno buoni, perché gli interpreti sono tutti di
buon livello. Questa è la vera differenza tra una
grande squadra e quelle di seconda fascia, quali
Sampdoria, Palermo, Bari, Genoa, Napoli, che con
qualche infortunio e/o qualche partita in più, sono
costrette a fermarsi. Attendiamo la fine di
settembre allora. Senza dimenticarci di salutare un
grande campione, David Trezeguet. |
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COMUNICATO |
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Con
il presente comunicato lo Juventus Club Doc di
S. Maria C. V. (CE) intende porre in essere una
iniziativa volta a migliorare il dialogo e le
relazioni tra il Centro Coordinamento ed i club
periferici, quali il nostro, che pagano alla
distanza da Torino un prezzo troppo alto, in
termini di considerazione e disservizi.
L’iniziativa nasce in conseguenza di un episodio
a noi assai sgradito, ma non vuole assumere toni
polemici, bensì attivare una discussione
costruttiva tra i club che la pensano come noi
ed il centro coordinamento. Come noto, nel 2009
il nostro club ha intrapreso un’iniziativa unica
nel suo genere. Ha bandito il concorso
letterario “Un racconto in bianconero”, che ha
avuto riscontro positivo in termini di
partecipanti da tutta Italia, tanto che è stata
pubblicata in tal senso anche la antologia che
raccoglie 32 racconti selezionati. Hanno vinto
peraltro scrittori in erba non campani, che
riceveranno un premio in denaro da noi offerto
con il ricavato delle vendite e dalla nostra
cassa. Il nostro club ha chiesto preliminarmente
un contributo economico ufficiale alla società
ed al Centro Coordinamento, senza avere alcuna
risposta. Poi, a concorso terminato, ha chiesto
una partecipazione ufficiale di persone della
famiglia Juventus per la premiazione a S. Maria
C. V. o in alternativa una premiazione durante
un walk about pre partita, con
possibilità per i vincitori di vedere la
medesima, ospiti della società. In entrambi i
casi risposte prima evasive e poi negative. Si è
preferito organizzare l’incontro con i propri
tifosi presso un altro club in nome di una
presunta maggiore vicinanza dell’albergo a
Napoli presso il quale giocatori e dirigenti
erano alloggiati. Dovrebbe essere evidente ai
responsabili del Centro Coordinamento, che uno
scrittore juventino, che scrive sulla Juve,
preferisce essere premiato da un personaggio
juventino, e non dall’assessore provinciale alla
cultura o allo sport di Caserta, o dell’omologo
sammaritano. Se a questo episodio sommiamo le
enormi difficoltà per avere un numero di
biglietti che ci permetta di organizzare qualche
trasferta durante l’anno, il quadro dei problemi
è completo. La passione dei tifosi non si misura
con i chilometri e di questo il Centro
Coordinamento è consapevole, tanto che la quota
ed i numeri per l’affiliazione è la stessa per i
club di tutte le regioni, quelle vicine e quelle
lontanissime, ed i servizi dovrebbero essere
potenzialmente gli stessi. E’ evidente che la
distanza che molti club hanno da Torino è un
elemento oggettivo ed immutabile, ma che il
Centro Coordinamento rende discriminante per i
differenti servizi che offre ai club più vicini,
che acquistano più abbonamenti. E questo non è
giusto, anche perché i club periferici per
sopravvivere e rispettare i minimi per la
affiliazione devono a loro volta offrire ai
tifosi della propria zona qualche servizio che
li possa caratterizzare come club doc.Noi non
cerchiamo favoritismi, non ci rendiamo fautori
di scissioni o distacchi, cerchiamo di
migliorare una situazione che lo necessita.
Partiamo da questo aspetto ed iniziamo a
ragionare su proposte condivise, che in questa
sede solo elenchiamo e poi discuteremo:
1.
Individuazione di persone immagine ( i Furino,
gli Anastasi, i Brio, i Rampulla, ed altri come
loro) che lavorino per partecipare alle
iniziative dei club.
2.
Creazione di coordinamenti regionali o
territoriali, che possano gestire eventi sul
territorio, che siano a loro volta ben
organizzati e non dispersivi, ai quali
partecipino i suddetti ex campioni, o i
dirigenti attuali in occasione delle partite
della Juve nelle zone di interesse.
3.
Gestione territoriale dei biglietti per tutte le
partite in casa e fuori, con destinazione di una
quota minima a ciascun coordinamento regionale,
con limiti di tempo in caso di ridotto utilizzo
e messa a disposizione dei club più vicini
all’evento e/o più attrezzati.
Altri aspetti potranno poi essere elencati e
sviluppati. Speriamo nella partecipazione di
tutti e soprattutto del Centro Coordinamento,
fino ad ora poco attento o forse sotto
strutturato rispetto all’impegnativo compito da
svolgere.
Il
Consiglio Direttivo |
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CATANIA - JUVE 1
a 1. VERSO LA FINE DI UN INCUBO
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|
di Luigi Farina
Scrivo a due giorni dalla partita giocata al mitico
“Cibali” di Catania, e dunque con una ampia
letteratura già sviluppata a commento della partita.
Si va dalla ironia per avere evitato la ennesima
sconfitta in campionato e per avere consentito anche
a Silvestre di segnare per la prima volta in serie
A, alla constatazione che la illusione di
raggiungere il quarto posto in campionato per
l’accesso alla Champions League tramite i
preliminari è svanita, alla preoccupazione che
classificandosi settima, dietro al Napoli, la
Juventus sarà obbligata a disputare il turno
preliminare di Europa League già a metà luglio, con
il rischio di compromettere la lunga stagione
2010-2011. Tutte cose vere, peraltro. Intanto due
parole sulla partita. Qualche occasione da gol la
Juve l’ha avuta nel primo tempo, in particolare con
Del Piero, apparso particolarmente imbolsito
ultimamente, tanto da essere sostituito da
Zaccheroni con l’inconsistente Amauri, che concorre
con Diego, Melo e Ferrara al poco ambito
riconoscimento di delusione dell’anno. Nel secondo
tempo, pur avendo la Juve mostrato maggiore
supremazia territoriale, non è mai stata pericolosa,
oltre al gol ovviamente; basta pensare che è stata
mostrata come occasione da gol una punizione alta di
Diego, che sarebbe stato meglio invece occultare,
tanto era penosa. Il Catania, dal canto suo, ha
avuto le sue occasioni, sia nel primo tempo, sia nel
secondo, tanto che si può dire ampiamente che il
risultato non può affatto fare rammaricare la nostra
squadra. Insomma, una partita in chiaro scuro, in
linea con questa stagione, che si spera sia
irripetibile, o almeno lo sia per i prossimi 20 o 30
anni. Guardiamo al futuro, dunque. La proprietà,
responsabile con calciopoli delle conseguenze che
oggi paghiamo noi tifosi, ha preso atto del
fallimento del suo progetto strategico e sportivo e
punta al cambiamento. Della operazione simpatia
ovviamente non c’è traccia né riscontro; di
risultati sportivi nemmeno a parlarne; di scelte
lungimiranti in termini di uomini in campo e nel
management, altrettanto, visto che i giocatori presi
si sono rivelati tutti indistintamente inadeguati, i
campioni del 2006 sono irrimediabilmente
invecchiati, e i dirigenti (Blanc, Fassone, Secco,
Cobolli), hanno fallito ciascuno nel loro settore. E
la storia dello stadio, unico elemento che questa
dirigenza sta spendendo come risultato positivo, era
un progetto di Giraudo, che Blanc sta solo
conducendo in porto, sperando che ci riesca. John
Elkann, eletto presidente anche della FIAT, ha
trovato l’occasione per uscire dall’agone
mascherando il fallimento della sua linea con i
nuovi impegni industriali; lascerà il timone di
comando al cugino Andrea Agnelli, apparso vicino
alla triade durante la estate del 2006, e ben
lontano dall’approvare il tradimento volgare ed
insulso del giovane cugino che ha portato alla
retrocessione della Juve in serie B. In questo senso
Andrea Agnelli è ben visto dalla tifoseria, con la
sola eccezione di quanti gli contestano il fatto di
non aver preso una esplicita posizione di
opposizione alla linea del cugino. Nell’ottica di un
necessario cambiamento, richiesto da tutti, credo
non si potesse iniziare con un personaggio migliore
di Andrea Agnelli; dopo di lui i Marotta, i Benitez,
gli Spalletti, o chiunque altro verrà, sarà una
conseguenza logica e razionale di scelte
lungimiranti, che l’ultimo erede maschio dal cognome
Agnelli sembra in grado di fare al timone della
Juventus, da lui amata come da noi tifosi. Certo,
John Elkann gli lascia in dote una zavorra di nome
Blanc … In bocca al lupo, presidente. |
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INTER – JUVE 2 a 0. SCONFITTA ANNUNCIATA
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di Luigi Farina
Tanti tifosi bianconeri avevano la speranzella di
fare il colpaccio con l’Inter, e quell’avvio
incisivo ed intraprendente della Juve sembrava dar
loro ragione; l’Inter poi poteva essere distratta
dal Barcellona, dai rumors di Calciopoli, mentre la
Juve poteva trovare le motivazioni e gli stimoli
giusti, tali da permetterle di sentirsi finalmente
grande, come era stata pronosticata da tutti.
Parole, parole, solo parole. E’ venuta una sconfitta
netta, schiacciante e con la sola attenuante della
espulsione di Sissoko, a cui si sono contrapposte
troppe occasioni da gol. L’Inter è più forte, si è
dimostrata tale, e molti dei nostri sono scarsi e/o
fuori condizione, e si sono dimostrati tali. E’
chiaro come il sole che la espulsione di Sissoko ha
favorito gli avversari nerazzurri, ma è innegabile
che hanno avuto molte clamorose occasioni per
segnare e per raddoppiare, mentre noi abbiamo
provato solo a contenere le folate dell’Inter senza
mai essere pericolosi; i cambi di Zaccheroni poi
hanno lasciato più di qualche dubbio. Qualcuno si
ricorda come l’Inter ha giocato l’intero derby con
il Milan in inferiorità numerica, e lo stesso con la
Sampdoria, senza però che i rossoneri ed i
blucerchiati tirassero mai in porta? Nella partita
di sabato tantissime sono state le ripartenze
dell’Inter su errori di passaggio dei nostri
centrocampisti, Melo e Sissoko su tutti, ed
evanescente come sempre è stata l’azione di Diego,
indubbiamente bravo con la palla al piede, ma
assolutamente incapace di inventare un passaggio
filtrante, un assist, e meno che mai un tiro forte
verso la porta. La punizione battuta nel finale,
nostra unica occasione per pareggiare, è stata
patetica: Julio Cesar la ha parata a due mani.
Scrivo dopo i risultati domenicali, a noi tutti
sfavorevoli, che hanno allontanato in maniera
definitiva il quarto posto e ci hanno posto ai
margini della Europa League. Mi chiedo quanti punti
faremo nelle prossime quattro partite, con questa
squadra psicologicamente a pezzi e oramai
demotivata, e se anche il Genoa, inferiore come
rosa, ma motivato e pimpante, non ci supererà a
breve facendoci scendere all’ottavo posto. Oggi è
mortificante per il nostro orgoglio guardare ai
risultati di Ranieri, allenatore che tanto
bistrattavamo noi tifosi e che ora si mostra come lo
stratega che per cambiare la faccia al derby con la
Lazio ha avuto gli attributi di sostituire i due
giocatori simbolo della Roma, Totti e De Rossi; per
tacere della fantastica rimonta che ha condotto da
quando è subentrato fino ad oggi. A noi è toccato
invece lo sfigatissimo Zaccheroni, che a questo
punto, dopo questo ennesimo fallimento concluderà la
sua carriera da allenatore, e che non è riuscito in
alcun modo ad raddrizzare una barca, che pur
essendosi ritrovata con falle inaspettate, andava
governata sicuramente con ben altro piglio. A questo
punto l’unica cosa da fare è tirare una linea e
ripartire daccapo. La preoccupazione di tutti i
tifosi sta però nell’individuare la persona che deve
tirare la linea: Blanc?, Secco? John Elkann? Bettega
(che delusione anche lui)? Ci vuole ben altro, ma
soprattutto nessuno di loro. |
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JUVE – CAGLIARI 1
a 0. UNA VITTORIA PER CONTINUARE A SPERARE
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di Luigi Farina
Hanno vinto tutte le squadre che ambiscono a
conquistare l’ultimo posto utile per l’accesso alla
Champions League, tranne il Napoli, che si è
praticamente suicidato perdendo in casa 3 a 2 con il
Parma. Erano tutti incontri da giocare in casa, ma
si è trattato di un turno favorevole alla Sampdoria,
che disputava il derby della Lanterna con un
agguerrito Genoa, peraltro in serie favorevole
proprio nella stracittadina. Anche la Juve ha vinto,
finalmente, con uno striminzito 1 a 0 al Cagliari
che rispecchia l’andamento della gara, non tanto per
il numero di gol ed occasioni, quanto per l’immagine
di equilibrio che risultato manifesta, dato che il
Cagliari nel primo tempo ha avuto due ghiotte
occasioni per passare, prima del gol di Chiellini.
Come ha detto anche il mister, la Juve è andata
meglio nel secondo tempo, cosa che costituisce una
novità di questi tempi, dato il più volte richiamato
gap di condizione di molti giocatori reduci da
infortuni,primo fra tutti Iaquinta, che in un paio
di occasioni non è riuscito a fermare facili palloni
per tirare in porta. In generale onestamente non si
è visto niente di esaltante. Tanti gli errori a
centrocampo nella costruzione del gioco, affidato
spesso a Camoranesi che ha alternato belle giocate a
momenti di totale appannamento; buono invece il
dinamismo espresso da De Ceglie, Felipe Melo,
Marchisio, apparso particolarmente in palla. Quello
che colpisce, contemporaneamente in positivo ed in
negativo, è la prestazione di Chiellini: il migliore
in campo. In difesa è una roccia, puntuale e deciso,
ma ancora meglio è in attacco, essendo il
realizzatore del gol, di un altro vanificato dalla
estrema voglia di gol di Iaquinta, e addirittura di
un mezza rovesciata dal limite dell’area. L’aspetto
negativo della vicenda ovviamente non è Giorgione,
ma i suoi colleghi di attacco: possibile che uno dei
nostri più attivi e continui goleador sia uno
stopper, per quanto bravo? Amauri non tira in porta
mai, e soprattutto non impensierisce affatto i
difensori; anche Ariaudo ieri lo ha tenuto senza
grandi problemi. Intanto venerdì si gioca con
l’Inter: per la gloria ed il sentimento di rivalsa,
ma anche per i punti che sono importanti in questa
fase; se una fra Fiorentina ed Udinese va in finale
di Coppa Italia, bisognerà lottare con i denti non
solo per il quarto posto, ma anche per il quinto ed
il sesto, visto che siamo in quattro squadre per tre
posti. A questo punto bisogna turarsi il naso e non
scartare niente, ponendo le basi per la prossima
stagione. |
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UDINESE – JUVE 3 a 0. UNA SQUADRA ALLO SBANDO
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di Luigi Farina
Anche
l’Udinese calpesta le ceneri di una Juve allo
sbando, vincendo con un netto 3 a 0, risultato
classico per una squadra forte che in casa affronta
una squadra di media o bassa classifica. Solo che
l’Udinese era quart’ultima e la Juve settima, e
quindi gli esiti sarebbero dovuto essere diversi. Ha
fallito anche Zaccheroni, non c’è dubbio. Ci aveva
detto – ed io lo sostenevo al pari di lui in molti
dei precedenti articoli – che con la squadra che
lavorava per la intera settimana senza partite ogni
tre giorni, avremmo visto una Juve diversa. E invece
il risultato prima e la prestazione poi sono stati
sconcertanti, ed in linea con le precedenti. Ha
fallito perché non è riuscito a dare un gioco, non è
riuscito a dare continuità, non è riuscito a
correggere quel vistoso gap fisico che oggi vediamo
in confronto a quasi tutte le squadre che
incontriamo. Ieri sera ha sbagliato la formazione,
cedendo alla tentazione di fare giocare tre
centrocampisti di mediana come Melo, Sissoko, e
Marchisio, ma non in un 4-3-1-2, bensì in un 4-4-2,
con il risultato che non si è capito chi doveva fare
gioco; ci hanno provato il solito anarchico
Camoranesi a destra ed un insolito Del Piero a
sinistra, creando più che altro confusione, e con il
risultato di essere come al solito assolutamente non
pericolosi sotto porta. Amauri come sempre non ha
mai provato a tirare in porta. Ed ha fallito,
Zaccheroni, per non essere stato capace di cementare
il gruppo, pur nelle oggettive difficoltà. Mancano
spesso la concentrazione e l’attenzione dei singoli,
che si tramutano in errori a vantaggio degli
avversari. Ieri per esempio De Ceglie con errori di
posizione ed attenzione ha superato persino Melo e
Zebina, contribuendo ai primi due gol della
Udinese.Ma ben più grave è il clima di bellicosità
in campo tra giocatori, con Melo e Sissoko
protagonisti di continui rimproveri ai compagni, in
particolare Marchisio e De Ceglie, sintomo di un
malessere che non si riesce più a contenere. E’
chiaro che oggi sostituire Zaccheroni, traghettatore
dal futuro già definito, sarebbe inutile, prima
ancora che deleterio, perché è evidente che non
esistono in giro allenatori in grado di dare una
svolta ad un gruppo informe tatticamente, demotivato
moralmente e forse devastato da conflittualità
interne. Non credo si possa più ambire al quarto
posto per la Champions, considerando il calendario
difficile, e considerando che davanti a noi ci sono
tre squadre, che seppure non eccelse, hanno birra in
corpo, velocità e forti motivazioni, con tecnici che
hanno la squadra in pugno, ben diversamente da come
avviene per Zaccheroni. Continui la contestazione a
Torino dunque, senza botte e lanci di oggetti, ma
dura e decisa, perché l’obiettivo di essa deve
essere la rifondazione totale. Io penso che con gli
esiti di quanto sta avvenendo al processo di Napoli,
che stanno evidenziando tra le altre cose anche il
tradimento degli Elkan, la rifondazione possa essere
totale, partendo dalla epurazione familiare del
pallido ingegnere. |
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JUVE – ATALANTA 2
a 1. RANIERI, ZEBINA E LA CONTESTAZIONE
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|
di Luigi Farina
Poche parole su una partita squallida: la Juve ha
vinto, in casa, di misura, tirando pochissimo in
porta, subendo il gioco di una squadra quasi
retrocessa; tutto secondo il copione di quest’anno.
L’unica novità di rilievo è che ha vinto finalmente
imponendosi nel finale, con una specie di forcing,
mentre ultimamente abbiamo subito debacle clamorose
nel secondo tempo e nel finale; chissà che
Zaccheroni non ci offra qualcosa di buono, senza più
tre partite a settimana. E’ paradossale però che
tutti vogliono andare in Europa, ma poi si lamentano
degli effetti dei turni infrasettimanali. E’
interessante invece avanzare qualche commento sui
fatti oggetto di discussione fra gli juventini in
questi giorni: la rivincita di Ranieri, la
contestazione dei tifosi anche alla squadra,
degenerata con il buffetto dato da un tifoso
esagitato a Zebina. I due fatti non sono
consequenziali, assolutamente; ma hanno a mio parere
un filo conduttore comune, che sta proprio in alcuni
giocatori, tra cui credo anche Zebina. Partiamo da
Ranieri. Sta facendo oggettivamente un lavoro
egregio alla Roma, perché ha preso una squadra a
zero punti dopo tre giornate ed in crisi, con una
società in grave difficoltà economica che
praticamente non ha fatto il mercato estivo. Con
lavoro, sagacia e abnegazione, dopo un mese di
risultati altalenanti ha riavviato la squadra, fino
a portarla in semifinale di Coppa Italia, e al
secondo posto in classifica, ad un punto dall’Inter,
battuta sabato scorso. Molti giornalisti e molti di
noi tifosi lo abbiamo spesso deriso – lo chiamavamo
il cantante con riferimento al ben noto Massimo
Ranieri – lo criticavamo per la carriera - non è
vincente - e gli imputavamo le scelte di mercato
errate, una su tutti la scelta di Poulsen invece di
Xavi Alonso. E dunque abbiamo approvato il suo
esonero dello scorso anno, perché credevamo
necessario un nuovo ciclo vincente, con un
allenatore vincente. Oggi abbiamo capito, oltre alle
qualità che non abbiamo apprezzato di Ranieri, che
la striscia di risultati negativi che ha portato al
suo esonero è legata prevalentemente ai calciatori,
egoisti e personalistici, che lo hanno avversato
tanto da rischiare di perdere i due posti diretti
per la Champions League. Oggi, nel vedere una
squadra imbolsita, senza grinta, senza cuore, con la
testa fra le nuvole e le gambe molli, che viene
spesso soverchiata da avversari di seconda fascia,
riconosciamo gli stessi difetti dello scorso anno,
con gli stessi uomini, gli stessi senatori: Zebina,
Camoranesi, Trezeguet, anche Del Piero e Buffon e
Nedved, forti personalità spesso ingovernabili. E’
dunque giusta la contestazione anche alla squadra e
non solo alla ridicola dirigenza. Giusta la protesta
annunciata di disertare la partita, giusta la
protesta anche fuori l’albergo; oggi dopo risultati
tanto schifosi e con la consapevolezza che c’è il
rischio di fare anche peggio se non si serrano i
ranghi e non si fa gruppo, è giusto che i tifosi
facciano sentire la propria voce arrabbiata e di
protesta, che richieda il rispetto per la maglia ed
il blasone. Senza botte e senza lanci di oggetti, è
ovvio, perché così poi si passa dalla ragione al
torto. E soprattutto senza passare per razzisti.
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NAPOLI - JUVE 3 a 1. QUANDO FINIRA’?
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|
di Luigi Farina
E
siamo a undici. Abbiamo risvegliato i morti (Quagliarella,
Lavezzi, il Napoli che non vinceva da due mesi), ma
per fortuna non abbiamo interrotto una altra serie
negativa, come con Del Neri domenica che in 15
partite non aveva mai vinto. No, con il Napoli a
Napoli oramai si perde sistematicamente da tre anni,
e sempre dopo essere passati in vantaggio. Almeno
questa soddisfazione non ce la toglie nessuno. Anche
perchè di meglio proprio non c’è. Il famoso fondo
del pozzo che immancabilmente richiamiamo da molti
mesi a questa parte sembra non finire mai, e credo
che parlare di grinta, determinazione, vittorie per
arrivare al quarto posto, sia diventata una utopia,
per quanto si dica che i tre punti di distacco da
Samp e Palermo siano pochi, a otto giornate dal
termine. Ma la abbiamo vista la differenza tra noi
ed il Napoli ieri, tra noi e la Samp, tra noi ed il
Palermo? Per non parlare delle ultime penose
prestazioni con Siena e Fulham. Ma come le faremo
mai queste vittorie, se Zebina gioca praticamente
contro, e ieri ha regalato anche un rigore inutile;
se i portieri parano solo l’ordinario e regalano
almeno un gol a partita agli avversari; se la difesa
di colossi prende gol sistematici di testa da
giocatori bassi; se il centrocampo, l’unico reparto
giovane con Melo, Marchisio, Candreva, si fa
schiacciare in maniera inequivocabile senza
possibilità di fare un poco di gioco, qualche
ripartenza; se gli attaccanti non vedono mai la
porta e dunque non tirano in porta. Il calcio non è
una scienza esatta: hanno fallito fior di manager,
imprenditori, allenatori e calciatori. Una buona
programmazione e l’esperienza sono condizione
necessaria ma non sufficiente per riuscire a fare i
risultati. Noi stiamo fallendo anche nei rimedi
escogitati per correggere i patetici errori estivi.
Parliamo ad esempio di Zaccheroni: il Palermo con
Delio Rossi, la Roma con Ranieri, il Catania con
Mihailovic, anche il Siena con Malesani, ed ancora
il Bologna con Colomba, il Napoli con Mazzarri,
hanno cambiato positivamente il corso del loro
campionato, che si era avviato male con il
precedente allenatore. Noi invece, con Zac dopo nove
partite con 12 punti ottenuti, abbiamo peggiorato,
perché Ferrara ne aveva fatti di più, pur nel suo
periodo nero. Nessun rimpianto per Ferrara, per
carità, che in qualche modo ha contribuito a
comporre la rosa, ma il dato è che la Juventus ha
sbagliato anche con il cambio dell’allenatore.
Parliamo poi di Bettega, al timone del settore
tecnico oramai da quattro mesi: il suo compito era
quello di fungere da collante tra la dirigenza e la
squadra, e porre la sua figura di uomo di calcio
esperto e vincente all’interno del gruppo, apparso
troppo spaesato e disunito. Oggi possiamo
tranquillamente dire che anche Bettega sta fallendo
o ha fallito: la squadra non ha né capo e né coda,
non è concentrata né determinata, non si aiuta, ed è
allo sbando come gruppo, prima ancora che per
fattori tecnici. Viviamo, cari tifosi juventini che
ci leggete, una situazione sportivamente drammatica,
che terminerà presumibilmente solo alla fine del
campionato, con esiti che temo saranno diversi da
quelli di cui si parla oggi. Poi bisognerà
rifondare. Di questo ne riparleremo in seguito. |
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SAMP
- JUVE 1 a 0. NESSUNA ATTENUANTE
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di Luigi Farina
Siamo arrivati alla
decima sconfitta in campionato, ma non è detto che
sia finita qui. Un numero di sconfitte che una
grande squadra, ed in particolare la grande Juve di
Lippi e di Capello, collezionava in due o anche tre
campionati, ma che in questa annata maledetta dei
record negativi si somma a non pochi altri
dispiaceri per noi tifosi. Anche Del Neri, che nelle
precedenti 14 partite non aveva mai vinto contro la
Juventus, ha sfatato il tabù, come tanti altri prima
di lui. E’ peraltro una sconfitta quasi annunciata,
ma senza attenuanti. E’ vero che il gol subito,
prima ancora che essere una cassanata, è una papera
di Chimenti, terzo portiere quarantenne e per giunta
leggermente claudicante; nel senso che in un certo
senso pure te la aspetti. Ma è altrettanto vero che
uno dei pochi giocatori bianconeri ad essersi
disimpegnato bene – insieme a Cannavaro,
Legrottaglie, Marchisio e Poulsen – è stato proprio
il buon Antonio Chimenti, che ha limitato i danni,
con buoni interventi sia nel primo tempo, sia nel
secondo. Sono proprio questi gli aspetti che hanno
legittimato la vittoria della Sampdoria, che ha
segnato dopo avere avuto delle occasioni e dopo aver
tirato in porta più volte, cose che la Juve non ha
fatto praticamente mai, se non in una occasione con
Iaquinta. Anche ieri siamo crollati, anche ieri
avevamo in campo una squadra con una media di età
altissima, anche ieri la confusione ha prevalso
sulla organizzazione di gioco. Ci è stato
risparmiato Felipe Melo, ma abbiamo visto ancora
Diego, Zebina, Grosso, che sono l’immagine
allegorica del fallimento di questa stagione, per la
quale si parla ora di obiettivo quarto posto, ma che
è niente affatto facile da raggiungere. Fa bene
Zaccheroni a dichiarare che lui ci crede, che la
squadra ha delle potenzialità ben maggiori di quello
che si vede in campo adesso, che gli infortuni hanno
inciso molto su quello che sta succedendo e sui cali
di condizione dei giocatori del secondo tempo. Ma le
squadre che oggi competono con la Juve hanno la
forza, la grinta, il coraggio ed anche la disciplina
tattica e l’abnegazione per rispettare le regole di
gioco imposte dall’allenatore, che la Juve non ha.
Troppi senatori, troppe stelle incomprese e
capricciose, e troppe distrazioni. Quella di ieri di
Chimenti sul gol, l’ultima di una lunga serie che ha
coinvolto tanti, è stata una distrazione, una
disattenzione, prima ancora che una papera. Ora,
dopo il Palermo e la Samp, ci aspetta bramosa di
risultati la terza antagonista per la corsa al
quarto posto, il Napoli che ieri ha fatto una gran
bella figura a San Siro con il Milan. Ed
onestamente, alzi la mano chi crede (e non spera o
prega in tal senso) in una vittoria della Juve.
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FULHAM – JUVE 4 a 1. A QUESTO PUNTO MEGLIO RITIRARSI
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di Luigi Farina
Certo, scrivere l’articolo a caldo dopo un’ora dalla
ennesima prestazione mortificante e patetica della
Juve di quest’anno, è diverso che non farlo con
calma, obiettività e pacatezza. Modi e forme di
espressione non possono non risentire
dell’avvilimento che si prova dopo lo squallore
visto stasera, dopo soli quattro giorni da un’altra
prestazione indecente ed indecorosa, quella con il
Siena. E’ altrettanto evidente che l’idea di
ritirarsi, espressa nel titolo, è una provocazione o
un paradosso, a seconda di come si vede la cosa.Ma
d’altra parte, non è altrettanto paradossale che la
difesa della nazionale campione del mondo abbia come
insostituibili elementi Cannavaro e Grosso?O ancora,
non è pazzesco che sette undicesimi (la squadra di
partenza) o nove quattordicesimi (compresi i cambi)
degli juventini in campo abbia una età media
prossima ai 35 anni? Un dato è certo ed
incontrovertibile: il giocattolo si è rotto, forse
irreparabilmente, e con esso è svanita l’illusione
di disputare una seconda parte di stagione onorevole
e di puntare ad obiettivi che consentano di
ripartire l’anno prossimo con traguardi di prestigio
europei. E sono purtroppo quelli che fungono da
volano per avere in squadra nuovi giocatori di
livello elevato ed un allenatore di prima fascia,
tali cioè da cambiare il volto a questo gruppo
indegno di figuranti in casacca bianconera, la gran
parte dei quali dovrebbe andare a casa. La partita
di stasera è stata devastante. Siamo stati
surclassati da una squadra inglese da metà
classifica, pur avendo un evidente vantaggio offerto
dal 3 – 1dell’andata arricchito dal gol di Trezeguet
di inizio gara. Da quel momento, come dopo i primi
dieci minuti con il Siena, è iniziato lo show degli
avversari, il modesto e semisconosciuto Fulham. Sono
fioccate le occasioni dei bianconeri di casa, con
due pali, quattro reti, buone parate di Chimenti,
sprazzi di gioco spumeggiante sulle fasce e grande
entusiasmo del pubblico: una festa insomma. Di
contro noi abbiamo opposto un paio di corbellerie
d’altri tempi di un ex Pallone d’Oro, costateci in
pratica la qualificazione, tante ammonizioni, e non
un solo tiro in porta in 88 minuti seguenti al gol,
di cui 60 giocati con un uomo in meno. Senza voler
scomodare personaggi come Liedholm che sostenevano
che a volte giocare in dieci contro undici può
essere un vantaggio, bisogna dire che nemmeno in
serie C la inferiorità numerica è certezza di
prendere una carrettata di gol, a maggior ragione se
si deve difendere un risultato. Noi invece siamo
stati schiantati, e se ne avessimo presi sei di
reti, non ci sarebbe stato niente da dire.Volendo
fare delle valutazioni sui singoli, sconcerta senza
dubbio vedere che giocatori che sono stati così a
lungo rimpianti, quali Camoranesi e Sissoko, non
hanno contribuito ad imbastire una trama di gioco:
uno indolente, l’altro pasticcione, e zero palle
agli attaccanti, zero pericoli per il Fulham. Di
Cannavaro e Grosso si è già detto, di Trezeguet si
sa che deve essere servito in area altrimenti non fa
gioco, da Zebina e Grygera non ti aspetti niente,
pessimo ed inutile Diego, indecente ed inaccettabile
Melo, per il quale sarebbero necessarie iniziative
disciplinari da parte della società. Si tratta di un
giocatore che alla assoluta incapacità di
contribuire alla crescita della squadra, abbina un
campionario di atteggiamenti negativi e
strafottenti, che danneggiano il gruppo intero. Mi
pare evidente che, dopo Ferrara, nemmeno Zacccheroni
stia riuscendo a gestirlo, e sarebbe dunque il
momento di lasciargli sbollire la rabbia in tribuna,
prima ancora che in panchina. Oramai ci sono solo
dieci partite da giocare, e di lui così come di
Cannavaro, Grosso, Grygera, Diego, e di qualche
altro non ce n’è più bisogno, visti i risultati.
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JUVE – SIENA 3 a
3. IL PREZZO TROPPO ALTO DA PAGARE ALLA COPPA
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di Luigi Farina
Come con il Palermo, la partita di campionato
giocata dopo poco più di quarantotto ore
dall’incontro di Europa League, si rivela
disastrosa: pessimo il risultato, patetico
l’andamento, avvilente il comportamento di gran
parte dei giocatori, limitati dal totale scollamento
del gioco di squadra. Il tutto peggiorato – o
confortato, a secondo dei punti di vista - dal fatto
che nella prima parte della gara la squadra ha
fatto bene, in entrambe le occasioni.I tre gol in
dieci minuti al Siena sono stati perfetti,
entusiasmanti, frutto di belle trame di gioco; ed in
tanti abbiamo pensato a quanto era bella la Juve
senza Diego, a Del Piero goleador, con un Candreva
forte e dinamico nelle verticalizzazioni. Poi con il
passare dei minuti il nostro centrocampo muscolare
composto da Melo, Sissoko e Marchisio si è fatto
disorientare da un Siena pimpante, veloce ed
organizzato, non creando più alcuna occasione nei
trentacinque minuti seguenti del tempo; e
soprattutto è iniziata la sagra degli errori dello
sciagurato Grygera, protagonista assurdo e colpevole
dei tre gol Siena. Palla regalata a Maccarone
lanciato a rete sul primo gol (con Cannavaro e
Chimenti ampiamente complici); difesa allegra e
distante su Maccarone in occasione del secondo gol:
in pratica come Cannavaro nel primo gol, ha marcato
Maccarone a tre metri di distanza, permettendogli di
tirare forte e preciso; ed infine fallo da rigore
goffo e gratuito sull’indemoniato Maccarone, con
conseguente pareggio di Ghezzal. Nel frattempo il
Siena ha anche colpito un clamoroso palo nel secondo
tempo, ed avuto due grosse occasioni nel primo
tempo; noi una sola con Del Piero, che ha fallito a
colpo sicuro di testa il gol del 4 a 2. In realtà, a
prescindere dai meriti del Siena, la squadra è
crollata: pessimo Melo, male Sissoko, De Ceglie,
Camoranesi, Salihamidzic, impalpabile Trezeguet che
se non è servito in area è inutile più del peggiore
Amauri; calati vistosamente Del Piero e Candreva, i
migliori all’inizio, mentre Cannavaro ha mantenuto
in piedi la difesa nel finale. E non è apparso
immune da colpe Zaccheroni, con i cambi: l’asse di
destra Camoranesi – Brazzo, è stato attaccato e
travolto spesso da Maccarone nel secondo tempo, dal
momento che il bosniaco non è un terzino di ruolo e
tendeva ad attaccare ed a non coprire; meglio Grosso
a quel punto, seppure a terzino destro. E
soprattutto l’ingresso negli ultimi venti minuti di
Diego che si è posizionato a centrocampo, e per
giunta al posto di Del Piero, una punta, è stata una
sconcezza, visto che bisognava cercare di segnare;
se si voleva togliere uno stanco Del Piero,
bisognava mettere Iaquinta; oppure, se si voleva
puntare su Diego, bisognava togliere uno stanco
Candreva o uno dei pessimi e confusionari Sissoko e
Felipe Melo, peraltro non impiegati con il Fulham, e
potenzialmente lucidi. Ora bisogna rimboccarsi le
maniche e ripartire, consapevoli che i risultati
erano tutti favorevoli a noi, in caso di vittoria e
che abbiamo perso una grande occasione per prendere
il quarto posto ed avvicinarsi al terzo. Resta
comunque il malumore per l’ennesima ridicola figura
(il Siena aveva sempre perso a Torino), e per il
rischio oggettivo che partite come queste siano il
segnale di una debolezza oggettiva della squadra, i
cui effetti si vedranno anche in seguito. Intanto
sotto con due trasferte con Sampdoria e Napoli, e
prima ancora a Londra. Si rischia grosso. |
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JUVE – FULHAM
3 a 1. BENE ANCHE IN COPPA
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di Luigi Farina
Un
altro buon risultato per la Juve, che si aggiudica
la partita di andata degli ottavi di finale della
Europa League, con un lusinghiero 3 a 1 casalingo
contro il Fulham. Una vittoria meritata, abbastanza
rassicurante nel punteggio in vista del ritorno, con
buoni spunti per essere ottimisti per questi ultimi
tre mesi di stagione prima dei mondiali.
Innanzitutto ci sono i risultati positivi, che fanno
morale e che attestano inequivocabilmente che la
squadra è in crescita, e che tale crescita offre
spunti per poter continuare monotonamente ad
aumentare, grazie al rientro dei giocatori
infortunati, e grazie alla organizzazione di gioco,
che migliora oggettivamente di partita in partita.
Della partita di ieri si ricordano senz’altro i tre
gol nei primi 45 minuti, il supergol di Zebina,
l’istinto del cobra di Trezeguet nella sua
carambola; ma insieme a questo si è notata anche
l’idea di insistere con il possesso
palla,caratterizzato da molti passaggi, anche
orizzontali o all’indietro, ma senza mai buttare la
palla, che di fatto porta ad un controllo della
gara, se ben attuato. SI vede la mano di Zaccheroni,
non c’è niente da dire; è a mio parere eccellente a
gestione degli uomini durante la gara e partita dopo
partita; favorito da qualche squalifica degli
indisciplinati Melo e Sissoko, e dalla forma
precaria degli infortunati, sta ruotando i
giocatori, ed in particolare gli esterni ed i
centrocampisti, ottenendo il massimo possibile in
termini di rendimento. E colpisce con favore anche
l’atteggiamento tuttaltro che trionfante del mister,
che non nasconde gli aspetti negativi, prima ancora
di evidenziare quelli positivi. Oggi la Juve ed il
suo futuro in campionato ed in coppa sono nelle sue
mani, e domenica con il Siena lo si capirà ancora
meglio, valutando nuovamente gli effetti della
partita del giovedì su quella della domenica
seguente, ma potendo gestire i giocatori tra quelli
che sono stati in campo in coppa, quelli che erano
assenti, e quelli che stanno aumentando la forma un
poco alla volta. E’ possibile che Malesani ed i
suoi, facendo esperienza dalla partita con il
Palermo, ci aspettino facendoci sfogare per colpirci
alla fine, con la squadra più stanca; ma se avremo
in campo Del Piero per Diego, Iaquinta per
Trezeguet, Grygera per Zebina, Melo e Sissoko per
Marchisio e Poulsen, oltre a Camoranesi e Brazzo,
saremo competitivi, freschi, e pronti poi per
affrontare il ritorno a Londra. D’altra parte d’ora
in avanti, se proseguiremo in coppa, siamo l’unica
squadra tra quelle che lottano in campionato per
l’Europa, a dover giocare tre partite a settimana, e
non possiamo permetterci di rallentare: ci aspettano
la Samp e il Napoli con le quali conteranno anche
gli scontri diretti. |
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FIORENTINA – JUVE 1 a 2. UNA VITTORIA IMPORTANTE
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di Luigi Farina
C’è
da essere soddisfatti per la vittoria che ieri sera
al “Franchi” di Firenze ha ottenuto la Juventus.
Innanzitutto è stata una vittoria
importante per il risultato. I tre punti sono stati
ottenuti fuori casa, contro una avversaria ostica
perché forte tecnicamente, e assai motivata anche
per la storica rivalità oltre che per gli obiettivi
da raggiungere in campionato. E valgono ancora di
più perché ottenuti in un turno di campionato in cui
il Palermo, al quarto posto con due punti in più
della Juve, ha una partita indubbiamente più facile
in casa con il Livorno, con il rischio che si
potesse allontanare di quattro o cinque punti; ed il
Napoli è impegnato a Bologna, in una gara
abbordabile, dove è possibile che almeno un punto lo
strapperà. Oggi pomeriggio invece gufiamo il Palermo
ed il Napoli, sperando di avere buone notizie, e
guadagnare qualcosa, aspettando il Siena nel
prossimo turno a Torino. Poi è stata una vittoria
importante per il morale e per conservare la
consapevolezza che si deve puntare al quarto posto,
mantenendo intatta l’ambizione di proseguire in
coppa. Molti tifosi, insieme ad autorevoli
commentatori, si sono preoccupati del fatto che la
sconfitta in casa con il Palermo, unita al modesto
pareggio con l’Ajax, fosse l’epilogo dell’abbrivio
positivo dato dal cambio in panchina
dell’allenatore. Che fosse finito insomma l’effetto
Zac. Invece la vittoria di ieri, peraltro meritata
senza ombra di dubbio, ha mostrato una squadra che
ha saputo compattarsi al momento opportuno, ha
subito gli avversari per una mezzora, quando questi
naturalmente cercavano il pareggio, ha subito un gol
su proprio errore (speriamo finiscano prima o poi);
ma di contro ha segnato due bellissimi gol, ha avuto
occasioni per farne altri, ha lottato con un
agonismo che non ricordavamo da un poco. Provate a
ricordare i gol subiti da Roma, Cagliari e Inter per
non avere protetto la palla su calcio da fermo
battuto a sorpresa (vero Marchisio?) e
contrapponetela alla occasione in cui è stato
ammonito Sissoko, quando Zanetti ha provato a
battere una punizione da metà campo in fretta, ma
aveva tre dei nostri aggressivi e sulla palla.
Proprio un bel vedere. Insomma, questo allenatore si
sta guadagnando sul campo la fiducia della squadra e
la stima del nostro pubblico, e chissà che con la
possibilità di gestire una rosa più ampia non ci
faccia finalmente gioire. Adesso si riparte con le
partite ogni tre giorni, e la chiave di tutto sta
nella corretta gestione dei calciatori, più o meno
in forma, più o meno stanchi, più o meno infortunati
o a rischio di ricaduta. La partita con il Palermo
ci insegna che riproporre gli undici di ieri anche
con il Fulham e poi ancora con il Siena, solo perché
hanno fatto bene, rischia di farci più danni che
altro. Per andare avanti in coppa e puntare alla
Champions bisognerà vincere quasi sempre, senza se e
senza ma, e per questo ci vogliono forze sempre
fresche. Zaccheroni abbia il coraggio di fare
giocare anche un giovane motivato, se il calciatore
più famoso è fuori forma o fuori ruolo (ad esempio
il Trezeguet di ieri sera), ci riproponga anche
Giovinco quando guarisce, gestisca i centrocampisti
di cui ora dispone, ma soprattutto gestisca bene la
fase difensiva, visto che ha perso Chiellini per un
mese. Se raggiungerà il quarto posto ed arriverà in
fondo alla Europa League, credo sarà il candidato
ideale a condurre la Juve nelle prossime stagioni. |
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JUVE – PALERMO 0 a 2. DIEGO E
L’INCUBO ZAVAROV
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di Luigi Farina
Tutti
eravamo consapevoli che gli effetti della partita di
giovedì con l’Ajax si sarebbero sentiti, soprattutto
nel secondo tempo, e così è stato. Con buona pace
dei telecronistidi SKY che parlavano del Palermo che
ha giocato da grandissima squadra, che ha disputato
la partita perfetta, la realtà delle cose ha
mostrato una Juve che nel primo tempo, pur con i
suoi limiti in attacco di cui parleremo poi, ha
dominato, e che nel secondo tempo è stata
annichilita da una squadra fresca e veloce, il
Palermo appunto, che tagliava a fette un collettivo
che aveva gambe e testa fuori fase. Ed è così
terminato anche il mini ciclo positivo di Alberto
Zaccheroni, che al pari di Ferrara inizia a soffrire
in maniera preoccupante gli effetti degli infortuni,
e la incapacità a gestire una squadra di senatori e
prime donne, senza avere nemmeno la possibilità di
puntare su qualche giovane promessa. Zaccheroni ha
praticamente schierato la stessa squadra di domenica
scorsa a Bologna e soprattutto di giovedì sera, con
la eccezione di Candreva per Marchisio e Cannavaro
per Legrottaglie. Il previsto rientro di
Salihamidzic, che in ogni caso avrebbe giocato al
posto di Candreva, è stato impedito dall’ennesimo
devastante infortunio, che non ha consentito al
mister di provare ad inventarsi qualcosa sia per
cambiare l’inerzia della gara, sia per schierare il
maggior numero di forze fresche. Onestamente non so
se almeno Zebina per Grygera poteva aggiungere
qualcosa in termini di lucidità e freschezza, a
prescindere dall’errore finale del ceko, ma in ogni
caso è impensabile che una squadra con ambizioni
come la Juve possa presentare un attacco con Del
Piero e Trezeguet, che non hanno mai tirato in porta
e sono stati completamente schiacciati dai difensori
avversari; stasera, come con l’Ajax. Quando un
tifoso come me scrive di calcio, può essere tacciato
di incompenza da chi è del mestiere; ma resto sempre
dell’idea che nell’ottica dell’economia di squadra,
un giocatore o più giocatori che non hanno gambe
toniche e riflessi limpidi, per quanto campioni o
esperti siano, debbano essere assolutamente
sostituiti da giocatori freschi, seppur meno forti o
inesperti; anche per preservarli. Possibile che
Paolucci non possa sostituire un Del Piero o un
Amauri o un Trezeguet in condizioni penosedi forma
come quelle attuali, a Bologna o con l’Ajax? O un
Marrone non possa subentrare stasera a Candreva che
in quella zona destra del campo ha fatto pochissimo?
O ancora che Candreva non possa far rifiatare Diego,
vero grande problema di questa Juve? E veniamo
proprio a lui, e cioè Diego. Innanzitutto gioca
oramai in maniera dinamica solo il primo tempo,
perché non ha mai saltato una partita da quando è
rientrato dall’infortunio, ed è tra quelli che
dovrebbe riposarsi. Ma soprattutto, anche quando ad
inizio partita è fresco, non incide in alcun modo
nell’economia del gioco e della squadra. Non c’è una
verticalizzazione palla al piede che termini con
esito positivo con un passaggio smarcante; non c’è
una verticalizzazione profonda a smarcare un esterno
o un attaccante; ma soprattutto non sa tirare in
porta, non ha il calcio a rete. Da qualunque
posizione ci provi, i tiri sono sempre sbilenchi,
mai forti e secchi, e precisi. Sarà una banalità, ma
se per Melo diciamo che deve essere forte per forza,
visto che gioca nel Brasile, viene da se che Diego,
che non è assolutamente considerato dalla Selecao,
evidentemente non è il campione che crediamo che
sia. A me ricorda Zavarov, il bidone degli anni
ottanta, che lasciata la Dinamo Kiev da cui cui
proveniva, era il lontano parente della star
ammirata nella allora nazionale della Unione
Sovietica; si impegnava, era atteso da tutti per i
problemi di ambientamento che sembravano non finire
mai, ma alla fine dopo aver lasciato la Juve rimase
il bidone che avevamo visto a Torino. Non era colpa
della Juve; era lui scarso. Io non so più se Diego
meriti la fiducia che finora il pubblico e
l’allenatore gli hanno concesso. Se poi deve giocare
per forza perché rappresenta un investimento costoso
della società, o perché Candreva e gli altri sono
ancora più scarsi, vuol dire che quest’anno i
dispiaceri non finiranno mai. E stasera ce ne siamo
accorti. |
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JUVE - AJAX 0 a
0. SOLIDA LA JUVE, O INCONSISTENTE L’AJAX?
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di Luigi Farina
Si allunga la serie
positiva della Juve di Zaccheroni, che pur
pareggiando in casa con l’Ajax, supera il turno di
Europa League accedendo agli ottavi, dove incontrerà
la squadra londinese del Fulham. E ciò che più
colpisce è che dopo 12 gare in cui la squadra ha
sempre subito reti, finalmente abbiamo visto una
partita terminare con la porta bianconera inviolata.
Si tratta di un aspetto importante, e che per una
grande squadra, quale la Juve ambisce ad essere,
deve essere la regola e non una eccezione: con una
difesa impenetrabile sono stati costruiti i grandi
successi di tutte le più importanti squadre, inclusa
la Juve di Lippi prima e di Capello poi. Che sia
l’alba di una nuova stagione di successi, o soltanto
uno sporadico squarcio di luce, lo verificheremo
presto, anche perché la partita con l’Ajax, non ha
dato la sensazione di essere un banco di prova
probante, per quello che la Juve ha offerto, e per
le limitate risorse che gli olandesi hanno mostrato.
L’Ajax dei giovanissimi soprattutto nel secondo
tempo è stato padrone del campo, pur senza mai
essere pericoloso, a testimonianza che una squadra
più quadrata ed esperta, a parità di organizzazione,
avrebbe potuto fare danni maggiori. Si tratta di un
campanello di allarme che Zaccheroni dovrebbe non
trascurare: siamo passati da un primo tempo dove
abbiamo comunque avuto delle occasioni nitide per
segnare, anche se su palla inattiva, ad un secondo
tempo dove non siamo stati in condizione di
sviluppare una azione corale, una ripartenza
ragionata e tatticamente concepita. Si sono visti i
lanci lunghi verso un Trezeguet fuori forma e
sistematicamente in fuori gioco, ed una montagna di
palle perse. I nostri in generale non hanno
brillato: non penso che si possa dare più di 5 a Del
Piero e Sissoko, più di 4,5 a Diego e Trezeguet, più
di 5,5 a Marchisio e Felipe Melo; solo i difensori,
con un ottimo Chiellini, e i terzini, con prevalenza
di un buon De Ceglie su Grygera, sono stati
superiori alla sufficienza. La prima cosa che viene
da pensare è che la squadra possa pagare fisicamente
la partita ogni quattro giorni: e la ripresa degli
infortuni muscolari sembra confermarlo. La
sensazione che io invece avuto, non è tanto quella
di una squadra con il fiato corto e ferma sulle
gambe, ma di una squadra invece sfilacciata, che non
metteva o riusciva a mettere in atto gli schemi di
gioco proposti dall’allenatore, per la carenza di
alcuni singoli, che non possono reggere questo
ritmo: mi riferisco agli anziani, come Del Piero, o
a quelli che non hanno mai tirato il fiato, come
Diego ed Amauri. Avanti con il turn over, allora:
con il rientro di Brazzo e Camoranesi, alterniamo
gli esterni, alterniamo Grosso e De Ceglie, Grygera
e Zebina, in attesa di Caceres; alterniamo poi
Sissoko, Marchisio e Melo, in attesa di Poulsen,
dentro Candreva per Diego, ed in attesa di Iaquinta
si punti anche su Paolucci e Giovinco, se Del Piero
e gli altri attaccanti sono stanchi come è parso
ieri sera. Nel calcio moderno un team può
permettersi di aspettare la giocata di classe da un
solo giocatore, che fisicamente è stanco o in
ritardo; nel frattempo gli altri devono correre
anche per lui. Se invece in campo hai quattro
senatori contemporaneamente e non al 100% della
forma, chiunque ti può mettere sotto. E noi
quest’anno lo sappiamo bene. |
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BOLOGNA - JUVE 1 a 2. BRAVO ZACCHERONI
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di Luigi Farina
Non sbaglia chi
asserisce che comunque non abbiamo battuto il Real
Madrid o le grandi di Italia e di Europa; che le
vittorie ed i pareggi ottenuti sono stati in ogni
caso tutt’altro che esaltanti, quanto piuttosto
sofferti; che continuiamo in maniera imbarazzante a
prendere goal sistematicamente in ogni gara,
offrendo anche chiare occasioni per segnare ad
avversari potenzialmente inferiori. Che abbiamo
avuto anche un poco di fortuna, per qualche palo e
un paio di rigori a favore. E’ tutto vero. Ma non
possiamo negare che le cinque partite consecutive
senza sconfitta, di cui le ultime tre addirittura
vittoriose e due fuori casa, sono un dato
estremamente positivo, che peraltro ci rimette in
una posizione consona di classifica, e che in più ci
offre la possibilità concreta di avanzare in Europa
League. La Juve ha ripreso consapevolezza della
propria forza e del proprio blasone, e a mio parere
non è utopistico guardare avanti, e non solo dietro;
se la Roma ci ha raggiunto e strasorpassati in poche
partite, non è detto che non si possa noi fare
altrettanto. Si deve solo continuare a vincere,
ovviamente. Merito ovviamente del lavoro di
Zaccheroni, oltre che della svolta psicologica che
solitamente avviene con il cambio dell’allenatore;
forse ha inciso positivamente anche il calendario
non particolarmente ostico, che però inizia ad
inerpicarsi con incontri difficili, iniziando da
quello di domenica con il Palermo. Però anche gli
aspetti tecnici e tattici ci fanno vedere i
miglioramenti e su uno in particolare mi vorrei
concentrare: i cambi in corso di gara. Con Ranieri
prima, e poi con Ferrara, abbiamo sempre patito la
scelta dell’allenatore di non eseguire cambi
strategici in corso di gara. Invece Zaccheroni
sembra fatto di ben altra pasta; ieri la partita è
cambiata con le due sostituzioni di Sissoko per
Marchisio, e Candreva per Diego, e non solo perché
il romano ha fatto gol. Noi sia alla fine del primo
tempo, sia nella parte iniziale della ripresa
eravamo in chiaro affanno e non riuscivamo né a
contenere, né a contrattaccare; non riuscivamo a
fare una ripartenza veloce, ed ogni qual volta
recuperavamo la palla, sembra dovesse avviarsi un
trattore: lento e macchinoso. Dopo i cambi, siamo
stati pericolosi anche in attacco, arrivando a
segnare con il bellissimo gol innescato da Del
Piero, ma anche con il gol annullato fiscalmente a
Melo, e con la azione di fallita da Candreva; il
tutto non dimenticando che dopo il palo di Gimenez,
sul risultato di 1 a 1, il Bologna non è stato
troppo pericoloso. E’ fondamentale dunque che
l’allenatore disponga e gestisca gli uomini
disponibili con scientifica conoscenza dello stato
di salute e di forma, per averli al meglio. Diego
non ha saltato una partita da alcuni mesi, ed il
fatto che non sia quasi mai brillante, può essere
anche ascritto a ciò. Chissà che questo non possa
valere anche per Grosso e Cannavaro, che a breve
rivedremo in campo, alternandosi con i compagni di
reparto; e così per tutti gli altri, inclusi i
fondamentali Del Piero, Chiellini, Sissoko. Un turn
over ben gestito è una risorsa fondamentale per una
Juve che vuole proseguire in un cammino vincente ed
avvincente in campionato e coppa, due competizioni
che a breve inizieranno a proporre avversari più
forti di quelli visti negli ultimi tempi. E questo,
Alberto Zaccheroni, sembra saperlo fare.
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AJAX - JUVE 1 a
2. DOPPIO AMAURI … E LA JUVE VA
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di Luigi Farina
Nuova bella vittoria
della Juve ieri sera all’Amsterdam Arena. Un
ulteriore segnale positivo, per quanti come noi
sperano in una svolta di questa stagione
disgraziata, con una seconda parte diversa, fino ad
essere esaltante. Certo è ancora presto per dirlo:
la difesa continua a prendere gol evitabili, l’Ajax
non avrebbe rubato nulla se avesse pareggiato, visto
il palo di De Jong ed il rigore non concesso per
fallo di Chiellini su Suarez, Buffon prende gol
strani ed evitabili, alcuni nostri giocatori non
riescono ad avere continuità, come Diego, Zebina,
Melo. Però ci sono anche molti aspetti positivi, e
di questi dobbiamo fare tesoro. La squadra ancora
una volta ha rimontato, e dunque ha mostrato
carattere, ma soprattutto si è resa pericolosa in
attacco, rispondendo sempre colpo su colpo alle
iniziative di una squadra blasonata, giovane e
brillante, e molto organizzata; una miscela questa
ultima che nella prima parte della stagione ci ha
massacrati, in Italia ed in Europa. Buono il gioco
della Juve sulla fascia sinistra, grazie ad un
incisivo De Ceglie, robusto il centrocampo, anche se
Sissoko e Melo sono stati un poco confusionari, e
spumeggiante in certi frangenti l’attacco, con
Amauri goleador, ma grazie ad un Del Piero in grande
spolvero. Ai detrattori del capitano, fissati da
anni con il problema della età, la risposta puntuale
è sempre quella: bastano tre o quattro partite per
prendere confidenza con i ritmi di gara, ed Alex
diventa essenziale: scatto, tiro, dribbling, assist,
reti, e di conseguenza vittorie. Quella di ieri
infatti è la seconda di seguito, ma dà fiducia,
perché apre le porte ad un prosieguo nel cammino
europeo.E poi diamo giusto valore a questa Europa
League, ed a quanto possa essere utile per la nostra
Juve. Ci sono le squadre arrivate terze nei gironi
di Champions League ed altre arrivate dalla fase a
gironi della stessa coppa; ma sono tutte squadre
abituate al palcoscenico europeo, con tradizione
sportiva, esperienza, stadi importanti e pubblici
caldi: Liverpool, Atletico Madrid, Standard Liegi,
Panathinaikos, Werder Brema. E questo significa
partite importanti, prestigiose e tutt’altro che
facili da vincere; e dunque grossi stimoli per i
giocatori. A noi serve proprio questo, ovviamente
avanzando nella competizione con convincenti
prestazioni, per recuperare la autostima e la
consapevolezza di essere forti, per riprendere la
corsa anche in campionato. A parere del
sottoscritto, non deve essere un problema poi che
andando avanti si hanno troppe partite da giocare.
Se è vero che l’infermeria si sta svuotando e
sperando che non si abbiano ancora infortuni gravi,
la rosa della Juventus è in grado di affrontare due
competizioni, che inoltre consentono di far trovare
spazio a tutti i giocatori, evitando malumori e
polemiche fra quelli che stazionerebbero troppo in
panchina. In questo poi Zaccheroni ci sta mettendo
del suo. Buona la idea di far riposare Candreva e
Caceres (leggermente affaticato) che hanno speso
molto in questo mese; ottima anche la sostituzione
di Zebina con Grygera, due giocatori equivalenti,
dove se uno non è in partita, è giusto venga
sostituito dall’altro; buona la sostituzione di
Amauri con un centrocampista eclettico come
Salihamidzic, finalizzata a portare a casa il
risultato, ed il rientro graduale degli infortunati
(Marchisio e Brazzo domenica, Trezeguet
ieri).Insomma il mister sembra avere le idee chiare,
e di tanto ne ha beneficiato sia il gioco, con più
azioni da gol, sia i singoli atleti, sia ovviamente
i risultati. Attendiamo riscontri già da domenica,
ma Amauri e Del Piero, Legrottaglie e De Ceglie,
sono giocatori che hanno già beneficiato del lavoro
di Zac; e speriamo che gli effetti si vedano in bene
anche su Grosso, Giovinco, Trezeguet, Melo e
soprattutto Diego, che a mio parere resta un oggetto
misterioso, e dovrebbe in qualche maniera anche fare
qualche turno di riposo. Sotto con il Bologna
dunque, per allungare la striscia positiva. Pardon,
di vittorie. |
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JUVE – GENOA 3 a 2. FINALMENTE UN PASSO AVANTI
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di Luigi Farina
E’ tornata la
vittoria, finalmente. Sofferta come è logico
di questi tempi, ma di peso e sostanza, per
dare una spinta alla nuova gestione di
mister Zaccheroni. E con la vittoria è
tornato un gol di Amauri, si sono visti
sprazzi di bel gioco, sono state sfruttate
meglio le fasce in attacco col positivissimo
Caceres, e soprattutto è ritornato Del
Piero, quello che in partite come queste ha
fatto e continua a fare la differenza. Due
gol e grinta da vendere, con un secondo
tempo meglio del primo, a testimonianza
anche di una buona condizione fisica. Certo,
una analisi critica non può mancare di
evidenziare le deficienze, che anche ieri
sono state evidenti e che si spera vadano
anche gradualmente a ridursi. Sono gli
effetti devastanti della gestione Ferrara
che si è voluta protrarre oltre ogni logico
limite, che ha portato giocatori di primo
livello a commettere errori tattici, prima
ancora che tecnici, incomprensibili, segni
di un evidente problema psicologico. Quando
vediamo una squadra, anche di quelle di
seconda fascia, che gioca contro la Juve, ci
colpisce innanzitutto l’organizzazione di
gioco, che noi non abbiamo: anche ieri il
Genoa del primo tempo ha presentato
meccanismi di gioco efficaci e leggibili
anche da occhi inesperti. I due gol di Rossi
sono in fotocopia: azione sulla fascia,
cross sul primo palo, ed inserimento del
centrocampista di destra sottomisura; è il
modo elementare di attaccare una difesa a
tre, che non ha terzini a presidiare
sistematicamente le parti estreme del campo.
Una cosa studiata a cui i nostri non hanno
mostrato contromisure. E poi ci sono gli
errori: ma l’avete visto il movimento di
Chiellini sul primo gol, che prima fa
entrare Acquafresca sbagliando l’anticipo, e
poi scopre la difesa sull’inserimento di
Rossi? E secondo voi Buffon non ha sbagliato
a buttarsi a destra immotivatamente,
prendendo a tutti gli effetti un gollonzo,
non diverso da quello che ha regalato al
Genoa nel secondo tempo? Insomma, c’è tanto
ancora da lavorare, e vedremo quanto vale il
nuovo mister, ora che i centrocampisti
stanno tornando arruolabili: per giovedì e
domenica avremo a disposizione Sissoko (ieri
pasticcione), Melo (meglio fuori), Marchisio
(ottimo l’impatto sulla gara appena
entrato), Candreva (in crescita),
Salihamidzic (sempre utile, anche se
falloso) e forse Camoranesi, che però creerà
i problemi di coesistenza con Diego, in un
centrocampo troppo tecnico e poco di
contenimento. Ed infine una ultima
considerazione: per quanto importante sia il
raggiungimento della zona Champions, è
evidente che la Juve debba essere per la
prossima stagione ampiamente rinnovata,
considerando partenti o senza dubbio non
centrali nel progetto i vari Cannavaro,
Grosso, Zebina, Legrottaglie, Camoranesi,
Del Piero, Trezeguet, Salihamidzic, tutti
ultratrentenni. Senza considerare poi le
perplessità che si possono legittimamente
avere per Diego, Melo, Amauri. E dunque il
rinnovamento, con i limiti di budget
ovviamente proporzionato al quasi radicale
cambiamento della squadra, non può escludere
dal valutare il reale valore dei giovani: De
Ceglie e soprattutto Giovinco, oggi oramai
oggetto misterioso, che in nessun modo può
stare a Torino alle condizioni di quest’anno
ed in parte anche dell’altro con Ranieri.
Per il suo bene ed anche della Juve, che per
non cederlo all’Udinese in cambio di
D’Agostino, ha buttato via 25 milioni per
prendere successivamente Melo. |
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Al Viareggio
Immobile altro show, trionfo Juve!
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Dal sito
Juventus.com
Viareggio è ancora più
bianconera. Il feeling che lega la Juventus
e la Viareggio Cup è ancora più saldo. La
Primavera vince ancora la Coppa Carnevale,
battendo l’Empoli in finale per 4-2 grazie
alla tripletta di Immobile e al gol di Yago.
Bissato il trionfo di un anno fa, ma anche
quinto successo nelle ultime otto edizioni.
Dopo le vittorie del 1961, 1994, 2003, 2004,
2005 e 2009, ecco il settimo sigillo! È
l’ennesima grande impresa per la squadra
allenata da Luciano Bruni che continua il
suo cammino finora strepitoso. Con la 62ª
Viareggio Cup già in bacheca, resta la testa
del girone di campionato e la semifinale di
Coppa Italia. Per l’atto finale, Luciano
Bruni dà ancora fiducia a gran parte della
squadra che ha giocato gran parte del
torneo. Rispetto alla semifinale con
l’Atalanta, ritorna anche capitan Marrone.
Con Secco, Castagnini e Pessotto in tribuna,
in campo va una squadra con Pinsoglio in
porta, retroguardia con Bamba e Crivello
sulle fasce, De Paola e Alcibiade in mezzo.
Davanti alla difesa, la diga formata da
Marrone e Giandonato. Il trio Esposito, Yago
e Belcastro confermati alle spalle del
bomber Ciro Immobile. I bianconeri provano a
partire forte e intorno al 10’ creano tre
palle gol in pochi secondi con Esposito,
Immobile e Marrone. L’Empoli c’è e dimostra
di meritare la finale. Guitto colpisce un
clamoroso palo e, poco dopo, Pinsoglio deve
uscire per fermare Domitru lanciato a rete.
Dopo tante emozioni arriva anche il gol. Al
19’, Yago riprende una corta respinta del
portiere empolese Addario che è costretto a
metterlo giù: rigore che lo specialista
Immobile insacca con freddezza, prima di
esultare mostrando una maglia dedicata ad
Alessio Ferramosca e Riccardo Neri. È la
rete che sblocca la sfida e che decide anche
il primo tempo. I toscani ci provano ma sono
poco incisivi e la squadra di Bruni si
limita a controllare. Ripresa. Per evitare
rischi, la Juventus decidere di chiudere la
pratica a inizio ripresa. Già all’8’ arriva
il raddoppio. Esposito fugge a destra e
crossa, Addario ancora una volta non è
preciso nell’uscita e Immobile lo punisce
ancora: 2-0 e gara in discesa. L’Empoli paga
pesantemente il colpo e i bianconeri ne
approfittano. Al 13’ Yago pennella un gran
sinistro su punizione e insacca il tris. Ma
non è finita. Al 20’ ancora Immobile rapace
sotto porta: 4-0 e 10° centro per il bomber
che fa mambassa di premi personali vincendo
il titolo di capocannoniere e soprattutto di
miglior giocatore della manifestazione.
Bruni inizia il giro dei cambi e toglie
Esposito e Immobile per Boniperti e
Fischnaller. La tensione scema e l’Empoli ne
approfitta trovando un improvviso uno-due
con Tognarelli e Tonelli, su altrettante
azioni da fermo: 4-2 a un quarto d’ora dalla
fine. Un quarto d’ora a questo punto ancora
da vivere con la giusta concentrazione.
Senza sbavature, i bianconeri portano il
risultato fino alla fine. Un anno dopo,
Viareggio è ancora bianconera. La Juventus
vince la quinta Coppa Carnevale negli ultimi
sette anni. Otto è invece il numero di
titoli conquistati nella manifestazione. Il
Settore Giovanile continua a ottenere grandi
risultati. |
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Super
Immobile, Primavera ai quarti
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Dal sito
Juventus.com
i pensa
ancora Ciro Immobile. Tripletta del
bomber e Primavera ai quarti della 62ª
Viareggio Cup. Dopo Legia Varsavia,
Vicenza e Livorno, la squadra di Bruni
supera anche il Cesena: 3-1.
La vittoria di San Giuliano Terme ha
valore doppio, trattandosi della prima
gara a eliminazione diretta. Chiuso il
primo tempo in vantaggio di un gol, i
bianconeri sono stati raggiunti a inizio
ripresa, prima nuova della doppia
prodezza di Immobile (il terzo gol su
rigore), sempre più protagonista e ora a
quota sei nella classifica marcatori.
La Juventus vola quindi ai quarti di
finale e se la vedrà con il Sassuolo,
che ha battuto il Npoli. In caso di
successo, i bianconeri troverebbero in
semifinale contro la vincente dello
scontro tra Palermo e Atalanta.
Nell’altra parte del tabellone, i due
quarti sono: Fiorentina-Empoli e
Torino-Rappresentativa di Serie D.
62ª Viareggio Cup – Ottavi di finale
San Giuliano Terme (PI), stadio
“Giovanni Bui”
Martedì 9 febbraio
JUVENTUS-CESENA 3-1 (1-0)
RETI: 38’ pt, 15’ st e 26’ st rig.
Immobile, 4’ st Tabanelli.
JUVENTUS: Pinsoglio; Bamba, Alcibiade,
De Paola, Serino; Giandonato, Marrone;
Esposito (31’ st Boniperti), Yago (37’
st Fischnaller), Belcastro; Immobile
(41’ st Libertazzi). A disposizione:
Kirev, Romano, Silvestri, Ferrero,
Crivello, Giuseppe Giovinco. All. Bruni.
CESENA: Teodorani; Vesi, Fabbri, Caidi,
Petti; Dieng, Djuric (dal 27' st Fall),
Rossetti; Turchetta, Gavoci (30’ st
Ferri), Tabanelli. A disposizione:
Grandi, Fonte, Scarponi, Del Pivo,
Mezza, Gregorio, Savelli. All. Protti.
Arbitro: Monaco di Tivoli.
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Viareggio,
avanti col percorso netto
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Dal sito
Juventus.com
Inizia al meglio la due giorni dedicata alle
sfide tra Juventus e Livorno. In attesa
dell’anticipo di Serie A di sabato sera, la
Primavera bianconera compie a pieno il
proprio dovere e supera quella amaranto alla
Viareggio Cup. Vittoria importante quella
ottenuta a Pistoia dai ragazzi di Bruni
(4-0, doppietta di Fischnaller e gol
Libertazzi e Belcastro), che superano alla
grande la prima fase con tre vittorie in tre
gare e uno score di undici gol fatti e zero
subiti. Ma anche a livello statistico
essendo la numero 100 ottenuta alla Coppa
Carnevale. I campioni in carica vanno in
scioltezza agli ottavi di finale, come
seconda migliore prima tra le squadre del
Gruppo A (per differenza reti dietro solo
all’Empoli) e dovranno attendere sabato sera
per conoscere il nome della prossima
avversaria da affrontare martedì. Intanto
mister Bruni può essere soddisfatto per la
prova offerta dalla squadra, nonostante i
tantissimi cambi e la pioggia caduta per
quasi tutto il tempo.
62ª Viareggio Cup – Girone A, 3ª Giornata
Pistoia, stadio Melani
Venerdì 5 febbraio
JUVENTUS-LIVORNO 4-0 (1-0)
RETI: 40’ pt e 36’ st Fischnaller, 31’ st
Libertazzi, 37'st Belcastro.
JUVENTUS: Kirev; Romano, Silvestri, Ferrero,
Crivello (28’ st Serino); Pirrotta,
Alcibiade, Boniperti; Fischnaller,
Libertazzi, Giuseppe Giovinco (25' st
Belcastro. A disposizione: Piccolo, Bamba,
De Paola, Esposito, Yago, Immobile,
Terrazzino. All. Bruni.
LIVORNO: Conti; Ceccherini (10’ st Filippo
Moscati), Romeo, Remedi; Modica, Oussou,
Prutsch, Monti; Lignani (30’ pt Gorelli)(23’
st Nuzzi), Simeoni; Randi. A disposizione:
Barbetta, Malasoma, Manzella, Marco Moscati,
Nencini, Del Poggetto. All. Miani.
ESPULSI: al 37’ st Pirrotta per somma
d’ammonizioni. |
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Viareggio, partenza con il tris
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Dal sito Juventus.com
Con una prova degna da squadra campione
uscente, la Juventus entra subito
rumorosamente nella 62ª edizione della
Viareggio Cup. Legia Varsavia battuto 3-0 al
termine di una gara comunque combattuta e
vinta nonostante quasi un tempo giocato in
inferiorità numerica (espulso Marrone) e un
rigore parato da Pinsoglio a fine primo
tempo, sull’1-0. La prima vittoria porta la
doppia firma di Ciro Immobile, a segno di
testa dopo un minuto e su rigore a fine
primo tempo. Sigillo finale di Alcibiade,
sempre più a suo agio nel ruolo di difensore
con il vizio del gol. Subito tre punti in
cascina, gli stessi del Vicenza che vince
4-2 con il Livorno e mercoledì attenderà i
bianconeri in una sfida già decisiva per il
successo nel Girone A. Per la gara d’esordio
nel campo centrale di Viareggio, Luciano
Bruni può contare su quasi tutti i titolari.
Assente il solo Fausto Rossi, fermo
precauzionalmente, il tecnico manda in campo
la squadra con una sorta di 4-3-3. Davanti a
Pinsoglio, difesa con De Paola e Alcibiade
centrali, Bamba a destra e Serino a
sinistra. A centrocampo Marrone, Belcastro e
Giandonato, davanti spazio alla fantasia di
Yago ed Esposito e alla concretezza di
Immobile. Il bomber napoletano autore di una
doppietta nella finale dello scorso anno con
la Sampdoria, riparte con la stessa musica.
Esposito lo pesca alla perfezione in mezzo
all’area: testa e 1-0. I primi 40 minuti
sono tutti di marca bianconera. Esposito e
Yago inventano a ripetizione, Marrone detta
i giusti tempi e i polacchi non riescono
quasi mai a raccapezzarsi. Solo un po’ di
imprecisione sotto porta impedisce alla gara
di chiudersi. Due volte Esposito, Yago e De
Paola non riescono a piazzare il colpo
vincente. Il Legia si fa vedere una sola
volta e per poco non piazza la beffa. De
Paola è costretto a mettere già l’attaccante
avversario: Rocchi vede il fallo, ammonisce
il centrale e concede il rigore. Ci pensa
Pinsoglio, con una gran parata sul tiro del
capitano Zbozien, a mantenere il risultato.
Risultato che cambia al 43’. Fa tutto
Immobile che viene fermato irregolarmente in
area. Questa volta la massima punizione è
per i bianconeri e l’attaccante non sbaglia
firmando la doppietta del 2-0 che chiude il
primo tempo. Ripresa. La squadra di Bruni
parte ancora forte ma all’8’ subisce un
episodio che potrebbe cambiare la partita.
Marrone commette fallo fuori area su un
giocatore del Legia lanciato a rete. Rocchi
fischia ed espelle il capitano. Subito la
contromossa: esce Yago ed entra Boniperti in
una Juve che cambia modulo con un 4-4-1 più
coperto per affrontare i 35 ancora da
giocare. I polacchi iniziano a credere e
sola la traversa salva Pinsoglio su una
punizione da lunga distanza. Immobile si
conferma attaccante di razza e al primo
pallone toccato nella ripresa sfiora in tris
con una girata di destro. Ancora più vicino
al gol Esposito al 220 con tocco di destro
che finisce sul palo a portiere battuto.
Intorno alla mezz’ora, Bruni fa rifiatare
Immobile: al suo posto Libertazzi. Boniperti
sfiora il tris con un tocco di esterno
destro che il portiere mette in angolo. Ma
dal corner arriva il gol con Alcibiade,
ancora di testa e su assist di Esposito. Per
il difensore è il terzo in gol in poche
settimane e per la Juve è il 3-0 che chiude
la gara. Entra anche Giuseppe Giovinco al
posto di Esposito.
La gara è chiusa e i bianconeri possono
iniziare a pensare alla gara di mercoledì
con il Vicenza. Alla luce del successo dei
veneti sul Livorno, la sfida in programma a
Pontedera (ore 17.30) diventa già decisiva
per il passaggio del turno.
62ª Viareggio Cup – Girone A, 1ª Giornata
Viareggio, stadio Bresciani
Lunedì 1 Febbraio
JUVENTUS-LEGIA VARSAVIA 3-0 (2-0)
RETI: 2’ pt e 42’ pt rig. Immobile, 36’ st
Alcibiade.
JUVENTUS: Pinsoglio; Bamba, Alcibiade, De
Paola, Serino; Giandonato, Marrone,
Belcastro; Esposito ( 37’ st Giuseppe
Giovinco), Immobile (29’ st Libertazzi),
Yago (9’ st Boniperti). A disposizione:
Kirev, Silvestri, Romano, Rossi, Pirrotta,
Fischnaller. All. Bruni.
LEGIA VARSAVIA: Osuch; Zbozien, Wasikowski,
Lisowski, Lisiecki; Koziara (1’ st Michal
Kopczynski), Furman (12' st Efir), Wolski
(25’ st Rajczak), Banasiak; Kosecki, Górski.
A disposizione: Szumski, Chrostowski,
Widejko, Cichocki, Bochenek, Augustyniak,
Starek, Kaminski, Lukasik. All. Banasik.
ARBITRO: Rocchi di Firenze.
ESPULSI: 8' st Marrone per fallo da ultimo
uomo.
AMMONITI: 39’ pt Bamba, 39’ pt De Paola, 21’
st Wolski.
NOTE: al 39’ pt Pinsoglio ha parato un
rigore a Zbozien. |
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JUVE – LAZIO 1
a 1. IL
BICCHIERE E’ MEZZO PIENO O MEZZO VUOTO?
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di Luigi Farina
Sembra una
interrogazione retorica, quella che leggiamo nel
titolo, che cioè prevede una risposta scontata: il
bicchiere non può che essere mezzo vuoto. Abbiamo
pareggiato in casa con una squadra che lotta per non
retrocedere, in crisi di gioco e risultati come la
Juve, contestata dai tifosi come la Juve, con un
rischioso corto circuito tra società, tifosi e
allenatore, proprio come la Juve. E dunque malgrado
il cambio di allenatore, nessuna buona notizia
arriva per noi tifosi, dalla partita di domenica
sera. Certo, considerati i tempi grami, si può dire
che non abbiamo perso, che abbiamo avuto in mano il
pallino del gioco per buona parte dell’incontro, che
abbiamo avuto anche un poco di fortuna in occasione
del rigore, e che da questi aspetti si può
ripartire, sperando negli effetti positivi che deve
produrre il cambio di allenatore. In effetti ci sono
stati sprazzi di gioco all’inizio della partita e
per una ventina di minuti, ed altrettanti momenti
positivi ci sono stati prima del rigore di Del
Piero; c’è stato il palo di Diego, alcune sgroppate
interessanti di De Ceglie e di Candreva, un Felipe
Melo meno dannoso del solito, un Cannavaro puntuale
e deciso, e tanti tiri rimpallati malamente. Ma
alcuni aspetti negativi che si stanno cronicizzando
destano preoccupazione. Quello che colpisce molto
negativamente è la confusione nel gioco a
centrocampo, visto anche ieri; questo maledetto
rombo sembra così difficile da applicare, che non si
capisce chi fa e che cosa, che non si capisce cosa
deve fare Diego, che non si capisce perché si fanno
centinaia di passaggi senza andare in profondità o
sulle fasce, per creare tiri in porta ed occasioni
da gol, che nella Juve di oggi sono miraggi. Vi
ricordate forse un tiro di Amauri? Ed il voglioso e
smanioso Diego, quando ci farà vedere un bel tiro
secco in angolino o all’incrocio dei pali da fuori
area? E soprattutto, saprà farli, visto che in sei
mesi abbiamo visto solo tiri sbertucciati,
sbilenchi, o alla meglio piazzati? L’attacco è
sterile, per questo si segna poco, e non si vince. E
per concludere una considerazione su Bettega,
giustamente oggi al pari del nuovo allenatore,
risparmiato dalle critiche dei tifosi, e depositario
di una fiducia quasi illimitata. E’ arrivato alla
Juve a Natale del 2009, dovendo fornire un
contributo in termini di competenza tecnica, agli
inesperti ed incapaci Blanc e Secco, con ampi
poteri, a quanto ci è stato detto. Ad oggi, dopo
oltre un mese – peraltro cruciale perché è quello
del mercato di riparazione – possiamo tracciare
questo bilancio: ha ritardato a cambiare
l’allenatore; non ha preso un grande sostituto di
Ferrara, ma un traghettatore sul quale lo
scetticismo di tutti impera; ha ceduto due giocatori
(Tiago e Molinaro), ne ha presi altri due in
prestito, uno dei quali, il Paolucci, non gode della
fiducia di nessuno, visto che viene considerato la
riserva anche di questo inguardabile Amauri. In
sostanza, cabeza blanca al pari di Zaccheroni
che viene da una lunga inattività, mi sembra
abbastanza arrugginito; ma soprattutto, avrà pure
ampi poteri, ma sembra non disporre di un euro, per
fare qualcosa di veramente determinante e cambiare
il corso di questa stagione disastrosa. |
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JUVENTUS-ROMA
1-2: ABBIAMO UN GROSSO PROBLEMA
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di Luigi Farina
Diciamoci la verità. Quando i due telecronisti di SKY hanno
detto che Ranieri non aveva mai battuto la Juventus
nella sua carriera, e dopo ben 15 partite, abbiamo
tutti pensato al peggio. Che al Napoli, al Catania,
al Chievo, e a tutti quelli che hanno potuto
infrangere record e tabù in questa miserrima
stagione, si poteva aggiungere anche Ranieri, era un
timore che nemmeno il gol del capitano ha del tutto
fugato. E puntualmente abbiamo constatato che al
peggio – che pensavamo fosse la partita con il
Chievo – non c’è purtroppo fine. La Juventus ha
perso la sua settima partita su otto consecutive,
con la espulsione di Buffon e un gol al 93mo minuto,
al termine di una partita scialba, con le solite
poche occasioni da gol, alcuni errori tattici
gravissimi e sconcertanti, e molti giocatori come al
solito inguardabili. Un lampo nel buio il gol di Del
Piero, l’unico a cui forse possiamo affidarci, ora
che sta entrando in condizione. Onestamente la somma
delle situazioni disgraziate e sfortunate che
abbiamo visto quest’anno non le ricordo così
concentrate in poco tempo, ed avrei anche difficoltà
di spazio e tempo per elencarle. E Ferrara le sta
subendo praticamente tutte. Ma il tempo delle
attenuanti è oramai scaduto, ed il cambio di
allenatore è l’unica arma che abbiamo ancora a
disposizione per dare una svolta in positivo al
nostro campionato. Resto onestamente basito quando
leggo o ascolto autorevoli commentatori che dicono
che non bisogna sostituire Ciro Ferrara perché non è
l’unico colpevole di quanto sta accadendo: c’è la
società di incompetenti (e siamo d’accordo), ci sono
gli infortuni, c’è una oggettiva sfortuna, ci sono i
giocatori che non stanno rendendo al massimo. E’
tutto vero. Mi permetto di osservare però, che
quando una squadra non ha gioco, quando una squadra
costruita per lottare per lo scudetto perde otto
volte, di cui quattro in casa dopo 21 partite di
campionato, viene eliminata dal girone di champions
league, retrocede al sesto posto e rischia di essere
estromessa dalle coppe europee per la stagione
successiva, essa ha sicuramente un problema con
l’allenatore. Non è un caso che oggi chi ci ha
raggiunto e superato – il Napoli, la Roma, il
Palermo – hanno cambiato volto e risultati con il
cambio dell’allenatore. E per provare a risolvere
immediatamente un problema come quello della Juve
attuale, l’unica cosa da fare è cambiare
l’allenatore. Oggi un investimento economico su un
allenatore come Hiddink o altri come lui, piuttosto
che su Kolarov, Cassano, o altri giocatori, è
necessario. Per quanto rischi di essere tardivo. La
venuta di Bettega, che abbiamo tutti salutato
speranzosi come un fatto positivo, ed in generale
una modifica anche sostanziale dello staff
dirigenziale, non ha sortito effetti positivi,
perché non poteva farlo in tempi brevi. Solo un
nuovo allenatore, che sia un traghettatore o un uomo
su cui puntare per nuovo progetto, può dare la
svolta, anche prendendo decisioni difficili su
alcuni calciatori. Qualche parola vorrei proporvi in
tal senso sul presunto progetto Lippi, che farebbe
il Direttore Generale l’anno prossimo, e che avrebbe
in sostanza già indirizzato le scelte di questo
anno. Se è vero, esso va assolutamente abbandonato,
essendo una delle cause di questa stagione
disgraziata. Un giocatore scartato prima dall’Inter
e poi dal Lione come Fabio Grosso, fa il titolare
inamovibile in questa Juve, offrendo prestazioni
penose in difesa (ah, Molinaro) come in attacco; e
ieri sera ha regalato il rigore alla Roma. Su
Cannavaro, altro titolare inamovibile insieme a
Legrottaglie, abbiamo avuto, o meglio hanno avuto
Lippi, o Secco, o Ferrara o Blanc, una lezione di
calcio dal caro Aurelio De Laurentis, che ne ha
bocciato l’acquisto in estate, per gli stessi motivi
per cui avremmo dovuto farlo noi: la impossibilità
di un atleta 34enne di essere un titolare
inamovibile in qualsiasi squadra. Pensate a quanti
difensori dovremo comprare l’anno prossimo,
considerata l’età ed il comportamento anche di
Legrottaglie? Ancora più grave, in questo marasma, è
il depauperamento tecnico e la involuzione dei
nostri giovani: ma state vedendo Marchisio, De
Ceglie, Giovinco? E poi Melo, Diego, Amauri, Grygera,
Zebina. Possibile che l’anno prossimo tra scarti e
giocatori anziani, dobbiamo rifare la squadra per 12
uomini su venti? Bisogna recuperare il recuperabile
dunque. E lo si può fare solo partendo dalla
sostituzione di Ferrara. Al quale ricordo che Rocky,
dopo tutti i cazzottoni che ha preso, ha poi sempre
vinto. |
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LA JUVENTUS DEI
RECORD … NEGATIVI
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di Luigi Farina
Oggi, sui giornali e
nel web, si sprecano gli articoli sull’ennesima
prestazione mortificante della Juventus, sconfitta
domenica pomeriggio a Chievo per 1-0, senza avere
mai creato una occasione da gol. Ed ovviamente gli
argomenti proposti ed i punti di vista sono
differenti: la colpa è di Blanc, di Secco, di
Ferrara, dei giocatori, degli infortuni, della
sfortuna, di tutti questi argomenti insieme, o di
qualcuno accoppiato ad altri. Ed in ogni caso c’è un
fondo di verità e condivisibilità in quasi tutti.
Quello che risalta agli occhi sono però i numeri
devastanti che ci vengono alla mente, mano a mano
che passano le giornate, dai quali possiamo con
terrore prendere atto che al peggio non c’è fine. Ed
è su questo che mi voglio soffermare, anche se mi
scuso in anticipo di qualche elemento errato, visto
che non ho il mestiere e la memoria enciclopedica
del rimpianto Giorgio Tosatti. Sei sconfitte (più
quella con il Bayern) nelle ultime dieci partite del
campionato di serie A, non le ha subite nessuno, ad
eccezione del derelitto Siena (sette su dieci, ma
ultimo posto). Diciotto reti subite in queste dieci
partite, sono inferiori solo alle 26 subite dal
Siena; gli altri sono meglio di noi. Il Napoli non
ci batteva a Torino da 20 anni; il Catania da 46
anni, il Bari da non so quanto tempo, il Chievo non
ci aveva mai battuto.
Nemmeno la ridicola Juve di Maifredi – che fu
eliminata in semifinale di Coppa delle Coppe dal
Barcellona – all’inizio del girone di ritorno era
nelle condizioni attuali. Il vero pericolo è che
questa squadra possa continuare a scendere a picco,
mentre ai piani alti continuano a brancolare nel
buio, pensando di rinforzare la squadra con dei
giocatori, ex primavera della Juventus, ma che non
hanno mai giocato in prima squadra perché non
ritenuti idonei. Ieri la prestazione di Paolucci,
inguardabile al pari degli altri suoi compagni, ci
fa capire come non sono queste le scelte che possono
fare cambiare la rotta. Urge a questo punto cambiare
l’allenatore, contro il quale ci sono numeri e
prospettive devastanti. E’ necessario un cambio di
rotta, imposto da un personaggio di spessore e
carismatico, per fare sì che le rimanenti 18
partite, con i relativi 54 punti, portino alla causa
sia dei risultati, ancora oggi possibili, sia una
più chiara comprensione di quello che vale questa
squadra, con i suoi giovani (valgono o no?), ed i
suoi veterani (chi può ancora dare, visto che
rimpiangiamo Nedved?)Tutto ciò non può avvenire
cambiando su due piedi Blanc o Secco, che in ogni
caso poi dovrebbero lasciare la gestione ed il
mercato ad altri uomini di calcio, ma nell’immediato
solo l’allenatore. Io credo che peggio di quanto
stiamo vedendo ora, un allenatore esperto e
carismatico, non potrà fare, anche recuperando
alcuni degli infortunati. E dunque abbiamo tutto da
guadagnare. Ferrara avrà altre occasioni, se le
meriterà. |
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CHI
BEN COMINCIA... JUVENTUS – NAPOLI: 3
- 0
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di Luigi Farina
Cari amici juventini ed in particolare tutti
voi che seguite da vicino lo Juventus Club
“Gaetano Scirea” di S. Maria C. V., sono
stato invitato dal Consiglio Direttivo e dal
Presidente, di riprendere la nostra
consuetudine di commentare con un articolo
da postare nel nostro sito, le partite della
juventus. Quello sfaticato di Lucio Girardi
per qualche tempo ha sospeso quello che era
un suo compito, ed ora mi tocca sostituirlo.
Ma per l’affetto che io, e con me tutti voi
che lo conoscete, gli vogliamo, lo farò con
immenso piacere. Mi troverete con un
articolo dopo ogni partita, con uno stile e
con dei contenuti, che andremo migliorando
di volta in volta, anche grazie ai vostri
consigli. Io in genere, preferisco il
commento o una analisi, piuttosto che la
cronaca della partita, che tutti poi abbiamo
visto.Due parole su di me: per quanto sia un
quarantaquattrenne assennato, ligio al
dovere, dedito alla famiglia, sono in realtà
uno di quelli juventini duri e puri, con
tante partite viste in tutti gli stadi
d’Italia, che non ha visto un minuto di
calcio durante la serie B, che è un convinto
assertore già dal 2006 della teoria del
tradimento e del suicidio della nostra amata
juve, imposto da quell’omuncolo pallido che
di fatto ne è proprietario, per il tramite
di quegli zerbini che sono stati e sono
ancora Blanc, Secco, Cobolli Gigli ed il
mitico Zaccone. E che oggi soffre, inebetito
da quanto stiamo vedendo, e dai record
negativi che in questi ultimi due mesi
aggiorniamo costantemente al ribasso. Però,
come tutti gli innamorati che si sciolgono
al sorriso della propria bella, le tre
zeppoline che abbiamo rifilato al
napolicchio mi hanno messo di ottimo
umore, e scrivo questo articolo con il cuore
nello zucchero. Molti juventini oggi,
temendo una ulteriore umiliante sconfitta,
ne valutavano gli aspetti positivi, con il
conseguente esonero di Ferrara, ed un cambio
di guida tecnica, che se ben fatto e
valutato anche in prospettiva futura,
avrebbe dato una svolta a questa situazione
incredibile. Onestamente non io ci sto
capendo niente, perché Ferrara non può
essere l’imbelle che sembra essere nel
guidare una squadra inguardabile,
sfilacciata, impaurita, imballata, che
commette errori oratoriani. Ed i giocatori
che c’erano e che abbiamo preso a giugno, ci
hanno entusiasmato in campagna acquisti, e
non possono essere dei sistematici brocchi.
Intanto stasera la Juve, pur con le sue
memorabili assenze per infortunio e con le
gambe inizialmente molli per il timore di
un’altra serata grama, ha fatto una bella
partita: tosta, con sprazzi di gioco, con
pochi errori grossolani, ha creato occasioni
da gol, e soprattutto ha presentato il suo
capitano, quello che non tradisce mai e che
per quanto in tanti non lo capiscano, è
ancora forte, e ci è mancato. Tutta la
squadra oggi in realtà ha fatto la sua
figura: se escludiamo il solito monumentale
Chiellini (voto 8 perché è insostituibile)
ed i sempre positivi Brazzo, Caceres,
Manninger (6.5 a tutti, anche se il portiere
non è mai stato seriamente impegnato), oggi
abbiamo visto anche un Melo senza sbavature
e molto presente davanti alla difesa (6.5
anche per lui), un Legrottaglie attento
(voto 6 per l’atleta di Dio, così come per
il diligente Grygera), un De Ceglie
arrembante (voto 6.5 che sarebbe stato 7.5
se avesse anche segnato) ed un Diego
ispirato (voto 7 anche per il c…o avuto in
occasione del primo gol). Solo Amauri e
Grosso non danno segni di vita, ed anche
questo, per quanto li vogliamo maledire,è
inspiegabile, con Amauri che sembra un pezzo
di legno e Grosso uno che porta il cane a
fare pipì. E dulcis in fundo, abbiamo visto
anche il famoso rombo, croce e delizia di
questa stagione, che ci ha portati ad un
interessante e meritatissimo 3-0. Due parole
sulla partita e poi vi lascio.
Primo tempo.
Abbiamo visto all’inizio una Juve impaurita
e fischiata dai nostri e dai tifosi
avversari, che piano piano però ha preso
campo ed ha avuto le occasioni per segnare:
Amauri prima di testa, con salvataggio sulla
linea di Campagnaro; Grosso poi che
sparacchiato in curva a otto metri dalla
porta; Del Piero che ha mancato il raddoppio
facile, in una occasione simile al gol di
Giovinco proprio con il Napoli, su liscio
del difensore. Non è da escludere che il
capitano, che è un genio, lo abbia fatto
apposta, visto come è andata l’altra volta;
ed ha ovviamente avuto ragione. Nel
frattempo aveva segnato Diego Ribas da Cunha,
con un tiro rimbalzato da dentro l’area,
dopo una bella azione di De Ceglie e Brazzo.
Secondo tempo.
Dopo una buona partenza nostra con Del Piero
che si è mangiato un altro gol davanti alla
porta, il Napoli ha iniziato a spingere, e
noi abbiamo sofferto, tanto che nei primi
venti minuti, il possesso palla (51% a 49%
per noi alla fine del primo tempo ) è
passato prepotentemente al Napoli, che ha
attaccato molto, ma non ha creato grandi
occasioni. La Juve si è ricompattata ed ha
iniziato a ripartire in contropiede,
tagliando come il burro il centrocampo e la
difesa avversaria, prima con De Ceglie a cui
si opposto Iezzo e Del Piero ha fallito il
tap in; poi con il palo di Diego, poi con il
gol di Alex, dopo una bella azione sulla
destra di Brazzo e Caceres, ed infine con
l’azione di Diego che si è infilato dal
centro verso la porta, ed è stato buttato
giù da Contini: rigore, espulsione e gol.
Grande Diego, che ha consegnato la palla ad
Alex, per fargli fare la doppietta.
Grande vittoria, dunque. Non ci sono dubbi.
Ed ora che si fa? Si rinforza la squadra
senz’altro, ma con Ferrara o con un altro?
Io stesso non so cosa augurarmi. Sarebbe
stato meglio cambiare dopo il Catania, con
15 giorni per riorganizzarsi. Oggi spero
sempre che Ferrara prenda in pugno la
situazione e torni a farci vedere una Juve
degna del suo nome e della tradizione
vincente. Anche perché i dirigenti, per
quanto asini, hanno chiaramente dimostrato
di voler provare a vincere. Speriamo in
bene. A proposito, e il Napoli? Beh,
fatevelo spiegare da qualche tifoso vostro
amico o parente; purtroppo ne abbiamo tutti.
Vi diranno indistintamente che avevano
schierato le riserve, che Datolo non stava
facendo una sceneggiata, che Hamsik ha fatto
un bel tiro ed ha preso la traversa sul
risultato i 1-0, che se segnava la partita
la vincevano loro, che ora puntano alla
Champions, che tanto l’Inter ci batterà ai
quarti (tocco ferro ovviamente). Cosa vi
aspettereste di diverso? Non pensate mica
che tanti anni di serie B e serie C li
abbiano cambiati?
P. S. con questo primo articolo, che spero
leggiate in molti e farete leggere agli
amici, devo fare dei saluti doverosi:
A mio figlio Antonio, 8 anni e juventino,
che dice che quando guardo la Juve sono
pericoloso. A mio fratello Salvatore, che
non viene più al club per colpa di Sky
(pigrizia). A Lucio Girardi, l’unico che
riconosco mio superiore in juventinità,
anche se sulle vicende del 2006 non siamo
stati d’accordo. A Mimì Rufino, che deve
tornare ad essere operativo, perché sebbene
brontoli sempre, tutti gli vogliono bene. A
Gino Russo, Pasquale Russo, Gaetano Arzillo,
Antonio Ferraro, Vincenzo Mazzone, che
devono tornare a vedere la partita con noi
al club.
Ad Antonio Mazzone, che ho
conosciuto prima di tutti voi, ed il cui
datore di lavoro, ha chiuso l’attività, dopo
la sua scomparsa. |
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05.10.2009 |
Palermo
2 - Antijuve 0 |
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Ormai siamo sicuri: quella che è scesa in campo contro il
Palermo non era la Juve, era il suo
opposto!!!!!!!!!!! Come alla materia corrisponde
l’antimateria, come all’Universo si accoppia il
multiverso, alla Juve, in una dimensione
ectoplasmatica e da incubo si accoppia l’Antijuve.
Già l’anno scorso, varie volte, il fenomeno
aveva sgomentato falangi di tifosi bianconeri…
Quest’anno dopo avvisaglie (Juve Bologna e Genoa
Juve) la manifestazione dell’aliena Juve si
concretata in Palermo Juve. E’ stato quello tra
rosanero ed immagine opposta bianconera, un
incontro del terzo tipo… Siamo stati trattati
bene da Palermo e dai suoi caldi tifosi… Accolti
alla grande e mandati a casa con le pive nel
sacco, anzi con due palloni nel
medesimo…Prendiamola così questa preoccupante
sconfitta, esorcizziamo i demoni della notte e
cerchiamo di rimboccarci per benino le maniche:
quindici giorni di stop da utilizzare al meglio,
riflettendo, analizzando… cambiando quanto è
possibile… Una cosa è certa: così non si va da
nessuna parte…Una difesa malissimo impostata ha
permesso al folletto Miccoli ed al suo compare
Cavani di seminare il terrore per tutta la
partita… Zebina fuori dal suo compito di
difensore, Grosso latitante, Legrottaglie
incerto, la difesa si è avvalsa del Chiellini
per far vedere che pur si muoveva…Centrocampo:
individualmente poco male, la coralità e lo
spessore assolutamente assenti per un attacco
slegato, pretenzioso, inefficace, ridicolo a
volte. Amauri, al minimo storico in maglia
bianconera e Iaquinta hanno fatto una figura
barbina ed anche Diego non ha esaltato…Questa la
sintesi tecnica di una notte da brividi... La
juve alla “halloween” ieri sera ci ha fatto
paura…Possibile che Ferrara lui che era un
centrale insuperabile non abbia insegnato a ‘sti
ragazzi come si marca ad uomo? Si perché ieri
Miccoli e Cavani andavano annullati alla fonte
ed, invece, si è concesso loro lo spazio
necessario per piroettare, appostarsi,
dribblare, mirare e sparare…Juve te ne
preghiamo, non farci mai più scherzetti come
questi…Ora c’è la Nazionale, ci sono sette
juventini convocati… Ragazzi non facciamo
scherzi: noi in Sud Africa vogliamo esserci…
Uomini avvisati…
Palermo batte Juventus 2-0 (2-0).
Palermo(3-5-2): Sirigu 6,5, Bovo 6, Kjaer
7, Migliaccio 6,5, Cassani 6,5, Bresciano 6,5
(dal 29' st Nocerino sv), Simplicio 7,
Balzaretti 6, Pastore 6,5 (dal 39' st Budan sv),
Miccoli 8, Cavani 7 (dal 33' st Goian). (83
Rubinho, 14 Bertolo, 88 Blasi, 99 Mchedlidze).
All.: Zenga 7.
Juventus (4-3-1-2): Buffon 6, Zebina 5
(dal 30' st Grygera sv), Chiellini 6,
Legrottaglie 5,5, Grosso 6, Felipe Melo 5,
Poulsen 6, Camoranesi 6.5 (dal 25' Trezeguet sv),
Diego 5 (dal 18' st De Ceglie 5), Iaquinta 5,
Amauri 4,5 (13 Manninger, 5 Cannavaro, 20
Giovinco, 39 Marrone). All.: Ferrara 5.
Arbitro: Orsato di Schio 6.
Reti: nel pt al 37' Cavani, al 42'
Simplicio.
Angoli: 8 a 3 per il Palermo.
Recupero: 2' e 4'.
Ammoniti: Camoranesi, Cassani, Zebina,
Pastore e Legrottaglie per gioco falloso.
Spettatori: 31.606 per un incasso di
926.844 euro.
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01.10.2009 |
Juve,
non fare più l'Inter di Herrera! |
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Questo verrebbe da ricordare ai bianconeri dopo il pareggio
senza reti di ieri sera a Monaco di Baviera
contro il Bayern. Infatti, nel primo tempo la
Juve, asserragliata nella propria metà campo non
riusciva a pareggiare il ritmo avversario nel
gioco e, quindi, si limitava alla pura
interdizione, talvolta affannosa. E, in
contropiede (oggi si dice con “ripartenze”), ha
cercato talvolta di punzecchiare. Molte le
occasioni gol per i tedeschi... Diciamo che per
tiri in porta il primo tempo si chiude sull’ 8 a
3: Difesa bassa della Juve, palla avanti e
sperare in Diego. Proprio come faceva la
“grande” (?) Inter herreriana degli anni
'60...Secondo tempo: cambia la musica: il Bayern
sembra stanco, Ribery, iradiddio nel primo
tempo, “cazzeggia” più che giocare, esce un
ottimo Robben per infortunio, Muller e
Schweinsteiger si afflosciano ed il Bayern non è più come
prima. E la Juve? Ci saremmo aspettati la
riscossa, la punizione, la vittoria. Macchè, la
Juve forse incredula ed un po' timorosa stenta
nel gioco, non raccorda i reparti come caso
avrebbe voluto e resta attenta ed in attesa di
altri, ormai improbabili attacchi del Bayern
che, a questo punto, ringrazia della stima e non
rischia nulla. Finisce, quindi, senza reti un
incontro che avrebbe dovuto regalare un po' di
più alla platea dell'Allianz Arena, colmo per
l'occasione anche per la copiosissima presenza
italiana.
Nella Juve buone prove di
Legrottaglie, Camoranesi, Chiellini e Melo.
Volitivo Trezeguet ed un Diego in netto
progresso rispetto alla partita di domenica. Non
è molto ma contentiamoci. Poteva finire molto
presto e molto peggio... Prospettive in
Champions più o meno intatte ma, d'ora in poi,
bisogna sempre e solo vincere. Niente catenacci
please sia in casa che fuori. Alla prossima a
Dio piacendo.
Formazioni e pagelle:
Bayern:Butt (6) Van Buyten (6),
Lahm (6,5), Braafheid (6,5), Ribery (7,5),
schweinsteiger (6,5), Muller (7), Badstuber
(5,5), Ottl (6), Klose (6), Robben (7), Olic (sost,
Klose) (6), Gomez (sost. Robben) (6)
Juventus:
Buffon (6), Grosso (6), Chiellini
(7), Grygera (6), Legrottaglie (7), Camoranesi
(7), Diego (6), Melo (7), Marchisio (5,5),
Trezeguet (6,5), Iaquinta (5), Tiago (sost.
Camoranesi) n.g., Poulsen (sost. Diego) (6),
Amauri (sost, Trezeguet) (6).
Arbitro 6 |
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28.9.2009 |
JUVENTUS
- BOLOGNA 1-1 |
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“Siamo stati ingenui...” Asserisce Mister
Ferrara al fischio finale. Ma, per la verità,
quest'affare di farsi raggiungere allo scadere
dell'ultra time, è cosa assai seccante e
spiacevole per come si concretizza, sempre da
uno svarione per disattenzione. Per sufficienza,
non per ingenuità. Ieri si è pareggiata (in
casa) una partita già vinta (ma non
stravinta...) dopo che Trezeguet, aveva dato
maggior corpo alla sua “rinascita” con un tap
dei suoi e dopo che, a turno, egli stesso,
Amauri ed altri, fino al palo di Camoranesi,
avevano graziato il Bologna. A questo punto i
felsinei ci hanno provato per davvero,
provocando a Buffon più di un pericolo. Sembrava
comunque fatta quando, al terzo dei quattro
minuti di recupero, il Bologna per fallo di un
buon Melo, calciava velocemente sulla fascia
sinistra, cross dalla stessa fascia e rete
dell'immancabile Adailton appostato sul palo
alla sinistra di Buffon. Vano il tentativo di
quest'ultimo di salvare alla disperata una
situazione compromessa. Al pareggio di Genova,
si aggiunge quello di questa sera, Comincia a
dar fastidio questa “pareggite”. Eppure la prova
corale della squadra era stata di buon livello.
E' mancata un po' di risolutezza sotto rete
anche per una prova non certo eccezionale di
Amauri e, giustificato dall'assenza per
infortunio, l'apporto totale di un Diego ancora
convalescente. Fra le poche note positive
annotiamo il rientro di Del Piero, anche se per
i sette minuti finali (e fatali...). E' inutile
pensarci, qui bisogna subito dimenticare tutto.
Qui occorre una Juve al massimo... Mercoledì
incombe la Champions... La Juve affronta la
partita più difficile del girone. Va a Monaco di
Baviera... Lì c'è l' “october fest” riusciremo a
tracannare in pace qualche boccale anche noi? Ce
lo auguriamo tutti di cuore. Forza Juve perciò,
come al solito...
JUVENTUS-BOLOGNA 1-1 (primo tempo 1-0)
MARCATORI:
Trezeguet (J) al 24' p.t.; Adailton (B) al 48'
s.t.
JUVENTUS (4-3-1-2):
Buffon; Zebina (22' s.t. Caceres), Legrottaglie,
Chiellini, Molinaro; Camoranesi, Felipe Melo,
Marchisio; Diego (14's.t. Giovinco); Amauri
(38's.t. Del Piero), Trezeguet. (Manninger, De
Ceglie, Poulsen, Iaquinta). All. Ferrara.
BOLOGNA (4-4-2):
Viviano; Raggi, Britos, Portanova, Lanna;
Vigiani (16' s.t. Osvaldo), Mingazzini, Guana,
Valiani (10's.t. Tedesco); Di Vaio (22's.t.
Adailton), Zalayeta. (Colombo, Santos, Mudingayi,
Zenoni). All. Papadopulo.
ARBITRO:
Russo.
NOTE:
spettatori 18.000 circa. Ammoniti Viviano,
Raggi. Recupero: 1' p.t.; 4' s.t..
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26.9.2009 |
BUON
CAMPIONATO A TUTTI (TRANNE CHE ALL'INTER...) |
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Riprendiamo,
dopo la pausa estiva, a commentare le gesta dei
nostri “eroi”. Questo primo articolo lo
pubblichiamo in questo spazio di solito
riservato alle comunicazioni ai nostri soci; i
prossimi troveranno il loro spazio abituale in
“Tazebao”.
Rieccoci amici, con un po' di ritardo... Ma la
colpa è del torneo che è iniziato un po'
presto... almeno per le mie abitudini... Ciò non
ha impedito, però, al “Pronti? Via!” di
comprendere quale sia lo spessore di una Juve
finalmente all'altezza dei “desiderata” dei suoi
tifosi. Siamo come i piccoli a cui vengono fatti
vedere splendidi giocattoli e poi non gliene
regaliamo neanche uno... Quest'anno i gioca(ttoli)tori
sono fra quelli più costosi in vetrina e forte
è la composizioni dei medesimi, a formare un
insieme che non ha mancato di farci restare ad
occhi spalancati, davanti alle piroette di
Diego, al marciare irruente e sicuro di Melo,
alla già nota vis realizzativa di Vincenzone
Jaquinta, alle magiche parate di Gigi Buffon e
davanti a tanto altro ben di dio. Quattro
vittorie ed un pareggio, finora, primo posto in
condominio con una certa Inter... Inter che non
ha mancato di far vedere quanto siano forti i
propri giocatori ma anche quanto sia barbino e
poco gradevole “special one” Mourinho. Dei
dirigenti non parliamo per carità di patria.
Dunque dicevamo, la Juve: ne ha dato uno al
Chievo, tre alla Roma, due alla Lazio, due al
Livorno e Genoa per un totale di 10 reti contro
3 subiti, migliore difesa del campionato e terzo
migliore attacco (ma solo perché a noi i goal
regolari li annullano, agli altri le reti in
fuorigioco le convalidano). Prendete la partita
di Genova: due reti fatte, due passate solo in
tv e non nella testa dell'arbitro, altre
occasioni. La Juve poteva farne sei o sette...
Lancia in resta, quindi, e sotto a chi tocca. La
Juve è lì, attende a piè fermo... Mentre noi
siamo già in volo, verso le usate gioie...In
Coppa Campioni è appena iniziato il solito
magone con un pareggio interno, con il Bordeaux,
ma incombe già la partita col Bayern. Certamente
la Juve non mancherà di farci vivere una serata
da ricordare...
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23.5.2009 |
CONVENTION
PROVINCIALE BIANCONERA AL CLUB |
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Un'antica tradizione del Club vuole che, periodicamente, i
confratelli bianconeri facciano in modo di
riunirsi per riflettere, tutti insieme sulle
questioni che li accomunano e che sono tante
passando dalla difficoltà ad intrattenere
dialoghi continui e stretti con i vertici della
Juve, alla necessità di rimpinguare, ogni tanto,
il patrimonio dei ricordi attraverso le visite
di personaggi cari alla storia passata e
presente dei bianconeri. Visite che, però non
devono rimanere l'unica possibilità di
condivisione per programmazioni che contemplano
numerose altre attività ludiche ma anche
culturali ed a sfondo più sociale. Altra
questione comune fondamentale per la vita dei
Clubs è la necessità di rendere continua la
partecipazione dei Club alle competizioni
nazionali ed internazionali in cui la Juve
gareggia a livelli sempre più alti. Si parlerà,
quindi, fittamente anche del problema
“trasferte” che i club devono prefigurarsi alla
luce delle forti novità poste dalla
regolamentazione che, in tal senso, il
Coordinamento torinese impone in modo non sempre
condivisibile.Tant'è che il prossimo 31 maggio
il Club sarà presente alla “Convention” che
vedrà i Clubs DOC di tutta Italia riuniti a
Torino per discutere di tutto ciò. Anche per
questa coincidenza, il giorno 28 maggio, il Club
chiama a raccolta i Clubs “non DOC” della
Provincia secondo un calendario di discussioni
che vedrà i partecipanti proporre e concertare
attività nei sensi accennati. L'incontro si
terrà alle 20 presso la sede del Club in Via
Appia, Palazzo Edilvenere a Santa Maria Capua
Vetere. Intanto si sono raccolte le adesioni dei
seguenti sodalizi:Juventus
Club Recale, Juventus Club Maddaloni, Juventus
Club S. Arpino, Juventus Club Cancello ed Arnone,
Juventus Club Castelvolturno, Juventus Club
Calvi Risorta, Juventus Cub Casagiove, Juventus
Club Casal di Principe.
Chi ci leggesse da questo sito e facesse parte di sodalizi
non ancora raggiunti direttamente per carenza di
riferimenti, è pregato di partecipare. Sarà un
vero piacere aggiungere amici agli amici, nel
segno della sportività, cordialità e signorilità
che contraddistingue il nostro blasone di
bianconeri.
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19.5.2009 |
JUVE - ATALANTA
2 - 2 |
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RANIERI
VIA, DENTRO FERRARA |
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Alle ore 18 di oggi 19 maggio 2009, dopo quasi due anni di
collaborazione, Caudio Ranieri è stato esonerato
dalla Juve. Un annuncio abbastanza laconico del
D.G. Blanc, ha chiuso una parentesi nella quale
è sembrato che tutta la Società abbia patito il
dopo calciopoli, più che per risultati non
pienamente soddisfacenti, per imposti criteri di
contenimento dei costi e per l'obiettiva
inesperienza dei massimi dirigenti della Juve
fra i quali un tenero giovinetto (Secco)
impegnato nella gabbia dei leoni dei vari
procuratori ha fatto incetta di “parametri zero”
che hanno portato alla Juve “Zeru tituli” per
dirla alla clown Mou. Ranieri ci ha messo del
suo a confondere la tifoseria che si era
affezionate la scorsa estate a nomi altisonanti
(Xabi Alonso ed altri...) e poi accontentata (si
fa per dire...) con i vari Poulsen oltre che con
i Mellberg e Salhiamidzic del caso. Tanti
giovani (Molinaro, De Ceglie, Giovinco, Ariaudo,
Rossi, Marchisio) che mentre lasciano ben
sperare per il futuro, non sono, al momento
garanzia di primissimi posti in Italia ed in
Europa. La Juve ha poi altri campioni come Del
Piero, Camoranesi, Trezeguet e Nedved su tutti
che avrebbero meritato un po' di rispetto
allorquando le sgangherate idee tattiche di
Ranieri ne avrebbero preteso il sacrificio
tattico. La mancanza di un vero progetto di
centrocampo fatto di soli cursori, ha messo in
crisi le attitudini naturali di tali campioni.
Una squadra di lottatori che Ranieri ha avuto
solo quando l'avversario era di livello, capace
di suscitare in tutti i giocatori (campioni per
primi...) il sacro fuoco dell'orgoglio. Quante e
partite vinte in questo modo... Poi contro le
piccole e le medie squadre il fallimento di una
ideazione. E poi una settantina di infortuni che
lo staff medico voluto da Ranieri ha in parte
provocato, ha fatto il resto. Prima Zanetti,
Buffon Camoranesi poi Chiellini, Legrottaglie,
Sissoko Marchisio e tanti altri, hanno costretto
la Juve a girandole da capogiro. Quella con 'Atalanta
è stata la partita simbolo ove la vera Juve è
venuta fuori nelle sue magagne difensive, nella
sua mediocre capacità attentiva, nella smisurata
voglia di riscatto nei momenti difficili della
partita. Ancora un 2 a 2, una nemesi dopo altri
2 a 2 altrettanto clamorosi contro squadre come
il Lecce, la Reggina eccetera. La Juve ora
riparte con difficoltà. La Champions è già
guadagnata ma l'obbligo dei preliminari che
scatterebbe nel caso di un quarto posto finale,
scompaginerebbe molti programmi bianconeri. Ed
allora? Allora forza Juve, come sempre e forza
Ciruzzo Ferrara. Noi tifosi abbiamo bisogno di
andare in vacanza tranquilli con la
consapevolezza di una st6agione nuova da vivere
finalmente ai massimi livelli con un parco
giocatori finalmente degno di una prima della
classe, quello che la Juve è sempre stata. Anche
in B.
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15.5.2009 |
TORNEREMO
A VEDER LE STELLE? |
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Se
la Juve infligge alla tifoseria colpi come
quelli messi insieme in poco più di un mese,
allora in qualche sensibilità (come quella del
vostro scrivano...) intervengono fattori che ne
prosciugano la vena (anche solo cronistica). Si
resta basiti, senza capacità di proferire
parola... Come in un brutto sogno. Dunque
ricordiamo insieme: Dopo il pareggio interno con
l'Inter (fine di un sogno...) la Juve perde con
la Lazio (fuori dalla Coppa Italia, pareggia a
Reggio Calabria 2 a 2 e replica in casa con il
Lecce, stesso risultato.Sembra essere stato un
incantesimo. La Juve non ha raggranellato nelle
partite predette neanche una vittoria. Una cosa
da pazzi... Ma come, ci siamo detti, non doveva
essere un marzo ed un aprile decisivi? Risposta:
“Certo ma essere fuori da tutto...” Incredibile.
Una difesa annaspante, un centrocampo
inesistente, incapace di produrre gioco, stanco,
lieve nell'interdizione. Avversari che scendono
sulle fasce od al centro con irrisoria facilità.
Squadre di bassa classifica che “due tiri due
gol”. Ma che è successo? E vabbè che sapevamo
dall'inizio che Poulsen non è Xabi Alonso, e
vabbè che Marchisio non è ancora Tardelli. E
passi pure che Legrottaglie, Molinari e Grygera
non sono Thuram, Cabrini e Gentile. Ma a tutto
c'è in limite! In società sono successe cose da
pazzi, nello spogliatoio qualcuno è arrivato al
tentativo di ammutinamento, l'allenatore che
coinvolge la Società, la Società che non rimanda
al mittente (perchè veramente colpevole o per
signorilità?).
Abbiamo perso il secondo posto, abbiamo messo a
repentaglio il terzo. Si è pensato ad un esonero
immediato dell'allenatore e della sua clinica da
record di infortuni. Si è pensato all'addio di
Gigi Buffon che continuava, nell'intervallo fra
i due tempi della partita con il Lecce, a
borbottare “Basta, basta, non ce la faccio più,
abbiamo fatto proprio schifo...”. Il tutto
mentre noi assistevamo inermi allo sgretolarsi,
all'evaporare di una squadra... Poi arriva la
partita col Milan... Apriti cielo, da giocare a
Milano... con la Fiorentina vicina al quarto
posto, col Genoa non distante... Mamma mia che
brividi...Ma ecco, la serata è quella giusta per
i miracoli. La Juve risorge in battaglia. La
Juve sfodera una prestazione maiuscola, persino
i reparti più criticati giocano alla grande. Un
solo errore e, come al solito, il gol di Seedorf
(ma quando smette?).Grande Camo che imbecca un
gradissimo Vincenzone Iaquinta per il pari
finale. Non sarà molto come risultato ma intanto
possiamo essere certi che stasera in campo non
c'era l'ectoplasma della juve ma la Juve. Quella
vera. Non Bellissima ma Forte, di grande tempra
con sprazzi d'arte calcistica.
E domenica c'è l'Atalanta... Per scaramanzia non
parliamone, ma chi di noi non sogna di uscire
definitivamente da questo strano, prolungato
tunnel... In settimana il vituperato Ranieri ha
ripreso quota. La Società inaugura la campagna
acquisti con un personaggio a sensazione che
risponde al nome di Diego (noi avremmo preferito
che si chiamasse in un altro modo...). E come
diceva il tanto compianto ed indimenticato Nino
Manfredi: “Fusse che fusse la vorta bona?”. Alla
Dante Alighieri ciascuno di noi, alla fine di
questo tragitto fatto di inferno (Reggio, Lazio,
Lecce) e di purgatorio (Milan) si augura di
“tornar a veder le stelle...”
|
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14.5.2009 |
LA RISPOSTA A
ROBERTO IL MILANISTA |
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Caro Roberto,
milanista sì ma sportivo dentro, le questioni da
te poste si appartengono per intero al “Mistero
Buffo” per il quale, nello spazio di pochi mesi
(da novembre a giugno, se ricordo bene..) un
presidente (la “p” minuscola è intenzionale...)
fu convinto da una persona sua collusa a non
lasciare la presidenza di una squadra perdente
per definizione, in attesa delle “clamorose” ed
“onestissime” intercettazioni che portarono
certi personaggi noti alle cronache anche per
fatti molto più gravi (Tavaroli, Tronchetti e &
C.) agli onori di certa cronaca nazionale che,
sulla questione intercettazioni, ha, con
insindacabile ed esclusiva decisione, mandato
all'inferno mediatico il tal malcapitato ed in
paradiso il tal santificato. Una vera vergogna,
un assalto alla libertà dei privati. Ciò che
manca ancora oggi oggi di regolamentazione, ciò
che, al momento opportuno fu possibile sfruttare
in modo fraudolento, fu sfruttato per la
resurrezione del caro presidente e della sua
strapagata armata brancaleone, con tutto il
rispetto per il simpatico cavaliere delle famose
crociate. Ricordiamo il grande allenatore dell'Onesteam
(ormai solo così bisogna appellare certe
società...) preannunciare (con un vaticinio
degno di un biblico profeta) la disfatta di
certa squadra in bianco e nero e di altre
ancora, disfatta da consumare nelle aule di
tribunale, mai sui campi di calcio, dove,
evidentemente il povero perdente continuava
ineluttabilmente ad inanellare figuracce a
fronte di spese folli e di imbrogli da codice
penale. Ricordiamo il caso Recoba (come quello
Cafù... Ricordate?). Quali erano le squadre che
avevano il primato calcistico in Italia in quel
momento? Sul piano nazionale era la Juve, su
quello europeo, il Milan...
La farsa di
calciopoli tendeva a giustiziare ambedue le
squadre, perchè scomparissero dal firmamento
dello sport più amato dagli italiani. La Roma
per l'onesteam non era poi tanto pericolosa ed
era controllabile con qualche arbitraggio
onesto. La potenza delle presidenze e delle
famiglie alla guida delle due squadre accusate,
limitò, per quanto possibile in quell'inferno, i
danni. La Juve in B il Milan in A pesantemente
penalizzato. Sentenze già scritte avrebbero
voluto il Milan in B e fuori dall'Europa e la
Juve in C2.
Le domande che
provocatoriamente ha posto a noi il caro amico
Roberto, non hanno risposta se non nella
macchinazione nella fraudolenta opera di
impossessarsi di ciò che è bello ma che è di
altri. Il presidente in questione (mi fa senso
anche scriverne il nome, già malfamato di
suo...) evidenziando le
grandi doti di
sportivo completò con i suoi complici la
macchinazione affidando ad un tal neutralissimo
componente il cda dell'onesteam. Il compito di
guidare l'operazione di appropriazione indebita
di due scudetti e di rilancio per a vittoria di
almeno altri due in seguito. Il gioco è fatto.
Le accuse vaghe con le quali 6 articoli “1”
divengono, nell'aritmetica sgangherata del
nostro presidente e della sua banda bassotti,
uguali ad un articolo “3”, divengono motivo di
sentenze altrettanto sgangherate, fatte passare
da certi soloni per esempio di giustizia
sportiva, giustizia che mancava... giustizia
divina...
Ricordiamo tutti gli
expolit della Cazzetta, con la “C” intenzionale,
e dell'ineffabile Cannavò (Dio lo perdoni...),
per non parlare di tanti altri (residenti dalle
parti di Roma, ad esempio...)che vedevano,
attraverso la breccia aperta da una sciagurata
congiura, la possibilità di un minimo di
insperata visibilità...
Questi ultimi
signori (si fa per dire...) avrebbero poi,
immediatamente dovuto far marcia indietro per
l'onesta azione di un presidente (sempre lui) e
di un pelato moralizzatore del calcio che portò
quattro giovanissimi arbitri telecomandati sui
campi di tutta Italia a consentire all'Onesteam
di mettere a segno la seconda parte del nutrito
saccheggio del calcio. In tutto ciò il
presidente non mancò di spargere al vento
migliaia di banconote (sottratte al pubblico
attraverso il comico conferimento alle sue
aziende dei
finanziamenti del CIP6) per dissennati acquisti
serviti con fare convulso, ad approntare una
super squadra imbattibile, a concludere affari
come quello di Quaresma, di Vieira e altri
bidoni del genere.
Caro Roberto non
facciamoci troppe domande. Noi non sappiamo se
poi, in un lonatno futuro ciò che non è emerso
oggi, potrà essere dimostrato domani. Abbiamo la
certezza che il modo di fare inaugurato con
calciopoli, invece di apportare moralità ad un
mondo che, in verità, ne ha persa tanta, ha
aggiunto un imbroglio grave a comportamenti che,
per quanto discutibili eticamente, non avevano
mai portato alla rapina di campionati interi,
all'instaurazione di un regime del terrore
arbitrale fatto pagare sempre ai soliti o
disseminato scientificamente a produrre effetti
solo per l'Onesteam. Sarà un parlare generico e
non riferito a singoli fatti ma è inutile aprire
la casistica degli ultimi anni. Le prove di
tutto ciò sarebbero tantissime. Ricordiamo lo
scudetto sottratto dall'onesteam all'amica Roma
(amica sua...), ricordiamo l'infinità di partite
nelle quali a nessun arbitro onesto è venuta
voglia di fischiare un rigore contro l'onesteam.
Ricordiamo la balzana applicazione di semplici
regole del calcio, adattando le decisioni ai
colori delle maglie, ricordiamo i rigori non
fatti mancare (soprattutto quelli fischiati al
momento giusto...) ai cari onesti. Ma ricordiamo
anche la solenne bocciatura che gli onesti hanno
avuto finora in campo europeo. Attenzione però.
La voglia del pargoletto di casa di una famiglia
di antichi imbroglioni, oggi non se ne frega più
tanto dell'Italia. Ora vuole l'Europa.
Ricordando l'adorato padre cosa combinò
nientepopodimeno che
al Real Madrid e ad altre grandi dell'epoca,
allorquando inaugurava l'acquisto in grande
stile di arbitri russi e non russi per avere
ragione di tutti, occorre concludere che ora
l'Europa è avvisata.....
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20.4.2009 |
JUVENTUS
- INTER 1-1 |
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Forza
tecnica = Forza morale |
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Nel titolo si condensano i significati sportivi dello scontro
dell’anno fra Juve ed Inter. L’Inter scesa in
campo a Torino, nel complesso ha dimostrato che
10 punti di distacco fra le due squadre non sono
un pura casualità dovuta, peraltro, anche a
qualche arbitraggio pro Inter e qualcuno contro
la Juve. La verità è che le due squadre si
differenziano per qualità centrocampo ed in
difesa. Poi questo gap può essere colmato,
talvolta, con grandi prove di carattere. Ecco,
il carattere: la migliore arma bianconera. Le
squadre si sono fronteggiate costantemente
evidenziando questa differenza. Alla fine è
stato salomonico pareggio. Al sornione
atteggiamento dell’Inter fatto come fa il gatto
col topo, risponde la Juve ben determinata ma
poco o nulla lucida. Ed è così che ad un primo
tempo di marca bianconera non corrisponde un
meritato vantaggio. Clamoroso il gol mancato da
Marchionni preceduto in uscita da Julio Cesar.
Nell’occasione splendida l’imbeccata di Tiago…
Altre azioni si sono infrante contro un
invalicabile muro difensivo dell’Inter fatto da
gente come Samuel, Chivu, Cordoba & C. L’Inter
sfiora il gol a seguito di un errore difensivo
bianconero… Evita il peggio Tiago che rinvia a
pochi centimetri dalla linea, un tiro solo
smorzato da Gigi nazionale. Nel secondo tempo la
musica riprende più o meno con lo stesso ritmo
del primo tempo. L’Inter produce poco (per
calcolo?). La Juve pure. Ed allora? Ci pensa
l’arbitro: corner per la juve, respinta della
difesa, Chivu stende Chiellini (ottimo contro
Ibra…), contropiede velocissimo, quattro contro
due e rete del Bullottelli Mario (vi piace
l’appellativo?) che non crede ai suoi occhi
quando, solo soletto, insacca alle spalle di un
incolpevole Buffon. Ecco, tutto sembra compiuto.
Ma non basta perché dopo qualche minuto, Tiago
fa fallo su Muntari e poi, a seguire, stende
Bullottelli. Non l’avesse mai fatto… Farina si è
letteralmente avventato su Tiago e lo ha potuto
così espellere. Tutto in un’ottica perfettamente
neutrale, ovviamente… Peccato che Bullottelli
abbia potuto imperversare a suo piacimento con
falli, fallacci e brutti gesti dall’inizio fino
a che Special One non ne ha prudentemente deciso
il rientro negli spogliatoi. Tiago, al primo è
stato espulso… Poi qualcuno ha detto: “tanto è
cambiato poco…” Pareri personali, ovviamente.La
Juve, però, non ha mollato e, in 10 contro 11, è
riuscita finalmente a pareggiare al 92’:
ennesimo corner a favore, Giovinco (subentrato a
Del Piero) taglia un cross su misura per la
testa di Grygera (che partita la sua…) che
sorprende di testa uno Julio Cesar statua di
sale nell’occasione.
Uno a uno ed i giochi sono veramente fatti. Per la partita e,
ahimè, per il campionato che è saldamente (e
definitivamente) nelle mani dei nerazzurri. Ora
ci aspetta la Lazio nel ritorno di semifinale di
Coppa TIM. Speriamo di vincerla: sarà poco ma
chi si contenta gode…
JUVENTUS-INTER
1-1
JUVENTUS (4-4-2): Buffon 7;
Grygera 6,5 Legrottaglie 6 Chiellini 6,5
Molinaro 6 (18' st De Ceglie 6); Marchionni 5,5
(29' st Trezeguet sv) Poulsen 5,5 Tiago 5 Nedved
6; Del Piero 5,5 (35'st Giovinco 6,5) Iaquinta
5,5. A disp: Chimenti, Mellberg, Knezevic,
Zebina. All: Ranieri 6 Falli commessi: 16
Fuorigioco fatti: 1
INTER (4-1-2-3): Julio Cesar 6,5;
J. Zanetti 6,5 Cordoba 6 Samuel 6,5 Chivu 6,5;
Cambiasso 6,5; Stankovic 6,5 Muntari 6,5 (33'
st Burdisso sv); Figo 5,5 (42' st Cruz sv)
Ibrahimovic 6 Balotelli 7 (32' st Vieira sv). A
disp: Toldo, Materazzi, Santon, Maxwell. All:
Mourinho 6 Falli commessi: 23 Fuorigioco fatti:
0
ARBITRO: Farina di Novi Lig. 6,5
Guardalinee: Stagnoli e Copelli Quarto uomo:
Stefanini
MARCATORI: 19' st Balotelli (I),
47' st Grygera (J) ASSIST: Muntari (I) ESPULSI:
32' st Tiago (J) per gioco violento AMMONITI:
Figo (I), Legrottaglie (J), Poulsen(J),
Balotelli(I).
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13.4.2009 |
GENOA
- JUVENTUS 3-2 |
|
Grandissimo
Thiago, ma non è quello della Juve... |
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CSaperlo...
La Juve avrebbe comprato il Thiago giusto,
quello Motta, tanto per capirci in tema di dolci
Pasquali...Ed invece il nostro Tiago non è
neanche stato schierato in campo. Ritenuto da
Ranieri un po' tenero per contenere il
centrocampo rossoblu che, invece..., con Poulsen
e Marchisio è andato a nozze...Ecco sono questi
i problemi della Juve: un centrocampo tutto
forza che, poi, invece, soccombe per mancanza di
forza... “Gli è tutto sbagliato... Gli è tutto
da rifare” per dirla alla Ginettaccio Bartali.
Difesa in sofferenza continua sulle fasce ed al
centro, ancora tre gol e tutti a casa.
Facciamoci Pasquetta che tra poco ci tocca pure
l'Inter... Povera Juve... Dopo il pareggio
interno con il Chievo, ora questa sconfitta ci
emargina al limite del terzo posto col Diavolo
rossonero che ci attende all'inferno di casa
sua. Tutto è perduto, tranne la dignità. Già
perchè, ad un paio di minuti dalla fne la Juve,
dieci contro undici aveva siglato il 2 a 2
(inutile per il primo posto ma buono per il
secondo...). Dopo il gol iniziale di Thiago
Motta fischiato dall'arbitro secondo una sorta
di sua ridicola premonizione, ci aveva pensato
Del Piero a profittare del regalo dello stesso
ridicolo arbitro, trasformando un calcio di
rigore gentilmente concesso. Ma Thiago allo
scadere del primo tempo, su colossale errore
della difesa, ripristina le distanze con un
colpo di testa a Buffon fulminato. Secondo tempo
come il primo con l'aggravante di perdere
Camoranesi (in vena stasera...) fattosi
espellere per tentativo di fallaccio su un
avversario. Grande pathos fino al 2 a 2 di
Iaquinta al 39'. Sembra pareggio ma il Genoa,
grazie ad un nuovo grave errore difensivo con
fuorigioco sbagliato, con Rafe' Palladino dal
dente avvelenato, sigla il 3 a 2. E' stata dura
la Pasqua quest'anno per noi tifosi. Speriamo di
non aspettare Natale per
riprenderci....
TABELLINO
GENOA ( 3- 4- 3) JUVENTUS (4-4-2)
MARCATORI: pt 29’ Thiago Motta, 45’ Del Piero
rig., 48’ Thiago Motta; st 39’ Iaquinta, 42’
Palladino
JUVENTUS
Buffon 6.5; Zebina 5 (28’ st Grygera 5),
Legrottaglie 6 (28’ st Marchionni 5), Chiellini
5.5, Molinaro 5.5; Camoranesi 4.5, Marchisio 5,
Poulsen 4, Nedved 6; Del Piero 6.5, Iaquinta 7.
A disp. Chimenti, Mellberg, Tiago, Giovinco,
Trezeguet
ESPULSI: Camoranesi (19’ st) per gioco violento
AMMONITI: Zebina, Grygera e Marchisio per gioco
falloso
ALLENATORE: Ranieri 5
GENOA
Rubinho 6; Biava 6.5, Ferrari 5.5, Bocchetti
5.5; Mesto 7 ( 43’ pt Rossi 6.5), Juric 7,
Thiago Motta 8, Criscito 7; Sculli 7 ( 35’ st
Papastathopoulos ng), Jankovic 6 ( 35’ st
Olivera ng), Palladino 7.5. A disp. Lamanna,
Vanden Borre, Polli, Modesto
ESPULSI: nessuno
AMMONITI: Bocchetti e Ferrari per proteste
ALLENATORE: Gasperini 8
ARBITRO: Rocchi di Firenze 4.5.
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06.4.2009 |
JUVENTUS -
CHIEVO 3-3 |

Chi lo avrebbe detto, la Juve ha
tradito proprio nel momento meno opportuno,
concedendo ad un Chievo attento, disciplinato ed
intraprendente il giusto, di portare via
dall’Olimpico un punto ma anche l’illusione di
milioni di tifosi juventini di accorciare la
distanze dall’Onesteam o, quanto meno, di non
perdere ulteriore terreno. Ed invece, il
pareggio con gli ospiti veneti combinato con
l’ennesimo scippo che la banda degli onesti ha
perpetrato in serata in danno di un’incolpevole
Udinese, ha allargato ulteriormente il distacco
fra la capolista e la seconda nel modo che
quest’ultima (ahimé…) veda ridotte al lumicino
le residue speranze di un riaggancio…Cos’è
accaduto? Semplicemente che la Juve ha concesso
al pur bravo Pellissier di sciorinare una
tripletta alla quale non sono bastati
altrettanti gol per protrarre i sogni
bianconeri. Pellissier sembrava appena aver
vinto la medaglia d’oro dei 100 piani
all’Olimpiade…Primo gol: imbarazzo in marcatura
fra Chiellini e Mellberg, centravanti che beve
tutti e due ed infila in diagonale un Buffon
discutibile nell’occasione. Pari di Chiellini
alla sua maniera, con un gol da King Kong su
suggerimento di Camo (che rientro!!). Si va
ancora un po’ avanti e bis di Pellissier, ancora
una volta perso sulla fascia da Mellberg e
Chiellini. Altra rete in diagonale con Buffon
ancora beffato. Sembra chiusa la partita. La
Juve, però, da pari suo, rientra per il secondo
tempo ed azzanna l’avversario soverchiandolo col
suo ritmo, con la rabbia… Due a due su pasticcio
difensivo dei gialloblu su cross corto al centro
del solito Camo e 3 a 2 di Vincenzone Iaquinta
che insacca imparabilmente di testa su cross
proveniente dalla destra sempre di Camoranesi.
Siamo al 35’ della ripresa: è fatta? Macchè, ci
pensa un irriconoscibile Mellberg, allo scadere
ad offrire gentilmente all’avversario sulla
fascia ove, anziché liberarsi del pallone
incespica in un tentativo di drbbling sciocco ed
inutile. Palla a Langella, che, solo soletto
scende sulla fascia, crossa da sinistra al
centro. Difesa in bambola e Pellissier che,
incredulo per tanta grazia, sigla il terzo gol
per il 3 a 3 finale. Che rabbia… Mellberg è
stata la causa fisica di due delle tre segnature
del Chievo ma la Juve oggi era già in vacanze
Pasquali. Che uovo ha regalato al Chievo e che
sorpresa! Noi tifosi, oggi ci aggrappiamo a poco altro per sperare
nell’impossibile… Bisognerà, comunque, inguaiare
la Santa Pasqua al Genoa ed ai suoi tifosi!!
Speriamo bene… Ma se la squadra continua a fare
regali… Nella lettura delle pagelle, la sintesi
di una giornata scura della Juve.
PAGELLE
JUVENTUS
7Camoranesi - entra per Salihamidzic ed è
un’iradiddio… per il Chievo
6,5 Iaquinta – Buon onomastico Vincenzone,
che partita…
6 Chiellini –
Avremmo rinunciato al suo gol in cambio di una
prestazione che non ne causasse a favore degli
avversari.
6 Marchisio – Il ragazzo merita fiducia
ma oggi non era il solito…-.
6 Giovinco – idem come Marchisio.
6 Zebina – Buon rientro ma ha colpe sul
terzo gol, corresponsabile con Mellberg.
6 Trezeguet – Per pochissimo non festeggia
il suo rientro con un suo gol. Sarebbe stato il
4 a 2 per noi e buona notte al secchio
5,5 Buffon –
Non è il solito impenetrabile baluardo.
Auguri comunque per le 300 gare, immortale Gigi
5,5 Grygera – Poco o nulla il suo apporto
oggi; viene giustamente sostituito.
5,5 Tiago –Tanto lavoro, tanti, troppi
errori….
5,5 Ranieri ( all) –Se la juve si è fatta
infilare per ben tre volte la colpa non è sua…
Ma all’inizio che pena… Azzeccate le
sostituzioni.
5 Molinaro – E’ giù di forma. Sempre in
ritardo, non scende perde palla sbaglia in
marcatura… Male, proprio male.
5 Del Piero – Brutta partita la sua al punto
che la sostituzione è apparsa sacrosanta
4,5
Mellberg – Ha subito fatto dimenticare la
gara contro il Bologna. Una controprestazione la
sua…..
CHIEVO
9 Pellissier - 7 Luciano - 7 Di Carlo (
all) - 6,5 Sorrentino - 6,5 Rigoni
- 6,5 Langella -6 Morero -
6 Yepes
- 6 Mandelli - 6 Marcolini - 6 Bogdani -
5,5 Mantovani - 5,5 Sardo - 5,5 Pinzi
- Esposito – n.c.
L’arbitro Mazzoleni 6
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23.3.2009 |
ROMA
- JUVENTUS 1 - 4 |
|

Dopo un interminabile periodo di piogge, quest'anno,
a Roma, anziché straripare il Tevere, straripa
la Juve. Il Campo dell'Olimpico, ancorché essere
stato ulteriormente innaffiato (ma perchè?...)
poco prima della partita, ha subito l'onda di
piena dell'attacco juventino, onda che ha
investito e travolto la rete romanista ma anche
buona parte degli spalti ove, i malcapitati
tifosi, a stento, alla fine, hanno guadagnato
l'uscita... Accidenti che batosta!!! Eppure
nella vigilia, nonostante le lamentate assenze
multiple nella squadra giallorossa, le
emittenti, i giornali (compresi giornalisti e
giornalai...) avevano confidato (credendoci
sinceramente...) nel grande “core de Roma
nostra” per superare un gap tecnico che, secondo
loro, in nessun altro modo poteva essere
superato... Noi non crediamo che il gap tecnico
fosse così vistoso. Innanzitutto perchè anche la
Juve lamentava numerosissime assenze di rilievo
(Camo, Legrottaglie, Amauri, Zanetti, Sissoko,
tanto per gradire...) e poi anche perchè, a ben
leggere, la formazione della Roma non era poi
tanto farcita di riserve e di giovani, anzi...
Ma che ci volete fare, Roma non è poi tanto
distante da Napoli e piangere preventivamente
per aumentare il peso di certe eventuali
vittorie, può servire all'immagine ed a
diminuire il significato delle vittorie degli
avversari. Ma chi se ne frega?.... Grande juve
dopo un inizio un po' guardingo, una Juve capace
di impedire alla Roma di giocare come sa e cioè
con ripartenze ad ondate e conclusioni micidiali
dei Vucinic vari... La Juve ha saputo prima
aspettare l'avversario (senza catenacci
sconsiderati...) e quindi affondare al centro o
dalle fasce per colpire a più riprese un
avversario assolutamente sottomesso allo
strapotere bianconero... E' finita con una
goleada con magnifici gol di Iaquinta (splendido
il primo, d'autore il secondo...), con un
Mellberg svettante in area romanista ad
ulteriormente offendere l'integrità di una
difesa in bambola e con il solito grande,
grandissimo Nedved che, da fuori, ha trafitto un
Doni incolpevole con un tiro di quelli che ti
ricordi per sempre... Giù il cappello a questa
grandissima Juve, più forte dei pronostici, più
forte di qualche dissidio interno (Amauri ma che
dici?... Trezeguet ricordati che devi ancora
segnare quest'anno...), più forte delle grandi
aspettative di qualche telecronista sportivo (A'
Care' o sapemo che sei d'a Roma...), più forte
della tensione dell'inseguimento agli Onesti...
Grande Poulsen, buon Tiago, di nuovo grande
Buffon, grandissimo Iaquinta. Immenso Nedved.
Ora si riposa, poi il Chievo. Sotto a chi
tocca....
MARCATORI: 34' pt e 10' st Iaquinta (J);
3' Loria (R), 23' Mellberg (J), 29' st Nedved
(J).
ROMA (4-2-3-1): Doni (6); Panucci (6),
Mexes (5), Loria (17'st Montella) (6), Riise
(5.5); Brighi (6), Filipe (5.5); Tonetto (5),
Baptista (4), Menez (37'st D'Alessandro n.c.);
Vucinic (5) (47'st Stojan). (Artur, Crescenzi,
Malomo, Brosco). All. Spalletti (5).
JUVENTUS (4-4-2): Buffon (7); Grygera
(6.5), Mellberg (7), Chiellini(8), Molinaro
(6,5); Salihamidzic (7), Tiago (6,5) (25'st
Nedved, 7), Poulsen (7), Giovinco (7) (27'st
Marchionni, 6,5); Del Piero (6), Iaquinta.(9)
(Chimenti, Zebina, Knezevic, Castiglia,
Trezeguet). All. Ranieri.
ARBITRO: Rocchi di Firenze.
NOTE: serata serena e abbastanza fredda, terreno
in buone condizioni. Spettatori 50 mila circa.
Angoli 8-6 per la Roma. Ammoniti Loria (R),
Tiago (J), Mexes (R), Riise (R), Molinaro (J),
Menez (R). Recupero: 2' pt, 2'st. |
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16.3.2009 |
JUVENTUS
- BOLOGNA 4-1 |
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Perentoria vittoria della Juve contro i felsinei
in rossoblu. La Juve, dopo la delusione di Coppa
Campioni, con la rosa ridotta ai minimi termini
da ben undici infortunati, ha dato una prova di
se molto ma molto convincente, venendo a capo di
una partita molto delicata. Aveva, peraltro
cominciato malissimo... Mutarelli, imbeccato da
un ottimo Di Vaio (che ex...) aveva trafitto un
Buffon non al meglio, portando in vantaggio il
Bologna. Bologna che veniva da una striscia
positiva portata avanti dopo l'arrivo del nuovo
trainer Sinisa Mihailovivich. Ma la juve stasera
è apparsa indomita e, come punta dalla
tarantola, ha calato un poker al quale
l'avversario non ha potuto opporre che un tris (Mudingay
– Mutarelli – Di Vaio). Il poker porta la firma
di un campionissimo coe Alex Del Piero che ha
siglato una gran doppietta (bellissimo il primo
dei suoi gol...), di Salihamidzic (impagabile il
suo ostinato impegno sul campo, grande il suo
colpo di testa per il momentaneo pareggio...) e,
nel contesto di una prestazione maiuscola, da
Seba Giovinco. Anzi è proprio il campione
tascabile della Juve ad aver giocato il ruolo
determinante nella serata del suo primo impiego
a “tempo pieno” accordato da Mister Ranieri.
Sebastiano Giovinco ha orchestrato il gioco in
un modo talvolta spettacolare, altre volte con
una semplicità da consumato play e non
rinunciando alle conclusioni, tra le quale
quella letale del tre ad uno. La Juve ha trovato
un grande campione costruito in casa... Che dire
di Alex, ancora e sempre lui, per classe, per
determinazione per rettitudine d'atleta.... E il
Bologna? Dopo un primo tempo buono, si è prima
liquefatto e poi svaporato, lasciando l'Olimpico
con rinnovate preoccupazioni per la permanenza
in A.
Ora si va Roma... Ultimamente le polemiche
fatte nascere dal tragicomico atteggiamento di
Mou, hanno avvicinato i conducator delle due
squadre. Ma chi mai potrebbe pensare che questo
avvicinamento porti a ragionamenti strani fra le
squadre? La Juve è la Juve e la Roma è pur
sempre la Roma, vecchia, incorruttibile ostinata
avversaria di mille battaglie. Battaglie che ha,
simpaticamente, spesso perso... Speriamo che
continui... Se la Juve supera la Roma, i
delicati sistemi nervosi dell'Onesteam potrebbe
non reggere il confronto.... D'altra parte l'Inter
è abituata ad essere superata in extremis....
Forza Juve e avanti!!! |
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12.3.2009 |
JUVENTUS
CHELSEA 2 a 2 |
|
Aspettavamo da tanto tempo… Alla fine il grande giorno è
arrivato. La Juve però, non è riuscita
nell’intento di sbarazzarsi degli albionici in
bleu. A nulla sono serviti i grandi cori dello
stadio, le scenografie, le volontà di
quattordici milioni di tifosi bianconeri…Il
Chelsea, freddo e concreto, fortunato fino
all’inverosimile ha avuto ragione della Juve,
regolata dopo 180’ di vera battaglia. Battaglia
combattuta, persino, ad armi impari per numero
di infortunati e per l’espulsione di un grande
Chiellini, allontanato dal campo per doppio
giallo nel secondo tempo di una gara tirata allo
spasimo…Era cominciata alla grande: nonostante
l’infortunio a Nedved, sostituito da
Salihamidzic, dopo un quarto d’ora la juve con
una grande azione orchestrata fra Trezeguet e
Iaquinta che insacca alle spalle di Cech, per un
1 a 0 che rimetteva in equilibrio il risultato
aggregato. La Juve, insiste per un po’ poi
comincia ad arretrare. Fino alla fine del primo
tempo. Anzi sembrava che si andasse al riposo
sul vantaggio realizzato da Vincenzone. Macchè,
due punizioni (la prima assolutamente
inesistente per fallo di mani di Tiago) per il
Chelsea: un palo e, alla seconda occasione, il
gol… Buffon aveva respinto, ma sui piedi di
Essien. 1 a 1 e doccia gelata sullo stadio e nei
cuori di tutti i bianconeri.Ripresa, la Juve non
è più la stessa del primo tempo. Attacca ma con
meno impeto e con rari tiri in porta. Al 25’ la
partita sembra chiusa… Chiellini, al secondo
giallo viene espulso. La gara già sbilanciata
per i valori diversi in campo determinati dagli
innumerevoli infortuni della Juve, viene
acciuffata dai ragazzi bianconeri con la
veemenza dei testardi. Entra Giovinco per
Iaquinta, crea scompiglio. Punizione dal vertice
sinistro nella tre quarti in area del Chelsea.
Tira Del Piero, Belletti compie un intervento da
pallavolista… Rigore che Del Piero pone sulla
destra di Cech, tuffatosi dalla parte opposta.
Incredibile: Juve 2 Chelsea 1, nonostante
l’inferiorità numerica…Dopo palpitanti minuti in
cui la juve getta il cuore oltre l’ostacolo, al
38’ Drogba, al volo, insacca su cross dalla
destra dell’attacco inglese. Nel finale la juve
rischia perfino il 2 a 3. E’ finita. Dispiace
per la Juve, per Nedved che non avrà altra
possibilità per realizzare il suo sogno europeo.
Comunque grazie, questo il sentimento di tutti
che gli sportivi che hanno compreso il grande
sforzo che la squadra ha compiuto (nonostante
tutte le avversità) per mettere sotto gli
inglesi… Grazie lo stesso ma, per il prossimo
futuro, la juve dovrà attrezzarsi un po’ meglio
per non dover temere più di squadre come il
Chelsea che, comunque, non è che si sia
dimostrata tanto superiore alla Juve… Sarà per
il prossimo anno. |
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09.3.2009 |
TORINO-JUVENTUS
0 a 1 |
|
Il
Toro matato dal torero Giorgio Chiellini |
|
Certo
che la Mole Antonelliana, conteso emblema fra
altri due emblemi cittadini come il Toro e la
Juve, si sarà ulteriormente inclinata dalla
parte della Juve dopo il tiro alla fune (scusate
alla torre...) di ieri sera- La Juve l'ha vinta
di forza, di potenza, di volontà perchè i
ragazzi hanno fatto realmente squadra. Più
volte, nella partita, il Toro, nonostante
cercasse di imporre il proprio ritmo, è stato
sul punto di cedere... Un grande Sereni ha
negato almeno tre volte il gol, specialmente ad
un grande Jaquinta che prima si vede negare un
gol certo in seguito ad una sua conclusione al
volo, di destro al centro dell'area di rigore e,
poi, al 26', Giovinco (bravo il folletto
bianconero...) crossa , Iaquinta gira di testa
al volo, violento a schiacciare sulla destra di
Sereni, si grida al gol. Ma poi si scopre che il
novello Banks (parata si Pelè in un Inghilterra
Brasile del 1970...) fa il miracolo di bloccare
la palla sulla linea prima che sia entrata...
Alla fine del tempo ci prova anche Claudio
Marchisio, ma senza esito...Nel secondo tempo il
tiro alla fune (alla partita...) continua. Il
Toro porta palla ma la Juve è più essenziale. Le
sue punte sono un'ira di Dio... Tocca ad Amauri
che in diagonale impegna seriamente Sereni che
non può trattenere, irrompe Salihamidzic che, al
volo, centra il palo alla sinistra di Sereni
che, in tutto ciò trova il tempo di deviare
proprio sul palo... Dopo una punizione fuori di
poco, Giovinco lascia il posto alla furia ceca
Pavel Nedved, è il colpo di grazia per un Toro
già colpito dalle banderilleras dei toreri
Juventini. Il biondo di Cheb, esegue sull'arena
dell'Olimpico alcune olè per attirare il toro,
che schiuma rabbia ma non incorna. Su calcio di
punizione dello stesso biondo, al 33' del
secondo tempo, Chiellini, sbuca in mischia ed
infila un Sereni sbigottito. Uno a zero per la
Juve, Toro matato e tutti a casa. Pare che,
intanto, la Mole si sia spostata ancora di più
verso Corso Galileo Ferraris... punto dal quale
già se ne scorge l'imponenza.Ranieri ha vinto il
derby, risparmiato energie di giocatori come Del
Piero, Sissoko (solo pochi minuti finali...) ,
Trezeguet, lo stesso Nedved e Tiago.Martedì il
Chelsea non avrà vita facile, questo è certo...
Se poi la Juve dovesse vedersi compensata da una
sorte non proprio favorevole all'andata, chissà
che.... Non o diciamo, porta male...Agli amici
del Club che vanno a Torino per l'impegno
dell'anno chiediamo il massimo apporto alla
squadra e tanti scongiuri rivolti a chi gufa in
casacca nerazzurra o un altre casacche. Sciò,
sciò cicciuvè'.. |
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03.3.2009 |
LAZIO - JUVENTUS
2 a 1 |
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.Il motivo di Renato Rascel ha certamente
accompagnato la fantasia di Pavel Nedved alla
vigilia e durante la partita di semifinale di
TIM CUP al pari della Juve, che, per motivi
diversi si cimentavano nel gorgheggio. Dunque:
la Juve dopo un primo tempo di grande forza, ha
fatto seguire una ripresa languida e
contemplativa delle meraviglie (si fa per dire…)
della Capitale, qui impersonate dai players in
maglia biancazzurra. Pavel Nedved, all’ultimo
appuntamento romano con la sua ex squadra,
sembra abbia dedicato ai souvenirs d’Italia
collezionati a Roma Eterna, le ottime giocate
che sporadicamente hanno contrassegnato la sua
serata, languida, peraltro, come per la Vecchia
Signora. E’ un mistero… La Juve a Roma sembra
essere preda di qualche oscuro arcano. Sfodera
ottime prestazioni che spesso finiscono male nel
gioco e nel risultato… E’ finita 2 a 1 perché al
primo tempo tambureggiante dei bianconeri è
seguito il buio assoluto del gioco nella
ripresa. Dopo un inizio molto scoppiettante, la
Juve è passata con Marchionni al 33’, dopo che
un certo Tagliavento vestito di rosso (forse
voluto da amici di Mou…) aveva annullato un gol
regolarissimo di Vincenzone Jaquinta. Il
pubblico ha subito capito che il barone rosso
avendo a mente la polemica mourinhana, ha
profittato della prima occasione per far vedere
a tutti che lui il condizionamento non ce l’ha,
lui no!!! Quindi niente gol e tutti avanti.
Nell’intervallo deve essere successo qualcosa
alla juve perché nel secondo tempo dopo l’uscita
di Sissoko, la juve non ci ha capito più niente
era attenta solo alla monumentale Roma. La Lazio
ne ha approfittato e due affondi le hanno
procurato prima il pareggio e poi il vantaggio.
Chi l’avrebbe detto dopo il primo tempo. Reti di
Pandev e Rocchi e tutti a casa. Poco male, a
Torino, se la Coppa Italia sarà ancora un
obiettivo appetibile per le due squadre (specie
per la Juve) ci sarà di che divertirsi. In fondo
anche Torino è bella e
monumentale…(Nell'articolo completo anche "i
numeri" della partita)
MARCATORI:
pt 34’ Marchionni; st 20’ Pandev, 33’ Rocchi
LAZIO (4-4-2)
Muslera 6; Lichtsteiner 6 (34’ st De Silvestri
ng), Siviglia
6, Cribari 6, Kolarov 6.5; Foggia 7 (41’ st
Brocchi
ng), Ledesma 6, Matuzalem 7, Manfredini 6 ( 8’
st Mauri 6.5); Pandev 6.5, Rocchi 7. A disp.
Carrizo, Rozehnal, Radu, Inzaghi
ALLENATORE: Rossi 7 ESPULSI: nessuno .AMMONITI:
Matuzalem per gioco falloso; Rocchi per
comportamento non regolamentare
JUVENTUS (4-4-2)
Manninger 6.5; Grygera 5.5, Mellberg 6,
Chiellini 5.5,
Molinaro 6; Marchionni 6.5, Sissoko 6 (15’ st
Marchisio
5), Tiago 6.5 (25’ st Poulsen ng), Nedved 6;
Iaquinta
6.5, Amauri 5.5 (35’ st Trezeguet ng). A disp.
Chimenti, Salihamidzic, Giovinco, Ariaudo
ALLENATORE: Ranieri 5.5 ESPULSI: nessuno
AMMONITI: Sissoko, Iaquinta, Grygera, Chiellini
e Marchisio per gioco falloso
ANGOLI: 6 POSSESSO PALLA: 52% ANGOLI: 8
POSSSESSO PALLA 48% |
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03.3.2009 |
JUVENTUS -
NAPOLI 1 -0 |
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La
voglia di vincere bianconera |
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.Dopo
le fatiche di Coppa Campioni, la Juve affronta
una spigolosissima partita contro un Napoli in
crisi di risultato e sull'orlo del fallimento
dei propri programmi annuali. In campo la Juve
schiera una formazione che, rispetto alla gara
di Champions presenta ben sei novità. Si punta
soprattutto su Giovinco che sostituisce Nedved
(annunciato il suo ritiro a fine campionato...)
e su Trezeguet, al posto di Amauri. L'inizio è
assoluto appannaggio dei bianconeri, pressione e
tiri a ripetizione. Miracolo di Navarro su tiro
di Trezeguet, e mancato gol di Giovinco sulla
respinta. Punizione quasi gol di Alex Del Piero
e, quindi, un Marchisio in continua crescita,
con un tiro da fuori area deviato da un
partenopeo, infila alla sinistra di un
esterrefatto Navarro.
Vantaggio meritato e tutti nello spogliatoio.
Secondo tempo scialbo con un Napoli che porta
palla con la Juve che non riparte bene e che,
tra un fallo e l'altro volge al termie senza
veri sussulti se si eccettua un gol di Lavezzi
viziato da almeno due falli: un fuorigioco di
Cannavaro ed un suo fallo di mano.
Una partita al di sotto delle attese con la Juve
ancora mentalmente a Londra ed un Napoli
fortemente impacciato ed avvolto come le
capriole da circo equestre del suo Lavezzi.
Supervalutato talento argentino. Supervalutato
come Datolo, Navarro Denis. Una colonia
argentina che, in verità, non sembra essere
casuale nel Napoli. In un Napoli che non riesce
ancora a dimenticare (e sarebbe ora...) un
Maradona ancora incipiente sulle sue sorti...
Contenti loro...
La Juve può fare di più e l'occasione è vicina:
martedì si gioca la semifinale d'andata di Coppa
Italia, a Roma, contro una Lazio altrettanto
vogliosa di superare il turno. In bocca al lupo
bianconeri!!! |
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03.3.2009 |
CHELSEA -
JUVENTUS 1 -0 |
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Champions:
non buona la prima |
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.La
nuova Juve, quella del dopo calciopoli, quella
del mezzo miracolo dalla B al terzo posto in A”
ha steccato (o quasi) la prima della tanto
attesa partita degli ottavi di finale contro il
Chelsea. L'attrattiva della gara era soprattutto
incentrata sul gran numero di campioni in campo:
Cech, Terry, Drogba, Anelka, Lampard per i
Chelsea e Nedved, Buffon, Del Piero, Amauri,
Trezeguet, Camoranesi per la Juve, più altri
grandi del calcio europeo comunque schierati
allo Stamford Bridge nell'occasione. Parte lenta
la Juve e, su errore di Camoranesi a centro
campo il Chelsea fa subito gol con Drogba. Il
gol gela il gran tifo che la Juve ha comunque
per se in una porzione di curva dello stadio,
ove circa tremila fans biancoeri, reggono il
confronto con i tifosi inglesi, presenti in
grande numero a completare la capienza
disponibile. La Juve, a questo punto si
risveglia e, prima che scada il primo tempo va
vicinissima al pareggio con un diagonale di Alex
Del Piero, deviato in extremis dal fortissimo
Cech disteso in tuffo sulla sua destra. Il
secondo tempo mostra una Juve vogliosa del
pareggio ma ben attenta a non subire il secondo
gol che avrebbe pesato troppo sul prosieguo del
cammino in Champions. Ed allora con grande
applicazione i bianconeri imbastiscono buone
azioni, culminate con una grande occasione
finale su tiro di Nedved che esce di millimetri
alla sinistra di Cech salvato in extremis dalla
fortuna. Però il risultato è sembrato giusto,
soprattutto per il timore reverenziale che la
Juve ha posto nella sua rincorsa ad un Chelsea
ben determinato alla vittoria. Finisce 1 a 0 per
gli albionici. A Torino sarà tutt'altra cosa... |
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22.2.2009 |
E' MORTO
CANDIDO CANNAVO' |
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.E'
morto a Milano Candido Cannavò, Direttore della
Gazzetta dello Sport dal 1983 al 2002, icona del
giornalismo sportivo italiano ed internazionale.
Da sportivi lo ricorderemo per il suo fare
giornalismo e per la pregnanza letteraria dei
suoi interventi. Non possiamo, però dimenticare
la sua posizione, assolutamente partigiana,
assunta nella vicenda di calciopoli, vicenda
nella quale il grande Candido sviò le tifoserie
dimenticando, in modo imperdonabile, gli aspetti
che avrebbero trascinato nei tribunali sportivi
anche l'Inter e, che, contribuirono, in ogni
caso, all'aggressione mediatica della Juve.
Addio Candido, peccato che tu abbia lasciato
l'amaro in bocca a 14 milioni di Italiani
Juventini e l'idea (ahimè...) di un servizio
macchiato dall'appartenenza sportiva (e speriamo
solo sportiva) all'Onesti Team la cui fama
rimonta ad un certo Angelo Moratti (ah
Bulgarelli quante ne avrebbe raccontate...) fino
all'attuale figlioletto... Una tradizione alla
quale Candidò aderì senza troppo pudore
professionale... |
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22.2.2009 |
PALERMO -
JUVENTUS 0-2 |
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Duello
rusticano a Palermo |
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.Ieri
sera al Barbera è andata in scena una partita
che definirei “verista” da duello rusticano,
duello al quale la Juve ha partecipato da
attrice principale, in uno con un Palermo che,
alla “Compare Turiddu” lancia la sfida all'arma
bianca, coraggiosamente e repentinamente per
restare, però, trafitto da due stilettate da
scena madre... Come definire altrimenti il
grandissimo gol di Momo Sissoko che, in
verticale, velocemente incalza e tocca al cuore
la difesa rosanero per un gol di straordinaria
bellezza atletica e tecnica, quale quello che ha
trasformato in dramma tecnico la voglia
smisurata del Palermo di aver ragione della
Juve? E come definire il gol che David Trezeguet
ha segnato a mo' di colpo di grazia inferto ad
un Palermo ormai boccheggiante? Il dramma
palermitano si consuma su una scena ove anche
l'ex del cuore dei tifosi palermitani, Amauri,
porge al killer David l'arma della disfatta
sicula...
Grandi Buffon (di nuovo saracinesca), Momo
Sissoko, ottimi Tiago, Chiellini e buon
Camoranesi. Tutti gli altri pienamente
sufficienti tranne Grygera estremamente
impreciso nell'impostazione del gioco e nei
rarissimi cross.
La Juve, con una prova corale di grande forza,
ha così risposto al nuovo successo (si fa per
dire...) dell'Onesti team, rilanciati da un
nuovo colpo di mano del ridondante loro
centravanti, definito attraverso un gol su
liscio generale che ha ingannato un portiere
felsineo certo non all'altezza della situazione.
Rideva il Presidente dell'Onesti Team. Ridi,
ridi pagliaccio (ancora reminiscenze veriste...)
ma il tuo sorriso tradisce tutto il peso
dell'inganno di un periodo di aiuti ed aiutini
che finirà presto. Scudetto o non scudetto.... |
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16.2.2009 |
JUVENTUS -
SAMPDORIA 1 -1 |
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Inter
una “mano” sullo scudetto |
|
La Juve lascia sui pali delle porte di casa,
molti dei sogni di scudetto di quest'anno. Anche
se le vicende di questa domenica lasciano capire
che tra Juve ed Onestiteam, oltre che differenze
ancora esistenti nella caratura tecnica delle
squadre, esistono altre differenze sul piano
dell'imponderabile, ostinatamente favorevole ai
Perdazzurri Onestoni, e, diciamola tutta, nella
disponibilità di qualche fischietto d'oro a non
farsi udire quando di mezzo ci sono i predetti
Onestoni... Ieri la juve aveva condotto una
gara, invero, molto gagliarda con occasioni a
ripetizione con buone prove dei singoli
giocatori e con grande dedizione del collettivo
sulla strada della rincorsa al primo posto. Ma
non è bastato...Quattro “legni” (clamoroso
quello di Ale su punizione...) hanno detto no
alla meritatissima vittoria bianconera. Altre
occasioni si sono perse per le parate di un buon
Castellazzi. E, alla fine, è stato pareggio.
Alle rete di Pazzini, sfuggito alla trappola del
fuorigioco, ha fatto seguito una grande rete di
Amauri, servito da un gran cross di un buon
Giovinco. Strano arbitraggio ove i falli
fischiati contro chi ha attaccato hanno superato
di tantissimo quelli fischiati alla squadra in
difesa... Boh... Stranissimo arbitraggio serale
con Rosetti superstar che non “vede” il mani
dell'Onesto che ha segnato il primo gol e non
vede almeno due rigori a favore degli avversari
degli Onesti. E poi si dice Moggi... |
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13.2.2009 |
Festeggiato
al Club il 19° anno di vita |
|
.Secondo
previsione, il Club, al termine della gara vinta
al 91' dalla Juve sul campo del Catania, ha
festeggiato con la nutritissima partecipazione
di Soci vecchi e nuovi, il proprio 19°
genetliaco. E' stata buona l'occasione per
consegnare agli intervenuti la tessera per la
stagione 2008/2009 di aderente al Club DOC,
direttamente consegnata dalla Juventus al
Presidente per la distribuzione ai circa 170
soci. In più la Juve ha regalato a ciascun Socio
una maglietta recante sul petto lo stemma
sociale.La cerimonia, semplice e snella, ha
avuto momenti toccanti per le considerazioni che
il Presidente ha voluto esprimere sulla
giornata, anche avvalendosi dello scritto che,
in proposito, un socio ha inviato sul sito, uno
scritto denso di ricordi e di flash
particolarmente significativi inerenti aspetti e
persone che hanno frequentato e collaborato
fattivamente con il Club. Evidente l'emozione,
la quale, però si è tramutata in viva allegria
nel momento del taglio delle varie torte
artistiche approntate alla bisogna da
impareggiabili sostenitrici e dal pasteggio a
champagne finale.
Auguri quindi per tutti e prepariamo la festa
per il ventennio dell'anno prossimo... Il
Direttivo già affila le armi organizzative...
Chi vivrà vedrà!
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13.2.2009 |
CATANIA -
JUVENTUS 1 - 2 |
|
.Diciamo
la verità: quando ieri al 38' del secondo tempo,
Mister Ranieri ha fatto uscire un Tiago da 7 in
pagella con Poulsen, molti, memori dell'infinita
polemica sul suo acquisto, hanno pensato che
Ranieri stesse per combinarne un'altra delle
sue. Del Piero era stato fatto scaldare
inutilmente ed il Mister gli stava preferendo il
danese. Apriti cielo!!! Tutti pronti all'estremo
attacco al Mister, alla sua mania difensivista
(ma col Cagliari non avevamo perso per troppa
prosopopea offensivista?), si sarebbe a mala
pena raccattato un pari ma per quale scopo?
Il Mister che fino a quel punto aveva potuto,con
soddisfazione, annotare i grandi progressi che
l'algido Tiago aveva compiuto, fino ad
illuminare con i suoi lanci un gioco juventino
reso asfittico dall'espulsione di Cenzino
Iaquinta e da certe congenite tendenze al
macchinoso tran tran del centrocampo, il Mister,
appunto decide per una mossa “controcorrente”:
fuori Tiago e dentro Poulsen.
Il gioco, improvvisamente, ripropone una Juve
micidiale in fase di palla inattiva, corner del
biondo angelo ceko, tocco di Amauri, clamoroso
liscio di Terlizzi e stoccata vincente
dell'altro biondo (un po' meno angelo...),
quello “sbagliato”, Poulsen, per un pomeriggio
eletto “mister partita”, per dirla con Oreggia
di Tuttosport.
Nella Juve grande Amauri, grande Buffon, buon
Camoranesi al rientro dopo un prolungato periodo
d'assenza per infortunio ed ottimo Tiago
(finalmente...), nel Catania grande buona
volontà ma la qualità, tranne un po' Mascara,
dov'è?
I giochi al vertice sono ufficialmente riaperti,
il secondo posto riagguantato, dopo l'ondivago
comportamento del Milan (pari casalingo con la
Reggina) ed in attesa di domenica prossima.
Alla Juve spetta affrontare in casa la spigolosa
Sampdoria, ma all'Inter il compito di evitare il
pericolosissimo Milan, particolarmente eccitato
dalla grande possibilità di accorciare dai
cugini e di vendicare la disastrosa gara del
girone d'andata.
“Entrino Signori, venghino a vedere il nuovo
episodio della storia calcistica infinita,
entrino, avanti c'è posto...” |
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6.2.2009 |
JUVE NAPOLI 4 –
3 d.c.r. (coppa Italia) |
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Juve,
semifinale di rigore |
|
La gara fra Juve e Napoli di ieri sera è sembrata come certe
“batterie” pirotecniche con un inizio appena
udibile fatto di crepitii e di scoppiettii e con
dei finali deflagranti assordanti, di assoluto
pathos. Ai crepitii della Juve e del suo
ruminare gioco esteso a tutto il primo tempo, ha
corrisposto una ripresa in lento crescendo con
qualche sprazzo di bel gioco della Juve. Troppo
poco per incidere. Il Napoli, appiattito su uno
stolido modulo 3-5-2 passa al 4-3-1-2, e più
voglia di osare, con Hamsik dietro le punte. Con
un Lavezzi che la smette di fare il clown
acrobata alla ricerca furba della giocata che
inganni l'arbitro e che inizia a giocare
seriamente, il Napoli confeziona alla fine del
secondo tempo grandi occasioni con Gargano
lanciato a rete e bloccato in extremis da
Melberg, con Hamsik che offre a Zalayeta
Panteron un comodo pallone da spedire in gol,
clamorosamente fallito da quest'ultimo, con
Bogliacino che divora letteralmente un gol quasi
fatto. Finisce 0 a 0 ai tempi regolamentari.
Ed eccoci nei tempi supplementari. Altri crepitii (con gol
regolare al 95', di Trezeguet , subentrato a
Iaquinta, annulato da un ineffabile Ayroldi) e
poi il gran finale della Juve.Solo sfiorato il
vantaggio con Trezeguet per un superlativo
Navarro. Annullato un secondo gol a Del Piero
per un discutibilissimo mani del capitano
bianconero prima della conclusione. E, verso la
fine due occasionissime con Nedved, con respinta
di Navarro, ma soprattutto con Del Piero che
raccoglie la respinta corta del portiere ed a
porta vuota si vede negato il gol da una
stoppata disperata di Cannavaro.
Si va ai rigori: Per la Juve sbagliano Nedved e Momo Sissoko
ma per il Napoli sbagliano in tre Lavezzi,
Gargano e, fatalmente, Contini. Per la Juve
avevano realizzato: Del Piero, Trezeguet,
Marchionni, Legrottaglie. Risultato Finale 4 a 3
e Napoli fuori dalla Coppa. Semifinale fra Lazio
e Juve.
Tutto è bene quel che finisce bene...
Nella Juve buone prove di Legrottaglie, Manninger e Sissoko,
rivedibili tutti gli altri... |
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1.2.2009 |
Udinese
Juve 2 a 1 e Juve Cagliari 2 a 3 |
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La
Juve stecca il “paso doble” |
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Come Carolina Kostner, la Juve leggiadra e
piroettante, sul più bello, ha steccato il paso
doble delle partite con Udinese e Cagliari. Ieri
sera, quando Biondini del Cagliari ha trafitto
per la prima volta Buffon, un amico al telefono
ha capito che aveva segnato Nedved (il
biondino)... Avrebbe segnato dopo con Momo, ma
non sarebbe servito ad evitare una dura
sconfitta casalinga contro un Cagliari
strabiliante.
E' la seconda in pochi giorni, dopo la partita
persa in terra “furlana”contro altri bianconeri
(2 ad 1, gol di Quagliarella, Di Natale ed
inutile rigore dell'ex Iaquinta), la tripletta
dei sardi che con il su citato Biondini, con un
imprendibile Jeda e con Matri, ha realizzato il
miracolo di vincere in casa Juve, dopo ben 41
anni.
Ad Udine Madama perse perchè, si fa per dire,
neanche scese neanche in campo, preferendo
restare al calduccio di uno spogliatoio reso
accogliente da qualche buon grappino da vitigno
friulano doc, all'Olimpico, invece, a tratti si
è vista una Madama vestita da sera, scivolare
durante il giro di ballo al quale il Cagliari
l'ha invitata. Troppo veloce il ritmo e troppo
rischiosi alcuni passaggi. E' finita con un
rovinoso “casquet”.
Che dire, il calcio è veramente imprevedibile,
dopo il meticoloso, ossessivo girone d'andata
fatto di tanti risultati quanti ne bastavano per
avvicinare ad un'incollatura gli Onesti
Intetristi, ecco, inopinato, incredibile il
doppio scivolone.
Ora che si fa? Ma si riparte, ovviamente... E
come? Quale migliore occasione della partita di
mercoledì sera contro il Napoli valida per
l'accesso alla semifinale della Coppa Italia?
Una Coppa Italia che sarà pure una competizione
di secondo profilo nella stagione del campionato
d'alta classifica e della Champions da giocare
con il Chelsea, ma che al momento diviene
obiettivo da non fallire, visti i tempi che
corrono... |
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12.1.2009 |
JUVENTUS -
FIORENTINA 1-0 |
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Passato, presente e futuro, è sempre grande Juve
C'era tanta storia nel gol della Juve di ieri
sera all'Olimpico. Quella dell'ultimo periodo,
ancora presente e quella futura. Quando il
Grande Capitano Alex ha sciorinato un assist
beffardo filtrato fra quattro avversari viola
uccellati e sbigottiti, è sembrato che all'ppuntamento
non ci potesse essere che lui il campione del
futuro, la tradizione che si rinnova, la
reincarnazione di uno straordinario Campione del
Passato... La reincarnazione di Marco Tardelli,
Claudio Marchisio. Sì, lui proprio lui... Non
c'era Sissoko scientificamente ammonito contro
la Lazio insieme a Molinaro, anch'egli
squalificato, ed ecco lui, la Juve che, senza
polemiche reagisce sul campo, concede a Claudio
la licenza della vendetta. Ed eccolo il nostro,
abbracciato, folle di gioia a ricordare a tutti
noi (se ce ne fosse bisogno...) che la Juve è
sempre la Juve e si fa rispettare. Grande
partita quella di ieri sera, partita vissuta sul
filo delle emozioni, grande Juve anche se
rimaneggiata grande Fiorentina sul campo. Perde
ma con onore, è l'avversaria di sempre... Poi
l'arbitro ne combina qualcuna delle solite,
rigore non rigore per fallo di Malberg su
Jovetic (che bel giocatore...), fuorigioco
dubbio sul gol di Gilardino, annulato sa Saccani
a negare il pareggio ai viola. Poi atnta Juve,
tantissimi gol falliti di poco, gran calcio,
grande Marchionni, grandissimo Buffon che,
appena al rientro, nega il pareggio ai viola con
almeno una parata prodigiosa.
Finisce con il riaggancio (almeno
provvisorio...) degli Onesti Intetristi al
comando della classifica...
La Fiorentina, fiera e battagliera sul campo, si
rifugia, attraverso il Presidente, a tempo
scaduto, in una polemica di retroguardia sulla
classe aribitrale, polemica che certo farebbe
bene ad evitare proprio contro la Juve che,
finora, come sempre, sul campo e fuori ha
dettato i diritti della classe, della sua stessa
storia, fatta di vittorie, di gloria sportiva e
morale.
Mercoledì altra sfida da prendere con le molle.
Contro l'Udinese, buona squadra, che però ha
reso meno di ciò che vale. Speriamo che non si
ricordi proprio contro di noi di avere in
squadra campioni del tipo di Di Natale e
Quagliarella.
Niente paura però, la Juve non molla e tira
avanti...

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19.1.2009 |
LAZIO
- JUVENTUS 1-1 |
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La corazzata bianconera al termine del lato di
bolina della regata dello scudetto, spiega le
vele ammainando il genua ed innalzando lo
spinnaker di una rimonta ormai quasi conclusa ai
danni della corazzata nerazzurra che ha
clamorosamente sbagliato la virata.Ed ora avanti
col vento in poppa per il lato conclusivo…Sembra
proprio una gara di Coppa America questa sfida a
due fra Juve ed Inter, guai per chi molla… E la
Juve non ha mollato, anzi ha ulteriormente
accorciato su un’Inter in preda ai problemi.
A
Roma si è vista una Juve matura, sorniona capace
di far risultato anche in condizioni difficili.
Mancavano Buffon, Grygera e Chiellini (ma anche
Zebina, Salihamidzic e Knezevic) e ciò
nonostante la Juve ha fatto risultato contro una
Lazio che non ha regalato nulla ed alla quale
invece, la Juve ha regalato un vantaggio per la
rete che Ledesma ha siglato per una sciagurata
uscita di Manninger. Poiché, invero il tiro da
fermo (per dubbia punizione) non sembrava avere
alcuna possibilità di impensierire la difesa
bianconera.La quale è stata la vera protagonista
della gara. Mellberg che, con il primo gol in
Italia, ha pareggiato le sorti dell’incontro
sbilanciate al 24’ del primo tempo dal gol di
Ledesma. Era il 30’ quando su angolo, Olof
Melberg ha inzuccato infilando in diagonale
sotto la traversa un gran gol imprendibile anche
per il buon Carrizo. Legrottaglie, migliore in
campo in assoluto, ha sfiorato il gol colpendo
il palo alla sinistra dello stesso Carrizo a
pochi minuti dalla fine
.
Lorenzo Ariaudo (detto Lulù) all’esordio in A ha
letteralmente annichilito i sogni di gloria di
un Rocchi abbastanza spento, chiudendo spesso
anche su Pandev (anch’egli in ombra) e
dimostrando una maturità maggiore della giovane
età. Buon lavoro di Molinaro. In attacco qualche
difficoltà soprattutto per la giornata non
felice del grande Alex. Sufficienti le prove di
Nedved ed Amauri. Così così Marchionni. Un
discorso a parte merita l’arbitraggio. In tempi
di calciopoli si sarebbe detto che il Sig.
Morganti aveva arbitrato con scientifica
prevenzione contro la Juve. Ed infatti ha
fischiato a senso unico, negato un
probabilissimo rigore alla Juve (Amauri
affondato in area), ha negato qualche punizione
da buona posizione (per la Juve sono quasi
rigori con Alex…), ha continuato lo show
ammonendo a proposito ed sproposito Del Piero,
Molinaro e Sissoko i quali ultimi due, già
diffidati, dovranno saltare la gara con la
Fiorentina. Ma questa è solo un’impressione,
vero Presidente Moratti? |
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16.1.2009 |
JUVENTUS - CATANIA 3-0 (COPPA ITALIA) |
|
.Un
vero show calcistico la gara con la quale la
Juve ha eliminato il malcapitato Catania dalla
Coppa Italia. A dire il vero, dopo la scialba
prova di domenica scorsa si temeva una juve
ancora non in salute.Macchè… In modo perentorio
ed assistita da un gioco di alto livello
spettacolare, i bianconeri hanno sistemato la
questione con tre bei gol a firma del ritrovato
Marchionni, di un grande Giovinco e di un
divino Del Piero.
Mai in discussione il risultato, la Juve avrebbe
potuto vincere di goleada ma un palo, una
traversa e numerose parate del portiere etneo,
hanno evitato al Catania una debacle di
larghissime proporzioni.
Tutto bene, anche le prove dei rientranti Buffon
e Zanetti e convincenti prove del centrale
Ariaudo e dell’esterno Esposito, anch’essi
gravitanti ai margini della prima squadra.Grande
Juve, ma ora il gioco si fa duro…. A Roma,
domenica sera c’è Lazio Juventus… |
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12.1.2009 |
JUVENTUS -
SIENA 1-0 |
|
La Juve si fa sotto, ora viene il bello... |
|
.Le
vacanze natalizie, le sue leccornie ed i suoi
brindisi, hanno prodotto un effetto troppo
rilassante. Almeno sui giocatori della Juve, più
che su quelli del Siena, avversaria di turno
all'Olimpico. L'incontro della ripresa del
campionato, disputato in casa con il Siena è,
si, finito bene, però che tensione...La juve,
nel primo tempo, scesa in campo con una
formazione ancora rimaneggiata per le note
assenze ed in più con quella di Chiellini, ha
stentato non poco ad ingranare. Non si sono
toccati i vertici negativi della crisi di inizio
campionato, però la squadra è apparsa legata,
involuta, meno cattiva del solito. C'è voluto il
solito enorme pezzo di bravura di Alex Del Piero
per sbloccare lo stallo del risultato e lanciare
la Juve verso l'agognata vittoria. La gara che
non ha avuto grande storia, ha consumato il
proprio tempo fra fraseggi a centro campo e
poche occasioni degne di questo nome, anche
perchè con Brandao e Portanova in mezzo, la
difesa toscana sbaglia pochissimo.
La squadra di Giampaolo è invece assai carente
in attacco, ove eccettuato un valido Frick, ha
problemi in Calaiò ed il resto degli attaccanti.
Nella Juve grande prova di Amauri che ha fatto
reparto da solo (o quasi...) incoraggiante
ritorno di Cristiano Zanetti, ottimo Manninger e
poco altro...Dopo un sabato sera che ha regalato
il mezzo passo falso dei rivali rubascudetti
(sapete di chi parliamo...), la Juve ha, in ogni
modo, profittato per accorciare le distanze in
classifica da meno sei a meno quattro.
E se il buon anno si vede dal primo turno...
Domenica prossima però, la Juve va a Roma contro
la Lazio, una gara difficile quanto si vuole ma
una gara da vincere... |
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Dopo l'assalto vandalico descritto il giorno 4 gennaio, i
dirigenti del Club, dopo le denunce
(circostanziate...) del caso, alacremente si sono
impegnati per recuperare il decoro del Club e per
consentire che, secondo programma, il giorno 5 sera
si potesse tenere normalmente la programmata
tombolata della Befana, protrattasi dalle 21 alle
due del mattino presso la recuperata sede del Club.
Per la circostanza i numerosi intervenuti, in un clima di
cordialità ed amicizia, hanno dato vita ad una
spassosissima gara da di Karaoke, nella quale si è
distinta l'inaspettata verve canora del presidente
D'Agostino, seguito a ruota da altri provetti
cantori. Meno clamorosa l'esibizione del trio
Rufino, Girardi, Parisi, contraddistintosi, più che
altro per la buona volontà nonostante i risultati
invero esigui. I tre si sono, invece, proposti per
un corposo coro da stadio con tutti i presenti che,
però, garbatamente hanno dato segno di non gradire.
Si sono consumati dolci natalizi e champagne prima
dell'agognata tombolata che ha visto l'affermazione
dei soliti fortunati. A tarda ora, il commiato, gli
auguri ed i saluti.
Tutto bene, come volevasi dimostrare... D'altro canto,
l'incontro organizzato in uno con gli amici del
“Gladiator” Calcio a 5, non è altro che il prosieguo
di una tradizione, ormai consolidata del clima di
amicizia fra i due sodalizi, clima che trova la
sintesi nella presenza in essi di persone come
Michele Viglione e signora, Mimmo Rufino ed altri
seriamente intenzionati ad arricchire la catena
delle iniziative comuni attraverso l'organizzazione
di tornei, serate ed incontri, delle quali
prossimamente sarà fornito il calendario. A
cominciare dal prossimo Carnevale...
Buon divertimento a tutti... Ed ancora: BUON ANNO
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4.1.2009 |
ATTI
VANDALICI AL CLUB |
| Anno nuovo vecchi
problemi |
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L'anno auspicato come quello della ripresa
economica, del riscatto da certi malaffari della
politica, l'anno della probabile palme dell'Oscar al
film Gomorra, è partito, nel piccolo (ma
sintomatico) ambito sociale sammaritano nel peggiore
dei modi possibili.
Nel
frattempo il Club Juve Scirea augurava a tutti,
juventini e non, buone feste con auspici di
rinnovata necessità di aggregare la gente, ecco che,
i soliti ignoti (o forse noti...) insudiciano di se
i muri dell'ingresso e la porta d'accesso al Club.
Ciò
che è scritto va nel senso della precisa e puntuale
riprova dell'imbecillità degli autori che, nel noto
stile gomorriano (sgrammaticato e scurrile),
esaltano la potenza (anzi l'impotenza) della propria
vigliaccheria.
Ci
risiamo, la Sede è stata più volte oggetto di atti
vandalici, talvolta subiti anche personalmente da
aderenti al Club. Stavolta, profittando (da
vigliacchi, appunto...) del periodo festivo, il raid
ha aggiunto danni ad altri danni già prodotti per
rottura della vetrata, per scardinamento del
portabandiera e della bandiera del Club, per sparo
di razzo di segnalazione dalla strada all'interno
del Club, per telefonate minacciose ed altre
attenzioni di questo genere.
Finora il Club ha sempre risposto con senso di
responsabilità alle provocazioni che sono portate
avanti da uno sparutissimo gruppetto di imbecilli,
sedicenti tifosi partenopei ai quali, però sembra
giunto il momento di dare una risposta, se non per
cambiarne la dubbia moralità, almeno per emarginarne
le motivazioni e le azioni.
E'
per questo che il nuovo Presidente, raccogliendo ed
affiancando una iniziatva già intrapresa dal
Presidente uscente, insieme a quest'ultimo si fanno
promotori di un'azione di sensibilizzazione degli
altri sodalizi fratelli della Città di Santa Maria
Capua Vetere ed, eventualmente di altri sodalizi
extracittadini, per rappresentare tutti uniti il
primato delle finalità dello sport e della passione
sportiva rispetto a quelli che gli esiti di un
malcostume e di una sottocultura imperante, per cui
gli antieroi di Gomorra trovano similitudine con
questi nanerottoli sudici provenienti dalla
peggiore tradizione che si onorano di
un'appartenenza a fedi di cui ignorano completamente
le vocazioni e le finalità.
Forse, tutti insieme, si potrà riuscire a fare
qualcosa, ad allontanare l'amaro calice della
violenza dal culto per lo sport.
Tutti insieme, Forze dell'Ordine, alle quali non
mancano elementi per raggiungere la meta fisica dei
responsabili.

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22.12.2008 |
ATALANTA JUVENTUS 1-3 |
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Dopo un sabato sera che
ha anticipato all’Inter una non meritata (e fosca…)
vittoria sul malcapitato (suo malgrado) Siena, la
Juventus, per nulla impressionata dalla vicenda che,
nelle mire dell’Inter doveva significare ulteriore
distacco dalle inseguitrice bianconera, ha
letteralmente annichilito l’indomita pattuglia
nerazzurra (forse è nemesi…) con un perentorio 3 ad
1. La solita partenza di studio della Juve ed, a
seguire, dopo un gol annullato a Chiellini per
giusto fuorigioco, una sorta di crescendo rossiniano
con ouverture di Alessandro Del Piero che ha
finalizzato al meglio uno scatto e cross
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dal fondo di un
positivissimo Marchionni e gran finale di Nicola
Legrottaglie, che, su calcio d’angolo, di testa ha
spedito un missile sotto la traversa di un
incolpevole Coppola
Primo tempo 2 a 0!
Finita? Macchè, inizia il secondo tempo e l’Atalanta
non ci sta, attacca, sale stringe i tempi e,
orchestrata bene dai De Ascentiis, (subentrato a
Talamonti) Doni lancia verso la rete i suoi arieti
Floccari ed il mai tramontato Bobo Vieri, che, al
3’ riapre i giochi. Cross dal calcio d’angolo,
malaccortamente trascurato in area dai difensori,
insacca con una testata da caprone a mezz’altezza,
sulla destra di un pietrificato Manninger.
Il risultato resta in
bilico, l’Atalanta ci crede ma non ha fatto i conti
con i fuoriclasse della Juve.
La partita si avvia a
vive re i sussulti finali quando, su punizione dalla
tre quarti in area atalantina, il pallone spiove
teso in area. E chi se non lui, si eleva in cielo
per battere per la terza volta Coppola. Certo è
proprio lui, il Mocio Amauri, altra prodezza,
undicesimo gol. E buona sera a tutti. Atalantini ed
interisti speranzosi di un risultato a loro
vantaggio. Giustizia è fatta.
Ora i tifosi bianconeri
possono felicemente festeggiare il Natale e sognare,
per il 2009, di agganciare e superare una
presuntuosa, fortunata ed aiutata Inter. |
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15.12.2008 |
DA SANTA MARIA A TORINO:
ALL’INFERNO ROSSONERO E RITORNO VITTORIOSO |
Sabato 13
dicembre, ore 20,30, il club Juve è pronto per una
nuova, avvincente avventura. Sbarcare all’Olimpico di
Torino, aggiungere la propria passione a quella dei
tantissimi Club fratelli ed aiutare a sospingere la
Signora in bianconero oltre l’ostacolo…
Questa
volta c’è da sostenere il confronto addirittura con il
diavolo Rossonero.
Detto e
fatto, 4 a 2 e tutti a casa con un Augurio festoso e
fervido di Buone Vacanze Natalizie.
Ma tutta
la trasferta, corposamente partecipata da nuovi e vecchi
Soci, è stata un’occasione per stare insieme. Il viaggio
durato tutta notte, è stato piacevolmente vissuto fra
lazzi e frizzi fra amici, riposando beatamente in un
comodissimo e caldo pullman fino a Torino piazza
Castello.
Da li la
comitiva lasciata libera di girovagare, si è divisa in
gruppi dei quali il più corposo ha visitato lo Juventus
store della bella e romantica Via Garibaldi, dove i più
hanno fratto incetta di gadgets bianconeri da dedicare
ad amici, fidanzate e parenti. Lo stesso gruppo,
riunitosi di nuovo ha visitato la Real Chiesa di S.
Lorenzo e, a seguire, si è diretto alla Mole
Antonelliana per una gustosa visita al monumento ed al
Museo del Cinema. Qui ciascuno ha effettuato il proprio
personalissimo viaggio fantastico nel fantastico mondo
del cinema. Certo una bella emozione…
Nulla se
si pensa che lo stesso gruppo, recatosi a pranzo da
Vittorio Urbani in Via Saluzzo, ha avuto un’ulteriore
grossa sorpresa di incontrare a pranzo l’A.D. Jean
Claude Blanc che,m tra l’italiano, il francese e
l’inglese ha comunicato la propria soddisfazione di
vedere a Torino amici tifosi del club DOC G. Scirea di
Santa Maria Capua Vetere, distante oltre novecento
chilometri. Il colloquio, protrattosi sulle vicende
della Juve si è concluso con un saluto inviato da Blanc
a tutti i tifosi juventini della Campania, cosa che,
ovviamente, ha inorgoglito ed impreziosito il viaggio a
Torino.
Sotto una
pioggia battente ed un freddo pungente (ma chi lo ha
sentito…) la comitiva si diretta allo Stadio, commozione
per Ale Ferramosca e Ricky Neri, angeli dipartiti due
anni fa dal nido bianconero, migliaia di bandierine
dorate (come le loro aureole) al cielo e battimani
sincopato in loro memoria. Altro momento di commozione
vissuto per Stefano Borgonovo e per tutti i sofferenti
della sua malattia, tutti uniti per la ricerca per
debellare la terribile SLA.

Dopo di
che, grande vittoria sul Milan e nella comprensibile
euforia del momento si è conclusa una giornata davvero
fantastica.
Ritornati stamani a Santa Maria, i partecipanti hanno
sollecitato nuove iniziative del genere, cosa che, nella
mente del Presidente e della parte di Direttivo
partecipante è stato come fare gol a porta vuota. Si è
certi non solo di ripetere numerose volte l’esperienza
ma di arricchirla sempre più con occasioni come quelle
presentatasi ieri… Grazie a tutti i partecipanti
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15.12.2008 |
LA
JUVENTUS E’ L’ANTI INTER |
JUVENTUS - MILAN 4-2
E’ durato
lo spazio di una manciata di minuti l’illusione
rossonera di fare risultato a Torino, sul campo della
Juve. Alla Juve
mancano i vari Legrottaglie, Trezeguet, Buffon,
Camoranesi, Zebina. Al Milan è venuto meno Kakà, oltre
che Gattuso e Flamini ma le squadre sono intenzionate a
darsi battaglia comunque.E
battaglia è. Apre Del Piero su rigore per fallo di
Jankuloski sullo stesso Alex. Al 16’ 1 a 0 per la Juve.
Reagisce il Milan, Ambrosini divora un gol da due metri,
Manninger fa il miracolo su punizione del maestro Pirlo,
ma non sbaglia Pato su cross da sinistra di Ronaldinho.
1 a 1.
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Ma la
Juve sembra essere stata punta dalla tarantola la
Juventus reagisce in modo veemente e perentorio e
prima che scad il primo tempo è 3 ad 1. Prima
Chiellini su incornata imprendibile su calcio
d’angolo e poi un grande Amauri non perdona Abbiati
con un gol fotopia di quello di Lecce: cross di un
imprendibile De Ceglie (subentrato a Furia Ceca
infortunato…) e colpo di testa dall’alto verso il
basso del fenomeno ormai quasi definitivamente
italiano (arriva il suo passaporto…). Abbiati è
battuto per la terza volta. |
Nella
ripresa Ancelotti le prova tutte: dentro Shevchenko per
Emerson (apparso ormai sul viale del tramonto,
fischiatissimo dal popolo bianconero…) e, più avanti un
inutile Inzaghi per un Pato molto evanescente ed il
giovane Antonini per Ambrosini. E’ proprio quest’ultimo
che, dopo un veemente inizio Bianoconero che aveva
siglato (fortunosamente) il 2 a 3 per il Milan. Ma, dopo
una meritata espulsione del “traditore” Zambrotta per
doppio giallo, al 22’ la juve ristabilisce le sorti con
un altro gol capolavoro di Amauri: duetto con Sissoko al
limite, smarcamento e tiro di Amauri sulla destra di
Abbiati. 4 a 2. Segue un palo di Del Piero e, dopo
qualche altra bella azione della Juve, tutti in delirio
per il meriutato trionfo bianconero, marcato da una
grande prova dei giovani Marchisio e De Ceglie
Attenti tutti, la Juve è tornata, sono dolori (non per i
tifosi bianconeri, ovviamente…) |
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09.12.2008 |
INAUGURATO
IL SITO INTERNET DEL CLUB |
Ieri pomeriggio al Club Juve
la gioia per la vittoria della Juve sul Lecce, ha avuto
un prosieguo corposo per l'annunciata presentazione del
sito del Club che, in questo modo, entra a far parte del
firmamento di Internet.
Tutti quelli che lo
vorranno, potranno accedere all'area comune nella
quale, in modo sobrio, agevole e interfacciabile con
tutti gli “internauti”, la Juve perverrà a tutti
attraverso la preziosa mediazione del Club.
Pure sobria è risultata la
cerimonia nella quale, un espertissimo e gentilissimo
Fabio Zenari ha spiegato agli intervenuti i meccanismi
(semplicissimi, peraltro) che permetteranno a Soci e
non una circostanziata visita al sito. Degne di nota le
Gallery (ancora non pronta) ed il prodotto in output che
l'Ufficio stampa produrrà sulle vicende della Juve e su
tutte le attività del Club. Applauditissimo il
Presidente D'Agostino che nel suo intervento ha fatto
pervenire a tutti il forte senso di rilancio del Club
che vive il suo diciannovesimo anno di attività. Nella
stessa linea il breve intervento dell'ex Presidente
Lucio Girardi.
Al termine gli intervenuti
hanno alzato al cielo, insieme al direttivo, il calice
di un ottimo spumante a suggello di una giornata che il
Club Juve e gli intervenuti ricorderanno sempre con
piacere.
Di seguito alcune foto della
cerimonia svoltasi nella sede del Club:
    
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09.12.2008 |
LA JUVENTUS ORA ASPETTA A PIE' FERMO IL MILAN |
La juve
ha sbancato lo Stadio di Via del Mare di Lecce.
Stavolta, la squadra, priva dei molti suoi campioni
(Alex in testa...) ha comunque sfoggiato tutta la sua
capacità di produrre comunque reti (più che gioco...)
attraverso i suoi numerosi gioielli di casa. Stavolta è
toccato al piccolo (di statura fisica) ma già grande
(per classe e dedizione alla causa) Seba Giovinco. Il
giovanotto ha fatto vedere a tutta l'Italia (e forse
oltre...) di cosa è capace. Quando riparte la squadra
egli è un vero fulmine di guerra e nell'ultimo quarto di
campo è, addirittura irresistibile. Bravissimo anche nel
finalizzare, ha messo a segno una rete su palla inattiva
(una punizione) dal vertice sinistro dell'area di rigore
del Lecce. La battuta tesa, potente e precisa, ha
spedito il pallone giusto nel sette destro della porta
salentina. Inutile il tentativo del portiere di fare
qualcosa. Tutti hanno notato la somiglianza del gol con
i tantissimi da quella posizione di un certo Alex Del
Piero.
Il
Lecce ha reagito e qualche inatteso imbarazzo difensivo
ha permesso al bravissimo Cacìa di mettere a segno un
gran gol per la provvisoria parità.
A
questo punto la juve, con la grinta e la determinazione
di chi ha subito un'ingiustizia, è ripartita, lancia in
resta per la vittoria finale siglata dal grande Mocio
Amauri su imbeccata di De Ceglie, appena entrato in
sostituzione di uno spento Marchionni.
Una
grande vittoria per classe e grinta dimostrata nei 90'
dalla juve. Ed ora tutti all'Olimpico, ci aspetta il
Milan. Il Club ci sarà... |
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01.12.2008 |
TUTTI
IN PIEDI |
Sono 250! Duecentocinquanta goal con la maglia
bianconera. Una maglia che ormai non hai più,
perché le strisce bianconere le hai tatuate sulla
pelle, caro, infinito Alex. Sin da quel 19
settembre 1993, quando scendesti in campo contro
la Reggiana e per la prima volta la rete si gonfiò
del tuo nome. |
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Da quel
momento, per noi juventini niente è stato più lo stesso.
Ogni partita l’abbiamo vissuta guardando le tue magie,
ammirando le tue parabole, trattenendo il respiro mentre
la palla volteggia verso la porta, vedendoti esultare
con le braccia alzate, la linguaccia, il pugno levato al
cielo, o sdraiato a terra, pronto ad essere sommerso
dagli abbracci dei tuoi compagni, in una sorta di
amplesso orgiastico. E noi abbiamo sempre goduto con te,
forse più di te. Poveri quelli che non tifano! E
soprattutto quelli che non tifano Juve. Non sanno cosa
significa gioire per una rete che prende la forma della
palla, una coppa alzata al cielo, un goal al 95°. E non
sanno cosa significa piangere perché perdi 5 a 1 in una
Supercoppa; o giocare un anno intero in una serie che
non è la tua, dove una “giustizia” infame ti ha
condannato a vivere. E tu, capitano, insieme a noi, hai
gioito e sofferto, ti sei caricato sulle tue spalle 110
anni di storia e hai continuato a zittire tutti. Quanti,
miopi o in malafede, dicevano che ormai eri l’Altafini
degli ultimi minuti, che ormai eri da pensione, che
bisognava trovare il tuo erede? E invece il bianconero
ti veste ancora, per il sedicesimo anno, e chissà per
quanti altri ancora. Con i tuoi colpi di tacco e le tue
punizioni, il tuo sorriso e la tua gioia. Ed è bello
vedere la tua emozione quando mostri al mondo intero la
maglia dell’indimenticabile Gaetano o infili al braccio
la fascia di capitano del Presidente Boniperti. E’
l’emozione di tutti noi, per un amore che non ha confini
e non ha età. Un amore che ci spinge a fare migliaia di
chilometri, a dormire ventiquattro ore in pullman, a
battere i denti per il freddo e la trepidazione. E tu
tutto questo lo sai, perché tifoso lo sei anche tu, e
sai che quando il pallone oltrepassa la linea di porta,
milioni di cuori battono più forte, una tachicardia
collettiva che smuove la Terra. Oggi le tue reti sono
250, aspettiamo il goal n° 300. E saremo ancora qui a
raccontare il tuo essere grande, ne siamo certi.
Pinturicchio ti definì l’indimenticato Avvocato, ma tu
per noi sei Prevert, sei Pablo Neruda, sei Garcia Lorca.
Grazie, magnifico Alex, incommensurabile poeta del
calcio italiano.
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