LE NOSTRE INTERVISTE  SENZA RETE

a cura dell'ufficio stampa

 

MARIELLA SCIREA 

 

2.1.2009

 

 

Buon anno signora Scirea.

Buon anno anche a lei e a tutti i soci del club.

Come è stato per lei questo 2008?

Dal punto di vista personale è stato un po’ triste, ho avuto un lutto in famiglia; per il resto la mia vita è relativamente normale, insomma per quanto riguarda l’aspetto lavorativo mi diverto, nel senso che lavoro, seguo la Juventus che è stata una parte importante della mia vita, mi occupo della tifoseria dei clubs e per quanto riguarda la famiglia, con mio figlio Riccardo abbiamo in comune la passione ed il lavoro. Sotto questo aspetto non posso lamentarmi..

E per la Juve come è stato l’anno appena concluso?

Con il passaggio dalla B alla A, il 2008 è stato un anno fantastico, considerata anche l’opportunità quasi insperata di partecipare alla Champions League. Il campionato quest’anno sembrava non essere iniziato nel migliore dei modi, ma alla fine del 2008 finalmente la squadra si è ritrovata alla grande; e questo è stato possibile grazie al temperamento dei nostri giovani, ragazzi che hanno mostrato di avere gran fame di vittorie, e alla classe dei veterani, grandi campioni che hanno fortemente a cuore le sorti della Juve e che trasmettono ai più giovani l’orgoglio di indossare la maglia bianconera. 

Cosa ha scritto nella sua letterina a Babbo Natale?

La mia letterina è stata molto semplice, quasi banale. La nostra famiglia è composta da me e mio figlio e quindi cerchiamo di sorreggerci a vicenda. Ho chiesto solo tanta salute per noi e per le persone a cui vogliamo bene. 

Sappiamo il legame forte che la lega a Zoff; quale fu il suo primo pensiero quando lo licenziarono?

Devo dire che noi abbiamo vissuto quegli anni un po’ in simbiosi, le nostre famiglie erano molto unite. E credo che dopo la morte di Gaetano questo legame si sia rafforzato ancora di più. Io e mio figlio avevamo bisogno di punti di riferimento e Dino era il numero uno anche in questo, lui e la sua famiglia ci sono stati di gran conforto. Quando Zoff fu escluso dalla Juventus, per me e mio figlio fu un duro colpo, ma avevamo la consapevolezza che Dino sarebbe andato comunque a lavorare in una grande squadra. Avevamo la speranza che Zoff arrivasse alla nazionale, quindi la tristezza per la sua partenza dalla Juve fu mitigata dal pensiero che avrebbe fatto una bella carriera, cosa che è poi puntualmente avvenuta e che ci ha resi felici e orgogliosi. 

Con chi, tra i giocatori della Juve, ha, o ha avuto, un legame speciale? E perchè?

A parte Zoff, di cui ho parlato prima, ho un rapporto speciale con Tardelli, Cabrini, Gentile, con lo stesso Prandelli; ragazzi che arrivavano quasi tutti dall’Atalanta e che provenendo da una “provinciale”, avevano, come Gaetano, il tratto comune di essere forti di spirito e al contempo umili. Quelli sono stati i ragazzi che poi hanno dato vita negli anni ’70 e ’80 alla magica Juventus di quel periodo. Ancora oggi ci sentiamo spesso e, quando possiamo, ci incontriamo. 

Qual’è stato il gesto compiuto da un giocatore che più l’ha commossa?

Devo dire che non ho né voglio avere delle preferenze, ho avuto tanti amici che mi hanno sempre seguito, appoggiato, che hanno sempre cercato di seguire la crescita di mio figlio. E ciascuno di essi ha sentito enormemente il vuoto lasciato da Gaetano. 

Cosa pensa del fatto che non sia stata ritirata la maglia numero 6?

Mi verrebbe voglia di rispondere solo con un “no comment”, ma non mi sottrarrò alla sua domanda e quindi le dico che penso semplicemente che a settembre prossimo saranno esattamente venti anni che mio marito non c’è più. Ebbene, se era cosa che doveva essere fatta, andava fatta allora, quella maglia doveva essere ritirata 20 anni fa. Oggi non avrebbe più senso, si sono succeduti un sacco di dirigenti e questa cosa bisognava farla al momento opportuno. 

Qual’è il suo pensiero su calciopoli?

Io parto dal presupposto che non c’è stato nessun riscontro. La Juventus è stata penalizzata oltre ogni logica. E’ stata costretta a chiedere la serie B perchè c’era il rischio concreto di dover partire dalla serie C. Costretta a scontare una colpa che non so ancora quale sia. Non c’è un arbitro che è stato punito, e allora Moggi chi ha corrotto? Chi è che è stato corrotto? Rimangono soltanto queste schede telefoniche, mi piacerebbe insomma sapere la verità. Non voglio difendere nessuno, ma credo che la juventus sia stata penalizzata perchè serviva un colpevole. E poi mi stupisce molto la mediocrità di alcuni dirigenti dell’Inter; appropriarsi di scudetti “strapersi” sul campo e festeggiare dimenticando la voragine in termini di punti che c’è stata tra noi e loro. Mi infastidisce il loro falso moralismo: oggi parlano malissimo della Juventus, ci chiamano “ladri”, e all’epoca avrebbero fatto carte false per avere quel Moggi “corruttore”. Spero che la verità vera possa un giorno squarciare il velo dell’ipocrisia e far sì che tutta questa penosa vicenda venga inquadrata nella giusta prospettiva. Di innegabile c’è che la Juve i suoi scudetti li ha vinti per una banalissima ragione: era la più forte! 

La sua esperienza politica?

Devo dire che c’è stato questo momento di parentesi politica ed è stata una bella esperienza, un po’ come il lavoro che sto facendo adesso. Conosci le persone, vedi come va il mondo e come va la società in generale guardandole da dentro. Le cosa molto bella di questa esperienza, è toccare con mano il grande amore che tante persone hanno avuto per mio marito. Vado in giro per l’Italia e anche all’estero e la gente applaude e inneggia il nome di mio marito.  

Le è dispiaciuto che Riccardo non sia diventato un grande calciatore?

No, perchè credo di essere stata io la causa per cui non abbia intrapreso la carriera calcistica. Quando Riccardo giocava, aveva delle ottime qualità, un ragazzino con grande determinazione. Io ho cercato di spingerlo verso lo studio, gli dicevo: “devi studiare, prenderti questa laurea” e lui si è laureato. Ora, di tanto in tanto un po’ me la rinfaccia questa cosa, seppur bonariamente, scherzando dice che gli ho stroncato una carriera.  

Che ruolo ha all’interno della società?

Ha questo ruolo di consulente di Ranieri, si occupa della parte tecnica dei calciatori. 

Le pesa essere chiamata con il cognome di suo marito?

No anzi. Ne vado fiera, anche se qualcuno diceva, quando volevo entrare in politica, che mi facevo chiamare Scirea per farmi pubblicità. Non l’ho scelto io questo cognome, ne sono fiera e orgogliosa e credo che lo sia anche mio marito dall’aldilà. 

Ha mai pensato a come sarebbe stata la sua vita se non avesse sposato Gaetano?

Non ci ho mai pensato ma credo sarebbe stata uguale a quella di oggi, magari un altro lavoro, ma sempre con lo stesso spirito. Con mio marito ho vissuto solo 13 anni e sono stati anni pieni di novità e molto belli, intensi. Abbiamo sempre vissuto la nostra vita nella normalità; mio marito è stato un campione nello sport e nella vita quotidiana, nel vivere in mezzo alla gente comune. Anche ora che di anni ne sono passati 20, non si potranno mai cancellare quei 13 vissuti insieme. 

Piazzamento della Juve in campionato e Champions?

Oggi come oggi, se potessi decidere io, mi piacerebbe che la juventus vincesse quest’anno il campionato. E’ una sfida che vorrei vincere per tutto quello che ci hanno tolto. Devo dire che però in Champions abbiamo dimostrato di avere delle buone qualità e delle buone possibilità. Abbiamo dimostrato di avere un ottimo staff tecnico e una squadra che ha voglia di fare bene. Sono tornata ad essere fiduciosa sotto questo profilo. 

Quando tornerà a farci visita?

Abbiamo un problemino non da ridere perché…non sono più tanto giovane, e nel mese di gennaio è previsto un programma abbastanza intenso. Andrò in Sicilia e mi ci fermerò una settimana, farò un giro per tutti i club juventus, poi farò un salto a Roma dove mi tratterrò un paio di giorni, ma appena potrò, verrò con piacere a far visita al vostro club. Ricordo ancora con quale calore venni accolta la prima volta, circa 18 anni fa. E ogni volta che per qualche ragione mi capita di venire dalle vostre parti, l’affetto è sempre grandissimo.  

Un’ultima domanda: qual’è il suo cognome?

Il mio cognome è Cavanna. E’ un cognome ligure, anche se noi siamo piemontesi e infatti Cavanna è il famoso massaggiatore di Coppi, quello cieco, ma i più giovani sicuramente non possono ricordarlo. 

E infatti il suo intervistatore lo ricorda. La ringrazio per averci concesso quest’intervista e per la schiettezza delle sue risposte. Allora arrivederci a S. Maria Capua Vetere ? 

Certo, confido di farlo al più presto, per intanto mi saluti tutti gli iscritti al club Juve e non dimentichi di trasmettere loro i miei auguri sinceri di buon anno nuovo.