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Informazioni sulla Città di Santa Maria Capua Vetere

 

Santa Maria Capua Vetere è un comune di 33.713 abitanti della provincia di Caserta.

Sito comune: www.comune.santa-maria-capua-vetere.ce.it

Santo patrono: San Simmaco (22 ottobre) -  Beata Vergine Maria Assunta (15 agosto) 

Come arrivarci: (Clicca sulla cartina per ingrandire)

Auto:: A1 uscita Santa Maria Capua Vetere (tra le uscite di Capua e Caserta Nord)

Treno: FS a breve percorrenza sulla direttrice Roma-Cassino (via Cassino). In Alternativa Caserta e servizio di bus Caserta-Capua

Aereo: Aeroporto di Capodichino (Napoli).

 

La Storia

L'attuale nome della cittadina, stabilito nel 1862 con regio decreto, è composto da due parti di cui la prima si riferisce alla denominazione che ebbe dal 1315 di Villa Sanctae Mariae Maioris. Esso a sua volta aveva preso il nome dal casale formatosi sui luoghi della precedente città abbandonata a seguito delle invasioni barbariche, e che si era formato assumendo come fulcro l'omonima chiesa di Santa Maria Maggiore. La seconda parte fa, invece, riferimento all'antica città di Capua che prosperò in età romana in quegli stessi luoghi fino ai fatti che decretarono il suo abbandono e la rifondazione di una nuova Capua, localizzata attualmente a poca distanza dalla attuale SANTA MARIA CAPUA VETERE (spesso indicata come Santa Maria C.V., S.Maria C.V. o S.M.C.V).

 

La "Capua" antica

 

Contrariamente a quanto ritenuto dagli archeologi del secolo scorso, la Capua antica, a seguito dei rinvenimenti nel corso di questi ultimi decenni, ha dimostrato di essere molto più estesa come abitato urbano, mettendo in discussione il perimetro delle mura stabilito dai vecchi studiosi.

Durante la seconda guerra punica, divenne uno dei principali obiettivi di Annibale: nel 216 A.C., dopo la battaglia di canne, l'esercito cartaginese occupò la città e la fece diventare avamposto, militare e politico, per le "scorrerie" nell'Italia meridionale, alla ricerca anche di alleati contro Roma, nella speranza di una successiva conquista della capitale. Annibale ed il suo esercito vi passarono l'inverno, il condottiero ne approfittò per portare avanti la parte politica della sua azione: furono i cosiddetti "ozi di Capua" che secondo molti storici, indebolirono i soldati e sarebbero stati una delle cause della futura sconfitta cartaginese. Classe dirigente e popolazione capuana appoggiarono la campagna di Annibale, città troppo fiera per sottostare a Roma, la storia però volle che a vincere furono i romani, così nel 211 A.C. la città venne umiliata da Roma, che la ridusse a semplice prefettura privandola di magistratura, senato e classe dirigente, divenne un grosso deposito merci da lì il termine "il granaio di Roma".

 

Spartaco

E' stato un gladiatore romano che capeggiò una rivolta di schiavi, la più impegnativa delle guerre servili che Roma dovette affrontare: viene per questo motivo soprannominato "lo schiavo che sfidò l'impero". Poco di preciso si sa sulla sua giovinezza: è comunque certo che nacque in Tracia da una famiglia di pastori; intraprese la professione dei padri, ma ridotto in miseria accettò di entrare nell'esercito romano.

La dura disciplina cui era obbligato ed i numerosi episodi di razzismo che dovette subire all'interno della milizia lo convinsero a disertare e a scappare. Catturato, fu giudicato disertore e condannato, secondo la legge criminale militare romana, alla riduzione in schiavitù. In seguito, intorno al 75 A.C., fu destinato a fare il gladiatore. Infatti, Spartaco venne venduto a Lentulo Battiato, un lanista, cioè organizzatore di spettacoli, che possedeva una scuola di gladiatori a Capua. Spartaco fu obbligato a combattere contro belve feroci e contro altri gladiatori com'era in uso a quel tempo per divertire popolo e aristocrazia.

Spartaco, esasperato dalle inumani condizioni che Lentulo riservava a lui ed agli altri gladiatori in suo possesso, decise di ribellarsi a questo stato di cose e nel 73 A.C. scappò dall'anfiteatro in cui era confinato. Lo seguirono 200 compagni, di cui però solo una settantina arrivarono fino al Vesuvio, la prima tappa della rivolta spartachista. Spartaco fu eletto a capo dei ribelli, e si rifugiarono ai piedi del vulcano per riorganizzarsi, aumentare le proprie forze accogliendo altri schiavi fuggiaschi ed addestrandoli, e decidere sul da farsi. Il Senato di Roma inviò, in rapida successione, due pretori, con l’ordine di reprimere la rivolta.

Quando Glabro (uno dei due pretori inviati dal Senato) cinse d’assedio la posizione sulla quale si erano asserragliati Spartaco ed i suoi, riuscirono ad aggirare l’accerchiamento senza che le sentinelle romane se ne accorgessero, e forti della sorpresa l’attaccarono, sterminando una gran parte dei legionari, mentre altri ancora si davano ad una precipitosa fuga in quella che viene denominata "battaglia del Vesuvio". Questo successo militare ottenuto grazie all’esperienza militare di Spartaco ed alla sua sagacia tattica fece accorrere tra le sue fila un enorme numero degli schiavi fuggitivi, pastori e contadini poveri dei dintorni del Vesuvio, sicché la cinta d’assedio fu spezzata e più legioni romane finirono per essere successivamente e nettamente sconfitte in Campania.

Nel 72 A.C. sembrò che il Senato iniziasse a prendere sul serio la rivolta spartachista, sulla scia dell’indignazione popolare che aveva sollevato la scia di sangue, saccheggi e stupri commessi dagli schiavi fuggitivi e deliberò che i consoli di quell’anno, schiacciassero la rivolta.

Fonti riportano che balenò tra i ribelli l’idea di attaccare la stessa Roma, dove già serpeggiava la paura di un nuovo incendio gallico, ma Spartaco fece desistere i suoi, poiché valutava di non avere un esercito abbastanza armato ed equipaggiato da poter sostenenere l'assedio impegnativo della città di Roma.

Nel dicembre nel 72 A.C.,  il Senato romano diede al proconsole Crasso l'incarico di reprimere la rivolta. Si narra che, venuto a battaglia con l’esercito spartachista, Crasso sia stato sconfitto e per punizione abbia ordinato la decimazione delle legioni consolari fino all’immane cifra di ben 4.000 legionari giustiziati con il sistema della verberatio (a bastonate) per la codardia mostrata nei confronti del nemico. Con l'uso della verberatio Crasso si guadagnò più di Spartaco la paura ed il timore reverenziale dei suoi uomini, ristabilendo, in questo modo alquanto sanguinario, ma non inconsueto nella storia dell’esercito romano, la disciplina e la fedeltà delle sue truppe.

Spartaco si diresse verso l’Apulia, secondo alcuni perché di lì voleva salpare alla volta della Tracia, secondo altri perché voleva far insorgere gli schiavi di quella regione. Allora Crasso lo attaccò alle spalle,  Spartaco non poté sfruttare al meglio il suo successo anche perché l'esercito romano, ora numeroso e ben armato, costrinse Spartaco prima alla fuga verso Brindisi e poi alla ritirata. Nei pressi del fiume Sele si svolse la battaglia finale, preceduta da numerosi e molto cruenti scontri. I romani persero solo 1.000 uomini e fecero 6.000 prigionieri; a quanto è dato sapere alcuni legionari romani dissero che Spartaco si buttò per primo contro di loro e dopo aver ucciso alcuni soldati romani fu crivellato da cosi' tanti colpi che il suo corpo non potè essere ritrovato. Crasso fece crocifiggere – nudi – lungo la via Appia da Capua a Roma tutti i prigionieri.

Terminava così la rivolta di Spartaco.

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